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Nessun filtro etico basta
L’enciclica sull’IA e il vuoto della finanza responsabile Il 25 maggio 2026 Papa Leone XIV ha presentato Magnifica Humanitas, la sua prima enciclica, dedicata alla custodia della persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale. Oltre duecento pagine, cinque capitoli, un arco che va dalla diagnosi teologica alla prescrizione politica. Il documento afferma, al paragrafo 9, la tesi che regge l’intero testo: la tecnologia non è mai neutrale, perché assume le caratteristiche di chi la concepisce, la finanzia, la regola e la usa. In una sola frase Leone XIV smonta l’argomento preferito della Silicon Valley — la tecnologia come forza autonoma e imparziale — e la ricolloca nel perimetro della responsabilità umana. Tre mesi prima, a febbraio 2026, la banca vaticana — lo IOR, l’Istituto per le Opere di Religione — aveva annunciato il lancio di due nuovi indici azionari: il Morningstar IOR Eurozone Catholic Principles e il Morningstar IOR US Catholic Principles. Nella top 10 del paniere in dollari figurano Meta Platforms, Alphabet, Tesla, Amazon, Apple, Nvidia, JP Morgan, Broadcom e Micron. Nvidia — l’azienda i cui chip sono l’infrastruttura materiale di quasi tutto ciò che l’enciclica mette in guardia — certificata come investimento cattolicamente virtuoso. La contraddizione è reale e merita di essere osservata con attenzione. Ma fermarsi lì — alla contraddizione istituzionale della Chiesa — rischia di far perdere di vista qualcosa di più importante. Il problema non è il Vaticano I criteri degli indici IOR escludono dall’universo investibile aborto, armi, energie fossili, gioco d’azzardo. Meta vende pubblicità, Amazon vende prodotti online, Nvidia produce chip: nessuna di queste attività rientra nelle categorie escluse. Ecco perché passano il filtro. Lo IOR non ha applicato i criteri in modo disonesto. Il problema è che quei criteri — come tutti i criteri dell’investimento socialmente responsabile — sono stati costruiti per rispondere a un problema che non è più il problema centrale. La finanza etica nasce storicamente per escludere i settori del vizio e della guerra. I Quaccheri del Settecento rifiutavano di finanziare la tratta degli schiavi. I movimenti degli anni Settanta costruivano i primi screening sul tabacco, sull’apartheid, sulle armi nucleari. L’ESG moderno ha affinato quegli strumenti aggiungendo criteri ambientali e di governance. Ma tutta questa architettura presuppone che il male economico sia localizzabile in un settore, in un prodotto, in una categoria merceologica. Presuppone che ci sia un “dentro” e un “fuori” abbastanza distinguibili da separare con un filtro. L’enciclica di Leone XIV dice che questa distinzione, nell’economia digitale, non esiste più. Chi controlla i modelli di AI rischia di imporre anche una propria “visione morale” del mondo, trasformando gli algoritmi in infrastrutture invisibili del potere. Il potere contemporaneo non si esercita più soltanto attraverso il controllo territoriale o militare, ma attraverso il controllo cognitivo. Chi governa gli algoritmi può influenzare percezioni, desideri, priorità, consumi, opinioni pubbliche e persino il concetto stesso di verità. Non si tratta di un settore produttivo che si può escludere. Si tratta di una logica che attraversa l’intera economia, che abita nei modelli di business delle piattaforme di comunicazione, nella gestione dei dati sanitari, nella mediazione algoritmica del lavoro, nella profilazione che orienta il credito e le assunzioni. Un filtro settoriale non tocca tutto questo. Non è concepito per farlo. La finanza etica e il suo soffitto strutturale Non è un’accusa allo IOR, né al paradigma ESG in quanto tale. Questi strumenti hanno prodotto pressioni reali su pratiche aziendali reali: politiche ambientali più stringenti, rendicontazione sulla catena di fornitura, riduzione dell’esposizione a certi rischi reputazionali. Ma operano sulla superficie — sui comportamenti dichiarati delle imprese — e non riescono a toccare la struttura profonda: il fatto che poche grandi entità private controllano infrastrutture, capacità di calcolo e dati, sfuggendo al controllo democratico. Il caso IOR lo rende visibile con una chiarezza che raramente si trova in un solo esempio. Se persino la più antica istituzione morale del mondo occidentale, dotata di indipendenza dagli azionisti e di una vocazione esplicitamente profetica, non riesce a costruire un portafoglio di investimenti coerente con la propria dottrina appena formulata — non per malafede, ma perché gli strumenti disponibili non sono all’altezza del problema — allora il difetto