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Il disastro in Spagna è anche italiano. Perché non dirlo?
Fare informazione di merda è un «must» anche nelle disgrazie. I tg ci hanno inondato, anche giustamente, con le immagini del grande disastro ferroviario spagnolo. Si trattta del primo incidente con vittime sulla rete ad alta velocità spagnola da quando è stata portata a termine la liberalizzazione-privatizzazione, tra il 2019 […] L'articolo Il disastro in Spagna è anche italiano. Perché non dirlo? su Contropiano.
Prigionieri politici: quando il concetto dipende dal nemico
Il termine “prigioniero politico” è spesso presentato come una categoria oggettiva, quasi tecnica. Tuttavia, il suo uso reale da parte dei governi rivela qualcosa di molto diverso: non funziona come concetto giuridico stabile, ma come strumento politico selettivo. La recente reazione dello Stato spagnolo alle scarcerazioni in Venezuela, contrastata con […] L'articolo Prigionieri politici: quando il concetto dipende dal nemico su Contropiano.
Il diritto alla casa in Spagna tra turismo, speculazione e conflitto sociale
Negli ultimi quindici anni la questione della casa in Spagna è passata da problema di alcuni settori sociali a vera e propria emergenza strutturale. Un tema che oggi occupa stabilmente il centro del dibattito pubblico, ma che affonda le sue radici nella trasformazione profonda del modello economico e urbano del paese. La Spagna che negli anni Sessanta si promuoveva al mondo con lo slogan “Spain is different” e che nei primi anni Duemila si raccontava come una storia di successo europeo durante l’era Zapatero, è diventata nel giro di poco tempo uno dei paesi con la crisi abitativa più acute del continente. > Comprare una casa, accedere a un affitto stabile o semplicemente non perdere > l’abitazione è diventato per milioni di persone un percorso a ostacoli. Il > paradosso è evidente: sfratti a livelli record convivono con decine di > migliaia di alloggi vuoti, soprattutto nelle grandi città. Barcellona è il > caso più emblematico, ma non l’unico. Per capire l’origine del problema bisogna tornare alla grande crisi del 2008. Lo scoppio della bolla immobiliare, alimentata per anni da credito facile, speculazione e mutui subprime, ha avuto in Spagna effetti devastanti. Centinaia di migliaia di famiglie persero la casa, mentre il prezzo degli immobili crollava e le banche si ritrovavano proprietarie di enormi stock di abitazioni svalutate. A questa crisi economica si accompagnò una risposta politica segnata dall’austerità. Con i governi a maggioranza assoluta del Partido Popular iniziarono i tagli alla spesa pubblica, la riforma del lavoro che precarizzò ulteriormente l’occupazione e un giro di vite repressivo contro i movimenti sociali, culminato nella Ley Mordaza. La crisi della casa non fu quindi solo un problema di mercato, ma divenne rapidamente una questione sociale e democratica. Non a caso, proprio in quegli anni esplosero movimenti di protesta che misero in discussione l’intero assetto politico del paese. Il movimento degli Indignados, il 15M, nel 2011, individuò nel bipartitismo PSOE-PP una delle cause strutturali della crisi. > Dalle piazze nacquero reti di solidarietà, piattaforme contro gli sfratti e > nuove forme di organizzazione politica che cercarono di portare il conflitto > nelle istituzioni. Mentre l’attenzione pubblica era concentrata sugli sfratti per insolvenza ipotecaria, il mercato immobiliare stava cambiando pelle. Con il crollo del credito e la difficoltà di accesso ai mutui, la casa smise di essere un bene da acquistare e divenne sempre più un bene da affittare. Ma anche il mercato degli affitti si trasformò rapidamente. Investitori immobiliari e fondi iniziarono a vedere nella locazione una nuova opportunità di profitto, soprattutto nel momento in cui i prezzi delle case erano ai minimi storici. L’espansione delle piattaforme digitali di affitti brevi – Airbnb, Booking e simili – accelerò un processo già in corso: acquistare appartamenti non per affittarli a lungo termine, ma per destinarli al turismo, garantiva rendimenti molto più elevati. Questo fenomeno ridusse drasticamente l’offerta di alloggi per i residenti e fece esplodere i prezzi degli affitti. Gli sfratti non scomparvero: cambiarono forma. Sempre meno famiglie perdevano la casa per mancato pagamento del mutuo, sempre più persone venivano espulse perché non riuscivano a sostenere i nuovi canoni d’affitto. > A Barcellona la speculazione immobiliare si è intrecciata con due processi > chiave: gentrificazione e turistificazione. Quartieri centrali o > semi-centrali, già trasformati dalle Olimpiadi del 1992, sono diventati il > terreno ideale per la riconversione turistica. La città che negli anni Novanta > aveva costruito un immaginario cosmopolita, multiculturale e mediterraneo ha > visto questa identità trasformarsi in prodotto da consumo rapido. Il centro storico si è progressivamente svuotato di residenti ed è diventato un’enclave di stranieri, turisti, expat e residenti temporanei. Nei quartieri come il Barri Gòtic, El Born o la Barceloneta, la riduzione della popolazione stabile è