Tag - detenzione

Fermata la spedizione di terra della Flotilla in Libia
10 attivistx del Global Sumud Land Convoy sono attualmente detenutx in Libia. L’allerta è stata lanciata poche ore fa della Global Sumud Flotilla. Viene chiesto il rilascio immediato di tutte le persone arrestate, nonché il passaggio del convoglio verso Gaza. Tra loro c’è anche Leonarda Alberizia, Dina, di Albugnano, partita da Torino il 5 maggio e che in questi giorni si era separata dal convoglio per negoziare al checkpoint di Sirte il passaggio degli aiuti. Venerdì Dina aveva condiviso con noi un breve aggiornamento, così come in altre occasioni aveva raccontato sulle frequenze di blackout della Flotilla. Riportiamo gli ultimi aggiornamenti ricevuti, in cui ci descrive il Land Convoy partito verso Gaza il 15 maggio. Circa 300 persone, tra cui personale specializzato, con vari automezzi, ambulanze e materiale umanitario. Venerdì il gruppo era accampato tra la Libia Ovest e quella Est, a circa 9 km dal valico di Sirte. Ci parla dei loro contatti con Gaza e il bisogno di mobilitarsi come equipaggi di terra, in tutto il mondo, per Gaza e la Palestina tutta. Come sempre, tuttx liberx! Dina libera!
Fermata la spedizione di terra della Flotilla in Libia
10 attivistx del Global Sumud Land Convoy sono attualmente detenutx in Libia. L’allerta è stata lanciata poche ore fa della Global Sumud Flotilla. Viene chiesto il rilascio immediato di tutte le persone arrestate, nonché il passaggio del convoglio verso Gaza. Tra loro c’è anche Leonarda Alberizia, Dina, di Albugnano, partita da Torino il 5 maggio e che in questi giorni si era separata dal convoglio per negoziare al checkpoint di Sirte il passaggio degli aiuti. Venerdì Dina aveva condiviso con noi un breve aggiornamento, così come in altre occasioni aveva raccontato sulle frequenze di blackout della Flotilla. Riportiamo gli ultimi aggiornamenti ricevuti, in cui ci descrive il Land Convoy partito verso Gaza il 15 maggio. Circa 300 persone, tra cui personale specializzato, con vari automezzi, ambulanze e materiale umanitario. Venerdì il gruppo era accampato tra la Libia Ovest e quella Est, a circa 9 km dal valico di Sirte. Ci parla dei loro contatti con Gaza e il bisogno di mobilitarsi come equipaggi di terra, in tutto il mondo, per Gaza e la Palestina tutta. Come sempre, tuttx liberx! Dina libera!
May 25, 2026
Radio Blackout
Visita delle avvocate di Adalah a Thiago e Saif: segnalazioni di minacce di morte e detenzione prolungata
A seguito di una visita appena conclusasi presso il centro di detenzione di Shikma da parte delle avvocate di Adalah, Hadeel Abu Salih e Lubna Tuma, Adalah lancia l’allarme riguardo agli abusi psicologici e ai maltrattamenti subiti dagli attivisti della Global Sumud Flotilla (GSF) Thiago Ávila e Saif Abukeshek. Entrambi gli attivisti sono giunti al sesto giorno di sciopero della fame (bevono solo acqua) per protestare contro il loro sequestro illegale da parte della marina israeliana in acque internazionali mentre erano impegnati in una missione umanitaria volta a sfidare l’illegale blocco su Gaza. Thiago Ávila ha riferito di essere stato sottoposto a ripetuti interrogatori della durata massima di otto ore. Gli interrogatori lo hanno minacciato esplicitamente, affermando che sarebbe stato «ucciso» o avrebbe «trascorso 100 anni in carcere». Entrambi gli attivisti sono detenuti in isolamento totale. Le loro celle sono sottoposte a un’illuminazione costante ad alta intensità 24 ore su 24, una pratica nota dell’Israeli Prison Service (IPS) specificamente studiata per indurre privazione del sonno e disorientamento sensoriale. Inoltre, Thiago ha riferito di essere detenuto a temperature estremamente basse. Vengono tenuti bendati in ogni momento ogni volta che vengono spostati