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Palestina: effetto collaterale?
Con aggiornamenti di Anbamed e Radio Onda d’Urto; appuntamenti; articoli e analisi di Awad Abdelfattah, di Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad, di Ilaria de Bonis, di Claudio Geymonat, di Gaurav Kumar, di Lavinia Marchetti, di Tamer Nafar, di Enrico Semprini e altre/i Prefazione di Enrico Semprini. In questo dossier si parla di eccidi, di solidarietà e…del punto di vista palestinese
E quindi saremmo tutti antisemiti tranne i fascisti?
Il mondo capovolto e gli scenari futuri per chi criticherà Israele Alla fine, pare che gli unici capaci di rifarsi una reputazione sull’antisemitismo siano i fascisti diventando proprio quelli che lo definiscono assieme alla “Sinistra per… Israele”. Buffo, no? Nel 2024 Fanpage ha filmato saluti romani e «Sieg Heil» tra […] L'articolo E quindi saremmo tutti antisemiti tranne i fascisti? su Contropiano.
October 2, 2026
Contropiano
Cisgiordania: il progetto di eliminazione/1
IL PROGETTO DI ELIMINAZIONE Lo smantellamento sistematico della vita collettiva palestinese in Cisgiordania da parte di Israele di B’Tselem (*) Quella che segue è la traduzione in due puntate dell’executive summary del Rapporto di 249 pagine “The elimination project.  Israel’s Systematic Dismantling of Palestinian Collective Life in the West Bank”. Il rapporto completo, appena pubblicato da B’Tselem (il Centro d’informazione
September 29, 2026
La Bottega del Barbieri
Palestina: basta massacri e razzismo
Articoli di Sausan Khalil, Tareq S. Hajjaj, Enas Abu Ghayad, Operazione Colomba, Francesca Campanini, Adla Alnazer, Mariana Hristova, Mario Sommella, Luigi Daniele, Anna Maria Selini, Lavinia Marchetti, gli aggiornamenti (con Anbamed e Radio Onda D’urto) e altro. Con un link ad una nostra pagina: https://www.labottegadelbarbieri.org/cinema-28-30-settembre-naza-e-the-bibi-files/ «Tortura e genocidio» di Francesca Albanese è un saggio-inchiesta (pubblicato da Paper First) che traduce
September 26, 2026
La Bottega del Barbieri
Razan al-Najjar: quando il camice bianco diventa un bersaglio
di Bruno Lai 11 settembre 1996: nasce Razan al-Najjar. Razan al-Najjar nasce a Khuza’a, vicino a Khan Younis, nella Striscia di Gaza. Diventerà infermiera, ma il 1° giugno 2018 verrà assassinata da un soldato dell’esercito di occupazione israeliano in Palestina. Pare che, poco prima di essere uccisa, avesse le mani alzate, per dimostrare di non essere armata, e stesse prestando
September 10, 2026
La Bottega del Barbieri
25 FILM PER CAPIRE LA PALESTINA
Prima del 7 ottobre, oltre il 7 ottobre – di Lavinia Marchetti. Con la presentazione del “Gaza International Festival for Women’s Cinema”. A seguire un video di Federico Greco, sul declino del cinema italiano. Prima del 7 ottobre, oltre il 7 ottobre, di Lavinia Marchetti, presentazione del Gaza International Festival for Women’s Cinema, un video di Federico Greco, sul declino del
September 7, 2026
La Bottega del Barbieri
14 mesi di DIGIUNO PER GAZA: un’esperienza nonviolenta che continua
È passato un anno intero e due mesi dall’avvio della campagna di Digiuno x Gaza, l’iniziativa lanciata il 15 maggio 2025, da Anbamed, per il giorno dell’anniversario della Nakba (La Catastrofe, il giorno della cacciata dei palestinesi dalla loro terra, nel 1948). Un digiuno di 24 ore a staffetta al quale hanno partecipato migliaia di persone da ogni parte d’Italia, dall’Europa e dai paesi arabi. Al nostro collettivo si sono aggregati altri gruppi che facevano già il digiuno per la pace, come il gruppo Digiuno per la Pace di Venezia (dal marzo 2024) e poi si sono aggiunti altri gruppi autonomi da Torino, Vicenza, Palermo, Roma e Saronno. Il Centro Studi Sereno Regis di Torino ha aderito organizzando presidi in piazza davanti alla sede del Comune e le comunità palestinesi di Padova e Parma hanno organizzando presidi permanenti nel centro delle loro città. Il Movimento europeo per la nonviolenza (Mean) ha organizzato il digiuno di mille amministratori locali, sindaci, assessori e consiglieri comunali, provinciali e regionali, con l’adesione della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti. Centinaia di iniziative di sciopero della fame si