#stopthegenocideingaza #MSC, crocierismo, #trasporti marittimi e il #genocidio
del popolo #palestinese.
I terminal dell’area dello Stretto di #Messina #gioiatauro
Antonio Mazzeo
Il porto di Messina sta per essere trasformato in uno dei principali hub del
crocierismo nel Mediterraneo.
https://www.academia.edu/169630589/MSC_crocierismo_trasporti_marittimi_e_il_genocidio_del_popolo_palestinese
Tag - trasporti
VERONA: LOGISTICA DI GUERRA E STRATEGIE PER SABOTARLA, STASERA INCONTRO COI FERROVIERI
Cosa possono fare attualmente i lavoratori e le lavoratrici delle ferrovie se
non vogliono essere complici del trasporto di materiale bellico? Se ne parla
questa sera a Verona dove si terrà l’incontro intitolato “Questi binari portano
alla guerra”, una serata di approfondimento con alcuni esponenti di Ferrovieri
contro la guerra.
L’appuntamento è presso la sala della Circoscrizione di via Brunelleschi 12,
quartiere stadio.
Due anni dopo l’accordo Leonardo-RFI, l’azione contro la militarizzazione delle
Ferrovie non si ferma. Lo mette nero su bianco anche il numero di aprile del
bollettino dei ferrovieri contro la guerra. La rivista evidenzia come con i
piani di riarmo europei, in cui l’Italia si è inserita pienamente, le
infrastrutture ferroviarie sono e saranno sempre più dedicate al trasporto anche
di materiale bellico. “E questo dovrebbe avvenire anche con la complicità dei
ferrovieri: sia per quanto riguarda i macchinisti che dovranno portare, e che
già tutt’ora stanno portando, materiale bellico e sia per quanto riguarda le
infrastrutture che si stanno adeguando per il trasporto di questo materiale”.
Le anticipazioni dei contenuti dell’incontro con Carlo che co-organizza
l’iniziativa. Ascolta o scarica
Manifestazione 1^ maggio 2026
IL PRIMO MAGGIO SCENDIAMO TUTTI IN PIAZZA SU QUESTI OBBIETTIVI PER PREPARARE
L’INIZIATIVA NAZIONALE DEL 16 MAGGIO A MILANO E LO SCIOPERO GENERALE DEL 29
MAGGIO 2026:
👉 contro ogni restrizione della libertà di sciopero e contro la legge 146/1990,
che con la scusa dei servizi pubblici essenziali ingabbia in numerosi settori
l’efficacia dello sciopero, unica arma per difendere le nostre condizioni di
vita e di lavoro
👉 contro i decreti sicurezza del governo Meloni e contro l’economia di guerra
che già oggi per centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici vuol dire
salari più bassi, orari più lunghi, ritmi più alti e un clima generale più
oppressivo e repressivo nei luoghi di lavoro
👉 contro le guerre imperialiste, che estendono sempre di più la loro portata e
violenza: dall’aggressione all’Iran e alle popolazioni di tutto il Medio
Oriente, a partire dal genocidio palestinese, alla continuazione della guerra in
Ucraina, passando per le aggressioni al Venezuela, la lacerazione del Sudan e
innumerevoli altri conflitti che ci trascinano lentamente verso una deriva di
guerra globale
👉 contro la precarietà sempre più diffusa, di cui sono protagoniste le agenzie
interinali e il sistema degli appalti e subappalti, l’abbattimento dei servizi
pubblici di cui usufruiscono per primi lavoratori e lavoratrici in favore delle
spese militari, il ricatto dei salari da fame e della disoccupazione senza
garanzia salariale
👉 per forti aumenti di salario che recuperino le mensilità perse con il
carovita e la riduzione di orario di lavoro a parità di salario per contrastare
i licenziamenti dovuti agli aumenti di produttività
Il 1 maggio è una giornata di lotta internazionale, uniamoci per migliorare le
nostre condizioni!
SI COBAS NAZIONALE
L'articolo Manifestazione 1^ maggio 2026 proviene da S.I. Cobas - Sindacato
intercategoriale.
Le troppe falle nella cybersicurezza dei trasporti italiani
Immagine in evidenza rielaborata con IA
Quanto è difficile parlare di cybersicurezza con le aziende. E ciò vale anche
per quelle dei trasporti: un settore in apparenza lontano dagli attacchi dei
cracker, ma che mostra invece parecchie vulnerabilità oltre a un ampio
potenziale di rischio. Provare ad affrontare il tema della sicurezza informatica
con alcune delle più grandi realtà del paese produce come minimo un
irrigidimento; nel peggiore dei casi, il silenzio. Mail senza risposta, telefoni
che squillano a vuoto, repliche vaghe: quasi nessuno si presta a rispondere alle
domande del cronista, e molti si eclissano dopo un primo contatto di prammatica.
