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CPR: ESTATE INFERNALE TRA PROTESTE, AUTOLESIONISMO E DENUNCE DI ABUSI
“Ad agosto si parla sempre meno dei CPR poi, guarda caso, purtroppo le vittime sono molto spesso ad agosto, come nel CPR di Palazzo San Gervasio, ancora una volta, una vittima quest’estate” racconta ai microfoni di Radio Onda d’Urto Teresa Florio della rete Mai più Lager – No ai CPR. Nei CPR, l’estate amplifica una situazione già segnata da proteste, autolesionismo e denunce di abusi: il personale è numericamente ridotto e gli avvocati sono più difficili da raggiungere. Come in Via Corelli, a Milano, dove le proteste non si sono fermate. Negli ultimi mesi infatti sono diventati sempre più frequenti i gesti di protesta che vedono persone arrampicarsi sul tetto del cortile interno, minacciando di buttarsi, a volte dopo essersi procurate ferite. La Rete Mai più Lager – No ai CPR denuncia anche l’utilizzo di pratiche punitive. Tra queste, la cosiddetta “punizione della sedia”: “vieni portato nel corridoio, fuori dall’infermeria, dove ci sono delle sedie che dovrebbero fungere da sorta di sala d’attesa. Lì rimani da solo, anche per sei o otto ore, controllato a vista dagli agenti. Adesso, a parte la sedia, si è aggiunto questo locale adiacente all’infermeria dove c’è un materasso e li vengono buttare le persone che protestano troppo. La novità è che vengono tenuti ammanettati, che sia sulla sedia o nella stanza” racconta Teresa Florio. Al Cpr di via Corelli, inoltre, vengono segnalati ostacoli nell’accesso alla difesa: tra il 24 e il 25 agosto sarebbero state presentate quattro segnalazioni per ritardi o rifiuti nella formalizzazione delle nomine degli avvocati di fiducia. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuta Teresa Florio, della Rete Mai Più Lager – No ai CPR. Ascolta o scarica.
August 31, 2026
Radio Onda d`Urto
PRESIDIO IN SOLIDARIETÀ AI RECLUSI NEL CPR DI GRADISCA D’ISONZO (GO)
Riceviamo e diffondiamo: Che cadano, pezzo dopo pezzo, le mura della reclusione e le strutture coloniali del razzismo di stato. Domenica 6 settembre ritorniamo davanti al CPR di Gradisca d’Isonzo per portare la nostra solidarietà a chi, là dentro, è rinchiuso e torturato, nel silenzio di media e comunicati ufficiali. Nonostante l’attenzione morbosa dedicata alle … Leggi tutto "PRESIDIO IN SOLIDARIETÀ AI RECLUSI NEL CPR DI GRADISCA D’ISONZO (GO)"
August 26, 2026
Brughiere
Presidio in solidarietà ai reclusi – 6 settembre,CPR di Gradisca (GO)
Che cadano,pezzo dopo pezzo, le mura della reclusione e le strutture coloniali del razzismo di stato Domenica 6 settembre ritorniamo davanti al CPR di Gradisca d’Isonzo per portare la nostra solidarietà a chi, là dentro, è rinchiuso e torturato, nel silenzio di media e comunicati ufficiali. Nonostante l’attenzione morbosa dedicata alle cronachette quotidiane, alle baruffe […]
CPR di Palazzo San Gervasio: Lassoued Dhoui ucciso dalla detenzione amministrativa@1
Il 10 agosto 2026, Lassoued Dhoui di origini tunisine e recluso da due settimane nel CPR di Palazzo San Gervasio in provincia di Potenza è stato dichiarato morto dalle autorità del posto. Forti le proteste delle persone recluse a seguito di quello che è stato catalogato come suicidio o gesto estremo: chi con lui ha condiviso la detenzione sa bene chi ha la responsabilità di quest’ennesima vita spezzata. Lassoued era in possesso di documentazione medica che attestava la sua inidoneità al trattenimento. Il Giudice di pace di Melfi, invece, aveva convalidato la detenzione per 90 giorni la stessa mattina del 10 Agosto. Le proteste, che già prima dell’accaduto erano in corso contro le condizioni detentive, sono state represse attraverso l’intervento di numerosi reparti di celere. I segni dell’intervento della polizia sono stati immediatamente visibili sui corpi dei reclusi arrestati con l’accusa di rivolta in un centro detentivo prevista dal recente decreto sicurezza e processati nei giorni seguenti per direttissima. Tre degli arrestati hanno deciso di dichiarare durante il processo che Lassoued era in stato di grave sofferenza da giorni e che aveva chiesto ripetutamente cure mai ricevute. A due anni dalla morte nello stesso centro di Oussama Darkaou i CPR si palesano e riconfermano ancora una volta come luoghi di tortura. Insieme a due attiviste dell’Assemblea Lucano No CPR ricostruiamo quanto accaduto e forniamo aggiornamenti sulla repressione delle proteste attraverso i microfoni di Radio Blackout. Francesca, attivista e avvocata: Yasmine, attivista:
