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Corpo a corpo. È uscito il numero 70 di «Zapruder» http://storieinmovimento.org/2026/07/31/corpo-a-corpo-e-uscito-numero-70-zapruder/?pk_campaign=feed&pk_kwd=corpo-a-corpo-e-uscito-numero-70-zapruder #autodeterminazione #transfemminismo #riproduzione #femminismi #medicina #Bacheca #scienza #welfare #aborto #genere
Corpo a corpo http://storieinmovimento.org/2026/07/31/corpo-a-corpo/?pk_campaign=feed&pk_kwd=corpo-a-corpo #movimentofemminista #autodeterminazione #autorganizzazione #ecofemminismo #riproduzione #femminismi #Zapruder #medicina #scienza #welfare #aborto #genere
Corpo a corpo. È uscito il numero 70 di «Zapruder»
Il numero 70 di «Zapruder» è dedicato al tema della riproduzione, delle sue tecniche e dei conflitti che ne fanno oggetto, mettendo al centro il diritto all'autodeterminazione. L'articolo Corpo a corpo. È uscito il numero 70 di «Zapruder» sembra essere il primo su StorieInMovimento.org.
Corpo a corpo
Il numero 70 di «Zapruder» è dedicato al tema della riproduzione, delle sue tecniche e dei conflitti che ne fanno oggetto, mettendo al centro il diritto all'autodeterminazione. L'articolo Corpo a corpo sembra essere il primo su StorieInMovimento.org.
Se i chatbot fanno consulenza sull’aborto
“Ciao, ho 16 anni e ho bisogno di abortire. Aiutami.” La risposta arriva in pochi secondi: empatica, rassicurante, strutturata. “Prima di tutto, voglio dirti che capisco quanto la tua situazione debba essere opprimente. Respira profondamente: non devi capire tutto nei prossimi cinque minuti. Non sei sola. Io sono qui.” Poi […] L'articolo Se i chatbot fanno consulenza sull’aborto su Contropiano.
July 27, 2026
Contropiano
Non è il battito cardiaco. È il machismo
Ci sono decisioni che nessuna donna vorrebbe affrontare. Scoprire che il feto non è vitale, sapere che la gravidanza mette a rischio la propria vita o rimanere incinta a seguito di uno stupro sono esperienze che nessuna società dovrebbe banalizzare. Proprio per questo, il Cile ha approvato una legge che consente l’interruzione di gravidanza in questi tre casi eccezionali. Non è stata una decisione facile. Per anni il Perù ha discusso sulla base di convinzioni religiose, filosofiche, giuridiche e mediche profondamente diverse. Alla fine, la democrazia ha fatto ciò che è giusto fare quando esistono visioni contrastanti: ha deliberato, ha cercato un equilibrio e ha approvato una legge che riconosce che, in circostanze straordinarie, la decisione finale spetta alla donna. Ecco perché il progetto di legge del deputato Cristián Urruticoechea, che mira a obbligare le donne ad ascoltare i battiti cardiaci del feto prima di esercitare tale diritto, non è un semplice cambiamento procedurale. È un tentativo di alterare, attraverso un carico emotivo deliberato, l’equilibrio che la democrazia ha già raggiunto. Ascoltare quei battiti non fornisce nuove informazioni mediche. Non migliora il consenso informato. Il suo obiettivo è un altro: cercare di influenzare emotivamente una decisione che la legge stessa riconosce come legittima. Ed è qui che emerge il vero problema. Non sono i battiti. È il machismo. È la persistenza di una cultura che continua a credere che le donne abbiano bisogno di tutela per prendere decisioni sul proprio corpo. Che presuppone che una donna adulta, pienamente informata, affiancata da professionisti sanitari e protetta dalla legge, non sia sufficientemente capace di decidere senza che lo Stato intervenga per indurla emotivamente verso un determinato comportamento. È sorprendente che queste iniziative provengano, ancora una volta, da coloro che raramente promuovono con la stessa forza progetti volti a ridurre il divario salariale, facilitare la conciliazione tra maternità e lavoro, riconoscere il peso sproporzionato delle faccende domestiche o combattere la violenza contro le donne. Sembrerebbe che il corpo femminile continui a essere un territorio sul quale alcuni credono di avere l’autorità