LA CYBERSICUREZZA DELLE AUTOSTRADE ITALIANE
Prendiamo Autostrade per l’Italia (ASPI), la stessa società che qualche anno fa
(non molti: era il 2018) finì sotto la lente di ingrandimento per il caso del
ponte Morandi, crollato a Genova a metà agosto. Un disastro che aveva sollevato
interrogativi profondi sui sistemi di controllo e sulla cultura della sicurezza
del gruppo. Ci si aspetterebbe che queste procedure, fisiche e cyber, siano
diventate il fiore all’occhiello del gruppo. E che – stando così le cose – non
sia un problema comunicarlo all’esterno. Sbagliato. Svariati tentativi di
contatto via email sono caduti nel vuoto. Non va meglio al telefono, con
l’apparecchio dell’ufficio stampa che squilla senza che nessuno risponda. Quando
si attiva la segreteria, lo fa solo per rimandare al medesimo indirizzo di posta
elettronica, che rimane muto.
La società Movyon si definisce il “centro di eccellenza per la ricerca e
innovazione del gruppo ASPI” e offre “soluzioni tecnologiche end-to-end per
gestori di infrastrutture stradali e autostradali, pubbliche amministrazioni e
service provider, supportandoli nella creazione di una mobilità più
intelligente, accessibile, sostenibile e sicura a favore della comunità”. Il
logo si trova, per esempio, sulle sbarre che si alzano e si abbassano ai
caselli.
Sembra la porta giusta a cui bussare per parlare di cybersicurezza con ASPI. Del
resto, la stessa Movyon sviluppa applicazioni tecnologicamente avanzate come
quelle per il monitoraggio delle merci pericolose in viaggio sulla rete, il
cosiddetto V2X (vehicle to everything): un sistema che, si legge nella
presentazione, “monitora in tempo reale i veicoli che trasportano materiali
pericolosi e avvisa i conducenti di eventuali situazioni di pericolo, come la
presenza di altri veicoli con merci pericolose nelle vicinanze o situazioni
anomale lungo la strada”. Il sistema non si limita al minimo indispensabile, ma,
viene spiegato, arricchisce i messaggi con informazioni aggiuntive rispetto agli
standard di settore. Lecito chiedersi: cosa succederebbe se venisse attaccato?
Estendendo il discorso, ci sono altre domande da porsi. Cosa accadrebbe se
qualcuno tentasse di azzerare tutti i pedaggi, rubare i dati delle carte di
credito degli automobilisti, o cambiare i messaggi nei cartelli a led che
puntellano la rete, magari consigliando di effettuare deviazioni non necessarie
al solo scopo di creare il caos? È già accaduto in passato? Quali misure sono
state prese? Chi è il responsabile della sicurezza? Domande la cui risposta
possiamo soltanto immaginare, perché neanche Movyon ha risposto alla nostra
richiesta di contatto.
LE FERROVIE DELLO STATO
Anche il trasporto ferroviario non è esente da rischi cyber. Che possono
riguardare gli apparati di gestione elettronica della rete e dei convogli, ma
anche il sistema dei pagamenti. Nel mese di novembre 2025 un attore malevolo ha
rubato e diffuso online 2,3 terabyte di dati di Almaviva (un provider di servizi
web) e Ferrovie dello Stato, che a esso si appoggiava.
L’attacco è stato confermato dalla stessa Almaviva in una nota, dopo essere
trapelato alla stampa. Secondo la rivendicazione dei cracker, il leak
conterrebbe repository aziendali condivisi e documentazione tecnica riservata,
inclusi contratti. Ma ci sarebbero anche dati personali dei passeggeri e dei
dipendenti di quasi tutte le società del gruppo FS, da Mercitalia a Rete
Ferroviaria Italiana, da Trenitalia a Italferr (da poco ribattezzata FS
Engineering).
“L’episodio che ci riguarda è riconducibile a un accesso non autorizzato che ha
interessato un vecchio data center in dismissione della società Almaviva”,
rispondono le Ferrovie dello Stato a una richiesta di informazioni da parte di
Guerre di Rete. “L’attenzione è concentrata sull’accertamento tecnico dei fatti,
sulla tutela delle informazioni e sulla piena collaborazione con Almaviva,
società obiettivo dell’attacco, e le autorità competenti”. Le FS non forniscono
ulteriori dettagli “per rispetto delle indagini”, ma aggiungono che sono in
corso “attività di verifica tecnica e monitoraggio di tutti i nostri sistemi”.
