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Una petizione contro la militarizzazione della formazione
E’ da tenere sott’occhio con la massima attenzione la conferenza stampa di
lancio di una petizione “per l’interruzione e il divieto di qualsiasi tipo di
collaborazione tra scuola, università, ricerca e filiera militare pubblica e
privata”, prevista per il prossimo martedì 1° settembre, presso piazza Capranica
– Montecitorio, a Roma. […]
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Contropiano.
DATA CENTER: IL VOLTO MATERIALE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE. DIBATTITO MARTEDÌ 18 AGOSTO ALLA FESTA DI RADIO ONDA D’URTO
Prosegue il ricco programma presso lo Spazio Dibattiti alla Festa di Radio Onda
d’Urto. Martedì 18 agosto, alle 19.30, si svolgerà il confronto dal titolo “Data
Center: il volto materiale dell’Intelligenza Artificiale“.
I data center sono infatti diventati il simbolo delle ricadute sui territori del
capitalismo digitale. In Italia, la Lombardia è al centro di una corsa agli
investimenti in questo settore. Se ne parla con Giuseppe De Ruvo della redazione
di Limes, Rita Cantalino, giornalista freelance, Enrico Duranti del Comitato di
Lachiarella (MI) e attivisti del Comitato di Travagliato (BS).
Su Radio Onda d’Urto abbiamo presentato l’iniziativa con Rita Cantalino,
giornalista freelance che si occupa di temi ambientali e sociali, ospite al
dibattito. Ascolta o scarica.
[Montreal, Canada] Visita all’abitazione di uno sviluppatore di droni IA e attacco Molotov contro Microsoft
da MTL Contre-Info
Comunicato anonimo a MTL Contre-Info
Mercoledì sera 5 agosto, i vetri e le porte di un’abitazione sono stati spaccati
e un ufficio di Microsoft è stato preso come bersaglio da dei cocktail Molotov.
Questa azione aveva come bersaglio la residenza ufficiale del fondatore e la
sede centrale di Munera Intelligence. Munera sviluppa droni dotati di IA che,
conformemente a un accordo con la Città di Montréal annunciato in giugno,
saranno utilizzati per sorvegliare le nostre strade grazie alla loro tecnologia
di intelligenza artificiale. Le finestre e la porta di Dominic MacDuffAuger sono
state distrutte.
Il comune insiste sul fatto che questi droni non saranno utilizzati che su dei
cantieri. Tuttavia, come qualsisasi sistema di telecamere, i dati raccolti da
questi droni non faranno che rinforzare il sistema di sorveglianza che la
polizia sta implementando per coprire l’intera città. Questo programma di droni
fa parte di un progetto più ampio che include il recente annuncio della
distribuzione e l’installazione, in tutta la città, di telecamere dotate di IA e
gestite dalla polizia, che mira a normalizzare le crescenti intrusioni nelle
nostre vite e a condurre una guerra costante contro la nostra capacità di godere
della nostra libertà. Non c’è alcun dubbio che, se l’utilizzo di droni dotati di
AI per la città è autorizzato ad espandersi, il nostro futuro sarà sempre più
quello di un mondo in cui i cieli saranno pieni di robot che fanno consegne per
Amazon e garantiranno la nostra totale obbedienza a governi sempre più
autoritari.
Questa stessa notte, dei cocktail Molotov sono stati lanciati contro un ufficio
Microsoft. Questo attacco è stato una risposta all’espansione e al nascondersi
dei centri informatici, in cui Microsoft gioca un ruolo importante. Questi
centri informatici sono poli chiave del potere capitalista contemporaneo. Sono
al centro dell’ascesa dell’intelligenza artificiale, che distrugge il pianeta e
nel frattempo crea nuovi strumenti di sorveglianza. La tecnologia di Microsoft,
tra le altre, è utilizzata dal governo israeliano nella sua campagna di
genocidio contro il popolo palestinese. Durante l’attacco a Microsoft, ci sono
state difficoltà nell’accendere i cocktail Molotov – difficoltà che non sono
emerse durante i test ma che, statene certi, saranno corrette in futuro.
