Tag - occupazioni

Sgomberato SOCS
Stamattina all’alba, a Milano, numerosi celerini, digossini e altro personale di polizia hanno fatto irruzione negli immobili di via Celoria 26, di proprietà dell’Università Statale, per mettere fine all’occupazione universitaria del Settore occupato Città Studi (SOCS), occupato dal 2024 in sostegno al popolo palestinese. Questo ennesimo sgombero di una realtà autogestita avviene a ventiquattro ore dallo sgombero del Bencivenga a Roma – avvenuto dopo la ri occupazione dello stabile, già sgomberato lo scorso giugno nell’ambito dell’inchiesta sui sabotaggi alla linea ferroviaria ad alta velocità. Durante l’assedio poliziesco, si è formato un presidio di solidarietà nel piazzale di chimica di città studi, settore didattico, raggiungibile da Via Golgi 19. L’invito è quello di andare lì e rimanere aggiornatx sul canale telegram @socsmultiverse, le iniziative continuano! Abbiamo raggiunto telefonicamente il presidio creatosi alla facoltà di chimica e ci siamo fattx raccontare la mattinata e le iniziative post-sgombero.
Sgomberato SOCS
Stamattina all’alba, a Milano, numerosi celerini, digossini e altro personale di polizia hanno fatto irruzione negli immobili di via Celoria 26, di proprietà dell’Università Statale, per mettere fine all’occupazione universitaria del Settore occupato Città Studi (SOCS), occupato dal 2024 in sostegno al popolo palestinese. Questo ennesimo sgombero di una realtà autogestita avviene a ventiquattro ore dallo sgombero del Bencivenga a Roma – avvenuto dopo la ri occupazione dello stabile, già sgomberato lo scorso giugno nell’ambito dell’inchiesta sui sabotaggi alla linea ferroviaria ad alta velocità. Durante l’assedio poliziesco, si è formato un presidio di solidarietà nel piazzale di chimica di città studi, settore didattico, raggiungibile da Via Golgi 19. L’invito è quello di andare lì e rimanere aggiornatx sul canale telegram @socsmultiverse, le iniziative continuano! Abbiamo raggiunto telefonicamente il presidio creatosi alla facoltà di chimica e ci siamo fattx raccontare la mattinata e le iniziative post-sgombero.
July 14, 2026
Radio Blackout
Atene, la comunità di Prosfygika contro sgombero e privatizzazione
Ad Atene, lungo viale Alexandras, otto blocchi di case popolari costruiti negli anni Trenta per accogliere migranti dall’Asia Minore sono tornati a essere il centro di una battaglia politica sul diritto alla casa, sull’uso dello spazio urbano e sull’autorganizzazione. Il complesso di Prosfygika ospita oggi una comunità occupata e autogestita di circa quattrocento persone: rifugiate, migranti, famiglie, persone anziane, malate o escluse dal mercato abitativo. Negli ultimi mesi, la minaccia di sgombero ne ha fatto un caso internazionale. La mobilitazione della comunità, sostenuta dalla campagna #SaveProsfygika, si è intensificata con lo sciopero della fame di Aristotelis Hantzis, iniziato il 5 febbraio di quest’anno e culminato, dopo mesi di protesta, nel suo ricovero in condizioni critiche; pochi giorni dopo, lui e Suzon Doppagne hanno sospeso lo sciopero, mentre cresceva la pressione per aprire un dialogo con le istituzioni. Questo articolo raccoglie le voci di chi vive questa lotta: Christos, della comunità degli occupanti di Prosfygika, e Johanna, del Borderless Collective di Berlino. Attraverso le loro parole, Prosfygika emerge come un esperimento concreto di convivenza, cura e resistenza, dentro una città attraversata da sfratti, gentrificazione e dispositivi di controllo. AUTOGOVERNO, CURA E CONFLITTO «La vita della comunità di Prosfygika si regge su infrastrutture e strutture precise», spiega Christos. «Funziona a partire dalla risoluzione dei bisogni comuni in modo condiviso e organizzato. L’esperienza dell’abitativo si è condensata in un documento scritto, che raccoglie il modo che abbiamo elaborato per risolvere i conflitti e per mantenere la comunità in una condizione di armonia». Un quadro che definisce il nucleo politico, i valori e i principi su cui si regge la vita comune. «L’organizzazione funziona in modo orizzontale: le decisioni vengono prese in assemblea da tutta la comunità e la loro attuazione è affidata ad alcune persone, che non hanno potere decisionale ma ne assumono la responsabilità». È una logica che attraversa ogni livello della vita comunitaria. «Cerchiamo di prendere decisioni all’unanimità. Se emergono disaccordi, proviamo a discuterli, ad assumerci la responsabilità del dissenso in modo