fuori dalle loro celle, anche durante le visite mediche. Adalah sottolinea che bendare un paziente durante una visita costituisce una grave violazione degli standard etici medici. Gran parte dell’interrogatorio si è concentrato sulla Global Sumud Flotilla, una missione umanitaria pacifica, il che conferma che la detenzione costituisce un tentativo di criminalizzare gli aiuti umanitari e la solidarietà. Le avvocate di Adalah sono in attesa di sapere se domani verrà presentata una richiesta di proroga della detenzione e continuano a chiedere il loro rilascio immediato e incondizionato e la fine di questi procedimenti illegali. Per gli ultimi aggiornamenti, seguite il canale WhatsApp di Adalah:  https://whatsapp.com/channel/0029Vb6ReXG8PgsLxkVY643j     Global Movement to Gaza
May 4, 2026
Pressenza
Tribunale israeliano prolunga di due giorni la detenzione di Thiago Avila e Saif Abukeshek
Il Tribunale di Ashkelon ha prorogato oggi di due giorni, fino a martedì 5 maggio 2026, la detenzione degli attivisti della Global Sumud Flotilla Thiago Avila e Saif Abukeshek. La decisione fa seguito al loro rapimento illegale da parte della marina israeliana in acque internazionali, avvenuto il 30 aprile. Durante l’udienza, il pubblico ministero israeliano ha richiesto una proroga della detenzione degli attivisti di quattro giorni, presentando un elenco di presunti reati, tra cui assistenza al nemico in tempo di guerra, contatti con un agente straniero, appartenenza e fornitura di servizi a un’organizzazione terroristica e trasferimento di beni per conto di un’organizzazione terroristica. Gli avvocati di Adalah, Hadeel Abu Salih e Lubna Tuma, hanno sostenuto davanti al tribunale che l’intero procedimento legale è fondamentalmente viziato e privo di fondamenti giuridici. Hanno contestato la giurisdizione dello Stato, affermando che non esiste alcuna base giuridica per l’applicazione extraterritoriale di questi reati alle azioni di cittadini stranieri in acque internazionali. Hanno sostenuto che l’uso da parte dello Stato di questi gravi sospetti legati alla sicurezza nazionale costituisce una misura ritorsiva contro i leader degli attivisti umanitari e hanno chiesto il loro rilascio immediato e incondizionato. Adalah ha inoltre sottolineato che non solo il signor Avila e il signor Abukeshek sono stati sequestrati in acque internazionali senza alcuna autorità giurisdizionale, ma hanno anche testimoniato di gravi abusi fisici, assimilabili a torture, tra cui percosse, isolamento e bendaggio degli occhi per giorni in mare. Adalah ha precisato che non sono state avanzate accuse formali contro nessuno dei due attivisti; entrambi si trovano ancora nella fase preliminare dell’indagine e sono tuttora sotto interrogatorio. Sia il signor Avila che il signor Abukeshek saranno trasferiti nuovamente al centro di detenzione di Shikma in Israele (Ashkelon), dove rimarranno in isolamento. Entrambi gli attivisti continuano lo sciopero della fame per protestare contro la loro detenzione illegale e i maltrattamenti subiti. Global Movement to Gaza
May 3, 2026
Pressenza
NO CPR: CONTINUA L’ORRORE QUOTIDIANO. “NON POSSONO ESSERE MIGLIORATI, MA SOLO CHIUSI”
Episodi di autolesionismo, tentativi di suicidio e condizioni di forte sofferenza psicologica vengono segnalati con crescente frequenza all’interno dei Centri per Rimpatrio. “È questo orrore quotidiano, che io definisco una drammatica normalità, che caratterizza questi luoghi” commenta ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Nicola Cocco, medico della Rete Mai più Lager – No ai CPR e di SIMM, Società Italiana di Medicina delle Migrazioni “Ci tengo a far emergere il discorso della normalizzazione che è una delle dinamiche più pericolose che riguarda i luoghi di sofferenza e di