Extinction Rebellion: fermate per ore al freddo, perquisite e denunciate per aver attaccato nomi di partigiane sulle vie di TorinoCinque attiviste di Extinction Rebellion sono state fermate dalle forze di
polizia, perquisite, trattenute per ore e denunciate per aver incollato con
acqua e farina i nomi di alcune partigiane sulle vie della città. «Il decreto
sicurezza ha dato il via libera a una gestione surreale dell’ordine pubblico:
ore di fermo per un gesto simbolico in difesa della democrazia».
A tre giorni dall’8 marzo, giornata internazionale dei diritti delle donne,
Extinction Rebellion riferisce che cinque ragazze sono state fermate, perquisite
e denunciate ieri sera, per aver attaccato con acqua e farina i nomi di alcune
partigiane su cartelli stradali della città di Torino. «Un gesto simbolico» –
spiegano dal movimento – «per richiamare l’attenzione pubblica sul ruolo spesso
dimenticato delle donne partigiane, in un momento storico in cui i processi
democratici e il coinvolgimento della popolazione diventano essenziali per
affrontare le più grandi crisi del nostro tempo, da quella climatica a quella
sociale».
Il movimento denuncia quella che definisce una reazione sproporzionata da parte
delle forze di polizia rispetto alla natura dell’iniziativa. Secondo quanto
riportato, le cinque persone sono state fermate per l’identificazione intorno
alle 23, trattenute in strada all’aperto in attesa della restituzione dei
documenti, perquisite e infine rilasciate dopo circa tre ore con una denuncia
per “imbrattamento”, nonostante sia stato imbrattato nulla e si trattasse di una
semplice affissione di fogli di carta con acqua e farina. A una di loro è stata
inoltre contestata l’assurda denuncia per “possesso abusivo di armi” per il
semplice fatto di avere nello zaino un coltellino svizzero da campeggio. In un
video diffuso dal movimento, inoltre, si vede come gli agenti intervenuti
chiedono insistentemente il numero di telefono personale, nonostante le ragazze
si siano rifiutate di fornirlo. Gli agenti lo definiscono una normale prassi,
benché si tratti di una richiesta non prevista dalle procedure di
identificazione stabilite dall’art. 349 del codice di procedura penale. «Quello
che è successo ieri sera è l’ennesima evidenza dello stato del diritto in
Italia: ore di fermo illegittimo, perquisizioni e denunce pretestuose per aver
ricordato chi ha lottato per la libertà e per la democrazia», dichiara
Extinction Rebellion. «Una gestione surreale di un’azione simbolica che voleva
ricordare il coraggio di chi ha lottato per i nostri diritti e affermare che
anche oggi serve quello stesso coraggio per difendere il futuro della
democrazia. Un’azione terminata con un grave atto di repressione che conferma
esattamente ciò che volevamo denunciare».
L’azione, spiegano dal movimento, nasceva dall’idea di utilizzare lo spazio
pubblico per raccontare la storia dei diritti e delle battaglie che hanno
costruito la nostra democrazia. «Molte strade portano ancora nomi legati a
figure e vicende che simboleggiano repressione, violenze e guerre». Tra gli
esempi citati c’è via Pietro Toselli, nel quartiere Crocetta, intitolata a un
comandante militare impegnato nelle campagne coloniali italiane in Africa
orientale. «Utilizziamo oggi lo spazio pubblico per raccontare una storia
diversa, capace di dare visibilità a chi ha lottato per la libertà, la giustizia
e la democrazia, oggi ormai a rischio estinzione», afferma Extinction Rebellion.
A una settimana dall’approvazione da parte del governo dei nuovi decreti volti a
reprimere e limitare la libertà di dissenso, come il decreto sicurezza, i
movimenti sociali continuano a scendere in piazza, mentre si moltiplicano gli
episodi di repressione segnalati in diverse città: da Bagnoli (Napoli) a Bologna
e Sanremo, fino ad arrivare ora a Torino. «In un momento storico segnato da una
crisi climatica globale senza precedenti, mentre il governo finanzia guerre e
restringe spazi democratici, le storie dei nomi che abbiamo appeso sui muri
volevano ricordarci che possiamo ancora fermare questa deriva autoritaria»,
conclude Extinction Rebellion.
Extinction Rebellion