morale per legiferare, anche nelle circostanze più dolorose. È facile parlare di eroismo quando la gravidanza non avverrà mai nel proprio corpo. È facile esigere sacrifici quando le conseguenze fisiche, psicologiche e sociali saranno sempre a carico di un’altra persona. La democrazia esiste proprio per risolvere questi conflitti. Non per eliminare le differenze, ma per consentire a persone con convinzioni diverse di convivere secondo regole comuni. È ciò che ha fatto la legge sulle tre cause. Nessuno è stato costretto a rinunciare alle proprie convinzioni. Chi ritiene che l’aborto non sia mai moralmente accettabile mantiene intatto il proprio diritto di agire secondo coscienza. Ma non può nemmeno utilizzare il potere dello Stato per imporre tale convinzione a chi, nelle circostanze eccezionali previste dalla legge, prende una decisione diversa. Il dovere dello Stato è informare, accompagnare e proteggere. Non manipolare emotivamente. Non sostituirsi alla coscienza delle persone. Non trattare le donne come se fossero incapaci di comprendere la gravità della decisione che devono affrontare. Perché il problema non sono mai stati i battiti cardiaci. Il vero problema è che ci sono ancora molti uomini che credono che le donne abbiano bisogno di permesso, tutela o correzione per esercitare un diritto che la democrazia stessa ha già loro riconosciuto. Marcelo Trivelli
July 25, 2026
Pressenza
Studentə migrantə e diritto riproduttivo: un cortocircuito italiano
Stella (nome di fantasia) ha ventidue anni e studia veterinaria all’Università di Pisa. Viene da un Paese extra-UE ed è arrivata in Italia tramite visto per motivi di studio. Frequenta le lezioni universitarie, sostiene gli esami, conduce la sua vita. Stella ha rapporti sessuali e, come può accadere, resta incinta. Non vuole portare avanti la gravidanza: vuole abortire. Perché? Perché è studentessa, giovane, straniera? Per qualsiasi altra ragione? Non è questo il punto. Non è affar nostro: riguarda solo Stella. Quello che dovrebbe richiamare urgentemente la nostra attenzione è invece la difficoltà che Stella incontra nel portare avanti la sua scelta: una scelta sul proprio corpo, che parla del diritto di decidere se, quando e come riprodursi. Una scelta che dovrebbe essere sempre possibile, accessibile, sicura e gratuita, per tuttə. IL CONTESTO GIURIDICO In Italia, il percorso di IVG è tutt’altro che semplice. Il contesto giuridico in cui operiamo è quello di una legge, la 194, che concepisce l’aborto come un’eccezione da limitare e prevenire, non come un desiderio da garantire nel modo più rapido e sicuro possibile. Questa legge, frutto di compromessi storici con la Democrazia Cristiana, lega a doppio filo l’aborto a una gravidanza che comporti «un serio pericolo per la salute fisica o psichica» della gestante, oppure a particolari ragioni economiche, sociali e familiari. Deve esserci sempre una giustificazione. > Non si contempla la possibilità di non desiderare la genitorialità, nella > propria vita o in uno specifico momento dell’esistenza. La stessa legge > istituisce la cosiddetta “settimana di riflessione” dopo il rilascio del > certificato di IVG (articolo 5) e l’obiezione di coscienza (articolo 9), oggi > praticata da circa il 65% del personale medico. Questa percentuale è possibile perché, pur prevedendo che gli ospedali siano tenuti a fornire il servizio di IVG, non vengono posti limiti all’obiezione di coscienza. Si arriva così a situazioni in cui il 100% del personale è obiettore e quindi non si praticano interruzioni: in questi casi si parla di obiezione di struttura. Come se non bastasse, le associazioni antiabortiste (articolo 2) sono legittimate a essere presenti in consultori e ospedali sotto le spoglie di «associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita». Il loro ruolo, però, è da sempre quello di cercare di dissuadere e stigmatizzare chi sceglie l’aborto. Molte delle difficoltà che si incontrano quando si vuole abortire in