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[2026-05-23] Novanta – 30 anni di underground @ Rocca Albornoz
NOVANTA – 30 ANNI DI UNDERGROUND Rocca Albornoz - Via di Feronia, 05035 Narni TR (sabato, 23 maggio 17:00) Inaugurazione della mostra "TUNNEL" sabato 23 maggio alle ore 17, nell’ambito di Novanta – 30 anni di underground, inauguriamo TUNNEL Visioni Radicali dagli Spazi Autogestiti. Scrive Valerio Bindi, curatore dell’evento: Negli anni Novanta si modificano i linguaggi della comunicazione e si mettono in campo le possibilità radicali dei nuovi media che stanno prendendo forma. Le riflessioni dei molti gruppi di attivisti che hanno base nei centri sociali si intrecciano con le sperimentazioni: murales, graffiti, autoproduzioni e installazioni con materiali di scarto, teatro, videomaking e telestreet, arti plastiche, arti visuali e fumetto, arti digitali e della connessione. Nella Rocca Albornoz di Narni i protagonisti centrali di quella generazione intrecciano il loro percorso con quello di artisti rappresentativi della fase successiva, quella post repressione del movimento avvenuta nel G8 di Genova 2001. Partecipano al progetto Valerio Bindi (SCIATTO produzie), Giovanni Binel e infidel (Torazine), Bambi Kramer (CRACK Festival), Fabio Lapiana&Fondazione Atonal (Venerea), Andrea Natella (Luther Blissett), Nora (Malinconia Fumogeno), Agnese Trocchi (AvANa BBS)
May 20, 2026
Gancio de Roma
VENEZIA: IN CENTINAIA PROTESTANO CONTRO ISRAELE ALLA BIENNALE, VENERDÌ CORTEO PER CHIEDERE LA LIBERAZIONE DI THIAGO E SAIF
Centinaia di persone in presidio, poi trasformatosi in corteo, chiamato da Art Not Genocide Alliance contro la presenza del padiglione israeliano alla Biennale. Al contempo si teneva la conferenza stampa ufficiale di presentazione della Biennale Arte 2026, che apre al pubblico il 9 maggio, al Teatro Piccolo dell’Arsenale . Oltre alla manifestazione di Art Not Genocide Alliance, una seconda iniziativa del collettivo punk rock russo delle Pussy Riot insieme al collettivo Femen: hanno protestato con una ventina di attiviste davanti al padiglione della Russia. Art Not Genocide Alliance ha rilanciato con la manifestazione in programma venerdì 8 maggio, che partirà in via Garibaldi a Venezia alle ore 16.30. Stella, del centro sociale Morion, ci racconta la mobilitazione della mattinata a Venezia e le ragioni della protesta contro la presenza di Israele alla biennale. Ascolta o scarica Sempre oggi conferenza stampa, a Padova, in presenza di due attivisti sequestrati di Israele e rilasciati a Creta, Anna Ghedina e Luca Cuzzato. Anche qui è stato dato appuntamento a Venezia per venerdì, ponendo l’accento sull’importanza di chiedere la liberazione di Thiago e Saif. Ai nostri microfoni le testimonianze di Anna Ghedina e Luca Cuzzato dei centri sociali del nord-est e di Ya Basta! Êdî bese! Ascolta o scarica  
Laetitia Ki: segui la treccia!