Si diceva una volta che ci avrebbe atteso un futuro migliore – un futuro in cui
le persone avrebbero avuto tutto ciò di cui avevano bisogno, dove acqua e cibo
sarebbero stati abbondanti e sani, dove l’aria sarebbe stata perfettamente
respirabile, dove il lavoro sarebbe stato ridotto al minimo e in cui le persone
avrebbero vissuto senza dèi o padroni. Dove è finito questo futuro? Stiamo solo
aspettando che 1984, Mad Max, Blade Runner o qualche altra opera di fantascienza
diventi realtà, mentre noi facciamo da cavie per i culti tecnologici? No! Finché
una rivoluzione sarà ancora possibile, ci conoscete: saremo lì per realizzarla!
Non abbiamo più alcuna pietà! E’ tempo di dichiarare guerra all’IA, alla
sorveglianza e a questi sviluppatori! I metodi che sceglieremo dovrenno essere
all’altezza della gravità di questa situazione: cocktail Moltov, attacchi alle
abitazioni e anche di più. Non possiamo più rimandare il momento di batterci, di
lottare e di attaccare – e così fino alla vittoria totale! La vittoria totale
della rivoluzione sociale! La vittoria totale della vita! L’IA deve essere
distrutta!
Verranno dei giorni migliori. Viva la rivoluzione anarchica!
Fronte di liberazione anarchica rivoluzionaria
Il genoma scritto da una macchina, e la politica che non sa ancora leggerlo
PER LA PRIMA VOLTA MODELLI DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE HANNO PROGETTATO GENOMI
VIRALI COMPLETI E FUNZIONANTI. UNA SVOLTA DELLA BIOLOGIA SINTETICA CHE PONE UNA
DOMANDA URGENTE: COME GOVERNARE UNA CAPACITÀ TECNICA CHE LE REGOLE NON SONO
ANCORA PRONTE A SEGUIRE?
Il 6 agosto 2026 la rivista Science ha pubblicato il primo genoma virale
progettato interamente da un’intelligenza artificiale. Lo stesso giorno, il
Congresso degli Stati Uniti dichiarava Anthony Fauci in oltraggio alla corte per
essersi rifiutato di rispondere su fondi alla ricerca gain-of-function negli
anni in cui dirigeva l’istituto nazionale per le allergie e le malattie
infettive — una controversia politicamente contestata su cui non prendo
posizione qui. Interessa piuttosto la coincidenza di calendario, perché racconta
con precisione come funziona l’attenzione istituzionale davanti alla tecnica: si
concentra quasi sempre su un incidente già accaduto, spesso di un decennio
prima, mentre il fronte reale si è già spostato altrove. Mentre un ramo del
potere americano processava il passato, un laboratorio universitario in
California apriva, senza clamore proporzionato, un capitolo nuovo della biologia
sintetica.
Il fatto scientifico, spogliato dell’enfasi giornalistica, è documentato
nell’articolo di Samuel King, Brian Hie e colleghi tra Stanford University e Arc
Institute, pubblicato su Science con il titolo “Generative design of
bacteriophages with genome language models”. Il team ha addestrato due modelli
linguistici genomici, Evo 1 ed Evo 2, su milioni di sequenze genetiche naturali,
escludendo di proposito ogni virus capace di infettare l’uomo. Come punto di
partenza è stato scelto ΦX174, un batteriofago minuscolo — meno di seimila basi,
undici geni — che Frederick Sanger sequenziò per primo nel 1977 e che Craig
Venter risintetizzò a mano nel 2003: un organismo modello con cui si studia la
biologia molecolare da mezzo secolo. Ai modelli è stato chiesto di proporre
genomi completi capaci di infettare Escherichia coli. Delle centinaia di
sequenze generate, i ricercatori ne hanno sintetizzate 302, e sedici si sono
rivelate pienamente funzionanti: si assemblano in particelle virali, si
replicano nelle cellule batteriche, e in alcuni casi superano l’efficacia del
virus naturale di partenza. Il dettaglio che raramente compare nella cronaca è
che il team ha puntato su un cocktail di sedici varianti distinte proprio perché
una miscela eterogenea rende più difficile la resistenza batterica: una scelta
terapeutica intelligente, e la resistenza agli antibiotici uccide, secondo The
Lancet, oltre un milione di persone l’anno.
