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DATA CENTER: OLTRE 200 PERSONE IN ASSEMBLEA PRESSO SOS FORNACE. ANNUNCIATO A RHO IL CORTEO CITTADINO PER IL 3 OTTOBRE
Oltre 200 persone hanno riempito il cortile interno dello spazio sociale SOS Fornace di Rho, città metropolitana di Milano. Al centro del dibattito pubblico, svoltosi giovedì 3 settembre, i progetti dei maxi data center per il Paese milanese e le zone limitrofe. Sono almeno tre i progetti di data center che interessano la sola città di Rho, mentre sarebbero circa dieci quelli complessivamente previsti nel Rhodense. Numeri che hanno spinto abitanti, attivisti di SOS Fornace e i comitati a dare vita a una nuova assemblea tenutasi ieri presso lo spazio sociale. Un’assemblea che fa seguito a quella di luglio e che doveva “verificare una mobilitazione sul territorio“, fa sapere Andrea di SOS Fornace ai microfoni di Radio Onda d’Urto: “c’è voglia di mobilitarsi ed è per questo che abbiamo messo sul tavolo per il 3 ottobre a Rho una manifestazione cittadina che vuole coinvolgere il Rhodense perchè gli impatti nocivi del data center non riguardano i confini amministrativi”. L’appuntamento locale, sottolinea Andrea, si inserisce nella serie di iniziative indette dalla neonata Rete dei Comitati Cittadini Stop Data Center per il territorio della Lombardia che ha calendarizzato 3 appuntamenti per le prossime settimane: il 12 settembre una mobilitazione diffusa sui territori; sabato 26 settembre poi alla Sala Convegni dell’Arci di Milano in Via Bellezza 16 un Convegno regionale di approfondimento con la presentazione pubblica del movimento regionale e sabato 10 ottobre infine una manifestazione regionale, sempre a Milano. Tutte le informazioni qui. Dopo l’assemblea alla Fornace, le realtà coinvolte contro i data center hanno anche deciso di chiedere una moratoria immediata sui nuovi progetti discussi nel prossimo PGT di Rho e di una Valutazione ambientale strategica che prenda in considerazione gli effetti complessivi degli insediamenti previsti sul territorio. Perchè, spiega Andrea di SOS Fornace, “fermarne uno può contribuire alle mobilitazioni degli altri territori”. L’intervista ad Andrea, di SOS Fornace. Ascolta o scarica.
September 4, 2026
Radio Onda d`Urto
A Travagliato (BS) il Comitato contro il data center ottiene una prima vittoria
I progetti per costruire nuovi data center in Lombardia e per gli allacciamenti alla rete Terna aumentano di giorno in giorno. Le criticità sono molteplici: i progetti non sono trasparenti e le aziende che li promuovono hanno capitale sociale irrisorio, sono progetti energivori e che implicano significativo consumo di acqua e di suolo oltre a implementare le isole di calore in un periodo in cui i blackout e le ondate di calore sono la quotidianità. Un ulteriore elemento è la questione della proprietà dei data center e gli interessi che orbitano intorno a questo genere di infrastruttura in una fase di guerra e riarmo. In queste ultime settimane sono nati diversi comitati spontanei di cittadini e cittadine che hanno deciso di prendere in mano la situazione e di contrapporsi a questa dinamica. In particolare a Travagliato, in provincia di Brescia, è stata ottenuta una prima parziale vittoria dei comitati con il parere contrario del Sindaco, dal quale si attende ancora un atto formale. Nel frattempo una rete regionale si sta organizzando, proiettandosi verso nuove iniziative di mobilitazione. Abbiamo sentito Laura Comitato per la Tutela dell’Ambiente Apolitico e Apartitico di Travagliato Condividiamo di seguito l’appello dei Comitati diffuso dal Comitato Ciarlasco per la Tutela del Territorio (per saperne di più consigliamo la lettura di questa intervista qui): Appello per una mobilitazione nazionale contro lo sviluppo irrazionale dei data center: «La trasformazione digitale non può essere decisa senza i territori» Comitati e realtà territoriali lanciano un percorso di mobilitazione. Primo appuntamento nazionale congiunto il 10 ottobre a Milano. Perché l’Italia vuole diventare un hub europeo dei data center? E soprattutto: chi decide dove costruirli, chi ne trae i maggiori benefici e chi sostiene i costi ambientali, energetici e sociali di questa trasformazione? A queste domande vuole rispondere il nuovo Manifesto per un movimento contro lo sviluppo irrazionale dei data center, promosso da una rete di comitati e realtà territoriali che da mesi si confrontano sui progetti in corso e previsti in Italia, con particolare attenzione alla Lombardia. Il manifesto nasce da una precisazione fondamentale: la critica non è rivolta alla tecnologia, alla digitalizzazione o all’intelligenza artificiale in quanto tali, ma al modello economico e territoriale con cui il