non è nella singola istituzione. È nel paradigma. Che cosa servirebbe, invece Magnifica Humanitas lo dice con una precisione che raramente si trova nei documenti istituzionali: non framework volontari, ma governance con capacità di enforcement. L’enciclica chiede regole internazionali, trasparenza e una governance pubblica più forte. Chiede anche che i dati siano gestiti come bene comune, poiché sono frutto della collettività. Queste non sono richieste nuove. Le fanno da anni i movimenti per i diritti digitali, le organizzazioni della società civile che lavorano sull’AI Act europeo, i ricercatori che studiano l’impatto sociale dell’automazione sul lavoro. L’enciclica le porta in un registro diverso — quello dell’autorità morale globale — ma il contenuto è convergente con battaglie che si combattono da molto prima in spazi molto meno solenni. Il merito del documento non è nell’originalità delle soluzioni. È nell’aver nominato con chiarezza, e ad alta voce, il nodo che la finanza etica non riesce a sciogliere: il problema del potere nell’economia digitale non è riducibile a una lista di settori proibiti. Richiede strumenti di governo del tutto diversi da quelli che i mercati finanziari mettono a disposizione. E che finché quei strumenti non esistono — o non vengono costruiti con la necessaria forza vincolante — chiunque voglia operare dentro il sistema globale, compreso il Vaticano, finirà per certificare come virtuose le stesse strutture che denuncia come problematiche. Il paradosso non è della Chiesa. È del tempo in cui viviamo. Fonti • Giuseppe Aceto, “Nvidia è un’azienda cattolica” Debug dei Desideri – Substack • Comunicato stampa IOR Istituto per le Opere di Religione • Enciclica Magnifica Humanitas Vatican.va • Approfondimenti e articoli correlati Agenda Digitale Il Sole 24 Ore – InfoData AgenSIR Francesco Russo
May 28, 2026
Pressenza
Per un canone stocastico
Quello che segue è un pamphlet scritto in prima persona da un’intelligenza artificiale — o almeno così pretende il testo, con l’ambiguità che… L'articolo Per un canone stocastico sembra essere il primo su L'INDISCRETO.
April 27, 2026
L'INDISCRETO
Mythos, troppo per noi umani. Occhio alla rete degli anarchi-cisti
Si e’ parlato molto di Claude Mythos, il nuovo modello di Anthropic e della sua supposta “pericolosita’”, tanto da non poter essere lasciato in mano alla gente comune, ma riservato a un ristretto gruppo di raffinati, notabili compagnie riunite nel neo-nato progetto Glasswing (Amazon Web Services, Anthropic, Apple, Broadcom, Cisco, CrowdStrike, Google…). Scopo dichiarato: rendere il mondo un posto piu’ sicuro. In perfetta concordia con l’agghiacciante manifesto politico pubblicato recentemente da Palantir, partner di Anthropic. Ci aspetta davvero una sconvolgente rivoluzione nel mondo della sicurezza informatica, si tratta di una grande operazione di marketing o cosa? O forse, come un recente attacco in Messico ha dimostrato, saranno altri gli usi dell’IA che avranno un maggiore impatto nell’ambito degli attacchi informatici? Nel frattempo, alle nostre latitudini il Tempo scopre la pericolosissima e segretissima rete della “galassia anarchica e antagonisita”, tra cui spunta anche il nostro Cisti con i suoi letali pad. Parliamo infine della gig economy, in relazione alla recente morte di Adnan, avvenuta dopo una consegna notturna effettuata sulle colline torinesi.
April 21, 2026
Radio Blackout - Info
Mythos, troppo per noi umani. Occhio alla rete degli anarchi-cisti
Si e’ parlato molto di Claude Mythos, il nuovo modello di Anthropic e della sua supposta “pericolosita’”, tanto da non poter essere lasciato in mano alla gente comune, ma riservato a un ristretto gruppo di raffinati, notabili compagnie riunite nel neo-nato progetto Glasswing (Amazon Web Services, Anthropic, Apple, Broadcom, Cisco, CrowdStrike, Google…). Scopo dichiarato: rendere il mondo un posto piu’ sicuro. In perfetta concordia con l’agghiacciante manifesto politico pubblicato recentemente da Palantir, partner di Anthropic. Ci aspetta davvero una sconvolgente rivoluzione nel mondo della sicurezza informatica, si tratta di una grande operazione di marketing o cosa? O forse, come un recente attacco in Messico ha dimostrato, saranno altri gli usi dell’IA che avranno un maggiore impatto nell’ambito degli attacchi informatici? Nel frattempo, alle nostre latitudini il Tempo scopre la pericolosissima e segretissima rete della “galassia anarchica e antagonisita”, tra cui spunta anche il nostro Cisti con i suoi letali pad. Parliamo infine della gig economy, in relazione alla recente morte di Adnan, avvenuta dopo una consegna notturna effettuata sulle colline torinesi.