Il codice di Evo 2 è stato inoltre rilasciato in modalità open source. Brian Hie
ha difeso pubblicamente questa scelta con un argomento che merita di essere
riportato senza ironia, perché non è banale: i patogeni naturali, ha osservato,
non possono essere filtrati né sottoposti a controllo preventivo, evolvono
liberamente e sono già accessibili a chiunque li cerchi in natura; uno strumento
di intelligenza artificiale aperto, al contrario, può incorporare vincoli fin
dentro i dati di addestramento, ed è più facile da ispezionare di un genoma che
circola in un pipistrello. È un argomento difensivo legittimo. Non risolve però
il problema successivo, quello su cui si concentra il commento che accompagna lo
studio sulla stessa rivista, firmato da Thomas Inglesby e Moritz Hanke del Johns
Hopkins Center for Health Security: la stessa architettura, addestrata da un
altro gruppo su un dataset diverso — che includa, questa volta, patogeni umani —
potrebbe produrre risultati molto meno rassicuranti. Inglesby e Hanke lo hanno
scritto in una riga che vale la pena citare per intero, perché è la sintesi più
netta del problema: la capacità di comporre genomi virali con l’intelligenza
artificiale generativa oggi esiste, la governance per orientarla in sicurezza
no. Hanke ha reso il rischio concreto con un esempio quasi didattico: si può, in
teoria, chiedere a un modello linguistico genomico di scrivere un genoma
dell’influenza modificato per essere più trasmissibile o più letale, senza che
nulla, oggi, impedisca la domanda.
Qui la vicenda tocca un punto tecnico che è anche il cuore politico della
storia. L’unico argine oggi operativo alla sintesi di sequenze pericolose è il
controllo che le aziende di sintesi del DNA applicano agli ordini che ricevono,
coordinato su base volontaria dall’International Gene Synthesis Consortium, che
riunisce circa l’ottanta per cento della capacità di sintesi commerciale
mondiale. Il meccanismo confronta ogni sequenza ordinata con archivi di patogeni
noti. Il problema, come hanno mostrato ricerche indipendenti — inclusa una
guidata da Microsoft, che è riuscita a far passare inosservate varianti
pericolose sufficientemente diverse dalle sequenze catalogate — è che questo
controllo è tarato sulla somiglianza con ciò che già conosciamo, e un genoma
scritto da un modello generativo può non somigliare a nulla in archivio. Negli
Stati Uniti un ordine esecutivo del maggio 2025 aveva provato ad affrontare la
parte del problema legata ai finanziamenti federali, ma la sua attuazione resta
sospesa, e nulla copre ancora la sintesi commerciale non finanziata dal governo.
Filippa Lentzos, biosicurezza al King’s College di Londra, insiste da tempo su
un punto che vale più di ogni singola misura: serve un approccio a strati che
tenga insieme vincoli sui modelli, revisione etica della ricerca e screening
della sintesi, perché nessuno di questi livelli, da solo, tiene.
