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Bologna, sabato 14 marzo: in piazza contro i CPR e il governo Meloni
Sabato 14 marzo, a partire dalle 15.30, piazza XX Settembre a Bologna sarà il punto di convergenza di una manifestazione regionale che si preannuncia ampia e trasversale. Sotto lo slogan “No al governo Meloni in tutti i modi possibili – Insieme battiamo il tempo della libertà“, scendono in piazza realtà sociali, associazioni, sindacati e movimenti dell’Emilia-Romagna e non solo. Il corteo nasce dall’assemblea regionale del 20 febbraio al TPO, convocata contro qualsiasi ipotesi di costruzione di un Centro di Permanenza per Rimpatrio in regione e contro la nuova stagione repressiva. A fare da innesco era stato il presidente della Regione De Pascale, che aveva chiesto al Viminale l’avvio di un confronto sui temi della sicurezza urbana: il ministro Piantedosi aveva colto l’occasione per annunciare l’intenzione di realizzare un CPR proprio in Emilia-Romagna, a Bologna. Le dichiarazioni di De Pascale avevano inoltre scatenato una contestazione in aula da parte di attivistə, che avevano costretto a sospendere la seduta. La lettura comune della fase politica, frutto dell’assemblea, è riassunta nell’appello: «Stiamo assistendo a una deriva autoritaria senza precedenti. Il nostro governo ha emanato un ennesimo decreto sicurezza da cui trapela la volontà di arginare qualsiasi tipo di dissenso. Fanno leva sulla paura, emanano decreti che ci trascinano in uno stato di polizia, colpiscono le seconde generazioni e le persone migranti sempre più marginalizzate in ambienti punitivi, creano zone rosse, prevedono blocchi navali per le Ong che operano nel Mediterraneo, vogliono costruire nuovi CPR anche in Emilia-Romagna, fanno fermi preventivi per chi manifesta». «Ci sono centinaia di persone – prosegue il testo dell’indizione – che da Bologna a Ferrara, ma anche da Trento a New York si sono riunite per dire che un Cpr è un lager e non potrà mai essere aperto in Emilia-Romagna, a Bologna né altrove». Una lettura che, inevitabilmente, in questi giorni si è allargata ad altri temi centrali quali la guerra, il reddito, la casa e quanto è successo all’ospedale di Ravenna.  Sulla vicenda dei medici indagati per aver rilasciato certificati di inidoneità alla detenzione nei CPR, il Centro F. Lorusso invita alla partecipazione dietro lo slogan “La cura non è reato”: «I medici inquisiti di Ravenna, accusati e calunniati da esponenti del ceto politico di destra, sono innocenti. Hanno esercitato correttamente la loro professione e meritano un encomio». La manifestazione di Bologna è al tempo stesso un tassello di un percorso più ampio: «I nostri No sono intersezionalità delle lotte e non sono solo slogan, non sono sommatorie di percorsi ma sono semi che piantiamo oggi per la realizzazione di un mondo nuovo, contro i re dei nostri tempi e le guerre che conducono in nome del loro profitto». L’appuntamento del 14 marzo guarda già alla data nazionale del 27 e 28 marzo a Roma: «Per questo lanciamo la sfida di comporre insieme la manifestazione del 14 marzo a Bologna, per poi andare in migliaia di persone a Roma il 28 marzo per la manifestazione Together, dopo aver votato No al referendum. Partiamo dalla resistenza delle città e dei territori ribelli per fare la primavera e costruire il mondo nuovo». > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da No Kings Italy (@nokingsitaly)
Il DDL immigrazione mette a serio rischio i diritti e l’inclusione dei minori non accompagnati