loro sviluppo viene oggi perseguito. «Non siamo contro la tecnologia e non vogliamo fermare il futuro — spiegano i promotori —. Vogliamo però che la trasformazione digitale sia al servizio della società e non che siano i territori, le comunità e le persone a dover sostenere i costi di un’espansione decisa altrove». Centinaia di progetti e una concentrazione particolarmente forte in Lombardia. In Italia sono centinaia le richieste per la realizzazione di nuovi data center, con livelli differenti di avanzamento. La Lombardia rappresenta oggi una delle aree maggiormente interessate, con oltre la metà delle richieste indicate nel documento. Il problema, sottolineano i promotori, non riguarda soltanto il numero degli impianti, ma anche la loro crescente dimensione e potenza: accanto ai data center tradizionali vengono proposti impianti da 25, 30 e 40 MW, spesso organizzati in grandi campus. Le conseguenze non riguarderebbero quindi soltanto i singoli siti, ma l’intero sistema territoriale ed energetico: consumo di suolo e acqua, aumento della domanda elettrica, nuove infrastrutture di rete, stazioni elettriche e sistemi di accumulo, emissioni, rumore, isole di calore e possibili effetti sulla salute. «Serve una valutazione cumulativa» Uno dei punti centrali del manifesto è la richiesta di superare una valutazione esclusivamente progetto per progetto. «Un territorio non è la semplice somma dei singoli progetti — affermano i promotori —. Se più data center insistono sulla stessa area, devono essere valutati insieme anche i consumi energetici e idrici, gli impatti climatici, il rumore, le emissioni, la pressione sulla rete elettrica e le conseguenze sulla salute». Da qui la richiesta di introdurre strumenti di valutazione cumulativa, monitoraggio degli impatti dopo l’entrata in esercizio degli impianti e maggiore trasparenza sui progetti, distinguendo tra strutture operative, autorizzate, in costruzione, in procedimento e iniziative ancora preliminari. Un Piano nazionale per decidere dove e perché costruire. Il manifesto chiede inoltre la costruzione di un Piano nazionale dei data center, capace di stabilire quali infrastrutture siano realmente necessarie e strategiche, dove possano essere localizzate e quali limiti energetici, idrici, ambientali e territoriali debbano essere rispettati. Secondo i promotori, non è sufficiente definire un’infrastruttura «strategica» per accelerarne la realizzazione: la strategicità deve essere dimostrata attraverso una valutazione dell’interesse pubblico e delle conseguenze complessive sul territorio. Particolare attenzione viene posta anche sulla sicurezza delle infrastrutture, sulla gestione dei dati, sulla proprietà dei dati e sugli effetti della diffusione dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro. «Non siamo NIMBY» Una parte del manifesto è dedicata alla contestazione dell’accusa di NIMBY rivolta ai comitati. «La nostra posizione non è “il data center fatelo altrove” — spiegano i promotori —. È piuttosto: chiariteci il senso di farlo qui». Per i promotori, un’area agricola, dismessa o degradata non può essere considerata automaticamente disponibile per qualsiasi nuovo insediamento. Ogni progetto deve essere valutato in relazione alle caratteristiche del luogo, alle fragilità ambientali, alle infrastrutture esistenti e alle comunità che abitano il territorio. Verso una mobilitazione nazionale Il manifesto vuole essere quindi non soltanto un documento di denuncia, ma la base per costruire una rete capace di collegare le diverse realtà che stanno affrontando la diffusione dei data center e delle infrastrutture connesse. L’appello è rivolto a comitati, associazioni, realtà ambientaliste, sindacali e sociali, amministratori locali e a tutte le realtà interessate a discutere quale modello di trasformazione digitale costruire. Il percorso di mobilitazione prevede già tre appuntamenti: • 12 settembre 2026 — banchetti informativi dei comitati sui territori; • 26 settembre 2026 — convegno regionale sui data center e lancio pubblico della rete regionale; Sala Convegni – Arci Milano – via Bellezza 16 • 10 ottobre 2026, ore 15.00 — manifestazione regionale contro i data center a Milano. «La tecnologia non è neutrale. Lo sviluppo non è neutrale. A decidere devono essere anche le popolazioni che vivono nei territori destinati a sostenerne i costi». Il manifesto si conclude con una proposta: la trasformazione digitale deve essere discussa e pianificata come una scelta collettiva, mettendo al centro tutela del territorio, ambiente, salute pubblica, lavoro e diritti delle comunità. Qui il testo del manifesto: https://acrobat.adobe.com/…/urn:aaid:sc:eu:0f24d6dd… dove si trova l’elenco di tutti i comitati firmatari.
