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Il tecnocrate e il cittadino. Contro INVALSI
INVALSI presenta ogni anno i suoi numeri come scienza. Non lo sono. Dietro la patina di neutralità c’è un modello statistico che finge che classe, scuola e territorio non contino nulla. Comodo, perché così colpe e meriti ricadono tutte sui singoli studenti che non raggiungono “i traguardi” (quali??) e sugli insegnanti che insegnano male. E poi c’è un potere che risponde solo al Ministro, senza controlli parlamentari, non pubblica i dati grezzi (come fanno Istat e Banca d’Italia),  nasconde prove, metodi e rapporti. Non è un istituto scientifico. È potere che si finge sapere. -------------------------------------------------------------------------------- Nella tradizione della filosofia contemporanea, riconducibile tra gli altri a Foucault, quello della valutazione è in verità un potere che finge di essere un sapere. Questo punto di vista è sostenuto anche dal secondo Heidegger, per il quale l’atto di “porre valori” equivale a instaurare un dominio. Quindi sarebbe importante, in ogni esercizio di valutazione, precisare quali sono gli outcome del processo da valutare, e soprattutto perché si scelgono quegli outcome e non altri. Ogni oggetto del pensiero ha una sua genealogia. Tecnicamente, sotto il profilo metodologico, i risultati elaborati e diffusi dall’INVALSI sembrano essere affetti da numerose distorsioni. Come nell’indagine dell’OCSE PISA, a cui l’INVALSI si ispira, viene utilizzato un modello a un livello secondo l’Item Response Theory. Tuttavia, successivamente alla stima delle abilità individuali tramite modelli IRT, l’elaborazione dei punteggi dovrebbe sempre tener conto della struttura gerarchica dei dati mediante modelli multilivello, ampiamente noti ed utilizzati in tutti gli ambiti di indagine in cui le unità di base possono essere aggregate secondo uno schema gerarchico. Per intenderci, lo schema nel nostro caso sarebbe: studente, classe, plesso, istituzione scolastica. Poi i punteggi dell’istituzione scolastica (ad esempio, il Liceo Classico di Praia a Mare) possono essere ulteriormente aggregati per ambito geografico o per tipologia di scuola. La letteratura dimostra che esistono l’effetto classe, l’effetto plesso, l’effetto scuola e i derivanti effetti di interazione (anche lo stesso INVALSI, nella sua collana di approfondimenti, lo ammette). L’effetto scuola a cui ci riferiamo è un oggetto concettuale diverso da quello che l’INVALSI chiama “effetto scuola”. Per noi l’effetto scuola non si esaurisce nell’incremento (auspicabile) delle competenze individuali, ma è qualcosa di più ampio e più sfumato (per fare un esempio letterario, quello descritto da Edoardo Albinati ne “La scuola cattolica”, Premio Strega 2016). In effetti è facile comprendere che l’apprendimento disciplinare, la maturazione delle personalità e, nei gradi più alti dell’istruzione scolastica, quella dei cittadini, sono processi collettivi, non esclusivamente individuali (alla faccia dell’individualismo metodologico, dell’utilitarismo e di tutte le altre scuole di pensiero che Marx liquidò a suo tempo come “materialismo volgare”). E non possono essere colti dall’aggregazione per somma algebrica dei punteggi individuali. D’altra parte, l’INVALSI non è un istituto scientifico vero e proprio, ma un ente pubblico con funzioni scientifiche sottoposto al controllo del potere esecutivo. Il Presidente e il Consiglio di Amministrazione sono nominati direttamente dal Ministro, e non devono essere “approvati” dal Parlamento come nel caso dell’Istat. Ciò può essere alla base di alcune distorsioni nell’elaborazione dei dati, oltre che di scelte curiose nella costruzione del sistema di valutazione. Ad esempio, l’INVALSI misura i risultati in italiano, matematica e inglese, e non quelli in materie come storia ed educazione civica. La scelta di concentrare la valutazione standardizzata su alcune competenze e non su altre riflette inevitabilmente una precisa concezione della scuola. Ora, ciò non stupisce, essendo l’INVALSI stato istituito da Luigi Berlinguer e poi potenziato e reso operativo dalla triade Berlusconi-Gelmini-Tremonti in concomitanza con la riforma delle scuole del 2009. Quanto maggiore è l’autonomia scientifica dell’ente produttore, tanto maggiore è la credibilità che le sue scelte metodologiche siano motivate esclusivamente da criteri metodologici, soprattutto quando gli indicatori prodotti orientano direttamente le politiche pubbliche. Più in generale, il tecnocrate “attacca il somaro dove vuole il padrone”, oppure è egli stesso il padrone (come fu per Corrado Gini all’Istat, Pasquale Saraceno e Alberto Beneduce all’IRI, Enrico Mattei all’ENI, etc.). Sarebbe poi interessante che l’INVALSI mettesse a disposizione del pubblico i dati di base, opportunamente