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Puntata del 13/01/2026
Il primo argomento della puntata è stato quello degli istituti scolastici tecnico professionali. Infatti in compagnia telefonica di Maria Teresa, docente dell’ istituto Bodoni-Paravia di Torino, abbiamo approfondito le motivazioni che hanno spinto questo collegio di istituto a presentare una mozione che riguarda la “filiera tecnologico professionale”. Quest’ ultima, che prevederebbe un percorso strutturato in […]
Igiene Ambientale: un’altra morte sul lavoro, l’ennesima. Fermiamo il sistema degli appalti
Il nuovo anno è iniziato sulla stessa linea di come è finito quello scorso e cioè con l’ennesima morte sul lavoro: nel pomeriggio di venerdì 9, un nostro collega Halili Xhevdet (di 59 anni) ha perso la vita, schiacciato da un compattatore, nello stabilimento di Sesa – Società Estense Servizi […] L'articolo Igiene Ambientale: un’altra morte sul lavoro, l’ennesima. Fermiamo il sistema degli appalti su Contropiano.
«Dei nostri compagni, di noi»
Giovanni Trimeri sul libro di Ferruccio Brugnaro con le foto di Daniele Resini. A seguire alcuni link. «Non ditemi di non disturbarvi / Non ditemi di non disturbarvi» Bisogna leggerla ancora e sempre ricordarla, la poesia di Ferruccio Brugnaro, una vita da operaio e di militante della poesia sociale. Non sono grida perse negli anni, le sue parole sono messaggi
Dalla strage alla Thyssen … 18 anni di morti sul lavoro!
Da quel dicembre 2007 poco è cambiato: ogni giorno muoiono 4 lavoratori in servizio, 1276 nel 2025 e centinaia di migliaia sono coinvolti in infortuni e malattie professionali collegati al lavoro. E in questi anni molto è peggiorato in conseguenza della precarietà dilagante e dell’espandersi degli appalti in tutti i settori, compresi quelli pubblici. Non sono fatalità, sono la scelta dell’economia capitalista che accetta di sacrificare vite pur di non rispettare diritti, di spendere in protezione e formazione, di regolarizzare i dipendenti. Ad essere colpiti sono soprattutto gli anziani, spesso costretti a lavorare dall’allungamento dell’età pensionabile, i giovani, i migranti e le donne, spesso irregolari o precari, fino ad arrivare ai giovanissimi studenti morti in alternanza scuola-lavoro. Muoiono come in guerra dove gli uomini e le donne sono un elemento secondario. NON VOGLIAMO ACCETTARE QUESTA SITUAZIONE! * Chiediamo una legislazione più stringente sulla sicurezza e, come abbiamo proposto, una legge sul reato di omicidio sul lavoro per colpire duramente le responsabilità di aziende e appaltatori negli incidenti sul lavoro. * Diamo più potere di intervento ad RLS e rappresentanze sindacali sulla sicurezza nei luoghi di lavoro * Potenziamo le strutture di controllo dell’ispettorato del lavoro, delle asl e degli organismi di vigilanza sulla sicurezza del lavoro * Rafforziamo nei contratti nazionali ed aziendali le norme sulla prevenzione. * Riduciamo gli appalti e uniformiamo i trattamenti dei lavoratori che operano nello stesso luogo di lavoro, contrastiamo le manovre del governo Meloni che vorrebbe semplificare le assegnazioni degli appalti e deresponsabilizzare i committenti. * Alziamo i salari ed eliminiamo la somministrazione di lavoro e la precarietà, sia nella legislazione che nella contrattazione, perché la precarietà e il ricatto del salario rendono più difficili le lotte per la sicurezza. Per ridurre gli incidenti occorre cambiare il modo di produrre: la vita delle donne e degli uomini che lavorano devono pesare più che i profitti delle aziende. Sabato 6 dicembre, dalle ore 10.30, si è tenuto il presidio sotto l’Ispettorato Nazionale del Lavoro in via Arcivescovado 9. Contro le morti sul lavoro, contro la precarietà che uccide, contro gli appalti che fanno profitti sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici! Cub – Usb – Si Cobas – Le radici del sindacato alternativa CGIL – Medicina Democratica – Lavoro e Salute – Sinistra Anticapitalista – Partito Comunista dei Lavoratori – Partito Rifondazione Comunista – Partito Comunista Italiano – Potere al Popolo Redazione Torino
Morti sul lavoro, una fiaccolata non basta