La giovane artista ivoriana che usa i suoi capelli come forma d’arte e denuncia sociale Quando, nello scorso autunno, l’organizzatore e presentatore dell’edizione 2025 di Miss Universo, il tailandese Nawat Itsaragrisi, ha offeso in diretta televisiva la concorrente Miss Messico, il gesto ha avuto delle reazioni sdegnate, a cominciare dalla concorrente messicana, Fatima Bosch, che ha abbandonato il set, seguita
Davide Cammarrone / Storia di terremoto, artisti e artigiani
I Maestri di Gibellina è stato pubblicato per la prima volta nel 2011, anno di morte di Ludovico Corrao, figura centrale di questa storia. Corrao fu parlamentare, e legale per parte civile di Franca Viola, la prima donna in Italia a rifiutare, nel 1965, il matrimonio riparatore dopo uno stupro; contribuì a far cancellare il delitto d’onore dal Codice penale (cosa che avvenne nel 1981). Corrao fu eletto sindaco di Gibellina due anni dopo quel processo, sul finire del 1968. Qualche mese prima, nella notte del 14 gennaio, un terremoto aveva distrutto vari centri della valle del Belice, tra cui Gibellina, e causato quasi 400 morti. In quella fase di emergenza, dove tutto era volto a (far figurare) una rapida ricostruzione, Corrao si rivolse a qualcosa che in circostanze di quel tipo di solito viene messo da parte in nome di urgenze più pressanti. Propose di costruire il futuro di Gibellina ripartendo non dall’economia o dall’industrializzazione ma dalla cultura e dall’arte, rovesciando la vocazione della Gibellina storica, votata a una povera realtà contadina. Per costruire la nuova città coinvolse architetti, urbanisti, pittori, scenografi e artisti di fama nazionale (Alberto Burri, Pietro Consagra, Ludovico Quaroni, Franco Purini, Arnoldo Pomodoro, Mario Schifano, Mimmo Paladino e altri). Promosse le “Orestiadi” di Gibellina, una innovativa rassegna teatrale, e il Museo delle Trame Mediterranee. Creò una città che era, è, “anzitutto un’idea”, come dichiara Davide Camarrone nella prefazione, “germogliata nel ricordo di ciò che è stato”. La storia di quel paese scomparso, e della sua ricostruzione su un piano completamente differente, è raccontata da Cammarone, giornalista, a partire dagli artigiani che nella pratica hanno realizzato le opere degli artisti. L’arte di Gibellina Nuova è infatti antica nell’operato, con maestri progettisti (i vari Consagra, Burri…) e maestri esecutori, ovvero artigiani di altissimo livello, già operativi nella zona prima del terremoto. È una vicenda senza confronti – anche perché si tratta dell’unica città italiana di nuova fondazione nel dopoguerra – che è utile ripercorre quest’anno che Gibellina è Capitale italiana dell’arte contemporanea. Dopo il terremoto, gli abitanti che non emigrarono in Australia o Venezuela – come veniva caldamente consigliato dalle istituzioni – vissero in una baraccopoli a Rampinzeri, a poca distanza dal paese vecchio. Qui sarebbe dovuta sorgere la nuova città; Il presidente Saragat aveva emesso un decreto per vietare la ricostruzione sulle rovine, considerate troppo pericolose. La visione di Corrao, al contrario, non era solo di costruire delle abitazioni sostitutive di quelle crollate: ma liberare la gente dalle case povere e minuscole di prima, riflesso di una esistenza ridotta all’osso e subordinata ai grandi proprietari terrieri. «Una replica della città antica», scrive Corrao, «significava condannare quel mondo a rivivere le condizioni di un tempo», ovvero ad abitare il dolore, la disperazione, l’isolamento. La nuova Gibellina fu invece costruita a venti chilometri di distanza, nel territorio di Salemi, più vicina all’autostrada e alle vie principali, coinvolgendo le imprese e i lavoratori locali. Fondarla sulla cultura, tenendo distanti gli appaltatori esterni, ha significato rendere l’arte, per la prima volta, veramente di tutti, non confinata nelle chiese come in Gibellina vecchia. Per questo è stata necessaria una rivoluzione dei modi di produzione. A Gibellina non c’erano artisti, ma artigiani che provvedevano alle necessità quotidiane. Sono loro ad essere diventati scultori, fabbri, costruttori, scalpellini, ceramisti, realizzando materialmente le opere, le