August 17, 2026
Radio Blackout - Info
CPR di Palazzo San Gervasio: Lassoued Dhoui ucciso dalla detenzione amministrativa@0
Il 10 agosto 2026, Lassoued Dhoui di origini tunisine e recluso da due settimane nel CPR di Palazzo San Gervasio in provincia di Potenza è stato dichiarato morto dalle autorità del posto. Forti le proteste delle persone recluse a seguito di quello che è stato catalogato come suicidio o gesto estremo: chi con lui ha condiviso la detenzione sa bene chi ha la responsabilità di quest’ennesima vita spezzata. Lassoued era in possesso di documentazione medica che attestava la sua inidoneità al trattenimento. Il Giudice di pace di Melfi, invece, aveva convalidato la detenzione per 90 giorni la stessa mattina del 10 Agosto. Le proteste, che già prima dell’accaduto erano in corso contro le condizioni detentive, sono state represse attraverso l’intervento di numerosi reparti di celere. I segni dell’intervento della polizia sono stati immediatamente visibili sui corpi dei reclusi arrestati con l’accusa di rivolta in un centro detentivo prevista dal recente decreto sicurezza e processati nei giorni seguenti per direttissima. Tre degli arrestati hanno deciso di dichiarare durante il processo che Lassoued era in stato di grave sofferenza da giorni e che aveva chiesto ripetutamente cure mai ricevute. A due anni dalla morte nello stesso centro di Oussama Darkaou i CPR si palesano e riconfermano ancora una volta come luoghi di tortura. Insieme a due attiviste dell’Assemblea Lucano No CPR ricostruiamo quanto accaduto e forniamo aggiornamenti sulla repressione delle proteste attraverso i microfoni di Radio Blackout. Francesca, attivista e avvocata: Yasmine, attivista:
August 17, 2026
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CPR di Palazzo San Gervasio: Lassoued Dhoui ucciso dalla detenzione amministrativa@2
Il 10 agosto 2026, Lassoued Dhoui di origini tunisine e recluso da due settimane nel CPR di Palazzo San Gervasio in provincia di Potenza è stato dichiarato morto dalle autorità del posto. Forti le proteste delle persone recluse a seguito di quello che è stato catalogato come suicidio o gesto estremo: chi con lui ha condiviso la detenzione sa bene chi ha la responsabilità di quest’ennesima vita spezzata. Lassoued era in possesso di documentazione medica che attestava la sua inidoneità al trattenimento. Il Giudice di pace di Melfi, invece, aveva convalidato la detenzione per 90 giorni la stessa mattina del 10 Agosto. Le proteste, che già prima dell’accaduto erano in corso contro le condizioni detentive, sono state represse attraverso l’intervento di numerosi reparti di celere. I segni dell’intervento della polizia sono stati immediatamente visibili sui corpi dei reclusi arrestati con l’accusa di rivolta in un centro detentivo prevista dal recente decreto sicurezza e processati nei giorni seguenti per direttissima. Tre degli arrestati hanno deciso di dichiarare durante il processo che Lassoued era in stato di grave sofferenza da giorni e che aveva chiesto ripetutamente cure mai ricevute. A due anni dalla morte nello stesso centro di Oussama Darkaou i CPR si palesano e riconfermano ancora una volta come luoghi di tortura. Insieme a due attiviste dell’Assemblea Lucano No CPR ricostruiamo quanto accaduto e forniamo aggiornamenti sulla repressione delle proteste attraverso i microfoni di Radio Blackout. Francesca, attivista e avvocata: Yasmine, attivista:
August 17, 2026
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CPR di Palazzo San Gervasio: Lassoued Dhoui ucciso dalla detenzione amministrativa