critico e autocritico». Prosegue Johanna: «Uno degli organi decisionali è l’assemblea delle donne. Nata nel 2019, aveva inizialmente l’obiettivo di riunire le donne e le soggettività femminili di Prosfygika, creando uno spazio di confronto sui problemi che affrontano quotidianamente, sia all’interno sia all’esterno della comunità abitativa. Nel corso degli anni» spiega «questa esperienza si è consolidata anche come struttura politica, rispondendo al bisogno di organizzarsi in maniera autonoma e di costruire uno spazio di autodeterminazione». Christos aggiunge: «Le strutture hanno le proprie assemblee e i propri fondi. Decidono sulle questioni che le riguardano direttamente. Ciò avviene sempre all’interno del quadro generale in cui operiamo: orizzontalità, apertura e solidarietà. Ogni ambito di organizzazione si articola anche in gruppi di lavoro specifici. La partecipazione è il principio che tiene insieme questo sistema. Chiunque entri nella comunità prende parte a uno o più di questi spazi. È così che le decisioni vengono costruite dal basso: prima nei singoli ambiti, poi nella comunità nel suo insieme». L’organizzazione si estende oltre la gestione del quotidiano. «Ogni due o tre anni convochiamo grandi assemblee di revisione a cui partecipano l’intera comunità e il quartiere», racconta Christos. «Rivediamo il periodo precedente e immaginiamo come vogliamo che si sviluppi quello successivo». È in questi momenti che prende forma il piano strategico della comunità. Oggi a Prosfygika esistono ventidue strutture organizzative autonome e autogestite, pensate per rispondere ai bisogni della comunità e, in molti casi, anche del quartiere circostante. Tra quelle che sostengono la vita quotidiana ci sono il forno, lo spazio per l’infanzia, il presidio sanitario, l’organizzazione delle donne e la logistica alimentare per la distribuzione del cibo. Il presidio sanitario occupa un ruolo centrale. «Organizza tutto ciò che riguarda la cura di chi soffre fisicamente o psicologicamente: appuntamenti, esami medici o qualsiasi altra necessità», spiega Christos. Tra i servizi messi a disposizione c’è anche una farmacia sociale, alimentata da donazioni individuali e di realtà sanitarie solidali, che distribuisce medicinali a chi non può permetterseli. Lo stesso presidio gestisce inoltre spazi di accoglienza per pazienti e accompagnatori dell’ospedale oncologico. «Chi arriva in ospedale per ricevere cure mediche deve confrontarsi con un problema enorme», racconta. «Gli alloggi disponibili, pubblici o privati, sono spesso troppo costosi o insufficienti, e molte persone finiscono per dormire in macchina». Pochi giorni fa è stato aperto il secondo spazio di accoglienza. Un passaggio importante, sottolinea Christos, anche perché il piano regionale di riqualificazione di Prosfygika prevede proprio la costruzione di strutture simili. «In pratica», osserva, «si tratta di sgomberare la comunità, allontanare le persone che la abitano e costruire dall’alto qualcosa che, in forme diverse, la comunità ha già realizzato e continua a portare avanti». > Tra le esperienze storiche di Prosfygika, Johanna richiama il forno > comunitario, «nato nel 2014, soprattutto per iniziativa di compagni turchi e > curdi. Porta il nome di Berkin Elvan, il ragazzo curdo ucciso dalla polizia > turca mentre andava a comprare il pane. Oggi il forno produce quotidianamente > pane e altri prodotti, distribuiti all’interno della comunità, nel quartiere > ma anche venduti all’esterno, rifornendo con continuità negozi e ristoranti». Un altro ambito fondamentale è quello dedicato all’infanzia, che, racconta Johanna, «si occupa della cura e dell’istruzione di cinquanta bambini». Le attività comprendono lezioni, un asilo autogestito e assemblee dei bambini e delle bambine, ma il suo intervento si estende ben oltre il piano educativo. «Molti di coloro che usufruiscono di questo spazio per l’infanzia sono figli di migranti e rifugiati. Questo significa che spesso non hanno accesso né all’assistenza sanitaria né al sistema scolastico. Per questo il progetto si fa carico anche del coordinamento di visite mediche, vaccinazioni e del rapporto con la rete delle scuole del quartiere, monitorando il percorso di ciascun bambino e affrontando eventuali criticità». Accanto alle lezioni di greco e inglese, si promuovono anche forme di educazione comunitaria e sostegno scolastico. «Tutte le strutture sono aperte», sottolinea Johanna. «Non rispondono