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Appello alla mobilitazione “Non dimentichiamoci di Gaza”: mozione per il primo collegio e attività per il primo giorno
Quanto segue è un appello a partecipare alla mobilitazione “Non dimentichiamoci di Gaza” che abbiamo pensato insieme Docenti per Gaza e Scuola per la Pace per l’inizio di questo anno scolastico. Invitiamo a far discutere durante il primo collegio docenti una mozione che: * esprime solidarietà al popolo palestinese e condanna il genocidio e ogni forma di connivenza e collaborazione; * serve a ricordare che la libertà d’insegnamento caratterizza, attraverso una norma di rango costituzionale, la scuola italiana; * impegna e invita a tenere una lezione durante il primo giorno di scuola in solidarietà al popolo palestinese, a partire da 5 attività qui di seguito proposte (vedi mozione). Attraverso questa mobilitazione pacifica ma netta, si intende rivendicare con un atto pratico il diritto d’insegnare liberamente che ci spetta per Costituzione e con cui intendiamo mantenere la nostra postura docente per questo anno che inizia. Questo perché, nonostate le numerose e infondate ispezioni dell’anno scorso non abbiano portato a nulla, il discorso ufficiale del MIM, di molti dirigenti scolastici e di molte università oggi continua nel suo tentativo di: * collaborare con università israeliane e aziende delle armi; * equiparare antisionismo e antisemitismo; * militarizzare le scuole; * reprimere e indurre autocensura nel corpo docente. Ci troviamo in un momento storico in cui come docenti siamo chiamate e chiamati a fare il nostro lavoro con la responsabilità e la coscienza che ci contraddistinguono. Le governances europee investono fondi pubblici nel riarmo invece che nella scuola, i ministeri della difesa studiano come reintrodurre la leva e come diffondere la cultura della difesa, i principali attori statali internazionali tornano a considerare pubblicamente l’utilizzo di armi nucleari per “risolvere i conflitti”. Le forze armate di vari paesi della NATO considerano le menti della popolazione un campo di battaglia. Ciò significa che mettono in atto operazioni militari con l’obiettivo di influenzare le opinioni pubbliche verso un’identità collettiva centrata su un’idea di Patria e di Nemico. L’obiettivo è una società militarizzata che sostenga il loro operato perfino con il voto. Questo è uno degli aspetti che denunciamo come tentativo di “israelizzare la società“. Questo significa autoritarismo e fascismo dai vertici delle istituzioni scolastiche da una parte e lezioni sul cyberbullismo tenuti nelle nostre classi non da noi ma da uomini e donne sorridenti e in divisa dall’altra. Con noi docenti accanto a annuire e a legittimarli. Questa prima mobilitazione è per rivendicare una postura diversa, di resistenza. Per portarla nella tua scuola: * manda in questi giorni una mail alla tua scuola chiedendo l’inserimento della mozione “Non dimentichiamoci di Gaza” all’odg del primo collegio docenti dell’anno. * durante il primo collegio, leggi la mozione e descrivi le 5 attività. Ogni docente, in modo pienamente legittimo, sarà libero/a di sceglierne una da fare in classe il primo giorno di scuola. Se la mozione non viene approvata, coloro che sono comunque intenzionate e intenzionati a portarla avanti possono dichiarare, sempre in sede di collegio, di avvalersi quindi dell’opzione di minoranza (vedi mozione). * il primo giorno di scuola, tieni la lezione che desideri! * quando torni a casa, compila il form per la raccolta delle resituzioni (A QUESTO LINK). Solo in questo modo potremo avere un’idea incontestabile della nostra forza e legittimità. È che un clima di paura e autocensura va in frantumi se rendiamo collettivo e visibile questo atto di pace, educante e politico. Infine, se scegli l’attività degli aquiloni, mi raccomando prova a farne volare almeno uno prima! Perché la bellezza delle idee si traduce spesso nella fatica di capire come caspita si scioglie un nodo mostruoso. E nella gioia di capire quando correre (accelera per farlo alzare). Insomma torniamo bambini e bambine un attimo prima di questo nuovo inizio di anno scolastico. Perché rifiutare un sistema, fare un atto d’amore e insegnare qualcosa… È solo un inizio. Buon vento, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Docenti per Gaza Scuola per la pace – Torino e Piemonte Non dimenticare GazaDownload Mozione-e-attivitàDownload -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Solidarietà ad Autistici/Inventati
"Per guardare bene basta aprire gli occhi". E noi questo lo sappiamo bene. Da 25 anni core a core con il collettivo di Autistici/Inventati abbiamo costruito le nostre basi digitali, abbiamo custodito i nostri "segreti", condiviso i saperi collettivi, fuori dalle logiche delle big tech. Ma il 26 Agosto il governo americano ha deciso di "attaccare" spudoratamente il collettivo e di "sanzionarlo", inserendolo in una lista ricca di immaginazione. Niente di strano, tutto da guardare. Sicuramente crea un precedente pericoloso e indubbiamente sappiamo che il piano della solidarietà deve in questi casi essere pieno ed incondizionato. Totale solidarietà ad A/I. Diffondiamo dai nostri spazi digitali il comunicato di AvANa. https://avana.forteprenestino.net/2026-comunicato-ai/ AvANa - Solidarietà ad Autistici/Inventati  
Solidarietà attiva per Spin Time
 L’ennesima occupazione autogestita che subisce uno sgombero. Un’azione pretestuosa che reprime un luogo di socialità e cultura e uno spazio abitativo mettendo per strada quasi 400 persone. Continuamo a sostenere il presidio e le prossime iniziative di lotta, il corteo del 19 settembre e l’assemblea del 20. IL TEMPO DI SPINTIME È ORA!
La Global Sumud Flotilla fa rotta sull’Albania
La Global Sumud Flotilla, dopo i ripetuti tentativi di forzare il blocco navale israeliano contro Gaza, si è data una nuova missione. Il 20 agosto tre imbarcazioni della GSF sono partite dal porto di Brindisi facendo rotta questa volta verso l’isola albanese di Sazan. L’obiettivo è quello di unirsi alla […] L'articolo La Global Sumud Flotilla fa rotta sull’Albania su Contropiano.
August 22, 2026
Contropiano
Francia: dalle discussioni informali in sala insegnanti alla campagna nazionale. Chi vuole la pace, prepara la pace.
Anche in Francia insegnanti e genitori si mobilitano contro la guerra. È quanto accaduto alla scuola media “Jean Lolive” di Pantin, nella provincia di Seine – Saint-Denis (nell’Île de France, stessa regione di Parigi), dove a maggio è stata lanciata la campagna “École contre la guerre“. Su iniziativa del personale scolastico e dei genitori degli alunni di quella scuola, con il sostegno dei rappresentanti sindacali dell’Istruzione si è svolta un’affollata assemblea che ha visto la rappresentanza di 14 istituti scolastici della provincia. È durante l’incontro che si è deciso di condividere l’appello per trasformarlo in una petizione. Come denuncia l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, il ritorno della leva, in qualsivoglia forma e definizione (incluso quindi tutte le misure volte ad aumentare gli arruolamenti volontari), appare come un fenomeno strutturale europeo e, in tutta Europa, passa attraverso la militarizzazione delle scuole. Oltre a quanto mostrano la campagna de La conoscenza non marcia, le ricerche dell’Osservatorio e le stesse narrazioni delle varie istituzioni, ora anche questa notizia francese arriva a conferma che la “difesa” europea si è di fatto sostituita all’impegno green, dai fondi di investimento fino ai banchi di scuola. Riportiamo qui alcuni dei contenuti della petizione e le parole di un docente francese (clicca qui per visionare e firmare il testo completo della petizione). > «Non lasceremo sensibilizzare i nostri studenti alle questioni relative alla > difesa al fine di un riarmo morale della popolazione e in particolare dei > giovani». È dall’inizio dell’anno scolastico che il personale docente e non docente, discute della crescente militarizzazione della società in generale e della scuola in particolare. All’unisono denunciano questa militarizzazione messa in atto da Emmanuel Macron. Durante le assemblee sindacali hanno denunciato la necessità di fermare queste collaborazioni e questi moduli di propaganda, così come i corsi di difesa, i raduni civici, i libretti didattici che servono solo a catturare i giovani. Le e i firmatari chiedono fermamente che vengano sospesi sia la legge Blanchet, una legge ad hoc per militarizzare le scuole, in quanto volta a «rafforzare l’insegnamento della difesa nazionale nell’ambito del percorso di cittadinanza», sia l’aggiornamento della legge di programmazione militare che aggiungerebbe 36 miliardi di euro ai 432 già previsti per 2026-2030 a sostegno del riarmo. > «Questi dispositivi propagandistici mirano a distruggere la Scuola nelle sue > fondamenta, trasformandola in un luogo di indottrinamento. Laddove invece le > nostre professioni mirano a trasmettere le conoscenze e le competenze delle > nostre discipline, a stimolare lo spirito critico e la capacità di > riflessione». «Prima delle vacanze, con una mozione approvata all’unanimità e poi ripresa dal Consiglio di Istituto, abbiamo chiesto l’abbandono della legge Blanchet», dice un docente della scuola media Jean Lolive di Pantin e aggiunge: «Se dovesse essere approvata, non la applicheremo». Denunciano che malgrado molti e molte insegnanti abbiano manifestato contro il genocidio a Gaza, i sanguinosi attacchi di Trump in Iran, la guerra di Israele in Libano, la propaganda bellica dilaga e si è fatta più intesa. «Il governo e la presidenza della Repubblica intendono fare di noi, della scuola, «punti di riferimento per i giovani» a favore dell’esercito», scrivono le e gli insegnanti, che indicano come il militarismo serva anche a minare i diritti. L’aggiornamento della legge di programmazione militare poi prevede la possibilità di derogare alle norme in caso di “minaccia grave e attuale” – una formulazione ampia e vaga che consente ogni tipo di abuso. Come se non bastasse, le misure attuali vengono attuate a scapito delle ore di lezione. «Sono inoltre concepite per dividere la categoria. Tutti noi subiamo la precarietà delle nostre professioni, a causa della mancata rivalutazione dei nostri stipendi sotto E. Macron e, prima di lui, sotto F. Hollande, N. Sarkozy, J. Chirac e compagnia. Alcuni colleghi, per mancanza di denaro, accettano questi «progetti», non per ideologia, ma per necessità», continua il collega. > «Insomma, vogliamo insegnare. Vogliamo ore di lezione per le nostre materie. > Vogliamo che il numero di alunni per classe sia limitato. Come insegnanti, > assistenti sociali, infermieri e medici scolastici, non ce la facciamo più. > Vogliamo porre fine a questa politica di armamento che sta distruggendo i > nostri servizi pubblici». > «Chi vuole la pace, prepara la pace». Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Presidio@LagoDiNemi 29/7
Per difendere il lago di Nemi dai progetti di turistificazione simili a quelli che hanno prodotto il disastro che si può “ammirare” al lago Albano, scendiamo di nuovo nelle strade e manifestiamo di fronte al cantiere che sta cementificando la zona naturale alla Fiocina. Il lago ha perso già 43 cm di livello delle acque negli ultimi 4 mesi, cioè oltre 600 milioni di litri, e il lago di Albano 34 cm, 2 miliardi e 200 milioni di litri (dati ufficiali degli idrometri). La situazione di emergenza e di disastro ambientale non vede via d’uscita da parte delle amministrazioni competenti, le quali però sono molto attive nel presentare idee impattanti e ricevere fondi a pioggia. I casi di via del Perino, 3 milioni di euro, con la sua lecceta sventrata e i lavori che durano da 3 anni, il “centro canoa comunale” che in realtà è un “centro movida”, la tentata installazione di una terrazza-palafitta coi fondi covid alla Ex-Fiocina nel 2024, mentre i lavori pubblici per i fenomeni franosi sono solo annunciati.  