Tag - tecnofeudalesimo

#08 Apocalypse Prompt | Un token per domarli, un token per trovarli, un token per ghermirli e nel buio incatenarli – di Alessandro Verna
Nuovo appuntamento con la rubrica di Alessandro Verna, Apocalypse Prompt, ospitata in queste settimane da Effimera. Siamo portati a pensare che l'innovazione tecnologica abbia a che fare con la creazioni di nuovi prodotti o di nuove modalità di produzione. Diamo meno importanza all'idea che la tecnologia è soprattutto una forma di organizzazione, funzionale agli [...]
August 31, 2026
Effimera
Recuperare la dimensione propriamente umana dell’umano
L’approfondimento condotto sul canale YouTube “Tracce di Classe” sul tema “Transumanesimo, IA e Palantir: il progetto per superare l’uomo”, ha messo in luce i costrutti concettuali e ideologici del transumanesimo come una delle ideologie del “tecnocapitalismo”. Ma cos’è, esattamente, il transumanesimo? È, in sostanza, l’ideologia del superamento dei limiti intrinseci, costitutivi, dell’uomo, della persona, attraverso la c.d. “ibridazione uomo-macchina”, l’ibridazione tra la persona e le tecnologie, al fine di potenziare il processo evolutivo dell’essere umano. Vale a dire, a seconda dell’interpretazione da assegnare al prefisso trans-, l’insieme di processi, funzioni e tecniche che si propongono di conseguire un “nuovo” o “diverso” stadio dell’evoluzione umana con cui portarsi “oltre” o “al di là” dell’umanità stessa dell’essere umano, superandone, con il supporto e l’innesto della tecnologia, i limiti intrinseci: le fragilità, le disabilità, le inabilità, le malattie, l’indebolimento, l’invecchiamento, la morte. Lo snodo concettuale che agita il fondo dell’ideologia transumanista è dunque questo, considerare il corpo come un limite e le tecnologie come un mezzo per superare il limite umano rappresentato dal corpo. Non si tratta cioè della “applicazione” della tecnologia al servizio del benessere (ad es. le applicazioni medicali che consentono di superare o moderare disabilità temporanee o permanenti) o dell’utilizzo delle tecniche per il miglioramento delle attività umane (ad es. le applicazioni tecnologiche che consentono di velocizzare o semplificare determinate attività); si tratta dell’innesto, e quindi della “ibridazione”, della tecnologia per alterare la costituzione fisica stessa del soggetto ed abbattere i limiti costitutivi della persona umana. Coniato nel 1957 dal biologo Julian Huxley per indicare un qualche “superamento” dei limiti umani, il termine “transumanesimo” si sostanzia oggi non solo in un’ideologia, ma anche in un’organizzazione internazionale. La World Transhumanist Association (Associazione Transumanista Mondiale), fondata dai filosofi David Pearce e Nick Bostrom nel 1998, mostra come il movimento si muova sul piano politico, con una sua propria organizzazione internazionale, retta dai principi di un manifesto politico, la Dichiarazione transumanista, la cui versione del 2009, ad esempio, sostiene che: «l’umanità sarà profondamente trasformata dalla scienza e dalla tecnologia del futuro. Prevediamo la possibilità di ampliare il potenziale umano tramite il superamento dell’invecchiamento, delle limitazioni cognitive, della sofferenza involontaria e della nostra prigionia sul pianeta Terra» (§1). Inoltre, propugna «il benessere di tutti gli esseri senzienti, compresi gli esseri umani, gli animali non umani, e qualunque altra futura mente artificiale, forme di vita modificate, o altre intelligenze a cui il progresso tecnologico e scientifico possa dar luogo» (§7); sostiene «che agli individui venga riconosciuta un’ampia libertà di scelta su come condurre le proprie vite. Ciò include l’uso di tecniche che possano essere sviluppate per aiutare la memoria, la concentrazione, l’energia mentale; terapie di estensione della vita; tecnologie di scelta riproduttiva; procedure crioniche; e molte altre possibili modificazioni umane e tecnologie di miglioramento» (§8). Ma cosa vuol dire “superare il limite” della medesima corporeità umana? Vuol dire non solo violare di fatto l’intrinseca natura umana dell’uomo; ma anche esporre l’uomo a pratiche sostanzialmente contro-umane o anti-umane che ne violano l’integrità e, di conseguenza, la dignità: il caso