solo ai bisogni di chi vive qui, ma anche a quelli di chi vive fuori. Per questo anche bambini esterni alla comunità prendono parte alle attività formative, in un processo che guarda già al futuro e opera in previsione della costruzione di una scuola autogestita per il quartiere». PROSFYGIKA E LE RETI DELL’INTERNAZIONALISMO «Qui vivono persone provenienti da ventisette paesi diversi, con lingue e retroterra culturali differenti. Una composizione eterogenea che comprende giovani e anziani, militanti anarchici e comunisti, ma anche persone arrivate per necessità legate all’abitare, alla cura e alla salute». Questa pluralità produce inevitabilmente differenze ideologiche, ma rappresenta anche una ricchezza politica. «Il processo principale, quando si costruisce una comunità, è trovare un terreno comune». Da qui nasce una sintesi: «Si accolgono opinioni e percezioni diverse per costruire una proposta di vita alternativa, fuori dal capitalismo di Stato e dalla mentalità patriarcali». Johanna sottolinea come la dimensione transnazionale abbia attraversato la comunità fin dalla sua nascita e continui a tradursi in forme concrete di organizzazione. All’interno di Prosfygika trovano spazio diverse organizzazioni, in particolare gruppi rivoluzionari provenienti dalla Turchia, dal Kurdistan e da altri paesi europei. Christos aggiunge che l’internazionalismo, il riconoscimento di una lotta comune che attraversa confini, territori e popoli diversi, è una dimensione imprescindibile di ogni progetto rivoluzionario. «Se il nostro obiettivo è cambiare il mondo in modo radicale, non possiamo fare altro che imparare dalle rivoluzioni del presente e mantenere vivo questo scambio politico». Così, il rapporto con il Rojava ha rappresentato un passaggio decisivo. Nel Nord-Est della Siria, dove dal 2012 si è sviluppato un esperimento politico basato su autogoverno, organizzazione comunitaria e liberazione delle donne, Prosfygika ha trovato un riferimento importante. Dal 2016, racconta Christos, diverse delegazioni hanno raggiunto il Kurdistan siriano per partecipare alla difesa della rivoluzione e osservare da vicino le pratiche costruite in quel contesto. Tra gli elementi che la comunità riconosce come più importanti nell’esperienza del Rojava, c’è il principio della giustizia comunitaria. «Il corpo collettivo è responsabile della risoluzione dei conflitti», spiega Christos, «ed è anche il soggetto che ricompone il tessuto comunitario». Aggiunge che l’influenza del movimento di liberazione curdo si esercita quotidianamente attraverso la presenza di compagni e compagne che vivono nella comunità e che fanno parte, o sono strettamente legati, a quel percorso politico. «Il movimento di liberazione curdo ci ha fornito molti strumenti analitici, soprattutto per leggere quella che definisce “la terza guerra mondiale”, un conflitto diffuso e a bassa intensità che attraversa da decenni il mondo, prendendo forma nelle guerre finanziarie, nelle guerre per procura e nel progressivo rafforzamento degli Stati contro quello che viene percepito come il nemico interno, vale a dire i movimenti sociali». Una dinamica che si riflette anche nel contesto europeo e dentro la stessa esperienza di Prosfygika, dove l’intensificarsi della crisi coincide con una crescita della repressione e della militarizzazione. DIFENDERE PROSFYGIKA Sul piano di riqualificazione che minaccia Prosfygika, Johanna è netta: «Tutto ciò è parte del più ampio processo di gentrificazione che da anni sta assediando Atene ed è inseparabile dall’intensificarsi della repressione, in Grecia come altrove». A dicembre, racconta Johanna, la comunità ha scoperto l’esistenza di un accordo finora non reso pubblico tra la Regione Attica Attica, il governo centrale e il servizio pubblico greco per l’impiego DYPA — tra gli enti che amministrano parte del complesso di Prosfygika Alexandras. L’intesa prevede il restauro dei primi quattro blocchi del quartiere e la loro conversione in alloggi popolari, cioè abitazioni pubbliche a prezzi accessibili per persone in condizioni di fragilità economica. Per Johanna, però, il progetto è contraddittorio: «Non ha alcun senso, perché quello che stiamo facendo qui è già una forma molto più completa di housing sociale». Ricorda inoltre che in Grecia modelli strutturati di edilizia sociale sono praticamente scomparsi da oltre trent’anni. Per questo interpreta il piano come «un’altra narrazione» usata dalle autorità per giustificare