Le Organizzazioni del Tavolo Minori Migranti 1 promuovono un appello al Governo e al Parlamento affinché si fermi l’adozione di norme che rischiano di compromettere alcune fra le principali tutele previste per i minori non accompagnati e i neomaggiorenni. “Il DDL Immigrazione, varato l’11 febbraio dal Consiglio dei Ministri, mette a rischio i diritti dei minori, mina le fondamenta della L. 47/2017 e ostacola l’inclusione di migliaia di adolescenti e giovanissimi”, scrive il Tavolo coordinato da Save the Children. Ancora una volta, la L. 47 viene minacciata da proposte peggiorative, nonostante sia una normativa modello per la protezione dei minorenni, unica in Europa e, come tale, da più parti riconosciuta come punto di riferimento. La L. 47 del 2017 sui minori non accompagnati, nota come “Legge Zampa”, è volta a garantire la piena realizzazione dei diritti dei minorenni che arrivano da soli in Italia a seguito di viaggi drammatici, spesso traumatizzati e disorientati, attraverso un percorso di protezione, inclusione e piena integrazione nella società. Essa, vale la pena ricordarlo, venne approvata ad ampia maggioranza parlamentare. Alla sua progressiva attuazione hanno contribuito, nei quasi nove anni dalla sua adozione, le istituzioni competenti a livello centrale e territoriale, le organizzazioni della società civile, gli operatori sociali e i singoli cittadini e cittadine che, come tutrici e tutori volontari, famiglie affidatarie, volontari e attivisti, sostengono ogni giorno bambini, bambine e adolescenti che arrivano soli in Italia. Le proposte contenute nel DDL Immigrazione minano alcuni tra gli istituti principali della L. 47, come il cosiddetto “prosieguo amministrativo”, colpendo, inspiegabilmente, proprio ragazze e ragazzi avviati in un percorso di inclusione e adottando un approccio che sembra voler sottrarre al controllo giudiziario sempre più passaggi. Esse inoltre possono avere un impatto drammatico in caso di ragazzi e ragazze con bisogni particolari, vulnerabilità e fragilità. Il prosieguo amministrativo è un istituto che consente a coloro che, essendo arrivati da minori non accompagnati, necessitano di supporto oltre il compimento dei 18 anni, di accedere alla continuità dell’accoglienza, dietro decisione del Tribunale per i minorenni. Questa misura al momento è prevista dalla legge fino al ventunesimo anno di età e consente ai ragazzi neomaggiorenni di completare i percorsi di istruzione, formazione o inserimento lavorativo, nonché il consolidamento di relazioni e legami, avviati prima dei 18 anni e funzionali a una piena integrazione. Il prosieguo amministrativo non è un “beneficio accessorio”, quanto piuttosto la disposizione di un tempo necessario per consolidare competenze, completare un ciclo scolastico, ottenere una qualifica professionale o entrare nel mondo del lavoro con strumenti adeguati. In altre parole, diventare parte della comunità, imparandone anche obblighi e responsabilità. Qualora le modifiche restrittive contenute nel testo informalmente circolato del DDL venissero confermate nel testo ufficiale e approvate dal Parlamento – ipotesi che le Organizzazioni firmatarie chiedono di scongiurare – si rischierebbe un ridimensionamento delle garanzie oggi riconosciute ai minori e neomaggiorenni stranieri non accompagnati, con il risultato concreto di comprimere gli strumenti di protezione e accompagnamento. Intervenire sul prosieguo amministrativo rischia di produrre un duplice danno, da un lato ostacolando l’autonomia di giovani che stanno costruendo un percorso positivo, dall’altro aumentandone la vulnerabilità sociale, spingendo molti di loro ai margini, a condizioni di precarietà abitativa e sfruttamento lavorativo e rendendo più difficile ogni forma di inclusione reale. Tali norme non farebbero che aumentare il rischio di marginalità sociale, creando nuove sacche di vulnerabilità e indebolendo un sistema già messo alla prova, con risultati disastrosi. Le modifiche proposte, inoltre, comporterebbero una disparità di trattamento tra i minori e neomaggiorenni stranieri non accompagnati e i loro coetanei fuori famiglia a seguito di un provvedimento del Magistrato. L’ordinamento infatti consente a questi ultimi di accedere a misure di accompagnamento fino ai 21 anni, beneficiando della continuità del progetto educativo individualizzato intrapreso. Allo stesso modo e ispirandosi