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LA VIA DEL FERRO – STORIE DALLA VAL TROMPIA. RIFIUTI SPECIALI A SAREZZO, FONDERIA INQUINANTE A CONCESIO. ATTIVAZIONE POPOLARE A DIFESA DI TERRITORIO E ABITANTI
La Via del Ferro. Storie dalla Val Trompia. La nuova trasmissione dedicata alla valle bresciana va in onda ogni secondo mercoledì del mese, alle 18.30, all’interno dello spazio dedicato alle redazioni locali su Radio Onda d’Urto. In replica la domenica mattina, alle 7.40. 8.4.2026 – In questa puntata parliamo delle proteste popolari che hanno animato in questi mesi i comuni di Sarezzo e Concesio. Partiamo da Sarezzo, al centro della Val Trompia, dove è arrivato il via libera da Regione Lombardia per la costruzione di un impianto di smaltimento di rifiuti speciali nell’area di Ponte Zanano, di fianco al campo sportivo ‘Radaelli’. Ad aggiudicarselo Sares Green, che nonostante il nome ingannevole prevede di portare 65mila tonnellate di riufiuti speciali nel nuovo impianto di Sarezzo. Il Comitato Liberi Cittadini per la Salute, nato 10 anni fa per opporsi al progetto inquinante sul territorio, sottolinea come il piano di Sares Green consista in un maxi impianto per il trattamento di rifiuti, con camini fino a 18,5 metri, “a metà tra un inceneritore e un petrolchimico”. Il comitato aveva raccolto 11mila firme  – sono 13mila gli abitanti di Sarezzo – cadute nel vuoto e ora la nuova protesta, martedì 7 aprile, con l’affissione su diversi striscioni (in foto) sulla provinciale valtrumplina. Il prossimo passo del comitato è il ricorso al Tar. Da Sarezzo scendiamo lungo la SP345 e arriviamo a Concesio dove, a ottobre 2025, sono stati segnalati problemi di ordine ambientale dal parte del Comitato Campagnola Ambiente, a causa della presenza di fumi e odori provenienti dalla fonderia nella zona industriale di Campagnola, frazione di Concesio. Grazie alla segnalazione di cittadini e comitato il Comune e l’Arpa, l’agenzia regionale per la protezione ambientale, hanno fatto le dovute analisi e sospeso temporaneamente l’attività dell’azienda, a causa della (fondata) presenza di emissioni nocive. Solo grazie all’attivazione popolare, dunque, e non agli enti locali gli abitanti di Sarezzo e Concesio hanno potuto costatare la presenza nociva di aziende inquinanti per territorio e popolazione. Ne abbiamo parlato, nella puntata andata in onda mercoledì 8 aprile, con Davide Guerini, presidente del Comitato Liberi Cittadini per la Salute di Sarezzo, e con Giuliano Piazza del Comitato Campagnola Ambiente e abitante di Concesio. Ascolta o scarica. 11.3.2026 – In questa puntata parliamo dello stato di salute del distretto industriale della Valtrompia. La storia industriale della Valtrompia ha avuto nei secoli diverse fasi: da polo di miniere a valle delle armi, da produttrice di posateria e tondino alle nuove tecnologie. La concentrazione industriale avvenuta nel tempo in Valtrompia – oltre a elementi positivi per il territorio come il lavoro e la concentrazione di ricchezza (verticale e non orizzontale in molti casi) – provoca anche esternalità negative, tra cui inquinamento dell’aria, acqua e suolo, e una notevole pressione sul territorio, su infrastrutture locali e viabilità. Quali cambiamenti sono intervenuti nel distretto industriale della Valtrompia? Qual è la situazione delle fabbriche locali valtrumpline dopo anni di crisi energetica, guerre, delocalizzazione e trasformazione della filiera produttiva? Ne abbiamo parlato con Marino Ruzzenenti, storico e collaboratore della Fondazione Luigi Micheletti e autore di diversi volumi riguardanti la storia bresciana e con Mauro Resinelli, operaio valtrumplino e funzionario della Fiom della Valtrompia. Ascolta o scarica. 11.2.2026 – In questa puntata parliamo di viabilità in Val Trompia. La valle alpina, ad oggi, è collegata in tutta la sua lunghezza dalla Strada Provinciale 345, che inizia a Concesio e arriva, passando per tutti i paesi della valle, fino al Passo Crocedomini. Un’arteria montana fondamentale, perché l’unica strada diretta per collegare il territorio montano alla città di Brescia e che unisce, a monte, le diverse vallate bresciane. Nell’ultimo secolo le strade della valle hanno visto anche il transito della linea tranviaria (dal 1882 agli anni ’50 del secolo scorso). La Tranvia della Val Trompia ha per oltre mezzo secolo collegato i territori di Brescia, Gardone, Brozzo, Tavernole; dal 1882 al 1934 per Tavernole, e fino al 1954 fino a Gardone. Dalla seconda metà del ‘900, però, come nel resto del territorio italiano c’è stato un significativo ridimensionamento a favore del trasporto su gomma (auto, autobus, camion), portando alla dismissione di numerose linee locali e secondarie. Ad oggi non esiste una rete ferroviaria o tranviaria che raggiunga la Val Trompia, nonostante si discuta del prolungamento della metropolitana verso la valle, per favorire il trasporto pubblico e ridurre l’intenso traffico su gomma che intasa l’unica strada che porta in Val Trompia. L’unico trasporto