Ieri sera, 4 novembre, alcune centinaia di persone, chiamate dalla CGIL, dalla CISL e dalla UIL di Roma e del Lazio, hanno partecipato ad una fiaccolata partita dal Colosseo e arrivata, dopo aver percorso un tratto di Via dei Fori Imperiali, a Largo Matteo Ricci, il luogo del parziale crollo della Torre Medievale dei Conti. La fiaccolata voleva ricordare Octav Stroici, l’operaio rimasto sepolto dalle macerie, estratto in gravissime condizioni dopo oltre undici ore di complesse e intense operazioni di soccorso e successivamente morto in ospedale. In una nota la CGIL, la CISL e la UIL affermano: “E’ un giorno di profondo cordoglio non solo per il mondo del lavoro, ma per tutta la nostra comunità, profondamente ferita da questa tragedia. Octav è morto svolgendo un lavoro gravoso, intenso e pericoloso a 66 anni, un’età in cui non solo si dovrebbe essere dispensati da tali attività, ma in cui si dovrebbe già poter essere in pensione. Ieri, mentre seguivamo con apprensione le operazioni di soccorso, nel nostro Paese altre quattro persone sono morte sul lavoro. Una strage contro la quale serve un’azione decisa da parte delle istituzioni e del sistema delle imprese, per rafforzare e garantire le misure a tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Rivolgiamo un sentito ringraziamento a tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti nelle operazioni di soccorso: con professionalità e dedizione, anche a rischio della propria incolumità, hanno operato senza sosta, offrendo un esempio concreto di come il lavoro debba essere al servizio delle persone, e non fonte di morte e sofferenza. Per Octav e per tutti loro continueremo a batterci affinché il lavoro torni ad essere sinonimo di dignità e sicurezza”. Da parte mia credo che la doverosa mobilitazione di ieri sera sia stata, dal punto di vista della partecipazione, assolutamente inadeguata alla gravità dell’evento.  Il coinvolgimento delle altre categorie dei sindacati confederali è stato minimo ed è completamente mancata la solidarietà e la partecipazione delle sigle dei sindacati di base, che non mi risulta abbiano organizzato iniziative alternative, degli studenti e della associazioni e comitati della “società civile”. Un’occasione persa che chiama in causa tutti coloro che non hanno portato in piazza la propria solidale presenza. A mio parere è indispensabile che tutti i sindacati, confederali e di base, le associazioni democratiche e i partiti di opposizione (giacché quelli di governo nulla fanno se non in negativo a favore delle lavoratrici e dei lavoratori) si siedano ad un tavolo per organizzare una mobilitazione nazionale contro questa continua strage di vite umane, frutto di uno sfruttamento sempre più incontrollato ed espressione del più cinico disprezzo per la vita umana. Questo è del resto il capitalismo ormai sdoganato nelle sue forme più estreme e disumane dal pensiero neoliberista. Mauro Carlo Zanella
Tutela del patrimonio e sicurezza nei cantieri edili e di restauro: tante, troppe fragilità
Octay Stroyci, operaio di 66 anni che lavorava nel cantiere di restauro della Torre dei Conti, è morto in ospedale dopo undici ore trascorse sotto le macerie del doppio cedimento della struttura medievale, che ha causato anche il ferimento di altri lavoratori. All’indomani della tragedia, si grida al disastro, ci si rimpalla le responsabilità e si cerca una spiegazione a un cedimento non solo strutturale, ma anche simbolico del patrimonio culturale di Roma e non solo. Al di là delle polemiche e dello shock nel vedere le macerie di un monumento così importante per la collettività, resta la rabbia per la morte di un uomo che, a 66 anni, ancora lavorava in un cantiere edile — a un’età in cui si dovrebbe già poter andare in pensione, soprattutto in un mestiere tanto usurante. > Questa tragedia riporta con forza al centro del dibattito la questione delle > tutele: delle tutele e delle garanzie di sicurezza nel mondo del lavoro e > della tutela del nostro patrimonio culturale. Da oltre vent’anni assistiamo a una trasformazione radicale, pratica e di senso, nella gestione del patrimonio culturale: si è puntato quasi tutto sulla valorizzazione dei monumenti e dei siti di interesse storico-artistico, a discapito della loro tutela e conservazione. Non che la valorizzazione, se indirizzata agli interessi della collettività, sia di per sé un male; ma in molti avevano già avvertito i gravi rischi di questo approccio. È stato più volte segnalato come la corsa alla valorizzazione, se non accompagnata da interventi ordinari — e non straordinari, come quelli