violenza istituzionale che sono diventati i CPR. Cioè: per chi lavora all’interno del CPR, per chi si occupa della sicurezza, ma anche della salute; la sofferenza di queste persone, la mancanza di una prospettiva di vita di queste persone è diventata talmente normale che anche solo dai pochi secondi dei video che noi abbiamo messo sulla nostra pagina Facebook, potete notare come sia quasi una routine la persona che cerca di impiccarsi, la persona che viene trasportata di corsa sulla barella perché si è tagliato, la persona che viene trasportata di corsa su una sedia a rotelle perché si è fatto male. E questa è la normalizzazione di un ambiente violento che è quanto di più pericoloso possa esistere in un contesto sociale”. La detenzione amministrativa prolungata (fino a 18 mesi) incide profondamente sulla salute mentale e fisica, studi internazionali infatti mostrano come all’aumentare del tempo di trattenimento crescano anche i disturbi psicologici. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Nicola Cocco, medico della rete Mai più Lager – No ai CPR e della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni con una lunga esperienza come medico nelle carceri e nel CPR. Ascolta o scarica.
March 31, 2026
Radio Onda d`Urto
CPR: IL VIAGGIO DI MARCO CAVALLO PER LA CHIUSURA DEI CENTRI PER RIMPATRIO. PROSSIMA TAPPA A MILANO
È partito ufficialmente il 6 settembre da Gradisca d’Isonzo il viaggio di Marco Cavallo, simbolo di lotta per la libertà e i diritti.  Il gigantesco cavallo azzurro accompagnerà associazioni, gruppi, operatori, comitati e attivisti che denunciano le condizioni dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio italiani, in cui vengono detenute persone migranti in attesa di deportazione. Da tempo vengono denunciate le violenze sistematiche, le condizioni degradanti, gli abusi quotidiani documentati più volte e si chiede la chiusura di questi luoghi di detenzione amministrativa, proprio come veniva chiesta da Franco Basaglia e il suo gruppo la chiusura dei manicomi. La storia di Marco Cavallo inizia infatti il 21 gennaio 1973 dai pazienti e operatori del manicomio di San Giovanni a Trieste durante l’esperienza di Basaglia. In quell’occasione il cavallo azzurro lasciò il ghetto manicomiale di Trieste e centinaia di ricoverati lo seguirono invadendo le strade della città. Il progetto è stato lanciato a febbraio dal Forum Salute Mentale. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Carla Ferrari Aggrada, del direttivo del Forum Salute Mentale. Ascolta o scarica.
September 12, 2025
Radio Onda d`Urto
Il Kosovo e l’esternalizzazione delle frontiere e delle detenzioni
È entrato in vigore il controverso accordo tra Danimarca e Kosovo per il trasferimento (ricollocazione, secondo il linguaggio felpato della diplomazia; deportazione, in pratica, come vedremo in breve) di migranti stranieri detenuti in Danimarca e destinati a essere spostati e detenuti in Kosovo, in cambio di una compensazione di carattere monetario, in quella che si prospetta come una nuova tappa, o una nuova escalation, del processo bilaterale di esternalizzazione delle frontiere, per quello che riguarda la “fortezza Europa”, l’Unione Europea, ed esternalizzazione della detenzione, per quello che riguarda invece il programma di espulsioni forzate che caratterizza la politica migratoria, ad esempio, dell’amministrazione Trump. Cosa prevede tale accordo? Di fatto, uno scambio, preoccupante sotto il profilo dell’umanità e della giustizia,  ossia detenuti in cambio di soldi. Danimarca e Kosovo nel 2022 hanno firmato un trattato “sull’utilizzo del carcere di Gjilan ai fini dell’esecuzione delle sentenze danesi” che consente al governo danese di trasferire fino a 300 cittadini di Paesi terzi per scontare la pena detentiva