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Compravendite
C'è chi vuole comprare la Groenlandia. E chi vende il proprio premio Nobel L'articolo Compravendite proviene da Comune-info.
C’è una parola per tutto questo, autoritarismo
«Quando la sicurezza diventa il valore supremo,lo Stato di diritto è già in crisi» (Luigi Ferrajoli) C’è un momento, nelle democrazie, in cui la paura smette di essere un’emozione e […] L'articolo C’è una parola per tutto questo, autoritarismo proviene da Comune-info.
Il battito di una Roma che non si arrende
Messaggio di Lucha e Sista e Spin Time Esprimiamo tutto il nostro sostegno, complicità e vicinanza a Spin Time Labs, che costruisce politiche per l’abitare giuste ed eque, che produce possibilità abitative per tant3, che genera esperienze mutualistiche e di welfare all’interno di uno stabile che era stato inutilizzato e abbandonato da  troppo tempo. La minaccia di sgombero che pende su Spin Time è inaccettabile. Non è un atto burocratico, ma un attacco frontale a un’idea di città. Come Lucha y Siesta, sentiamo questa vicenda vibrare sulla nostra pelle: sono esperienze in risonanza, specchi di una necessità che si è fatta carne, desiderio e progetto. Conosciamo bene la storia della comunità di Spin time con la quale abbiamo condiviso alcuni percorsi, oltre che storie e biografie. Lucha y siesta nasce nella lotta per la casa, intuendo prima di altri che la violenza domestica è tale, in primis, per chi non ha una casa sicura in cui vivere lontano dalla violenza. Intuizione che ci spinge a praticare ancora oggi, dopo 18 anni,  percorsi autonomi sul diritto ad una vita libera dalla violenza che significa anche; Casa, Lavoro e Autodeterminazione. L’Urbe Sotto Assedio: Speculazione contro autogoverno Per anni, Lucha y Siesta e Spin Time hanno colmato il vuoto lasciato da una politica istituzionale miope e latitante. Una politica che ha preferito svendere pezzi di Urbe alla speculazione selvaggia per “fare cassa”, invece di investire in utilità pubblica. In questo paradigma distorto, il benessere di chi abita i territori non è mai un investimento, ma sempre e solo una “spesa”. Il cemento perciò ha cannibalizzato i quartieri, soffocando il verde pubblico e abbattendo alberi secolari per moltiplicare palazzine vuote. L’esempio del The Social Hub a San Lorenzo è emblematico: uno studentato di lusso, uno scrigno scintillante per pochi privilegiati, spacciato per “rigenerazione urbana”. È la stessa retorica che ha cancellato l’esperienza di Scup – Sport e cultura popolare, lasciando al suo posto solo le macerie di via della Stazione Tuscolana. La Tirannia del Mattone e l’Espulsione dei Corpi Alle “cattedrali nel deserto” e alle vele incompiute si è sommata la ferocia della gentrificazione. Roma si sta trasformando in un parco giochi per il turismo di massa: Sradicamento sociale: Gli affitti schizzano, le case vacanza proliferano, i dehors invadono ogni centimetro. Svendita del patrimonio: Nonostante il Comune e la Regione posseggano un terzo delle case in affitto, preferiscono venderle, come accade alla Garbatella. Espulsione coatta: Trastevere, San Lorenzo e il Pigneto sono già stati colonizzati. Chi sarà il prossimo? Per chi fugge dalla violenza patriarcale, trovare casa a Roma è diventato un miraggio. Se sei migrante o una soggettività non conforme alle norme eterocis, il miraggio diventa un muro. La Capitale è oggi una metropoli escludente che espelle chi è impoverit3. Mentre si inaugura la stazione metro Colosseo — magnifica, dorata, museale — fuori si consuma il dramma di s/famiglie e individualità che non possono più permettersi di vivere entro il GRA. Riacquistare autonomia dopo un percorso in un Centro Antiviolenza, in una casa rifugio o in una casa di semi-autonomia in questa Città significa troppo spesso essere costrette a lasciare il proprio quartiere, rinunciando spesso ai propri desideri, sradicando sé stesse e i propri figli dal quel tessuto sociale così importante per le reti di supporto amicali, relazionali, di vicinato, essenziali per il benessere e la sicurezza, quella vera fatta di mutualismo e giustizia sociale. Solidarietà a Spin Time significa allora difendere il diritto di abitare la città, rifiutando l’esilio nelle province dell’esistenza. E infine, vogliamo