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Roma: Colpo di mano su Casale Garibaldi
Casale Garibaldi, nato come occupazione nella zona di Casilino 23, a sorpresa viene assegnata nell'ambito di un bando a associazioni diverse rispetto alla sua storia. Con un compagno dello spazio, viene presentato un quadro generale sulla necessità di difendere tutti gli spazi sociali e lanciata l'assemblea Roma non si vende, il Casale di difende per sabato 17 gennaio alle 16 a Casale Garibaldi, in via Balzani 87
Una città diversa
C’È LO SGOMBERO AVVENUTO IN UNA SITUAZIONE TUTT’ALTRO CHE LIMPIDA. C’È POI LA MANIFESTAZIONE DI SABATO, CON I LACRIMOGENI DELLE FORZE DELL’ORDINE SPARATI AD ALTEZZA UOMO. MA PRIMA DI TUTTO QUANTO ACCADE A TORINO È UN ATTACCO ALLA POSSIBILITÀ DI IMMAGINARE UNA CITTÀ DIVERSA: PERCHÉ SI PUÒ ESSERE D’ACCORDO O MENO CON ALCUNE SCELTE E PRATICHE POLITICHE, MA ASKATASUNA, COME MOLTI ALTRI SPAZI DI TANTE CITTÀ, RESTA UNO DEI POCHI LUOGHI DI TORINO CAPACI DI COSTRUIRE RELAZIONI SOCIALI, TRA DOPOSCUOLA, INIZIATIVE CULTURALI, SPORT POPOLARE, MUTUALISMO. IL CUORE DELLA QUESTIONE È CHIARO: A QUELLI CHE SONO IN ALTO NON PIACE CHI METTE IN DISCUSSIONE L’IDEA DI CITTÀ COME SPAZIO REGOLATO DAL MERCATO (GRAZIE AL QUALE, AD ESEMPIO, TORINO HA OLTRE 6.000 SFRATTI IN CORSO E 75MILA ABITAZIONI INUTILIZZATE), E DALL’AMMINISTRAZIONE -------------------------------------------------------------------------------- Giovedì mattina a Torino è stato sgomberato Askatasuna, uno dei più noti centri sociali in Italia. Il nome, in basco, significa “libertà” e non è una scelta casuale. Lo sgombero, come ormai noto, è avvenuto in una situazione tutt’altro che limpida, al termine di perquisizioni disposte nell’ambito di indagini su disordini e atti vandalici che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di diverse persone legate ai centri sociali torinesi. Askatasuna, però, non è solo un luogo politico: è stato per anni uno spazio vivo, attraversato da attività sociali, culturali e solidali, un punto di riferimento per il quartiere e per molte persone che lì hanno trovato supporto, relazioni, iniziative aperte alla città. Ridurre tutto a una questione di ordine pubblico significa cancellare questa storia e non interrogarsi sul vuoto che uno sgombero così produce. Ma uno sgombero non è mai un atto neutro. È un gesto politico, anche quando viene presentato come semplice applicazione della legge o ripristino dell’ordine. Chiudere uno spazio come Askatasuna significa affermare una certa idea di città: una città in cui il conflitto viene espulso invece che attraversato, in cui le forme di aggregazione non istituzionali sono tollerate solo finché restano invisibili, innocue, silenziose. Nel quartiere, Askatasuna non era percepito solo come un “centro sociale”, etichetta spesso usata per semplificare e delegittimare. Era uno spazio attraversato da studenti, famiglie, migranti, associazioni informali. Un luogo dove si facevano doposcuola, iniziative culturali, sport popolare, mutualismo. Dove si costruivano legami. Lo sgombero non cancella solo dei muri occupati: cancella relazioni, interrompe pratiche, lascia un vuoto che difficilmente verrà colmato da politiche pubbliche. Centri come Askatasuna hanno svolto una funzione che le istituzioni faticano a riconoscere: hanno trasformato spazi inutilizzati in luoghi di relazione, offrendo attività culturali accessibili, supporto informale, pratiche di mutualismo, sport popolare, momenti di confronto politico. Non sostituiscono i servizi pubblici, ma ne mostrano le mancanze. E lo fanno dal basso, senza finanziamenti strutturali, basandosi sul lavoro volontario e su una partecipazione che non è consumo, ma presenza. Per questo risultano spesso scomodi. Perché non chiedono solo di essere “tollerati”, ma mettono in discussione l’idea stessa di città come spazio regolato esclusivamente dal mercato e dall’amministrazione. Nei centri sociali la cittadinanza non è un titolo astratto, ma una pratica quotidiana: si costruisce nel fare insieme, nel prendersi cura, nel conflitto aperto quando necessario. Certo, non sono luoghi innocui o pacificati. La conflittualità fa parte della loro natura, così come l’opposizione a un ordine sociale che produce esclusione. Ma ridurli a problemi di ordine pubblico significa non voler vedere ciò che rappresentano: una forma di partecipazione politica e sociale che non passa dai canali tradizionali, e che proprio per questo viene spesso delegittimata o repressa. Lo sgombero rappresenta una guerra silenziosa contro forme di vita che non rientrano nei modelli dominanti. Non fa rumore, non occupa le prime pagine a lungo, ma erode pezzo dopo pezzo il tessuto democratico delle città. Qualcosa viene tolto a tutti: la possibilità di immaginare una città diversa, più porosa, più giusta, più viva. -------------------------------------------------------------------------------- Emilia De Rienzo, insegnante, formatrice, vive a Torino -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI CHIARA SASSO: > Smontato il processo di Torino -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Una città diversa proviene da Comune-info.
