
Recuperare la dimensione propriamente umana dell’umano
Pressenza - Sunday, August 30, 2026L’approfondimento condotto sul canale YouTube “Tracce di Classe” sul tema “Transumanesimo, IA e Palantir: il progetto per superare l’uomo”, ha messo in luce i costrutti concettuali e ideologici del transumanesimo come una delle ideologie del “tecnocapitalismo”.
Ma cos’è, esattamente, il transumanesimo? È, in sostanza, l’ideologia del superamento dei limiti intrinseci, costitutivi, dell’uomo, della persona, attraverso la c.d. “ibridazione uomo-macchina”, l’ibridazione tra la persona e le tecnologie, al fine di potenziare il processo evolutivo dell’essere umano. Vale a dire, a seconda dell’interpretazione da assegnare al prefisso trans-, l’insieme di processi, funzioni e tecniche che si propongono di conseguire un “nuovo” o “diverso” stadio dell’evoluzione umana con cui portarsi “oltre” o “al di là” dell’umanità stessa dell’essere umano, superandone, con il supporto e l’innesto della tecnologia, i limiti intrinseci: le fragilità, le disabilità, le inabilità, le malattie, l’indebolimento, l’invecchiamento, la morte.
Lo snodo concettuale che agita il fondo dell’ideologia transumanista è dunque questo, considerare il corpo come un limite e le tecnologie come un mezzo per superare il limite umano rappresentato dal corpo. Non si tratta cioè della “applicazione” della tecnologia al servizio del benessere (ad es. le applicazioni medicali che consentono di superare o moderare disabilità temporanee o permanenti) o dell’utilizzo delle tecniche per il miglioramento delle attività umane (ad es. le applicazioni tecnologiche che consentono di velocizzare o semplificare determinate attività); si tratta dell’innesto, e quindi della “ibridazione”, della tecnologia per alterare la costituzione fisica stessa del soggetto ed abbattere i limiti costitutivi della persona umana.
Coniato nel 1957 dal biologo Julian Huxley per indicare un qualche “superamento” dei limiti umani, il termine “transumanesimo” si sostanzia oggi non solo in un’ideologia, ma anche in un’organizzazione internazionale. La World Transhumanist Association (Associazione Transumanista Mondiale), fondata dai filosofi David Pearce e Nick Bostrom nel 1998, mostra come il movimento si muova sul piano politico, con una sua propria organizzazione internazionale, retta dai principi di un manifesto politico, la Dichiarazione transumanista, la cui versione del 2009, ad esempio, sostiene che: «l’umanità sarà profondamente trasformata dalla scienza e dalla tecnologia del futuro. Prevediamo la possibilità di ampliare il potenziale umano tramite il superamento dell’invecchiamento, delle limitazioni cognitive, della sofferenza involontaria e della nostra prigionia sul pianeta Terra» (§1).
Inoltre, propugna «il benessere di tutti gli esseri senzienti, compresi gli esseri umani, gli animali non umani, e qualunque altra futura mente artificiale, forme di vita modificate, o altre intelligenze a cui il progresso tecnologico e scientifico possa dar luogo» (§7); sostiene «che agli individui venga riconosciuta un’ampia libertà di scelta su come condurre le proprie vite. Ciò include l’uso di tecniche che possano essere sviluppate per aiutare la memoria, la concentrazione, l’energia mentale; terapie di estensione della vita; tecnologie di scelta riproduttiva; procedure crioniche; e molte altre possibili modificazioni umane e tecnologie di miglioramento» (§8).
Ma cosa vuol dire “superare il limite” della medesima corporeità umana? Vuol dire non solo violare di fatto l’intrinseca natura umana dell’uomo; ma anche esporre l’uomo a pratiche sostanzialmente contro-umane o anti-umane che ne violano l’integrità e, di conseguenza, la dignità: il caso delle applicazioni che possono aiutare ergonomicamente il lavoratore a portare oggetti oltremodo pesanti o condurre macchine oltremodo onerose o indurne una permanente iperconnessione (la pratica diviene così strumento di vera e propria “lotta di classe” contro il lavoratore, all’insegna del produttivismo, della iper-produttività, dello sfruttamento); o ancora il caso degli esoscheletri, dei visori, dei dispositivi digitali che aumentano la velocità del soldato, o la sua resistenza allo sforzo, o la sua profondità visuale, e quindi diventano strumento di ampliamento della potenza di guerra.