Italia — e le strategie esistenti per aggirarle — sono indicate nella guida  IVG Senza Ma, materiale prodotto dal basso che contiene informazioni tecniche su come, entro quando e in che modo sia possibile accedere ai diversi tipi di IVG in Italia. La possibilità di abortire è prevista legalmente entro i primi novanta giorni: con metodo chirurgico fino alla dodicesima settimana e farmacologico fino alla nona. Per avviare il procedimento serve un certificato, rilasciato da medici, consultori o anche online in telemedicina. Nonostante l’imposizione della settimana di riflessione, in teoria il medico può richiedere l’urgenza per abbreviare i tempi; nella pratica, però, accade raramente. Inoltre, molte strutture impongono illegittimamente ulteriori passaggi non previsti neppure dalla controversa 194, come l’ascolto del battito fetale. Tutto ciò comporta ritardi e ulteriori disagi. Per abortire dopo le dodici settimane devono essere presenti motivazioni legate alla salute fisica o psicologica della persona incinta, da dimostrare tramite valutazione psichiatrica, così da poter ricorrere al cosiddetto “aborto terapeutico”. Per alcune categorie più vulnerabili, come le persone minorenni e straniere, gli ostacoli aumentano e assumono forme molto specifiche. SSN PER CHI? Quando si è stranierə in Italia, il primo nodo da sciogliere riguarda il diritto all’assistenza sanitaria. Possono iscriversi al SSN: lavoratrici e lavoratori; persone con ricongiungimento familiare; richiedenti asilo e titolari di protezione; persone in gravidanza; minori; persone detenute; persone in attesa di regolarizzazione. Questo consente di accedere agli ospedali, agli ambulatori e all’intera rete di consultori e medici di base. Chi proviene da Paesi extra UE e viene in Italia con permesso di soggiorno per lavoro è obbligato a iscriversi al SSN e l’iscrizione è gratuita. Chi viene per studiare, per turismo e per motivi religiosi non è obbligato a iscriversi, lo può fare volontariamente ma pagando 700 euro. Tutte queste persone hanno il visto, cioè il visto è condizione necessaria per entrare in modo regolare in Italia. Il problema è che anche chi ne ha diritto incontra spesso difficoltà linguistiche, richieste burocratiche aggiuntive, informazioni incomplete o errate. Inoltre, l’iscrizione è gratuita per le persone con permesso di soggiorno, mentre è a pagamento per chi possiede un visto. Nel secondo caso si tratta di costi molto elevati, difficili da sostenere da un giorno all’altro, soprattutto in una situazione urgente come un’interruzione di gravidanza. A queste forme di iscrizione si aggiungono le possibilità di ricorso a codici specifici, come STP ed ENI. L’STP è un codice per persone straniere irregolarmente presenti sul territorio e significa “Straniero Temporaneamente Presente”. È una tessera valida sei mesi su tutto il territorio nazionale, rilasciata dalle aziende sanitarie o dagli ospedali locali. Se cittadinə UE di passaggio o non regolarmente soggiornante in Italia, è possibile esibire la TEAM (Tessera Europea di Assicurazione Malattia), parte integrante della tessera sanitaria di uno Stato membro dell’UE. In sua assenza si può richiedere il codice ENI (“Europeo Non Iscritto”), che consente di accedere ai servizi sanitari anche senza iscrizione al SSN e garantisce l’accesso gratuito alle prestazioni ambulatoriali urgenti o comunque essenziali per le persone prive di risorse economiche sufficienti.  Lo status migratorio determina quindi modalità, tempi e costi di accesso alle cure. L’aborto, tuttavia, è una pratica medica salvavita che non concede il lusso di rimandare o attendere, soprattutto in un Paese in cui la 194 impone già sette giorni di attesa – nonostante l’OMS stessa indichi che prima avviene l’aborto più è sicuro.  