
Disarmata e disarmante
Comune-info - Tuesday, December 9, 2025
Marcia della pace Perugia-Assisi 2025. Foto di Oliviero BettinelliIl disarmo, l’obiezione di coscienza e il servizio civile, gli investimenti delle banche, la presenza nelle forze armate dei cappellani senza che questi siano inquadrati nelle gerarchie militari, dialogo ecumenico e interreligioso: sono tra i temi portanti della nota pastorale Educare a una pace disarmata e disarmante che i vescovi italiani della chiesa cattolica hanno ha approvato il 5 dicembre (pdf). Parole nette, come raramente accade, che non possono dare adito a fraintendimenti. I vescovi italiani affrontano più volte il tema della produzione e del commercio di armi, ricordando che educare alla pace significa prendere le distanze dalle realtà economiche che speculano sul riarmo, le quali «sostenendo gli acquisti di titoli azionari dell’industria militare contribuiscono all’economia di guerra e indirizzano, seppur inconsapevolmente, l’impegno militare da parte dei governi».
Rivolgendosi all’Unione europea, chiamata a riprendere il cammino di coloro che dopo la seconda guerra mondiale «scelsero con coraggio una via di pace da costruire insieme», la Cei giudica «contraddittorie… quelle proposte di pesanti investimenti sul piano degli armamenti e delle tecnologie militari che hanno fatto seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia». Le necessità difensive, ammonisce la nota, non devono favorire «il riarmo globale», né distogliere risorse dalla costruzione di «una comunità più umana». Si chiede inoltre un rafforzamento della normativa per limitare l’esportazione di armi verso Paesi in conflitto. In questo senso l’Ue, anche alla luce del piano ReArm Europe, è invitata a «sostenere la costituzione di un’agenzia unica per il controllo dell’industria militare interna e del commercio di armi con il resto del mondo».
Un capitolo è dedicato poi a “la difesa, mai la guerra”, in cui si valorizzano la scelta di obiezione di coscienza e l’esperienza del servizio civile: “in un tempo in cui i governi attori politici e persino opinioni pubbliche considerano la guerra come strumento privilegiato di risoluzione dei conflitti occorre il coraggio di vie alternative per dare sostanza al realismo lungimirante della cura della dignità umana e del creato”.
Il testo ribadisce l’essere ormai totalmente superata e inapplicabile la dottrina della “guerra giusta”: qualunque guerra infatti “provoca distruzioni estremamente peggiori di qualunque bene si voglia difendere, aggravando la miseria”, la strada allora, è la nonviolenza, la “resistenza pacifica”.
Tutto questo chiama a un percorso educativo che coinvolga le famiglie e le comunità tutte in un cammino che “esige un no deciso alla logica bellica e scelte coerenti con esso”.
Il documento parla chiaro: l’auspicio è che non resti solo un documento, ma che venga letto e veramente tradotto in azioni coerenti.
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