Almaviva, viene spiegato dalle Ferrovie, ha “informato anche gli organismi
competenti per la protezione dei dati personali, mentre il Gruppo FS collabora
per ciò che riguarda tutti i profili di propria competenza”.
Che provvedimenti sono stati presi? “Appena emersa la vicenda, il Gruppo FS,
grazie alla sinergia tra FS Security e FS Technology e in coordinamento con
Almaviva e con le autorità, ha attivato tutte le misure di sicurezza e
mitigazione necessarie”, risponde la società. “Sono stati predisposti backup
alternativi, rafforzate le attività di monitoraggio e continuità operativa e
condivise le azioni da intraprendere con le strutture di Security del gruppo e
con gli organismi di vigilanza competenti. Parallelamente, prosegue il
monitoraggio del web e dei canali specializzati per intercettare tempestivamente
eventuali pubblicazioni di materiali riconducibili all’attacco. Anche Almaviva
ha dichiarato di aver isolato l’attacco, attivato il proprio team specializzato
e garantito la continuità dei servizi critici”.
FS definisce “fondamentale” il presidio dell’intera filiera tecnologica –
considerando che tutti i grandi gruppi si avvalgono di fornitori che possono
essere “bucati” – e ammette che non è sufficiente monitorare i sistemi interni.
“I fornitori e i partner tecnologici sono tenuti a rispettare requisiti
stringenti sul piano della sicurezza informatica, della protezione dei dati,
della continuità operativa e della gestione degli incidenti. Tali presidi sono
definiti nell’ambito dei rapporti contrattuali, dei processi di qualifica e
delle verifiche periodiche, con livelli di attenzione coerenti con la criticità
dei servizi affidati”. L’errore è sempre possibile, ed è in queste lunghe catene
di fornitura che provano a infilarsi i cattivi della rete.
IL TRASPORTO AEREO
Già, il problema delle filiere. Sempre più complesse, e, per questo, sempre più
vulnerabili. Pensare a un attacco al sistema ferroviario può spaventare, ma
immaginare che sia il sistema di controllo di un aeroplano a essere bucato
scatena il terrore. Guerre di Rete ha provato a contattare Ita Airways,
compagnia di bandiera (o forse non più: dipende dai punti di vista) italiana.
Alla nostra richiesta di intervista, gli uffici hanno opposto un no-comment. Non
è stato possibile, dunque, parlare con il CISO (chief internet security officer,
cioè il capo della sicurezza informatica) né domandare che tipo di procedure di
sicurezza, almeno a livello basilare, siano prese a tutela dei viaggiatori.
Ma perché questa paura di parlare, quando si tratta di cybersecurity? A
rispondere è l’ENAC, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, che fa capo al
governo ed è l’autorità che fissa le regole del settore in Italia basandosi su
normative europee (come la NIS2) e nazionali. “La sicurezza, in generale, sta
alle spalle dei processi operativi: per questo è prassi comune che non se ne
parli, e che le misure prese non vengano condivise”, riflette l’ingegnere
Sebastiano Veccia, a capo della sicurezza dell’ENAC. Nella sua interpretazione,
“non è ritrosia, ma una forma di cultura di sicurezza: si fa, ma non si dice”.
Resta il fatto che il pubblico ha domande sul rischio di volare, soprattutto in
tempi di guerre asimmetriche che coinvolgono obiettivi non militari. Chiediamo
se è possibile far cadere un aereo per mezzo di un attacco informatico. “Mi
sento di escluderlo”, risponde Veccia. “Certo, un caso molto diverso come quello
dell’11 settembre insegna che tutto è possibile, ma si tratta di una probabilità
estremamente bassa”. È possibile invece inserirsi nei sistemi di comunicazione
con i piloti? “I sistemi di comunicazione tra l’aeromobile e la torre di
controllo sono avanti anni luce”, risponde il dirigente.
