Tag - detenzione

Viaggio nell’inferno della Dozza
E' un quadro drammatico quello che emerge dalla visita effettuata ieri da diverse associazioni. Ma il rischio è che la situazione possa ancora peggiorare. Da parte nostra, intanto, una domanda al Garante regionale dei detenuti: cosa c'entra il suo incarico con i problemi della Penitenziaria?
Libertà per il dottor Hussam Abu Safiya
Ieri, martedì 14 luglio, la Ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper ha condannato la continua detenzione da parte delle autorità israeliane del dottor Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan nel nord di Gaza, sottolineando la profonda preoccupazione del Regno Unito per il suo caso. Durante un’audizione davanti alla Commissione Affari Esteri del Parlamento britannico, Cooper ha ribadito di ritenere Israele responsabile delle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario a Gaza. Le sue dichiarazioni sono giunte in risposta alle domande dei membri della commissione in merito alla detenzione senza accuse di Abu Safiya nelle carceri israeliane da quasi 18 mesi, nonostante le Nazioni Unite l’abbiano definita una violazione del diritto internazionale. “Israele sembra non voler ascoltare”, ha affermato Cooper. “La situazione del dottor Hussam Abu Safieh è drammatica e potrebbe morire in prigionia.” Ha aggiunto che il governo britannico sta seguendo da vicino il caso e ha espresso preoccupazione per la detenzione di personale medico in condizioni prive di trasparenza. La ministra britannica ha proseguito affermando che il caso del dottor Hussam Abu Safiya è particolarmente preoccupante perché “era un medico che forniva assistenza sanitaria alle persone”, e ha aggiunto che il suo caso ha attirato l’attenzione internazionale e che “il governo israeliano dovrebbe essere ritenuto responsabile delle decisioni prese.”   ANBAMED
July 15, 2026
Pressenza
Tortura, detenzione e diniego del servizio civile: l’EBCO esorta l’Ucraina a rispettare il diritto all’obiezione di coscienza
L’Ufficio Europeo per l’Obiezione di Coscienza (EBCO) condanna la tortura e la morte, avvenuta mentre era in custodia militare, dell’obiettore di coscienza ucraino Dmytro Koval e chiede all’Ucraina di porre immediatamente fine alla persecuzione, alla detenzione arbitraria e ai maltrattamenti nei confronti degli obiettori di coscienza, di adottare una legislazione che garantisca il servizio civile alternativo in tempo di guerra e di assicurare che venga fatta giustizia per tutti gli abusi commessi durante la mobilitazione. Siamo profondamente preoccupati per una recente notizia diffusa dai media ucraini riguardante la tortura fino alla morte dell’obiettore di coscienza Dmytro Koval e di altre persone, almeno 26 in totale, presso il reggimento d’assalto di Skelya. Pur accogliendo con favore l’annuncio dell’avvio di un’indagine ufficiale, sottolineiamo che ciò non è sufficiente per garantire che i responsabili delle torture inflitte agli obiettori di coscienza in questo e in altri casi rispondano delle proprie azioni. L’Ucraina deve impedire il ripetersi di tali incidenti modificando l’attuale politica volta a costringere con la forza le persone a cambiare la propria religione o il proprio credo, se incompatibili con il servizio nelle Forze Armate ucraine, in violazione degli articoli 7 e 18, paragrafo 2, del Patto internazionale sui diritti civili e politici, che devono essere pienamente rispettati in tempo di guerra e non possono essere oggetto di deroghe. Deploriamo che l’Ucraina non abbia rispettato l’impegno previsto dalla Roadmap per lo Stato di diritto di adottare, nel secondo trimestre del 2026, una legge che preveda un servizio alternativo non militare in tempo di guerra, e che tale impegno fosse limitato esclusivamente alla tutela degli obiettori di coscienza per motivi religiosi, discriminando i pacifisti non religiosi. Esprimiamo preoccupazione per il fatto che il progetto di legge impreciso, discusso durante la riunione a porte chiuse dei funzionari senza la partecipazione della società civile, dal titolo «Discussione sull’opportunità di introdurre un meccanismo per lo svolgimento del servizio alternativo (non militare) in condizioni di legge marziale», tenutasi presso l’Ufficio del Presidente dell’Ucraina il 17 febbraio 2026, fosse restrittivo e discriminatorio, non conforme agli standard internazionali e che, alla fine, anche in questa forma di compromesso, non abbia raggiunto la fase di approvazione da parte del governo, per non parlare dell’adozione da parte del Parlamento. Ancora più preoccupante è stata la motivazione addotta per la mancata ottemperanza agli obblighi, ovvero: il Ministero della Difesa e lo Stato Maggiore «insistono categoricamente» affinché il servizio «alternativo» venga svolto in posizioni non combattenti all’interno delle Forze Armate dell’Ucraina. Questa posizione è in profonda contraddizione con le convinzioni religiose di un numero significativo di obiettori di coscienza ucraini. Più di un centinaio di obiettori di coscienza sono stati arrestati in seguito a decisioni giudiziarie lo scorso anno, mentre migliaia