pubblico locale su gomma è l’autobus che collega Brescia alla Val Trompia è la linea S201 (gestita da Arriva Italia), che parte dalla stazione SAIA (vicino alla stazione ferroviaria) e copre la tratta verso la valle. Esistono poi le linee secondarie Pertica Alta – Cimmo; Tavernole – Irma; Gardone Val Trompia – Polaveno/Lodrino/Mura e Tavernole – Pezzaze. Una sola strada e un autobus principale per collegare un’area altamente industrializzata e i suoi 110 mila abitanti alla città e alla pianura. La viabilità in Val Trompia è attualmente interessata dalla costruzione del Raccordo Autostradale A4-Val Trompia, un’opera faraonica, con cantieri avanzati al 27% a fine 2025. Il progetto include una galleria a Villa Carcina e una bretella per Lumezzane per ridurre il traffico locale. Di questo parliamo con Sergio Aurora, abitante di Sarezzo e del comitato No Autostrada Sì Metrobus. Ascolta o scarica. 14.1.2026 – La prima puntata è dedicata alla storia operaia della Val Trompia.  Il territorio prealpino è, ancora oggi, una delle aree più industrializzate d’Italia, con una particolare presenza di distretti metallurgici, siderurci e armieri. Per via della sua lunga tradizione di estrazione e lavorazione dei metalli fin dall’Età del Ferro, ha ricevuto l’appello di valle del ferro. La prima puntata è dedicata alle lotte operaie che hanno attraversato la Val Trompia, in particolare negli anni ’70. Grazie al minuzioso lavoro contenuto nel libro di recente pubblicazione dal titolo “Una lezione di umanità e democrazia”, edito per la Fiom Cgil, uno dei due autori, Osvaldo Squassina, già operaio saldatore e ex segretario della Fiom di Brescia, ripercorre sulle nostre frequenze la storia delle vertenze operaie nella Valle, dai consigli di fabbrica al sindacato unitario dei Metalmeccanici, dalle occupazioni e scioperi nelle aziende alle violenze padronali che hanno caratterizzato anni di forte tensione sociale e industriale, per raggiungere per migliori condizioni di lavoro e salari. Che anni erano per la Val Trompia, che fabbriche c’erano e che cosa bolliva nel tessuto produttivo valtriumplino? Buon ascolto. Ascolta o scarica.
April 9, 2026
Radio Onda d`Urto
LA CHITARRA E IL POTERE: LA SECONDA STAGIONE “BELLA CIAO-TESTIMONIANZE SONORE SULLA RESISTENZA”
La chitarrra e il potere. Storie e autori delle canzoni politiche di protesta in Italia e nel mondo. Trasmissione in onda il secondo e quarto mercoledi del mese dalle 20 alle 21. Seconda stagione dal titolo “Bella Ciao – Testimonianze sonore sulla Resistenza”. Prima puntata: in questa prima puntata ascoltiamo “Fischia il vento”, il più famoso inno della Resistenza italiana il cui autore è Felice Cascione, comandante partigiano nella zona di Imperia, che lo compose sulla melodia di una famosa canzone russa del 1938, Katjuša. “Boves”, cronaca partigiana della battaglia e delle rappresaglie naziste a Boves, nell’inverno tra 1943 e 1944, cha costarono la vita a 132 civili e l’incendio e la distruzionedi più di 700 case di Boves (CN). “La canzone di Paralup” canzone partigiana composta dalla IV banda “Italia libera” al comando di Nuto Revelli in partenza da Paraloup nel marzo del 1944. “La Badogliese” cantata da Fausto Amodei canzone satirica su Pietro Badoglio e uno dei più noti canti della Resistenza antifascista italiana. “Marciam marciam” era il canto delle formazioni partigiane che operavano nella Val d’Ossola, in Valsesia e nel Biellese. “La leggenda di Moscatelli” partigiano comandante delle Brigate Garibaldi della Valsesia. “Dai monti di Sarzana”, Canzone dei partigiani anarchici del “Battaglione Gino Lucetti” che operò nel Carrarese e attorno a Sarzana. Gino Lucetti è l’anarchico che nel 1926 fece un attentato a Mussolini lanciandogli una bomba nei pressi di Porta Pia a Roma. Chiudiamo con “Su comunisti della capitale”. Ascolta o scarica Seconda puntata- Iniziamo ascoltando “con la guerriglia” canto di battaglia della Brigata Garibaldina Cichero e di altre formazioni partigiane combattenti sull ‘appennino ligure. Poi “E quei briganti neri” cantata dalla Brigata Zelasco, Divisione Coduri, operante in Liguria, “Portiamo l’Italia nel cuore (Che importa se ci chiaman banditi?)”‎ dei partigiani della Seconda Brigata d’assalto Garibaldi ‎‎”Ermanno Angiono (Pensiero)”, operante nel Biellese. “Figli di nessuno avanti siam ribelli” si diffuse intorno al 1943 tra le formazioni partigiane operanti tra la Liguria e il Piemonte. “La brigata Garibaldi” inno delle Brigate Garibaldi, formazioni partigiane collegate al Partito Comunista Italiano. “noi siam la canaglia pezzente” canto adattato ad un vecchio inno anarchico omonimo, ebbe larga diffusione durante la resistenza nel Reggiano. “Malga Lunga” ricorda l’eroica morte di un gruppo di partigiani della 53^ Brigata Garibaldi, che circindati in località Laga Lunga (BG) combatterono sino all’ultima cartuccia. I superstiti, fatti progionieri, furono fucilati a Costa Volpino. “Ohi partigian, non pianger più” cantata nel cunese, “i ribelli della montagna” composta nel