E se invece qualcuno riuscisse a infiltrarsi nelle ditte che producono gli
aeroplani, e quindi anche il software che li governa, per inserire codice
malevolo? In fondo gli incidenti del Boeing 737 Max paiono legati a sensori
difettosi e software. “È il problema ben noto dei cosiddetti insider
nell’industria. In Italia e in Europa, per le figure che entrano a contatto con
aree e attività sensibili, viene richiesto alle forze di polizia un controllo
dei precedenti penali del soggetto. Per ruoli di particolare criticità si
richiede, in aggiunta, un background check rafforzato, che non si limita ai
precedenti penali, ma guarda anche agli ambienti e alle compagnie che la persona
frequenta”. Indagini di intelligence che servono a capire se il soggetto è
radicalizzato, o vicino ad aree politiche pericolose. “La prevenzione si fa a
monte, e lo stesso approccio degli aeroporti vale anche per i costruttori
aeronautici e chi fa manutenzione degli aeromobili. Anche per chi è incaricato
di caricare i dati sui pc di bordo c’è una procedura blindata”.
Veccia è consapevole che la sicurezza è un gioco tra guardie e ladri:
l’inseguimento è costante. Si prova a isolare i dispositivi critici dal mondo
esterno. “Le chiavette di manutenzione vengono controllate, sterilizzate e
infine distrutte. Non solo: in aviazione le stesse attività di controllo si
espletano in loco e non, come spesso accade oggi, da remoto. La programmazione
degli interventi di sicurezza è importante, così come lo è preparare una matrice
dei rischi: perché il 90% delle emergenze è dovuto a cattiva pianificazione.
Faccio comunque notare che energia nucleare e aeronautica sono sempre stati i
due settori più controllati”.
La visione di Veccia è confermata da una nostra fonte interna al settore. Che,
al tavolo di un ristorante, racconta come “negli ultimi trent’anni non ci sono
mai stati due incidenti aeronautici per lo stesso motivo, e questo perché ogni
volta che ne accade uno lo si analizza nei dettagli e si corre ai ripari.
Questo, in altri settori dove le procedure sono molto più lasse, viene preso per
eccesso di pignoleria”. Un esempio è quello dei trasporti marittimi, con i porti
che rappresentano la via di ingresso privilegiata per le merci che finiscono
sugli scaffali, per il petrolio, ma anche per molto altro.
LA SICUREZZA INFORMATICA DEI PORTI
Sarebbe sbagliato sottovalutare l’importanza della cybersicurezza nei porti:
quantità enormi di merci viaggiano via mare. Ma ci sono anche droga, armi,
materiale illegale. E persone. Si comincia dai controlli all’ingresso per camion
e autoveicoli. Entrare liberamente nell’area portuale significa avere una sorta
di lasciapassare, utilissimo se si sa dove mettere le mani. Sistemi di controllo
esistono, certo. Ma, come racconta la nostra fonte, le maglie sono larghe:
“Quando si fanno le gare di appalto, per esempio per le telecamere da
installare, solitamente si sceglie il prodotto che ha il prezzo più basso, che
di norma è cinese. Queste telecamere possono avere delle backdoor, delle porte
software nascoste che sono in grado di esfiltrare i dati e che cambiano a ogni
aggiornamento. In sostanza, non controllando la tecnologia che usiamo potremmo
offrire a un paese straniero la possibilità di fare intelligence sulle nostre
informazioni”. Pechino è la principale indagata.
Ma c’è di più. L’andirivieni di un porto è basato su un sistema di
riconoscimento delle targhe automobilistiche: camion di autotrasportatori noti
trovano porte aperte e sbarre alzate ai varchi. I controlli sono a campione.
Facile capire come, con un attacco mirato, sia facile far entrare anche chi non
sarebbe autorizzato. Basta inserire una targa in più nel gestionale e il gioco è
fatto. Le procedure manuali sarebbero più efficaci, ma sono troppo lente per i
volumi di traffico dei grandi hub. Senza considerare che gli spazi sulle
banchine sono affittati e gestiti tramite un software gestionale estremamente
complesso, che sa esattamente chi e dove farà cosa con mesi di anticipo: anche
in questo caso, un cybercriminale che riuscisse a entrare nel sistema potrebbe
creare il caos operativo, paralizzando le attività. Guerre di Rete ha contattato
il porto di Gioia Tauro, principale scalo merci italiano: nessuna risposta,
neanche dopo svariati tentativi telefonici e via mail. Ha risposto, invece,
l’autorità portuale di Genova.