idee, le intuizioni dei maestri. Nel farlo, sono diventati essi stessi artisti, riscoprendo vecchie tradizioni e reinventandone di nuove. Ad esempio, la “Grande Stella” di Consagra, che vuole riprodurre un astro luminosissimo che Goethe scrisse di aver visto durante il suo “Viaggio in Sicilia”, è stata costruita in laminato di acciaio inossidabile, petalo per petalo, nell’officina dall’impresa Copre.In. di Egisto Artale, che ha poi realizzato la struttura di fondazione e saldato i petali in verticale su una impalcatura alta 27 metri. Gli artigiani di Gibellina hanno costruito il gigantesco aratro di Pomodoro, le macchine sceniche utilizzate nelle Orestiadi e tante altre opere che oggi definiscono il volto nuovo, per taluni un po’ straniante, della città. Secondo qualcuno il tentativo di rifondare la città nell’arte non è completamente riuscito. Gibellina racconta però un’utopia formale ed etica rivoluzionaria; ed è un raro esempio di cultura urbana, in età contemporanea, non legata al restauro di borghi storicizzati. «A Gibellina», scrive Camarrone, «è nata una città che, dopo la cancellazione del suo passato, si è appropriata del senso del Moderno: che nel Moderno ha cercato una giustificazione della propria esistenza». È la scelta di non reiterare il passato e non conservarlo a vista, di usare un colpo basso del destino (il terremoto) come opportunità per stravolgere il proprio abito consueto. Di “archeologia del futuro” ha parlato a proposito Alberto Burri, autore dell’opera che forse più ha contribuito a diffondere il nome di Gibellina nel mondo. Burri è stato l’unico artista a decidere di operare su Gibellina vecchia, su quello che ne restava. Propose di compattare le macerie, armarle con il cemento e coprire tutta la superficie (circa 80.000 metri quadrati) di cemento bianco, come un sudario. I blocchi, alti 1,6 m., sono separati da vie che ricalcano quelle del paese. L’opera è stata realizzata tra il 1984 e il 1989, e completata nel 2015. Qualche rudere è ancora presente a qualche centinaio di metri dal “Cretto”, ma la maggior parte degli isolati sono stati modellati e cementificati, al pari della memoria storica. Burri ha scelto di far diventare le rovine del vecchio paese un monumento, mantenendone la forma ma nello stesso tempo realizzandone una copia trasfigurata. Lo ha fatto perché quei resti incorporavano delle memorie tristi: non solo quella tragica del terremoto, ma anche quelle delle vite povere, del feudo, dei lavoratori schiavi e braccianti mai proprietari, delle rivolte per la conquista della terra. «Chiudi gli occhi, e al Cretto rivedi ogni cosa» scrive Camarrone. Un sudario che copre e nasconde, pur permettendo il ricordo; perché l’elaborazione del lutto si ha quando si chiude il coperchio della bara e non si vede più il cadavere. 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April 28, 2026
Pulp Magazine
La Flotilla di Thousand Madleens in Calabria
Cetraro (Cosenza), 17-18 aprile 2026 – “Flotilla Artivista”: arte e impegno civile approdano sulle coste calabresi per la Palestina. Prosegue con intensità il calendario di eventi legati al sociale e alla pace che sta animando il litorale tirrenico. Dopo l’accoglienza delle barche di Thousand Madleens to Gaza dello scorso 15 aprile e l’intensa serata dedicata a “Arte e musica dal Mediterraneo orientale”, tenutasi ieri presso l’Officina Di Versi di Guardia Piemontese, il cuore delle attività si sposta ora sul porto di Cetraro. Oggi, 17 aprile dalle ore 16:00 alle ore 18:00, lo scalo cittadino si trasforma in un’agorà di confronto e sede di un importante concerto per la pace con l’incontro “Voci per la pace”. In un momento storico profondamente segnato dai conflitti, l’evento dà spazio a testimonianze e messaggi di speranza. L’iniziativa è curata con passione dalle ragazze e dai ragazzi dell’associazione Gianfrancesco Serio, del Punto Luce Save the Children di Scalea e della Scuola Media IC Cetraro. La manifestazione prosegue con un ricco programma musicale a cura delle studentesse e degli studenti della Scuola Media P. Borsellino di S.M. del Cedro: un emozionante concerto per la pace con la partecipazione di Irene Cantisani, Ciriaco