È a questo punto che conviene tornare a un filosofo che di intelligenza
artificiale non ha mai scritto una riga, perché ha visto il problema strutturale
prima che avesse un nome tecnico. Hans Jonas, nel 1979, in un’epoca in cui la
tecnica moderna aveva già cominciato ad agire su scala di continenti e di
generazioni, propose un principio di responsabilità pensato apposta per
situazioni in cui l’etica tradizionale — calibrata sul rapporto faccia a faccia
fra due persone che si guardano — smette di funzionare. La sua mossa più utile
non è un divieto, è un metodo: quando le conseguenze possibili di un’azione sono
irreversibili e riguardano chi non può ancora difendersi, la previsione di
sventura merita metodologicamente più ascolto della previsione di successo. Non
è pessimismo, è aritmetica applicata alla storia: dell’errore ottimista non ci
si può pentire, perché non resta nessuno per pentirsene. Ne discende
un’inversione dell’onere della prova che dovrebbe essere già familiare a chi si
occupa di diritto europeo, perché è la stessa logica del principio di
precauzione: chi accelera deve dimostrare l’innocuità, non chi frena deve
dimostrare il pericolo. Chi progetta un modello capace di scrivere genomi interi
ha, in questa logica, una responsabilità positiva di dimostrare che
l’architettura non sia riproducibile in chiave offensiva da altri, non solo che
il proprio dataset sia pulito.
Günther Anders, filosofo del secolo delle bombe, aveva dato un nome a ciò che
rende questa responsabilità difficile da sentire come propria: il dislivello
prometeico, lo scarto crescente fra ciò che sappiamo produrre e ciò che sappiamo
immaginare o sentire come nostro. Sappiamo costruire ordigni capaci di uccidere
decine di migliaia di persone in un istante, scriveva, ma non riusciamo a
rappresentarcele davvero; oggi sappiamo scrivere un genoma virale, ma non
riusciamo a sentire come nostra la responsabilità di un evento sanitario che
nessuno, esplicitamente, ha voluto causare. Da questo scarto nasce quella che
Anders chiamava cecità all’apocalisse: davanti a un rischio troppo grande per
essere immaginato, la reazione non è l’allarme, è l’indifferenza. La notizia dei
sedici fagi ha avuto la vita breve di una notizia qualunque, superata in poche
ore dal ciclo successivo, nonostante segnasse — lo scrivono gli stessi autori —
la prima dimostrazione sperimentale che un modello linguistico può generare
genomi interi e funzionanti.
Sul piano istituzionale, la fotografia è impietosa. La Convenzione sulle armi
biologiche del 1972 vieta agli Stati di sviluppare armi di questo tipo, ma non
ha mai avuto meccanismi di verifica reali — il protocollo del 2001 che avrebbe
dovuto introdurli fu bloccato dagli Stati Uniti — ed è comunque pensata per
laboratori statali, non per modelli generativi che girano su un cluster
commerciale e i cui pesi si spostano da un server all’altro come un file di
pochi gigabyte. L’AI Act europeo, che pure ha introdotto obblighi di trasparenza
importanti — in Italia recepiti con la scelta, più severa rispetto ad altri
Stati membri, di responsabilità penali dirette per omissioni di sicurezza nei
sistemi ad alto rischio — resta concentrato sull’uso dei sistemi di intelligenza
artificiale e dice poco sulla progettazione dei modelli fondazionali a monte,
quello che gli addetti ai lavori chiamano l’upstream. È esattamente la parte
della catena in cui si colloca un modello come Evo.
Non è un motivo per raccontare questa storia come un incubo imminente, e non lo
è nelle intenzioni di chi l’ha portata alla luce con il rigore che merita. È un
motivo per chiedersi, con la stessa serietà con cui l’Europa ha saputo scrivere
il principio di precauzione altrove, chi debba dimostrare che cosa prima che uno
strumento capace di scrivere genomi diventi disponibile a chiunque abbia un
server e qualche settimana di fine-tuning. La finestra fra il poter fare e il
saper decidere se farlo, avvertivano Jonas e Anders una generazione prima di
lui, si sarebbe accorciata sempre di più. Ci resta il compito meno filosofico e
più urgente: scrivere la regola prima che quella finestra si chiuda. Non fra
dieci anni, davanti a un’altra audizione tardiva su un incidente ormai compiuto.