del PNRR — di manutenzione e prevenzione, avrebbe potuto compromettere la sicurezza dei beni stessi e di chi vi lavora. Quando i progetti privilegiano la valorizzazione economica e turistica, mettendo in secondo piano la loro manutenzione, la cura delle loro fragilità strutturali il risultato è prevedibile — e ieri ne abbiamo visto le rovinose conseguenze. Crollano i solai, ma crollano anche certezze che per decenni ci sono state proposte come granitiche. Un modello di gestione piegato spesso agli interessi privati, alla mercificazione e a una valorizzazione che parla quasi esclusivamente il linguaggio del profitto e della turistificazione sembrava l’unico modello perseguibile, l’unico efficace, determinando di fatto un cambiamento più generale del significato stesso della parola “tutela”, per cui il doveroso obiettivo di conservazione dei monumenti, nell’interesse delle comunità di oggi e di domani restava solo sullo sfondo. > Il crollo della Torre dei Conti ha però anche messo in luce non solo la > fragilità delle strutture medievali, ma anche la fragilità e la precarietà del > lavoro legato al patrimonio culturale, dentro e fuori i cantieri. Un lavoro segnato da subappalti, contratti instabili, finte partite IVA, responsabilità sproporzionate per archeologi e addetti ai lavori, e scarse tutele. Operai e tecnici che lavorano spesso in condizioni di rischio, sotto il sole cocente, con controlli di sicurezza ridotti al minimo. Ma al di là degli aspetti tecnici e delle responsabilità specifiche, una cosa è certa: non può esserci alcuna tutela né valorizzazione del nostro patrimonio se non si tutela prima di tutto il lavoro di chi lo conserva e lo protegge, e se non si mette in primo piano la sicurezza e la dignità del lavoro. La copertina è di Grotevriendelijkereus (Flickr) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Tutela del patrimonio e sicurezza nei cantieri edili e di restauro: tante, troppe fragilità proviene da DINAMOpress.
Piemonte. La strage del lavoro
Nei primi otto mesi di quest’anno in Piemonte ci sono stati 53 morti sul lavoro. Lo scorso anno nello stesso periodo erano 46.Una situazione senza via d’uscita e destinata a peggiorare se non ci sarà un cambiamento profondo.Il sistema dei subappalti, il caporalato legalizzato, gli orari infiniti, l’assenza di controlli permettono ai padroni di imporre […]
Morti sul lavoro - Salute e sicurezza
Partendo dai dati dell'Osservatorio indipendente di Bologna sui morti sul lavoro si è sviluppato un dibattito in studio, arricchito da interventi di ascoltatrici e ascoltatori, sulla condizione nei luoghi di lavoro e le possibilità di costruire conflitto sul tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
OMICIDI SUL LAVORO: LUNEDì 13 OTTOBRE PRESIDIO A BRESCIA CON FAMIGLIARI E AMICI DI MIRKO “SICK” SERPELLONI
Lunedì 13 ottobre a Brescia presidio dalle ore 18.30 alle ore 20.30 per “sensibilizzare sul tema delle morti sul lavoro”, con famigliari e amici di Mirko “Sick” Serpelloni, 27enne morto di lavoro nel settembre 2003 sotto la Prefettura di piazza Paolo VI (piazza Duomo) a Brescia. “In occasione della Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, istituita dall’Anmil vogliamo manifestare per fare in modo che le cose cambino. Troppe vite sono sacrificate ogni giorno per la mancanza di sicurezza. Troppi lavoratori e lavoratrici muoiono ogni giorno sul lavoro. Troppe persone non hanno più una voce. Tocca a noi chiedere ai datori di lavoro ed alle istituzioni di garantire il rispetto delle norme sulla sicurezza. I lavoratori e le lavoratrici devono pretendere di poter lavorare in sicurezza. Le morti sul lavoro continuano ad aumentare e non possiamo stare in silenzio, soprattutto oggi. Morire di lavoro in Italia, nel 2025 non è normale, non è giusto ed è evitabile. La nostra presenza in piazza da una voce a Mirko ed a tutte le persone che non ne hanno più una. Familiari ed amici non smetteranno mai di chiedere il rispetto della vita sul luogo di lavoro”. Mirmo, noto sui social come “Mirko Sick”, era un appassionato di musica elettronica nonché un apprezzato illustratore; è morto nel settembre 2023, a soli 27 anni, per le ferite riportate dopo essere precipitato da 6 metri d’altezza, a seguito del crollo di un lucernario sul tetto della Errepi Interni di Manerbio sul quale stava lavorando. L’udienza preliminare del processo per omicidio colposo si è svolta nell’ottobre 2024 e si è  conclusa con alcuni rinvii a giudizio: clicca qui per la vicenda giudiziaria, ancora in corso. Sul presidio di lunedì 13 ottobre su Radio Onda d’Urto l’intervista a Maruska, la mamma di Mirko “Sick” Serpelloni. Ascolta o scarica    