‘Gkn a scuola’: gli operai vanno nei licei occupati. Ce lo racconta Massimo, detto i’ Berva
Ho preso la tranvia con Massimo il 18 ottobre, il giorno della manifestazione che si è conclusa con l’occupazione di qualche ora all’aeroporto. Era un pomeriggio caldo da sembrare ancora estate. C’erano famiglie con passeggini, i collettivi degli/delle studenti, le … Leggi tutto L'articolo ‘Gkn a scuola’: gli operai vanno nei licei occupati. Ce lo racconta Massimo, detto i’ Berva  sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
L’assalto alle scuole occupate è organizzato
Se si vuol fare lotta politica bisogna capire la realtà al di là delle apparenze, delle dichiarazioni, dei luoghi comuni ripetuti fino allo sfinimento. E imparare presto ad “unire i punti” tra i vari eventi, o comportamenti, per trarne delle conclusioni attendibili, evitando come la peste le trappole della “dietrologia” […] L'articolo L’assalto alle scuole occupate è organizzato su Contropiano.
Liceo Morgagni: «Ci hanno preso a pugni per impedirci di occupare»
«Un professore ha colpito con un pugno il braccio di un ragazzo, altri hanno afferrato al collo due studenti che si trovavano all’interno della scuola». È la denuncia del Collettivo Autorganizzato Reset, che nella notte tra domenica e lunedì ha tentato di occupare il liceo Morgagni di Roma, nel quartiere […] L'articolo Liceo Morgagni: «Ci hanno preso a pugni per impedirci di occupare» su Contropiano.
La Storia non si ferma davanti a un portone
Riportiamo il testo di un appello lanciato da vari docenti napoletani a difesa delle studentesse e degli studenti che hanno occupato le proprie scuole in solidarietà con la causa palestinese. Qui il link per poter firmare. *** Come docenti e lavoratorə della scuola per la Palestina, vogliamo prendere parola su […] L'articolo La Storia non si ferma davanti a un portone su Contropiano.
La mobilitazione continua: dalle piazze, alle scuole, fino alla solidarietà ad Anan in sciopero della fame.@0
I divieti, le precettazioni ministeriali e la violenza poliziesca non arginano la mobilitazione al fianco della resistenza palestinese e delle flotte impegnate a sfidare il blocco navale dell’esercito israeliano. A Torino, come a Bologna, ieri – Martedì 7 Ottobre – migliaia di persone hanno deciso di riprendersi le strade e sfidare le limitazioni del questore. […]
La mobilitazione continua: dalle piazze, alle scuole, fino alla solidarietà ad Anan in sciopero della fame.@2
I divieti, le precettazioni ministeriali e la violenza poliziesca non arginano la mobilitazione al fianco della resistenza palestinese e delle flotte impegnate a sfidare il blocco navale dell’esercito israeliano. A Torino, come a Bologna, ieri – Martedì 7 Ottobre – migliaia di persone hanno deciso di riprendersi le strade e sfidare le limitazioni del questore. […]
La mobilitazione continua: dalle piazze, alle scuole, fino alla solidarietà ad Anan in sciopero della fame.@1
I divieti, le precettazioni ministeriali e la violenza poliziesca non arginano la mobilitazione al fianco della resistenza palestinese e delle flotte impegnate a sfidare il blocco navale dell’esercito israeliano. A Torino, come a Bologna, ieri – Martedì 7 Ottobre – migliaia di persone hanno deciso di riprendersi le strade e sfidare le limitazioni del questore. […]
La mobilitazione continua: dalle piazze, alle scuole, fino alla solidarietà ad Anan in sciopero della fame.@3
I divieti, le precettazioni ministeriali e la violenza poliziesca non arginano la mobilitazione al fianco della resistenza palestinese e delle flotte impegnate a sfidare il blocco navale dell’esercito israeliano. A Torino, come a Bologna, ieri – Martedì 7 Ottobre – migliaia di persone hanno deciso di riprendersi le strade e sfidare le limitazioni del questore. […]