Siniscalchi, Lèon Vulpitta Pantarei e Salvatore Cauteruccio. Il percorso di solidarietà e partecipazione vivrà il suo momento culminante domani, 18 aprile, con l’evento “Flotilla Artivista”, una serata dedicata alla Palestina per unire la comunità attraverso il linguaggio universale della creatività. Il programma di domani, 18 aprile: Ore 17:00: Saluti istituzionali del Sindaco di Cetraro. Dalle ore 17:30 fino alle 21:30: “Jam Artivista aperta”. Uno spazio libero e partecipato dove musica, pittura, disegno, poesia, danza e ogni forma d’arte si fonderanno in un unico abbraccio collettivo per la pace. “Flotilla Artivista” e “Voci per la pace” rappresentano un invito corale a riflettere e agire, trasformando il porto in un crocevia di culture, impegno civile e bellezza. La cittadinanza e i media sono invitati a partecipare e a farsi cassa di risonanza di questo messaggio di fratellanza. Thousand Madleens to Gaza   Redazione Italia
April 17, 2026
Pressenza
Arte e attivismo per Gaza si incontrano. Intervista a Giovanni Gaggia
“Com’è il cielo in Palestina?” è un’opera collettiva che ha già conosciuto diverse tappe. Come si è sviluppata nel tempo? “Com’è il cielo in Palestina?” è un progetto che nasce nell’autunno 2023 da una domanda semplice e diretta, come tale profondamente politica e nel contempo poetica. Mi interessava  superare la narrazione dominante senza essere didascalico: come artista non volevo riportare un disegno o una fotografia di Gaza, ma provare a costruire uno spazio di relazione attraverso lo scambio di scritti. Il cielo è un elemento universale e condiviso e rispecchia anche uno spazio di desideri: alzare lo sguardo su di esso con l’intenzione  di superare le limitazioni e attraversare confini. Con il passare del tempo il progetto è cresciuto evolvendosi. È passato dall’essere un gesto intimo a divenire un processo collettivo e politico, fatto di corrispondenze, fotografie, ricordi, ricami,  incontri, parole e azioni pubbliche. Ogni tappa ha lasciato una traccia ed essendo un momento a sé stante, spesso time e site specific, grazie alla costruzione comunitaria ha aperto nuove possibilità di relazione. Non è un progetto chiuso, ma un organismo vivo e pulsante, che si modifica con le persone che lo attraversano. Significa rinunciare al controllo totale dell’opera lasciando spazio all’altro e accettare l’imprevisto, pur muovendosi all’interno di uno scheletro che io ho progettato e che mi garantisce l’estetica desiderata.  È un modo di fare arte che mette al centro la relazione, non l’oggetto. E sì, credo abbia un valore profondamente politico, perché analizza le comunità in cui opero, crea legami,  costruendone così altre temporanee, in grado di realizzare qualcosa di nuovo anche nel momento in cui l’artista se ne sarà andato, mette in discussione le gerarchie tra artista e pubblico. È una pratica che si oppone all’isolamento e all’individualismo. A un certo punto il tuo progetto si è incontrato con quello della Global Sumud Flotilla. In che modo avete collaborato? L’incontro con la Global Sumud Flotilla è avvenuto grazie a Maria Elena Delia. La chiamai ad agosto 2025 e le raccontai il progetto: rimase colpita e mi chiese dove fossero le arti visive rispetto alle altre forme d’arte che si erano già espresse con forza. Mi invitò quindi a essere presente a Catania durante la manifestazione che accompagnava il primo viaggio verso Gaza. In quell’occasione ricamammo su coperte donate dalla Caritas parole che raccontavano di un cielo senza uccelli a causa del passaggio degli aerei militari. Quei ricami sono rimasti a Catania e sono stati poi completati all’interno di un liceo artistico. Nei mesi successivi le trame delle relazioni si sono infittite; durante un incontro pubblico, ho conosciuto Silvia Severini e Moni Ovadia, che in modi diversi sono entrati entrambi in questo lungo cammino. Tra tutti i ricami realizzati intorno al tema in questi tre anni, arrivati attraverso una corrispondenza con gli abitanti di Gaza, soltanto due riportano parole che non provengono direttamente da loro: uno con la risposta di Moni alla domanda “Com’è il cielo in Palestina?”, ossia “Sospeso” e l’altro con la famosa frase di Vittorio Arrigoni “Restiamo umani.” Il ricamo ispirato alla risposta di Moni Ovadia è stato creato a Matera e resterà là come parte della collezione permanente del Museo della scultura contemporanea Matera. L’elemento che mi ha poi portato fisicamente dentro la flotta di terra è stato l’incontro con Silvia Severini, attivista anconetana che ha preso parte alla precedente spedizione umanitaria. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda, condividiamo la medesima filosofia: creare connessioni reali e non restare in silenzio. Dal dialogo siamo passati all’azione, iniziando a collaborare e intrecciando così attivismo e pratica artistica. Il progetto si è evoluto ulteriormente, diventando prima di tutto uno spazio di testimonianza e, di riflesso, di azione concreta. L’arte, in questo caso, non illustra, non descrive: è parte integrante di un movimento più ampio, che accompagna e sostiene. In aprile partirà una nuova missione della flotilla. Puoi spiegarci il contributo che darai insieme a tante altre persone? Per la missione di aprile il mio contributo, insieme a quello di tante altre persone, sarà proprio quello di portare questa dimensione relazionale all’interno dell’opera d’arte che salperà su tutte le imbarcazioni della flotta. Sarà uno dei modi per rendere visibile ciò che spesso viene oscurato, ma anche per costruire una memoria condivisa, base della Storia. Molteplici sono le città in cui si stanno svolgendo azioni di ricamo collettivo: Torino, Verbania (VB), Mondovì (CN) Venezia, Milano, Varese, Cremona Sondrio, Ancona, Urbino (PU), San Benedetto del Tronto (AP), Pescara, Teramo e Roma.   Abbiamo iniziato a issare le bandiere palestinesi il 22 marzo ad Ancona con la partenza della Zeineddin. La mia bandiera con la frase di Vittorio Arrigoni “Restiamo umani”, salperà con l’ammiraglia. Tutte le 100 bandiere ricamate confluiranno nella partenza ufficiale prevista ad Augusta.  Bandiera palestinese ricamata sulla barca Zeineddin. Foto di Simona Bueffelli Anna Polo
March 31, 2026
Pressenza
Sesto San Giovanni (MI), 28 marzo: incontro di arteterapia sociale “Conflitti e mondo”
SABATO 28 MARZO, 15.00 – 17.00 CENTRO SOCIALE SILVIA BALDINA, SESTO SAN GIOVANNI (MI) L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università promuove un laboratorio di arteterapia sociale dal titolo “Conflitti e mondo: quali sentieri possibili”. L’incontro si svolgerà sabato 28 marzo 2026 dalle 15.00 alle 17.00 presso il Centro Sociale Silvia Baldina e sarà condotto da Elena Abate, attivista dell’Osservatorio. L’obiettivo del laboratorio creativo è quello di sensibilizzare la cittadinanza, i docenti, le lavoratrici ed i lavoratori e le famiglie su quanto sta avvenendo nel nostro Paese riguardo la militarizzazione e i venti di guerra, utilizzando il linguaggio proprio dell’arte del disegno e del collage di diversi materiali. I prodotti artistici di ognuna e ognuno alla fine del laboratorio saranno il frutto collettivo del lavoro svolto. Per prenotarsi, scrivere entro il 27 marzo a osservatorionomili@gmail.com mettendo come oggetto: “LABORATORIO ARTETERAPIA SOCIALE”. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Com’è il cielo in Palestina? L’arte si unisce alla Global Sumud Flotilla
Il progetto di Giovanni Gaggia si unisce alla prossima missione. Cento bandiere salperanno ad aprile per Gaza. Il Global Movement to Gaza riunisce organizzatori e partecipanti della Marcia Globale verso Gaza, svoltasi in Egitto nel giugno 2025. Il movimento rappresenta uno dei bracci operativi della più ampia Global Sumud Flotilla, insieme alle delegazioni della Freedom Flotilla Coalition e del Convoglio Sumud, uniti in uno sforzo comune per porre fine all’assedio israeliano di Gaza e consegnare aiuti umanitari attraverso un’azione coordinata e nonviolenta. L’obiettivo è chiaro: rompere pacificamente il blocco imposto a Gaza e portare cibo e aiuti medici urgentemente necessari a una popolazione stremata. Dopo la prima missione del settembre 2025, ad aprile 2026 partirà una seconda missione civile e nonviolenta via mare: più partecipata, più determinata e ancora più imponente, diretta a Gaza. La