sottolineare l’importanza dello spazio come riappropriazione materiale e simbolica di soggettività politica. Lucha y Siesta si inserisce nel solco della storia dei femminismi che da sempre hanno cercato spazi fisici per radicare le proprie pratiche; luoghi fisici in cui poter sviluppare sperimentazioni organizzative, di pensiero, di attività, spazi che hanno saputo creare forme alternative di economie femministe, innovative rispetto al modello economico neoliberista. Lucha e le altre Case  femministe e transfemministe delle Donne* nel tempo hanno intessuto reti libere dal profitto e lo  sfruttamento risignificando de facto le parole Democrazia e Istituzione. Spazi materiali diventati beni comuni perché gestiti da comunità che mettono al centro le relazionalità e i desideri di chi se ne prende cura. Il materiale diventa simbolico e costruisce immaginari possibili. Verso la Città Femminista: Un’Alternativa al Dominio e alla solitudine Oggi, mentre lo scenario internazionale è scosso da venti di guerra e le tensioni geopolitiche rimettono al centro la legge del più forte, diventa urgente e vitale produrre uno scarto. Non possiamo permettere che la logica del conflitto e del profitto di pochi diventi l’unico alfabeto possibile della politica. La città femminista non è un’utopia estetica, ma una pratica materiale: è lo spazio che smette di essere merce per tornare a essere bene comune. È il luogo dove la politica sceglie deliberatamente di privilegiare la cura al posto del profitto, la prossimità al posto della gerarchia, il benessere collettivo al posto dell’accumulazione estrattiva. Mentre il mondo parla il linguaggio della sopraffazione, la città femminista risponde con il mutualismo. Rivendicare spazi come Lucha y Siesta e Spin Time significa affermare che la giustizia sociale è l’unica vera forma di sicurezza. Abbiamo bisogno di istituzioni che non si limitino ad amministrare l’esistente, ma che abbiano il coraggio di invertire la rotta: smantellare la tirannia del profitto per rimettere al centro i desideri e i corpi di chi la città la vive davvero. La città che vogliamo è quella che non espelle, ma trattiene; che non isola, ma connette. Una città dove la vita delle persone vale più del valore di mercato delle mura che le ospitano. Oggi, più che mai, la cura è un atto rivoluzionario. Desideriamo immaginare un altro modo di stare in città che permetta comunità vive e autodeterminate, libere dalla violenza e dal ricatto dell’esclusione > Assembela spin time L'articolo Il battito di una Roma che non si arrende proviene da Comune-info.
Dissonanza cognitiva e orizzonte secolare: pensare con due cervelli
-------------------------------------------------------------------------------- Una foto della mostra “Nel mirino della memoria” (ospitata in diverse città, in ottobre a Bari), con i disegni di Gianluca Costantini dedicati ai giornalisti uccisi a Gaza -------------------------------------------------------------------------------- Tristezza, rabbia, paura hanno segnato l’anno 2025: il genocidio è diventato parte di un panorama sinistro che la maggior parte degli umani segue con orrore senza poter fermare gli assassini sionisti. Il travolgente incalzare dell’onda trump-putinista sommerge la civiltà del diritto, e cancella sprezzante la compassione per il dolore altrui. Una dittatura militare dell’oligarchia razzista bianca, erede diretto del Ku Klux Klan, ha preso il sopravvento e non si vede alcuna forza capace di resisterle. Questo regime oligarchico-razzista si fonda sulla guerra e crollerà con la guerra, ma questa guerra non lascerà che le macerie di quel che fu la civiltà umana. ll diritto internazionale non è mai esistito. Nel 1953 le potenze coloniali europee, con l’aiuto della CIA, impiccarono il primo ministro iraniano, Mohammed Mossadeq, regolarmente eletto, e lo sostituirono con Reza Pahlavi. Quel che è cambiato è che allora, in nome del diritto, esisteva una forza capace di opporsi all’imperialismo occidentale: la forza del movimento anticoloniale, e del movimento operaio internazionalista. Quella forza non esiste più. È questo il punto su cui occorre concentrare l’attenzione, non il diritto internazionale: dov’è la forza, quale soggetto possiede la forza per sottrarsi allo sfruttamento schiavistico