avvenuta in pochi anni, in parallelo a un aumento vertiginoso dei prezzi e dei flussi turistici. Il processo è stato rapidissimo: il movimento degli Indignados nasce nel 2011, le prime proteste contro gli appartamenti turistici esplodono già nell’estate del 2014. In meno di cinque anni il volto della città era profondamente cambiato. In questo contesto si inserisce l’ascesa politica di Ada Colau, ex attivista contro gli sfratti, eletta sindaca di Barcellona nel 2015. La sua figura ha incarnato la speranza che il conflitto sociale potesse tradursi in politiche pubbliche radicali. Durante la campagna elettorale Colau affermò che bloccare gli sfratti fosse una questione di volontà politica. Una promessa che, una volta al governo, si è scontrata con i limiti strutturali del potere municipale. Il suo mandato è stato caratterizzato da tentativi di regolazione degli affitti turistici: multe alle piattaforme, controlli sulle licenze e l’introduzione del PEUAT, il piano urbanistico che limitava la concentrazione degli appartamenti ad uso turístico. Misure che hanno avuto un impatto parziale, ma che non sono riuscite a invertire la tendenza generale. Gli affitti illegali hanno continuato a proliferare, le piattaforme hanno spesso ignorato le sanzioni e il Comune si è trovato a gestire una macchina di controllo complessa e poco efficace. Nel frattempo, i prezzi continuavano a salire e per molti abitanti Barcellona diventava una città inaccessibile. La tensione sociale non si è placata. > Nel 2017 alcuni appartamenti turistici illegali vennero occupati come atto > simbolico per denunciare la sottrazione di alloggi al mercato residenziale. > Nello stesso anno nacque il Sindacato degli Inquilini di Barcellona, che in > breve tempo divenne uno degli attori centrali del conflitto abitativo. Il sindacato ha denunciato pratiche sempre più diffuse: contratti non rinnovati, aumenti del 30 o 40 per cento, riconversione degli appartamenti in alloggi di lusso per expat, nomadi digitali e residenti temporanei. Le conseguenze si sono estese oltre la questione abitativa, colpendo il commercio di prossimità e il tessuto sociale dei quartieri. La pressione dei movimenti portò nel 2020 all’approvazione di una legge catalana sul controllo degli affitti, che introduceva un primo meccanismo di equo canone. Una norma considerata pionieristica, ma rapidamente smantellata dal Tribunale Costituzionale, che ne annullò le parti centrali sostenendo che la competenza fosse statale. Il vuoto normativo lasciato dalla sentenza contribuì a una nuova impennata dei prezzi. Solo nel marzo 2024 il governo centrale approvò una legge statale che fissava limiti agli affitti nelle aree di mercato teso. Ma la norma escludeva affitti temporanei e stanze, aprendo la strada a un aggiramento sistematico: contratti di 11 mesi al posto di affitti stabili. Nel frattempo, il nuovo sindaco di Barcellona, Jaume Collboni, ha annunciato l’intenzione di non rinnovare le licenze degli affitti turistici, con l’obiettivo di eliminarli entro il 2028. Una promessa forte sul piano simbolico, ma lontana nel tempo e politicamente incerta: il 2028 sarà dopo la fine del mandato del sindaco. Tra il 2024 e il 2025 lo Stato ha introdotto anche un Registro Unico degli Affitti a Breve Termine, per contrastare l’illegalità e aumentare la trasparenza. > Ma la mossa più significativa è arrivata ancora una volta dalla Catalogna, che > ha approvato una nuova legge estendendo il controllo dei prezzi agli affitti > temporanei e alle stanze. La norma equipara queste tipologie agli affitti > residenziali ordinari, impone l’equo canone, rafforza i controlli e introduce > sanzioni più severe. È una risposta diretta a un fenomeno che aveva svuotato > di efficacia le leggi precedenti. Il Partito Popolare ha già annunciato un nuovo ricorso al Tribunale Costituzionale, parlando di espropriazione mascherata. Lo scontro si ripropone, come nel 2020, e il destino della legge resta incerto. Ma il significato politico del conflitto va oltre l’esito giuridico. In Catalogna, e sempre più nel resto della Spagna, la questione abitativa ha superato la dimensione tecnica per diventare un terreno di scontro tra due modelli: da un lato la casa come bene finanziario, dall’altro la casa come diritto fondamentale. Il laboratorio catalano mostra che il conflitto non è risolto, ma anche che il mercato, lasciato a se stesso, non è in grado di garantire l’accesso all’abitazione. Ed è su questa linea di frattura che si giocherà una parte decisiva delle politiche urbane dei prossimi anni. Immagini di copertina e nell’articolo di Victor Serri, da Barcellona (fonte: La Direkta). 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Dietrologi al delirio: “Carrero Blanco come Moro”
Le tesi cospirazioniste Molti nella destra spagnola tramortita dal colpo al cuore ricevuto, ma anche – come vedremo più avanti – nella sinistra italiana, non si arresero all’idea che gli indipendentisti della sinistra basca di ETA avessero potuto portare a termine un colpo del genere. Cominciarono così a proliferare diverse […] L'articolo Dietrologi al delirio: “Carrero Blanco come Moro” su Contropiano.