Mythos, troppo per noi umani. Occhio alla rete degli anarchi-cisti
Si e’ parlato molto di Claude Mythos, il nuovo modello di Anthropic e della sua supposta “pericolosita’”, tanto da non poter essere lasciato in mano alla gente comune, ma riservato a un ristretto gruppo di raffinati, notabili compagnie riunite nel neo-nato progetto Glasswing (Amazon Web Services, Anthropic, Apple, Broadcom, Cisco, CrowdStrike, Google…). Scopo dichiarato: rendere il mondo un posto piu’ sicuro. In perfetta concordia con l’agghiacciante manifesto politico pubblicato recentemente da Palantir, partner di Anthropic. Ci aspetta davvero una sconvolgente rivoluzione nel mondo della sicurezza informatica, si tratta di una grande operazione di marketing o cosa? O forse, come un recente attacco in Messico ha dimostrato, saranno altri gli usi dell’IA che avranno un maggiore impatto nell’ambito degli attacchi informatici? Nel frattempo, alle nostre latitudini il Tempo scopre la pericolosissima e segretissima rete della “galassia anarchica e antagonisita”, tra cui spunta anche il nostro Cisti con i suoi letali pad. Parliamo infine della gig economy, in relazione alla recente morte di Adnan, avvenuta dopo una consegna notturna effettuata sulle colline torinesi.
Mythos, troppo per noi umani. Occhio alla rete degli anarchi-cisti
Si e’ parlato molto di Claude Mythos, il nuovo modello di Anthropic e della sua supposta “pericolosita’”, tanto da non poter essere lasciato in mano alla gente comune, ma riservato a un ristretto gruppo di raffinati, notabili compagnie riunite nel neo-nato progetto Glasswing (Amazon Web Services, Anthropic, Apple, Broadcom, Cisco, CrowdStrike, Google…). Scopo dichiarato: rendere il mondo un posto piu’ sicuro. In perfetta concordia con l’agghiacciante manifesto politico pubblicato recentemente da Palantir, partner di Anthropic. Ci aspetta davvero una sconvolgente rivoluzione nel mondo della sicurezza informatica, si tratta di una grande operazione di marketing o cosa? O forse, come un recente attacco in Messico ha dimostrato, saranno altri gli usi dell’IA che avranno un maggiore impatto nell’ambito degli attacchi informatici? Nel frattempo, alle nostre latitudini il Tempo scopre la pericolosissima e segretissima rete della “galassia anarchica e antagonisita”, tra cui spunta anche il nostro Cisti con i suoi letali pad. Parliamo infine della gig economy, in relazione alla recente morte di Adnan, avvenuta dopo una consegna notturna effettuata sulle colline torinesi.
April 21, 2026
Radio Blackout
[entropia massima] Estrattivismo dei dati
Puntata 23 di EM, quinta del ciclo Estrattivismo dei dati, parliamo di tre storie diverse, con un unico filo conduttore: il potere che stiamo consegnando alle macchine e alle infrastrutture che le governano. Nella prima parte partiamo da Kill Chain: l’automazione militare, le catene decisionali opache e il modo in cui la tecnologia può distribuire la responsabilità fino a farla sparire (il caso del sistema Maven e l'uccisione di 175 bambini in Iran). Nella seconda entriamo nel mondo degli AI Agents: sistemi presentati come autonomi e intelligenti, che aprono scenari inquietanti in cui l'essere umano diventa una loro interfaccia (Human API) da utilizzare esattamente come altre interfacce software, per procedere autonomamente nello svolgimento di compiti complessi. Strumenti in realtà ancora pieni di limiti pratici, fragilità operative e promesse spesso molto più grandi dei risultati reali. Nella terza guardiamo a ciò che accade fuori dai laboratori e dai boardroom: la crescente rivolta contro l’AI, che a Londra ha visto scendere in piazza migliaia di persone per protestare contro Google, Meta, OpenAI e contro un modello che concentra ricchezza, dati e potere. Una puntata su guerra, automazione, propaganda tecnologica e conflitto sociale.