sono svolte autonomamente in tutta Italia. Un appuntamento importante è stato realizzato il 28 agosto, GIORNATA NAZIONALE di digiuno contro il GENOCIDIO A GAZA, indetta dalla Rete Digiuno Gaza in collaborazione con SANITARI X GAZA. Vi hanno partecipato più di 40 mila persone, con presidi davanti alle strutture ospedaliere nell’orario di pausa. Ogni giorno scopriamo che ci sono altre iniziative sparse per l’Italia di digiuno a staffetta per Gaza. Ciò che arriva nella redazione di Anbamed è una minima parte del fiume in piena della solidarietà che si mette in cammino sulla strada della nonviolenza, per tentare di svegliare le coscienze di governanti sordi, ciechi e complici. Nel quadro di questa campagna quotidiana e permanente sono state organizzate Giornate nazionali di digiuno, dedicati ad un tema. È stato un successo mondiale la giornata di sciopero globale indetto dal Hirak Shaabi (Mobilitazione Popolare) palestinese per lo scorso 23 settembre, in concomitanza con l’inaugurazione dell’Assemblea Generale dell’ONU che segna un momento di successo diplomatico per il riconoscimento dello Stato di Palestina. Il 22 novembre 2025, è stata organizzato uno sciopero nazionale per chiedere il riconoscimento della Palestina, nell’imminenza della giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese indetta dall’Onu per il 29 novembre di ogni anno; il 7 maggio 2026 per chiedere la liberazione del dottor Abu Safiya, direttore dell’ospedale di Kamal Adwan, rapito il 27 dicembre 2024 dal suo ospedale e mai più uscito, internato in un campo di concentramento israeliano nel Negev, senza accuse e senza processo. Ultima Giornata nazionale è stata indetta il 3 luglio per i mille giorni di genocidio a Gaza ed ha visto la partecipazione di persone di ogni età, credo politico e religioso, anche dalle Americhe. Un’esperienza interessante, per la sua estensione territoriale, per la sua continuità con decine di migliaia di sanitari coinvolti e per il forte messaggio politico espresso, è quella dei Sanitari per Gaza e la Reta Digiuno di Gaza, che sarà presentata in un articolo a parte. Non è un digiuno di protesta, ma una pratica, individuale e comunitaria allo stesso tempo, per dare l’esempio, un piccolo sacrificio rispetto quello che vivono i bambini di Gaza da oltre mille giorni e soprattutto per sensibilizzare sul tema della solidarietà e del non rimanere indifferenti. Questa campagna continuerà e si svilupperà per creare una rete di solidarietà dal basso con il popolo palestinese e i suoi diritti alla vita, all’autodeterminazione ed all’indipendenza in una Palestina libera. La redazione di Anbamed coordina questo impegno di tante persone sparse per il mondo, pubblicando ogni giorno l’elenco dei digiunatori del giorno dopo. Chi vuole partecipare a questa azione solidale nonviolenza può scrivere a: anbamedaps@gmail.com Farid Adly Direttore editoriale http://www.anbamed.it ANBAMED
July 16, 2026
Pressenza
«Il mondo è diventato palestinese»: da Sarah Mustafa a Luigi de Magistris, Napoli interroga la coscienza dell’Occidente
Al Festival del Giallo di Napoli la presentazione del romanzo Il giorno che non ti ho ucciso si trasforma in un confronto su Palestina, diritto internazionale, informazione, resistenza e responsabilità dell’Occidente Non è stata una semplice presentazione letteraria. Al Festival del Giallo di Napoli, il nuovo romanzo di Sarah Mustafa, Il giorno che non ti ho ucciso, è diventato il punto di partenza per una riflessione che ha attraversato memoria, occupazione, diritto internazionale, informazione e resistenza. Sul palco, accanto all’autrice, l’editore Aldo Putignano e Luigi de Magistris. Le letture di Brunella Caputo hanno accompagnato la serata, restituendo voce alle pagine del romanzo e portando il pubblico dentro l’atmosfera del racconto. Sarah Mustafa ha aperto il suo intervento ringraziando Napoli per la vicinanza dimostrata alla causa palestinese e per le mobilitazioni di studenti, associazioni e cittadini che fin dai mesi successivi al 7 ottobre 2023 hanno mantenuto alta l’attenzione su Gaza e sui territori palestinesi occupati. L’autrice ha raccontato anche le proprie esitazioni nel periodo in cui stava per pubblicare il suo primo romanzo. Mentre la