
La lunga marcia del movimento-flotilla
Comune-info - Friday, January 16, 2026
Milano, 10 gennaio 2026. Foto di Milano in movimentoIl movimento-flotilla, sempre più esteso e sempre più forte perché inizia il suo radicarsi, più o meno lungo, più o meno difficile, nei territori, dopo le mobilitazioni che hanno scandito il no alla guerra e al genocidio dell’anno scorso, si rimette in navigazione. Questo è il punto di attacco che l’assemblea degli “equipaggi di terra” ha sancito a Roma, a Esc Atelier, giovedì 15 febbraio.
Il primo incontro dell’anno nella disastrosa accelerazione delle politiche imperiali di guerra, rapina, guerra civile inter e intra-statale e repressione, ha visto una partecipazione grande e plurale che continua nello spazio cittadino di San Lorenzo, esperienza unica di costruzione di “qualcosa di diverso”; qualcosa che ha in buona parte determinato, con l’adesione libera di reti, spazi, singoli e associazioni, il “blocchiamo tutto!” di ottobre-novembre 2025. Spazio non-identitario da curare e salvaguardare dunque, così come è stato rilevato nel ragionamento collettivo.
La bella invenzione degli “equipaggi di terra” è infatti stata riconosciuta come un modo di mettersi contro la guerra. É stato ed è importante il metodo: fare coordinamento e alimentare connessioni mantenendo aperto lo spazio dell’assemblea; e magari (piccola proposta) passare dall’intersezionalità a pronunciare di nuovo la parola “comune”…
Dal contrasto al capitalismo che distrugge la vita è urgente ripartire. Le flotille si preparano, gli eventi cruciali arrivano: l’assemblea “No Kings” al TPO di Bologna, il 24 e 25 gennaio. L’incontro a Colonia il 28 febbraio della Transnational Social Strike con un lucido invito (su Connessioni Precarie la traduzione) di apertura delle analisi e delle pratiche dei mesi scorsi.
Contro l’economia di guerra, razzista e sessista, contro l’aggressione ai movimenti di protesta in Iran, e contro il neocolonialismo omicida statunitense, servono nei diversi luoghi, terre e paesi, strumenti di informazione, di connessione e di formazione. Agire le piazze si può, con una lingua semplice, coordinando le 1.000 iniziative davanti ai supermercati, nei presidi e nei banchetti e ovunque si esprime un gigantesco No alla guerra, al suprematismo, al sovranismo e alla repressione, sempre più intensa nella provincia italiana con i nuovi decreti sicurezza perché qui forse più che altrove si teme l’intensificarsi del “laboratorio” sociale e collettivo, indotto dalla distruzione finale dello stato sociale e dall’intensificarsi delle povertà, dell’esclusione e della desertificazione dei territori, prede della grande speculazione immobiliare.
Per questo è necessario dotarsi di strumenti di informazione organizzati.
Il regime di guerra esteso al Venezuela, all’Iran, alla Siria, dove Stati Uniti, Israele, Turchia e governo di Al-Shara stanno distruggendo il Rojava, e alla Groenlandia, produce la spartizione della terra in zone di influenza in cui si avvierà il controllo capillare e la repressione delle popolazioni.
La gestione del territorio sempre più soffocante, la compressione del dissenso nei luoghi pubblici e di lavoro, oltre che nelle piazze, impone l’organizzazione di strumenti strutturati di comunicazione social, cartacea e in qualunque formato che demoliscano l’infame discorso del riarmo.
Valga per tutti la testimonianza iraniana di chi è oggi in Italia e ha vissuto le proteste del 2009 e la costituzione di “donna, vita, libertà”, e oggi denuncia le fetide manovre di infiltrazione che Stati Uniti e Israele stanno facendo con l’eventuale ritorno dello Scià a cui si oppone la maggioranza della popolazione e che invece un’informazione complice propone come possibile alternativa all’autodeterminazione.
Continuare a promuovere e a mantenere aperta la connessione tra le miriadi di spazi sociali, sindacati, associazioni, Ong, è essenziale per “fare” movimento, per creare e ricreare immaginario, discorso e convivialità che non è secondaria se si crede che solo una soggettività plurale, non identitaria e intergenerazionale è in grado di penetrare all’esterno, in società sempre più impoverite ma consapevoli delle conseguenze del riarmo e dei poteri di guerra (spacciati per “difesa” degli stati).
Demolire il discorso della guerra e produrre invece la sollevazione per il disarmo, per la “buona vita”, per i conflitti ambientali e per la ricrescita dell’intero mondo, oggi in transizione brutale verso l’uso di idrocarburi fossili, gas e petrolio che sono più facili da estrarre se in Groenlandia si sciolgono i ghiacci; questa è la prospettiva da considerare e da praticare nei prossimi mesi. Augurando che sia buona la navigazione!
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