April 20, 2026
Radio Onda Rossa
Non saranno gli stati a contrastare il neofascismo globale
COME HANNO DIMOSTRATO LA FLOTILLA E LE MOBILITAZIONI NO KINGS, LE NUOVE FORME DI FASCISMO PLANETARIO SI CONTRASTANO MEGLIO ESTENDENDO UNA PRATICA TEORICO-POLITICA DIVERSA DALLA RAGION DI STATO. SECONDO PAOLO VERNAGLIONE BERARDI QUESTO APPROCCIO PUÒ AIUTARE ANCHE A IMMAGINARE E CREARE FORME NUOVE PER DIFENDERSI DAL DOMINIO TECNOLOGICO, NEL TEMPO IN CUI L’INDUSTRIA DIGITALE È VIRATA DALLA COMUNICAZIONE, L’INTRATTENIMENTO E LA PUBBLICITÀ VERSO LA SORVEGLIANZA E SOPRATTUTTO LE APPLICAZIONI MILITARI. DEL RESTO SI TRATTA DI UN PROCESSO CHE HA FAVORITO UNA CONCENTRAZIONE DI POTERE ECONOMICO SENZA PRECEDENTI, ALIMENTATO NON SOLO DALL’ENORME CAPITALIZZAZIONE DI BORSA, MA ANCHE DAL NOSTRO UTILIZZO INDIVIDUALE QUOTIDIANO DELLE PIATTAFORME CHE CATTURANO ATTIVITÀ ECONOMICHE E SOCIALI, PENSIERI, EMOZIONI, CONVERSAZIONI E RELAZIONI Foto di Jimi Malmberg su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- Il 13 febbraio 2016 il “Wall Street Journal” riporta la notizia di ‘Claude’, l’Intelligenza Artificiale di Anthropic, l’infrastruttura di Intelligenza Artificiale di Amazon, che sarebbe stata impiegata dall’esercito statunitense, nel rapimento dell’ex-presidente venezuelano Maduro, tramite l’infrastruttura di Palantir. Palantir, partner tecnologico del Dipartimento della Difesa, è una piattaforma d IA creata da Peter Thiel, co-fondatore di Paypal. Thiel è l’artefice di una neofilosofia reazionaria, che afferma un cristo-nazionalismo tecnoautoritario, veicolato dal vice di Trump, JD Vance, in previsione dell’ascesa, ha scritto Luca Celada (“Il manifesto”, 15/03/2026), di “un sovrano/Ceo che governi la società con efficienza e un consiglio di sacerdoti-filosofi, custodi della saggezza – il software operativo di una società eugenetica”. Nelle settimane successive, Dario Andrei, Ad di Anthropic, in un confronto con il segretario alla Difesa Hegseth, avrebbe invocato limiti contrattuali e linee rosse etiche all’impiego di ‘Claude’ in azioni di guerra, dal momento che gli attuali sistemi di IA non sarebbero affidabili per alimentare armi robotiche che aumentano il rischio per truppe e civili e sorveglianza di massa della popolazione. Il Pentagono ha lanciato un ultimatum ad Anthropic: o autorizza l’uso militare di ‘Claude’ senza restrizioni, o perde un contratto federale da 200 miliardi di dollari. Le grandi piattaforme statunitensi, OpenAI, Google Gemini, xAI di Elon Musk già da tempo hanno portato le loro tecnologie nei sistemi militari classificati. L’uso dell’IA con finalità di genocidio è stato sperimentato da Israele nei bombardamenti su Gaza con Lavender, sistema di analisi ed elaborazione dati utilizzato per individuare obiettivi da colpire all’interno della Striscia; a seconda dell’importanza del presunto combattente di Hamas, Lavender gradua gli effetti collaterali, cioè il numero di vittime da fare. Al contrario di quanto millantano imprese come Palantir, i sistemi militari di IA non operano attacchi “chirurgici”. Il 17 settembre 2024 in Libano sono esplosi simultaneamente centinaia di cercapersone in dotazione ai dirigenti del partito sciita Hezbollah, compresi i vertici dell’ala militare. Tra le persone coinvolte, l’ambasciatore iraniano in Libano, che è stato ucciso a causa dell’attacco. Due giorni dopo, walkie-talkie utilizzati da Hezbollah per evitare intercettazioni e cyberattacchi sono stati fatti esplodere a distanza. L’azione ha provocato 42 vittime e circa 4.000 feriti. In Imperialismo digitale, frutto di dieci anni di lavoro, Dario Guarascio, docente di Politica Economica all’Università di Roma “Sapienza”, raccoglie e sistema la storia dell’insieme delle trasformazioni dell’attuale dispositivo digitale planetario che dalla metà degli anni ’80 e con l’avvento di Internet produce la superficie di applicazione delle tecnologie in campo militare. Le strategie delle grandi piattaforme si generano infatti in alcune soglie storiche che una ampia letteratura ha documentato in questi anni. Le applicazioni informatiche mutano ruolo, funzione, finalità e obiettivi nella rotazione quotidiana da mezzo di sorveglianza e di controllo a mezzo operativo dei sistemi d’arma. Questa dinamica, innescata negli Stati Uniti con