sono trattenuti con la forza nelle unità militari. Le punizioni per l’obiezione di coscienza, le detenzioni arbitrarie e gli atti di violenza sono state segnalate dall’ONU, dal Consiglio d’Europa e dai Commissari parlamentari ucraini per i diritti umani, dalla Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sull’Ucraina e da altri organismi per i diritti umani. Come documentato anche nel nostro rapporto annuale, queste violazioni devono essere interpretate nel contesto più ampio della progressiva riduzione dello spazio civico per le voci pacifiste e contro la guerra in Ucraina, compresa la persecuzione illegale nei confronti di Yurii Sheliazhenko, segretario esecutivo del Movimento pacifista ucraino, arruolato con la forza e torturato per la sua fede quacchera. Yurii ha proposto diverse riforme che devono essere prese seriamente in considerazione dal governo ucraino, come l’obbligo per gli uffici di leva di fornire telefoni affinché i detenuti possano contattare i propri familiari o un avvocato, e l’esposizione di informazioni sui diritti dei detenuti, compreso il diritto all’obiezione di coscienza. Il suo caso dimostra che la repressione dell’obiezione di coscienza non si limita al rifiuto individuale del servizio militare, ma colpisce anche coloro che documentano le violazioni, promuovono la nonviolenza e difendono il diritto di vivere secondo coscienza. Nel rapporto del 2025 della Commissione Europea, si sottolinea che l’Ucraina deve istituire garanzie che proteggano gli individui dal perseguimento penale in caso di obiezione di coscienza, tenendo conto del parere amicus curiae della Commissione di Venezia del marzo 2025. Nel Memorandum sugli elementi relativi ai diritti umani per la pace in Ucraina, Michael O’Flaherty, Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, ha raccomandato all’Ucraina di rispettare gli standard internazionali in materia di obiezione di coscienza, sintetizzati dalla Commissione di Venezia e ha insistito affinché le autorità ucraine istituiscano un meccanismo per prevenire le violazioni dei diritti umani durante la mobilitazione. Accogliamo con favore l’avvio del primo ciclo di negoziati di adesione tra l’UE e l’Ucraina e speriamo che la posizione comune dell’UE, che sottolinea la necessità di rafforzare l’allineamento del quadro giuridico e istituzionale dell’Ucraina con l’acquis dell’UE e gli standard europei in materia di diritti fondamentali, possa essere d’aiuto nel corso dei negoziati. L’EBCO esorta l’Ucraina a: * porre immediatamente fine alla detenzione arbitraria, alla tortura e ai maltrattamenti nei confronti degli obiettori di coscienza; * rilasciare gli obiettori di coscienza e i prigionieri di coscienza attualmente detenuti; * adottare una legislazione che garantisca un servizio alternativo autenticamente civile in tempo di guerra, in conformità con gli standard internazionali; * attuare pienamente le raccomandazioni della Commissione di Venezia, dei meccanismi delle Nazioni Unite per i diritti umani e degli organi del Consiglio d’Europa.  L’EBCO esorta l’Unione Europea a: * assicurarsi che i negoziati di adesione con l’Ucraina includano un esame del rispetto degli standard internazionali in materia di obiezione di coscienza; * garantire l’accesso all’asilo e alla protezione umanitaria per gli obiettori di coscienza che subiscono persecuzioni; * sollecitare il ritiro della recente proposta della Commissione europea di non concedere protezione umanitaria «alle persone appena arrivate che non sono autorizzate dalle autorità ucraine a lasciare l’Ucraina in considerazione dei loro obblighi militari» Per ulteriori informazioni si prega di contattare: Daniele Taurino, Presidente dell’EBCO, ebco@ebco-beoc.org, +39 3283736667 Sam Biesemans, vicepresidente dell’EBCO, ebco.brussels@skynet.be, +32 477268893 Yurii Sheliazhenko, Movimento pacifista ucraino, shelya.work@gmail.com, +380 97 3179326   Redazione Italia
July 8, 2026
Pressenza
Fermata la spedizione di terra della Flotilla in Libia
10 attivistx del Global Sumud Land Convoy sono attualmente detenutx in Libia. L’allerta è stata lanciata poche ore fa della Global Sumud Flotilla. Viene chiesto il rilascio immediato di tutte le persone arrestate, nonché il passaggio del convoglio verso Gaza. Tra loro c’è anche Leonarda Alberizia, Dina, di Albugnano, partita da Torino il 5 maggio e che in questi giorni si era separata dal convoglio per negoziare al checkpoint di Sirte il passaggio degli aiuti. Venerdì Dina aveva condiviso con noi un breve aggiornamento, così come in altre occasioni aveva raccontato sulle frequenze di blackout della Flotilla. Riportiamo gli ultimi aggiornamenti ricevuti, in cui ci descrive il Land Convoy partito verso Gaza il 15 maggio. Circa 300 persone, tra cui personale specializzato, con vari automezzi, ambulanze e materiale umanitario. Venerdì il gruppo era accampato tra la Libia Ovest e quella Est, a circa 9 km dal valico di Sirte. Ci parla dei loro contatti con Gaza e il bisogno di mobilitarsi come equipaggi di terra, in tutto il mondo, per Gaza e la Palestina tutta. Come sempre, tuttx liberx! Dina libera!