September 3, 2026
Radio Blackout - Info
A Travagliato (BS) il Comitato contro il data center ottiene una prima vittoria
I progetti per costruire nuovi data center in Lombardia e per gli allacciamenti alla rete Terna aumentano di giorno in giorno. Le criticità sono molteplici: i progetti non sono trasparenti e le aziende che li promuovono hanno capitale sociale irrisorio, sono progetti energivori e che implicano significativo consumo di acqua e di suolo oltre a implementare le isole di calore in un periodo in cui i blackout e le ondate di calore sono la quotidianità. Un ulteriore elemento è la questione della proprietà dei data center e gli interessi che orbitano intorno a questo genere di infrastruttura in una fase di guerra e riarmo. In queste ultime settimane sono nati diversi comitati spontanei di cittadini e cittadine che hanno deciso di prendere in mano la situazione e di contrapporsi a questa dinamica. In particolare a Travagliato, in provincia di Brescia, è stata ottenuta una prima parziale vittoria dei comitati con il parere contrario del Sindaco, dal quale si attende ancora un atto formale. Nel frattempo una rete regionale si sta organizzando, proiettandosi verso nuove iniziative di mobilitazione. Abbiamo sentito Laura Comitato per la Tutela dell’Ambiente Apolitico e Apartitico di Travagliato Condividiamo di seguito l’appello dei Comitati diffuso dal Comitato Ciarlasco per la Tutela del Territorio (per saperne di più consigliamo la lettura di questa intervista qui): Appello per una mobilitazione nazionale contro lo sviluppo irrazionale dei data center: «La trasformazione digitale non può essere decisa senza i territori» Comitati e realtà territoriali lanciano un percorso di mobilitazione. Primo appuntamento nazionale congiunto il 10 ottobre a Milano. Perché l’Italia vuole diventare un hub europeo dei data center? E soprattutto: chi decide dove costruirli, chi ne trae i maggiori benefici e chi sostiene i costi ambientali, energetici e sociali di questa trasformazione? A queste domande vuole rispondere il nuovo Manifesto per un movimento contro lo sviluppo irrazionale dei data center, promosso da una rete di comitati e realtà territoriali che da mesi si confrontano sui progetti in corso e previsti in Italia, con particolare attenzione alla Lombardia. Il manifesto nasce da una precisazione fondamentale: la critica non è rivolta alla tecnologia, alla digitalizzazione o all’intelligenza artificiale in quanto tali, ma al modello economico e territoriale con cui il loro sviluppo viene oggi perseguito. «Non siamo contro la tecnologia e non vogliamo fermare il futuro — spiegano i promotori —. Vogliamo però che la trasformazione digitale sia al servizio della società e non che siano i territori, le comunità e le persone a dover sostenere i costi di un’espansione decisa altrove». Centinaia di progetti e una concentrazione particolarmente forte in Lombardia. In Italia sono centinaia le richieste per la realizzazione di nuovi data center, con livelli differenti di avanzamento. La Lombardia rappresenta oggi una delle aree maggiormente interessate, con oltre la metà delle richieste indicate nel documento. Il problema, sottolineano i promotori, non riguarda soltanto il numero degli impianti, ma anche la loro crescente dimensione e potenza: accanto ai data center tradizionali vengono proposti impianti da 25, 30 e 40 MW, spesso organizzati in grandi campus. Le conseguenze non riguarderebbero quindi soltanto i singoli siti, ma l’intero sistema territoriale ed energetico: consumo di suolo e acqua, aumento della domanda elettrica, nuove infrastrutture di rete, stazioni elettriche e sistemi di accumulo, emissioni, rumore, isole di calore e possibili effetti sulla salute. «Serve una valutazione cumulativa» Uno dei punti centrali del manifesto è la richiesta di superare una valutazione esclusivamente progetto per progetto. «Un territorio non è la semplice somma dei singoli progetti — affermano i promotori —. Se più data center insistono sulla stessa area, devono essere valutati insieme anche i consumi energetici e idrici, gli impatti climatici, il rumore, le emissioni, la pressione sulla rete elettrica e le conseguenze sulla salute». Da qui la richiesta di introdurre strumenti di valutazione cumulativa, monitoraggio degli impatti dopo l’entrata in esercizio degli impianti e maggiore trasparenza sui progetti, distinguendo tra strutture operative, autorizzate, in