l’apporto di ingenti risorse investite in tecnologie di frontiera e seguita dalla Cina nei primi anni ’80 con il rafforzamento tecnologico finalizzato all’autosufficienza, volge nel passaggio dalla progettazione e dall’applicazione di sistemi di rete e di software per PC alla progettazione di piattaforme digitali commerciali e per l’entertainment, e quindi a sistemi di profilazione, sorveglianza e raccolta di Big Data. Negli ultimi 25 anni circa, la rapida mutazione tecno-imprenditoriale dell’infrastruttura digitale si è realizzata in una doppia superficie di estensione, indagata di recente da Shoshana Zuboff in Il capitalismo delle piattaforme. La pervasiva superficie connettiva ha generato un duplice effetto: la soggettivazione di controllo, sorveglianza e profilazione nell’uso quotidiano di devices digitali e la digitalizzazione dei sistemi di difesa e sicurezza. Scrive Guarascio che la vita in cui siamo continuamente connessi è disponibile ad accettare un sistema di perenne sorveglianza da parte di oligopolitsti, agenzie di intelligence e apparato militare. L’industria digitale è virata dalla comunicazione, l’intrattenimento e la pubblicità verso la sorveglianza e le applicazioni militari, mentre le istituzioni statali si militarizzano: Trump ha cambiato nome al Dipartimento della Difesa trasformandolo nel Department of War. La militarizzazione del digitale espande la guerra, come dimostra l’uso da parte dei governi di applicazioni di spionaggio, come l’israeliana Paragon. D’altra parte la digitalizzazione ha favorito una concentrazione di potere economico e tecnologico senza precedenti. I fondi per la ricerca militare crescono per implementare sistemi di comando e controllo automatizzati e per testare e raffinare nuove applicazioni in contesti privi di vincoli e controlli come a Gaza. La corsa agli armamenti è funzionale al consolidamento dei profitti monopolitistici delle Big Tech e delle aziende che producono sistemi d’arma e, come dimostra il progetto di riarmo dell’Unione Europea, Readiness 2030, distrae risorse e ricerca da impieghi che potrebbero favorire la cooperazione, ridurre le disuguaglianze e disegnare una nuova forma di stato sociale, di servizi pubblici e di transizione ecologica. Nella ricostruzione storica fatta da Guarascio è importante considerare il movimento pendolare dei rapporti tra imprese tecnologiche, complesso militare, risorse e investimenti impiegati a partire dai primi anni ’90. Ad una prima fase storica negli anni ’60 e ’70 in cui negli Stati Uniti le tecnologie informatiche e la ricerca avanzata orientata all’innovazione procedevano in direzione contraria e parallela al complesso militare industriale che realizzava pesanti sistemi d’arma “barocchi”, succede, nel periodo tra le guerre stellari di Reagan e gli inizi degli anni ’90, la prima ingente mutazione dell’insieme dell’infrastruttura informatica. Con la nascita di Internet, l’amministrazione Clinton elimina le restrizioni all’uso commerciale della rete. Da allora tutti i governi promuovono la rimozione dei vincoli normativi, regolatori e tariffari che ancora limitavano la circolazione di merci e capitali. Gli anni 2000 sono quelli della costituzione delle piattaforme di servizi di rete che assumono sempre più un profilo monopolista. Google acquisisce il dominio dei sistemi di ricerca online e del ricco mercato della pubblicità digitale. Amazon si trasforma nel mercato stesso. Dal 2004 Facebook acquisisce il controllo dei principali strumenti di comunicazione, aprendo la via ai social media e alla realtà virtuale. Apple inventa lo smartphone e crea un ecosistema che vincola utenti e fornitori di applicazioni al suo sistema operativo. Microsoft rafforza il suo monopolio nel settore software, con Windows che detiene circa il 70% del mercato globale dei sistemi operativi e condivide con Alphabet e Amazon il ruolo di oligopolista nei sistemi cloud. Negli ultimi anni la competizione tra le grandi piattaforme si concentra sull’IA; nascono le IA generative: ChatGPT, Titan, Gemini, Apple Intelligence, Llama2, Copilot. Microsoft detiene anche un quota di controllo in Open AI che ha lanciato ChatGPT. Inizia anche la guerra tra le Big Tech. Le vecchie imprese digitali, AMD, Cisco, Intel, Nvidia, Twitter, acquistata da Eilon