marzo del 1944 sull’Appennino ligure-piemontese, nella zona del Monte Tobbio, dai partigiani del 5° distaccamento della III Brigata Garibaldi “Liguria” , “Sutta a chi tucca” canzone partigiana ligure.Ascolta o scarica Terza puntata – Iniziamo con “O vintiquattro d’arvi’ regorde” dedicata alla liberazione di Genova. Proseguiamo con “Canzone su Licio Nencetti” partigiano comandante della brigata “La Teppa”, “Italia combatte” inno dei partigiani fiorentini delle Brigate Garibaldi Sinigaglia, Lavagnini ed Arno, , “Il partigiano di Pozzaglio” il testo si riferisce alla storia del partigiano Luigi Ruggeri (nome di battaglia “Carmen”) pubblicamente fucilato sulla piazza principale di Pozzaglio (Cremona) il 24 settembre 1944. “se non ci ammazza i crucchi”, la “leggenda” narra che questa canzone sia stata raccolta da Dario Fo in un’osteria della Val Travaglia nell’autunno del 1943 (taluni dicono che sia appunto una leggenda, e che Fo abbia composto personalmente questo canto). Ascoltiamo poi le strofette satiriche dei partigiani di Mondovi’ e anche quelle trasmesse da Radio Liberta’ nel biellese. “Cosa rimiri mio bel partigiano” è invece un canto tra i più singolari del canzoniere della Resistenza, versione partigiana di una canzone narrativa conosciuta generalmente come “Cosa rimiri mio bell’alpino”, a sua volta trasformazione della canzone detta “del marinaio” (O marinaio che vai per mare). Diffusa nel piacentino e nel parmense. Chiudiamo con una serie di canzoni diffuse tra le brigate che operavano tra Friuli e Slovenia. Ascolta o scarica Quarta puntata– In questa quarta puntata del ciclo resistente raccogliamo canti nati tra il finire del periodo resistente e gli anni immediatamente successivi. Festa d’Aprile , Stornelli radio liberta, Dongo, Non ti ricordi mamma , Il traditor Tanturi, Oltre il ponte, Partigiani fratelli maggiori e La ballata dell’ex di Sergio Endrigo Ascolta o scarica Quinta puntata- In questa quinta puntata puntata del ciclo resistente raccogliamo le canzoni antifasciste nate durante il ventennio fascista e oltre fino all’otto settembre tra cui Delinquenza, Canta Matteotti, Sulla sponda argentina, Strofette satiriche, Partigian bel ragazzo innamorato , Un giorno Mussolini ando’ al balcone e altre Ascolta o scarica Sesta puntata – In questa puntata ascoltiamo canzoni nate dopo il 25 aprile, alcune molti anni dopo, canzoni a cui è affidato il racconto di episodi e storie legate alla Resistenza con brani come “Sei minuti all’alba” di Enzo Jannacci e Dario Fo, gli Stormy Six con “Dante di Nanni”, Radici nel Cemento con “E io ero Sandokan” e tante altre Ascolta o scarica Settima puntata – In questa puntata , come la precedente, ascoltiamo canzoni nate dopo il 25 aprile, alcune anche molti anni dopo, canzoni a cui è affidato il racconto di episodi e storie legate alla Resistenza. Tra le tante “Eurialo e Niso” e “La pianura dei sette fratelli” di Gang, “Le fosse Ardeatine” di Giovanna Marini e le immancabili “Festa d’Aprile” e “Stalingrado” Ascolta o scarica  Ottava puntata – In questa puntata ascoltiamo l’album “Materiale resistente 1945-1995” uscito in occasione del 50º della Liberazione d’Italia dal nazifascismo. Il titolo Materiale resistente si deve a Fabrizio Tavernelli della band correggese A.F.A. – Acid Folk Alleanza, fra gli ideatori dell’intero progetto, il cui intento fu di unire idealmente due generazioni, quella del rock e quella dei partigiani, che difficilmente si sarebbero incontrate in una giornata di celebrazioni rituali. Resistenza e rock: un’intuizione formidabile per mettere insieme vecchi e giovani. L’album, curato dai C.S.I. – Consorzio Produttori Indipendenti, è stato prodotto con il sostegno del Comune di Correggio e della Provincia di Reggio Emilia, e il patrocinio del Comitato provinciale per le celebrazioni del 50º della Resistenza e della Liberazione: contiene canti partigiani reinterpretati da vari gruppi contemporanei, in gran parte legati all’etichetta dei C.S.I. , 18 cover di canzoni della Resistenza eseguite dal meglio del rock indipendente italiano. Ascolta o scarica 
April 8, 2026
Radio Onda d`Urto
HO UCCISO L’ANGELO DEL FOCOLARE: PARLIAMO DI SUPREMAZIA MASCHILE, INCEL E MISOGINIA CON MANOLO FARCI
Ho ucciso l’angelo del focolare è l’approfondimento quindicinale dedicato alle questioni di genere. Va in onda sulle frequenze di Radio Onda d’Urto ogni due settimane – il venerdì pomeriggio alle ore 18,45 – dentro la Cassetta degli Attrezzi. -------------------------------------------------------------------------------- Continuano gli appuntamenti con la trasmissione dedicata al genere di questa stagione radiofonica 2025/2026. In questa nona puntata di venerdì 3 aprile 2026 abbiamo affrontato il tema della crisi dell’identità maschile alla luce della diffusione di fenomeni subculturali come gli Incel, l’antifemminismo e la misoginia che li accompagna. Ne abbiamo parlato con Manolo Farci, professore associato di Studi culturali e di genere all’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo e autore del recente libro Quel che resta degli uomini. Sulla mascolinità edito da Nottetempo edizioni (2025) “La questione maschile non è solo un fenomeno sociale e psicologico. Sta diventando terreno di una battaglia culturale e politica. Le forze conservatrici offrono facili risposte nostalgiche, promettendo il ritorno a una virilità perduta. […] In questo contesto emergono fenomeni come la manosphere – vasto ecosistema di comunità digitali dove antifemminismo e misoginia circolano liberi da filtri – e figure come Andrew Tate, che promuovono modelli di “mascolinità ipertrofica” e narrazioni che trasformano il disagio individuale in rancore collettivo”. Buon ascolto. Ascolta o scarica. -------------------------------------------------------------------------------- Le puntate della stagione 2025 / 2026: * 20 marzo 2026 – Tra femonazionalismo e falsi femminismi. Come le nuove destre strumentalizzano le questioni di genere. In questa ottava puntata abbiamo approfondito come le nuove destre globali strumentalizzano le questioni di genere per i propri obiettivi politici con Viola Carofalo, del progetto Meti e Marina Nasi, giornalista freelance e collaboratrice della rivista “La valigia blu. Ascolta o scarica * 6 marzo 2026 – “L’amore non ci basta”. I motivi della denatalità in Italia, con Francesca Coin, sociologa e autrice tra gli altri del libro “Le grandi dimissioni. Il nuovo rifiuto del lavoro e il tempo di riprenderci la vita” (Einaudi, 2023) e Silvana Agatone, presidente dell’Associazione LAIGA – Libera Associazione Italiana Ginecologi non obiettori per l’Applicazione della 194 Ascolta o scarica * 23 gennaio 2026 – Sessismo da tastiera. Quando l’odio di genere corre online, con Vera Gheno, saggista, sociolinguista e ricercatrice presso l’Università di Firenze, e Paola Rizzi, giornalista e vicepresidente dell’associazione Giulia Giornaliste che, nel 2021, ha scritto con Silvia Garambois il volume “#Staizitta giornalista! Dall’hate speech allo zoombombing, quando le parole imbavagliano”. Ascolta o scarica * 12 dicembre 2025 – Femminismo e Marxismo. Intervista a Leopoldina Fortunati, teorica femminista, già militante di Lotta Femminista e del movimento per il Salario al Lavoro Domestico. Tra le prime studiose a occuparsi del rapporto tra donne, lavoro e tecnologie, ha insegnato Sociologia della Comunicazione e della Cultura all’Università di Udine, ed è autrice de L’arcano della riproduzione. Casalinghe, prostitute, operai e capitale Ascolta o scarica * 28 novembre 2025 – Violenza transfobica e vita transgenere. Voci di lotta e di resistenza, con Roberta Parigiani, avvocata, attivista e attuale presidente del MIT – Movimento di Identità Trans di Bologna ed Elisa Ruscio, attivista parte di Milano Pride e di Acet – Associazione per la cultura e l’etica transgenere Ascolta o scarica * 14 novembre 2025 – Educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Ascolta o scarica * 31 ottobre 2025 – Il femminicidio di Cinzia Pinna e la narrazione mediatica della violenza, con Serena Bersani, presidente di Giulia Giornaliste – Associazione Giornaliste Unite, Libere e Autonome e Paola di Non Una di Meno Nord Sardegna Ascolta o scarica * 17 ottobre 2025 – La lotta delle donne arabe tra femminismo, Islam e Palestina. Intervista a Mjriam Abu Samra. L’intervista a Mjriam Abu Samra, attivista e ricercatrice italo-palestinese alla Ca’ Foscari di Venezia, con la quale abbiamo approfondito alcune discussioni aperte riguardo il concetto di liberazione, e di resistenza, per le donne arabe e palestinesi. Ascolta o scarica   STAGIONE 2024 / 2025: * 24 giugno 2025 – Detenutə tra stigma e oblio. Il carcere femminile al tempo del dl sicurezza Ascolta o scarica * 23 maggio 2025 – Tecnologie del controllo. Una prospettiva di genere e di lotta Ascolta o scarica * 9 maggio 2025 – Le mondine Ascolta o scarica * 28 marzo 2025 – Processo per stupro. Il caso di Gisèle Pelicot  Ascolta o scarica * 14 marzo 2025 – La storia della Pastora Ascolta o scarica * 28 febbraio 2025 – L’educazione sessuale nelle scuole nell’era Meloni Ascolta o scarica * 31 gennaio 2025 – La storia della Partigiana Laura Seghettini Ascolta o scarica * 17 gennaio 2025 – Presentazione libro lgbq Ascolta o scarica * 22 novembre 2024 – Molestie nelle Scuole di Giornalismo Ascolta o scarica * 25 ottobre 2024 –  La solitudine delle donne in carcere Ascolta o scarica   STAGIONE 2023 / 2024 * 21 giugno 2024 – Lo stupro come arma di guerra Ascolta o scarica * 7 giugno 2024 – Attivismo: femminismo sui social vs. realtà Ascolta o scarica * 24 maggio 2024 – La violenza sulle donne disabili Ascolta o scarica * 26 aprile 2024 – Orfani Femminicidi Ascolta o scarica * 12 aprile 2024 – Le pubblicità degli anni Settanta e il ruolo delle donne Ascolta o scarica * 29 marzo 2024 – Stereotipi femminili e materie Stem Ascolta o scarica * 15 marzo 2024 – Genere Razza Classe Ascolta o scarica * 2 febbraio 2024 – Donne Felici Senza Figli Ascolta o scarica * 19 gennaio 2024 – Violenza e Metaverso Ascolta o scarica * 5 gennaio 2024 – Salario e Lavoro Domestico Ascolta o scarica * 22 dicembre 2023 – Storia e Leggende di Santa Lucia Ascolta o scarica * 25 novembre 2023 – Il 25 novembre  Ascolta o scarica * 10 novembre 2023 – Streghe di Brescia: Benvegnuda Pincinella Ascolta o scarica * 27 ottobre 2023 – Donne e caporalato Ascolta o scarica