delle applicazioni che possono aiutare ergonomicamente il lavoratore a portare oggetti oltremodo pesanti o condurre macchine oltremodo onerose o indurne una permanente iperconnessione (la pratica diviene così strumento di vera e propria “lotta di classe” contro il lavoratore, all’insegna del produttivismo, della iper-produttività, dello sfruttamento); o ancora il caso degli esoscheletri, dei visori, dei dispositivi digitali che aumentano la velocità del soldato, o la sua resistenza allo sforzo, o la sua profondità visuale, e quindi diventano strumento di ampliamento della potenza di guerra. Così orientato, il transumanesimo serve le ragioni e le finalità del capitalismo e della guerra. Di questa deriva, la manifestazione ideologica e pratica più radicale è indubbiamente offerta dal Manifesto di Palantir dell’aprile 2026. Molti suoi passaggi sono esplicativi: “La Silicon Valley ha un debito morale verso il Paese che ha reso possibile la sua ascesa. L’élite ingegneristica della Silicon Valley ha l’obbligo affermativo di partecipare alla difesa della nazione” (§1). “La capacità delle società libere e democratiche di prevalere richiede qualcosa di più dell’appello morale. Richiede l’hard power, e l’hard power in questo secolo sarà costruito sul software” (§4). “Alcune culture hanno prodotto progressi vitali; altre restano disfunzionali e regressive” (§21). Un mix intrinsecamente gerarchico e suprematista. Il transumanesimo così orientato diviene dunque l’ideologia della fuoriuscita dell’uomo da sé stesso, della fungibilità della persona umana, del suo, effettivo o potenziale, asservimento alle ragioni della massimizzazione dell’accumulazione, della tecnica, dell’artificio, del capitale e del potere. Funge da supporto ideologico, o, quanto meno, concettuale, alla potenza capitalistica giunta alla stagione contemporanea del proprio sviluppo storico e sociale, e in particolare fa da retroterra ideologico o, almeno, concettuale alla deriva (suprematista e gerarchica) del tecnofeudalesimo del tempo presente. È proprio l’appropriazione dell’uomo di sé stesso, il ritorno dell’uomo all’uomo, il recupero della dimensione propriamente umana dell’umano, il più forte e, in ultima istanza, irriducibile antidoto a questa deriva. Attraverso questa appropriazione, l’essere umano riafferma la propria dignità, riprende il proprio destino nelle proprie mani e ridefinisce gli spazi della propria libertà, ritorna artefice e protagonista dell’evoluzione della società e della storia. Di fronte all’alienazione che porta il soggetto a perdere il controllo sul proprio lavoro, sul processo e il prodotto del lavoro, sulle relazioni sociali e, in ultima istanza, sul proprio corpo, attraverso questa riappropriazione (superamento della proprietà privata, dell’oppressione e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, del dominio della tecnica sulla creatività), l’uomo si riappropria della sua “essenza generica” (il lavoro come espressione creativa autodeterminata) e quindi della dinamica della propria vita. All’opposto del transumanesimo infatti l’umanesimo esprime proprio l’avanzamento delle condizioni generali di vita dell’essere umano, dal punto di vista sia materiale sia spirituale, senza alterare e rispettando profondamente la natura dell’essere umano e la sua collocazione in un sistema di rapporti sociali e in un più ampio ecosistema complesso (rispetto al quale non è “sopra” o “contro”, ma “parte”, capace di applicare in maniera positiva l’unicità conferitagli dalla propria creatività). Karl Marx lo aveva espresso in maniera compiuta già nei Manoscritti economico-filosofici del 1844, studiando «il comunismo come soppressione positiva della proprietà privata intesa come auto-estraniazione dell’uomo, e quindi come reale appropriazione dell’essenza dell’uomo mediante l’uomo e per l’uomo; perciò come ritorno dell’uomo per sé, dell’uomo come essere sociale, cioè umano, ritorno completo, fatto cosciente, maturato entro tutta la ricchezza dello svolgimento storico sino ad oggi. «Questo comunismo s’identifica, in quanto naturalismo giunto al proprio compimento, con l’umanesimo, in quanto umanesimo giunto al proprio compimento, col naturalismo; è… la vera risoluzione della contesa tra l’esistenza e l’essenza, tra oggettivazione e autoaffermazione, tra libertà e necessità, tra l’individuo e la specie. È la soluzione dell’enigma della storia, ed è consapevole di essere questa soluzione».  Gianmarco Pisa