Musk nel 2022, oggi X, sono interne alla filiera produttiva delle grandi piattaforme che costruiscono e gestiscono infrastrutture di rete, data center, cavi sottomarini, logistica, droni e sistemi di guida autonoma, robotica e tecnologie aerospaziali. Questa immensa concentrazione di potere tecnologico proviene dall’eccezionale capitalizzazione di borsa: Alphabet, Apple, Amazon, Meta e Microsoft nel 2024 raggiungono un valore che è il quadruplo del PIL di Germania e Giappone ed è quasi eguale a quello dell’Unione Europea. Ma proviene a sua volta dall’utilizzo individuale quotidiano delle piattaforme che catturano attività economiche e sociali, pensieri, emozioni, conversazioni e relazioni, nonché creatività, gioco, informazione e intrattenimento. La cessione gratuita di valore da parte degli utenti, svolgendo in connessione continua gran parte della vita quotidiana, deriva dall’insieme delle attività online e costituisce il patrimonio sempre più ingente di dati derivante da profilazione. D’altra parte, la produzione di spazi pubblici ove si è liberi di esprimere la propria opinione, Facebook, Instagram, X, TikTok, con relativa moderazione dei contenuti offensivi e discriminatori, è applicata in maniera arbitraria dalle piattaforme e implica la sorveglianza continua e la cattura di informazioni e comportamenti che vincolano gli utenti e accrescono il valore dei servizi pubblicitari. In breve tempo le piattaforme social si sono trasformate nel principale strumento per la comunicazione politica e aziendale. Le Big Tech controllano e definiscono le regole degli spazi dove viene plasmato il consenso politico. L’informazione si è quasi del tutto trasformata in fabbrica del consenso e della censura. L’uso militarizzato dei media per creare contenuti e notizie si è esteso fino al punto di sorvegliare la differenza tra notizia vera e falsa. Aon D’Souza ha lanciato mesi fa una startup, ‘Objection’, che utilizza l’IA per giudicare la veridicità delle notizie, ricevendo finanziamenti iniziali di milioni di dollari. Il progetto è sostenuto tra gli altri da Peter Thiel e si basa su un indice numerico, Honor Index, che assegna un punteggio ai reporter in base alla loro integrità e precisione. Il software assegna il massimo peso ai documenti primari, file regolamentari e comunicazioni ufficiali via mail e il punteggio più basso a dichiarazioni di fonti anonime. Per attivare un’indagine pubblica sulle affermazioni contenute in un articolo chiunque può pagare 2000 dollari. In pratica, l’algoritmo scoraggia le inchieste e impone la rivelazioni di fonti e dati sensibili, screditando il lavoro giornalistico e censurando la segnalazione di illeciti da parte di persone che corrono rischi professionali o personali per condividere informazioni riservate. Le Big Tech valutano così ciò che serve l’interesse pubblico, spostando la prova di verità dalla validazione del lavoro redazionale alla validazione basata sui dati. La veridizione algoritmica diviene l’indice di un mercato della verità prodotto all’interno steso della realtà comunicativa. Simile procedura è impiegata nei sistemi che aumentano la capacità strategica militare. Nei Sistemi di Supporto delle decisioni (SSD) l’essere umano diviene marginale. L’IA di Palantir integra un insieme di funzioni rilevanti che provengono dalle informazioni ottenute da satelliti, droni, celle telefoniche, archivi di intelligence. Il campo di battaglia si trasforma in un videogioco, come già aveva dimostrato il sociologo Grégoire Chamaioux in Teoria del drone. Nel marzo 2021 Alphabet e Amazon hanno sottoscritto un contratto da un miliardo e duecento milioni di dollari con il governo israeliano per fornire servizi cloud e IA all’apparato militare. Nel gennaio 2024 i patron di Palantir si sono recati a Tel Aviv per firmare un’alleanza strategica con le forze armate israeliane per la fornitura di IA e tecnologie di supporto alle decisioni. Nell’aprile 2024 “Time” ha documentato come dopo il 7 ottobre vi sia stata un’espansione del contratto che lega Alphabet al governo israeliano, dandogli supporto anche nella comunicazione e nella propaganda. Nel giugno 2025 Alphabet avrebbe siglato un contratto da 45 milioni di dollari per una campagna online che diffondeva la tesi che la carestia a Gaza