guerra occupava quotidianamente le prime pagine dei giornali, temeva che non ci fosse più spazio per una narrazione diversa. Fu proprio Aldo Putignano a incoraggiarla a proseguire. Per Mustafa la letteratura rappresenta uno strumento per raccontare ciò che raramente trova spazio nella narrazione dominante occidentale: il punto di vista palestinese. Il giorno che non ti ho ucciso si colloca all’inizio degli anni Settanta e racconta l’incontro, a Pavia, tra Carla, giovane operaia italiana impegnata nelle lotte sindacali, e Omar, profugo palestinese segnato da una storia di perdita e violenza. Due destini lontani che si scoprono accomunati dalla ricerca della libertà e della giustizia. Ma il romanzo affonda le proprie radici anche nella storia personale dell’autrice. Nata in Italia, Mustafa ha vissuto da bambina in un campo profughi palestinese. Durante l’incontro ha ricordato il passaggio da una realtà occidentale a una vita fatta di acqua trasportata nelle taniche, servizi essenziali assenti e precarietà quotidiana. «Non è facile scegliere di lasciare la propria terra. In quella casa ci sono i ricordi, la propria storia, la propria vita». Il dibattito ha assunto un tono ancora più politico con l’intervento di Luigi de Magistris, chiamato da Aldo Putignano a riflettere sul rapporto tra informazione e realtà. «Credo che sia stato fatto molto in questi anni per provare a rompere la narrazione della propaganda occidentale». Secondo l’ex sindaco di Napoli, molte delle mobilitazioni nate in questi mesi hanno contribuito a riportare al centro aspetti della questione palestinese spesso rimossi dal dibattito pubblico. «Si dimentica la Nakba. Si dimentica un secolo di occupazione. Si dimentica un secolo di apartheid. Si dimentica il diritto internazionale». Per de Magistris il problema non riguarda soltanto il Medio Oriente, ma investe direttamente il rapporto tra potere e diritto nelle democrazie occidentali. «Prima c’era più ipocrisia. Formalmente il diritto internazionale esisteva, anche se veniva calpestato. Adesso si sta togliendo perfino il velo dell’ipocrisia. Si dice apertamente che il diritto vale fino a un certo punto». L’ex sindaco ha ricordato anche il clima che, a suo giudizio, si respirava nei primi mesi della guerra. «Quando andavi in televisione e parlavi di genocidio, ti interrompevano e ti chiedevano se ti assumevi la responsabilità di quello che stavi dicendo. Ti collocavano immediatamente tra i fiancheggiatori di Hamas o tra gli antisemiti». Uno dei passaggi più significativi della serata ha riguardato il tema della resistenza. Richiamando la storia antifascista della città, de Magistris ha stabilito un parallelo tra la lotta palestinese e la Resistenza italiana. «Credo che nessuno si sogni di ritenere i partigiani napoletani delle Quattro Giornate dei terroristi. Francesco Amoretti, presidente dell’ANPI, a sedici anni prese il fucile e sparò contro i cecchini fascisti che coprivano l’avanzata dei carri armati tedeschi. Nessuno avrebbe mai definito terrorista Francesco Amoretti». Da qui la distinzione che ha voluto ribadire con forza: «Il terrorismo va sempre condannato. Io ho fatto il magistrato, sono un giurista. Ma la resistenza è un’altra cosa». E ancora: «Se ti rubano la terra, se ti distruggono le famiglie, se ti negano l’acqua, se ti bombardano, se uccidono bambini, giornalisti, medici e infermieri, la resistenza non diventa soltanto un diritto. Diventa un dovere». Le parole più dure sono arrivate quando il discorso si è spostato sulle responsabilità dell’Occidente. De Magistris ha raccontato il lavoro svolto insieme ad altri giuristi per documentare quelle che definisce «complicità economiche, finanziarie, istituzionali, tecnologiche e militari». «Se noi vediamo che aziende, tra l’altro italiane, impegnate nella produzione di armi stanno al +500% di profitto, diciamoci la verità: il genocidio senza il sostegno delle forze occidentali, e non soltanto di quelle americane, non sarebbe stato possibile». «In questo Paese si stanno processando portuali che hanno fatto disobbedienza per non imbarcare merci dove c’erano armi. Si stanno processando giovani che sono scesi in piazza contro il genocidio». Secondo de Magistris, il rischio è che venga meno