lo sgombero. Prosfygika, sottolinea, ha già affrontato progetti simili nel corso dei decenni, sia per il suo valore immobiliare nel centro di Atene, sia per la storia di resistenza che lo attraversa. Questa volta, però, la comunità si trova di fronte a un piano più avanzato, pensato per superare gli ostacoli legali che in passato avevano bloccato operazioni analoghe. > Christos accentua il carattere apertamente repressivo del progetto edilizio. > «Al di là della dimensione materiale dell’investimento, il bersaglio > principale dello Stato è cancellare il suo nemico politico». E quel nemico, > aggiunge, è la comunità stessa: «perché propone un modo alternativo di vivere, > orizzontale, senza Stato, fuori dalle logiche capitalistiche». Aggiunge che gli sviluppi più recenti confermano questa lettura: l’assenza di fondi europei e il silenzio dei media greci indicherebbero una regia politica che arriva direttamente dai livelli più alti del governo. Le conseguenze di un eventuale sgombero, avverte, sarebbero immediate e drammatiche. «Parliamo di quattrocento persone, cinquanta famiglie, circa cinquanta bambini. Nel migliore dei casi, i più “fortunati” finirebbero in carcere; gli altri verrebbero lasciati in strada o deportati. Le persone senza documenti, già esposte a condizioni di estrema vulnerabilità, perderebbero ogni accesso al welfare. Molti di loro», afferma, «finirebbero per morire di abbandono». * Nel pieno dell’emergenza, la mobilitazione di Prosfygika si muove su più fronti: ogni giorno la comunità distribuisce materiali e raccoglie firme nel quartiere e a Syntagma Square, davanti al Parlamento, mentre più volte a settimana organizza manifestazioni in diversi punti di Atene. Parallelamente, ha scelto di aprire ancora di più i propri spazi all’esterno, ospitando quasi quotidianamente eventi politici e culturali: un modo, spiega Johanna, per ampliare la mobilitazione e radicarlo nel tessuto sociale più ampio. > Per Christos, ogni crisi porta con sé anche una possibilità politica. «È > un’opportunità per aprirci alla società, per permettere a più persone di > avvicinarsi alla comunità e riconoscersi nella sua lotta. Perché i bisogni > sociali restano gli stessi, indipendentemente dalle differenze di provenienza > o condizione». Negli ultimi mesi, però, la pressione esercitata dalla comunità e dalla rete di solidarietà ha iniziato a produrre alcuni effetti sul piano istituzionale. Insieme al Comitato Internazionalista, Prosfygika ha organizzato una delegazione a Bruxelles, che ha portato trentatré membri del Parlamento europeo a interrogare la Commissione sui finanziamenti previsti per il piano di riqualificazione. Parallelamente, il Comune di Atene ha chiesto formalmente al governo e alla Regione Attica di aprire un confronto con la comunità sul futuro del complesso. «È la prima volta», sottolinea Christos, «che un’istituzione riconosce non singole persone che vivono a Prosfygika, ma la comunità nel suo insieme». > Per chi vive nell’occupazione, per attiviste e attivisti, questo rappresenta > un passaggio significativo: il risultato di mesi di mobilitazione, dello > sciopero della fame e di una pressione politica costruita dentro e fuori la > Grecia. Da circa un anno, racconta Johanna, Prosfygika ha strutturato una campagna internazionale, nata inizialmente per sostenere il restauro degli otto blocchi storici del complesso e oggi intrecciata direttamente alla difesa contro il piano di sgombero. Negli ultimi mesi, il sostegno arrivato dall’estero — tra presenze ad Atene, iniziative di solidarietà e raccolte fondi — è stato determinante. L’appello resta aperto, soprattutto in vista dell’estate, periodo in cui la pressione repressiva tende ad aumentare: servono presenza, competenze tecniche, supporto organizzativo e risorse economiche. Parallelamente, la richiesta è quella di rafforzare anche la pressione politica dall’esterno, attraverso iniziative pubbliche e mobilitazioni davanti alle sedi diplomatiche greche e alle rappresentanze europee. Il dialogo avviato con le istituzioni, precisa, non modifica però le richieste centrali: la cancellazione del piano di riqualificazione, la garanzia che gli abitanti possano restare e la possibilità di portare avanti autonomamente il restauro degli edifici. Tutte le foto sono di Antonis Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. 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June 30, 2026
DINAMOpress
Rigaer94 sotto sgombero!