Spagna. Sciopero generale e manifestazioni in tutto il paese, per la Palestina
In Spagna come in Italia, i sindacati hanno rotto gli indugi e ieri, mercoledi, hanno convocato uno sciopero generale con al centro la denuncia del genocidio del popolo palestinese. Il cessate il fuoco a Gaza non ha infatti fermato le mobilitazioni, al contrario, i sindacati affermano che “la protesta è […] L'articolo Spagna. Sciopero generale e manifestazioni in tutto il paese, per la Palestina su Contropiano.
Le falle nell’embargo di Sánchez: no alla compravendita di armi con Israele, a meno che…
Dopo quasi due anni dall’inizio delle operazioni dell’IDF a Gaza e con due settimane di ritardo rispetto all’annuncio di Pedro Sánchez, il decreto che stabilisce l’embargo sulle armi a Israele, a lungo reclamato dal movimento BDS, è stato approvato nel consiglio dei ministri di ieri e inviato alla stampa. Da […] L'articolo Le falle nell’embargo di Sánchez: no alla compravendita di armi con Israele, a meno che… su Contropiano.
La Vuelta costretta a fermarsi per la Palestina
Le proteste contro il genocidio in corso nei territori occupati e contro la partecipazione della squadra Israel Premier Tech alla Vuelta, iniziate in Catalunya e via via cresciute d’intensità durante il passaggio della corsa nei Paesi Baschi e in Galizia, sono culminate ieri a Madrid, scenario di una straordinaria mobilitazione […] L'articolo La Vuelta costretta a fermarsi per la Palestina su Contropiano.
Sarà vero embargo? Pedro Sánchez annuncia la fine del commercio d’armi con Israele
Grazie alla breve conferenza stampa tenuta ieri alla Moncloa, Pedro Sánchez è tornato a catturare l’attenzione sia dei propri sostenitori che dei critici con un nuovo annuncio, atteso da quasi due anni e reclamato caparbiamente da tutto il movimento di solidarietà con la Palestina. Secondo quanto affermato dal presidente del […] L'articolo Sarà vero embargo? Pedro Sánchez annuncia la fine del commercio d’armi con Israele su Contropiano.
La Palestina irrompe alla Vuelta
La protesta contro il genocidio del popolo palestinese scuote da due giorni la pretesa normalità della Vuelta di Spagna, una competizione che ospita tra i partecipanti la squadra israeliana Israel Premier Tech. Nella tappa di mercoledì, con partenza da Figueres, alcuni manifestanti dei gruppi catalani di solidarietà con la Palestina […] L'articolo La Palestina irrompe alla Vuelta su Contropiano.
Spagna in fiamme: quale narrazione?
