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USB su Electrolux: bene l’attenzione della regione FVG, ora servono strumenti straordinari del governo
Si è svolto oggi il tavolo convocato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, alla presenza degli assessori Sergio Emidio Bini e Alessia Rosolen, sulla vertenza Electrolux. L’incontro aveva l’obiettivo di relazionare la Regione sull’esito dei quattro tavoli tecnici svolti presso il MIMIT e di preparare il prossimo confronto in plenaria, alla presenza del Ministro Urso. La discussione odierna ha confermato tutta la complessità della vertenza, ma anche la grande attenzione con cui la Regione Friuli Venezia Giulia sta seguendo la vicenda e la volontà, ribadita dagli assessori presenti, di intervenire con tutti gli strumenti necessari a difendere la presenza industriale e l’occupazione nei siti di Porcia e Pordenone. In questo senso va registrato positivamente anche il recente intervento della Regione che, nella manovra estiva, ha previsto 8 milioni di euro per un nuovo canale contributivo a sostegno delle imprese del comparto dell’elettrodomestico e della filiera del bianco. Per USB questo elemento è importante. Allo stesso tempo, abbiamo ribadito che la vertenza Electrolux resta una vertenza nazionale e deve essere mantenuta dentro un quadro unitario. Non può essere spezzettata stabilimento per stabilimento o territorio per territorio, perché il piano presentato dall’azienda investe l’intero perimetro industriale italiano del gruppo e si inserisce dentro la crisi più generale del settore del bianco. Le organizzazioni sindacali hanno illustrato nel dettaglio il quadro emerso dai tavoli tecnici al MIMIT. La sostanza, ad oggi, resta estremamente preoccupante: il piano Electrolux continua a confermare esuberi, spostamento di volumi produttivi verso il Far East e una riduzione significativa dell’occupazione nel nostro Paese. L’azienda ha certamente modificato il metodo del confronto rispetto alla fase iniziale, entrando maggiormente nel dettaglio dei costi, dei prodotti, della competitività dei singoli stabilimenti e delle possibili linee di intervento. Ma per USB il punto politico resta aperto: Electrolux ha cambiato metodo, non la sostanza di ciò che intende fare. Il rischio è che si provi a costruire una discussione tecnica che parte comunque dal presupposto della riduzione dei volumi in Italia, dello spostamento di produzioni all’estero e della conseguente riduzione occupazionale. Questo impianto non può essere accettato. Per USB qualsiasi confronto serio deve partire da alcuni presupposti chiari: nessuna chiusura, nessun esubero, nessuna delocalizzazione di volumi produttivi oggi realizzati in Italia. Solo a partire da queste condizioni può aprirsi una discussione vera sugli strumenti necessari arendere competitivo il settore e a difendere la presenza industriale del gruppo nel Paese. Ora diventa assolutamente decisivo capire come il Governo intenda intervenire. Al tavolo ministeriale il Ministro Urso ha richiamato la possibilità di mettere in campo strumenti ordinari e straordinari. È arrivato il momento di chiarire quali siano questi strumenti, con quali risorse, con quali tempi e soprattutto con quali vincoli nei confronti dell’azienda. Le risorse pubbliche, gli eventuali strumenti di sostegno, gli interventi su energia, materiali, innovazione, ricerca, sviluppo e nuovi prodotti devono avere una finalità precisa: mantenere produzione, lavoro e competenze in Italia. Non possono diventare un accompagnamento pubblico a scelte aziendali già orientate alla riduzione del perimetro industriale nazionale. La Regione Friuli Venezia Giulia può svolgere un ruolo importante, sia nella difesa dei siti di Porcia e Pordenone, sia nel contribuire a una posizione istituzionale più forte verso il Governo e verso Electrolux. Ma la risposta deve essere nazionale, perché nazionale è la dimensione della vertenza e strategico è il settore coinvolto. USB continuerà a chiedere il ritiro del piano Electrolux, la salvaguardia integrale dell’occupazione, la difesa dei siti produttivi, il mantenimento dei volumi in Italia e l’apertura di una vera discussione su un piano nazionale del settore del bianco. Il prossimo tavolo in plenaria con il Ministro Urso dovrà segnare un passaggio concreto. Non bastano più dichiarazioni di contrarietà al piano aziendale: servono strumenti straordinari, vincoli e una regia pubblica capace di impedire che un altro pezzo dell’industria italiana venga ridimensionato nel nome delle scelte di una multinazionale. USB Friuli Venezia Giulia Unione Sindacale di Base
July 18, 2026
Pressenza
Il piano aziendale dell’Electrolux rimane inaccettabile
Martedi si svolto un nuovo tavolo tecnico sulla vertenza Electrolux, dentro il percorso aperto dopo la presentazione del piano aziendale che prevede 1.700 esuberi a livello nazionale e la chiusura del sito di Cerreto d’Esi. Per USB il punto è ormai evidente: l’azienda continua a presentare dati, slide e ricostruzioni […] L'articolo Il piano aziendale dell’Electrolux rimane inaccettabile su Contropiano.