La storica occupazione berlinese di Rigaerstr. 94 è sotto minaccia di sgombero. Ne approfittiamo per parlare con unx occupante del quartiere in cui si trova, Friedrichshein, e della gentrificazione di Berlino, del processo di legalizzazione delle occupazioni, delle attività che si svolgono alla Rigaer94, della repressione della solidarietà al popolo palestinese in Germania e della campagna contro lo sgombero. Per comunicazioni, aggiornamenti e contatti al blog: rigaer94.squat.net La traduzione in italiano del contributo arrivatoci da Berlino andata in onda questa mattina… …e la versione in inglese_ Rigaer94 si trova in Rigaer Straße. Ci parlate del quartiere Friedrichshain, dei cambiamenti che hanno interessato il quartiere e la città, e della storia di Rigaer Straße? Che ruolo pensi abbia giocato la tendenza alla regolarizzazione degli spazi attraverso il coinvolgimento delle istituzioni in Germania? Attività e pratiche della Rigaer94 Il sostegno alla Palestina è stato represso duramente e violentemente in Germaniae a Berlino; ci sono stati casi in cui Rigaer è stata attaccata per la sua solidarietà contro l’occupazione e il colonialismo israeliano? Quali iniziative sono state intraprese contro lo sgombero?
Rigaer94 sotto sgombero!
La storica occupazione berlinese di Rigaerstr. 94 è sotto minaccia di sgombero. Ne approfittiamo per parlare con unx occupante del quartiere in cui si trova, Friedrichshein, e della gentrificazione di Berlino, del processo di legalizzazione delle occupazioni, delle attività che si svolgono alla Rigaer94, della repressione della solidarietà al popolo palestinese in Germania e della campagna contro lo sgombero. Per comunicazioni, aggiornamenti e contatti al blog: rigaer94.squat.net La traduzione in italiano del contributo arrivatoci da Berlino andata in onda questa mattina… …e la versione in inglese_ Rigaer94 si trova in Rigaer Straße. Ci parlate del quartiere Friedrichshain, dei cambiamenti che hanno interessato il quartiere e la città, e della storia di Rigaer Straße? Che ruolo pensi abbia giocato la tendenza alla regolarizzazione degli spazi attraverso il coinvolgimento delle istituzioni in Germania? Attività e pratiche della Rigaer94 Il sostegno alla Palestina è stato represso duramente e violentemente in Germaniae a Berlino; ci sono stati casi in cui Rigaer è stata attaccata per la sua solidarietà contro l’occupazione e il colonialismo israeliano? Quali iniziative sono state intraprese contro lo sgombero?
June 1, 2026
Radio Blackout
Prosfygika, contro le minacce di sgombero
Sedici anni di autogestione nel cuore di Atene: lo Stato prepara lo sgombero, un residente in sciopero della fame fino alle estreme conseguenze. Per 16 anni, la Comunità di Prosfygika Occupata è esistita come un quartiere unico, autogestito e liberato ad Atene. Tra la sede della polizia e la Corte Suprema, circa 400 abitanti del quartiere hanno costruito una risposta concreta alla domanda su come vivere insieme e su come auto-organizzarsi dal basso per soddisfare i propri bisogni. Questo avviene attraverso numerose assemblee, 22 strutture autogestite e una vita comunitaria condivisa. Il quartiere rappresenta una proposta pratica contro il dominio, fondata su autogestione, autonomia, auto-organizzazione e internazionalismo. È un luogo in cui si formano relazioni di solidarietà e dove persone oppresse e in lotta si incontrano, determinate a combattere e resistere per le proprie case, costruendo un contrattacco che mira a riportare al centro le lotte di classe, sociali e internazionaliste. Il quartiere è una spina nel fianco dello Stato, sia perché occupa un