“In merito alla richiesta pervenutaci, siamo nella necessità di non poter
aderire all’iniziativa proposta”, afferma la replica pervenuta tramite posta
elettronica. “La cybersecurity costituisce un ambito di particolare sensibilità
per le infrastrutture critiche nazionali, categoria alla quale i sistemi
portuali appartengono a pieno titolo. La normativa vigente in materia,
unitamente alle linee guida emanate dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale
(ACN), raccomanda la massima prudenza nella comunicazione pubblica relativa a
sistemi, procedure e strategie di protezione informatica. La policy dell’Ente
prevede pertanto di non rilasciare interviste su tali tematiche al di fuori dei
canali istituzionali preposti”. Insomma, nulla da dichiarare.
TUTTO BENE?
Il breve viaggio intrapreso offre un quadro allarmante. E le contromisure non
possono essere solo tecniche. Veccia, dirigente dell’ENAC, sottolinea quanto la
cultura aziendale giochi un ruolo centrale: “La formazione del personale è
importante. C’è ancora chi lascia le proprie password attaccate al PC con dei
post-it. Per questo va ribadito: anche se fare corsi può sembrare noioso ai
dipendenti, quest’attività si rivela utile quando ci si trova di fronte a un
caso sospetto, e si torna con la mente alle lezioni in aula per sapere come
reagire”.
Ci sono anche altre questioni, più difficili da affrontare. Come spiega la
nostra fonte, “molte delle soluzioni di cybersecurity nel nostro paese vengono
vendute dallo stesso gruppo di persone, poche decine di soggetti che si
conoscono tra loro e che possono essere avvicinati senza grossi problemi da chi
è dotato di argomenti convincenti, e di una certa disponibilità economica”.
Accade di continuo, spiega. Ma questo è un tema per un altro giorno.
L'articolo Le troppe falle nella cybersicurezza dei trasporti italiani proviene
da Guerre di Rete.
Puntata del 07/04/2026@2
Il primo argomento di questa puntata è stato il CCNL Istruzione e ricerca
siglato pochi giorni fa, ne abbiamo parlato in compagnia telefonica di Cosimo
Scarinzi di CUB Piemonte. La triade dei sindacati confederali, con l’ ausilio
dei sindacati politicamente più vicini al governo in carica, hanno sottoscritto
il nuovo CCNL di comparto nella giornata del primo aprile. L’ennesimo contratto
che coinvolge milioni di lavoratori, che però non vengono interpellati
minimamente sui contenuti dello stesso e che non recupera l’inflazione reale.
Con Cosimo Scarinzi ci siamo addentrati nelle dinamiche che hanno portato a
questo risultato e parlato delle prossimi mobilitazioni che si stanno
organizzando a riguardo.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Anna
Belligero (Cobas Scuola Torino) su come i fascisti di FdI stanno trasformando
quello che rimane della scuola pubblica.
Abbiamo affrontato con la nostra ospite il declino della scuola che non è solo
culturale e affronta, da quando è al governo FdI, una deriva che ci ricorda le
abitudini del ventennio: liste di professori di sinistra, schedature delle
scuole non allineate con interrogazioni parlamentari della maggioranza, etc.
Verso metà marzo il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli ha stilato una
lista di scuole che lo scorso 10 febbraio avrebbero ignorato il Giorno del
Ricordo, la commemorazione per le vittime delle Foibe. In un’interrogazione, il
parlamentare di FdI ha chiesto al ministro dell’Istruzione di effettuare delle
verifiche nei confronti degli istituti finiti sotto accusa.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Alberto Russo dell’
ANLM (Assemblea Nazionale Lavoratori Manutenzione) manutentore che lavora in RFI
(Rete Ferroviaria Italiana) sullo sciopero di 24h previsto per l’11/04/2026 e
sul comunicato che l’assemblea sta facendo circolare su “Se proprio vogliamo
giocare giochiamo”.
L’ANLM è nata come assemblea di lavoratori autorganizzati della manutenzione in
Ferrovia dello Stato ha avuto la capacità di organizzare scioperi contro le
condizioni di lavoro dei manutentori e la loro sicurezza.
IL COMUNICATO:
“Sono passa più di due anni dalla firma del 10 gennaio.Il degrado del settore è
sotto gli occhi di tutti, siamo completamente allo sbando, e se mai fosse
possibile, giorno dopo giorno dobbiamo fare i con con una azienda, che grazie al
peggior quadro sindacale che abbia mai calcato le “scene” nel trasporto
ferroviario, sta disarticolando in maniera molto “pericolosa” l’idea stessa di
una Manutenzione dell’Infrastruttura che veda i ferrovieri avere un ruolo.
