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Detenzione amministrativa negli Stati Uniti? Tra chi ci lucra e come si resiste
Nella puntata di oggi di Harraga (in onda ogni venerdì dalle 15 alle 16 su Radio Blackout) parliamo della detenzione amministrativa negli Stati Uniti, un tema centrale per capire come la macchina del razzismo istituzionalizzato dell’amministrazione Trump – dalle retate ICE nelle strade alla detenzione – si muova nel cuore del capitalismo. Dopo aver raccontato retate e mobilitazioni di piazza, oggi facciamo un passo avanti nella catena: la detenzione amministrativa delle persone migranti, gli Administrative Detention Centers, il corrispettivo statunitense dei nostri CPR, viene gestita in gran parte da colossi privati che lucrano miliardi sulla pelle delle persone recluse, con investimenti pubblici esplosi dalla seconda amministrazione Trump. Ripercorriamo due momenti di lotta che hanno scosso quei centri dalle fondamenta negli ultimi anni: lo sciopero della fame collettivo dell’aprile 2020 all’Otay Mesa Detention Center di San Diego, e di come una forma di protesta di solito individuale sia diventata lotta collettiva, “contagiandosi” tra vari centri di reclusione negli USA – un parallelo che ci risuona con le rivolte nelle carceri italiane della stessa primavera 2020 e con la repressione durissima che le ha seguite. Poi le proteste e lo sciopero della fame e del lavoro del maggio 2026 a Delaney Hall, New Jersey, dove la lotta interna si è saldata con la solidarietà e i blocchi fuori dal centro, incontrando anch’essa una risposta repressiva molto violenta. Ne abbiamo parlato con Ettore, che si è occupato e ha fatto ricerca sul campo proprio sulla detenzione amministrativa negli USA.
August 1, 2026
Radio Blackout - Info
Detenzione amministrativa negli Stati Uniti? Tra chi ci lucra e come si resiste
Nella puntata di oggi di Harraga (in onda ogni venerdì dalle 15 alle 16 su Radio Blackout) parliamo della detenzione amministrativa negli Stati Uniti, un tema centrale per capire come la macchina del razzismo istituzionalizzato dell’amministrazione Trump – dalle retate ICE nelle strade alla detenzione – si muova nel cuore del capitalismo. Dopo aver raccontato retate e mobilitazioni di piazza, oggi facciamo un passo avanti nella catena: la detenzione amministrativa delle persone migranti, gli Administrative Detention Centers, il corrispettivo statunitense dei nostri CPR, viene gestita in gran parte da colossi privati che lucrano miliardi sulla pelle delle persone recluse, con investimenti pubblici esplosi dalla seconda amministrazione Trump. Ripercorriamo due momenti di lotta che hanno scosso quei centri dalle fondamenta negli ultimi anni: lo sciopero della fame collettivo dell’aprile 2020 all’Otay Mesa Detention Center di San Diego, e di come una forma di protesta di solito individuale sia diventata lotta collettiva, “contagiandosi” tra vari centri di reclusione negli USA – un parallelo che ci risuona con le rivolte nelle carceri italiane della stessa primavera 2020 e con la repressione durissima che le ha seguite. Poi le proteste e lo sciopero della fame e del lavoro del maggio 2026 a Delaney Hall, New Jersey, dove la lotta interna si è saldata con la solidarietà e i blocchi fuori dal centro, incontrando anch’essa una risposta repressiva molto violenta. Ne abbiamo parlato con Ettore, che si è occupato e ha fatto ricerca sul campo proprio sulla detenzione amministrativa negli USA.
Detenzione amministrativa negli Stati Uniti? Tra chi ci lucra e come si resiste
Nella puntata di oggi di Harraga (in onda ogni venerdì dalle 15 alle 16 su Radio Blackout) parliamo della detenzione amministrativa negli Stati Uniti, un tema centrale per capire come la macchina del razzismo istituzionalizzato dell’amministrazione Trump – dalle retate ICE nelle strade alla detenzione – si muova nel cuore del capitalismo. Dopo aver raccontato retate e mobilitazioni di piazza, oggi facciamo un passo avanti nella catena: la detenzione amministrativa delle persone migranti, gli Administrative Detention Centers, il corrispettivo statunitense dei nostri CPR, viene gestita in gran parte da colossi privati che lucrano miliardi sulla pelle delle persone recluse, con investimenti pubblici esplosi dalla seconda amministrazione Trump. Ripercorriamo due momenti di lotta che hanno scosso quei centri dalle fondamenta negli ultimi anni: lo sciopero della fame collettivo dell’aprile 2020 all’Otay Mesa Detention Center di San Diego, e di come una forma di protesta di solito individuale sia diventata lotta collettiva, “contagiandosi” tra vari centri di reclusione negli USA – un parallelo che ci risuona con le rivolte nelle carceri italiane della stessa primavera 2020 e con la repressione durissima che le ha seguite. Poi le proteste e lo sciopero della fame e del lavoro del maggio 2026 a Delaney Hall, New Jersey, dove la lotta interna si è saldata con la solidarietà e i blocchi fuori dal centro, incontrando anch’essa una risposta repressiva molto violenta. Ne abbiamo parlato con Ettore, che si è occupato e ha fatto ricerca sul campo proprio sulla detenzione amministrativa negli USA.
August 1, 2026
Radio Blackout
PALESTINA: “MI HANNO PORTATO QUI PER UCCIDERMI”, L’APPELLO DI HUSSAM ABU SAFIYA DALLE CARCERI ISRAELIANE
“Mi hanno portato qui per uccidermi”, è l’appello disperato del medico palestinese Hussam Abu Safiya, rapito dall’esercito israeliano a Gaza nel dicembre 2024, dal carcere israeliano di Nitzan, dove l’accusa ha chiesto che venga trattenuto per un altro anno in detenzione amministrativa, cioè senza che sia mai stata formulata un’accusa nei suoi confronti. Le autorità israeliane sostengono di aver bisogno di un altro anno di tempo per degnarsi di presentare delle prove di presunte “attività terroristiche” del pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Gaza. Come accade per altre migliaia di prigionieri palestinesi, queste prove, ovviamente, non ci sono. Oltre all’appello del suo assistito, l’avvocato di Hussam Abu Safiya ha riferito anche delle gravi condizioni in cui versa il medico, analoghe a quelle di più di diecimila detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, il 35% dei quali tenuti in galera tramite la detenzione amministrativa. “Il dottor Abu Safiya ha dichiarato che subisce torture ogni giorno. Il suo avvocato ha dichiarato di averlo visto molto provato e ha riferito che il corpo del detenuto mostra evidenti segni di tortura sul visto, intorno agli occhi, e che il suo stato di salute, fisica e psicologica, è peggiorato“, spiega su Radio Onda d’Urto il medico palestinese Muhannad Abu Hilal, dei Sanitari per Gaza e del Coordinamento Palestina di Brescia. “Oltre a lui – prosegue Abu Hilal – ci sono altri 14 medici palestinesi e 100 operatori sanitari rinchiusi nelle carceri israeliane“. “La Croce Rossa Internazionale ha chiesto alle autorità israeliane di poter verificare, con urgenza, le condizioni di salute del dottor Abu Safiya e di un altro suo collega, il dottor Marwan al-Hams, anche lui detenuto in condizioni simili. Le autorità israeliane, però, non hanno ancora concesso alla CRI queste visite”, aggiunge Muhannad Abu Hilal. “Se non intervengono le associazione internazionali umanitarie e dei diritti umani, il dottor Abu Safiya purtroppo rischia la sua vita nelle carceri israeliane“, conclude il medico palestinese intervistato dalla nostra emittente. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Muhannad Abu Hilal, medico palestinese dei Sanitari per Gaza e del Coordinamento Palestina di Brescia. Ascolta o scarica.  
July 6, 2026
Radio Onda d`Urto
Mercoledì 17 giugno presidio a Tor Vergata per Mahmoud Al-Najjar
Uno studente di Tor vergata lancia il presidio che si svolgerà domani, 17 giugno alle ore 15, davanti al rettorato dell'ateneo per protestare contro il silenzio dell'Università davanti al "rapimento" di Mahmoud Al-Najjar, ricercatore palestinese, che il 1 giugno è stato arrestato in Israele mentre stava per partire per Roma, dopo aver ottenuto tutte le carte necessarie, per frequentare il master in economia dello sviluppo e cooperazione internazionale a Roma 2.
June 16, 2026
Radio Onda Rossa