territorio che il capitale vuole sfruttare, sia perché sta costruendo un nuovo immaginario sociale, un nuovo mondo, nel cuore della metropoli di Atene. Da mesi, lo Stato sta preparando una grande offensiva contro il quartiere, la più imponente che abbia mai affrontato. In risposta, il residente della comunità Aristotelis Chantzis ha iniziato il 5 febbraio uno sciopero della fame a oltranza fino alla morte. Di seguito, l’audio in cui ci aggiornano sulla situazione a Prosfygika: Condividiamo qui la dichiarazione dello sciopero della fame: Sciopero della fame fino alla morte in difesa della vita Messaggio alla società, alla mia famiglia, ai miei amici Mi chiamo Aristotelis Chantzis e, in quanto membro e residente della Comunità Occupata di Prosfygika in Viale Alexandras, intraprendo uno sciopero della fame fino alla morte. Riconosco questa azione come uno strumento di lotta per portare all’attenzione collettiva la necessità di preservare Prosfygika di Viale Alexandras come edilizia popolare, come struttura di solidarietà per i gruppi sociali vulnerabili e come comunità organizzata di resistenza. L’attacco che stiamo subendo fa parte di un’offensiva complessiva dello Stato e del capitalismo contro il mondo della comunità, dell’auto-organizzazione, della solidarietà e della resistenza sociale. Lo Stato, indipendentemente dal governo di turno, ha pianificato l’abbandono e il degrado di Prosfygika come tattica preliminare all’assalto della gentrificazione. Nel corso degli anni ha impiegato ogni mezzo immorale per servire gli interessi di privati, appaltatori e aziende, e per rafforzare le reti clientelari dei governatori regionali, delle autorità comunali e del governo centrale. Se la comunità non si fosse presa cura degli edifici di Prosfygika in tutti questi anni, essi sarebbero stati demoliti da tempo. La Comunità Occupata di Prosfygika è una proposta sociale alternativa al mondo di solitudine, individualismo, insicurezza, senzatetto e assistenza sanitaria inadeguata o inesistente che gli Stati e il capitalismo ci impongono. Abbiamo costruito 22 strutture di solidarietà nei settori dell’istruzione, della salute, dell’alimentazione, della cultura, dell’arte, del supporto tecnico all’abitare, dell’emancipazione e della collettivizzazione delle donne, della democratizzazione della famiglia e della partecipazione individuale alla vita comune. Costruiamo relazioni di fiducia, sicurezza, amicizia e solidarietà con le persone che ci circondano. Queste relazioni e strutture non sono riservate a singoli membri, ma rappresentano la nostra proposta sociale per l’intera società. Operiamo in modo democratico e diretto attraverso assemblee generali settimanali e conferenze plenarie. Il nostro obiettivo è affrontare i problemi sociali. Il nostro obiettivo è costruire una comunità e strutture di solidarietà che sostengano i gruppi sociali vulnerabili. Con questo sciopero della fame vi invito a conoscere da vicino questa comunità, le sue strutture di solidarietà e i suoi residenti; a incontrarci, ad ampliare il mondo della comunità, a unire le nostre voci, la nostra angoscia per la vita e le nostre lotte. Riguardo allo sciopero della fame fino alla morte: Come Comunità Occupata di Prosfygika, abbiamo deciso di difendere fino in fondo la nostra proposta sociale, le persone che ne fanno parte, le strutture che abbiamo costruito e la memoria storica di Prosfygika. È una nostra scelta consapevole e una nostra responsabilità dare anche la vita per la continuazione della vita. Sappiamo che, se Prosfygika venisse sgomberata, gran parte di noi si ritroverebbe per strada: gli anziani e i malati morirebbero senza riparo, i bambini perderebbero le loro case e le loro scuole, con conseguenze incalcolabili per la loro salute fisica e mentale e per il corso della loro esistenza. Sulla base di questa decisione collettiva di difenderci, ho scelto volontariamente di intraprendere uno sciopero della fame fino alla morte, nel massimo rispetto per la vita. Il metodo concordato consente allo scioperante di prolungare lo sciopero della fame per un periodo sufficiente a comunicare le proprie richieste alla società. Siamo naturalmente consapevoli che possono insorgere complicazioni di salute già dai primi giorni e per tutta la durata dello sciopero — non tanto a causa della fame in sé, quanto per il rischio di arresto cardiaco. Sappiamo inoltre che, anche in caso di esito positivo, la denutrizione cronica può causare danni irreparabili, principalmente al sistema nervoso, anche durante il periodo di recupero. La mia alimentazione comprende: acqua, tè, 10-25 grammi di zucchero al giorno, 1-1,5 cucchiaini di sale al giorno, vitamine B1, B6, B12, magnesio e potassio. Le richieste di questo sciopero della fame sono: * ANNULLAMENTO IMMEDIATO DEL CONTRATTO DA PARTE DELLA REGIONE DELL’ATTICA. * TUTTI I RESIDENTI DI PROSFYGIKA DEVONO POTER RIMANERE NELLE PROPRIE ABITAZIONI, NEL LUOGO E NEL CONTESTO IN CUI VIVONO E HANNO COSTRUITO LEGAMI SOCIALI, CULTURALI E VITALI. * GARANZIE CONCRETE PER IL RESTAURO DI PROSFYGIKA DA PARTE DELLA SOCIETÀ DI DIRITTO CIVILE SENZA SCOPO DI LUCRO “KATOIKOI KAI FILOI PROSFYGIKON L. ALEXANDRAS SOCIETY NON PROFIT CIVIL LAW COMPANY” CON IL PROPRIO AUTOFINANZIAMENTO! — NESSUN FINANZIAMENTO PUBBLICO PER LA “RIQUALIFICAZIONE” DI PROSFYGIKA! Aristotelis Chantzis, membro e residente della Comunità Occupata di Prosfygika in Viale Alexandras 5 febbraio 2026 Invitiamo tutte e tutti a rafforzare Prosfygika con la propria presenza fisica, a sostenere il piano di autodifesa del quartiere e ad aiutare nei lavori tecnici e nelle strutture. Chiunque voglia partecipare può contattare la comunità via mail. Tutte le organizzazioni, i gruppi e le singole persone sono inoltre chiamati a sostenere la mobilitazione pubblica a tutti i livelli: striscioni, graffiti, condivisioni sui social media, scrittura di propri testi e post, creazione di reti, ecc. Per l’autogestione dei lavori di ripristino del quartiere e il sostegno allo sciopero della fame c’è un grande bisogno di donazioni. E’ stata lanciata una raccolta fondi per la prima fase del finanziamento. Il link è il seguente: https://www.firefund.net/saveprosfygika Contattate la campagna internazionale “Save Prosfygika” all’indirizzo save-prosfygika-internationalist@systemli.org per ricevere informazioni aggiornate, così che i movimenti di solidarietà dall’estero possano coordinarsi con la campagna generale ed essere più efficaci. Seguite gli account social della comunità: Email: sykapro_squat@riseup.net Blog: sykaprosquat.noblogs.org Instagram: @sykapro
March 16, 2026
Radio Blackout - Info
2 marzo, picchetto per difendere L38Squat
In questo redazionale abbiamo commentato la situazione di L38Squat, sotto rischio sgombero dovuto alla scadenza di Ater e Polizia. Abbiamo riassunto la vicendo per capire come è arrivata a questo punto, con istituzioni che ripetono sempre lo stesso copione di fronte a chi propone autogestione e vita collettiva per combattere abbandono e incuria. Il lunedì 2 marzo, alle 5:00 di mattina, ci sarà un picchetto al cancello di L38Squat, a Via Domenico Giuliotti 8x, per difendere l'occupazione di fronte all'ultimatum di Ater e Polizia per sgomberare 35 anni di autogestione e vita collettiva.