che il dominio nazi-liberale ha restaurato? La dittatura oligarchico-mafiosa della razza bianca declinante ha caratteri terminali, perché la razza bianca sta perdendo l’energia espansiva dell’epoca moderna, e non accetta il declino. Muoia Sansone con tutti i filistei è il suo motto. Il veleno biblico prevale sull’antidoto umanistico, illuminista e socialista che in epoca moderna tentò di salvare il genere umano. Mentre la potenza criminale Usa aggredisce il Venezuela, che per quanto ne sappiamo non produce droghe ma petrolio, la Meditomidine, una droga sterminatrice si sta diffondendo da Philadelphia. Gli esperti prevedono che si diffonda in tutto il territorio degli Stati Uniti. Il suicidio di quel popolo è inarrestabile perché la vita è orribile per la grande maggioranza di chi vive in quell’inferno. Ma il suicidio nord-americano ha carattere micidiale. Cominciamo a capire che il destino manifesto di quel popolo miserabile è terminare la vita intelligente sul pianeta terra. Non sappiamo quante decine di migliaia di persone stanno soffrendo nei lager allestiti per la più grande deportazione di tutti i tempi. Sappiamo che quelle misure violano in modo sistematico ogni principio costituzionale, ogni principio del diritto e ogni sentimento umano. Intanto Israele persegue il genocidio con tutti i mezzi: l’espulsione del personale delle ONG fa parte di un piano apertamente genocida. Vogliono ucciderli tutti, a uno a uno, e usano tutte le tecniche utili a questo scopo. Il genocidio sionista ha stabilito che la ferocia è la sola regolatrice dei rapporti interni alla razza umana. Nel 1957 lo psicologo Leo Festinger parlò di dissonanza cognitiva per definire una condizione nella quale l’esperienza smentisce le aspettative morali e le categorie percettive di cui disponiamo. Dissonanza è l’incompatibilità tra l’esperienza che ci aspettiamo di vivere e l’esperienza che stiamo in effetti vivendo. L’orizzonte (umanista, illuminista e socialista) in cui si formarono le nostre categorie interpretative, e soprattutto le nostre aspettative è svanito, e noi brancoliamo nella nebbia, a parlare di diritto, di legge, di futuro. Perciò ogni tentativo di resistenza sembra inadeguato, inefficace, gira a vuoto. Non c’è diritto, non c’è legge, non c’è futuro. C’è la forza scatenata contro l’umanità che non riconosce legge e prepara un futuro disumano dal quale è urgente disertare. Ma come? Dal momento in cui le condizioni materiali per l’espansione si sono esaurite, e l’accumulazione di capitale può continuare soltanto con la devastazione di quel che resta dell’ambiente e del cervello umano, il capitale, dominato dalla pulsione espansiva, ha iniziato a distruggere le condizioni di vivibilità dell’ambiente planetario, e ha sottoposto la mente collettiva a uno stress che l’ha resa incapace di ragionevolezza, di critica e di empatia. Diviene quindi necessario formulare l’ipotesi che l’orizzonte del secolo ventuno sia la terminazione del genere umano. Da questa ipotesi sorge la domanda: é possibile vivere felicemente in un orizzonte di terminazione? In teoria possiamo rispondere di sì: ogni essere umano ha sempre vissuto la sua esistenza in un orizzonte di terminazione, anche se ce lo siamo nascosto rimuovendo in modo sistematico la morte. Ma questo non ci ha impedito comunque di vivere felicemente pur sapendo che il nostro destino è l’estinzione. Senza dimenticare che l’inevitabile per lo più non accade perché l’imprevisto prevale, la domanda da porsi nell’ambito del prevedibile è la seguente: come vivere felicemente nel tempo della (inevitabile) terminazione? Se vogliamo essere abbastanza svegli da saper cogliere l’imprevisto, occorre allora pensare con due cervelli: il cervello dell’inevitabile e il cervello dell’imprevedibile. Il cervello di quello che sappiamo e il cervello di quello che non sappiamo. Il non sapere giudica il sapere: quel che ignoriamo è la potenza di cui disponiamo (quando l’ignoranza è consapevole di sé, e si fa coscienza dell’infinità del possibile). -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO INTERVENTO DI RAUL ZIBECHI: > Siamo dentro una lunga tempesta -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Dissonanza cognitiva e orizzonte secolare: pensare con due cervelli proviene da Comune-info.