in Kosovo. Al termine, i detenuti saranno rimpatriati in Danimarca per essere poi espulsi nei loro Paesi di origine. Si prevede che l’accordo rimarrà in vigore inizialmente per cinque anni, con la possibilità di prorogarlo automaticamente per altri cinque anni. L’accordo prevede altresì una compensazione monetaria, in base alla quale il Kosovo riceverà 15 milioni di euro all’anno  mentre, all’entrata in vigore dell’accordo, riceverà ulteriori 5 milioni, come copertura per la fase transitoria, che include la ristrutturazione della struttura penitenziaria e la formazione del personale per corrispondere agli standard danesi. In base all’accordo, infatti, il carcere (in Kosovo) e i detenuti saranno amministrati secondo la giurisdizione danese, mentre il personale di sicurezza sarà vincolato alla giurisdizione kosovara. L’accordo prevede anche l’istituzione della figura di un governatore responsabile della gestione del carcere, anche questa figura conforme al quadro giuridico danese, compresi i suoi obblighi derivanti dalle norme internazionali. Preoccupanti le dichiarazioni delle autorità kosovare, espressione dell’autogoverno di Prishtina. La Ministra della Giustizia Albulena Haxhiu, figura di primo piano dell’autogoverno kosovaro di Albin Kurti e appartenente al suo stesso partito politico, il partito nazionalista Vetëvendosje (Autodeterminazione) ha dichiarato che l’accordo è  economicamente vantaggioso per il Kosovo. Le somme acquisite tramite l’accordo saranno infatti, secondo le indicazioni dell’autogoverno kosovaro, destinate a vari investimenti, mentre l’attuazione dell’accordo consentirà allo stesso sistema penitenziario del Kosovo di migliorare le proprie capacità. Chiaramente, di fronte a queste innumerevoli problematicità, soprattutto dal punto di vista della tutela dei diritti umani, e contraddizioni, specie sotto il profilo della “doppia” giurisdizione, non sono mancate le reazioni e le critiche delle organizzazioni della società civile. Il Consiglio per la Protezione dei Diritti Umani e delle Libertà ha espresso dure critiche all’accordo: «Il governo del Kosovo […] ha firmato un accordo col governo della Danimarca per l’affitto del carcere di Pasjak, Gjilan, dove 300 detenuti, nessuno dei quali è cittadino danese, saranno trasferiti forzatamente e contro la loro volontà in Danimarca. I detenuti, che saranno trasferiti in Kosovo in cambio di un risarcimento simbolico, provengono da Paesi terzi e sono stati condannati per reati gravi e per radicalismo islamico. Il Ministero della Giustizia ha ingannato l’opinione pubblica kosovara nascondendo il profilo dei detenuti che la Danimarca non è riuscita a risocializzare e che pertanto ha spedito in Kosovo. […] «Il carcere di Pasjak, durante il periodo di concessione, è considerato zona extraterritoriale […]. Saranno legalizzati due sistemi penitenziari paralleli, quello del Kosovo e quello della Danimarca […]. Il Consiglio si è fortemente opposto a questo accordo, perché crea pericolosi precedenti che trasformeranno il Kosovo in un grave violatore dei diritti umani e in un deposito per prigionieri e rifugiati illegali provenienti da altri Paesi che li considerano e li trattano come “rifiuti umani”. […] Il Kosovo non può essere trasformato in una colonia di prigionieri e rifugiati illegali che, contro la loro volontà e in violazione dei diritti umani, vi saranno insediati con la forza». D’altro canto, Rados Djurović, direttore del Centro di assistenza per i richiedenti asilo, ha affermato che l’accordo pone le condizioni per molti Paesi «che hanno pensato di potervi collocare anche migranti e rifugiati, oltre che detenuti. Questo ha aperto un vaso di Pandora. […] Queste misure, che riguardano i campi e il trasferimento delle persone fuori dai territori