missione è promossa dal Global Movement to Gaza e dalla Global Sumud Flotilla e partirà anche dall’Italia, dal porto di Augusta. Questa volta anche l’arte sarà parte integrante della traversata, con la grande opera collettiva di Giovanni Gaggia, “Com’è il cielo in Palestina?”: un progetto processuale tra memoria, attivismo e resistenza. L’iniziativa nasce dalla società civile e intende rompere il silenzio sull’assedio che da anni colpisce la popolazione palestinese, richiamando con forza il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale. L’opera si compone di parole. È tempo di restituire importanza e peso alle parole che utilizziamo: parole che se scelte con responsabilità e umanità, lontano da pregiudizi, da logiche di convenienza e da meri interessi di parte, hanno il potere di cambiare la storia. L’arte, in questo caso, accoglie l’invito a sostenere la missione, seguendola, raccontandola, trasformandola e contribuendo a dare visibilità ai fatti e alla mobilitazione della società civile. Un’opera d’arte, così come ogni voce, in particolare quella della stampa, può fare la differenza nel mantenere alta l’attenzione sull’urgenza di difendere i diritti umani e la dignità della popolazione palestinese. In preparazione alla missione, il 21 marzo 2026 a Roma, dalle 15.00 presso il CSOA Ex SNIA (via Prenestina 173), si terrà una giornata di confronto con un’assemblea nazionale sulla Palestina, aperta a tutte le realtà solidali con la causa. Tra i promotori Thousand Madleens to Gaza Italia (che partiranno insieme a GSF). Molteplici sono le città in cui si stanno svolgendo momenti di ricamo collettivo: Torino, Verbania (VB), Mondovì (CN) Venezia, Milano, Varese, Sondrio, Ancona, Urbino (PU), San Benedetto del Tronto (AP), Pescara, Teramo, Roma. Le bandiere inizieranno a essere issate il 22 marzo ad Ancona; tra queste, il vessillo realizzato dall’artista con la frase di Vittorio Arrigoni “Restiamo umani”, che salperà con l’ammiraglia il 29 marzo a Civitavecchia, per confluire tutte nella partenza ufficiale prevista ad Augusta.  Com’è il cielo in Palestina? è un’opera processuale nata nel 2023 nell’ambito di Pesaro 2024 – Capitale Italiana della Cultura, poi sviluppatasi in una grande installazione presentata alla Casa della Memoria di Milano. Il progetto ha quindi proseguito il suo percorso in forma diffusa in diverse città italiane — Nuoro, Catania e Jesi — coinvolgendo mostre, scuole e laboratori di arte partecipata e continua a crescere come pratica collettiva che attiva territori e comunità. L’intero percorso sarà raccontato in un saggio di prossima pubblicazione. Un cammino che non si interrompe e che contribuisce a mantenere viva l’attenzione su Gaza in un momento in cui l’interesse mediatico appare affievolito. Il lavoro di Gaggia invita a una presa di posizione contro l’inerzia e la rassegnazione: ogni coperta diventa bandiera e voce collettiva, capace di portare un messaggio di solidarietà. Le frasi ricamate, mantenute nella lingua originale, raccontano dolore e assedio, ma anche la speranza di un cielo condiviso oltre muri e confini. Un mantra di pace e comunanza pronto a viaggiare verso Gaza e oltre, per continuare a tessere resistenza e sostegno Il progetto si è progressivamente ampliato grazie al contributo di comunità di diverse città italiane, diventando un’opera collettiva e diffusa che può vivere anche senza la presenza diretta dell’artista: le testimonianze vengono “adottate” e ricamate dalle comunità. Questo processo partecipativo si è intrecciato con iniziative di solidarietà, tra cui il Global Movement to Gaza e la Global Sumud Flotilla. Per la nuova missione, un componimento ricevuto da Silvia Severini mentre si trovava a bordo della Global Sumud verrà suddiviso in 100 parti e ricamato su 100 bandiere della Palestina, che si imbarcheranno sulle navi della flottiglia. Sulla nave ammiraglia salperà invece la frase di Vittorio Arrigoni, “Restiamo umani”, ricamata da Giovanni Gaggia in occasione del quindicennale della sua morte, avvenuta proprio nella Striscia di Gaza. Il componimento è una voce da Gaza che accompagnerà la missione, una lettera che continua ad attraversare