Addio a Nogaro, compagno degli ultimi
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Siamo nella prima metà degli anni Novanta. Un gruppo di giovani sognatori decise di occupare il centro sociale all’Ex Macello di Caserta. E si trovò, al proprio fianco, una figura strana, inaspettata: il vescovo Raffaele Nogaro. Che, da allora, non ci ha più lasciato. Col tempo, Nogaro ci ha insegnato tanto, riassumibile in un unico, grande insegnamento: essere liberi. Aldilà del ruolo che si riveste, aldilà del vestito che si porta. Presente e animatore di mille battaglie in questo territorio, compagno degli ultimi. Ha ispirato le nostre lotte per il Macrico, ha spinto le tante battaglie antirazziste. E ha preso posizioni contro la guerra che hanno fatto storcere il naso a tante gerarchie, dentro e fuori la sua Chiesa. Il suo sorriso e la potenza del suo messaggio resteranno con noi. Sempre. [Centro Sociale Ex Canapificio di Caserta] -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Addio a Nogaro, compagno degli ultimi proviene da Comune-info.
Dalla parte degli Inuit, dei cani, delle slitte
-------------------------------------------------------------------------------- Pixabay.com -------------------------------------------------------------------------------- Prima che ci sbilanciamo nelle fantasmagoriche visioni dei bombardieri statunitensi che colpiscono la Danimarca, facendo attivare l’articolo 5 della Nato e dunque, le contraeree europee contro gli stealth, e innescando così la rivoluzione mondiale (ho letto anche questo ve lo giuro), suggerisco sommessamente di dare un occhio a cos’è e com’è la Groenlandia. Una serie “leggera” su Netflix può essere utile, giusto per capire il “sentiment”: Borgen – il potere. Innanzitutto stiamo parlando di una terra abitata da 56.000 persone. Un normale quartiere di una città medio piccola italiana. Perché è danese nonostante sia geograficamente molto più vicina agli Usa e al Canada che a Copenhagen? Per via del colonialismo. Un lungo processo storico, dai Vichinghi alla colonizzazione norvegese e poi danese dal 1700, fa diventare la Groenlandia parte integrante del Regno di Danimarca nel 1953. Ha ottenuto un elevato grado di autonomia attraverso l’autogoverno (Home Rule) nel 1979 e il Self-Government Act nel 2009, ma la sovranità è danese su difesa e politica estera. Particolare importante, che credo faccia comprendere meglio quale possa essere una delle leve che The Donald potrebbe utilizzare per il successo della sua “negoziazione armata” o, come ho sentito definire per l’operazione militare speciale in Venezuela, per l’ “OPA ostile” (molto calzante secondo me come qualificazione): attraverso referendum nel 1982, i 50.000 cittadini della terra del ghiaccio scelgono l’uscita dalla Comunità economica europea che avverrà nel 1985. Quindi la Groenlandia a differenza della Danimarca, non fa più parte dell’Unione Europea, e ha cambiato il suo status in Territorio Speciale dell’Unione Europea, un territorio dipendente che ha una relazione speciale con uno stato membro dell’UE. Gli Stati Uniti sono stabilmente piazzati in Groenlandia dal 1951. In base al trattato di difesa stipulato con la Danimarca. La Pituffik Space Base (in passato Thule Air Base) è un’enclave amministrativa statunitense nel comune di Avannaata, nella Groenlandia settentrionale. Inizialmente erano censiti ufficialmente 235 militari, oggi sono qualche migliaio, ovviamente in aumento, nel quadro della centralità geostrategica dell’Artico, contesa dagli Usa con le altre due potenze imperiali, Russia e Cina. Quindi a me sembra che non occorra al nuovo Monroe del “baciami il culo”, scatenare guerre (quelle vanno bene se a morire sono soldati e popoli non occidentali) per sostenere “l’acquisizione “ della Groenlandia sotto un quadro “legale”. La lotta al narco-terrorismo qui è inutilizzabile, a meno che Trump non convinca il mondo che tutta quella distesa bianca non è ghiaccio ma coca congelata ( cosa