April 3, 2026
Radio Onda d`Urto
Olocausto palestinese, un libro da leggere
L’Antidiplomatico. Di Patrizia Cecconi. “Olocausto Palestinese” è l’ultimo lavoro di Angela Lano, saggista, giornalista professionista, ricercatrice presso l’Università di Salvador de Bahia in Brasile e direttrice dell’agenzia di stampa InfoPal.it. Il libro, con una pregevole prefazione di Pino Cabras e un’appendice giuridica curata da Falastin Dawoud, è pubblicato da Edizioni Al Hikma di Imperia. 191 pagine, 14 euro. L’intero ricavato dalle vendite andrà alla campagna “1000 coperte per Gaza”. Il titolo, come precisa l’Autrice, è stato scelto prendendo esempio da “Olocausto Americano” dello storico David Stannard che fu tra i primi a svelare l’entità del genocidio dei nativi americani commesso dai buoni e civili cristiani europei. Un tema che Angela Lano affronta in particolare nell’ultima parte del suo volume, ma che fa da sfondo a tutta l’analisi del dramma vissuto dai palestinesi dal giorno in cui gruppi di europei di religione ebraica iniziarono il loro insediamento quali pionieri del progetto sionista. Un progetto coloniale e razzista basato sul suprematismo “bianco”, come si deduce dallo studio dei documenti e delle pubblicazioni che rappresentano i pilastri su cui poggia il sionismo e da cui emerge l’obiettivo di sostituirsi alla popolazione nativa utilizzando strumentalmente la leggenda biblica come fonte di un presunto diritto. La Palestina, premette l’autrice, non è solo la fonte di un immenso dolore, ma è anche “il simbolo attuale di migliaia di anni di ingiustizie, di genocidi, di pulizie etniche in nome di una superiorità razzista e suprematista” che caratterizza la “civiltà” europea. La stessa che 500 anni fa iniziò quello sterminio dei nativi americani, indagato e descritto dal citato David Stannard. È a seguito del colonialismo d’insediamento che ha sterminato tra i 60 e i 100 milioni di indigeni che si sono formati i democratici Stati Uniti d’America, attualmente principali sostenitori del genocidio incrementale dei palestinesi che vede Israele come esecutore impunito. Il genocidio, afferma l’Autrice ricordando vari genocidi della storia moderna e contemporanea, tra cui quello tedesco degli Herero e dei Nama conseguente alla spartizione dell’Africa, “non è solo una componente del colonialismo occidentale: ne è il suo fondamento, da sempre”. Quindi passa ad esaminare la drammatica situazione in tutta la Palestina definendo Gaza “il capolinea dell’umanità e della legalità internazionale” documentando ogni affermazione sulla base dei dati reali i quali, senza l’abile e servile ammortizzatore mediatico, avrebbero reso l’opinione pubblica immediatamente consapevole dell’essenza propria del progetto sionista, delle sue orripilanti pratiche disumane e della rete di complicità politiche, governative, finanziarie ed economiche che ne garantiscono l’impunità. Le pagine, pur dense di dati, scorrono velocemente accrescendo nel lettore la consapevolezza che gli arresti arbitrari, le illegali e continue appropriazioni di terre, le stragi di innocenti, le orrende torture che ricordano il Cile di Pinochet, il sadismo mostrato con criminale fierezza dai militari dell’IDF, l’uccisione mirata di centinaia di giornalisti, sanitari e operatori umanitari, le proposte di legge di stampo nazistoide, il disprezzo per le massime istituzioni giuridiche sovranazionali e i loro rappresentanti, e la conseguente demolizione del Diritto internazionale, tutto quanto esposto pagina dopo pagina “non è un epifenomeno o una conseguenza accidentale dell’oppressione sionista” ma è la violenza propria, “radicata nell’ideologia del sionismo e una produzione sistematica delle mentalità colonialiste”. Ogni rigo ricorda che sarebbe un grave errore considerare le criminali azioni commesse dall’Idf in questi due anni come reazione all’azione armata del 7 ottobre 2023 denominata Al Aqsa Flood. Azione con cui la Resistenza della Striscia di Gaza mirava a catturare il maggior numero possibile di israeliani per poterli scambiare con i prigionieri palestinesi sottoposti a privazioni e torture nelle carceri sioniste. L’operazione, purtroppo necessariamente violenta, della Resistenza palestinese guidata dall’ala militare di Hamas, viene spiegata dall’Autrice con una schiettezza che, data la persecuzione attuale verso chiunque osi criticare Israele o, peggio ancora, spiegare le ragioni della Resistenza, è meritevole di essere definita assolutamente coraggiosa. Scrive infatti Angela Lano che “Assaltando basi militari e kibbutz, i militanti palestinesi miravano a catturare il maggior numero possibile di soldati e civili israeliani” per liberare attraverso