July 2, 2026
Contropiano
CRISI CLIMATICA: NEL MANTOVANO 3 MORTI E 1 PERSONA IN COMA PER IL LAVORO A TEMPERATURE TORRIDE
Crisi climatica. In Europa 35 gradi oggi, martedì 30 giugno 2026, per almeno 90 milioni di persone, in particolare nelle zone centro-orientali, con punte sopra i 40 gradi tra Repubblica Ceca e Germania. Oltre 1300 i morti accertati nell’ultima decade di giugno: “l’Europa si scalda a velocità doppia del resto del mondo”, denuncia l’Oms. La situazione dell’Europa occidentale a giugno 2026 sarebbe stata impossibile solo 50 anni fa, nel 1976, e altamente improbabile anche in qualsiasi altro periodo dell’anno. Anche nel 2003, prima grande ondata di calore del XXI secolo, temperature diurne simili a quelle raggiunte ora sarebbero state 10 volte meno probabili e temperature notturne  oltre 100 volte meno probabili. È quanto emerge dallo studio condotto dall’organizzazione meteorologica World Weather Attribution, che individua il responsabile principale di questo rapidissimo cambiamento nel riscaldamento globale causato dalle attività umane e in particolare ai combustibili fossili. L’analisi guidata da Theodore Keeping dell’Imperial College di Londra mostra che “questa ondata di calore è la più intensa mai registrata, nonostante i fenomeni atmosferici alla base siano essenzialmente uguali a quelli di altri casi simili avvenuti in passato. Il riscaldamento del clima, tuttavia, determina oggi temperature significativamente più elevate rispetto alla metà del XX secolo. In gran parte dell’Europa occidentale, giugno si sta riscaldando più rapidamente di qualsiasi altro mese. Sia le temperature giornaliere che notturne stanno crescendo a un ritmo molto più sostenuto di quello tenuto dal riscaldamento globale: le temperature massime diurne registrate a giugno aumentano a un ritmo triplo, mentre quelle notturne a un ritmo circa doppio. Inoltre, per molte città, questo non è stato solo il giugno più caldo, ma il periodo più caldo in assoluto dal 1950″. In Italia da un lato aumentano le città da bollino rosso, da 22 a 25 – su 27 in totale -, mentre dall’altro arrivano i temporali, con tantissima energia in ballo e il rischio eventi estremi. Ieri nubifragio sul Milanese, con 16 gradi in meno in un’ora, alberi divelti e un capannone parzialmente crollato in via Locarno. Allagamenti e danni nel Pisano, con 50 millimetri di pioggia nel giro di poche ore e una trentina di interventi dei Vigili del Fuoco. Ancora crisi climatica, ma dal mondo del lavoro. A Magnocavallo, nel Mantovano, ha invece perso la vita nel pomeriggio di lunedì 29 giugno un bracciante, Haddad Taher, 55enne di nazionalità marocchina residente nella non distante provincia di Rovigo. Il lavoratore era intento a raccogliere angurie per l’azienda Fondo Gonzaga, in una zona – la Bassa Lombardia – dove si veleggia da giorni attorno ai 40 gradi. La Cgil virgiliana denuncia come siano “ormai 3 i lavoratori morti più un quarto in coma per il caldo in pochi giorni. Ci sono sacche di schiavismo agrario e le ordinanze contro il caldo  non funzionano: non ci sono controlli  sufficienti in generale. Si muore come un secolo fa nei campi, in mezzo all’indifferenza, normalizzando il fatto che si possa morire di lavoro in giornate in cui c’è un’allerta sanitaria” per temperature ben oltre il torrido. Su Radio Onda d’Urto Ivan Papazzoni, segretario Flai Cgil a Mantova. Ascolta o scarica Dalla Lombardia al Veneto: all’Electrolux di Susegana (Treviso) i lavoratori hanno incrociato le braccia, su indicazione della Rsu; nei capannoni ieri pomeriggio, lunedì 29 giugno, si sono superati i 36 gradi, motivo per cui anche stamattina – martedì 30 giugno – c’è stata un’altra ora di sciopero. Su Radio Onda d’Urto Antonio Rinaldo, rsu Fiom Electrolux a Susegana. Ascolta o scarica
June 30, 2026
Radio Onda d`Urto
Electrolux. Tavolo al Ministero. Usb: “Non ci fidiamo dell’azienda”
Si è svolto oggi al MIMIT il tavolo ministeriale sulla crisi Electrolux, alla presenza del Ministro Urso, delle Regioni, dei Comuni coinvolti e delle organizzazioni sindacali, dopo la presentazione del drammatico piano annunciato dalla multinazionale. L’incontro si è aperto nel solco del precedente confronto, con il Ministro che ha illustrato […] L'articolo Electrolux. Tavolo al Ministero. Usb: “Non ci fidiamo dell’azienda” su Contropiano.
June 15, 2026
Contropiano
VERTENZA ELECTROLUX, FIOM: “PIANO DI LICENZIAMENTI CONGELATO, TREGUA ARMATA DI DUE MESI”
Al tavolo di confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy tra la multinazionale Electrolux, il governo, le istituzioni locali e i sindacati è cambiato l’atteggiamento dall’azienda, che ha “congelato” il piano di oltre 1.700 licenziamenti in Italia per un periodo di due mesi. Un atteggiamento diverso rispetto ai modi con cui poche settimane fa aveva annunciato invece i licenziamenti e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Asti (Ancona) dove si producono cappe per cucine. “Per noi è una tregua armata di due mesi”, ha dichiarato ai microfoni di Radio Onda d’Urto Andrea Torti, della segreteria Fiom di Milano, particolarmente coinvolta per la vertenza avendo sul territorio lo stabilimento di Solaro. “La fiducia nei confronti dell’azienda è ai minimi termini, avendo annunciato chiusure e licenziamenti mentre in azienda si fanno straordinari e c’è personale assunto a termini: si tratta di un affronto nei confronti di una relazione sindacale corretta”. “Noi non smobilitiamo”, ha annunciato Torti, “e nei prossimi giorni andremo nelle fabbriche a raccogliere il mandato dei lavoratori e delle lavoratrici”. Ascolta o scarica
June 15, 2026
Radio Onda d`Urto
Nelle Marche prosegue la lotta dei lavoratori Electrolux
Il 3 giugno i lavoratori dell’Electrolux di Cerreto D’Esi nelle Marche sono di nuovo scesi in strada dopo aver dichiarato 2 ore di sciopero improvvisato. Dopo il primo incontro che si è svolto il 25 maggio, la crisi Electrolux tornerà sul tavolo del MIMIT il prossimo 15 giugno. A partire dal Ministro Adolfo Urso, tutte le istituzioni compatte hanno chiesto all’azienda il ritiro del piano industriale, che prevede 1700 esuberi in tutta Italia e la chiusura dello stabilimento di Cerreto D’Esi. Ma nel mentre, unilateralmente, Electrolux ha iniziato a spostare le produzioni di Cerreto D’Esi in Polonia. Proseguiamo il nostro approfondimento sulla vicenda, con una lente che guarda all’intera regione Marche. Ne abbiamo parlato con Marco Giovagnoli, docente di Sociologia dell’innovazione sociale per le aree fragili e Responsabile del Corso di laurea in Scienze giuridiche per il governo dei territori, Scuola di Giurisprudenza, Università di Camerino. La vicenda Electrolux arriva a quasi vent’anni dalla prima grande crisi aziendale dell’ARDO del 2008. In mezzo a questa forbice temporale che Marche ci sono? Dal 2008 il mondo è cambiato, e la velocità del cambiamento in questa seconda modernizzazione è esponenziale, coi suoi pro e i suoi contro. Le Marche ci sono semplicemente in mezzo. I segnali della crisi del ‘modello Marche’ erano ben presenti anche prima del 2008. Un modello che ha portato benessere diffuso, ma non ha preso in carico i costi sociali ed ambientali che erano chiari a chi solo avesse voluto vederli. Vanno aggiunti anche i costi territoriali, perché il dualismo dello sviluppo italiano, la polpa e l’osso secondo la splendida e attuale metafora di Rossi Doria, qui si è visto con particolare ferocia, nel progressivo abbandono di tutto ciò che non fosse costa o interstizio vallivo. In questo, certo, qualche responsabilità locale sembra evidente, perché pur travolti da eventi globali, o si attuano misure di mitigazione, o almeno si avvia una riflessione di scenario. Ma qui si guarda ancora agli zero virgola della controtendenza marchigiana sulla produzione manifatturiera, al ribasso, proprio nei settori dei gloriosi decenni passati, moda e mobile in primis, e le richieste sembrano sempre di aggiustamento, mai di prospettiva. Tirano turismo e ristorazione, il ‘nuovo modello Marche’, e non saprei dire se ci si può tranquillizzare. Nelle Marche solo il 6,3% delle richieste occupazionali delle imprese territoriali è rivolto a laureati. Il limite sta nella presenza di quattro università autonome in Regione, o nell’offerta occupazionale? Sento sempre più neolaureati, spesso in area STEM, che prendono la via dell’emigrazione verso il Nord o verso l’estero; e sento anche molti diplomandi che prevedono un futuro sia formativo che lavorativo fuori regione, con prospettive incertissime di ritorno. Il territorio non ha bisogno di laureati, o ne ha poco. Non è semplice dire se sia più responsabilità delle classi dirigenti politico-amministrative, del ceto imprenditoriale, delle conformazioni urbane, o della tanto declamata ‘medietà’ marchigiana. I giovani vengono pagati poco, qui come altrove, e dove scegliere di subire questa costrizione forse dipende dalla presenza di una struttura delle opportunità, e di qualità diffusa della vita, percepita come maggiore da altre parti. Si va dove si pensa ve ne siano di più, ecco perché l’estero è sempre appetibile, oltre al fatto che il lavoro qualificato è più remunerato. In passato la formazione professionale non ha sempre brillato per lungimiranza e forse in molti casi ha beneficiato soprattutto chi la erogava, piuttosto che i formandi. Forse un dibattito all’interno del mondo imprenditoriale dovrebbe nascere, sul messaggio circa i profili professionali e retributivi richiesti, che è stato veicolato all’esterno, salvo luminose eccezioni. Altro tema è il dibattito sulle Università. Premetto che ho molto rispetto delle idee e delle proposte che nascono in maniera ragionata dall’interno della comunità accademica, indipendentemente dalla loro condivisibilità, come ho specularmente il massimo disprezzo per chi le utilizza, dal di fuori, in maniera strumentale per scopi che nulla hanno a che fare con l’efficacia del sistema formativo, e con argomentazioni a dir poco disinformate e ridicole. Il livello delle nostre quattro Università (Ancona, Camerino, Macerata, Urbino, ndr) mi sembra più che buono, e non guardo ai ricorrenti ranking mondiali coi quali le si colloca in purgatorio, e soprattutto svolgono un ottimo lavoro di presidio dei territori. Ragione per la quale sono un forte sostenitore dell’Università diffusa, vicina alle comunità e ai loro bisogni; non ultimo quello di non dissanguare le famiglie che non possono permettersi i costi dei figli fuorisede. La retorica dei ‘poli di eccellenza’ credo nasconda soprattutto un progetto di smantellamento della formazione pubblica come esito del dettato costituzionale, che passa dalla drastica riduzione delle risorse economiche e dall’ingessatura burocratico-valutativa. La qualità dell’alta formazione pubblica non è comparabile con quella delle ‘università’ telematiche, che sono società private a scopo di lucro. Dovremmo riflettere sul significato della penetrazione dei privati nella nostra regione, quella che non cerca laureati, piuttosto che cercare di ridimensionare l’offerta universitaria pubblica. In quali settori dovrebbero investire le imprese marchigiane, molte delle quali condotte dalla ‘seconda generazione’? Più che indicare settori, mi vengono in mente indicazioni metodologiche: la prima è investire sulla transizione ecologica, quella ‘vera’ che non sia greenwashing, e dunque innovazioni di processo e di prodotto che abbiano al centro la drastica riduzione dell’impatto ambientale sia nel come si produce che nel cosa, e ciò vale dal primario al terziario avanzato. La seconda è riflettere sulla esiguità delle retribuzioni, in qualunque settore: il lavoro deve essere giustamente remunerato, per essere attrattivo, e nel passato l’ossessione per il mantenimento degli alti margini di profitto si è a volte tramutata in politica economica dello sfruttamento. Ad esempio il capofila dell’inversione di tendenza potrebbe essere il settore pubblico, quando in un appalto imponga come premiante una clausola sociale di equo compenso delle prestazioni lavorative, piuttosto che il massimo ribasso. Altra proposta è rivedere il ruolo che il settore rurale può avere in una regione dove esiste anche una urgenza di produzione di servizi ecosistemici di alto livello, sostenendo nella misura massima possibile i ‘nuovi agricoltori’ polifunzionali, che fanno coltura e cultura assieme. Riguardo il passaggio generazionale, c’è un paradosso per cui oggi viviamo il dramma di aziende acquisite dalle multinazionali, che per queste rappresentano un investimento equivalente ad altri, passibile di essere dismesso quando il margine di profitto generato si assottiglia, o quando lo si trova più alto altrove. Piangiamo la fine di una impresa familiare, a forte radicamento territoriale, dunque spazialmente situata e con un legame simbiotico col territorio, come nel caso-scuola del fabrianese. Ma quel mondo familiare è anche quello che ha svolto spesso un ruolo di padre-padrone del territorio, anche con costi socio-ambientali, con figure apicali e autoreferenziate che, al manifestarsi di una sorta di ‘complesso dei Buddenbrook’, hanno via via sbiadito la familiarità in familismo, per poi consegnare i gioielli di famiglia alla finanza; che fa il suo mestiere, spesso di macelleria sociale. Forse la domanda da porsi è che cosa sarebbe potuto esserci tra i padri-padroni e l’absentee ownerwship. La politica marchigiana reagisce a queste situazioni, ha capito cosa è successo in questi vent’anni? Credo ci sia una certa stanchezza progettuale; l’ossessione per la costruzione compulsiva ed infinita di nuove strade, la coazione a ripetere schemi di sviluppo otto-novecenteschi, è forse una delle metafore migliori di questo vuoto culturale: road to nowhere, per citare la musica di livello. Si insiste molto sul cambio generazionale, e sono assolutamente d’accordo nella necessità che i ‘soggetti forti’ per incistamento di potere e anche per anzianità, si mettano a lato senza la tentazione della riproduzione per partenogenesi, anche rischiando l’uscita di scena. Ma da sola la ‘gioventù’ non basta, anche se aiuta molto, poiché la cognizione di causa, qualsiasi significato vogliamo dare a questa espressione, è necessaria; la tragedia dei social è lì a dimostrarlo. Ciò impone alla classe dirigente marchigiana uno sforzo epocale di investimento sulla formazione, a tutti i livelli, a tutti gli ordini e gradi, in tutti i territori, nel campo scientifico come in quello umanistico, e sulla migliore formazione dei giovani, cui va passato il testimone. Temo che le classi dirigenti di questa regione si siano più occupate dall’autoriproduzione, piuttosto che a questa sfida generosa, e il contesto nazionale va in direzione affatto avversa. Leonardo Animali
June 4, 2026
Pressenza
ELECTROLUX: A SOLARO (MI) GIOVEDI’ CORTEO E ASSEMBLEA FUORI DALLO STABILIMENTO CONTRO I LICENZIAMENTI
Continua la lotta di lavoratori e lavoratrici Electrolux, minacciati dal licenziamento di circa 1.700 lavoratori sui 4.500 in Italia. Giovedì 4 giugno alle ore 20,45 nel comune milanese di Solaro lavoratori e istituzioni parteciperanno a un’assemblea pubblica per protestare il licenziamento di 615 dipendenti dello stabilimento locale della multinazionale. Prima dell’assemblea un corteo cittadino partirà dai cancelli della fabbrica e arriverà alla Sala Polivalente di via San Francesco. Interverranno i sindaci dei comuni limitrofi, della regione Lombardia e il segretario generale Cgil Milano Luca Stanzione. Al centro delle proteste c’è la contestazione dei licenziamenti e del piano industriale proposto dall’azienda svedese, che prevede l’aumento della produzione (da 680.000 a 690.000 pezzi l’anno) diminuendo di 217 il numero di lavoratori e lavoratrici nello stabilimento milanese: 106 hanno contratti a tempo indeterminato, in maggioranza si tratta di donne sopra i 50 anni. “Noi chiediamo oggi il contributo di tutti a questa vertenza, crediamo che sia messo in discussione il permanere della manifattura nel nostro Paese”, ha dichiarato ai microfoni di Radio Onda d’Urto Andrea Torti, della segreteria della FIOM CGIL di Milano. Ascolta o scarica
June 3, 2026
Radio Onda d`Urto
LAVORO: ELECTROLUX NON RITIRA IL PIANO DI TAGLI GENERALIZZATI. 1.719 PERSONE RESTANO A RISCHIO LICENZIAMENTO
«Piano irricevibile». Il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso ha sintetizzato così ai manager della multinazionale dell’elettrodomestico Electrolux la posizione del Governo sul loro piano che prevede 1.700 esuberi nel nostro Paese, invitandoli a ripresentarsi il 15 giugno, con un nuovo piano. Nell’incontro al Mimit, a cui hanno partecipato le istituzioni e le associazioni industriali, c’è stato un duro braccio di ferro tra la multinazionale svedese e i sindacati (Fiom, Fim e Uilm). L’incontro è avvenuto mentre era in corso lo sciopero negli stabilimenti e il presidio fuori dal ministero. I sindacati hanno anch’essi chiesto alla multinazionale di ritirare il piano per poter iniziare a discutere la riorganizzazione del lavoro. Il piano non è accettabile hanno ribadito i sindacati, e come denunciato dalla Fiom, tale strategia porterebbe alla cessazione della produzione nazionale, perché dimezzerebbe la capacità produttiva attraverso il trasferimento dei prodotti all’estero. Il management di Electrolux ha sostenuto però che “ci sono molte criticità a produrre in Italia dove il settore dell’elettrodomestico soffre non solo a causa della crisi del consumatore medio, ma anche per evidenti difficoltà produttive causate dagli alti costi di energia, lavoro, acciaio e componentistica che raggiungono livelli insostenibili”. La società vorrebbe mantenere solo 4 stabilimenti in Italia, tutti con tagli occupazionali; Susegana in provincia di Treviso, Porcia in provincia di Pordenone, Solaro in provincia di Milano e Forlì per la produzione di forni, lavatrici, frigoriferi a incasso e lavastoviglie nel coparto medio e alto di gamma. Il quinto stabilimento, Cerreto d’Esi (Ancona), dove vengono prodotte cappe per cucine, sarebbe invece destinato alla chiusura. Sullo sfondo c’è poi la preoccupazione della possibile avanzata di Midea, la società cinese che ha già una joint venture e una partnership con Electrolux, ma limitatamente agli stabilimenti Usa. Il timore dei sindacati è che la ristrutturazione e il piano di tagli sia finalizzato a un cambio del controllo della società. Si tratta di ipotesi su cui la multinazionale non ha espresso commenti, limitandosi a confermare lo stato di fatto. Abbiamo sentito per una valutazione dell’incontro Antonio Rinaldo, Rsu Fiom del sito Electrolux di Susegana (Treviso). Ascolta o scarica  Su Radio Onda d’Urto anche il commento di Sasha Colautti, esecutivo nazionale Usb. Ascolta o scarica 
May 26, 2026
Radio Onda d`Urto
Electrolux, Usb al Mimit: piano inaccettabile
Il governo non trasformi il tavolo in un pozzo dei desideri dell’azienda. Si è tenuto oggi al MIMIT il tavolo ministeriale su Electrolux, alla presenza del Ministro Urso, delle Regioni, dell’azienda e delle organizzazioni sindacali. USB ha espresso un giudizio netto: il piano presentato da Electrolux è inaccettabile e irricevibile. […] L'articolo Electrolux, Usb al Mimit: piano inaccettabile su Contropiano.
May 26, 2026
Contropiano
ELECTROLUX: SCIOPERO NAZIONALE DELLE TUTE BLU IN OCCASIONE DELL’APERTURA DEL TAVOLO MINISTERIALE A ROMA
AGGIORNAMENTO delle ore 19 sull’esito del tavolo al Mimit con Sasha Colautti, esecutivo nazionale confederale USB. Ascolta o scarica  -------------------------------------------------------------------------------- Al Mimit siedono azienda, sindacati e rappresentanti delle 5 Regioni coinvolte: Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Marche. Una convocazione arrivata dopo giorni di proteste davanti ai cancelli degli stabilimenti e dopo la presa di posizione compatta delle istituzioni territoriali contro il piano industriale presentato da Electrolux. In contemporanea oggi sciopero in tutti gli stabilimenti, con delegazioni operaie in arrivo a Roma da tutta Italia Abbiamo raggiunto Andrea Torti, della segreteria Fiom Cgil di Milano, sul bus i i lavoratori che nel pomeriggio saranno a Roma. Ascolta o scarica
May 25, 2026
Radio Onda d`Urto