anche possibile visti i tempi ). L’Opa ostile potrebbe essere incardinata a partire da un rinnovato afflato di spinta indipendentista groenlandese trasformato in volontà della maggioranza, bastano due decine di migliaia di persone, di affrancarsi definitivamente dal controllo danese, per poi diventare la 51ma stella sulla bandiera americana. D’altronde cosa ci vuole, pistola alla mano da una parte, e promessa di un reddito pro capite per i 56.000 dall’altra, tale da far vivere da nababbi per generazioni? “La vita è tutto un business” ha detto il Tycoon, quando descriveva la strategia adottata sul Venezuela, per ottenere un “chavismo ad amministrazione controllata”. E certo la ricompensa di 50 milioni di dollari messa sulla testa di Maduro, sembra che abbia contato eccome per organizzare la sua cattura. Tutto si compra, in Trumpworld. E quando mai il “commercio” non ha avuto a che fare con la “pistola”? Nel 1848 con il trattato di Guadalupe Hidalgo, gli Stati Uniti si comprarono, per 15 milioni di dollari di allora, la California dal Messico. E finì la Guerra messicano-americana. Pistola e soldi. E che dire della Louisiana, quarant’anni prima? Comprata dai francesi. Ecco c’è un piccolo particolare, insignificante per The Donald e quelli come lui: che dentro quelle terre, e anche in Groenlandia, ci sono delle persone, dei popoli, delle storie antiche. Gli Stati Uniti nascono dallo sterminio di chi abitava prima quelle terre, di chi ci era nato. L’ostacolo più grande per l’annessione della Groenlandia ad esempio, non sono certo i pusillanimi dell’Ue – un’entità che non esiste secondo Trump che la vuole smembrare attraverso le sue quinte colonne tra cui la proconsole di casa nostra. L’Europa non parla e se parla, come dice Massimo Cacciari, fa danni. Ma quei nativi organizzati per difendere la loro terra dal saccheggio minerario e di devastazione ambientale. Quello che c’è sopra quella terra, quello che è vivo, non interessa a Trump: il morto, ciò che giace sottoterra, è il desiderio necrofilo di questa grande politica del nostro tempo. E se quello che c’è sotto terra fosse vivo, beh si elimina. Si dice che Trump voglia stupire con effetti speciali su questo tema, il 4 di luglio. Indipendence Day, appunto. E noi? Dalla parte di quelli che Trump definisce “della slitta con i cani”. Dalla parte degli Inuit. Dei cani da slitta, delle slitte. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI AMADOR FERNANDEZ SAVATER: > L’impero del racket? -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Dalla parte degli Inuit, dei cani, delle slitte proviene da Comune-info.
In solidarietà con il popolo venezuelano
-------------------------------------------------------------------------------- Nelle prime ore del 3 gennaio 2026, le truppe degli Stati Uniti d’America (Usa) hanno invaso il territorio venezuelano, hanno bombardato diverse località del Paese e hanno rapirono il presidente e sua moglie. Gli Stati Uniti intendono così impadronirsi di un intero territorio, riavviando le guerre di conquista condotte dal Grande Capitale. Alla luce di questi eventi, condividiamo la nostra dichiarazione: 1. C’è un Paese aggressore, gli Stati Uniti, e un popolo sotto attacco, il Venezuela. 2. Il sistema non rispetta nemmeno le proprie leggi internazionali e i suoi pretesti per l’aggressione sono sempre più ridicoli, nascondendo il vero movente: il profitto. 3. Al di sopra dei governi e dei pregiudizi personali, sosteniamo il popolo venezuelano e offriamo la nostra solidarietà al meglio delle nostre capacità. [Ezln] Per aggiungere la tua firma: apoyo.venezuela.2026@gmail.com [Firme] -------------------------------------------------------------------------------- En solidaridad con el pueblo venuezuelano (Español) Deutsch Übersetzung (Alemán) Traduction en Français (Francés) Ελληνική μετάφραση (Griego) -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo In solidarietà con il popolo venezuelano proviene da Comune-info.