August 30, 2026
Pressenza
RBO al Festival della Felicità 2026: storie di mondi artificiali che diventano reali
Con Lorenzo Tecleme, autore del libro “Storie di (ordinario) capitalismo selvaggio”, nato dal podcast “Unchained” per Valori.it, partiamo dalla crisi del 2008 per descrivere il percorso che ha portato l’economia all’oligarchia tecnocratica che viviamo oggi. Cosa significa oggi tecnofeudalesimo? Come si configura il capitalismo della Silicon Valley con le destre globali? E poi che cosa ci raccontano questi mutamenti sul futuro del lavoro umano? La nuova frontiera dell’accumulazione è infatti l’intelligenza artificiale, di cui non si deve dimenticare la materialità del lavoro che la sorregge e le condizioni di lavoro e il suo mantenimento che attualmente questo modello richiede. Siamo disposti ad accettare l’enorme danno ambientale di una tecnologia così asservita al bellico da essere definita da Alex Carp come il futuro della deterrenza, paragonabile alla bomba atomica. Siamo di fronte in ultimo ad una rinnovata società del controllo, rappresentata fisicamente dai nuovi progetti di Data Center che costellano il territorio italiano, previsti solo a Torino nel quartiere di Lucento, alle spalle della ThyssenKrupp, dover per la sua costruzione si è rinunciato alla costruzione di uno studentato, o il progetto per circa 4 miliardi di euro che approderà a Vercelli, per fare un’altro esempio, mentre altri sono in arrivo targati Avio, Bbbell, Enel e, soprattutto, Hines, che prepara un maxi progetto con la costruzione di sei edifici alti 30 metri a due passi dall’aeroporto.
RBO al Festival della Felicità 2026: storie di mondi artificiali che diventano reali
Con Lorenzo Tecleme, autore del libro “Storie di (ordinario) capitalismo selvaggio”, nato dal podcast “Unchained” per Valori.it, partiamo dalla crisi del 2008 per descrivere il percorso che ha portato l’economia all’oligarchia tecnocratica che viviamo oggi. Cosa significa oggi tecnofeudalesimo? Come si configura il capitalismo della Silicon Valley con le destre globali? E poi che cosa ci raccontano questi mutamenti sul futuro del lavoro umano? La nuova frontiera dell’accumulazione è infatti l’intelligenza artificiale, di cui non si deve dimenticare la materialità del lavoro che la sorregge e le condizioni di lavoro e il suo mantenimento che attualmente questo modello richiede. Siamo disposti ad accettare l’enorme danno ambientale di una tecnologia così asservita al bellico da essere definita da Alex Carp come il futuro della deterrenza, paragonabile alla bomba atomica. Siamo di fronte in ultimo ad una rinnovata società del controllo, rappresentata fisicamente dai nuovi progetti di Data Center che costellano il territorio italiano, previsti solo a Torino nel quartiere di Lucento, alle spalle della ThyssenKrupp, dover per la sua costruzione si è rinunciato alla costruzione di uno studentato, o il progetto per circa 4 miliardi di euro che approderà a Vercelli, per fare un’altro esempio, mentre altri sono in arrivo targati Avio, Bbbell, Enel e, soprattutto, Hines, che prepara un maxi progetto con la costruzione di sei edifici alti 30 metri a due passi dall’aeroporto.
July 28, 2026
Radio Blackout
Guerra sia all’aristocrazia
Andare oltre le identità auto riferite e collaborare a orizzonti comuni non è più solo una tra le strategie praticabili, è l'unica possibilità di influire sulla realtà. Stante che ognuna possa definirsi come più gli piace, risulta ridicolo oltre che dannoso identificarsi per opposizione alle altre mille facce dell'ecosistema o semplicemente contro un nemico comune. Nel prossimo futuro quelle organizzazioni che si chiudono verso l'interno, attente solo a testimoniare la propria alterità e purezza potranno forse sopravvivere, ma non potranno far parte del lavoro ecosistemico di costruzione della società futura. Rimarranno nella loro nicchia asfittica, beandosi nella malinconia, continuando i propri riti fino alla completa estinzione. Continua a leggere→
February 26, 2026
Rizomatica