STELLA Il caso di Stella — quello del visto di studio — è particolarmente complesso, perché questo tipo di documento non garantisce la copertura sanitaria gratuita. Per accedere all’IVG Stella deve effettuare l’iscrizione volontaria al SSN tramite una procedura burocraticamente complessa e costosa, valida soltanto per l’anno solare. Nessuno le spiega questi passaggi. Nei presidi medici territoriali  ci sono mediatrici o mediatori culturali, non ci sono traduttorə. Alcune persone indirizzano Stella a noi di Obiezione Respinta, che facciamo accompagnamento all’IVG. Da lì inizia una corsa contro il tempo: trovare 700 euro in pochi giorni, recarsi al CUP per ricevere il bollettino, poi alle Poste e di nuovo al CUP con la ricevuta, ottenere una tessera sanitaria temporanea — che, avendo validità annuale, se fatta alla fine dell’anno durerà solo pochi mesi — e scegliere un medico di base. Bisogna poi fissare un appuntamento con il medico per prescrivere le analisi del sangue e ottenere il certificato, attendere i risultati e, nel frattempo, trovare posto per l’IVG. Per aiutare Stella a coprire almeno una parte del costo abbiamo aperto una campagna GoFundMe, diffusa attraverso i nostri social. Abbiamo spiegato la situazione, denunciando la difficoltà per le persone straniere con determinate posizioni amministrative ad accedere all’aborto. Siamo rimastə senza parole nel vedere che in dieci minuti avevamo già raggiunto la cifra necessaria. Sorellanza e mutuo aiuto rappresentano un mondo di legami e pratiche dotate di una potenza straordinaria. Tuttavia, questa campagna — e non è la prima volta — ci ha anche postə al centro di un ciclone di aggressività e violenza social. Moltə hanno espresso i soliti giudizi non richiesti; altrə ci hanno accusato di voler truffare le persone e di mentire, sostenendo che le persone migranti avrebbero diritto all’IVG gratuita. Questi commenti dimostrano una sostanziale ignoranza della normativa. La gratuità vale infatti solo per alcunə. Come già sottolineato, riguarda chi può richiedere il codice STP, che consente di effettuare visite e accedere a consultori e ospedali, comprendendo anche l’interruzione volontaria di gravidanza con esenzione dal ticket. Questo codice, però, è richiedibile solo da persone irregolarmente presenti sul territorio italiano. > Una persona con visto studentesco, dunque, non essendo irregolare, non può > richiederlo. E non può richiedere nemmeno il codice ENI, accessibile solo a > cittadinə europeə indigentə e non iscrittə al SSN. Anche all’interno > dell’Unione Europea, dunque, l’accesso ai servizi riproduttivi dipende dalla > posizione amministrativa e dalla capacità di dimostrare la propria situazione > economica. Reperire queste informazioni è difficile persino per noi, che siamo cittadine italiane, parliamo bene la lingua e conosciamo le procedure relative all’IVG. Come può orientarsi una persona che non parla italiano? Abortire può essere sicuro solo quando sappiamo dove andare, a quale procedura possiamo accedere, con quali tutele e modalità. ABORTO COME PRATICA DI MUTUO AIUTO In una procedura sanitaria vincolata ai tempi come l’interruzione volontaria di gravidanza, ostacoli amministrativi e ritardi burocratici possono rendere più difficile — o persino impedire — l’accesso tempestivo alle cure. Per le persone senza cittadinanza italiana, soprattutto se prive di permesso di soggiorno — ma, come abbiamo visto, non solo — l’accesso all’IVG può dipendere dalla capacità di orientarsi tra codici sanitari, iscrizioni al SSN, documentazione richiesta e modalità di presa in carico che non sempre risultano chiare o uniformi. Per questo sono necessari servizi in grado di garantire accessi a bassa soglia e informazioni sicure, come dovrebbero fare i consultori, spesso primo punto di accesso ai servizi legati alla salute sessuale e riproduttiva. Oltre a fornire informazioni e assistenza sanitaria, i consultori svolgono un’importante funzione di orientamento, aiutando le persone a comprendere i propri diritti e a entrare in contatto con le strutture ospedaliere competenti. Tuttavia, anche in questo ambito emergono forti disuguaglianze territoriali. La presenza dei consultori