agli stessi principi, il prosieguo amministrativo per minori non accompagnati nasce come strumento pensato per i ragazzi che affrontano il passaggio alla vita adulta senza una rete familiare su cui contare. Per i ragazzi che crescono fuori dalla propria famiglia, il compimento dei 18 anni non coincide infatti con una reale autonomia, ma con la perdita improvvisa di una parte delle tutele che li hanno accompagnati fino a quel momento. È proprio in questo passaggio che il diritto ad un accompagnamento graduale diventa ancora più essenziale, per evitare che l’uscita dal sistema di accoglienza si trasformi in una condizione di solitudine e vulnerabilità. Sono diverse migliaia i ragazzi nella fascia 18-21, ancora in una condizione di fragilità, presenti attualmente nel sistema ed è semplice calcolare che altre migliaia se ne aggiungeranno quando i diciassettenni attualmente accolti compiranno 18 anni. Le norme che impattano sul prosieguo amministrativo sarebbero estremamente dannose per la qualità dei percorsi di accoglienza e inclusione, la loro sostenibilità nel tempo e, di fatto, la vita di tanti ragazzi e ragazze. Le misure proposte dal DDL immigrazione andrebbero anche a peggiorare le procedure di rimpatrio assistito e volontario: la centralità del Tribunale per i minorenni, che nel sistema attuale ha il compito centrale di prendere una decisione a riguardo, garantisce che essa venga adottata dopo un’attenta valutazione, nel rispetto del superiore interesse del minore e delle convenzioni internazionali, ambito in cui l’organo giurisdizionale ha competenza specifica. Il DDL immigrazione trasferirebbe questa competenza al Prefetto, sentito il Tribunale: verrebbe dunque spostata dal giudice all’autorità amministrativa la prerogativa di una decisione che impatta sui diritti fondamentali dei minori. Tale trasferimento ridurrebbe le garanzie di tutela. Mantenere la competenza in capo al Tribunale per i minorenni resta quindi essenziale per avere decisioni prese nell’interesse superiore del minore, come indicato dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, evitando la prevalenza di criteri amministrativi, priorità di ordine pubblico o disomogeneità territoriale. Per queste ragioni, il Tavolo Minori Migranti chiede con forza al Governo di ritirare le proposte restrittive avanzate e al Parlamento di non approvare le modifiche previste dal DDL Immigrazione che incidono sul sistema di tutela dei minori stranieri non accompagnati e, in particolare, sul prosieguo amministrativo e sul rimpatrio assistito. Il Tavolo ribadisce la sua disponibilità ad un confronto immediato approfondito e costruttivo con Governo e Parlamento, affinché venga valorizzato il sistema attuale di tutela che rappresenta un presidio avanzato di garanzia dei diritti per i soggetti più vulnerabili, quali sono i minori migranti soli che, anche attraverso l’affidamento familiare, possono essere generatori di infrastrutturazione sociale, portatrice di sicurezza endogena ed esogena. La piena attuazione della L. 47, ancora non adeguatamente realizzata, non soltanto propone fondamentali garanzie ma costituisce il sistema e le traiettorie per un’accoglienza adeguata, efficace e sostenibile. Se si vuole contribuire al benessere dei ragazzi e delle ragazze, alla loro piena inclusione, e quindi alla coesione sociale e al benessere dell’intera collettività, è necessario far vivere questa legge in tutte le sue parti ed evitare interventi peggiorativi come quelli proposti. 1. Promuovono l’appello 22 Organizzazioni della società civile: Ai.Bi., Amnesty International Italia, Associazione Agevolando, ARCI, ASGI, Caritas Italiana, Centro Astalli, CeSPI, CIDAS, CISMAI, CNCA, CIR-Consiglio Italiano per i Rifugiati, Cooperativa CivicoZero, Defence for Children International, Emergency, Fondazione Terre des Hommes Italia, INTERSIS, Oxfam Italia, Salesiani per il Sociale, Save the Children Italia, SOS Villaggi dei Bambini, Tutori in Rete. ↩︎