Il lago di Nemi, uno degli ultimi luoghi incontaminati e selvaggi del nostro territorio, è preso di mira. L’amministrazione comunale di Nemi sta portando avanti il progetto del “Parco Urbano della Conca del Lago”, che tradotto significa la volontà di turistificare un luogo famoso proprio per la sua natura preservata. Mentre le acque si ritirano (come mostrano le foto della locandina), i permessi per attività commerciali, ristorative e turistiche aumentano. E gli investimenti in progetti turistici portano la minaccia più grande: il cemento sta arrivando direttamente sulle sponde, ed in parte è già così ! In questi giorni stiamo assistendo a nuove gettate sulle rive del lago per la costruzione di una “palestra a cielo aperto” che costerà oltre 1 milione di euro di fondi pubblici. Soldi che non si trovano per la tutela delle acque. Già a novembre scorso abbiamo chiesto gli atti di progetto, mai pubblicati, ed un incontro con sindaco e tecnici.Non ci sono mai stati forniti e l’amministrazione comunale è ostile ad ogni confronto con la popolazione. Venerdì scorso siamo andati a manifestare, di mattina in giorno feriale, sotto la sede dell’Ente Parco a Rocca di Papa e anche in quel caso, pur avendoli contattati precedentemente per incontrarci, non era presente nessuno. Ci siamo spostati allora alla sede dei Guardiaparco al Vivaro, dove siamo finalmente stati ricevuti dal comandante e da altri agenti che ci hanno detto che il cantiere contestato è sotto indagine ma che i lavori per ora non si fermano. Abbiamo sentito e segnalato l’incredibile colata di cemento anche alla Polizia Locale di Nemi, ai Forestali di Velletri e alla Soprintendenza. Ma non staremo ad aspettare che gli uffici si decidano a bloccare i lavori, anche perché sono passate quasi due settimane per fare le valutazioni necessarie e questo ci preoccupa non poco vista la “facilità”, o così dovrebbe essere, nel capire che 3 piattaforme di cemento sono incompatibili con la natura del lago… Quando ci sono milioni di euro di fondi pubblici, il rischio di trovare qualche escamotage pur di spenderli a danno della collettività e delle tutele ambientali è molto forte. COME NEL VITTORIOSO GENNAIO 2024, DIFENDIAMO IL LAGO DALLA TURISTIFICAZIONE ! COMITATO PER LA PROTEZIONE DEI BOSCHI DEI COLLI ALBANI L'articolo Presidio@LagoDiNemi 29/7 proviene da Romattiva.
July 26, 2026
romattiva.org
Un programma per l’Europa? C’è già
L’Europa, insieme alla sua figliastra, l’Unione Europea, si sta dissolvendo perché non ha più una visione del suo ruolo e del suo futuro, né una ragione per tenere insieme i suoi sparsi membri. Molti accorrono al suo capezzale per cercare di ridargliene una. C’è chi propone che recuperi “competitività” (per non sparire) investendo soldi che non ha in informatica, armi e tecnologia: ricetta vecchia come il cucù che ha fatto la fortuna del suo principale propagandista, ma non della sua destinataria (l’Europa, appunto). C’è invece chi, nelle vesti di critico, propone di rilanciare l’Europa inventando un nuovo welfare: non quello in via di dissoluzione, che non ha futuro, ma un welfare diverso, innovativo, efficiente, meno assistenziale, che potrebbe farle recuperare i suoi valori positivi (quelli negativi, come colonialismo, razzismo, militarismo, sovranismo, nazismo, meglio dimenticarli) non più sostenibili alla vecchia maniera. Né l’una né l’altra ricetta, né quelle intermedie, sembrano avere però molto appeal, ma tant’è… In realtà l’Europa una “visione” e una ragione di esistere ce le ha da tempo, ma le hanno offuscate entrambe i suoi governanti, concordi solo nella corsa per spennare i rispettivi Paesi finanziando l’industria delle armi per sostenere la guerra alla Russia e quella ai migranti. Quella visione nascosta circola però da tempo tra le schiere disperse ma sempre più numerose delle persone che si mobilitano per la pace (e