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Mala sanità. Sei sindacalista e denunci? Ti licenzio
“Mala gestio” continua. Margherita Napoletano coordinatrice RSU all’Ospedale San Raffaele di Milano è in presidio permanente dentro la struttura sanitaria dal 27 luglio scorso, dopo aver ricevuto una lettera di licenziamento. Con motivo pretestuoso (secondo l’Ospedale aver messo in pericolo una stagista durante il tirocinio) in realtà è stata definitivamente allontanata dal proprio lavoro dopo che aveva denunciato, nei mesi scorsi, le pessime condizioni lavorative in cui medici, infermieri e professionisti sanitari sono costretti a vivere all’interno del San Raffaele. I sindacati presenti all’interno della struttura privata, convenzionata con la SSR di regione Lombardia, denunciano da anni la pessima qualità di assistenza ai pazienti certificata anche dalla recente indagine d Report – La punta dell’iceberg – che ha evidenziato come la preparazione del personale medico-sanitario sia ormai inaccettabile. Questo sarebbe il vero motivo del licenziamento di Margherita, aver detto la verità per iniziare la ricerca di un rimedio ad una situazione altamente pericolosa per i cittadini milanesi. Per chiedere il ritiro del licenziamento, il 27 luglio Margherita ha iniziato lo sciopero della fame, interrotto solo dopo la notizia di un incontro tra regione ed amministratore unico del gruppo San Donato, proprietario del San Raffaele. L’esito dell’incontro non è stato reso noto, finora solo indiscrezioni raccolte da telegiornali locali. La sindacalista ha trovato molto sostegno e solidarietà nelle persone comuni, nei colleghi, oltre che in altre associazioni. Molti si alternano sulla panchina su cui dorme di notte e di giorno raccoglie firme a sostegno della causa e dove volentieri chi chiede trova spiegazioni. Ricordiamo che Margherita fa parte ed è impegnata anche nel gruppo “SANITARI PER GAZA” rete spontanea formata da operatori sanitari contro il genocidio del popolo palestinese. Attendiamo gli sviluppi dei prossimi giorni nella speranza di rivedere presto Margherita dipendente  del San Raffaele.         Redazione Milano
August 3, 2026
Pressenza
La normalizzazione del genocidio: parliamone insieme l’11 agosto all’Isolotto
In questo periodo stiamo assistendo ad una vasta operazione di “normalizzazione” della situazione in Palestina. Attraverso operazioni artistiche e culturali che mettono a confronto le esperienze di gruppi di israeliani e palestinesi, omettendo il contesto di oppressione sistematica che questi … Leggi tutto L'articolo La normalizzazione del genocidio: parliamone insieme l’11 agosto all’Isolotto sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
TOSCOLANO MADERNO: TENDA DI SOLIDARIETÀ CON LA PALESTINA A ROCKERELLANDO. DAL 30 LUGLIO AL 2 AGOSTO
Dal 30 luglio al 2 agosto torna la Tenda di solidarietà con la Palestina promossa dal gruppo Sanitari per Gaza Brescia. Località scelta per questo nuovo appuntamento solidale sarà Toscolano Maderno, nell’ambito della 30esima edizione del festival Rockerellando, in programma dal 30 luglio al 2 agosto in via Statale 92. La tenda – organizzata grazie alla collaborazione della sezione Anpi di Toscolano Maderno e del Gruppo Gandhi per la Pace – resterà allestita per tutta la durata del Festival, dal tardo pomeriggio in poi. L’obiettivo è, come sempre, richiamare l’attenzione sul genocidio in corso in Palestina, nonché sulla drammatica situazione del personale sanitario palestinese detenuto illegalmente nelle carceri israeliane. Per farlo, verrà organizzato anche un momento di incontro e confronto che, nella serata di sabato 1 agosto (ore 20,30) presso l’Orto botanico G.E. Ghirardi (via Religione, 25), vedrà protagonisti la dott.ssa Siria Garattini e il dott. Esmail Abousalameh. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, la presentazione di Siria Garattini dei Sanitari per Gaza Ascolta o scarica
July 29, 2026
Radio Onda d`Urto
Sanitaricidio, genocidio, Palestina: una serata per parlarne
Mercoledì alle 20.45 nel Teatro San Carlo di Casalborgone, siamo al confine tra la provincia di Torino e quella di Asti, si è tenuto l’incontro “Sulla rotta per Gaza: dall’attivismo alle missioni umanitarie”. Occasione motrice dell’organizzazione, la liberazione di Dina Alberizia del Conviy, il convoglio di terra della Global Sumud Flotilla, detenuta per un mese insieme ad altri dieci attivisti in Libia, rientrata con la consapevolezza di dover parlare, far conoscere questa situazione, metterla a disposizione. L’evento è stato organizzato dalla pro loco di Casalborgone in collaborazione con l’amministrazione comunale e ha visto una bella partecipazione. Oltre Dina, che avevamo già incontrato qui, hanno partecipato Maria Elena Delia portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Irdi Memaj di Emercency rientrato un mese fa dalla Striscia, Chiara Panzacchi di Sanitari per Gaza e il gruppo Castelnuovo per la Palestina. Ha chiuso l’evento la proiezione del documentario: GAZA: DOCTORS UNDER ATTACK, l’indagine sulla distruzione sistematica del sistema sanitario della Striscia operata colpendo parimenti strutture e operatori. Sono 74 minuti che ripercorrono ciò che è avvenuto nella Striscia di gaza dal 7 ottobre 2023 fino a inizio 2025. Poco più di un’ora che sono come tanti pugni. Non è la storia di una guerra, è la storia di un genocidio pianificato anche sul lungo termine. Demolendo le strutture ospedaliere si toglie la possibilità di curare nell’immediato, uccidendo il personale sanitario si rende difficile curare per molti più anni perché non ci sarà nessuno in grado di farlo. Il sistema di aggressione usato è stato quasi sempre lo stesso: prima viene colpita la zona intorno all’ospedale, la struttura si riempie di persone, feriti e familiari, a questo punto parte l’attacco verso la struttura stessa, con l’ingresso diretto delle forze armate all’interno degli ospedali per rintracciare i tunnel sotterranei, nascondiglio di Hamas. Questo modalità ha portato a moltissimi arresti e uccisioni e la chiusura della struttura stessa tanto che prima del 7 ottobre 2023 erano presenti 36 ospedali ridotti a 9 nel pieno della cruenza aggressiva dell’Idf. In alcuni casi i medici sono stati deliberatamente presi di mira anche al di fuori della struttura sanitaria. Le persone arrestate venivano poi condotte nei centri di detenzione israeliane dove la quotidianità è violenza e sopruso abituale. Questo è quel che sta patendo il dottor Hussam Abu Safiya. Pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan è stato arrestato il 27 dicembre 2024. Anche a lui si fa riferimento nel documentario, da allora è ancora trattenuto ma le notizie sono poche e quelle poche per nulla positive. La distruzione volontaria e sistematica del sistema sanitario e dei suoi operatori è quello che Chiara Panzacchi di Sanitari per Gaza ci dice essere stata denominata Sanitaricidio. Com’è adesso la situazione nella Striscia? La tregua è finta ma la situazione è ancora gravissima. lo racconta Irdi Memaj il dottore del Papa Giovanni di Bergamo che ha lavorato con Emergency nella striscia ed è recentemente rientrato. A Gaza Emergency è presente dall’agosto del 2024 e gestisce la clinica di salute primaria ad al-Qarara, dove ha lavorato il dottor Irdi, e attività di supporto all’Ambulatorio di al-Mawasi Il dottor Memaj ha definito quello che si vive adesso a Gaza un “conflitto a bassa intensità”, non pace. La Striscia è un fazzoletto di terra: sono 40 km di lunghezza con una larghezza che va dai 6 ai 12 km, piccola ma densamente popolata anche dopo le migliaia di morti provocati da continui attacchi e bombardamenti. Tra l’altro la popolazione avrebbe avuto diritto al 50% del territorio ma Israele sta continuamente rosicchiando questo limite e attualmente sono al 70% di occupazione. Le case sono quasi completamente distrutte, le tende ovunque, mancano bagni ed elettricità. La vita quotidiana dei gazawi è una continua lotta, contro i bombardamenti, e una continua coda, per i beni di prima necessità. Ci si mette in fila per il cibo, per l’acqua da bere e per l’acqua con cui lavarsi. L’acqua manca la quantità disponibile pro capite è ben al di sotto la soglia minima stabilita. Nonostante questo non si riescono ad avere i pezzi di ricambio per ripristinare gli impianti di desalinizzazione, molti dei quali andati distrutti. Le attività produttive sono interrotte, il lavoro così come possiamo intenderlo noi, inesistente. Il 40% dei pazienti della clinica è sotto i 14 anni. Il 10% dei bambini tra i 6 mesi e i 5 anni sono malnutriti. Oltre le ferite dovute a bombe e proiettili un grosso problema è la mancata possibilità di cura di patologie che in altri luoghi sarebbero curabili. Il dottor Memaj ha voluto ricordare il caso di una giovane di 18 anni Yasmine affetta da una grave forma di polmonite. La clinica di Emergency la sera chiude. Effettuato il trasferimento in ospedale, a breve arrivò la notizia del bombardamento della struttura. Cosa è successo a Yasmine? Il dottore non lo ha raccontato. Ha raccontato però un altro frammento di quotidianità che ha vissuto a Gaza. Cosa succede prima di un bombardamento? Viene emesso un ordine di evacuazione: tra i 15 minuti e le due ore si deve abbandonare la zona interessata, dopo il bombardamento si può tornare e vedere se la propria casa è rimasta in piedi. Alcuni colleghi gazawi non vanno più via, gli ordini di evacuazione sono talmente frequenti che, esasperati, non scappano neppure più. Cosa possiamo fare, noi europei, di fronte a tutta questa violenza? Per rispondere torniamo all’inizio dell’incontro e alla testimonianza di una persona che a questa domanda una risposta l’ha data. Dina Alberizia ha partecipato alla spedizione via terra della Global Sumud Flotilla, insieme ad attivisti provenienti da otto nazioni diverse. Dovevano attraversare la Libia ma sono stati fermati. Una piccola delegazione, dieci di loro tra cui Dina Alberizia e Domenico Centrone, si era mossa per  provare a mediare un accordo con il governo locale in quanto spedizione umanitaria, in teoria difesa dal diritto internazionale. Sono invece stati arrestati e trattenuti per un mese in una struttura dei servizi segreti. I beni di prima necessità che trasportavano sono ancora fermi là, in Libia. Dina ha raccontato che sono stati trattati da “detenuti privilegiati”, non avendo subito tortura fisica. Però la spedizione umanitaria è stata bloccata, indifferenti alla protezione prevista dal diritto internazionale. Proprio questa è una delle cose più gravi che stanno avvenendo. Sta vincendo la legge del più forte, ma se, con il nostro silenzio avvalliamo questo stato di cose, perdiamo tutto il lavoro fatto dalla conclusione della seconda Guerra Mondiale. Oggi la legge del più forte sta prevaricando un’intera popolazione in Palestina, domani potrà accadere in qualunque altra parte del mondo. Per mobilitarsi non è necessario partire e viaggiare su un convoglio via mare o terra. La partecipazione in qualcunque forma è importante, anche nelle cose più piccole, tutte valgono nello stesso modo. Possiamo farlo tutti e tutte, tutto serve. Si può partire, si possono sostenere le realtà che collaborano con chi porta aiuti in queste zone, partecipando alle iniziative di proteste e soprattutto boicottando tutto ciò che con l’economia di guerra guadagna e prospera. Un esempio è il boicottaggio dei prodotti dell’azienda farmaceutica Teva, un colosso che produce farmaci generici venduti in ogni parte del mondo. Teva sostiene apertamente i militari dell’IDF, offrendo sostegno psicologico e supporto. Tra le realtà che sostengono i palestinesi e presenti alla serata, oltre a Emergency c’era anche il gruppo Castelnuovo per la Palestina. Alcuni attivisti dell’associazione hanno presentato la loro mission: “diffondere la cultura e la storia palestinesi”. Per farlo sostengono la comunità di Sebastia, vicino Nablus in Cisgiordania. Ritrovano una somiglianza tra quel paese e il loro, numero di abitanti sui 3500, attività agricole, anche la presenza di una personalità religiosa, Don Bosco qui, a Sebastia fu sepolto Giovanni il Battista. Spesso organizzano momenti d’incontro tra le loro comunità, cercando di aiutarli a superare le difficoltà di un’aumentata aggressività dei coloni: hanno mandato piantine per le coltivazioni che la non riuscivano a reperire, hanno mandato kit di automedicazione e adesso stanno cercando di mandare materiali non infiammabili essendo il fuoco uno degli strumenti più utilizzati dai coloni per attaccarli. Per questo hanno sempre aperta una raccolta fondi organizzando anche momenti diretti di sensibilizzazione. * Per maggiori informazioni sulla Global Sumud Flotilla a livello globale qui: per la delegazione italiana qui: e per il gruppo piemontese: mail: globalsumudit_piemonte@proton.me * Per maggiori informazioni sul gruppo di Castelnuovo Don Bosco: Instagram: @castelnuovoperlapalestina Mail: castelnuovoperlapalestina@proton.me * Per maggiori informazioni sul BDS Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni per il popolo palestinese, anche in merito all’azienda Teva Gruppi locali e associazioni aderenti a BDS Italia – tabella – BDS Italia * Per informazioni relative al gruppo Sanitari per Gaza: https://www.instagram.com/sanitari.per.gaza?igsh=dTh0ZTk4NHI0N21x * Per il dottor Hussam Abu Safiya è attiva la raccolta firme di Amnesty International. Gaza: libertà per il dottor Hussam Abu Safiya – Appelli – Amnesty International Italia Sara Panarella
July 25, 2026
Pressenza
La rete #DigiunoGaza: operatrici e operatori della sanità contro il genocidio palestinese
Siamo una rete nazionale di operatrici ed operatori della sanità che non vogliono rimanere in silenzio di fronte al genocidio del popolo palestinese portato avanti dal governo di Israele. La nostra è una rete informale, non collegata a nessun partito né organizzazione sindacale. Manifestiamo il nostro dissenso e orrore con azioni di testimonianza personale e di protesta collettiva, concrete e visibili. Fin dalla nostra nascita nel luglio 2025 abbiamo scelto come nostra pratica principale il digiuno a staffetta, un atto di testimonianza e responsabilità che, a livello individuale e collettivo, rendiamo pubblico davanti ai nostri ospedali e sui social. Oltre alla pratica del digiuno, promuoviamo flash mob davanti agli ospedali, campagne di boicottaggio, raccolte fondi, webinar, e altre iniziative. Gli ospedali come luoghi di cura e la nostra professione come impegno etico rimangono i nostri punti cardine: come operatori ed operatrici che lavorano ogni giorno nei luoghi di cura del nostro sistema sanitario, in nome dei valori deontologici che ci accomunano e che ci impegnano a salvare vite e a difendere sempre e comunque la dignità umana, rifiutiamo di rimanere in silenzio di fronte al genocidio del popolo palestinese, pianificato deliberatamente dal governo di Israele con la complicità dei governi occidentali. La nostra rete nasce in Toscana il 29 luglio 2025 grazie ad un gruppo di operatrici e operatori del Sistema sanitario nazionale che ha pensato di lanciare un digiuno a staffetta di solidarietà con Gaza. In pochi giorni il numero dei partecipanti si è ampliato, registrando ogni giorno e in tutta Italia centinaia di adesioni da parte del personale sanitario, al quale si sono aggiunti anche tantissimi cittadini, attivisti, amministratori locali, associazioni, rappresentanti di enti e istituzioni. Il 28 agosto 2025, insieme alla rete Sanitari per Gaza e alla campagna “No Teva” di Bds Italia, abbiamo quindi organizzato la prima Giornata nazionale di digiuno contro il genocidio a Gaza, a cui si sono iscritte ben 10mila persone ma stimiamo che alla Giornata di digiuno abbiano preso parte almeno 30mila persone, tra personale sanitario e comuni cittadini. La rete #DigiunoGaza nasce così, in modo assolutamente spontaneo e dal basso. Attraverso i nostri digiuni a staffetta e altre iniziative pubbliche vogliamo tenere alta l’attenzione sul genocidio in corso a Gaza, manifestare la nostra profonda solidarietà al popolo palestinese e richiamare la nostra responsabilità di operatrici e operatori sanitari nella difesa del diritto alla cura e alla vita. Lo scorso 2 ottobre abbiamo promosso un grande flash mob nazionale dal titolo “Luci sulla Palestina“, che ha visto mobilitazioni davanti a ben 250 ospedali italiani e la partecipazione di oltre 20mila persone. Mai in Italia, davanti agli ospedali, si era vista una mobilitazione così partecipata e diffusa. Sostenere i nostri colleghi palestinesi che ogni giorno devono affrontare emergenze di ogni tipo, senza mezzi, sotto attacco continuo, sottoposti ad arresti arbitrari e violenti è un altro importante obiettivo che ci siamo dati come rete. Ecco che allora il 10 dicembre abbiamo lanciato in 60 ospedali italiani la campagna “La sanità non si imprigiona” per chiedere la liberazione dei sanitari palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, tra i quali il pediatra Hussam Abu Safiya che oggi, dopo oltre 550 giorni di prigionia, rischia di morire in un carcere israeliano a causa delle continue torture e privazioni a cui è sottoposto. Per la liberazione di Abu Safiya abbiamo promosso campagne ad hoc e lanciato, insieme ad altre organizzazioni internazionali, una raccolta di firme. Garantire la presenza delle Ong a Gaza, le uniche che al momento possono offrire sostegno sanitario gratuito anche in aree periferiche è un altro aspetto sul quale ci siamo concentrati attraverso una grande raccolta fondi per sostenere la clinica Emergency di Al Qarara, vicino Khan Yunis, e attraverso la campagna #NoListeNoBersagli con flash mob in 62 ospedali e una petizione sottoscritta da oltre 10mila persone abbiamo chiesto il ritiro del bando israeliano contro le Ong che rifiutano di consegnare i nomi del personale palestinese. E’ sotto gli occhi del mondo che, nonostante il cosiddetto “cessate il fuoco”, Israele non si ferma e il genocidio palestinese continua e dunque continua anche il nostro impegno di operatrici e operatori sanitari: continuiamo con il boicottaggio di Teva e i digiuni settimanali , con le campagne a sostegno di Abu Safiya e gli altri sanitari palestinesi prigionieri, con la proiezione negli ospedali del documentario “Gaza: Doctors Under Attack” e altro ancora. Continuiamo perché il silenzio è complicità, perché crediamo che sia anche nostra responsabilità opporci a questa barbarie e fare il possibile per mantenere alta l’attenzione su quanto sta accadendo a Gaza e Cisgiordania. Il genocidio palestinese non si è fermato, ha solo cambiato passo.     Redazione Italia
July 16, 2026
Pressenza
GAZA: MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE PER LA LIBERAZIONE DEL DOTTOR HUSSAM ABU SAFIYA
Hussam Abu Safiya è un pediatra. È un medico che ha scelto di restare a Gaza per continuare a curare i bambini, anche mentre gli ospedali venivano bombardati, anche dopo che le forze dell’IDF hanno ucciso suo figlio. Il 27 dicembre 2024, il dott. Hussam Abu Safiya è stato arbitrariamente arrestato. Da allora è detenuto senza incriminazione né processo, sulla base di ordini di detenzione rinnovati a tempo indeterminato ai sensi della Legge sui combattenti illegali. Dal 3 giugno 2026 è detenuto in isolamento. Il 16 giugno, la Corte suprema israeliana ha stabilito che resterà in carcere almeno fino a ottobre. Le sue condizioni di detenzione, così come quelle di altre persone, sono estremamente precarie: è confinato in una cella sotterranea, non ha accesso alle cure mediche e le quantità di cibo sono misere. Abu Safiya ha perso una significativa quantità di peso, circa 40 chili. Negli ultimi mesi sono emerse notizie di maltrattamenti e di possibili torture subite dal pediatra, tra cui ripetuti colpi alla schiena, al collo e al volto.Le notizie sulle sue condizioni sono drammatiche. Dopo settimane di isolamento, il suo stesso avvocato ha raccontato di aver fatto fatica a riconoscerlo a causa dei maltrattamenti subiti in carcere. Per la sua liberazione si sono mobilitate ong israeliane e internazionali, pochi giorni fa è arrivato anche un appello di cinque esperti delle Nazioni Unite. Sempre, finora, senza successo. Oggi, mercoledi 15 luglio, si è svolto un presidio a Roma davanti a Montecitorio promosso da Sanitari per Gaza in contemporanea con una chiamata internazionale da parte di Doctors against genocide e altre organizzazioni per la richiesta di liberazione immediata del DOTTOR HUSSAM ABU SAFIYA e di tutti i prigionieri sanitari e non rapiti e deportati nelle carceri Israeliane. Da Roma sentiamo il Dott Vittorio Infante di Sanitari per Gaza Ascolta o scarica 
July 15, 2026
Radio Onda d`Urto
Sanitari per Gaza Emilia-Romagna mappa i rapporti economici tra la Regione e il gruppo Teva
Sanitari per Gaza Bologna ci racconta di un loro progetto che, insieme a BDS, nel contesto della campagna di boicottaggio TEVA, si concentra su una mappatura degli appalti pubblici vinti dall’azienda. Teva è la più grande azienda per fatturato israeliana, complice del genocidio in corso e che beneficia direttamente dell’occupazione in Cisgiordania. È una grande azienda produttrice di farmaci generici che partecipa agli appalti pubblici anche in Italia. 80% dei farmaci che propone sono generici (ovvero che non hanno più un brevetto) e che quindi potrebbero essere tranquillamente forniti da altre aziende farmaceutiche. Nella campagna di boicottaggio si sottolinea quindi come potrebbero essere inserite clausole etiche nelle gare d’appalto, che permettano di evitare che aziende come Teva vengano finanziate con soldi pubblici. Di fronte all’immobilismo della politica istituzionale, la mappatura espone le responsabilità della Regione e quantifica queste relazioni economiche. In Emilia-Romagna dal 2015 al 225 sono stati aggiudicati 115 milioni di euro a Teva Italia. Parte di questi soldi (95 milioni di euro) erano sotto completo controllo della Regione, perché spesi da aziende direttamente dipendenti dalla sua amministrazione. In questo approfondimento, Sanitari per Gaza Bologna ci spiega anche, al livello metodologico, come sono stati reperiti questi dati (accessibili a tuttx). Questo tipo di studio può essere riprodotto anche in altre zone d’Italia, per dotarci di un numero sempre maggiore di strumenti, costruire una piattaforma rivendicativa precisa e andare ad inchiodare i decisori politici di fronte alle loro responsabilità. Qui anche il fascicolo della mappatura: https://bdsitalia.org/index.php/teva-notizie/3023-mappatura-appalti-pubblici-rer
Sanitari per Gaza Emilia-Romagna mappa i rapporti economici tra la Regione e il gruppo Teva
Sanitari per Gaza Bologna ci racconta di un loro progetto che, insieme a BDS, nel contesto della campagna di boicottaggio TEVA, si concentra su una mappatura degli appalti pubblici vinti dall’azienda. Teva è la più grande azienda per fatturato israeliana, complice del genocidio in corso e che beneficia direttamente dell’occupazione in Cisgiordania. È una grande azienda produttrice di farmaci generici che partecipa agli appalti pubblici anche in Italia. 80% dei farmaci che propone sono generici (ovvero che non hanno più un brevetto) e che quindi potrebbero essere tranquillamente forniti da altre aziende farmaceutiche. Nella campagna di boicottaggio si sottolinea quindi come potrebbero essere inserite clausole etiche nelle gare d’appalto, che permettano di evitare che aziende come Teva vengano finanziate con soldi pubblici. Di fronte all’immobilismo della politica istituzionale, la mappatura espone le responsabilità della Regione e quantifica queste relazioni economiche. In Emilia-Romagna dal 2015 al 225 sono stati aggiudicati 115 milioni di euro a Teva Italia. Parte di questi soldi (95 milioni di euro) erano sotto completo controllo della Regione, perché spesi da aziende direttamente dipendenti dalla sua amministrazione. In questo approfondimento, Sanitari per Gaza Bologna ci spiega anche, al livello metodologico, come sono stati reperiti questi dati (accessibili a tuttx). Questo tipo di studio può essere riprodotto anche in altre zone d’Italia, per dotarci di un numero sempre maggiore di strumenti, costruire una piattaforma rivendicativa precisa e andare ad inchiodare i decisori politici di fronte alle loro responsabilità. Qui anche il fascicolo della mappatura: https://bdsitalia.org/index.php/teva-notizie/3023-mappatura-appalti-pubblici-rer
July 5, 2026
Radio Blackout
“Come e perché boicottare TEVA: una guida per medici e farmacisti”, un webinar
BDS Italia, Sanitari per Gaza (SpG) e #DigiunoGaza organizzano un webinar sul boicottaggio di TEVA Farmaceutici (e sue controllate Cephalon, Dorom e Ratiopharm) rivolto a medici, farmacisti e a tutto il personale sanitario interessato, invitando alla massima partecipazione TEVA Pharmaceutical Industries Ltd è una multinazionale con sede in Israele. Opera nel settore farmaceutico dal 1901 ed è tra le venti aziende farmaceutiche più grandi al mondo (1). Presente in 57 paesi, è considerata il leader globale nella produzione e commercializzazione di farmaci equivalenti (detti anche “generici”). Per l’importo delle imposte versate, TEVA si colloca tra i maggiori finanziatori dello Stato di Israele (2). TEVA è stata condannata più volte per condotte ritenute non conformi ai principi etici, vedi lo scandalo degli oppiodi in USA nel 2022 (3) o la recente sanzione per violazione delle norme antitrust relativamente al Copaxone in EU nel 2024 (4), solo per citare i fatti più noti. TEVA aderisce al Global Compact delle Nazioni Unite (UNGC) (5), la più grande iniziativa strategica di sostenibilità aziendale al mondo, lanciata nel 2000 per promuovere un’economia globale rispettosa dei diritti umani, del lavoro, dell’ambiente e anti-corruzione. Tuttavia, TEVA è oggetto di una petizione internazionale che ne chiede l’espulsione a causa della violazione di 5 su 10 principi fondamentali di questa iniziativa (6). È noto che TEVA gode da sempre dei vantaggi derivanti dal regime di occupazione israeliano del territorio palestinese, grazie anche al Protocollo di Parigi, parte integrante degli accordi di Oslo del 1993, che affida ad Israele il controllo delle frontiere e la gestione dei flussi di merci, determinando così la totale dipendenza dei Territori Palestinesi Occupati (TPO) e della Striscia di Gaza dalle leggi doganali e dai servizi israeliani per l’import/export di merci, con effetti drammatici sull’economia palestinese, in particolare sul settore farmaceutico (7). Oltre a tutto ciò, TEVA sostiene attivamente lo sforzo bellico di Israele fornendo all’IDF risorse economiche e supporto logistico per la campagna militare a Gaza e per le operazioni militari in Cisgiordania e nelle colonie illegali, come si evince dalle numerose dichiarazioni del suo CEO e Dirigenti (8–9–10); oltre a ciò collabora con l’ente di beneficenza Pitchon-Lev, che ha avviato una campagna per la donazione di materiali ai soldati dell’esercito israeliano, istituendo punti di raccolta di materiale per l’IDF in tutte e cinque le sedi di TEVA in Israele (11) e, ancora, supporta programmi di assistenza psicologica alle vittime, esclusivamente israeliane, di traumi causati dalle guerre e fornisce assistenza ai riservisti nella fase di ritorno dal fronte(12,13) Inoltre TEVA è partner ufficiale di “Thank Israeli Soldiers” (TIS) un ente la cui mission dichiarata è quella di “accogliere, rafforzare ed educare i soldati dell’IDF, dall’inizio del servizio militare fino alla transizione alla vita civile”. Più di un milione di soldati israeliani hanno beneficiato dei suoi programmi e tra questi ci sono soldati in servizio attivo, riservisti, comandanti e familiari di militari. TIS ha inoltre fornito all’esercito, dal 7 ottobre 2023 in poi, più di 850.000 forniture “umanitarie”.(14) Per tutti questi motivi nel 2024 è partita la campagna congiunta BDS-SpG “TEVA? NO GRAZIE!”, oggi diventata campagna globale, e che a livello nazionale ha già registrato l’adesione di parecchi Comuni, a partire da Sesto Fiorentino e molti altri, oltre che di migliaia di cittadini italiani e di farmacie private (vedi sito bdsitalia.org per la lista di tutti i Comuni aderenti alla campagna). Nell’ambito di questa campagna di boicottaggio è stato pensato un webinar con lo  scopo di informare, sensibilizzare e fornire strumenti concreti ed efficaci al mondo sanitario (e non solo), per farci sentire tutti meno impotenti e con un ruolo più attivo rispetto al bloccare le complicità del genocidio in corso ed a quanto si sta consumando in Palestina, Libano ed in tutti i Paesi vittime della brutale aggressione di Israele, stato razzista e colonialista di insediamento. Il webinar si articolerà in una prima fase di “apprendimento”, coadiuvato dalla proiezione di slides, per poi concludersi con un momento interlocutorio di Q&A, guidato per tutta la durata (di un’ora circa) da un medico ed un farmacista esperti. I link Zoom per le iscrizioni alle sessioni del webinar sono disponibili di seguito: – 3 giugno ore 18.00 https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_wj-ubshJRjuz0cu0j2cFZg – 10 giugno ore 12.00 https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_DO0Fit6zS1ywHo8l8mXMHg – 17 giugno ore 18.00 https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_tkzJBGX6T5mPMshQheCqZg Per approfondimenti, si consiglia di consultare il sito: https://bdsitalia.org/index.php/teva-notizie/3010-webinar-teva e i riferimenti bibliografici di seguito riportati:   1. Dunleavy K. Top 20 pharma companies by 2024 revenue. 2. Teva Reaches Agreement With the Israel Tax Authority to Resolve All Pending Litigation for the Company’s Taxable Years 2008-2020. 2024. 3. Office of the New York State Attorney General. Attorney General James Secures $523 Million from Top Opioid Manufacturer Teva, Bringing Total Funds for New Yorkers to More Than $2 Billion. 2022. 4. European Commission. Commission fines Teva €462.6 million over misuse of the patent system and disparagement to delay rival multiple sclerosis medicine. 2024. 5. Teva. Teva Italia aderisce al Global Compact delle Nazioni Unite. 2024. 6. Network A. Letter to UN Global Compact for removal of Teva Pharmaceuticals from list of participants. 7. Who Profits – The Israeli Occupation Industry – Teva Pharmaceutical Industries. 2012. 8. Teva Israele. Teva per Israele (tradotto dall’ebraico). 2023. 9. Wrobel S. Teva CEO says production and distribution in Israel remain largely unaffected by war. The Times of Israel. 20 febbraio 2024. 10. Levanon A. La preparazione alle emergenze è la nostra routine, siamo sempre pronti per la prossima sfida. Ynet. 25 settembre 2024. 11. Ynetnews. ynetglobal. 2023. International solidarity: World joins hands to aid Israelis post Hamas attack. 12. About Natal. Natal Israel Trauma & Resilience Center. 13. 13. 2023 Healthy future report. 14. 14. Thank Israeli Soldiers – About us.     BDSItalia
May 31, 2026
Pressenza
Buon vento, Flotilla!
In studio con Ilaria, una compagna dei Sanitari per Gaza, raccontiamo la sua esperienza di partecipazione all'ultima Flotilla. Il viaggio di Ilaria è iniziato ben prima dell'effettiva partenza ed è stato caratterizzato da un costante stato di allerta per il timore del boicottaggio israeliano. Il primo attacco vero e proprio da parte delle forze armate di Israele è iniziato nei pressi di Creta; sull'isola, sebbene in condizioni difficili, gli equipaggi hanno sperimentato la solidarietà delle attiviste/i greche e sono poi riusciti a raggiungere Marmaris, in Turchia. Dopo che tutti gli equipaggi sono stati intercettati, sequestrati e trasportati ad Ashdod, sono stati fatti oggetto di violenze da parte delle forze armate israeliane, che si sono accanite soprattutto nei confronti delle persone razzializzate, di quelle "con passaporto debole", delle donne o delle persone LGBTQ. Particolarmente crudele è stato il momento della detenzione, vissuta in condizioni di assoluto sovraffollamento, in un susseguirsi di pratiche vessatorie, senza cibo, senz'acqua, sotto la costante minaccia di cani feroci, nelle celle in precedenza occupate dai prigionieri palestinesi. La partenza da Israele è stata possibile solo grazie a tre aerei turchi, senza che ci sia mai stato alcun intervento delle autorità italiane. Passiamo quindi a parlare delle forme di boicottaggio nei confronti di Israele, soprattutto della campagna contro TEVA, la multinazionale che opera nel settore dei farmaci generici ma intrattiene una documentata complicità con il regime Israeliano. Le forme di boicottaggio che è possibile esercitare per tutte e tutti nel quotidiano, del resto, sono moltissime, come documenta anche il sito di BDS Italia consultabile qui. Il comunicato di BDS-Italia in merito alla chiusura di quattro stabilimenti TEVA, non imputabile alle pressioni civili degli ultimi anni può invece essere letto qui .
May 27, 2026
Radio Onda Rossa