gli scambi le migliaia di palestinesi di ogni età arrestati e spesso rapiti dall’IDF in tutta la Palestina, ma spiega anche che “l’azione della Resistenza va intesa all’interno di un più ampio processo geopolitico internazionale: si tratta di una battaglia de-coloniale, di una ribellione… del popolo palestinese contro il suo centenario oppressore… contro il sionismo e i suoi coloni…”. Diverse pagine sono dedicate all’andamento dei fatti di quelle drammatiche ore, quelle che i media dediti alla propaganda e connesso corollario di menzogne, omissioni e mezze verità, hanno definito “pogrom” contro gli ebrei arricchendo le loro narrazioni di orrori mai avvenuti, come dimostrato dalle stesse inchieste israeliane. La scelta di definire pogrom un’azione indubbiamente violenta, ma di rivolta contro l’oppressore e non di natura razzista, rivela il cedimento al razzismo, questo sì, dei sostenitori del suprematismo bianco in cui è stato arruolato Israele, distaccamento medio-orientale dell’Occidente. L’Autrice cita numerosi documenti, molti anche israeliani, a sostegno delle sue affermazioni e nota che i nostri media mainstream non hanno rettificato e smentito le loro precedenti accuse basate su menzogne ormai conclamate perché lo stereotipo che vuole arabi e musulmani generalmente ignoranti e violenti consolida la percezione negativa nei loro confronti e “Questi stereotipi rafforzano l’idea di inferiorità, disumanizzano queste popolazioni e le collocano in posizioni subordinate e oggetto di campagne diffamatorie difficili da decostruire”. Sostanzialmente, scrive Angela Lano, “ci troviamo di fronte a forme neocoloniali… al suprematismo bianco e alla visione orientalista del mondo islamico…” quindi, citando uno studio dello psicologo Mattias Desmet, afferma che grazie alla massificazione dei cittadini dovuta alla potenza dei mezzi di propaganda si “produce un conformismo generalizzato: pur avendo accesso a ogni tipo di informazione, l’essere umano … non dispone degli strumenti per una vera autonomia e di fatto diventa passivo e manipolabile” e questo spiega perché l’opinione pubblica, che in fondo un potere lo avrebbe se non fosse influenzata da narrative tese a giustificare l’ingiustificabile, va tenuta in una bolla che le impedisca la comprensione d’insieme della disumanità razzista insita nel colonialismo d’insediamento. Le impedisca, quindi, di capire che è indispensabile “un processo di decolonizzazione che smantelli l’ideologia e la struttura coloniale… che smantelli il ‘Progetto Israele’” e qui entra in campo il rispetto per la Resistenza. Hamas, insieme ad altri movimenti minori, questo rappresenta: il rifiuto della colonizzazione della Palestina, obiettivo che non si raggiunge con la sudditanza verso il colonizzatore e la richiesta di briciole in sostituzione del diritto all’autodeterminazione, ma con la Resistenza, se necessario anche armata, come riconosciuto anche dal Diritto internazionale. Qui si coglie la determinazione con cui l’Autrice non si lascia intimidire dalle più che probabili e strumentali accuse che potranno pioverle addosso e dichiara che “La nascita di Hamas, a fine anni ’80,e la sua vittoria in elezioni democratiche nel 2006, il suo approccio politico e pratico verso la liberazione della Palestina… l’operazione del 7 ottobre 2023, Al Aqsa Flood, hanno riportato la questione palestinese sullo scenario globale… (sulla) necessità/diritto di ricorrere alla resistenza”. Aggiunge poi che “chi ancora sostiene che Hamas, anziché essere una genuina espressione del popolo palestinese che lotta, sia una ‘creatura/creazione di Israele’… o è in malafede o è semplicemente un prodotto umano del colonialismo occidentale duro a morire”. Quindi seguono pagine sulla spiegazione della natura, delle origini e delle conseguenze del sionismo; della coincidenza di interessi tra l’impero coloniale britannico e le aspirazioni nazionaliste degli ebrei che avevano abbracciato il progetto sionista. Non importava che queste aspirazioni avrebbero dovuto realizzarsi a spese dei nativi palestinesi. Non poteva interessare, visto che “Il sionismo si definiva chiaramente come ‘ un movimento ebraico per la colonizzazione dell’Oriente’.” Paradossalmente, scrive Angela Lano, l’olocausto di Gaza sta sterminando proprio i discendenti di quegli ebrei che circa 2500 anni fa avevano occupato la terra di Canaan, quegli ebrei che rimasero o tornarono in Palestina e che in parte mantennero la loro religione, in parte si convertirono al cristianesimo e, successivamente, in parte si convertirono all’Islam. Praticamente un olocausto di semiti commesso da sionisti in nome della difesa dall’antisemitismo! Con una notevole capacità di sintesi Angela Lano fa ripercorrere al lettore tutte le tappe storiche che hanno portato all’olocausto palestinese, regalando anche qualche perla rara, come ad esempio l’accordo dell’haavara del 25 agosto 1933 tra il movimento sionista e il governo nazista consistente nel trasferimento in Palestina, con scambi commerciali convenienti