Fermata la spedizione di terra della Flotilla in Libia
10 attivistx del Global Sumud Land Convoy sono attualmente detenutx in Libia. L’allerta è stata lanciata poche ore fa della Global Sumud Flotilla. Viene chiesto il rilascio immediato di tutte le persone arrestate, nonché il passaggio del convoglio verso Gaza. Tra loro c’è anche Leonarda Alberizia, Dina, di Albugnano, partita da Torino il 5 maggio e che in questi giorni si era separata dal convoglio per negoziare al checkpoint di Sirte il passaggio degli aiuti. Venerdì Dina aveva condiviso con noi un breve aggiornamento, così come in altre occasioni aveva raccontato sulle frequenze di blackout della Flotilla. Riportiamo gli ultimi aggiornamenti ricevuti, in cui ci descrive il Land Convoy partito verso Gaza il 15 maggio. Circa 300 persone, tra cui personale specializzato, con vari automezzi, ambulanze e materiale umanitario. Venerdì il gruppo era accampato tra la Libia Ovest e quella Est, a circa 9 km dal valico di Sirte. Ci parla dei loro contatti con Gaza e il bisogno di mobilitarsi come equipaggi di terra, in tutto il mondo, per Gaza e la Palestina tutta. Come sempre, tuttx liberx! Dina libera!
May 25, 2026
Radio Blackout
Visita delle avvocate di Adalah a Thiago e Saif: segnalazioni di minacce di morte e detenzione prolungata
A seguito di una visita appena conclusasi presso il centro di detenzione di Shikma da parte delle avvocate di Adalah, Hadeel Abu Salih e Lubna Tuma, Adalah lancia l’allarme riguardo agli abusi psicologici e ai maltrattamenti subiti dagli attivisti della Global Sumud Flotilla (GSF) Thiago Ávila e Saif Abukeshek. Entrambi gli attivisti sono giunti al sesto giorno di sciopero della fame (bevono solo acqua) per protestare contro il loro sequestro illegale da parte della marina israeliana in acque internazionali mentre erano impegnati in una missione umanitaria volta a sfidare l’illegale blocco su Gaza. Thiago Ávila ha riferito di essere stato sottoposto a ripetuti interrogatori della durata massima di otto ore. Gli interrogatori lo hanno minacciato esplicitamente, affermando che sarebbe stato «ucciso» o avrebbe «trascorso 100 anni in carcere». Entrambi gli attivisti sono detenuti in isolamento totale. Le loro celle sono sottoposte a un’illuminazione costante ad alta intensità 24 ore su 24, una pratica nota dell’Israeli Prison Service (IPS) specificamente studiata per indurre privazione del sonno e disorientamento sensoriale. Inoltre, Thiago ha riferito di essere detenuto a temperature estremamente basse. Vengono tenuti bendati in ogni momento ogni volta che vengono spostati fuori dalle loro celle, anche durante le visite mediche. Adalah sottolinea che bendare un paziente durante una visita costituisce una grave violazione degli standard etici medici. Gran parte dell’interrogatorio si è concentrato sulla Global Sumud Flotilla, una missione umanitaria pacifica, il che conferma che la detenzione costituisce un tentativo di criminalizzare gli aiuti umanitari e la solidarietà. Le avvocate di Adalah sono in attesa di sapere se domani verrà presentata una richiesta di proroga della detenzione e continuano a chiedere il loro rilascio immediato e incondizionato e la fine di questi procedimenti illegali. Per gli ultimi aggiornamenti, seguite il canale WhatsApp di Adalah:  https://whatsapp.com/channel/0029Vb6ReXG8PgsLxkVY643j     Global Movement to Gaza
May 4, 2026
Pressenza
Tribunale israeliano prolunga di due giorni la detenzione di Thiago Avila e Saif Abukeshek