anonimizzati. Già lo fa, ci si dirà, ma occorre fare domanda ed ottenere l’autorizzazione dell’ente stesso. Poiché le prove INVALSI incidono in misura crescente sul dibattito pubblico e sulle politiche scolastiche, sarebbe auspicabile una politica di open science più avanzata. La disponibilità di microdati completamente anonimizzati, liberamente scaricabili, consentirebbe analisi indipendenti, repliche degli studi dell’istituto e un più ampio scrutinio pubblico delle metodologie adottate. Addirittura la Banca d’Italia mette a disposizione i dati riferiti alle singole unità statistiche rilevate nell’Indagine sul risparmio, il patrimonio e il reddito delle famiglie italiane, resi opportunamente anonimi, sul proprio portale, dal quale chiunque li può scaricare liberamente, senza registrarsi e fornire motivazioni. Questa politica ha favorito un enorme numero di lavori scientifici, anche internazionali (ad esempio, questi microdati sono usati in moltissimiarticoli scientifici sulla distribuzione del reddito italiano). Anche l’Istat è oggi più aperto dell’INVALSI, dato che prevede forme di diffusione diretta di microdati anonimizzati. Questa della pubblicità dei microdati è, ad ogni modo, una questione politica da approfondire. Inoltre, il rapporto INVALSI indica che la rilevazione è totale, ma alcune elaborazioni sono effettuate su un campione probabilistico a due stadi, con stratificazione delle unità di primo stadio. Questo è positivo ma, trattandosi di campioni, si dovrebbero anche mostrare gli intervalli di confidenza, che sono un indicatore dell’incertezza della stima. Da quanto sommariamente scritto nell’ultimo rapporto, e precisato nei parafernalia di corredo all’indagine, si tratterebbe di cross- section ripetute. È ben noto che la varianza della stima di una differenza richiede una numerosità campionaria assai più elevata che nel caso della stima di una media, quindi le variazioni anno su anno richiedono una numerosità campionaria più ampia di quella che riguarda la stima di una media. Ogni studente universitario che abbia seguito un corso di statistica avanzato sa che inquesti casi sarebbe preferibile usare campioni longitudinali, meglio se ruotati. Inoltre, poiché il campione è complesso, la media campionaria semplice non coincide con la media della popolazione e occorre utilizzare stimatori pesati che incorporino il disegno campionario per ottenere stime rappresentative della popolazione. Ma l’aspetto più importante riguarda il calcolo dei punteggi individuali degli studenti. I Rapporti annuali sono sostanzialmente scevri di dettagli metodologici. Sembrerebbe che questi siano esposti principalmente in un Rapporto tecnico del 2018, oltre che dispersi tra i 71 working paper pubblicati sul sito dell’istituto, non risultando quindi facilmente scovabili. Il cittadino standard (ma anche quello colto, pure laureato in discipline scientifiche) deve investire un bel po’ di tempo per capire bene. Quindi, in linea di principio, si fida, oppure rigetta in toto i risultati. Occorre anche intendersi su cosa si indichi con il termine metodologia. Sarebbe importante riuscire ad avere immediata contezza dell’affidabilità delle stime ottenute, oltre che del metodo statistico concretamente utilizzato. Tra i modelli IRT vi è un’ampia gamma di scelte possibili. La nostra impressione è che l’INVALSI non utilizzi più di tanto il principio di giustificazione sotto il profilo statistico metodologico; assai ampia è invece la spiegazione/giustificazione degli aspetti legati alla costruzione dei singoli item (e questo è assai commendevole, va da sé). In sintesi, l’INVALSI rappresenta un esempio significativo di come una tecnica di misurazione possa essere utilizzata come strumento di governo e di esercizio del potere, analogamente a quanto avviene per molte scienze sociali nella loro versione mainstream. Le valutazioni, come anche le statistiche economiche e sociali, costituiscono inevitabilmente una rappresentazione selettiva dei fenomeni osservati, in quanto ogni indicatore richiede scelte precise sugli aspetti da misurare e si fonda su specifici riferimenti teorici. Per questo motivo, è importante che tali presupposti siano dichiarati in modo esplicito, così da rendere trasparenti i criteri che orientano la costruzione e l’interpretazione degli indicatori. Un esempio è la stima del PIL, il cui ancoraggio teorico principale è dato dalla teoria keynesiana, come illustrato nell’opera pionieristica di Benedetto Barberi. Nelle Nozze di Figaro il protagonista dice “l’arte schermendo/l’arte adoprando/di qua schermendo/di là scherzando/tutte le macchine rovescerò”. Mozart si riferisce alla forza del pensiero illuminista-borghese che travolge l’ancien régime. Duecentocinquanta anni dopo dovremmo avere la forza per rovesciare le macchine del dominio neocapitalista.
September 2, 2026
ROARS
RBO al Festival della Felicità 2026: storie di mondi artificiali che diventano reali
Con Lorenzo Tecleme, autore del libro “Storie di (ordinario) capitalismo selvaggio”, nato dal podcast “Unchained” per Valori.it, partiamo dalla crisi del 2008 per descrivere il percorso che ha portato l’economia all’oligarchia tecnocratica che viviamo oggi. Cosa significa oggi tecnofeudalesimo? Come si configura il capitalismo della Silicon Valley con le destre globali? E poi che cosa ci raccontano questi mutamenti sul futuro del lavoro umano? La nuova frontiera dell’accumulazione è infatti l’intelligenza artificiale, di cui non si deve dimenticare la materialità del lavoro che la sorregge e le condizioni di lavoro e il suo mantenimento che attualmente questo modello richiede. Siamo disposti ad accettare l’enorme danno ambientale di una tecnologia così asservita al bellico da essere definita da Alex Carp come il futuro della deterrenza, paragonabile alla bomba atomica. Siamo di fronte in ultimo ad una rinnovata società del controllo, rappresentata fisicamente dai nuovi progetti di Data Center che costellano il territorio italiano, previsti solo a Torino nel quartiere di Lucento, alle spalle della ThyssenKrupp, dover per la sua costruzione si è rinunciato alla costruzione di uno studentato, o il progetto per circa 4 miliardi di euro che approderà a Vercelli, per fare un’altro esempio, mentre altri sono in arrivo targati Avio, Bbbell, Enel e, soprattutto, Hines, che prepara un maxi progetto con la costruzione di sei edifici alti 30 metri a due passi dall’aeroporto.
RBO al Festival della Felicità 2026: storie di mondi artificiali che diventano reali
Con Lorenzo Tecleme, autore del libro “Storie di (ordinario) capitalismo selvaggio”, nato dal podcast “Unchained” per Valori.it, partiamo dalla crisi del 2008 per descrivere il percorso che ha portato l’economia all’oligarchia tecnocratica che viviamo oggi. Cosa significa oggi tecnofeudalesimo? Come si configura il capitalismo della Silicon Valley con le destre globali? E poi che cosa ci raccontano questi mutamenti sul futuro del lavoro umano? La nuova frontiera dell’accumulazione è infatti l’intelligenza artificiale, di cui non si deve dimenticare la materialità del lavoro che la sorregge e le condizioni di lavoro e il suo mantenimento che attualmente questo modello richiede. Siamo disposti ad accettare l’enorme danno ambientale di una tecnologia così asservita al bellico da essere definita da Alex Carp come il futuro della deterrenza, paragonabile alla bomba atomica. Siamo di fronte in ultimo ad una rinnovata società del controllo, rappresentata fisicamente dai nuovi progetti di Data Center che costellano il territorio italiano, previsti solo a Torino nel quartiere di Lucento, alle spalle della ThyssenKrupp, dover per la sua costruzione si è rinunciato alla costruzione di uno studentato, o il progetto per circa 4 miliardi di euro che approderà a Vercelli, per fare un’altro esempio, mentre altri sono in arrivo targati Avio, Bbbell, Enel e, soprattutto, Hines, che prepara un maxi progetto con la costruzione di sei edifici alti 30 metri a due passi dall’aeroporto.
July 28, 2026
Radio Blackout
Le chiavi false di Trump. Recensione a Dario Togati “Il capitalismo fragile” – di Nicolò Bellanca
La tentazione è forte, e in parte comprensibile: liquidare Trump come una follia. È ciò che fanno molti commentatori progressisti, economisti liberali, osservatori istituzionali. Il suo protezionismo appare un autogol; il disprezzo per le regole democratiche, un pericolo evidente; la brutalità comunicativa, una patologia politica. Eppure questa diagnosi, proprio perché coglie qualcosa di vero, [...]
July 2, 2026
Effimera
Palantir e il manifesto della guerra infinita: chi controlla chi?
Intelligenza artificiale, potere tecnologico e il ruolo della Silicon Valley nella nuova strategia globale C’è un passaggio nelle 22 tesi di The Technological Republic — il libro-manifesto scritto da Alexander Karp, CEO di Palantir, e dal suo vice Nicholas Zamiska — che merita di essere riletto lentamente, senza l’alone di serietà intellettuale con cui i suoi autori lo hanno confezionato: «La domanda non è se le armi basate sull’intelligenza artificiale verranno costruite; è chi le costruirà e per quale scopo.» È una frase costruita per sembrare realismo. È invece una petizione di principio: assume come inevitabile ciò che dovrebbe essere discusso, e trasforma la rassegnazione in virtù civica. È anche, non per caso, la frase che meglio descrive il modello di business di Palantir. Il libro è diventato un bestseller istantaneo del New York Times. In aprile 2026 Palantir ne ha diffuso la sintesi in 22 punti su X, scatenando un dibattito globale. Alcuni critici lo hanno definito “technofascismo”. Altri lo hanno letto come un sincero grido d’allarme sulla debolezza dell’Occidente. Vale la pena andare oltre entrambe le etichette, perché il testo è più rivelatore di quanto non appaia: non nonostante le sue contraddizioni, ma attraverso di esse. UN’AZIENDA CHE VENDE SICUREZZA E CHIAMA IL PRODOTTO «DOVERE MORALE» Palantir Technologies è stata fondata nel 2003 con finanziamenti iniziali della CIA, attraverso il suo braccio d’investimento In-Q-Tel. Oggi ha contratti miliardari con il Dipartimento della Difesa americano, con l’esercito degli Stati Uniti, con l’ICE — l’agenzia che gestisce le deportazioni degli immigrati —, con la polizia di New York e con le forze armate israeliane. Non è un dettaglio biografico secondario. È il contesto entro il quale le 22 tesi vanno lette. La prima di esse stabilisce che la Silicon Valley ha un «debito morale» verso il Paese che ne ha reso possibile l’ascesa, e dunque ha un obbligo affermativo di partecipare alla difesa della nazione. Tradotto fuori dal registro etico in cui è formulato: le aziende tecnologiche dovrebbero collaborare con il complesso militare-industriale. Palantir, che questa collaborazione la pratica da vent’anni e ci ha costruito sopra una capitalizzazione di mercato superiore ai cento miliardi di dollari, si presenta come il modello virtuoso da imitare. Il debito morale altrui è, convenientemente, il mercato di Palantir. Questo non rende automaticamente false le tesi del libro. Ma rende necessario applicare alla loro lettura lo stesso standard epistemico che si applicherebbe a qualsiasi altro documento prodotto da un soggetto con un interesse diretto e dichiarato nell’esito del dibattito che promuove. IL REALISMO COME RESA L’argomento centrale del manifesto è strutturato come un sillogismo: i sistemi d’arma basati sull’IA verranno costruiti comunque; gli avversari degli Stati Uniti non si fermeranno a fare dibattiti etici; dunque l’Occidente deve costruirli per primo, e chi si oppone è ingenuo, irresponsabile o complice. È un argomento che ha una lunga storia. Venne usato per giustificare la bomba atomica, poi la corsa agli armamenti nucleari, poi i droni, poi i sistemi di sorveglianza di massa. L’idea che esista sempre una tecnologia militare «inevitabile» che è meglio sviluppare prima degli altri è la struttura logica permanente dell’industria della difesa. Non è realismo: è la narrazione con cui ogni generazione di produttori di armi ha convinto i governi a firmare i contratti. Karp e Zamiska scrivono che «l’era atomica sta finendo» e che una nuova era della deterrenza costruita sull’IA sta per cominciare. È una previsione che può essere fondata. Ma contiene un’omissione cruciale: non spiega perché la deterrenza basata sull’IA sia necessariamente più stabile di quella nucleare, né come si prevenga la sua degenerazione in conflitto aperto. La letteratura sulla stabilità strategica e sul rischio di escalation involontaria nei sistemi autonomi è vasta e preoccupante. Nel manifesto non esiste. LA DEMOCRAZIA COME ORNAMENTO Forse il passaggio più sintomatico dell’intero documento è il numero sedici, dedicato a Elon Musk: «La cultura quasi deride l’interesse di Musk per le grandi narrazioni, come se i miliardari dovessero semplicemente restare nel loro ruolo di arricchirsi.» È una difesa dell’attivismo politico dei miliardari formulata da un miliardario, in un libro scritto da chi lavora per un altro miliardario. Al di là dell’evidente circolarità, c’è qualcosa di più significativo: l’idea che la critica alle concentrazioni di potere economico e tecnologico sia in realtà un’espressione di grettezza culturale, di incapacità di riconoscere la grandezza. Questa operazione retorica — trasformare la critica del potere in invidia verso il potere — è uno dei tratti distintivi di una certa ideologia tecnocratica contemporanea. Il problema non è che Musk costruisca razzi o che Karp costruisca sistemi di analisi predittiva. Il problema è che entrambi lo facciano acquisendo simultaneamente un’influenza determinante sulle politiche pubbliche, senza alcun mandato democratico, senza alcun meccanismo di responsabilità, e proponendo poi questa condizione come il modello auspicabile per il futuro dell’Occidente. La democrazia liberale, nelle 22 tesi, appare come un valore da difendere militarmente, ma non come un vincolo da rispettare nella gestione del potere tecnologico. I diritti fondamentali, la protezione dei dati, il controllo parlamentare sui sistemi di sorveglianza: nulla di tutto ciò compare nel testo. Non è una dimenticanza. È una scelta. I SILENZI DEL MANIFESTO Palantir fornisce sistemi di analisi dei dati alle forze armate israeliane. Non è un’informazione controversa: è documentata. Nel momento in cui il libro viene pubblicato e poi rilanciato, Gaza è sotto bombardamento, e i sistemi di targeting basati sull’intelligenza artificiale sono al centro di un dibattito internazionale serissimo sul rispetto del diritto internazionale umanitario. Nulla di tutto ciò appare nelle 22 tesi. La settima dice: «Se un marine americano chiede un fucile migliore, dobbiamo costruirlo; e lo stesso vale per il software.» È una formulazione che neutralizza la questione morale attraverso l’analogia tecnica: un sistema di analisi predittiva per il targeting è presentato come equivalente funzionale di un fucile. È precisamente il tipo di ragionamento che il diritto internazionale umanitario, e prima ancora la filosofia morale, ci chiede di rifiutare. L’undicesima tesi afferma che «la nostra società si è fatta troppo desiderosa di affrettare, e spesso gioisce della rovina dei suoi nemici.» È una tesi sull’etica della vittoria formulata da chi produce gli strumenti tecnici con cui i nemici vengono individuati, inseguiti ed eliminati. La dissonanza cognitiva è assoluta. COSA RIMANE Sarebbe sbagliato liquidare il libro come privo di spunti. Alcune tesi toccano problemi reali: la distanza tra élite tecnologica e servizio pubblico è un fenomeno che esiste; la deriva degli algoritmi di piattaforma verso la trivialità commerciale è documentata; la retorica vuota della governance multilaterale ha prodotto risultati insufficienti di fronte alle sfide geopolitiche contemporanee. Ma un testo che identifica problemi reali per proporre soluzioni che rafforzano il proprio modello di business non è un’analisi: è pubblicità con ambizioni filosofiche. The Technological Republic è, in definitiva, il documento