contro tutte le guerre), per la Palestina (e contro il genocidio perpetrato da Israele), per salvaguardare il proprio territorio (contro la speculazione edilizia e le grandi opere devastanti ), per salvare vite e accogliere profughi e migranti (contro respingimenti, torture e “remigrazione”), per la costruzione di comunità fondate su rapporti di cura e mutuo appoggio (reciprocità, contro l’individualismo, la competizione, il consumismo, lo sfruttamento e lo spreco di talenti umani e risorse della Terra). E per tanto altro. E’ una visione che abbina indissolubilmente la salvaguardia degli equilibri ecologici della Terra e il perseguimento di giustizia ed eguaglianza tra gli esseri umani, la pace con il pianeta e quella tra i popoli e che ha in sé una dimensione sia spirituale e culturale, che fisica e materiale e si compendia in due nomi: Alex Langer e Papa Francesco. Ma quella visione non avrebbe potuto sopravvivere all’oblio e all’indifferenza dei potenti della Terra se non fosse stata condivisa (spesso inconsapevolmente, perché chiamata spesso con altri nomi) da migliaia e migliaia di persone. Si tratta, in una formula, della “conversione ecologica”: l’unico approccio che potrebbe restituire all’Europa il ruolo che si era autoassegnata alcuni decenni fa, per poi trasformarlo in pura finzione; ma anche un ruolo attuale, nel portare a mediazione le guerre in corso, se non fosse essa stessa parte in causa, apertamente schierata a sostegno degli uni contro gli altri. La conversione ecologica non è un progetto e meno che mai un sistema da instaurare, un punto di arrivo definito; è un processo in fieri che per tradursi in programmi ha bisogno del concorso attivo – questo sì, consapevole – di tutti coloro a cui deve essere affidata la sua realizzazione: a partire, oggi, dalla “convergenza” sotto il suo ombrello delle tante visioni, sigle, organizzazioni, progetti che si stanno accorgendo di avere in comune molto di più di quello che le separa. Ma soprattutto è una visione condivisa che può permettere a tutti di farsi parte del confronto diretto con l’inconcludenza (nel migliore delle ipotesi), l’irresponsabilità, l’inerzia, l’ipocrisia e il cinismo (nel peggiore e più realistico dei casi) dell’establishment europeo e con la sua attuale dedizione alla guerra. Non c’è traccia, nelle proposte che hanno accesso al dibattito politico pubblico sul futuro dell’Europa, di qualcosa che assomigli anche solo da lontano alla conversione ecologica. Non c’è nemmeno traccia, se non con qualche accenno burocratico e formale, di una preoccupazione per lo stato dell’”ambiente”, per la morte della “natura”, per il futuro catastrofico della Terra. Eppure ha appena fatto, e presto rifarà, un caldo da matti, con tante conseguenze ormai note: tanto da far capire a (quasi) tutti che il nostro pianeta ha ormai imboccato una deriva senza più molte vie di uscita. Ma in quei consessi ufficiali lo stato della Terra resta “il convitato di pietra. Mai che venga in mente a qualcuno dei geopolitici impegnati nel gioco dei tre cantoni (in cui il problema è come farne occupare uno all’Europa), che lo sconvolgimento climatico e ambientale che sta investendo il nostro continente e il mondo non potrà non cambiarne le regole (se ci sono). L’acqua prenderà a scarseggiare davvero (con tanti saluti al raffreddamento degli impianti nucleari e dei data-center in programma). Scarseggeranno anche i raccolti, con milioni di nuovi morti per fame e aumenti vertiginosi dei prezzi del cibo. Si alzeranno i livelli dei mari, con miliardi da investire per cercare di proteggere alcune delle principali città del mondo. Si moltiplicheranno i dissesti idrogeologici e gli incendi, con le popolazioni locali che dovranno cercare di supplire con la loro iniziativa all’inerzia dei rispettivi governi. Crescerà a dismisura la pressione di profughi e migranti in fuga da terre rese inabitabili dal calore, dall’arsura, dalle alluvioni o dalle guerre. E così via. Fare la guerra per moltiplicare i disastri a cui la popolazione sarà già esposta per via dei cambiamenti climatici e delle loro conseguenze suonerà sempre più assurdo. Non sarebbe dunque ora di cominciare a includere queste prospettive nello scenario del gioco tra le grandi potenze? E le misure per affrontarle tra le “carte” da giocare per risollevare le sorti del continente e del mondo?         Guido Viale