Il Tribunale di Ashkelon ha prorogato oggi di due giorni, fino a martedì 5 maggio 2026, la detenzione degli attivisti della Global Sumud Flotilla Thiago Avila e Saif Abukeshek. La decisione fa seguito al loro rapimento illegale da parte della marina israeliana in acque internazionali, avvenuto il 30 aprile. Durante l’udienza, il pubblico ministero israeliano ha richiesto una proroga della detenzione degli attivisti di quattro giorni, presentando un elenco di presunti reati, tra cui assistenza al nemico in tempo di guerra, contatti con un agente straniero, appartenenza e fornitura di servizi a un’organizzazione terroristica e trasferimento di beni per conto di un’organizzazione terroristica. Gli avvocati di Adalah, Hadeel Abu Salih e Lubna Tuma, hanno sostenuto davanti al tribunale che l’intero procedimento legale è fondamentalmente viziato e privo di fondamenti giuridici. Hanno contestato la giurisdizione dello Stato, affermando che non esiste alcuna base giuridica per l’applicazione extraterritoriale di questi reati alle azioni di cittadini stranieri in acque internazionali. Hanno sostenuto che l’uso da parte dello Stato di questi gravi sospetti legati alla sicurezza nazionale costituisce una misura ritorsiva contro i leader degli attivisti umanitari e hanno chiesto il loro rilascio immediato e incondizionato. Adalah ha inoltre sottolineato che non solo il signor Avila e il signor Abukeshek sono stati sequestrati in acque internazionali senza alcuna autorità giurisdizionale, ma hanno anche testimoniato di gravi abusi fisici, assimilabili a torture, tra cui percosse, isolamento e bendaggio degli occhi per giorni in mare. Adalah ha precisato che non sono state avanzate accuse formali contro nessuno dei due attivisti; entrambi si trovano ancora nella fase preliminare dell’indagine e sono tuttora sotto interrogatorio. Sia il signor Avila che il signor Abukeshek saranno trasferiti nuovamente al centro di detenzione di Shikma in Israele (Ashkelon), dove rimarranno in isolamento. Entrambi gli attivisti continuano lo sciopero della fame per protestare contro la loro detenzione illegale e i maltrattamenti subiti. Global Movement to Gaza
May 3, 2026
Pressenza
NO CPR: CONTINUA L’ORRORE QUOTIDIANO. “NON POSSONO ESSERE MIGLIORATI, MA SOLO CHIUSI”
Episodi di autolesionismo, tentativi di suicidio e condizioni di forte sofferenza psicologica vengono segnalati con crescente frequenza all’interno dei Centri per Rimpatrio. “È questo orrore quotidiano, che io definisco una drammatica normalità, che caratterizza questi luoghi” commenta ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Nicola Cocco, medico della Rete Mai più Lager – No ai CPR e di SIMM, Società Italiana di Medicina delle Migrazioni “Ci tengo a far emergere il discorso della normalizzazione che è una delle dinamiche più pericolose che riguarda i luoghi di sofferenza e di violenza istituzionale che sono diventati i CPR. Cioè: per chi lavora all’interno del CPR, per chi si occupa della sicurezza, ma anche della salute; la sofferenza di queste persone, la mancanza di una prospettiva di vita di queste persone è diventata talmente normale che anche solo dai pochi secondi dei video che noi abbiamo messo sulla nostra pagina Facebook, potete notare come sia quasi una routine la persona che cerca di impiccarsi, la persona che viene trasportata di corsa sulla barella perché si è tagliato, la persona che viene trasportata di corsa su una sedia a rotelle perché si è fatto male. E questa è la normalizzazione di un ambiente violento che è quanto di più pericoloso possa esistere in un contesto sociale”. La detenzione amministrativa prolungata (fino a 18 mesi) incide profondamente sulla salute mentale e fisica, studi internazionali infatti mostrano come all’aumentare del tempo di trattenimento crescano anche i disturbi psicologici. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Nicola Cocco, medico della rete Mai più Lager – No ai CPR e della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni con una lunga esperienza come medico nelle carceri e nel CPR. Ascolta o scarica.
March 31, 2026
Radio Onda d`Urto