in cui potrebbero chiedere asilo, nei Paesi vicini, sono in realtà un messaggio che le persone non devono nutrire la speranza di rimanere in Europa». Non si tratta di un caso così lontano dalle nostre coste. Il noto accordo Italia-Albania del novembre 2023 prevede che l’Albania ospiti piattaforme di sbarco per persone intercettate durante attraversamenti non autorizzati e soccorsi in mare dalle forze di sicurezza italiane; in base all’accordo, l’Albania concede due aree (Shëngjin e Gjadër) al governo italiano per edificare due strutture detentive, nelle quali sarà applicata la giurisdizione italiana. Non è un caso, dunque, che la magistratura italiana abbia già evidenziato possibili incompatibilità dell’accordo con la Costituzione e con il diritto internazionale, in particolare con quello europeo, in quanto metterebbe seriamente a rischio il diritto d’asilo, il diritto alla salute e il diritto di difesa dei cittadini stranieri. La Corte di Cassazione ha già evidenziato che «la dottrina ha espresso numerosi dubbi di compatibilità con la Costituzione e con il diritto internazionale, soffermandosi poi specificamente sul rapporto tra il Protocollo e il diritto dell’Unione». Inoltre, metterebbe a repentaglio il diritto d’asilo a causa del «dislivello giuridico derivante dall’extraterritorialità», nonché il diritto alla difesa, il cui esercizio sarebbe affidato «alla discrezionalità del “responsabile italiano del centro”», e anche il diritto alla salute, considerando che il livello di assistenza sanitaria albanese non è comparabile con quello italiano e che l’Albania non fa parte dell’Unione Europea. Per di più, lo stesso trattenimento dei migranti, nell’impianto dell’accordo tra Italia e Albania, «non è più previsto come extrema ratio, come previsto dalla disciplina europea», ma rappresenta al contrario «l’unica alternativa indicata dal legislatore, in violazione delle garanzie a tutela della libertà personale». La stessa Unhcr si è impegnata «a garantire che le modalità di attuazione non comportino l’esternalizzazione degli obblighi in materia di asilo e il trasferimento delle responsabilità, che sono contrari al diritto internazionale». Riferimenti: Kosovo – Denmark Agreement Enters into Force: What do you need to know, Re-ACT Lab, 18.03.2025: https://www.re-actlab.org/our-work/re-act-explains/re-act-explains-kosovo-denmark-agreement Djurovic: Agreement with Denmark opened Pandora’s box, Kosovo Online, 06.06.2025: https://www.kosovo-online.com/en/news/politics/djurovic-agreement-denmark-opened-pandoras-box-many-see-kosovo-center-housing-asylum Agreement with Denmark, KMDLNJ reacts, Gazeta Express, 11.06.2025: https://www.gazetaexpress.com/en/Agreement-with-Denmark-reacts-kmdlnj-kosovo-place-for-illegal-prisoners-and-refugees L’accordo Italia-Albania e la nuova frontiera dell’esternalizzazione, Melting Pot Europa, 16.05.2024: https://www.meltingpot.org/2024/05/laccordo-italia-albania-e-la-nuova-frontiera-dellesternalizzazione Migranti, accordo Italia-Albania: per la Cassazione restano “dubbi di costituzionalità”, Sky Tg 24, 29.06.2025: https://tg24.sky.it/cronaca/2025/06/29/migranti-accordo-italia-albania-cassazione Protocollo Italia-Albania: UNHCR svolgerà ruolo di monitoraggio per promuovere e tutelare i diritti umani fondamentali, UNHCR, 14.08.2024: https://www.unhcr.org/it/notizie/comunicati-stampa/protocollo-italia-albania-unhcr-svolger%C3%A0-ruolo-di-monitoraggio-promuovere Gianmarco Pisa
July 6, 2025
Pressenza
Bentornata Nicoletta!
Nella giornata di ieri è stata scarcerata Nicoletta Dosio, dopo più un anno di detenzione domiciliare scontato presso la propria abitazione di Bussoleno finalmente è libera! Più di un anno […] The post Bentornata Nicoletta! first appeared on notav.info.
May 28, 2025
notav.info