costruzione, in procedimento e iniziative ancora preliminari. Un Piano nazionale per decidere dove e perché costruire. Il manifesto chiede inoltre la costruzione di un Piano nazionale dei data center, capace di stabilire quali infrastrutture siano realmente necessarie e strategiche, dove possano essere localizzate e quali limiti energetici, idrici, ambientali e territoriali debbano essere rispettati. Secondo i promotori, non è sufficiente definire un’infrastruttura «strategica» per accelerarne la realizzazione: la strategicità deve essere dimostrata attraverso una valutazione dell’interesse pubblico e delle conseguenze complessive sul territorio. Particolare attenzione viene posta anche sulla sicurezza delle infrastrutture, sulla gestione dei dati, sulla proprietà dei dati e sugli effetti della diffusione dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro. «Non siamo NIMBY» Una parte del manifesto è dedicata alla contestazione dell’accusa di NIMBY rivolta ai comitati. «La nostra posizione non è “il data center fatelo altrove” — spiegano i promotori —. È piuttosto: chiariteci il senso di farlo qui». Per i promotori, un’area agricola, dismessa o degradata non può essere considerata automaticamente disponibile per qualsiasi nuovo insediamento. Ogni progetto deve essere valutato in relazione alle caratteristiche del luogo, alle fragilità ambientali, alle infrastrutture esistenti e alle comunità che abitano il territorio. Verso una mobilitazione nazionale Il manifesto vuole essere quindi non soltanto un documento di denuncia, ma la base per costruire una rete capace di collegare le diverse realtà che stanno affrontando la diffusione dei data center e delle infrastrutture connesse. L’appello è rivolto a comitati, associazioni, realtà ambientaliste, sindacali e sociali, amministratori locali e a tutte le realtà interessate a discutere quale modello di trasformazione digitale costruire. Il percorso di mobilitazione prevede già tre appuntamenti: • 12 settembre 2026 — banchetti informativi dei comitati sui territori; • 26 settembre 2026 — convegno regionale sui data center e lancio pubblico della rete regionale; Sala Convegni – Arci Milano – via Bellezza 16 • 10 ottobre 2026, ore 15.00 — manifestazione regionale contro i data center a Milano. «La tecnologia non è neutrale. Lo sviluppo non è neutrale. A decidere devono essere anche le popolazioni che vivono nei territori destinati a sostenerne i costi». Il manifesto si conclude con una proposta: la trasformazione digitale deve essere discussa e pianificata come una scelta collettiva, mettendo al centro tutela del territorio, ambiente, salute pubblica, lavoro e diritti delle comunità. Qui il testo del manifesto: https://acrobat.adobe.com/…/urn:aaid:sc:eu:0f24d6dd… dove si trova l’elenco di tutti i comitati firmatari.
September 3, 2026
Radio Blackout
DATA CENTER: NUOVA ASSEMBLEA PUBBLICA A RHO (MILANO), INDETTA DA SOS FORNACE
Nuova assemblea a Rho, nord-ovest di Milano, per opporsi alla costruzione del maxi Data Center di 18 metri d’altezza, distribuito su 25mila metri quadrati di terreno, 90 megaWatt di potenza e con 32 generatori di emergenza. Sono i numeri mastodontici del progetto in via Moscova adottato dalla Giunta Orlandi (centrosinistra). L’impianto è considerato “progetto di rilevanza strategica” dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, mentre il Comune incasserà 5,6 milioni di euro promettendo di reinvestire in verde e servizi. Abitanti e realtà del territorio si sono dette contrarie. Una grande partecipazione si è registrata a luglio al Centro Sociale SOS Fornace di Rho, che tra i primi ha organizzato un incontro pubblico per discutere con gli abitanti sulla fattibilità della maxi-opera e costruire un percorso di mobilitazione per opporsi alla sua costruzione. SOS Fornace ha rilanciato una nuova assemblea pubblica a tema questo giovedì 3 settembre alle 21, sempre nei propri spazi di via Risorgimento, 18 a Rho (MI). “Dopo l’ottima partecipazione alla prima assemblea di fine luglio – scrivono – e la recente forzatura con la quale l’amministrazione comunale di Rho ha avviato, nel caldo agostano e senza l’apertura di un confronto cittadino su questi temi, l’iter urbanistico per la costruzione del data center di via Moscova, rilanciamo in città la mobilitazione popolare verso un autunno di lotta“. A Radio Onda d’Urto l’intervista ad Andrea, di SOS Fornace. Ascolta o scarica.
