Spin Time, non c’è più tempoMercoledì sera un incendio è divampato in uno dei locali di Spin Time Labs,
l’occupazione abitativa dell’Esquilino, in centro a Roma, dove vivono circa 400
persone e hanno sede varie organizzazioni. La comunità si è subito attivata per
mettersi al sicuro, facilitando l’ingresso dei vigili del fuoco. Una volta
uscita dallo stabile per mettersi in sicurezza, però, agli abitanti del grande
palazzo ex-Inpdap sito in via Santa Croce in Gerusalemme non è stato più
permesso di rientrare se non per recuperare pochissimi beni di prima necessità.
Da allora soprattutto bambine/i e le persone più fragili, hanno trovato alloggi
momentanei, altre persone sono ospitate in strutture messe a disposizione da
diverse associazioni e qualche spazio del primo municipio, ma moltissime/i
continuano a dormire davanti a Spin Time in via Santa Croce di Gerusalemme.
Questi, in breve, i fatti salienti. Poi c’è tanto altro. C’è una comunità che si
attiva in fretta, nonostante il caldo, nonostante molte persone siano già in
ferie, nonostante non si capisca sempre benissimo chi coordini cosa, e in meno
di 24 ore davanti a Spin Time accorrono centinaia di persone solidali con beni
di prima necessità, pronte e pronti a difendere una delle occupazioni più
simboliche della capitale, con i propri corpi e con la propria solidarietà
attiva e militante.
Renato Ferrantini
Ci sono i movimenti sociali che portano generatori, condizionatori, teli per
proteggersi dal caldo, piscinette per far giocare i bambini e le bambine, che
mettono in piedi un presidio sanitario, si attiva il quartiere che da anni
convive serenamente con l’occupazione (checché ne dicano schifose pagine social
pronte a costruire falsi), privati cittadini/e portano quello che possono.
> Questa città brutale che quando serve si (ri)scopre solidale, aiutando le
> centinaia di persone sbattute per strada. È una macchina straordinaria, con la
> Chiesa che fa la sua parte, il centro anziani, il Polo Civico dell’Esquilino e
> molte altre.
La Protezione Civile coordinata dal Comune di Roma monta qualche gazebo,
distribuisce cibo e. dopo due giorni, attiva i nebulizzatori. Con le persone
lasciate per strada e nessuna soluzione nel breve periodo, si apre una battaglia
politica che dopo quasi tredici anni potrebbe sbloccare la situazione del
palazzo: la proprietà, uno dei fondi di investimento che privatizzano e
gentrificano mezza città, sembra finalmente disposta a vendere e
l’Amministrazione comunale a comprare per avviare un percorso simile a quello
che ha riconvertito in edilizia popolare un’altra storica occupazione, quella di
Porto Fluviale.
Renato Ferrantini
I tempi, però, non sono necessariamente brevi, nonostante l’impennata di questi
giorni – nel momento in cui scriviamo, sabato 1° agosto, pare siano in corso
trattative, con l’interessamento anche del Vaticano che già in passato si era
espresso per Spin Time: come ha scritto Giuliano Santoro su “il manifesto” di
oggi, «premono per una soluzione positiva, che passa per la rimozione del
sequestro giudiziario che grava sul palazzo di via Santa Croce in Gerusalemme,
il papa e il sindaco. Questa versione postmoderna di Don Camillo e Peppone,
l’eterogenesi dei fini del potere temporale e di quello secolare, è l’ennesimo
miracolo postmoderno di Spin Time».
Nel via vai di politici e istituzionali, chi passa (tanti) e chi invece
garantisce una presenza solidale (pochissimi), l’assessore al Patrimonio e alle
Politiche Abitative Tobia Zevi va in assemblea sia mercoledì che giovedì, parla
dei negoziati in corso, prova a rassicurare, anche se purtroppo senza un dialogo
reale, senza uno scambio con chi è riunito in piazza (abitanti e solidali).
Spiega, in sintesi, che bisogna aspettare.
Non ricorda che è dal 2023, quando è stato approvato il Piano Strategico per il
diritto all’Abitare, che l’Amministrazione si sarebbe dovuta impegnare ad
avviare i progetti di recupero per Spin Time e per il MAAM di Metropoliz entro
l’anno, come «modello di sperimentazione delle nuove politiche abitative». Dal
2023 le persone che lì abitano sono in attesa.
> Ad agosto 2026, devono ancora aspettare, fino a quando non è chiaro, forse
> lunedì ci saranno novità, quando si riunirà il prossimo tavolo tecnico, anche
> fosse sarebbero cinque notti e quattro giorni interi in condizioni disumane,
> con più di 40 gradi reali, mentre dentro ci sarebbero le case, piccole come ha
> detto una occupante, ma le loro, quelle costruite in anni e anni di fatica.
L’assemblea delle e degli abitanti di Spin Time ha deciso, ieri sera dopo
l’incontro con Zevi, di continuare a resistere, di continuare a lavorare per
poter rientrare prima possibile, di rimanere unite/i – e noi con loro. I tempi
della burocrazia e della politica non coincidono mai con quelli della vita, con
quelli dei bisogni reali ed elementari delle persone. Dovrebbe essere la
politica però a uniformarsi ai tempi della vita e non viceversa. Invece
centinaia di persone sono in attesa che qualcosa emerga da tavoli lontani e
complessi, sopra le loro teste. Ieri quando Zevi parlava già da diversi minuti,
senza venir interrotto, da un’assemblea fin troppo civile, qualcuno ha urlato
«vogliamo rientrare a casa» e tutti si sono sciolti in un applauso liberatorio.
Non è difficile da capire. Ci sono centinaia di persone che vogliono rientrare a
casa e non vogliono continuare a stare per strada con quaranta gradi, nel pieno
di una crisi climatica, e senza prospettive per i prossimi mesi. Le istituzioni
possono e devono fare molto di più.
Renato Ferrantini
Quindi il presidio permanente continua e non si sposta dal palazzo, lo presidia
con i propri corpi, i teli per l’ombra, le piscinette d’acqua, le tende, le
brandine. Quasi tutto portato e organizzato dagli spazi sociali, dalle
associazioni, dal volontariato, dal vicinato, con la protezione civile che più
che intervenire sui bisogni reali (come docce, bagni, posti letto), ordina e
sanziona lo spazio, come abbiamo visto fare in altre emergenze.
Per chiunque si trovi a Roma l’appello è di raggiungere Spin Time, nonostante il
caldo e le difficoltà logistiche, bisogna andare al presidio e mantenere alta
l’attenzione. Tutte le informazioni su cosa portare e i vari appuntamenti si
possono trovare sulle pagine social di Spin Time, ed è anche aperta una raccolta
fondi per aiutare con i beni di prima necessità in questi giorni.
SolidalƏ e complicƏ con chi resiste.
Immagine di copertina di Renato Ferrantini
Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere
la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo,
anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul
banner qui sotto per fare una donazione.
Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580
L'articolo Spin Time, non c’è più tempo proviene da DINAMOpress.