July 6, 2026
Pressenza
In Veneto continuano le mobilitazioni per la Palestina
Si è svolto domenica 28 giugno 2026 presso la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Lentiai (BL) il secondo convegno della Rete Veneta dei Comitati per la Palestina libera, contro la guerra, i genocidi e gli ecocidi, che ha visto la partecipazione, in parte in presenza, in parte online, di 26 gruppi e comitati di un ampio territorio che va da Verona a Pordenone ed oltre, che si può descrivere come la nostra città diffusa. Nel corso degli ultimi tre anni di intensificazione esponenziale delle dinamiche genocidiarie contro il popolo palestinese, la provincia veneta ha visto nascere moltissimi percorsi di mobilitazione civile che hanno avuto varie forme, dal presidio settimanale, al corteo, alle mostre, ai dibattiti, alle raccolte di fondi, ai digiuni, al minuto di silenzio nelle scuole, quasi sempre grazie a una configurazione particolare, quella dei comitati. Cittadini e cittadine si sono organizzati, spesso paese per paese, nello scambio e nella collaborazione tra territori limitrofi, così come nella partecipazione alle mobilitazioni unitarie  (il blocco di porto Marghera dello scorso anno o la manifestazione contro la guerra ad Aviano del passato 6 giugno), nella creazione di centinaia di chat dedicate, in un crescere e un diffondersi inesorabile della consapevolezza rispetto alla questione palestinese. Si è ormai compreso che per fermare lo sterminio è necessario mettere in discussione il sistema economico che lo sostiene, come un tempo è stato per il Sudafrica. Per articolare questo percorso possiamo contare sulla collaborazione con BDS italia, con i suoi referenti nel territorio, anche se, di fatto, il boicottaggio  è da tempo iniziato in forma spontanea tra le centinaia di attivisti veneti. Questo è il passaggio che pensiamo necessario per riappropriarci della nostra stessa dignità, dei principi della Carta dei diritti dell’uomo e della Costituzione antifascista, per scrivere nuovi principi, se necessario, per noi stessi e per tutti gli esseri umani. Per la sanità in Italia, in Palestina e anche a Cuba, per il welfare, per una scuola libera, per il lavoro e per un’equa distribuzione delle risorse, per l’ecosistema che sempre di più, anche a causa delle guerre e del saccheggio delle risorse naturali, mostra i segni del collasso progressivo che oggi, più di noi, vivono le popolazioni del sud del mondo. Negli ultimi due mesi e mezzo questa Rete, nella sua geometria variabile e sempre aperta, si è messa al servizio della Global Sumud Flotilla accompagnandone la partenza da ciascun presidio fino al mare, e fino a che ogni partecipante è tornato in libertà; è stata uno dei motori fondamentali della manifestazione contro la guerra e la presenza di armi nucleari di Aviano il 6 giugno scorso; ha condiviso la campagna We Rise per chiedere la sospensione degli accordi economici dell’UE con Israele; ha diffuso il messaggio e ha moltiplicato le piazze con l’iniziativa Palestina Anima Mundi che il 3 luglio avrà il suo seguito. Auspichiamo anche la condivisione di una proposta di legge per l’obiezione di coscienza, in modo che i lavoratori e le lavoratrici che non vogliono produrre o movimentare armamenti non siano oggetto, come sono ora, di ritorsioni sistematiche da parte delle aziende. Cerchiamo di dare dei punti di riferimento per le campagne in corso, in particolare per la liberazione di Marwan Bargouthi e dei 10.000 prigionieri palestinesi per i quali Assopace Palestina  sollecita la creazione di