con cui una delle aziende più potenti e meno trasparenti del capitalismo della sorveglianza chiede all’opinione pubblica occidentale di legittimare il suo ruolo nello Stato. Lo fa con il linguaggio della crisi, dell’urgenza e del debito morale. Lo fa invocando la democrazia per costruire un’architettura del potere che alla democrazia risponde il meno possibile. La domanda che Karp e Zamiska non fanno mai — e che è, invece, l’unica che conta — è questa: chi controlla chi controlla? * Palantir fondata nel 2003 con finanziamento iniziale di In-Q-Tel, braccio d’investimento della CIA. https://investigate.afsc.org/ * Contratti DOD superiori a 2,1 miliardi di dollari (2008–2026); Project Maven dal 2018. https://investigate.afsc.org/ * Contratto da 30 milioni con ICE per ImmigrationOS (aprile 2025). https://www.liberationnews.org/ * Contratti con esercito ucraino, forze armate israeliane, NHS britannico. https://envzone.com/ * Capitalizzazione di mercato al 20 aprile 2026: circa 349 miliardi di dollari. https://stockanalysis.com/stocks/pltr/market-cap/ Francesco Russo
April 21, 2026
Pressenza
Le ragioni economico-politiche dell’attacco Usa-Israele contro l’Iran: una possibile interpretazione – di Andrea Fumagalli
L'attacco congiunto Usa-Israele contro l'Iran apre un nuovo scenario che va al di là dello scontro sul futuro dell'Iran e dell'attuale regime. L'ipocrisia del pensiero mainstream plaude all'iniziativa di Trump e Netanyahu come espressione del ripristino di elementi di democrazia e di "libertà delle donne". Perché parlo di ipocrisia? Per vari motivi, come cercherò [...]
March 4, 2026
Effimera
Il tempo di Ares: recensione al libro di Stefano Lucarelli – di Andrea Fumagalli
Il saggio di Stefano Lucarelli (“Il tempo di Ares. Politiche internazionali, ‘leggi’ economiche e guerre”, Mondadori, Milano, 2025. Euro 12) è un piccolo libro di poco più di 130 pagine ma estremamente denso, forse fin troppo. Un testo che vuole “ricercare una logica nelle cose che accadono”: un obiettivo ambizioso ma che viene centrato. [...]
February 2, 2026
Effimera
[2025-06-07] Pedagogia Hacker. Incontro e laboratorio con CIRCE @ Gruppo Anarchico C.Cafiero FAI
PEDAGOGIA HACKER. INCONTRO E LABORATORIO CON CIRCE Gruppo Anarchico C.Cafiero FAI - via Rocco da Cesinale 16,18, Roma (sabato, 7 giugno 18:00) Pedagogia Hacker. Incontro e laboratorio con CIRCE - Centro internazionale di ricerca per le convivialità elettriche – https://www.circex.org/it Sabato 7 giugno a partire dalle ore 18:00 ci sarà il secondo laboratorio attivo di Pedagogia Hacker con CIRCE, Centro internazionale di ricerca per le convivialità elettriche, https://www.circex.org/it, allo Spazio Anarchico 19 Luglio in via Rocco da Cesinale 16,18 a Garbatella (Metro B). La pedagogia hacker attraverso un metodo innovativo mette in relazione la tecnologia con i corpi, l'arte e il gioco, in modo partecipato e creativo ci permette di ampliare consapevolezza e libertà. L'obiettivo della pedagogia hacker è di migliorare la nostra relazione con i dispositivi digitali nella vita di tutti i giorni e usare l'apprendimento come piacere e la ricerca come frutto dell'esperienza personale. Possiamo decostruire le relazioni tecniche per riappropriarcene in un senso "conviviale", cioè volto a un benessere collettivo che includa gli stessi dispositivi digitali. I temi trattati sono vari: autonomia e infrastrutture, il dark web, abbandonare google e vivere felici, gamificazione, nudge e tanto altro. Di seguito alcuni links utili: Davide Fant, Carlo Milani, Pedagogia Hacker, Eleuthera 2024 https://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=600 Agnese Trocchi, Internet, Mon Amour, Ledizioni 2019 https://ima.circex.org) Carlo Milani, Tecnologie conviviali, Eleuthera 2024 https://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=560 https://www.hackmeeting.org/ https://www.circex.org/it Al termine dell’incontro aperitivo della casa Gruppo Anarchico C.Cafiero FAI Roma https://www.cafierofairoma.wordpress.com
May 26, 2025
Gancio de Roma