il mare: Alla mia cara amica che ora naviga verso di noi attraverso il mare, so che la distanza è grande e che non hai possibilità di comunicare con me, ma il mio cuore ti accompagna in ogni onda e in ogni brezza che spinge la tua nave verso le coste di Gaza. La tua presenza a bordo di questa flottiglia non è soltanto un viaggio: è un grande messaggio umanitario, una testimonianza che il mondo non ha dimenticato Gaza e i suoi bambini. Qui attendiamo il suono della sirena della tua nave come chi, assetato, attende una goccia d’acqua. Aspettiamo il tuo arrivo con un cuore colmo di speranza in mezzo al dolore. Voglio che tu sappia che il tuo coraggio ci dona a Gaza una forza raddoppiata e che un solo tuo sorriso al tuo arrivo vale per noi un’intera vita. Per quanto il tuo viaggio sia difficile e pericoloso, ci basta sapere che hai scelto di stare con noi, invece di guardarci da lontano. Che tu torni o rimanga, il tuo nome resterà inciso nei nostri cuori. Racconteremo ai nostri bambini che hai attraversato il mare per noi, portando luce in un momento di oscurità. Stammi bene, amica mia. Ti aspettiamo pregando, con le mani alzate al cielo perché tu possa arrivare sana e salva.  Khaled Informazioni https://www.cieloinpalestina.it/ https://www.globalsumudflotilla.org/ Global Movement to Gaza
March 20, 2026
Pressenza
La Scuola dell'Immagine
Martedì 24 marzo a Roma presso Aula Studio Ex Biblioteca di Architettura di Roma Tre, con la collaborazione del collettivo ARCHa Roma Tre, Donatella della Ratta, Noura Tafeche, introdotte da Agnese Trocchi, condurranno il workshop La Scuola dell'Immagine: Esercizi per leggere, disfare e rovesciare le immagini. TABLE OF CONTENTS * Cosa * Quando e dove * La Scuola dell’Immagine. Esercizi per leggere, disfare e rovesciare le immagini * Chi * Noura Tafeche * Donatella Della Ratta * Agnese Trocchi * ARCHa Roma3 COSA Viviamo immersi in un flusso incessante di immagini. Circolano più velocemente di quanto possiamo guardarle e comprenderle. La Scuola dell’Immagine nasce come proposta di rallentamento e di restituzione della collettività all’atto del vedere: uno spazio-tempo condiviso in cui riunirsi per guardare immagini insieme e leggerle collettivamente. Qui le immagini non vengono spiegate dall’alto, ma interrogate: da dove provengono, quali immaginari ereditano, dove circolano, cosa cancellano o contraddicono. Workshop con Donatella della Ratta e Noura Tafeche, introdotto da Agnese Trocchi. QUANDO E DOVE Martedì 24 Marzo | ore 17.00-20.00 Aula Studio Ex Biblioteca - Ingresso Largo G.B. Marzi 10 LA SCUOLA DELL’IMMAGINE. ESERCIZI PER LEGGERE, DISFARE E ROVESCIARE LE IMMAGINI di Donatella Della Ratta e Noura Tafeche Viviamo immersi in un flusso incessante di immagini: volti sintetici, rendering 3D, livestream, leak, sorveglianza, meme. Le immagini circolano più velocemente di quanto possiamo guardarle e comprenderle. Allo stesso tempo, assistiamo in tempo reale a rappresentazioni di violenza estrema, dominio e sopraffazione che entrano nei nostri dispositivi e nelle nostre vite: archivi disturbanti, guerre trasmesse in diretta, prove di abuso consumate individualmente ma elaborate collettivamente. Queste immagini ci coinvolgono, ci stremano, ci anestetizzano , e tuttavia ci chiedono interpretazione, responsabilità, risposta. Oggi lo sguardo è per lo più solitario, frammentato, accelerato: scrolliamo da soli, reagiamo da soli, archiviamo da soli. Questa condizione indebolisce la nostra capacità di pensare, sentire e agire insieme. La Scuola dell’Immagine nasce come proposta radicale di rallentamento e di restituzione della collettività all’atto del vedere. È uno spazio-tempo condiviso in cui le persone si riuniscono per guardare immagini insieme. Qui le immagini non vengono spiegate dall’alto: vengono lette collettivamente. Donatella e Noura selezionano e mettono in relazione le immagini, sollevano domande, attivano associazioni, tracciano genealogie: da dove un’immagine proviene, quali immaginari eredita, dove circola, cosa cancella o contraddice. L’enfasi è sulla co-presenza: sul pensare al visivo nella presenza degli altri. Il significato non è prodotto individualmente, ma