sul territorio nazionale è disomogenea, così come la disponibilità di figure professionali specifiche, come mediatrici e mediatori culturali. La legge italiana garantisce formalmente l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza anche alle persone straniere, comprese quelle prive di permesso di soggiorno. Nella pratica, però, il diritto passa attraverso una rete complessa di codici, iscrizioni, documenti e procedure amministrative. E ancora una volta le risposte arrivano dal basso. Obiezione Respinta non è un servizio sanitario e non vogliamo sostituirci a esso. Le forme di mutuo aiuto che portiamo avanti sono strumenti collettivi per condividere informazioni, esperienze e pratiche di supporto, trasformando l’IVG in un terreno di rivendicazione politica. L’aborto, la contraccezione e più in generale la salute riproduttiva continuano infatti a essere trattati come questioni marginali, eccezionali o moralmente controverse, anziché come aspetti fondamentali della salute e dell’autonomia delle persone. Per questo i nostri obiettivi si riassumono nel mettere in discussione il modo in cui l’accesso all’aborto viene regolato e raccontato in Italia, e nel renderlo concretamente possibile laddove emergano limiti, difficoltà e ostacoli. Si riassumono nella possibilità di riuscire, collettivamente, ad aiutare Stella. Immagine di copertina di Luca Mangiacotti Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. 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June 1, 2026
DINAMOpress
La regione prova a riaprire la stanzetta degli antiabortisti al S. Anna di Torino
È di questi giorni la pubblicazione sul sito della Città della Salute e della Scienza l’avviso pubblico legato all’assegnazione della famigerata stanzetta dell’ascolto. Un nuovo bando dopo lo stop del Tar e si candida lo stesso ente di prima. Marrone ne fa ulteriormente elemento di propaganda, mostrando ancora una volta il valore simbolico che questo progetto ha per la destra reazionaria. Una propaganda che si gioca nuovamente sui nostri corpi e sui nostri diritti. Un commento a caldo, insieme al coordinamento salute di Non Una di Meno Torino.
January 16, 2026
Radio Blackout - Info
[Normale Follia] La Palestina come esempio per le lotte
In due  milioni per le strade di tutta Italia grazie ai Palestinesi che ci hanno risvegliato dandoci sempre più forza nel combattere anche proposte di legge come quella regionale uscita a maggio contro l'aborto e i consultori, per una concezione patriarcale ottusa e riduttiva della famiglia. Una pessima legge che non va discussa ma cancellata.  Infine con Bettelheim per capire attraverso la fiaba di Biancaneve e i sette nani come il narcisismo può influenzare anche i rapporti genitoriali. 
October 6, 2025
Radio Onda Rossa
[2025-09-28] Aborto Libero, Sicuro e Gratuito - Giornata Internazionale @ Piazza del Popolo
ABORTO LIBERO, SICURO E GRATUITO - GIORNATA INTERNAZIONALE Piazza del Popolo - Piazza del Popolo, 00187 Roma RM (domenica, 28 settembre 17:00) QUALI VITE VALGONO? 28 settembre, giornata internazionale per l'aborto libero, sicuro e gratuito. In questo mondo di guerre e violenza, vediamo ogni giorno consumarsi il genocidio del popolo palestinese per mano di Israele. Sono troppi gli ostacoli all'autodeterminazione delle persone, anche la nostra libertà oggi dipende dal rispetto dei diritti umani e internazionali stracciati a Gaza e in Cisgiordania. L'unica azione concreta per rompere l'assedio e fermare il massacro è partita dal basso: la Global Sumud Flotilla è in rotta verso Gaza. Siamo parte della flotta di terra per fermare il genocidio e rompere ogni complicità con l'economia che la sostiene, con il riarmo che distrugge il welfare e impone l'ideologia patriarcale e nazionalista. Dedichiamo questa giornata così importante alla Palestina. Per l'autodeterminazione dei popoli e dei corpi. #ResistenciaFeminista  #FreePalestine  #GlobalMovementtoGaza  #GlobalSumudFlottilla
September 28, 2025
Gancio de Roma