soprattutto per la Germania, di 60.000 tedeschi di religione ebraica destinati a colonizzare le terre palestinesi. Olocausti e pulizia etnica, come mostra questo libro, sono una costante storica della cosiddetta civiltà occidentale al punto che considerare il nazismo un’anomalia è – purtroppo – un grave errore. Conoscere la storia di cui non si parla mai fa perdere ogni illusione e l’Autrice, con pochi esempi, dalle leggi razziali dei democratici USA prese a modello da Hitler, all’eugenetica USA, ancora utile esempio per il nazismo, ai campi di concentramento africani e al conseguente genocidio tedesco di Herero e Nama trent’anni prima che si affermasse il nazismo, all’apartheid statunitense vigente fino alla metà del secolo scorso, sono tutti esempi che mostrano una poco indagata e amara verità: il nazismo non fu un male esterno dell’Occidente ma un suo prodotto, una filiazione del colonialismo. È “nato nel suo grembo e ancora vi alberga”, e il genocidio in corso in Palestina, supportato dai suoi complici e tollerato dai loro vassalli ne è una prova. L’Autrice conclude il suo lavoro offrendo al lettore la risposta alla domanda che molti si stanno ponendo su come sia possibile che chi crede nei diritti umani possa poi giustificare o addirittura supportare le orrende azioni commesse da Israele. La risposta la si trova nell’operato dei media, nella loro scelta “del lessico che anestetizza l’orrore”. Nello spegnere l’empatia con le vittime tramite un quadro narrativo che giustifica la loro sofferenza considerandola necessaria in quanto “risposta difensiva” o altre invenzioni mediatiche utili a non uscire dalla narrativa dominante, pena la perdita di consenso, cosa grave per qualunque governo. È per questo che l’azione dei media che tenta di legittimare “l’accettazione silenziosa di un genocidio” si può inquadrare in quel che Chomsky ed Herman studiarono come “worthy and unworthy victims” il fenomeno che in passato ha consentito al colonialismo europeo l’autorizzazione morale a sterminare i cattivi “pellerossa” e che prova a ottenere il favore dell’opinione pubblica nello sterminio del popolo palestinese definendo terrorismo tutto ciò che si oppone al progetto coloniale sionista. Per tutto questo, come scrive Pino Cabras nella sua prefazione, questo libro merita di essere letto e discusso, perché “fornisce le categorie indispensabili per non smarrirsi nel rumore di fondo”. Chi lo leggerà capirà che è “una questione che ci riguarda tutti, perché tocca le radici stesse della civiltà e della barbarie”. PATRIZIA CECCONI Patrizia Cecconi. Laureata in Sociologia presso la Sapienza di Roma, tiene per alcuni anni seminari sulla comunicazione deviante. Successivamente insegna negli Istituti superiori per 25 anni. Interessata all’ambiente e ai diritti umani ha pubblicato e curato diversi libri su tali argomenti e uno in particolare sulla Palestina esaminata sia dal punto di vista ambientale che storico-politico. Ha presieduto per due mandati l’associazione Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese di cui ora è presidente onoraria. Per circa 12 anni ha trascorso diversi mesi l’anno in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, occupandosi di progetti e testimonianze dirette della situazione. Collabora con alcune testate on line e un paio di riviste cartacee.
March 29, 2026
InfoPal
RIDER: A NAPOLI UGL MANIFESTA IN DIFESA DEL CONTRATTO PIRATA CONTRO LA CGIL
Il sindacato di estrema destra Ugl ha firmato un contratto pirata con Glovo e Deliveroo, le stesse società accusate dalla procura di Milano di mantenere sotto la soglia di povertà chi lavoro con loro. Oggi proprio l’Ugl è scesa in piazza a Napoli, da piazza Dante a piazza del Plebiscito, in difesa “dell’autonomia e del CCNL Assodelivery”. Il corteo è passato anche sotto la sede della Cgil di Napoli, lanciando insulti, cori e bombe carte, con il sindacato partenopeo che parla apertamente di “tentato attacco squadrista”. Nicola Ricci, segretario Cgil Napoli e Campania Ascolta o scarica
March 20, 2026
Radio Onda d`Urto
SMASH THE SYSTEM: VENERDI’ 27 MARZO 2026 SERATA BENEFIT ALLA SPAZIO SOCIALE LIBERA (MO)
Venerdì 27 marzo 2026  allo Spazio Sociale Libera Officina di via del Tirassegno 7 a Modena si terrà una serata benefit per il furgone incidentato durante la “Garda Street Parade” 2025. Una iniziativa  con ingresso ad offerta libera e consigliata di 3 euro. Si inizierà alle 22:00 per stare insieme tutta notte, fino alle 05:00. Ce ne parla Stefano, della redazione musicale di Radio onda d’Urto e del Collettivo “Smash Repression”. Ascolta o scarica
March 20, 2026
Radio Onda d`Urto
DALLA PARTE DEL DIRITTO ALL’ABITARE: BRESCIA, ANCORA PROTESTE NELLE CASE POPOLARI. NUOVA FASE DELL’AGENZIA PER LA CASA