Così orientato, il transumanesimo serve le ragioni e le finalità del capitalismo e della guerra. Di questa deriva, la manifestazione ideologica e pratica più radicale è indubbiamente offerta dal Manifesto di Palantir dell’aprile 2026. Molti suoi passaggi sono esplicativi: “La Silicon Valley ha un debito morale verso il Paese che ha reso possibile la sua ascesa. L’élite ingegneristica della Silicon Valley ha l’obbligo affermativo di partecipare alla difesa della nazione” (§1). “La capacità delle società libere e democratiche di prevalere richiede qualcosa di più dell’appello morale. Richiede l’hard power, e l’hard power in questo secolo sarà costruito sul software” (§4). “Alcune culture hanno prodotto progressi vitali; altre restano disfunzionali e regressive” (§21). Un mix intrinsecamente gerarchico e suprematista.
Il transumanesimo così orientato diviene dunque l’ideologia della fuoriuscita dell’uomo da sé stesso, della fungibilità della persona umana, del suo, effettivo o potenziale, asservimento alle ragioni della massimizzazione dell’accumulazione, della tecnica, dell’artificio, del capitale e del potere. Funge da supporto ideologico, o, quanto meno, concettuale, alla potenza capitalistica giunta alla stagione contemporanea del proprio sviluppo storico e sociale, e in particolare fa da retroterra ideologico o, almeno, concettuale alla deriva (suprematista e gerarchica) del tecnofeudalesimo del tempo presente.
È proprio l’appropriazione dell’uomo di sé stesso, il ritorno dell’uomo all’uomo, il recupero della dimensione propriamente umana dell’umano, il più forte e, in ultima istanza, irriducibile antidoto a questa deriva. Attraverso questa appropriazione, l’essere umano riafferma la propria dignità, riprende il proprio destino nelle proprie mani e ridefinisce gli spazi della propria libertà, ritorna artefice e protagonista dell’evoluzione della società e della storia.
Di fronte all’alienazione che porta il soggetto a perdere il controllo sul proprio lavoro, sul processo e il prodotto del lavoro, sulle relazioni sociali e, in ultima istanza, sul proprio corpo, attraverso questa riappropriazione (superamento della proprietà privata, dell’oppressione e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, del dominio della tecnica sulla creatività), l’uomo si riappropria della sua “essenza generica” (il lavoro come espressione creativa autodeterminata) e quindi della dinamica della propria vita.
All’opposto del transumanesimo infatti l’umanesimo esprime proprio l’avanzamento delle condizioni generali di vita dell’essere umano, dal punto di vista sia materiale sia spirituale, senza alterare e rispettando profondamente la natura dell’essere umano e la sua collocazione in un sistema di rapporti sociali e in un più ampio ecosistema complesso (rispetto al quale non è “sopra” o “contro”, ma “parte”, capace di applicare in maniera positiva l’unicità conferitagli dalla propria creatività).
Karl Marx lo aveva espresso in maniera compiuta già nei Manoscritti economico-filosofici del 1844, studiando «il comunismo come soppressione positiva della proprietà privata intesa come auto-estraniazione dell’uomo, e quindi come reale appropriazione dell’essenza dell’uomo mediante l’uomo e per l’uomo; perciò come ritorno dell’uomo per sé, dell’uomo come essere sociale, cioè umano, ritorno completo, fatto cosciente, maturato entro tutta la ricchezza dello svolgimento storico sino ad oggi.
«Questo comunismo s’identifica, in quanto naturalismo giunto al proprio compimento, con l’umanesimo, in quanto umanesimo giunto al proprio compimento, col naturalismo; è… la vera risoluzione della contesa tra l’esistenza e l’essenza, tra oggettivazione e autoaffermazione, tra libertà e necessità, tra l’individuo e la specie. È la soluzione dell’enigma della storia, ed è consapevole di essere questa soluzione».