la fiducia stessa nelle istituzioni. «Se iniziano a dirci che il diritto internazionale non esiste o che esiste solo quando conviene ai potenti, allora avremo un problema enorme». Nel corso dell’incontro de Magistris ha ricordato anche il progetto fotografico B Twin for Gaza, che mette a confronto la vita quotidiana di una bambina palestinese e quella di una bambina napoletana, sottolineando come la solidarietà tra Napoli e Gaza trovi espressione anche attraverso la cultura e l’arte. Sul tema Pressenza aveva già pubblicato un approfondimento: L’infanzia sotto assedio, l’infanzia protetta. Un ponte fotografico tra Gaza e Napoli In questo contesto ha sottolineato quella che considera una profonda distanza tra il sentimento popolare e le scelte dei governi. «Io credo che ci sia una dicotomia fra gli italiani e i governanti». A suggellare il senso della serata sono state anche le parole della prefazione firmata da Mario Capanna, lette da Aldo Putignano. Capanna definisce il romanzo «utile» perché contribuisce a mantenere viva la coscienza del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e richiama i pericoli rappresentati dalla guerra in corso a Gaza, dall’apartheid denunciata in Cisgiordania e dal rischio di un’ulteriore escalation nella regione. Nelle battute finali il confronto è tornato sul tema della pace. Sarah Mustafa ha sostenuto che non può esistere alcuna prospettiva di pace senza giustizia. «Per arrivare alla pace ci vuole innanzitutto libertà per il popolo palestinese». Ha ricordato l’assenza di diritti fondamentali, dalla disponibilità di acqua potabile alla continuità territoriale, e ha definito il superamento dell’occupazione una condizione imprescindibile per qualsiasi percorso politico futuro. «Bisogna essere in due a voler dialogare». L’ultimo intervento di Luigi de Magistris ha assunto il tono di una riflessione più ampia sul presente. «Pensavano di cancellare per sempre i palestinesi dal mondo. Però non si sono accorti di una cosa. E questo è il bel segreto dell’umanità. Il mondo, un po’ alla volta, è diventato palestinese». Poi la conclusione. De Magistris ha richiamato le parole di Vittorio Arrigoni, «restiamo umani», aggiungendo però la necessità di interrogarsi su quale umanità si voglia difendere. «Dobbiamo chiederci che umani vogliamo essere. Perché Netanyahu è umano. Trump è umano. E non dobbiamo nemmeno cadere nell’errore di dire che quello che stanno facendo è “da bestie”: io, sinceramente, non ho mai visto le bestie fare genocidi». La presentazione di Il giorno che non ti ho ucciso si è trasformata così in una riflessione collettiva sul rapporto tra diritto, giustizia e memoria. Una discussione che, partendo dalla Palestina, ha interrogato direttamente anche le coscienze occidentali. Sarah Mustafa Napoli ascolta la Palestina: Sarah Mustafa al Festival del Giallo Il pubblico segue la presentazione del romanzo Il giorno che non ti ho ucciso di Sarah Mustafa sullo scalone panoramico della Villa Floridiana, a Napoli. Lucia Montanaro
June 7, 2026
Pressenza
Zoccoli duri, nuove ondate e diretta telefonica con Anna Bolena da Berlino@0
Nella trasmissione di oggi, oltre al consueto viaggio musicale in lungo e in largo per il pianeta e avanti e indietro nel tempo, abbiamo avuto occasione di fare una lunga chiaccherata con Anna Bolena in diretta telefonica da Berlino per una serie di aggiornamenti sulla repressione delle lotte in solidarietà con la Palestina in Germania e sulla manifestazione per il Nakba Day prevista per questo pomeriggio con partenza da Kreuzberg. Qui potete trovare la trasmissione intera: Qui l’audio della diretta con Anna Bolena:
Zoccoli duri, nuove ondate e diretta telefonica con Anna Bolena da Berlino@1
Nella trasmissione di oggi, oltre al consueto viaggio musicale in lungo e in largo per il pianeta e avanti e indietro nel tempo, abbiamo avuto occasione di fare una lunga chiaccherata con Anna Bolena in diretta telefonica da Berlino per una serie di aggiornamenti sulla repressione delle lotte in solidarietà con la Palestina in Germania e sulla manifestazione per il Nakba Day prevista per questo pomeriggio con partenza da Kreuzberg. Qui potete trovare la trasmissione intera: Qui l’audio della diretta con Anna Bolena: