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Palestina libera!
ASPETTANDO LO SCIOPERO GLOBALE del 30 OTTOBRE… Plestia Alaqad, Matteo Giusti, Sarah Parenzo, Stefania Ascari – “persona non gradita in Israele”  – e Michelle Pace, licenziata in Danimarca. Notizie dal porto armato di Livorno con aggiornamenti (di Anbamed e Radio Onda d’Urto) e un’ultim’ora di SKY dalla Cisgiordania. ULTIMORA DA SKYTG24 Due uomini armati hanno sparato per venti minuti contro
October 24, 2026
La Bottega del Barbieri
Health Systems under Attack: a Napoli il Convegno Nazionale dei Sanitari per Gaza e Zone Onlus
Il prossimo 23 ottobre 2026, l’Auditorium della Regione Campania ospiterà un evento di straordinaria rilevanza scientifica, politica e umanitaria: il Convegno Nazionale intitolato “Health Systems under Attack: la salute sotto attacco“. Promosso e organizzato da Zone Onlus e dal coordinamento Sanitari per Gaza Napoli, l’evento si propone come uno spazio di analisi rigorosa e di denuncia contro la sistematica distruzione dei sistemi sanitari nei contesti di guerra, occupazione e sanzioni economiche. Con il prestigioso patrocinio della FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), l’iniziativa intende richiamare l’attenzione delle istituzioni, della comunità scientifica e della società civile sulla necessità imperativa di difendere il diritto alla salute come pilastro universale e inalienabile dell’umanità. Il razionale scientifico del convegno muove da una profonda riflessione sulla definizione stessa di salute fornita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, intesa non semplicemente come assenza di malattia, ma come uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale. Questa condizione ottimale, tuttavia, dipende strettamente da determinanti geopolitici, economici e sociali che oggi appaiono drammaticamente compromessi su scala globale. Le guerre contemporanee, le occupazioni militari e l’imposizione di blocchi economici non colpiscono più soltanto gli apparati militari, ma si accaniscono direttamente sulle strutture civili e, in particolar modo, sulle reti di assistenza medica. Colpire intenzionalmente un sistema sanitario significa non solo violare in modo flagrante il diritto internazionale umanitario, ma anche compromettere irrimediabilmente il futuro intero di una popolazione, riducendone drasticamente l’aspettativa di vita e determinando un incremento intollerabile della mortalità materna e infantile. L’evento si articolerà in tre sessioni tematiche principali e si concluderà con una tavola rotonda istituzionale. L’apertura dei lavori, prevista per le ore 9:00, vedrà l’introduzione di Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati. Seguirà la proiezione di un docu-video d’impatto curato dal fotografo documentarista palestinese Mohammed N.A. Althalathini, vincitore del prestigioso premio Picture of the Year 2021, volto a mostrare visivamente il livello di devastazione subito dalle strutture sanitarie all’interno della Striscia di Gaza. La prima sessione, dal titolo “La salute come diritto umano: quando la guerra attacca i sistemi sanitari”, esplorerà i meccanismi attraverso cui i conflitti armati moderni si trasformano in veri e propri attacchi strutturali alla sopravvivenza biologica delle comunità. Tra i relatori di spicco figurerà lo storico Ilan Pappé, direttore del Centro Europeo di Studi sulla Palestina dell’Università di Exeter, che traccerà una panoramica storica dell’assedio e dell’evoluzione del conflitto israelo-palestinese. Luigi Daniele, docente di Diritto Internazionale, affronterà il delicato concetto giuridico di “medicidio” e la sua correlazione con le dinamiche genocidarie, mentre il cardiochirurgo Giorgio Noera analizzerà gli obiettivi strategici delle odierne guerre asimmetriche, incentrate sul sistematico smantellamento delle infrastrutture civili critiche. Gavino Maciocco esaminerà l’impatto complessivo di questi attacchi sulla Primary Health Care globale, e infine i medici e infermieri volontari di PCRF Italia, Fabio Panetta e Giada Boggi, porteranno le loro dirette testimonianze operative dal campo, raccontando la drammatica quotidianità di quando curare i pazienti diventa un atto quasi impossibile. La seconda sessione sposterà l’attenzione sulle ferite invisibili ma devastanti del trauma prolungato, intitolandosi “Trauma, nutrizione e salute mentale nei contesti di oppressione”. Gli interventi vedranno la partecipazione di Yasser Abu Jamei, psichiatra e direttore del Gaza Community Mental Health Programme, il quale approfondirà il concetto di “psiche sotto assedio” legato al trauma coloniale e ai percorsi di cura comunitari. Il professor Guido Veronese si concentrerà sulle gravi implicazioni cliniche del trauma cronico nell’infanzia sotto occupazione, mentre Ciro Fiorillo, ex funzionario FAO, illustrerà le conseguenze catastrofiche della deliberata distruzione del sistema agroalimentare a Gaza e il conseguente impatto sullo stato nutrizionale della popolazione. A completare la sessione sarà l’intervento di Islam Said Barakat, incentrato sulle enormi sfide legate alla salute mentale e alla presa in carico dei disturbi del neurosviluppo in contesti di assedio estremo. Nel pomeriggio, la terza sessione, denominata “Sistemi sanitari strangolati: Dall’embargo di Cuba alla marginalità delle periferie globali della salute”, allargherà lo sguardo alle violenze strutturali indotte dall’isolamento economico e dalle politiche di esclusione. Il ricercatore del CNR Fabrizio Chiodo racconterà la straordinaria e resiliente lotta scientifica di Cuba per sviluppare e produrre autonomamente i propri vaccini nonostante il decennale blocco economico-finanziario. Il professor Osvaldo Costantini analizzerà criticamente l’imperialismo della medicina, i monopoli sui brevetti e le disuguaglianze farmaceutiche globali, mentre Sergio Serraino riporterà l’analisi sul piano locale illustrando l’esperienza sul campo di Emergency a Castel Volturno nell’assistenza alla salute negata nelle periferie marginalizzate. Infine, la psichiatra Federica Kusmann solleverà un interrogativo cruciale sul ruolo etico del personale medico, stretto tra il dovere di curare e la deriva securitaria imposta dalle attuali politiche migratorie. I lavori si chiuderanno con una tavola rotonda intitolata “Dalle evidenze alle proposte: un confronto con le istituzioni”, mirata a tradurre i dati scientifici e le testimonianze raccolte in istanze politiche concrete, chiedendo impegni precisi per la protezione internazionale degli operatori sanitari e la neutralità degli ospedali nei teatri di crisi. Il convegno, coordinato dai dottori Emanuela Morelli, Giansandro Morelli e Andrea Pomicino, e supportato dal board scientifico composto da Maria Vittoria Barone, Margot De Marco e Luigi Mansi, rappresenta anche un importante momento di aggiornamento professionale. L’evento è infatti accreditato ECM con l’erogazione di 7 crediti per tutte le professioni sanitarie, garantiti ai primi 100 iscritti attraverso il provider Accademia Nazionale della Sanità. Al di là del valore formativo, l’iniziativa si caratterizza per una profonda impronta di solidarietà militante: l’intero ricavato delle quote di partecipazione e delle donazioni collegate all’evento sarà integralmente devoluto al finanziamento di progetti sanitari e di assistenza diretta nella Striscia di Gaza, gestiti sul territorio dall’Associazione SANABEL. Partecipare a questo convegno a Napoli significa dunque non soltanto comprendere a fondo le dinamiche geopolitiche che minacciano la medicina contemporanea, ma contribuire materialmente a sostenere la resistenza dei presidi di cura e la sopravvivenza di chi, sotto le bombe, continua a difendere il diritto alla vita. Scarica l’intero dépliant, qui Redazione Napoli
October 20, 2026
Pressenza
Sanitari per Gaza e altre associazioni internazionali chiedono l’espulsione dell’associazione dei medici israeliani dalla Federazione Mondiale dei Medici
Sabato 10 ottobre a Roma e in tante altre città italiane ed europee si sono svolte manifestazioni per la Palestina. A Rotterdam alcune associazioni di medici italiani e internazionali, come Sanitari per Gaza Italia, Digiuno per Gaza, Health workers for Gaza Europe, Health Movement Europe e Doctors Against Genocide  hanno manifestato davanti al World Trade Center, dove si  svolgeva quest’anno il Congresso della Federazione Mondiale dei Medici. Questa annovera ancora al suo interno l’associazione del medici israeliani, nonostante la loro complicità col governo, visto che non curano i palestinesi e si ha sentore di torture sui prigionieri palestinesi. Altro che democrazia più morale del mondo! Il caso più emblematico è rappresentato dal dottor Hussam Abu Safyia, direttore del dipartimento di Pediatria del Kamal Adwan Hospital, che da oltre 600 giorni è chiuso nelle carceri israeliane in condizioni di salute sempre più precarie: viene tenuto in isolamento, in una cella piccola e buia, senza cure né accuse, ha perso 30 kg di peso e non riesce a incontrare l’avvocato e tantomeno i familiari. E’ tenuto prigioniero in base a un cavillo amministrativo dal dicembre 2024, quando il suo ospedale è stato bombardato e lui ha fatto quello che ogni medico dovrebbe fare: non ha abbandonare i pazienti, nonostante l’ordine di evacuazione dato dai militari. Da medici, avendo fatto un giuramento di Ippocrate, come più volte ricordato da illustri colleghi internazionali come il dott. Derek Sommerfield e la dott.ssa Ang Swee, siamo obbligati a curare tutti, ad essere egualitari, imparziali, empatici coi pazienti, a soccorrere sempre chi ne ha bisogno in un momento di fragilità, cosa che gli israeliani non fanno. Per questo abbiamo lanciato l’iniziativa IMA OUT, cioè i medici della Israeli Medical Association fuori dalla World Medical Association. Sono state tre giornate intense, a cui ho avuto l’onore di partecipare come delegazione italiana; abbiamo consegnato un documento in cui si chiede l’espulsione dell’IMA e si sottolinea che non vogliamo essere  complici di un genocidio. Torno a casa con una grande speranza e con bellissimi momenti di solidarietà con i colleghi palestinesi e col popolo palestinese, ma consapevoli che dobbiamo fare di più, continuando a protestare in tutte le sedi possibili.       Francesca Anna Perri
October 12, 2026
Pressenza
Palestina: effetto collaterale?
Con aggiornamenti di Anbamed e Radio Onda d’Urto; appuntamenti; articoli e analisi di Awad Abdelfattah, di Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad, di Ilaria de Bonis, di Claudio Geymonat, di Gaurav Kumar, di Lavinia Marchetti, di Tamer Nafar, di Enrico Semprini e altre/i Prefazione di Enrico Semprini. In questo dossier si parla di eccidi, di solidarietà e…del punto di vista palestinese
La 1268ª ‘ora’ di Genova. Il 25° anniversario dell’iniziativa in una data emblematica
La settimanale “Ora in silenzio per la pace” praticata il 16 settembre ha ricordato che la manifestazione viene svolta sui gradini di Palazzo Ducale ogni mercoledì pomeriggio dal settembre 2001. Nel luglio di 25 anni fa il capoluogo ligure era stata la città italiana al centro del mondo perché dove la violenta repressione della protesta di migliaia di giovani italiani ed europei contro il summit dei G8 aveva attirato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale, che l’11 settembre aveva assistito sgomenta alla serie di attentati negli USA e al crollo delle torri gemelle di New York [Percorsi. L’11 settembre 2001, per chi in quei giorni ancora non c’era / Il BOlive – Università di Padova, 11-09-2026]. Quest’anno il gruppo che da allora manifesta contro la guerra ogni settimana rammenta che in quel frangente si era espresso affermando “Non faremo distinzioni tra i terroristi che hanno commesso questi attacchi e quelli che li hanno aiutati...” e che la reazione degli USA e i loro alleati “alimentò immediatamente la certezza che la risposta sarebbe stata di guerra indiscriminata”. Ai pacifisti liguri era palese l’evidenza della realtà malcelata nei discorsi dell’autunno 2001 sulla difesa di sicurezza, libertà e valori del mondo occidentale: “la guerra, che dopo la fine della guerra mondiale non era mai cessata in varie parti del mondo, stava per entrare in una nuova fase: più larga, più diretta, più vicina. Ma rimaneva quello che ogni guerra è sempre stata: fonte di lutti e distruzioni, assassina di civili, fonte di immensi profitti per chi fabbrica e vende armamenti”. Da qui la decisione: “In giorni di così grande sgomento, decidemmo di riprendere una forma di protesta che avevamo attuato nel passato durante le guerre del Golfo [Desert Shield e Desert Storm, 1990-1991]: l’ora in silenzio“. E, a distanza di un quarto di secolo dalla prima, la manifestazione settimanale del 16 settembre scorso li ha coinvolti a protestare contro altri conflitti bellici le cui cause sono, ancora, le stesse avversioni e ostilità che allora infiammavano il mondo e i cui deflagranti effetti diretti e ‘collaterali’ incombono sul futuro dell’umanità. La 1268ª Ora in silenzio per la pace di Genova ha ricordato che in tutte le guerre combattute nel passato recente, in particolare nei conflitti armati combattuti in Medio Oriente con il coinvolgimento di molte altre e poi tutte le nazioni, sono avvenute vicende le cui conseguenze gravano nelle crisi globali del presente. IL 16 SETTEMBRE NEL 2026 E DI 4 E DI 44 ANNI FA Al mercoledì di quest’anno ricorrevano anche due anniversari di rilevanza internazionale. Nelle indagini da Amnesty International divulgate in questa data del 2026 sono documentate le responsabilità di 87 iraniani – 62 comandanti delle forze dell’ordine e 25 funzionari del ministero dell’Interno – pianificatori e artefici di ‘operazioni’ condotte in tanti anni, dal 2017 al gennaio 2026, e in particolare nel 2022, quando il 16 settembre moriva la 22enne curda Mahsa Amini, arrestata e seviziata perché non indossava il velo nel modo imposto dalla leggi in vigore dal 1981, e iniziava la rivolta Donna Vita Libertà. Nell’occasione, l’associazione ha evidenziato che oggi dissidenti e minoranze etniche in Iran sono oppressi, e vengono massacrati, in una micidiale ‘morsa’ letale: le persone “da un lato, sono esposte a violazioni del diritto internazionale umanitario da quando, il 28 febbraio 2026, Stati Uniti e Israele hanno attaccato illegalmente l’Iran in violazione della Carta delle Nazioni Unite” e “dall’altro, rischiano di essere vittime di ulteriori crimini contro l’umanità nel contesto della repressione delle proteste”. Nel 1982 dal 16 al 18 settembre le milizie falangiste insieme alle truppe libanesi e con il supporto delle forze armate israeliane dislocate nella capitale libanese assaltarono Sabra, il quartiere di Beirut abitato da sciiti, e Chatila, il campo profughi dove erano rifugiati gli esuli palestinesi. Quante furono le vittime del massacro non è mai stato stabilito: il ‘bollettino’ ufficiale riporta che nelle macerie vennero recuperati 762 cadaveri, ma nei registri della Croce Rossa c’è riscontro di circa 2˙400 salme e i resoconti di istituzioni ed enti palestinesi riferiscono di sicuramente 2˙000 e plausibilmente 3˙500 morti e dispersi. Oltre che per la analogia del pretesto addotto nelle circostanze – la vendetta, nel 1982 a rivalsa dell’assassinio di Bashir Gemayel, leader falangista neoeletto presidente del Libano, e nel 2023 in reazione alla strage del 7 ottobre in Israele – il ricordo del massacro a Sabra e Chatila oggi riverbera nella protesta contro l’assedio della Striscia di Gaza e contro il genocidio dei palestinesi. In base ai dati forniti dalle autorità palestinesi – oltre ai 73˙786 morti accertati, di cui 1˙372 dopo l’11 ottobre 2025, data dell’entrata in vigore del cessate il fuoco (dati aggiornati il 15 settembre scorso) – risultano disperse circa 8˙000 vittime dei bombardamenti. Martedì 15 settembre scorso l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha formalmente chiesto che “agli investigatori internazionali sia consentito l’accesso a tutte le zone di Gaza”. Denunciando che nella Striscia di Gaza gli edifici in rovina, da cui dal novembre 2025 a oggi sono stati recuperati 630 corpi, “continuano a venir rasi al suolo dai bulldozer senza alcun rispetto per i morti sepolti sotto le macerie”, Volker Türk ha dichiarato che tale ‘bonifica’ – effettuata dalle truppe israeliane per ‘sgomberare’ i terreni su cui, come pianificato dai governanti e imprenditori di USA e altre nazioni ‘consociati’ nel Board of Peace, costruire lussureggianti e lucrosi palazzi, centri commerciali e resort turistici – impedisce di “documentare e identificare queste vittime” e di “preservare le prove forensi e i campioni biologici”, ovvero di raccogliere prove sulla scena del crimine e, così, di accertare con evidenze inconfutabili il compimento dei crimini di guerra commessi dall’ottobre 2023 in poi. Il giorno dopo, mercoledì 16, un praticante l’ora in silenzio per la pace a Genova ha evidenziato la rilevanza dell’anniversario del massacro a Sabra e Chatila in relazione alla realtà odierna e, in particolare, all’attuale situazione in Italia: «In questi giorni la Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati sta deliberando in merito al disegno di legge sull’antisemitismo, già approvato il 4 marzo scorso dal Senato, che condanna il dissenso nei confronti del genocidio dei palestinesi». La precedente Ora di silenzio per la pace a Genova si era svolta in concomitanza e nell’ambito della mobilitazione nazionale del 9 settembre contro l’approvazione di tale decreto. Nella stessa data della 1268ª Ora in silenzio per la pace, in Vaticano veniva annunciata la divulgazione della Nota “Un cammino di speranza“ che esprime la posizione della Chiesa cattolica sulla strumentalizzazione dell’antisemitismo come ‘scudo’ dei fanatismi religiosi e delle ideologie razziste e come pretesto che fomenta i conflitti bellici combattuti in Medio Oriente. UN’ORA ALLA SETTIMANA, OGNI VOLTA PER TANTE RAGIONI Da ormai già tre anni i pacifisti genovesi manifestano insieme ai Sanitari per Gaza e altri gruppi e comitati cittadini per chiedere la liberazione del dottor Hussam Abu Safya e dei medici e infermieri e, come il Mandela palestinese Marwan Barghouti, di tutti i palestinesi illegalmente detenuti nelle carceri israeliani. Inoltre, il gruppo protesta contro l’arresto, e dal 27 dicembre 2025 la prigionia, dei dirigenti dell’associazione filopalestinese fondata in Italia nel 1994 (ABSPP Odv): Ryad Albunstanji, Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly e Mohammad Hannoun, anche un rinomato architetto e noto attivista residente a Genova. Nelle giornate di venerdì e mercoledì 14-19 novembre 2025 il collettivo ha partecipato alle manifestazioni contro il riarmo e contro gli investimenti nell’industria bellica svolte in tutta Italia davanti alle sedi locali della Leonardo SpA e venerdì 8 maggio scorso ha svolto alcune attività “E io faccio scuola lo stesso. Ed educo alla pace, non alla guerra” organizzate nella città ligure. Quest’anno il gruppo di pacifisti genovesi è stato ‘capofila’ promotore delle l’iniziative svolte a Genova e anche a Milano, Sartirana Lomellina e Savona a gennaio in concomitanza con il “35° anniversario della Guerra del Golfo, alba del nuovo millennio” e nella settimana del 6 e 9 agosto, ricorrenze delle esplosioni a Hiroshima e Nagasaki, dai gruppi praticanti il silenzio per la pace in tante altre città, insieme coinvolti a commemorare le vittime delle bombe atomiche focalizzando la propria e altrui attenzione anche sugli ‘effetti collaterali’ delle devastazioni ambientali prodotte dai conflitti bellici. Alla 1268ª Ora in silenzio per la pace, Norma ha osservato: > Spesso è compito mio distribuire i volantini, che modifichiamo ogni settimana > per seguire l’attualità. Io ho l’aspetto di una innocua vecchina, e forse > questo condiziona le reazioni dei miei destinatari, ma il mio è un > osservatorio verso la categoria passanti davvero istruttivo. > Ad un gruppo numeroso appartengono quelli che mi avvistano da lontano, e fanno > lo slalom per evitarmi… > “Me l’ha già dato”… “Non mi interessa”… “Ma perché non vi occupate di…”… > Da qualche tempo è comparso anche il passante patriota, categoria assente nei > nostri primi anni. “Pensate all’Italia!”, ci esorta. E qui la tentazione > sarebbe quella di assumere la postura del gorilla pensoso e di informarlo “ci > sto pensando”. Oppure di canticchiargli “nostra patria è il mondo intero…”… O > di citargli Don Milani. Ma di solito il passante patriota non me ne dà il > tempo. Mi ordina di pensare all’Italia, e va via. > Non è solo così, non è sempre così. Per questo invitiamo tutti, ma proprio > tutti, e tutte, ma proprio tutte, ad unirsi a noi… E a osservare i passanti. > Senza deprimersi, però.   16 SETTEMBRE 2026 * A Genova per la 1268ª volta, come ogni settimana… da 25 anni! * Nel 4° anniversario della rivolta ‘Donna Vita Libertà’, presentata l’inchiesta “Architettura delle atrocità” * Sabra e Shatila: un massacro impunito. La denuncia di un genocidio che continua ancora oggi *   Maddalena Brunasti
September 18, 2026
Pressenza
White Coats on the Hill! Sanitari a Washington e a Roma contro il genocidio palestinese
Insieme a Sanitari per Gaza e Libere Cittadine per la Palestina, abbiamo raccolto l’invito dei colleghi americani di Doctors Against Genocide e giovedì 24 settembre alle ore 17 saremo a Roma, in piazza Montecitorio contro il genocidio palestinese. Da Roma a Washington manifesteremo contro le complicità dei nostri governi nel genocidio palestinese, per la liberazione di tutti i sanitari palestinesi detenuti nelle carceri israeliane e contro la criminalizzazione dell’antisionismo e della solidarietà con il popolo palestinese. Come personale sanitario abbiamo la responsabilità di agire, di denunciare collusioni e complicità delle nostre istituzioni, in nome della nostra etica professionale, in nome della dignità umana, del diritto alla cura e alla vita che siamo chiamati a difendere e che Israele continua a calpestare sotto gli occhi complici del mondo. Invitiamo il personale medico, infermieristico e tutti coloro che operano in ambito sanitario, in particolare nell’area romana, ad essere a Montecitorio il 24 settembre con i propri camici e divise, con i propri corpi e voci perché come operatrici e operatori sanitari non possiamo tacere di fronte a 21mila bambini palestinesi uccisi in tre anni e 43mila persone con gravi lesioni e amputazioni (uno su quattro ha meno di 18 anni). Non possiamo tacere di fronte ai continui bombardamenti, ai blocchi di aiuti umanitari, agli ospedali senza farmaci e lasciati al buio, alle detenzioni e torture sul personale sanitario, alle uccisioni quotidiane dell’esercito israeliano sia a Gaza che in Cisgiordania. Abbiamo la responsabilità di agire, di denunciare collusioni e complicità delle nostre istituzioni, in nome della nostra etica professionale, in nome della dignità umana, del diritto alla cura e alla vita che siamo chiamati a difendere e che Israele continua a calpestare sotto gli occhi complici del mondo. Chi non può partecipare al presidio a Roma, potrà prendere parte al digiuno a staffetta del personale sanitario che si svolgerà nel resto d’Italia, secondo le modalità consuete (vedi https://www.digiunogaza.it/digiuno-staffetta/) Per informazioni: https://www.digiunogaza.it/white-coats-on-the-hill-24-settembre-sanitari-a-montecitorio/ Redazione Italia
September 18, 2026
Pressenza
Mala sanità. Sei sindacalista e denunci? Ti licenzio
“Mala gestio” continua. Margherita Napoletano coordinatrice RSU all’Ospedale San Raffaele di Milano è in presidio permanente dentro la struttura sanitaria dal 27 luglio scorso, dopo aver ricevuto una lettera di licenziamento. Con motivo pretestuoso (secondo l’Ospedale aver messo in pericolo una stagista durante il tirocinio) in realtà è stata definitivamente allontanata dal proprio lavoro dopo che aveva denunciato, nei mesi scorsi, le pessime condizioni lavorative in cui medici, infermieri e professionisti sanitari sono costretti a vivere all’interno del San Raffaele. I sindacati presenti all’interno della struttura privata, convenzionata con la SSR di regione Lombardia, denunciano da anni la pessima qualità di assistenza ai pazienti certificata anche dalla recente indagine d Report – La punta dell’iceberg – che ha evidenziato come la preparazione del personale medico-sanitario sia ormai inaccettabile. Questo sarebbe il vero motivo del licenziamento di Margherita, aver detto la verità per iniziare la ricerca di un rimedio ad una situazione altamente pericolosa per i cittadini milanesi. Per chiedere il ritiro del licenziamento, il 27 luglio Margherita ha iniziato lo sciopero della fame, interrotto solo dopo la notizia di un incontro tra regione ed amministratore unico del gruppo San Donato, proprietario del San Raffaele. L’esito dell’incontro non è stato reso noto, finora solo indiscrezioni raccolte da telegiornali locali. La sindacalista ha trovato molto sostegno e solidarietà nelle persone comuni, nei colleghi, oltre che in altre associazioni. Molti si alternano sulla panchina su cui dorme di notte e di giorno raccoglie firme a sostegno della causa e dove volentieri chi chiede trova spiegazioni. Ricordiamo che Margherita fa parte ed è impegnata anche nel gruppo “SANITARI PER GAZA” rete spontanea formata da operatori sanitari contro il genocidio del popolo palestinese. Attendiamo gli sviluppi dei prossimi giorni nella speranza di rivedere presto Margherita dipendente  del San Raffaele.         Redazione Milano
August 3, 2026
Pressenza
La normalizzazione del genocidio: parliamone insieme l’11 agosto all’Isolotto
In questo periodo stiamo assistendo ad una vasta operazione di “normalizzazione” della situazione in Palestina. Attraverso operazioni artistiche e culturali che mettono a confronto le esperienze di gruppi di israeliani e palestinesi, omettendo il contesto di oppressione sistematica che questi … Leggi tutto L'articolo La normalizzazione del genocidio: parliamone insieme l’11 agosto all’Isolotto sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
TOSCOLANO MADERNO: TENDA DI SOLIDARIETÀ CON LA PALESTINA A ROCKERELLANDO. DAL 30 LUGLIO AL 2 AGOSTO
Dal 30 luglio al 2 agosto torna la Tenda di solidarietà con la Palestina promossa dal gruppo Sanitari per Gaza Brescia. Località scelta per questo nuovo appuntamento solidale sarà Toscolano Maderno, nell’ambito della 30esima edizione del festival Rockerellando, in programma dal 30 luglio al 2 agosto in via Statale 92. La tenda – organizzata grazie alla collaborazione della sezione Anpi di Toscolano Maderno e del Gruppo Gandhi per la Pace – resterà allestita per tutta la durata del Festival, dal tardo pomeriggio in poi. L’obiettivo è, come sempre, richiamare l’attenzione sul genocidio in corso in Palestina, nonché sulla drammatica situazione del personale sanitario palestinese detenuto illegalmente nelle carceri israeliane. Per farlo, verrà organizzato anche un momento di incontro e confronto che, nella serata di sabato 1 agosto (ore 20,30) presso l’Orto botanico G.E. Ghirardi (via Religione, 25), vedrà protagonisti la dott.ssa Siria Garattini e il dott. Esmail Abousalameh. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, la presentazione di Siria Garattini dei Sanitari per Gaza Ascolta o scarica
July 29, 2026
Radio Onda d`Urto
Sanitaricidio, genocidio, Palestina: una serata per parlarne
Mercoledì alle 20.45 nel Teatro San Carlo di Casalborgone, siamo al confine tra la provincia di Torino e quella di Asti, si è tenuto l’incontro “Sulla rotta per Gaza: dall’attivismo alle missioni umanitarie”. Occasione motrice dell’organizzazione, la liberazione di Dina Alberizia del Conviy, il convoglio di terra della Global Sumud Flotilla, detenuta per un mese insieme ad altri dieci attivisti in Libia, rientrata con la consapevolezza di dover parlare, far conoscere questa situazione, metterla a disposizione. L’evento è stato organizzato dalla pro loco di Casalborgone in collaborazione con l’amministrazione comunale e ha visto una bella partecipazione. Oltre Dina, che avevamo già incontrato qui, hanno partecipato Maria Elena Delia portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Irdi Memaj di Emercency rientrato un mese fa dalla Striscia, Chiara Panzacchi di Sanitari per Gaza e il gruppo Castelnuovo per la Palestina. Ha chiuso l’evento la proiezione del documentario: GAZA: DOCTORS UNDER ATTACK, l’indagine sulla distruzione sistematica del sistema sanitario della Striscia operata colpendo parimenti strutture e operatori. Sono 74 minuti che ripercorrono ciò che è avvenuto nella Striscia di gaza dal 7 ottobre 2023 fino a inizio 2025. Poco più di un’ora che sono come tanti pugni. Non è la storia di una guerra, è la storia di un genocidio pianificato anche sul lungo termine. Demolendo le strutture ospedaliere si toglie la possibilità di curare nell’immediato, uccidendo il personale sanitario si rende difficile curare per molti più anni perché non ci sarà nessuno in grado di farlo. Il sistema di aggressione usato è stato quasi sempre lo stesso: prima viene colpita la zona intorno all’ospedale, la struttura si riempie di persone, feriti e familiari, a questo punto parte l’attacco verso la struttura stessa, con l’ingresso diretto delle forze armate all’interno degli ospedali per rintracciare i tunnel sotterranei, nascondiglio di Hamas. Questo modalità ha portato a moltissimi arresti e uccisioni e la chiusura della struttura stessa tanto che prima del 7 ottobre 2023 erano presenti 36 ospedali ridotti a 9 nel pieno della cruenza aggressiva dell’Idf. In alcuni casi i medici sono stati deliberatamente presi di mira anche al di fuori della struttura sanitaria. Le persone arrestate venivano poi condotte nei centri di detenzione israeliane dove la quotidianità è violenza e sopruso abituale. Questo è quel che sta patendo il dottor Hussam Abu Safiya. Pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan è stato arrestato il 27 dicembre 2024. Anche a lui si fa riferimento nel documentario, da allora è ancora trattenuto ma le notizie sono poche e quelle poche per nulla positive. La distruzione volontaria e sistematica del sistema sanitario e dei suoi operatori è quello che Chiara Panzacchi di Sanitari per Gaza ci dice essere stata denominata Sanitaricidio. Com’è adesso la situazione nella Striscia? La tregua è finta ma la situazione è ancora gravissima. lo racconta Irdi Memaj il dottore del Papa Giovanni di Bergamo che ha lavorato con Emergency nella striscia ed è recentemente rientrato. A Gaza Emergency è presente dall’agosto del 2024 e gestisce la clinica di salute primaria ad al-Qarara, dove ha lavorato il dottor Irdi, e attività di supporto all’Ambulatorio di al-Mawasi Il dottor Memaj ha definito quello che si vive adesso a Gaza un “conflitto a bassa intensità”, non pace. La Striscia è un fazzoletto di terra: sono 40 km di lunghezza con una larghezza che va dai 6 ai 12 km, piccola ma densamente popolata anche dopo le migliaia di morti provocati da continui attacchi e bombardamenti. Tra l’altro la popolazione avrebbe avuto diritto al 50% del territorio ma Israele sta continuamente rosicchiando questo limite e attualmente sono al 70% di occupazione. Le case sono quasi completamente distrutte, le tende ovunque, mancano bagni ed elettricità. La vita quotidiana dei gazawi è una continua lotta, contro i bombardamenti, e una continua coda, per i beni di prima necessità. Ci si mette in fila per il cibo, per l’acqua da bere e per l’acqua con cui lavarsi. L’acqua manca la quantità disponibile pro capite è ben al di sotto la soglia minima stabilita. Nonostante questo non si riescono ad avere i pezzi di ricambio per ripristinare gli impianti di desalinizzazione, molti dei quali andati distrutti. Le attività produttive sono interrotte, il lavoro così come possiamo intenderlo noi, inesistente. Il 40% dei pazienti della clinica è sotto i 14 anni. Il 10% dei bambini tra i 6 mesi e i 5 anni sono malnutriti. Oltre le ferite dovute a bombe e proiettili un grosso problema è la mancata possibilità di cura di patologie che in altri luoghi sarebbero curabili. Il dottor Memaj ha voluto ricordare il caso di una giovane di 18 anni Yasmine affetta da una grave forma di polmonite. La clinica di Emergency la sera chiude. Effettuato il trasferimento in ospedale, a breve arrivò la notizia del bombardamento della struttura. Cosa è successo a Yasmine? Il dottore non lo ha raccontato. Ha raccontato però un altro frammento di quotidianità che ha vissuto a Gaza. Cosa succede prima di un bombardamento? Viene emesso un ordine di evacuazione: tra i 15 minuti e le due ore si deve abbandonare la zona interessata, dopo il bombardamento si può tornare e vedere se la propria casa è rimasta in piedi. Alcuni colleghi gazawi non vanno più via, gli ordini di evacuazione sono talmente frequenti che, esasperati, non scappano neppure più. Cosa possiamo fare, noi europei, di fronte a tutta questa violenza? Per rispondere torniamo all’inizio dell’incontro e alla testimonianza di una persona che a questa domanda una risposta l’ha data. Dina Alberizia ha partecipato alla spedizione via terra della Global Sumud Flotilla, insieme ad attivisti provenienti da otto nazioni diverse. Dovevano attraversare la Libia ma sono stati fermati. Una piccola delegazione, dieci di loro tra cui Dina Alberizia e Domenico Centrone, si era mossa per  provare a mediare un accordo con il governo locale in quanto spedizione umanitaria, in teoria difesa dal diritto internazionale. Sono invece stati arrestati e trattenuti per un mese in una struttura dei servizi segreti. I beni di prima necessità che trasportavano sono ancora fermi là, in Libia. Dina ha raccontato che sono stati trattati da “detenuti privilegiati”, non avendo subito tortura fisica. Però la spedizione umanitaria è stata bloccata, indifferenti alla protezione prevista dal diritto internazionale. Proprio questa è una delle cose più gravi che stanno avvenendo. Sta vincendo la legge del più forte, ma se, con il nostro silenzio avvalliamo questo stato di cose, perdiamo tutto il lavoro fatto dalla conclusione della seconda Guerra Mondiale. Oggi la legge del più forte sta prevaricando un’intera popolazione in Palestina, domani potrà accadere in qualunque altra parte del mondo. Per mobilitarsi non è necessario partire e viaggiare su un convoglio via mare o terra. La partecipazione in qualcunque forma è importante, anche nelle cose più piccole, tutte valgono nello stesso modo. Possiamo farlo tutti e tutte, tutto serve. Si può partire, si possono sostenere le realtà che collaborano con chi porta aiuti in queste zone, partecipando alle iniziative di proteste e soprattutto boicottando tutto ciò che con l’economia di guerra guadagna e prospera. Un esempio è il boicottaggio dei prodotti dell’azienda farmaceutica Teva, un colosso che produce farmaci generici venduti in ogni parte del mondo. Teva sostiene apertamente i militari dell’IDF, offrendo sostegno psicologico e supporto. Tra le realtà che sostengono i palestinesi e presenti alla serata, oltre a Emergency c’era anche il gruppo Castelnuovo per la Palestina. Alcuni attivisti dell’associazione hanno presentato la loro mission: “diffondere la cultura e la storia palestinesi”. Per farlo sostengono la comunità di Sebastia, vicino Nablus in Cisgiordania. Ritrovano una somiglianza tra quel paese e il loro, numero di abitanti sui 3500, attività agricole, anche la presenza di una personalità religiosa, Don Bosco qui, a Sebastia fu sepolto Giovanni il Battista. Spesso organizzano momenti d’incontro tra le loro comunità, cercando di aiutarli a superare le difficoltà di un’aumentata aggressività dei coloni: hanno mandato piantine per le coltivazioni che la non riuscivano a reperire, hanno mandato kit di automedicazione e adesso stanno cercando di mandare materiali non infiammabili essendo il fuoco uno degli strumenti più utilizzati dai coloni per attaccarli. Per questo hanno sempre aperta una raccolta fondi organizzando anche momenti diretti di sensibilizzazione. * Per maggiori informazioni sulla Global Sumud Flotilla a livello globale qui: per la delegazione italiana qui: e per il gruppo piemontese: mail: globalsumudit_piemonte@proton.me * Per maggiori informazioni sul gruppo di Castelnuovo Don Bosco: Instagram: @castelnuovoperlapalestina Mail: castelnuovoperlapalestina@proton.me * Per maggiori informazioni sul BDS Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni per il popolo palestinese, anche in merito all’azienda Teva Gruppi locali e associazioni aderenti a BDS Italia – tabella – BDS Italia * Per informazioni relative al gruppo Sanitari per Gaza: https://www.instagram.com/sanitari.per.gaza?igsh=dTh0ZTk4NHI0N21x * Per il dottor Hussam Abu Safiya è attiva la raccolta firme di Amnesty International. Gaza: libertà per il dottor Hussam Abu Safiya – Appelli – Amnesty International Italia Sara Panarella
July 25, 2026
Pressenza