La Spagna è in ginocchio per gli incendi. Il fuoco dilaga in vari punti del paese, da nord a sud, colpendo soprattutto la Galizia e la zona di León. Mentre scrivo, sono già stati bruciati oltre 340.000 ettari, una superficie superiore a quella della Valle d’Aosta. Migliaia di persone sono state evacuate e diverse hanno perso la vita: un panorama che ha spinto il governo a dichiarare lo stato di pre-emergenza e le autorità a chiedere sostegno materiale all’Europa. In questo quadro, le destre sbandierano una retorica giustizialista basata sulla caccia al piromane, e sull’indurimento di pene contro un presunto “terrorismo del fuoco”. Tuttavia, un’analisi più approfondita punta il dito verso ben altri fattori. IL FENOMENO A cosa ci riferiamo quando parliamo di “incendi”? Qui è necessario fare una precisazione, distinguendo tra “incendi” in senso generale e GIF: Grandi Incendi Forestiali. Un GIF è un incendio la cui estensione supera i 500 ettari forestali. Si tratta di una frazione estremamente ridotta del totale degli incendi, ma responsabile di quasi la metà (40%) della superficie bruciata ogni anno. Sorprendentemente, il numero totale di incendi è in diminuzione, mentre i GIF sono in aumento: quest’anno già c’è ne sono stati 31, mentre l’anno scorso solo 16. Per questo, più che l’innesco in sé, il problema risiede in ciò che rende l’incendio incontrollabile, con una propagazione rapida, che permette in poco tempo di devastare grandi estensioni di terra. IL CAMBIAMENTO CLIMATICO La radice del problema va cercata nel cambiamento climatico. L’aumento delle temperature rende la vegetazione più secca e infiammabile, mentre le ondate di calore prolungate e le siccità riducono ulteriormente l’umidità del suolo. I venti caldi e l’instabilità atmosferica contribuiscono poi a propagare i fronti di fuoco a velocità inaudita, dando luogo a roghi intensissimi, imprevedibili e praticamente impossibili da fermare. Il caso spagnolo del 2025 mostra bene questo meccanismo. La primavera è stata insolitamente piovosa, con precipitazioni abbondanti che hanno favorito una crescita sorprendente della vegetazione. Ma a partire da luglio e soprattutto nelle prime due settimane di agosto è arrivata un’ondata di calore storica. La vegetazione, rigogliosa pochi mesi prima, si è trasformata in combustibile secco pronto a bruciare al minimo innesco. SPOPOLAMENTO RURALE Un altro fattore strutturale che contribuisce alla diffusione dei GIF è lo spopolamento delle aree rurali. Fino a pochi decenni fa, le campagne spagnole erano percorse da pratiche quotidiane che garantivano una gestione diffusa del territorio: il pascolo riduceva la biomassa secca, mentre la raccolta della legna e la piccola agricoltura mantenevano puliti i margini dei boschi. Con la scomparsa progressiva di queste attività –legato a un modello economico che sposta popolazione e risorse verso le grandi città– i territori rurali sono divenuti più vulnerabili. Senza la presenza costante delle comunità locali, le foreste accumulano materia vegetale che, nelle estati torride, diventa carburante per incendi devastanti. Il fenomeno è particolarmente evidente nelle province interne della Castiglia e León, tra le più colpite dal fuoco, dove il calo demografico e la mancanza di investimenti pubblici si è tradotto in uno stato d’abbandono che ha trasformato il paesaggio in una polveriera naturale. LE PESSIME CONDIZIONI LAVORATIVE DEI POMPIERI Infine, non si possono trascurare le condizioni in cui operano i pompieri forestali. Molti lavorano con contratti stagionali e salari bassi e senza continuità formativa. In diverse comunità autonome la gestione del personale è affidata a decine di aziende subappaltatrici, con turni che arrivano a oltre venti ore consecutive e bonus di rischio ridicoli, appena due euro l’ora. La precarietà non riguarda solo il salario, ma l’intero sistema: mancano piani di formazione, equipaggiamenti adeguati e stabilità contrattuale. La conseguenza è che ogni estate, al momento di affrontare gli incendi più devastanti, ci si trova con squadre composte in parte da lavoratori senza esperienza, sottopagati e spinti all’estremo. Si tratta dunque di un modello fragile che affida la sicurezza pubblica a logiche di appalto al ribasso. QUALI NARRAZIONI? La crisi che sta colpendo la Spagna è di proporzioni inedite e segnerà con buona probabilità il dibattito pubblico dei prossimi mesi. Le immagini dei fronti di fuoco, delle evacuazioni di massa e delle comunità devastate hanno imposto il tema degli incendi come questione nazionale. Le destre non hanno esitato a intervenire con una retorica giustizialista che insiste ossessivamente sulla figura del piromane. Questa prospettiva, in un contesto mediatico di polarizzazione, si traduce in discorsi di odio, spesso supportati da notizie false. La figura del “terrorista del fuoco” funziona da capro espiatorio utile a un’agenda politica che nulla ha a che vedere con la protezione del territorio e delle comunità colpite. Certo, i roghi dolosi esistono, e nessuno lo nega. Ma il modo in cui vengono agitati nello spazio mediatico serve a distorcere la narrazione in modo opportunista: parlare solo di piromani significa occultare le cause strutturali del problema, sfuggendo al princincipio di realtà per cui l’emergenza climatica richiede fondi, gestione comunitaria del territorio e investimenti pubblici. Immagine di copertina di Oscar Sánchez, da Pexels.com SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Spagna in fiamme: quale narrazione? proviene da DINAMOpress.