Adesso, mentre la capacità tecnica esiste già e la governance, per ammissione di
chi la biosicurezza la studia per mestiere, ancora no.
FONTI
✓ King, S. H., Hie, B. et al., “Generative design of bacteriophages with genome
language models”, Science, vol. 393, eaec2657, 6 agosto 2026, DOI:
10.1126/science.aec2657.
✓ Inglesby, T., Hanke, M., commento di accompagnamento allo studio King et al.,
Science, 6 agosto 2026.
✓ Stanford Report, “AI designs a novel E. coli killer”, 6 agosto 2026.
✓ Axios — “Now AI can create new viruses”, 6 agosto 2026.
✓ International Gene Synthesis Consortium — Harmonized Screening Protocol v3.0.
✓ International Biosecurity and Biosafety Initiative for Science (IBBIS) —
International Screening Standards.
✓ Convenzione sulle armi biologiche e tossiniche (Biological Weapons Convention)
— United Nations Office for Disarmament Affairs, 1972.
✓ Regolamento (UE) 2024/1689 — AI Act, EUR-Lex.
✓ Hans Jonas, Das Prinzip Verantwortung, Insel Verlag, 1979 (trad. it. Il
principio responsabilità, Einaudi).
✓ Günther Anders, Die Antiquiertheit des Menschen, C. H. Beck, 1956 (trad. it.
L’uomo è antiquato, Bollati Boringhieri).
✓ Matteo Flora, “Giochiamo alla Guerra Batteriologica Globale?”, newsletter
Denkschule, 8 agosto 2026 (spunto interpretativo iniziale).
Francesco Russo
#04 Apocalypse Prompt | Sai, quel tipo, Jay, ha capito bene, amico. Non ha illusioni su ciò che fa – di Alessandro Verna
Come ogni lunedì, eccoci con la serie di Alessandro Verna, Apocalypse Prompt, un
diario in prima persona sul rapporto tra essere umano e Intelligenza
artificiale. Siamo arrivati al quarto episodio. Il nostro protagonista, questa
volta, si trova al cospetto di un giovane, pieno di entusiasmo, pronto a mettere
la propria intelligenza al servizio dell'"impresa". [...]
CROCIATA REAZIONARIA PER LA SORVEGLIANZA DI MASSA. MELONI&CO AL LAVORO PER RICONOSCIMENTO FACCIALE E USO DELL’IA DA PARTE DELLA POLIZIA
Crociata reazionaria delle destre al governo contro le lotte sociali e per la
sorveglianza di massa. Meloni e i suoi i ministri adesso vogliono schedare i
manifestanti con il riconoscimento facciale governato dall’intelligenza
artificiale e dotare questo strumento alle forze di polizia.
E’ il contenuto di un decreto legislativo presentato dall’esecutivo in
commissione politiche europee al Senato che adegua la normativa nazionale alle
regole europee consentendo l’uso di sistemi di videosorveglianza con
riconoscimento facciale e utilizzo dell’Intelligenza artificiale per
identificare le persone. L’esecutivo ha deciso di velocizzare proprio in questi
giorni le operazioni legislative.
L’intervista a Mario di Vito, giornalista de Il Manifesto. Ascolta o scarica
La Cina ha trasformato l’IA in un bene pubblico, perché la Silicon Valley va nel panico?
Se l’intelligenza artificiale (IA) dovrebbe trasformare il mondo in meglio,
perché sta mettendo in ansia la Silicon Valley? Cerca “China AI” nei motori di
ricerca occidentali e vedrai la stessa parola comparire più e più volte –
“race”. Ma cliccando tra i titoli, la vera emozione dominante è qualcos’altro:
l’ansia. […]
L'articolo La Cina ha trasformato l’IA in un bene pubblico, perché la Silicon
Valley va nel panico? su Contropiano.