Report dei morti per infortuni sul lavoro dal 1 gennaio al 31 luglio 2025
Ogni 6 ore muore un lavoratore. Il 2025 è l’anno più tragico da quando esiste l’Osservatorio (18 anni) Dati aggiornati al 31 luglio 2025 Dall’inizio dell’anno sono morti 873 lavoratori, di cui 621 sui luoghi di lavoro (esclusi gli incidenti in itinere). Il ritmo delle morti è spaventoso: ogni 6 ore e pochi minuti un lavoratore perde la vita. Se si considerano solo i dati INAIL, che escludono migliaia di lavoratori non assicurati o assicurati con altri enti, le denunce (comprensive di itinere) al 30 maggio 2025 sono appena 389. Un’enorme sottostima della realtà. Regioni italiane con più morti sul lavoro (rapportate alla popolazione) e senza i morti in itinere che è opportuno mettere a parte per non creare confusione. INAIL li diffonde insieme Regione (dalla peggiore) Morti Popolazione Morti/milione (senza itinere) 1 Abruzzo 31 1.280.000 24,2 2 Basilicata 10 540.000 18,5 3 Trentino-Alto Adige 15 1.080.000 13,9 4 Toscana 50 3.660.000 13,7 5 Umbria 11 860.000 12,8 6 Emilia-Romagna 56 4.460.000 12,6 7 Liguria 18 1.490.000 12,1 8 Veneto 56 4.850.000 11,5 9 Calabria 19 1.820.000 10,4 10 Campania 58 5.580.000 10,4 11 Puglia 40 3.860.000 10,4 12 Sardegna 16 1.550.000 10,3 13 Marche 15 1.500.000 10,0 14 Friuli Venezia Giulia 12 1.200.000 10,0 15 Sicilia 46 4.870.000 9,4 16 Valle d’Aosta 1 125.000 8,0 17 Piemonte 31 4.250.000 7,3 18 Lombardia 73 10.060.000 7,3 19 Lazio 38 5.630.000 6,7 20 Molise 1 290.000 3,4 Le responsabilità politiche e normative * Jobs Act: dall’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (2015), l’aumento dei morti è stato del 43%. * Appalti a cascata: la legge voluta dal ministro Salvini, entrata in vigore nel giugno 2023, ha provocato un aumento del 15% dei decessi, soprattutto in edilizia e appalti pubblici. Le grandi tragedie degli ultimi tempi * Brandizzo – Ferrovie dello Stato * Suviana – Enel * Calenzano – ENI * Esselunga di Firenze (16 febbraio 2024): 5 operai morti in un cantiere con ben 49 aziende subappaltatrici. * Napoli 3 morti Dati allarmanti del 2025 * Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni. Di questi, il 17% ha più di 70 anni. * Il 32% delle vittime è costituito da lavoratori stranieri i. A loro andrebbe riconosciuta la cittadinanza italiana dopo 5 anni, non ai clandestini, * Molti lavoratori del Sud Italia muoiono in trasferta al Nord. * Le donne muoiono meno sui luoghi di lavoro, ma quasi quanto gli uomini in itinere, spesso per la fretta e la stanchezza nel conciliare lavoro e famiglia. Proposte per la sicurezza e l’equità sociale * Introdurre per legge la flessibilità in entrata e uscita dal lavoro, soprattutto per le madri lavoratrici. * Contrastare il crollo della natalità, causato dal “martirio quotidiano” delle donne con figli. * Lo Stato e gli enti locali dovrebbero riservare posti di lavoro alle madri, come forma concreta di sostegno alla genitorialità. Categorie più colpite * 94 morti per schiacciamento da trattori o mezzi agricoli (erano 143 nel 2024) * 88 autotrasportatori deceduti * 88 morti per fatica o stress da superlavoro (operai, braccianti, medici, infermieri, ecc.) * 48 morti per infortuni domestici * 11 morti durante potatura di alberi * Il 32,5% delle vittime ha più di 60 anni; il 17% oltre 70. * Gli stranieri sotto i 65 anni diventeranno presto la maggioranza delle vittime sui luoghi di lavoro. * Un lavoro quotidiano di memoria e denuncia L’Osservatorio Indipendente di Bologna Morti sul Lavoro è nato il 1° gennaio 2008, all’indomani della strage della Thyssenkrupp di Torino. È il primo e unico osservatorio italiano che monitora tutti i caduti sul lavoro, anche quelli non coperti da INAIL, lavoratori in nero o con assicurazioni diverse. Ogni vittima è registrata con nome, età, professione, nazionalità e luogo della tragedia. Una voce fuori dal coro che rifiuta ogni minimizzazione di fronte a una carneficina  Carlo Soricelli è curatore dell’Osservatorio Nazionale di Bologna Morti sul Lavoro  cadutisullavoro.blogspot.it La Bottega del Barbieri