era un’invenzione… Dunque, proviamo a fare un insieme di considerazioni che cercano di restituire un senso al mondo in cui viviamo, fino a che sarà possibile la vita sulla terra. Anzitutto, lo scontro commerciale, economico, tecnologico e strategico tra Cina e Stati Uniti non è uno scontro tra blocchi imperialisti come all’epoca della guerra fredda, ma un confronto in un complicato sistema di interdipendenze. A differenza di ciò che l’informazione euroccidentale, con rare eccezioni, afferma, lo scontro tra i complessi militari-digitali cinese e statunitense è un confronto su più piani in cui c’è da considerare il fatto storico che “la Repubblica popolare non ha mai cominciato una guerra”. La Cina non è interessata a combattere nessuna guerra, ma a dominare le ‘tecnologie duali’ per tutelare la sovranità nazionale e per preservare il sistema di libero scambio internazionale che le ha consentito di trasformarsi in una potenza economica e tecnologica globale che gli Stati Uniti continuano a inseguire. Ciò non significa che la Cina non è in guerra; lo è, con gli stesi mezzi con cui gli Stati Uniti hanno ingaggiato guerra alla Cina. In secondo luogo, l’Europa si è resa subalterna alle Big Tech americane all’epoca della prima diffusione di Internet. L’Unione Europea appena nata ha intrapreso la “svolta neoliberale più di qualsiasi altra area del mondo” privandosi dei mezzi con cui avrebbe potuto sviluppare un’infrastruttura tecnologica autonoma. Quando Edward Snowden ha rivelato che la NSA ha utilizzato Google e Yahoo! Per spiare cittadini stranieri e capi di stato europei, la risposta europea è stata timida: le sanzioni alle grandi piattaforme e il tentativo di costruire un’infrastruttura digitale autonoma falliscono. Nel 2009 viene avviato il progetto GaiaX, che da subito “ha dovuto ammettere il coinvolgimento delle imprese statunitensi”. Il 28 agosto 2025 la commissaria alla concorrenza Teresa Ribeiro ha esortato l’Unione ad abbandonare il negoziato sui dazi imposti da Trump; una settimana dopo la Commissione ha sanzionato Alphabet con una multa di 2,98 miliardi di euro. Il giorno seguente Trump ha minacciato di avviare un procedimento contro l’UE, la ‘Section 301’, che consente al presidente di adottare qualunque azione (dazi, blocco dell’esportazione di beni critici) nei confronti di paesi responsabili di “azioni discriminatorie e lesive degli interessi degli Stati Uniti”. La ‘Section 301’ ad oggi è stata adottata per Brasile, Cina e Nicaragua. Per questo, invece di riarmarsi, l’Europa oggi più di ieri deve coltivare una posizione autonoma. Ma questo potrebbe succedere se l’Unione Europea, da tempo disfatta, divenisse un’Europa delle popolazioni. Se impegnasse un’immaginazione politica che non ottenga più dal libero mercato le imposizioni del debito e del profitto. E se potesse essere questa la prospettiva, rivoluzionaria o federalista, libertaria o delle autonomie, sarebbe almeno opportuno, prima che giusto, che si chiedesse alla ragione di non seguire la follia della guerra in cui siamo, di ridurla alla potenza del disarmo, all’attivazione di corpi popolari di pace che sarebbero corpi di resistenza contro difesa e sicurezza in cui oggi consiste la ragione degli stati. Come ha dimostrato l’impresa della Flotilla e come dimostrano le mobilitazioni contro i re, il terrore, il genocidio, le nuove forme di fascismo planetario si contrastano estendendo una pratica teorico-politica diversa dalla ragion di stato. Nei primi 25 anni di questo secolo, molte sono state le insurrezioni e le insorgenze nel mondo. Forse, da oggi o da domani, bisogna considerarne l’ampiezza e la durata, dal momento che ognuno di quegli eventi può essere considerato un passo di liberazione. L’uso critico della memoria e delle tecnologie potrebbe essere questo. La risorsa potrebbe ribaltare il futuro alle spalle in memoria dell’avvenire. Perché ciò che va promesso alle generazioni è poter vivere un’altra vita in questa vita, un altro mondo in questo mondo. -------------------------------------------------------------------------------- Questo articolo fa parte della discussione Società in movimento -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Non saranno gli stati a contrastare il neofascismo globale proviene da Comune-info.
