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15 anni fa, e oggi ancora: “Restiamo umani”
Nella notte tra il 14 e 15 aprile 2011 Vittorio “Vik” Arrigoni, attivista dell’International Solidarity Movement in Palestina, veniva ritrovato morto nella Striscia di Gaza. Poche ore prima, Vittorio era stato rapito da una sedicente cellula salafita. Il corpo di Arrigoni fu rinvenuto da esponenti di Hamas, che pochi giorni dopo, il 19 aprile 2011, a Nuseirat, uccisero in uno scontro a fuoco 2 dei presunti rapitori. A processo altre 4 persone, condannate, nel 2012, a pene dall’ergastolo ai 10 anni di reclusione (la famiglia di Vik si oppose da subito all’ipotesi della condanna a morte). A Vittorio è dedicato ora il libro “Caro Vik ti scrivo”, uscito nel 2026 per Altreconomia. A scriverlo Anna Maria Selini,  giornalista professionista freelance specializzata in aree di crisi, con reportage e pubblicazioni in particolare dalla e sulla Palestina, oltre che amica di Vittorio Arrigoni. Il libro, con la prefazione di Maria Elena Delia (portavoce della Global Sumud Flotilla 2025) e le illustrazioni di Fogliazza, sceglie la forma delle lettere scritte a Vittorio, riflettendo ad alta voce con lui su quanto accade oggi in Palestina, in Medio Oriente e più in generale nel resto del mondo. “In un’epoca – spiega la Selini, intervistata da Radio Onda d’Urto – dominata da algoritmi e velocità, rivendichiamo umanità e approfondimento, riscoprendo il senso del motto, oggi diventato dovere civile: Restiamo umani”, come lo stesso Arrigoni chiudeva i suoi articoli, pubblicate da Il Manifesto, e le sue corrispondenze dalla Striscia di Gaza, dove aveva scelto di vivere, a fianco del popolo palestinese. Per ascoltare l’intervista con Anna Maria Selini su Radio Onda d’Urto: https://www.radiondadurto.org/2026/04/12/caro-vik-ti-scrivo-il-libro-di-anna-maria-selini-a-15-anni-dalla-morte-di-vittorio-arrigoni-in-palestina/ A 15 anni dalla morte di Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti umani, Anna Maria Selini sceglie la forma delle lettere per rievocarlo e per decifrare il presente. Il racconto alterna reportage sul campo – tra le illusioni di Oslo, la ferita del 7 ottobre e i Territori palestinesi sempre più occupati – a interviste e riflessioni. Parlano, tra gli altri, lo storico Ilan Pappé, la Relatrice speciale Onu, Francesca Albanese, e la maggiore esperta degli Accordi di Oslo, Hilde H. Waage. L’orizzonte è l’inferno di Gaza, ma dalle pagine, illustrate da Fogliazza, emergono anche i ritratti dei bambini palestinesi, dei refusenik israeliani e dei giornalisti che sfidano a ogni costo il silenzio. Caro Vik ti scrivo – Lettere e reportage da Oslo a Gaza / anteprima ANBAMED
April 14, 2026
Pressenza
Global Sumud Flotilla: appello per la liberazione degli attivisti tunisini
Il 6 marzo 2026 ha segnato l’inizio di una campagna di arresti che ha scosso profondamente il panorama pro-palestinese in Tunisia. Sette attivisti, coraggiosi protagonisti della Global Sumud Flotilla (GSF), sono stati incarcerati con accuse che appaiono infondate, in un contesto di repressione politica e tentativi di soffocare le azioni di solidarietà verso il popolo palestinese. I sette attivisti arrestati sono: * Jawaher Channa * Wael Nawar (membro del Comitato Direttivo Globale) * Ghassan Henchiri * Ghassan Boughediri * Sana Msahli * Dr. Mohamed Amine Ben Nour * Nabil Chennoufi (membro del Comitato Direttivo Globale) Questi attivisti hanno avuto un ruolo fondamentale nella missione della Global Sumud Flotilla partita dal porto di Sidi Bou Said, Tunisia, nel settembre 2025. La loro missione, protetta dal diritto internazionale, era semplice ma cruciale: consegnare aiuti umanitari alla popolazione assediata di Gaza e aprire un corridoio umanitario. Wael Nawar, Nabil Chennoufi e Ghassan Henchiri hanno navigato a bordo della nave Mali Deir Yassine consapevoli dei rischi mortali rappresentati dalle forze di occupazione israeliane. Ricordiamo che nel 2010 dieci attivisti a bordo della Mavi Marmara furono uccisi in una missione simile. Nonostante ciò, la determinazione di questi attivisti non è mai venuta meno, nemmeno di fronte a campagne di disinformazione e diffamazione orchestrate da Israele, che li ha etichettati falsamente come terroristi per giustificare eventuali attacchi. Le accuse contro i sette attivisti spaziano da riciclaggio di denaro a presunti schemi criminali internazionali, tutte prive di fondamento e parte di una strategia per delegittimare il loro impegno. La macchina propagandistica sionista ha diffuso immagini e articoli falsi per screditarli, ma la verità è che questi attivisti sono semplici portavoce della solidarietà internazionale e della giustizia. La Global Sumud Flotilla rappresenta un atto di resistenza pacifica e internazionale contro l’ingiustizia dell’assedio di Gaza. Sostenere questi attivisti significa difendere il diritto internazionale, la solidarietà umanitaria e la libertà di espressione politica. La loro detenzione è un chiaro segnale di repressione che deve essere contrastato con fermezza. Un Appello alla Libertà Chiediamo con forza la liberazione immediata dei sette attivisti tunisini, eroi della solidarietà internazionale, ingiustamente incarcerati per aver difeso i diritti umani e la dignità del popolo palestinese. La loro lotta è la nostra lotta, e la loro libertà è un passo fondamentale verso un mondo più giusto e solidale. Global Sumud Flotilla Editorial Team Ray Man
April 7, 2026
Pressenza