Quell’angolo del mondo dove i popoli si incontrano
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Foto Festival delle Migrazioni Acquaformosa – Associazione don V. Matrangolo
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Chi vive in comunità marginali sa bene cosa significa la lenta agonia verso
l’abbandono delle proprie origini, la fuga dei giovani verso luoghi lontani, la
malinconia di chi resta. Molti luoghi in Italia sono a rischio di estinzione,
molte comunità perdono giorno dopo giorni pezzi di vitalità, prima le scuole,
chiuse per assenza di bambini, poi i servizi primari e via via fino all’ultima
bottega. Giovanni Manoccio, ex sindaco di Acquaformosa racconta a Francesco
Donnici la storia e la rinascita di questo borgo nell’entro terra cosentino nel
libro appena pubblicato da Iod edizioni: Sono un Arbëresh. Acquaformosa, terra
di resistenza civile e incontro di popoli.
Acquaformosa, Firmoza in arbëresh, è un meraviglioso paesino albanese-calabrese
di circa mille abitanti a settecento metri di altezza, dove con un solo sguardo
si può abbracciare la pianura di Sibari, le montagne della Sila, del Pollino e
il mare Ionio. Formosa in albanese significa bella, dal latino formosus. In
queste zone, intorno al 1500 arrivarono gli albanesi in fuga dalla ferocia dei
turchi. L’eroe nazionale Giorgio Castriota Skanderbeg li aveva portati in salvo
sin lì e da allora la piccola comunità albanese ha conservato e preservato molte
tradizioni culturali.
Acquaformosa ha rischiato di morire come purtroppo molte altre realtà italiane
dell’entroterra che hanno subito lo svuotamento verso i grandi centri del nord.
Nel 2010, durante il periodo dei “grandi tagli”, la ministra della pubblica
istruzione Mariastella Gelmini aveva avviato un programma di riduzione e
accorpamento dei plessi scolastici laddove non ci fosse un numero sufficiente di
alunni. Il sindaco di allora, Giovanni Manoccio, di fronte al rischio di vedere
chiudere la scuola elementare del paese, ebbe l’idea di iscrivere alle
elementari tutti gli anziani, analfabeti e analfabeti di ritorno. L’idea,
bellissima e geniale fu accolta con entusiasmo dalla popolazione che solerte si
presentò a scuola per partecipare alle lezioni insieme ai nipotini. Ci fu
un’enorme risonanza e arrivarono ad Acquaformosa, allora ancora sconosciuta ai
più, troupe di giornalisti e videoreporter per riprendere quest’inconsueta
iniziativa, per intervistare gli anziani e il loro sindaco. Uscire
dall’isolamento era possibile, ripopolare il paese una sfida possibile.
Dalla scuola all’accoglienza il passo è stato perciò breve e Acquaformosa in
poco tempo è diventato il volano da cui sono partiti tanti progetti. Nei borghi
e paesi limitrofi di origine albanese, piccoli numeri di famiglie di migranti,
minori non accompagnati, donne e bambini hanno occupato pian piano le case,
rigenerando intere comunità, riaprendo scuole, botteghe, attività commerciali.
Oggi l’associazione Don Vincenzo Matrangolo nata in questo paese gestisce 9
progetti in altrettanti comuni, per un totale di circa 250 persone e dà lavoro a
circa 140 abitanti del territorio, creando un sistema di economia sociale e
solidale di gestione dell’accoglienza diventando la più grande impresa sociale
della provincia di Cosenza. La metà delle persone impiegate sono donne e la
maggior parte sono uscite da scuole e università calabresi. Giovanni Manoccio ha
continuato il suo impegno come presidente dell’associazione e segue e coordina
il festival delle migrazioni che quest’anno ha raggiunto la XV edizione
diventando un punto di riferimento internazionale sui temi legati al fenomeno
migratorio.
Una piccola comunità calabrese popolata da discendenti di uomini e donne in fuga
oggi è diventata il simbolo dell’accoglienza delle persone migranti provenienti
da ogni dove, rovesciando la narrazione del pericolo invasione e della paura del
“diverso” dominante. “Esiste un solo diritto di cittadinanza a questo mondo: lo
Ius vivendi, il diritto di vivere, che non può avere limiti e non necessita
della legittimazione di alcun sovrano o sovranista” dice Giovanni Manoccio, il
«sindaco tempesta», primo a dichiarare il proprio Comune “deleghistizzato”. Un
libro che intreccia la storie di queste terre con la vita di un uomo che ha
dedicato tutta la sua vita all’impegno verso la giustizia sociale.
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