Torino, master HumanAIze: dopo le proteste Leonardo SpA rimossa dalle aziende partner
Nell’ambito delle ultime elezioni universitarie si è potuta costatare la
presenza di diversi programmi che prevedono un progetto di trasformazione della
ricerca e delle facoltà universitarie in volano dell’impresa – inclusa quella
bellica – e di sostegno attivo alle nuove tecnologie, intelligenza artificiale
inclusa.
Il biglietto da visita di liste legate al centro-destra era non solo quello di
una università governata dal securitarismo e dalla contrazione degli spazi di
libertà collettiva (per capirci zero permessi per aule autogestite o spazi per
iniziative di studenti e studentesse contro la guerra), ma di un mondo
universitario strettamente connesso con il mondo delle imprese, incline a
rafforzare la collaborazione con imprese di armi, fondazioni e centri di ricerca
ad esse collegati.
Bologna, Roma, Firenze, Pisa e Torino, dove le proteste studentesche contro il
genocidio sono state più forti, sono state anche le città universitarie ove
l’assottigliarsi delle destre negli organismi studenteschi è stata accompagnata
da campagne di vittimismo, da aperta contrapposizione alle mobilitazioni per la
Palestina e da critiche a percorsi di studio che non disegnano strette relazioni
con le imprese di armi e nutrono dubbi sulla ricerca legata a tecnologie duali,
utilizzate in gran parte nel settore militare e solo, nella sempre più residuale
parte, in quello civile.
Il capitalismo va dove maggiori sono i margini di profitto, i titoli azionari
dei gruppi produttori di sistemi d’arma hanno raggiunto risultati paragonabili a
quelli delle multinazionali farmaceutiche ai tempi del Covid. In questo scenario
in continua evoluzione, l’omologazione del mondo universitario passa anche dai
nuovi equilibri determinati dall’ingresso di liste e rappresentanti di destra
negli organismi di rappresentanza degli atenei; l’obiettivo è ridurre ai minimi
termini le critiche verso la partecipazione degli atenei a progetti di ricerca
duali.
A tal proposito è da evidenziare la campagna costruita attorno a HumanAIze,
master di due atenei torinesi con il contributo di STEM by women e della
Fondazione Compagnia di San Paolo, aperto alle facoltà umanistiche e dedicato
all’intelligenza artificiale, non gratuito e con un tirocinio in alcune aziende
partner. Le critiche, emerse in ambito studentesco e non, sono state subito
respinte dal Comitato Scientifico che esclude attività militari e lo sviluppo di
tecnologie duali all’interno del master.
Ma nella presentazione del master perché ad un certo punto, stando agli
studenti, è comparso il nome di Leonardo SpA? E perché dopo le prime proteste
leggiamo che il nome di Leonardo SpA è stato rimosso così come si apprende da un
articolo pubblicato dalla Stampa lo scorso 2 luglio?
Nel frattempo, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università crediamo che sarebbe utile iniziare a discutere non solo delle
ragioni per le quali la ricerca non debba avere fini duali ma anche quale
modello sociale si affermerà con l’utilizzo della IA.
A dirlo non siamo noi, ma esponenti di punta di aziende che fanno ampio ricorso
all’IA, producono sistemi di arma di ultima generazione e parlano di future
società dove il pubblico sarà fortemente ridimensionato con crescenti disparità
economiche e sociali favorite proprio dalle tecnologie di ultima generazione
(clicca qui).
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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Magnifica Humanitas: alcune riflessioni dopo la lettura della recente enciclica – di Gianni Giovannelli
(veritas parit odium; la verità genera odio) Amant eam lucentem, oderunt eam
reguardentem. Quia enim falli nolunt et fallere volunt, amant eam, cum se ipsa
indicat, et oderunt eam, cun eos ipsos indicat La amano quando risplende, la
odiano quando li accusa. Vogliono ingannare ma non essere ingannati, per questo
l’approvano quando indica se [...]