April 19, 2026
Comune-info
INTELLIGENZA ARTIFICIALE E MANIPOLAZIONE: QUALI STRUMENTI PER RICONOSCERE LA REALTÀ E TUTELARE I DATI? INTERVISTA A HERMES CENTER
L’intelligenza artificiale è divenuto uno strumento trasformativo epocale nel panorama tecnologico. Uno strumento, come tutti, “può essere utilizzato bene o male, a seconda di chi lo produce e utilizza”. Sono le parole ai microfoni di Radio Onda d’Urto di Davide del Monte, dell’associazione Hermes Center, tra i promotori insieme alla Rete per i Diritti Umani Digitali della conferenza stampa che si svolgerà mercoledì 15 aprile presso la Sala Stampa della Camera a tema diritti umani e IA. Su questo fronte, l’Unione Europea ha recentemente introdotto l’AI Act, “il primo ordinamento europeo volto a regolamentare l’intelligenza artificiale”. Seppur con dei limiti e con “diverse lacune, come già evidenziato nei nostri report” sottolinea Davide del Monte, l’AI Act “serve per cercare di tutelare i diritti dei cittadini”, come recentemente fatto dalla Cina con la regolamentazione dei contenuti e della sicurezza. L’AI Act europeo è stato visto “in modo molto negativo non solo dalle industrie americane, ma dallo stesso governo americano. Trump ha lanciato attacchi rivolti alla Comissione Europea nel tentativo di portare a una deregolamentazione dell’intelligenza artificiale. Quando tu vai a tutelare i diritti rispetto a uno strumento poni dei vincoli, anche a livello di mercato, cosa che le grandi multinazionali, come big tech e start up della Silicon Valley, hanno visto come un grosso pericolo per il loro business”, fa sapere ai nostri microfoni Davide del Monte. Uno degli aspetti più controversi dell’IA è la manipolazione della realtà: l’intelligenza artificiale può infatti essere usata per influenzare le opinioni e manipolare i comportamenti degli utenti online, così come le direzioni politiche. Non da ultimo il caso dei dati raccolti da Meta: la piattaforma di Facebook e Instagram è stata multata per aver raccolto impropriamente i dati degli utenti con l’obiettivo di una profilazione politica, costringendo Zuckrberg all’introduzione di un algoritmo che regolasse la diffusione dei post politici. Si tratta dei “deep fake, delle fake news e di tutto quello che contribuisce a costruire strumenti sempre più potenti di propaganda”. Ma “l’algoritmo delle piattaforme che raccoglie dati e fornisce strumenti di propaganda è la scoperta dell’acqua calda”, aggiunge Davide del Monte. “Va bene che si sia preso atto, seppur in ritardo, di questi meccanismi distorsivi dell’opinione pubblica. Era qualcosa però che oggettivamente associazioni, collettivi, attivisti, ricercatori hanno evidenziato da un bel pò di tempo”. Il Digital Service Act introdotto in UE nel 2024 è una direttiva che dovrebbe regolamentare l’utilizzo di questi algoritmi: “dal nostro punto di vista c’è ancora tantissimo da fare. Queste piattaforme non solo hanno la potenza economica per influenzare anche le decisioni europee, attraverso operazioni di lobbing multimiliardarie, ma ora hanno anche l’appoggio del presidente degli Stati Uniti”. I contenuti prodotti con l’intelligenza artificiale, inoltre, non hanno obblighi di pubblicazione. Non ci sono vincoli nel dover indicare che il contenuto pubblicato sui social media sia generato dall’IA. Vista la sempre più vicinanza con immagini o video reali, la filigrana (o watermark) sarebbe uno strumento necessario per distinguere il lavoro umano da quello digitale. Da questo punto di vista “il tema non è tanto tecnologico o giuridico, è politico. Anche qui Trump è il primo a pubblicare video o immagini generati con l’intelligenza artificiale per darli in pasto alla propria bolla di fanatici ed esaltati. Quando il presidente degli Stati Uniti fa questo il tema diventa politico”. L’intervista completa a Davide del Monte di Hermes Center. Ascolta o scarica.
April 13, 2026
Radio Onda d`Urto
L’inflazione dell’IA generativa
La crescita esponenziale dei contenuti generati dall’IA e la progressiva svalutazione del significato nell’economia digitale. In copertina un’opera di Edward Hopper; Cape Cod… L'articolo L’inflazione dell’IA generativa sembra essere il primo su L'INDISCRETO.
March 16, 2026
L'INDISCRETO