Il 10 agosto 2026, Lassoued Dhoui di origini tunisine e recluso da due settimane nel CPR di Palazzo San Gervasio in provincia di Potenza è stato dichiarato morto dalle autorità del posto. Forti le proteste delle persone recluse a seguito di quello che è stato catalogato come suicidio o gesto estremo: chi con lui ha condiviso la detenzione sa bene chi ha la responsabilità di quest’ennesima vita spezzata. Lassoued era in possesso di documentazione medica che attestava la sua inidoneità al trattenimento. Il Giudice di pace di Melfi, invece, aveva convalidato la detenzione per 90 giorni la stessa mattina del 10 Agosto. Le proteste, che già prima dell’accaduto erano in corso contro le condizioni detentive, sono state represse attraverso l’intervento di numerosi reparti di celere. I segni dell’intervento della polizia sono stati immediatamente visibili sui corpi dei reclusi arrestati con l’accusa di rivolta in un centro detentivo prevista dal recente decreto sicurezza e processati nei giorni seguenti per direttissima. Tre degli arrestati hanno deciso di dichiarare durante il processo che Lassoued era in stato di grave sofferenza da giorni e che aveva chiesto ripetutamente cure mai ricevute. A due anni dalla morte nello stesso centro di Oussama Darkaou i CPR si palesano e riconfermano ancora una volta come luoghi di tortura. Insieme a due attiviste dell’Assemblea Lucano No CPR ricostruiamo quanto accaduto e forniamo aggiornamenti sulla repressione delle proteste attraverso i microfoni di Radio Blackout. Francesca, attivista e avvocata: Yasmine, attivista:
August 17, 2026
Radio Blackout
Uno sguardo sul razzismo in Italia: aggiornamenti dal CPR di Torino, l’omicidio razzista di Bakary Sako@0
Collegamento con una compagna dell’assemblea No CPR di Torino per un aggiornamento su CPR torinese e sull’apertura di nuovi mostri in altre regioni. Nel momento in cui la notizia del brutale omicidio razzista di Bakary Sako aveva finalmente rotto il velo dell’indifferenza ed esposto un problema di razzismo che va ben oltre questo singolo episodio di violenza, ecco che i media e l’opinione pubblica concentrano tutta la loro attenzione su Salim El Koudry. La deumanizzazione delle persone non bianche ha raggiunto il suo culmine con Bakary Sako ed è stata confermata con Salim El Koudri. Entrambe le vicende sono state strumentalizzate per non vedere l’elefante nella stanza: il razzismo uccide, sia i nostri corpi che le nostre menti. Grande assente nel dibattito pubblico è il tema del disagio giovanile, che dovrebbe assumere una posizione preminente in entrambe le vicende, ma che è stato sostituito da parole come remigrazione, negazione della cittadinanza, daspi urbani.
August 17, 2026
Radio Blackout - Info
Uno sguardo sul razzismo in Italia: aggiornamenti dal CPR di Torino, l’omicidio razzista di Bakary Sako@1
Collegamento con una compagna dell’assemblea No CPR di Torino per un aggiornamento su CPR torinese e sull’apertura di nuovi mostri in altre regioni. Nel momento in cui la notizia del brutale omicidio razzista di Bakary Sako aveva finalmente rotto il velo dell’indifferenza ed esposto un problema di razzismo che va ben oltre questo singolo episodio di violenza, ecco che i media e l’opinione pubblica concentrano tutta la loro attenzione su Salim El Koudry. La deumanizzazione delle persone non bianche ha raggiunto il suo culmine con Bakary Sako ed è stata confermata con Salim El Koudri. Entrambe le vicende sono state strumentalizzate per non vedere l’elefante nella stanza: il razzismo uccide, sia i nostri corpi che le nostre menti. Grande assente nel dibattito pubblico è il tema del disagio giovanile, che dovrebbe assumere una posizione preminente in entrambe le vicende, ma che è stato sostituito da parole come remigrazione, negazione della cittadinanza, daspi urbani.
August 17, 2026
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Uno sguardo sul razzismo in Italia: aggiornamenti dal CPR di Torino, l’omicidio razzista di Bakary Sako@0
Collegamento con una compagna dell’assemblea No CPR di Torino per un aggiornamento su CPR torinese e sull’apertura di nuovi mostri in altre regioni. Nel momento in cui la notizia del brutale omicidio razzista di Bakary Sako aveva finalmente rotto il velo dell’indifferenza ed esposto un problema di razzismo che va ben oltre questo singolo episodio di violenza, ecco che i media e l’opinione pubblica concentrano tutta la loro attenzione su Salim El Koudry. La deumanizzazione delle persone non bianche ha raggiunto il suo culmine con Bakary Sako ed è stata confermata con Salim El Koudri. Entrambe le vicende sono state strumentalizzate per non vedere l’elefante nella stanza: il razzismo uccide, sia i nostri corpi che le nostre menti. Grande assente nel dibattito pubblico è il tema del disagio giovanile, che dovrebbe assumere una posizione preminente in entrambe le vicende, ma che è stato sostituito da parole come remigrazione, negazione della cittadinanza, daspi urbani.