emerge attraverso dialogo, frizione, ascolto e cura. In un’epoca di media sintetici e realtà destabilizzate, la Scuola sposta l’attenzione dall’autenticità alla relazione: non chiede se un’immagine sia vera o falsa, ma cosa faccia, a cosa si connetta, cosa richieda a chi la guarda. Contro la logica isolante dell’algoritmo, la Scuola dell’Immagine afferma un’idea semplice e radicale: vedere è un atto collettivo. Leggere insieme le immagini -sostenerle in comune, metterle in tensione con contro-immagini e assenze - significa restituire allo sguardo una dimensione politica e affettiva. La scuola diventa così uno spazio in cui le immagini non sono un punto di arrivo, ma l’inizio di un pensiero condiviso, di nuove forme di solidarietà e di possibilità di azione. CHI NOURA TAFECHE Visual artist, onomaturge, and independent researcher whose practice moves across installation, archival methodologies, experimental labs, videos, neologism creation, and miniature drawing. Her research explores visual culture and its techno-political entanglements, with a focus on digital militarism, online aesthetics, internet hyper-niches, non-anglophone meme culture. She is also engaged in language experimentation and the visual articulation of contemporary imaginaries. She holds a BA in New Technologies for Art from the Brera Academy, with a particular focus on the field of net.art but The Influencers Festival has been her real education. She has exhibited, lectured, and led laboratories at Aksioma (Ljubljana), transmediale (Berlin), Disruption Network Lab (Berlin), Aarhus Kunsthal (Aarhus), Fotomuseum Winterthur (Winterthur), Impakt (Utrecht), Foto Colectania (Barcelona), Design Museum (Helsinki), Tainan Art Museum (Tainan), Tomorrow Maybe (Hong Kong), Triennale Milano (Milano), Pirelli Hangar Bicocca (Milano), Almanac Inn (Turin), Mattatoio (Roma), Dutch Art Institute (Arnhem), Institute of Network Cultures (Amsterdam), and the European Union Representative Centre (Al Quds, Palestine). DONATELLA DELLA RATTA Scholar, performer, and curator specializing in networked technologies and generative AI. Currently Associate Professor of Communication at John Cabot University, she is a former Affiliate of the Berkman Klein Center for Internet and Society at Harvard University. From 2007 to 2013 she served as the Arab world community manager for the Silicon Valley-based international organization Creative Commons. She has curated several international art and film programs, including Syria Off Frame in collaboration with the Luciano Benetton Foundation, Venice, 2015. She is co-founder and board member of SyriaUntold, recipient of the Digital Communities Award at Ars Electronica 2014, and a member of the advisory board of the Cinema Futures initiative at Locarno International Film Festival. In 2025, GEN_, the documentary she has co-authored with Gianluca Matarrese, was selected in the international world doc competition at Sundance Film Festival. Donatella's research on Generative AI and speculative violence earned her the Italian Council award 2024-25 from Italy's Ministry of Culture. Her next monograph Speculative Violence will be out in Fall 2026. Her latest lecture performance on the topic, Ask me for those unborn promises that are unlikely to happen in the natural, has been featured at Aksioma; Locarno Film Festival; Romaeuropa Festival. AGNESE TROCCHI Agnese Trocchi proviene da un background di videoattivismo (CandidaTV, 1999/2003) e telematica sovversiva (AvANa BBS,1994). Ha esposto in esibizioni internazionali (SIGGRAPH, ISEA09, Manifesta7, Transmediale, Ars Electronica) anche insieme al gruppo cyberfemminista Identity_Runners. Nel 2017 ha co-fondato il gruppo di ricerca C.I.R.C.E. per un approccio consapevole alla tecnologia. Esperta di comunicazione digitale e tecnologa, è autrice del libro Internet, Mon Amour. ARCHA ROMA3 Associazione studentesca de Dipartimento di Architettura Roma3, persegue finalità di carattere culturale, sportivo e ricreativo. Nasce nel 2018 e apre l'ex Biblioteca come Aula Studio autogestita in collaborazione con il Dipartimento di Architettura Roma3
March 11, 2026
Notizie da C.I.R.C.E.