September 3, 2026
Radio Onda d`Urto
DATA CENTER: SI ISTITUISCE LA RETE LOMBARDA DEI COMITATI LOCALI CONTRO I MAXI PROGETTI. PUBBLICATO MANIFESTO E PROSSIME INIZIATIVE
Le mobilitazioni contro i Data Center si stanno diffondendo rapidamente in Lombardia e si stanno organizzando. Da poco la Rete dei Comitati Cittadini Stop Data Center ha diffuso un manifesto costitutivo dal nome “Verso un movimento contro lo sviluppo irrazionale dei Data Center” (in pdf in fondo all’articolo). Il manifesto affronta le motivazioni delle mobilitazioni che si stanno sviluppando in diversi territori lombardi e d’Italia contro la proliferazione di queste discusse infrastrutture. Si parla dei principali impatti ambientali e sociali, ma non solo: viene fatto un quadro del contesto economico e politico in cui queste discusse infrastrutture si inseriscono. “Il nostro intento è quello di dare un quadro generale della situazione, e di illuminare questioni che sono comuni a tutti i progetti” recita il manifesto che si conclude con un appello “a tutte le realtà di lotta, sindacali, di associazione, di volontariato, nonché agli stessi sindaci virtuosi per una mobilitazione generale che sappia unire tutti”. L’obiettivo è dunque quello di costruire una mobilitazione popolare e ampia. Il manifesto si chiude con le prime adesioni delle decine di comitati locali nati in pochi mesi nelle terre della Lombardia. Si passa da Ciarlasco a Rho (MI), da Travagliato (BS) a Trezzano sul Naviglio, da Bollate a Casalasco, Cremona, da Buscate ad Abbiategrasso, da Milano Sud a Colleferro (Roma), da Magenta a San Bovio, da Peschiera Borromeo a moltri paesi del territorio regionale e non solo. Nel documento vengono al contempo rese pubbliche le date delle prossime iniziative di piazza: il 12 settembre una mobilitazione diffusa sui territori; sabato 26 settembre poi alla Sala Convegni dell’Arci di Milano in Via Bellezza 16 un Convegno regionale di approfondimento con la presentazione pubblica del movimento regionale e sabato 10 ottobre infine una manifestazione regionale, sempre a Milano. Radio Onda d’Urto ne ha parlato con Enrico Duranti, della Rete dei Comitati Cittadini Stop Data Center. Ascolta o scarica. Qui il documento integrale consultabile.
September 2, 2026
Radio Onda d`Urto
DATA CENTER: A TRAVAGLIATO (BS) LA PROTESTA CONTINUA E LA DESTRA SI SPACCA
Continua la protesta contro il maxi data center in progetto a Travagliato, a sud-ovest di Brescia. Domenica 30 agosto un nuovo presidio ha animato la piazza centrale del paese, per continuare la raccolta firme (una online con più di 10mila firme, e una cartacea di più di 600) che verranno depositate con una mozione in Comune, chiedendo al contempo l’accesso agli atti. Sebbene il sindaco Renato Pasinetti abbia già espresso parere contrario, manca ora la traduzione del “no” in un atto ufficiale. Per questo, oltre alle iniziative di piazza, i capigruppo di opposizione Christian Bertozzi e Alberto Trainini, intervistati da Radio Onda d’Urto, hanno dato tempo 20 giorni al sindaco di Travagliato per convocare il Consiglio comunale e mettere nero su bianco la posizione contraria sul maxi data center. Il maxiprogetto di raccolta dei dati proposto da East Gate srl ha provocato una profonda spaccatura politica nel centrodestra, che guida l’amministrazione comunale di Travagliato. Nel frattempo il 3 settembre si svolgerà un tavolo presso la Provincia di Brescia per parlare della gestione delle massicce richieste di connessione arrivate al gestore della rete elettrica nazionale, Terna. Brescia, come altre province lombarde, ha visto emergere nelle ultime settimane almeno 11 progetti di maxi data center. Le richieste di allacciamento presentate a Terna hanno raggiunto una potenza di 3,2 Gigawatt (GW). Il maxi data center di 140mila metri quadrati in progetto nell’area agricola a nord di Travagliato ha chiesto a Terna un allaccio alla rete elettrica corrispondente a 300 Megawatt, paragonabile ai consumi di una città di 300mila abitanti. Cittadini e cittadine di Travagliato, insieme ai comitati, contestano i rischi per l’impatto ambientale, il consumo delle risorse idriche, la mancanza di chiarezza tecnica del progetto. Radio Onda d’Urto ha raccolto, domenica 30 agosto, le voci di Laura, Comitato Tutela Ambiente. Ascolta o scarica. Santo Zotti, cittadino di lunga data di Travagliato e per 25 anni responsabile dell’ufficio tecnico comunale. Ascolta o scarica. Christian Bertozzi, capogruppo in opposizione della lista Bertozzi e già candidato sindaco. Ascolta o scarica. Alberto Trainini, capogruppo di minoranza di Travagliato Bene Comune. Ascolta o scarica.
September 1, 2026
Radio Onda d`Urto
DATA CENTER: IL VOLTO MATERIALE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE. DIBATTITO MARTEDÌ 18 AGOSTO ALLA FESTA DI RADIO ONDA D’URTO
Prosegue il ricco programma presso lo Spazio Dibattiti alla Festa di Radio Onda d’Urto. Martedì 18 agosto, alle 19.30, si svolgerà il confronto dal titolo “Data Center: il volto materiale dell’Intelligenza Artificiale“. I data center sono infatti diventati il simbolo delle ricadute sui territori del capitalismo digitale. In Italia, la Lombardia è al centro di una corsa agli investimenti in questo settore. Se ne parla con Giuseppe De Ruvo della redazione di Limes, Rita Cantalino, giornalista freelance, Enrico Duranti del Comitato di Lachiarella (MI) e attivisti del Comitato di Travagliato (BS). Su Radio Onda d’Urto abbiamo presentato l’iniziativa con Rita Cantalino, giornalista freelance che si occupa di temi ambientali e sociali, ospite al dibattito. Ascolta o scarica.
August 17, 2026
Radio Onda d`Urto
I data center consumano troppo: aumentano gli Stati USA che ne sospendono la costruzione
Sempre più Stati USA stanno sospendendo le autorizzazioni per la costruzione di nuovi data center per l’Intelligenza Artificiale (IA) a causa del loro alto impatto energetico, idrico e ambientale: il primo Stato a prendere questa decisione è stato quello di New York, seguito a ruota da diversi altri Stati, tra cui il Texas. Parallelamente, secondo alcuni sondaggi, sempre più cittadini statunitensi si dichiarano favorevoli alla sospensione di nuove costruzioni, guardando con preoccupazione al crescente consumo energetico generato dalle infrastrutture tecnologiche e al relativo aumento delle bollette. La questione mette in evidenza come non si sia ancora raggiunto un compromesso tra questa nuova tecnologia, la sostenibilità energetica e la tutela dell’ambiente naturale. «Mentre lo sviluppo dei data center minaccia di far salire le bollette, esaurire le nostre risorse naturali e creare incertezza per i newyorkesi, è mia responsabilità agire e guidare», ha affermato la governatrice di New York, Kathy Hochul. Quest’ultima – esponente del Partito democratico – ha firmato una moratoria di un anno sulla realizzazione di nuovi grandi impianti per la tutela di cittadini e ambiente, attirandosi le critiche del presidente statunitense Donald Trump. Recentemente, la stessa decisione è stata presa dal Texas che è andato incontro alle stesse critiche da parte del capo della Casa Bianca. Nello specifico, l’ordine esecutivo dello Stato di New York riguarda i grandi data center con un fabbisogno energetico pari ad almeno 50 megawatt. Inoltre, il Parlamento dello Stato ha già approvato un disegno di legge che prevede una disciplina ancora più ampia, estesa anche agli impianti con consumi superiori a 20 megawatt, che però non ha ancora ottenuto la firma della governatrice. Secondo i dati diffusi dall’amministrazione statale, il prezzo medio dell’energia elettrica per gli utenti residenziali di New York è aumentato di circa il 68% dal 2019. Questa circostanza – insieme a quella di natura ambientale – ha portato molte amministrazioni a vietare temporaneamente la costruzione di nuovi data center, imponendo contemporaneamente che le nuove infrastrutture rispettino determinati requisiti. Tra gli Stati che hanno fatto questa scelta, oltre a quello di New York e del Texas, figurano: Maine, Vermont, Oklahoma, Maryland, Georgia, Minnesota, Wisconsin, Michigan, New Hampshire e Virginia. Tali posizioni hanno dato il via a un animato dibattito politico tra i fautori delle nuove infrastrutture e coloro che, invece, vorrebbero frenarne l’espansione per limitarne gli effetti ambientali e energetici. Tra i primi va annoverato senza dubbio il presidente Donald Trump, secondo il quale «In futuro i data center saranno uno dei principali motori della creazione di posti di lavoro. Sono grandi investimenti e vere e proprie macchine per fare soldi per gli Stati che li ospitano». Il tycoon ha accusato la «sinistra radicale» di far perdere agli USA un vantaggio strategico a favore della Cina e di altri Paesi. L’ultimo Stato ad aver approvato una moratoria per la costruzione delle infrastrutture IA è il Texas, il cui governatore Greg Abbott ha annunciato che le autorizzazioni per la costruzione di nuovi data center proposti per la connessione alla rete elettrica statale sono sospese fino al completamento di determinate verifiche. Attualmente, il Texas è il secondo mercato più grande per questo tipo di strutture negli Stati Uniti, dopo la Virginia, ed è destinato a conquistare il primo posto. Il quotidiano locale Texas Tribune ha individuato almeno 248 data center in programma nello Stato, sebbene centinaia di altri, in fasi di sviluppo meno avanzate, siano già in attesa di essere realizzati. Abbott ha chiesto alla Commissione per i servizi pubblici del Texas (PUCT) e al Consiglio per l’affidabilità elettrica del Texas (ERCOT) di garantire che gli sviluppatori di data center forniscano informazioni sulle agevolazioni fiscali di cui beneficeranno; sul consumo e la produzione di energia; sul consumo idrico e le operazioni di raffreddamento; sugli sforzi per ridurre l’impatto sulle comunità locali; e sulla proprietà della struttura. In particolare, il governatore ha stabilito una serie di criteri per i data center, tra cui l’obbligo di finanziare autonomamente la propria infrastruttura elettrica, riutilizzare l’acqua prodotta, ridurre il costo dell’elettricità per i cittadini, non arrecare disturbo ai quartieri residenziali e alla qualità della vita, nonché eliminare la dipendenza dagli incentivi finanziati dai contribuenti. I progetti che non rispetteranno i requisiti non otterranno l’allacciamento alla rete. Il portavoce di Abbott, Andrew Maheleris, ha sostenuto che le verifiche sono necessarie perché meno del 10% dei data center si conforma alle normative statali in materia di rendicontazione del consumo di energia elettrica e acqua. Inoltre, lo stesso ha spiegato che «Molti non sanno che l’ERCOT sta monitorando un aumento di oltre il 500% della domanda di picco di elettricità. Questa crescita senza precedenti potrebbe mettere a repentaglio l’affidabilità e la stabilità della rete elettrica del Texas». Secondo il quadro tracciato dal nuovo rapporto dell’Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute dell’Università delle Nazioni Unite, entro il 2030, i data center che alimentano l’intelligenza artificiale consumeranno tanta acqua quanta ne necessita l’intera popolazione dell’Africa subsahariana, cioè oltre 1,3 miliardi di persone. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, invece, già oggi i data center consumano tra il 2% e il 3% dell’elettricità mondiale. Il tema, dunque, è particolarmente sensibile e rilevante e implica anche un marcato conflitto di interessi che coinvolge la politica e le cosiddette Big Tech, le quali fanno pressione per l’autorizzazione alla costruzione di nuovi impianti, nonostante l’elevato impatto ambientale e energetico.   L'Indipendente
August 13, 2026
Pressenza
La vera faccia dell’intelligenza artificiale: il motore del riarmo. Seconda parte
La prima parte dell’articolo si può leggere al seguente link. Direttrice politica: lo scarso margine d’azione dell’attivismo Le lotte contro la violenza ambientale hanno dimostrato che i grandi investitori agiscono consapevolmente su comunità già fragili: se le comunità colpite devono impiegare le loro energie nella sopravvivenza quotidiana, avranno poco margine d’azione da dedicare alla mobilitazione politica. Il risultato è un circolo vizioso: risorse primarie ridotte si traducono in bassa capacità di resistenza; la resistenza indebolita permette agli attori responsabili della scarsità di ridurre ulteriormente le risorse disponibili per le comunità. È la privatizzazione della crisi. In questo meccanismo, la dipendenza dalle risorse controllate da terzi diventa ricatto politico, e l’autonomia politica svanisce insieme all’indipendenza materiale, privando le comunità colpite di leve di negoziazione concrete. Queste tendenze non vengono meno nel contesto dell’espansione dell’IA: secondo un rapporto di Bloomberg (2025), quasi due terzi dei nuovi data center di IA degli Stati Uniti, costruiti o in fase di sviluppo dal 2022, si trovano in aree con elevati livelli di stress idrico. Lo stesso rapporto mette in luce la stessa tendenza anche in altre regioni aride come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. Un’analisi su circa 700 data center statunitensi conferma che quasi la metà si trova in aree con un carico ambientale sopra la media, molte delle quali sono localizzate in zone con indicatori di vulnerabilità sociale, come povertà e bassi livelli di istruzione (World Resources Institute, 2026). Le proiezioni prevedono che questa dinamica interesserà porzioni sempre più ampie del pianeta,  e quando la competizione per le risorse essenziali diventerà strutturale su scala globale assisteremo a una ristrutturazione planetaria del potere: l’erosione sistematica della nostra capacità collettiva di resistere materialmente e politicamente. Smantellare l’intreccio del riarmo: una piattaforma comune di azione collettiva. La finestra di tempo per cambiare traiettoria si sta restringendo e la differenza che possiamo fare dipende da quanto rapidamente riusciremo a organizzare la pressione necessaria prima che l’intreccio sinergico delle quattro direttrici diventi irreversibile. Movimenti antisistemici, per la giustizia climatica o per la democrazia digitale esistono già, ma non operano in sinergia pur condividendo lo stesso avversario: la concentrazione patrimoniale senza limiti, ovvero il comune denominatore di tutte e quattro le direttrici del riarmo. La via più rapida per indebolire questo circuito è ridurre l’accumulazione estrema di ricchezza, ad esempio attraverso l’istituzione di un tetto patrimoniale progressivo che, riducendo uno dei canali di finanziamento di capitale privato disponibile per startup defence-tech, rallenterebbe l’innovazione bellica fuori dal controllo parlamentare, limiterebbe il possesso da parte di singoli individui di infrastrutture critiche con rilevanza strategica internazionale e indebolirebbe la pressione a destinare risorse pubbliche al riarmo anziché alla transizione ecologica. Una misura di questo tipo, da sola, non risolve i limiti strutturali del problema — le corporazioni possono sostituire i miliardari come centri di capitale concentrato e il rischio di fuga di capitali verso giurisdizioni più permissive è reale. Ha senso solo se accompagnata da riforme complementari: trasparenza sui beneficiari effettivi, limiti al lobbying, armonizzazione fiscale a livello europeo, trasparenza sui finanziamenti politici e democratizzazione dei media. Si tratta di misure già dibattute nelle opportune sedi: gli strumenti teoricamente esistono, così come la loro fattibilità tecnica, ma manca la forza politica necessaria a implementarli. Un movimento omogeneo e coerente capace di connettere le quattro direttrici del riarmo in un’unica cornice di rivendicazione democratica potrebbe generare quella forza. Ed è proprio questo lo scopo del presente articolo: cominciare a fare luce su questo collegamento e contribuire a tessere quella rete di consapevolezza che può trasformare rivendicazioni isolate in una piattaforma comune di azione collettiva. Fonti AI Investment Will Hit 2% Of US GDP This Year, Analyst Says—Nearing Defense Spending Levels Unicorn Startups: AI and Robotics Post Record-Breaking Valuations in 2026 – BestBrokers.com Piano di riarmo europeo: industria bellica, finanza, università e intelligenza artificiale | La Riscossa The rise of the military-technology complex – Bulletin of the Atomic Scientists War Data Platform integration plans under scrutiny as DOD hustles to weaponize AI | DefenseScoop https://collections.unu.edu/eserv/UNU:10647/UNU-INWEH-Report-The_Env_Cost_of_AI-20 26.pdf AI Is Draining Water From Areas That Need It Most From Energy Use to Air Quality, the Many Ways Data Centers Affect US Communities Letture di approfondimento [Elenco di materiale consultato ma non citato direttamente, da cui sono nate alcune idee del pezzo] How Data Centers Are Deepening the Water Crisis – Business Insider Intelligenza artificiale militare: applicazioni operative, architetture data-centriche e nuovi attori della defence-tech | Ce.S.I. Centro Studi Internazionali Defence tech e spacetech: il venture capital accelera sugli unicorni della sicurezza Artificial Intelligence in Defense and Security Global Research Report 2025: Market to Reach $22.75 Billion by 2029 – Long-term Forecast to 2034 https://www.researchandmarkets.com/reports/6215084/artificial-intelligence-in-defense-security https://www.ceres.org/resources/reports/drained-by-data-the-cumulative-impact-of-data-centers-on-regional-water-stress Data Center Boom Risks Health of Already Vulnerable Communities | TechPolicy.Press https://www.corriere.it/buone-notizie/civil-week/26_febbraio_22/data-center-costi-e-consumise-con-20-domande-a-chatcpt-si-prosciuga-un-acquedotto-1593f8bd-663a-41c5-bc92-e5e5a 0583xlk.shtml?refresh_ce The Intersection of Data Center Development, Water Availability, and Environmental Justice in California       Redazione Italia
August 12, 2026
Pressenza
La Sardegna dovrà ospitare anche i data center: approvato un mega impianto nel Sulcis
Si chiama “Digital Vault Sulcis” e vale 1,49 miliardi di euro. È il nuovo progetto per la costruzione di un data center in Sardegna, che verrebbe realizzato dalla società svizzera Energy Vault. L’azienda ha chiesto al governo il riconoscimento di interesse strategico nazionale per l’opera, arrivato ieri, 4 agosto, dal Consiglio dei Ministri. L’infrastruttura sorgerebbe nell’ex miniera di carbone di Monte Sinni, a Nuraxi Figus, e promette di riqualificare l’area e il personale. Una volta a pieno regime, dovrebbe dedicare 100 MW all’intelligenza artificiale e alle tecnologie cloud e di calcolo ad alte prestazioni. L’opera arriva in un territorio già interessato da numerosi interventi giudicati strategici dal governo italiano, contro i quali si è sollevata un’ampia fetta della popolazione sarda. Insieme a questo progetto, il governo ha riconosciuto l’interesse strategico nazionale anche a un data center che verrebbe costruito nel milanese e prevedrebbe un investimento di 5,3 miliardi di euro. Leggi l'articolo Leggi l'articolo per avere una visione d'insieme della situazione delle proteste e dei piani di costruzione di nuovi datacenter in tutto il mondo