comitati locali. Il convegno del 28 giugno, al quale hanno partecipato tra le altre anche Wilpf Italia, protagonista della denuncia contro le armi nucleari sul suolo italiano e alcune sezioni dell’Anpi, ha affrontato tra gli altri il tema della repressione a cui gli attivisti e le attiviste sono soggette, della necessità di essere solidali e di schierarsi a difesa di quanti e quante sono raggiunte dai provvedimenti restrittivi dei cosiddetti “decreti sicurezza” che si susseguono nel tentativo di reprimere il dissenso, con accuse che arrivano fino al terrorismo nazionale e internazionale. Accuse che, nel contesto inglese, hanno già portato in carcere diversi attivisti. In Italia le accuse di terrorismo vengono portate avanti, spesso su mandato diretto di Israele, soprattutto nei confronti delle persone palestinesi che sostengono la causa del loro popolo, come nel caso di Yaeesh e Hannoun. Nessuno e nessuna deve essere lasciata sola. Il grande obiettivo di incidere sulle scelte di tutti i governi passa per la nostra capacità di rendere la mobilitazione non solo generale e unitaria, ma anche concreta e capillare. Gli obiettivi concordati a breve e a medio termine sono: 1) Iniziare un percorso per la creazione di un database consultabile delle iniziative di tutti i territori 2) Iniziare il ragionamento per articolare una campagna di boicottaggio mirato ed efficace verso i complici, in qualche caso i mandanti, del genocidio in atto, presenti sul nostro territorio, con particolare attenzione alle armi e ai soldi. L’auspicio per tutto il movimento italiano, europeo e mondiale, è che l’unità e la convergenza che le realtà territoriali riescono a interpretare pur tra le diverse sensibilità che le attraversano, ricercando e praticando obiettivi comuni, sia suggerimento e invito a tutte e a tutti a convergere e a essere insieme motore delle molteplici, vecchie e nuove, forme della disobbedienza generalizzata. Le date di mobilitazione che sono state annunciate a livello regionale e che attraverseremo sono: 3 luglio, Palestina Anima Mundi (che già ha portato il 19 giugno 170 realtà in Italia a unirsi virtualmente in un’unica mobilitazione), ovunque in Italia. 17 luglio a Venezia, quando l’ambasciatore americano, in crociera nel Mediterraneo, attraccherà in laguna per assistere alla Festa del Redentore, ultima e più popolare delle feste veneziane, con il suo maxi yacht da 117 metri. La sua presenza, simbolo di un’ancora peggiore sottomissione della nostra classe dirigente ai voleri imperiali, sarà contestata nei tempi e nei luoghi che il movimento veneziano saprà indicarci. Da ultimo, dal Friuli si richiede un’attenzione speciale alla mobilitazione contro la partecipazione della nazionale israeliana di baseball under 18 al campionato europeo che si svolgerà a Ronchi dei Legionari tra il 14 e il 16 luglio. Rete Veneta dei Comitati per la Palestina Libera Per info: retevenetadeicomitati@protonmail.com         Redazione Italia
July 2, 2026
Pressenza
GENOVA RICORDA LA RIVOLTA ANTI-MSI DEL 30 GIUGNO 1960, OLTRE 1000 PERSONE AL CORTEO ANTIFASCISTA
Martedì sera, 30 giugno, a Genova, nonostante un clima più che torrido, doppia mobilitazione antifascista per ricordare il 30 giugno 1960, quando Genova si sollevò contro l’annunciato congresso nazionale dei fascisti dell’Msi, poi naufragato a causa della pressione di migliaia e migliaia di proletari. La Cgil ha percorso un breve tratto di centro storico per arrivare in piazza De Ferrari, mentre nel tardo pomeriggio Genova Antifascista ha mobilitato, per un corteo più lungo e articolato, oltre mille persone. Parole d’ordine: “con tutti i popoli che lottano contro il nemico imperialista”. Con Ricky, compagno di Genova Antifascista, abbiamo ripercorso i fatti che portarono alla sollevazione di Genova del 30 giugno 1960 e abbiamo declinato quella lotta con le mobilitazioni attuali e prossime che si svolgeranno in città. Ascolta o scarica
July 1, 2026
Radio Onda d`Urto