Dalla parte del diritto all’abitare, trasmissione quindicinale di Radio onda d’urto di informazione e approfondimento sulle lotte per la casa, contro sfratti, sgomberi e pignoramenti. In questa puntata: Brescia: la mobilitazione per migliori condizioni abitative arriva nelle case popolari di Campo Fiera. 90 famiglie sottoscrivono una petizione per chiedere un incontro urgente con gli assessori competenti e Aler per risolvere urgentemente le criticità. La protesta provoca un contrasto con rimpallo di responsabilità tra l’assessore Cantoni del Comune di Brescia e Aler. L’amministrazione e le cooperative del terzo settore annunciano Abitare Brescia, la seconda fase dell’attività dell’agenzia per la casa; arrivano altri 34 alloggi e l’obiettivo è reperire appartamenti privati da affittare a canone concordato con determinate garanzie. Il Comune di Brescia intanto dichiara che saranno assegnati 200 case popolari entro l’anno ma il banco di prova sarà  il prossimo bando dove Diritti per tutti chiede almeno 200 alloggi. La trasmissione Dalla parte del diritto all’abitare del 19 marzo 2026 Ascolta o scarica
March 20, 2026
Radio Onda d`Urto
GUERRA: SITUAZIONE GRAVE IN LIBANO. CHIARA LA VOLONTA’ ISRAELIANA DI ESPANSIONE DI MATRICE COLONIALE
Guerra israeliana contro il Libano. Proseguono i bombardamenti quotidiani nel sud del paese ma anche nella valle della Beqà e nella capitale Beirut che hanno già fatto più di mille morti e oltre ventimila feriti. “La situazione è grave, anche l’intera Beirut è coinvolta perchè colpire la periferia sud della capitale significa colpire al cuore la città, impedendo il trasporto delle merci, distruggendo strade e infrastrutture, ostacolando la mobilità dei mezzi di soccorso” racconta ai microfoni di Radio Onda d’Urto la professoressa Rosita Di Peri  docente di Storia del Medio Oriente all’Università di Torino, profonda conoscitrice del Libano dove ha colleghi e colleghe ed amicizie con cui è in contatto. “Sono stati colpiti anche operatori sanitari, colleghi dell’università libanese pubblica, c’è un totale disinteresse nel colpire anche obiettivi civili non legati direttamente alle strutture di Hezbollah. Ci sono poi oltre un milione di sfollati che sono accampati con tende un po’ ovunque nella capitale e sono continuamente sostenuti dalla popolazione libanese in barba a chi dice che il paese sta andando verso una guerra civile, una spaccatura settaria. Tra l’altro sono state bombardate anche le tende facendo dei morti.” Secondo la docente è chiaro l’obiettivo dell’entità sionista: “c’è un tentativo più ampio di destabilizzare il Libano. Israele sta diventando l’unica potenza in grado di dire l’ultima parola sui rapporti regionali e questo lo stiamo vedendo anche grazie alle modalità di espansione di matrice coloniale che sta portando avanti anche in Libano con la chiara volontà di occupare la parte meridionale del paese a sud del fiume Litani.” Per quanto riguarda l’altro fronte di guerra, quello contro l’Iran, emerge adesso una differenza tra la volontà di Israele di proseguire l’aggressione  e le titubanze degli Stati Uniti, timorosi per il rischio di una crisi economia internazionale: “La strategia di Netanyahu è chiara, continuare la guerra per salvarsi dai processi per corruzione che sono stati sospesi per la guerra genocidiaria a Gaza e  la guerra contro l’Iran è anche fatta per accrescere il consenso che è aumentato dall’inizio dei bombardamenti contro Teheran.” La prof.ssa Di Peri invita infine a non dimenticare Gaza e la Cisgiordania, perchè “c’è disattenzione del mondo verso un genocidio che è ancora in corso e in Cisgiordania continuano le uccisioni di palestinesi da parte di coloni ed esercito israeliani:” L’intervista alla professoressa Rosita Di Peri  docente di Storia del Medio Oriente all’Università di Torino Ascolta o scarica      
March 20, 2026
Radio Onda d`Urto
GUERRA IN MEDIO ORIENTE: INTERVISTA A TARA RIVA ANALISTA GEOPOLITICA ITALO-IRANIANA
A 3 settimane dall’inizio della guerra, quella imperialista lanciata da Israele e Stati Uniti sull’Iran, sono ancora intensi i bombardamenti sul Paese, nella giornata – oggi – in cui si celebra il Newroz, l’antico capodanno persiano e curdo che per milioni di persone in tutta la regione celebra l’arrivo della primavera e l’equinozio. Nel bilancio di ieri, erano 1444 i civili uccisi in Iran, oltre a 18.551 di feriti e 3 milioni di sfollati, secondo i dati diffusi da Teheran. Tre settimane di guerra che hanno “modificato il mondo” secondo l’analisi di diversi quotidiani nazionali e internazionali, con distruzione da entrambe le parti in guerra a impianti energetici da cui dipende buona parte dell’economia mondiale con danni stimati tra i 3 e i 5 anni. Con Tara Riva analista geopolitica Italo-iraniana abbiamo rispercoso e analizzato queste prime tre settimane di guerra Ascolta o scarica  Tara Riva Analista specializzata in relazioni internazionali e geopolitica, con un focus sul Medio Oriente e sull’Iran. Dopo un Master in Global Security Studies a Sheffield, ha lavorato presso le Nazioni Unite, il Parlamento Europeo e una ONG a Bruxelles. Ha pubblicato analisi e approfondimenti su riviste come il Global Trendometer , Micromega e AREL. Attualmente lavora come freelance in Svizzera.
March 20, 2026
Radio Onda d`Urto