February 25, 2026
Radio Onda Rossa
Roma: Colpo di mano su Casale Garibaldi
Casale Garibaldi, nato come occupazione nella zona di Casilino 23, a sorpresa viene assegnata nell'ambito di un bando a associazioni diverse rispetto alla sua storia. Con un compagno dello spazio, viene presentato un quadro generale sulla necessità di difendere tutti gli spazi sociali e lanciata l'assemblea Roma non si vende, il Casale di difende per sabato 17 gennaio alle 16 a Casale Garibaldi, in via Balzani 87
January 16, 2026
Radio Onda Rossa
Una città diversa
C’È LO SGOMBERO AVVENUTO IN UNA SITUAZIONE TUTT’ALTRO CHE LIMPIDA. C’È POI LA MANIFESTAZIONE DI SABATO, CON I LACRIMOGENI DELLE FORZE DELL’ORDINE SPARATI AD ALTEZZA UOMO. MA PRIMA DI TUTTO QUANTO ACCADE A TORINO È UN ATTACCO ALLA POSSIBILITÀ DI IMMAGINARE UNA CITTÀ DIVERSA: PERCHÉ SI PUÒ ESSERE D’ACCORDO O MENO CON ALCUNE SCELTE E PRATICHE POLITICHE, MA ASKATASUNA, COME MOLTI ALTRI SPAZI DI TANTE CITTÀ, RESTA UNO DEI POCHI LUOGHI DI TORINO CAPACI DI COSTRUIRE RELAZIONI SOCIALI, TRA DOPOSCUOLA, INIZIATIVE CULTURALI, SPORT POPOLARE, MUTUALISMO. IL CUORE DELLA QUESTIONE È CHIARO: A QUELLI CHE SONO IN ALTO NON PIACE CHI METTE IN DISCUSSIONE L’IDEA DI CITTÀ COME SPAZIO REGOLATO DAL MERCATO (GRAZIE AL QUALE, AD ESEMPIO, TORINO HA OLTRE 6.000 SFRATTI IN CORSO E 75MILA ABITAZIONI INUTILIZZATE), E DALL’AMMINISTRAZIONE -------------------------------------------------------------------------------- Giovedì mattina a Torino è stato sgomberato Askatasuna, uno dei più noti centri sociali in Italia. Il nome, in basco, significa “libertà” e non è una scelta casuale. Lo sgombero, come ormai noto, è avvenuto in una situazione tutt’altro che limpida, al termine di perquisizioni disposte nell’ambito di indagini su disordini e atti vandalici che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di diverse persone legate ai centri sociali torinesi. Askatasuna, però, non è solo un luogo politico: è stato per anni uno spazio vivo, attraversato da attività sociali, culturali e solidali, un punto di riferimento per il quartiere e per molte persone che lì hanno trovato supporto, relazioni, iniziative aperte alla città. Ridurre tutto a una questione di ordine pubblico significa cancellare questa storia e non interrogarsi sul vuoto che uno sgombero così produce. Ma uno sgombero non è mai un atto neutro. È un gesto politico, anche quando viene presentato come semplice applicazione della legge o ripristino dell’ordine. Chiudere uno spazio come Askatasuna significa affermare una certa idea di città: una città in cui il conflitto viene espulso invece che attraversato, in cui le forme di aggregazione non istituzionali sono tollerate solo finché restano invisibili, innocue, silenziose. Nel quartiere, Askatasuna non era percepito solo come un “centro sociale”, etichetta spesso usata per semplificare e delegittimare. Era uno spazio attraversato da studenti, famiglie, migranti, associazioni informali. Un luogo dove si facevano doposcuola, iniziative culturali, sport popolare, mutualismo. Dove si costruivano legami. Lo sgombero non cancella solo dei muri occupati: cancella relazioni, interrompe pratiche, lascia un vuoto che difficilmente verrà colmato da politiche pubbliche. Centri come Askatasuna hanno svolto una funzione che le istituzioni faticano a riconoscere: hanno trasformato spazi inutilizzati in luoghi di relazione, offrendo attività culturali accessibili, supporto informale, pratiche di mutualismo, sport popolare, momenti di confronto politico. Non sostituiscono i servizi pubblici, ma ne mostrano le mancanze. E lo fanno dal basso, senza finanziamenti strutturali, basandosi sul lavoro volontario e su una partecipazione che non è consumo, ma presenza. Per questo risultano spesso scomodi. Perché non chiedono solo di essere “tollerati”, ma mettono in discussione l’idea stessa di città come spazio regolato esclusivamente dal mercato e dall’amministrazione. Nei centri sociali la cittadinanza non è un titolo astratto, ma una pratica quotidiana: si costruisce nel fare insieme, nel prendersi cura, nel conflitto aperto quando necessario. Certo, non sono luoghi innocui o pacificati. La conflittualità fa parte della loro natura, così come l’opposizione a un ordine sociale che produce esclusione. Ma ridurli a problemi di ordine pubblico significa non voler vedere ciò che rappresentano: una forma di partecipazione politica e sociale che non passa dai canali tradizionali, e che proprio per questo viene spesso delegittimata o repressa. Lo sgombero rappresenta una guerra silenziosa contro forme di vita che non rientrano nei modelli dominanti. Non fa rumore, non occupa le prime pagine a lungo, ma erode pezzo dopo pezzo il tessuto democratico delle città. Qualcosa viene tolto a tutti: la possibilità di immaginare una città diversa, più porosa, più giusta, più viva. -------------------------------------------------------------------------------- Emilia De Rienzo, insegnante, formatrice, vive a Torino -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI CHIARA SASSO: > Smontato il processo di Torino -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Una città diversa proviene da Comune-info.
December 20, 2025
Comune-info