La firma degli accordi territoriali, non solo non ha corretto in alcun modo
l’impatto dell’iniziativa aziendale, ma legittimandone l’operato ha incentivato,
quella che a tutti gli effetti ricorda la pratica tipica dei campi di
rieducazione, producendo conseguenze pesanti, che impattano fortemente sui
lavoratori.
Così mentre Cum e Specialisti si ergono troppo spesso a controllori di qualsiasi
aspetto della nostra vita, registriamo un aumento dell’uso dello strumento
sanzionatorio, spesso in materie che attengono alla sicurezza sul lavoro, perché
quel modello Brandizzo che trova in questa riorganizzazione la sua massima
espressione, godendo del sostegno di sigle sindacali che nemmeno su questi
aspetti dimostrano un minimo di ritegno, sta infettando ogni aspetto della
realtà che ci circonda.
Non possiamo permetterci di vivere nella paura, perché è quello su cui contano,
perché è quello di cui azienda e sindacalai si nutrono e soprattutto perché in
una situazione come questa è molto più pericoloso assecondarli. Ovviamente la
tentazione di rintanarsi nel proprio angolo nella speranza di non essere
investiti da quel che accade, magari continuando a rivolgersi a quei sindaca che
ci stanno fottendo la vita senza esclusione di colpi, non aiuta, ma sappiamo e
dovreste saperlo anche voi, che con noi non hanno finito, e non ci sono santi a
cui rivolgersi se non a noi stessi. La ricerca di una parvenza di normalità, ci
sta facendo perdere di vista il terreno di gioco. Le cose, anche le più feroci,
continuano ad accadere ed ad un certo punto dovremo svegliarci. Come se il
quadro non fosse già complesso, a rendere tutto ancora più difficile è la
Commissione di Garanzia che oramai si erge al ruolo di portavoce di RFI,
spulciando nei più assurdi meandri per ostacolare le iniziative di sciopero che
portiamo avanti dal 2024. Pertanto all’ennesimo e ingiustificato intervento,
abbiamo deciso di cambiare passo, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire
e non si poteva continuare inermi a cercare di schivare lanci sempre più mirati.
Per come è scritto l’accordo sui servizi minimi, però, e per come è strutturata
la nostra reperibilità, la scelta della Commissione di smantellare l’accordo per
come da sempre applicato, ci riporta all’interpretazione integrale di quanto
scritto e questo paradossalmente ci apre opportunità in termini di efficacia.
Vi invitiamo a leggere attentamente le norme tecniche, perché se è vero che ci
porteranno ad effettuare il residuo di prestazione che non rientra nella fascia
21/21, ci esclude dall’obbligo di essere considerati reperibili nella finestra
temporale che corrisponde alla prestazione su cui stiamo scioperando, inoltre
tutto quello che succede all’interno di quella fascia è interessato dallo
sciopero e chi farà il pomeriggio il 10, andrà via prima e chi farà la notte
l’11 e dovesse entrare alle 20, entrerà alle 21. Siamo consapevoli che andare al
lavoro per un pezzetto di prestazione, stiamo parlando di 36 minuti/1 ora, è una
rottura di scatole che non ha alcun senso logico. Del resto è quello su cui la
Commissione di Garanzia ed RFI contano, ma la modifica va vista nel suo insieme.
Ora, se ritenete il disagio insopportabile, non fate sciopero, ma se per caso
foste addirittura reperibili pensateci, perché non dovendo garantire la
reperibilità, il vostro sciopero è particolarmente incisivo. In fondo, come
abbiamo riportato anche sulle norme tecniche, dovrete timbrare, andare a
mettervi i DPI, poi ricambiarvi, timbrare l’uscita e andare a casa. Se proprio
vogliono giocare, giochiamo.
Per difendere la nostra dignità, la nostra sicurezza e fermare questo disastro,
per riaffermare quel diritto di sciopero che tentano di eliminare del tutto, l’11
aprile 2026: SCIOPERO”
Buon ascolto
Puntata del 07/04/2026@1
Il primo argomento di questa puntata è stato il CCNL Istruzione e ricerca
siglato pochi giorni fa, ne abbiamo parlato in compagnia telefonica di Cosimo
Scarinzi di CUB Piemonte. La triade dei sindacati confederali, con l’ ausilio
dei sindacati politicamente più vicini al governo in carica, hanno sottoscritto
il nuovo CCNL di comparto nella giornata del primo aprile. L’ennesimo contratto
che coinvolge milioni di lavoratori, che però non vengono interpellati
minimamente sui contenuti dello stesso e che non recupera l’inflazione reale.
Con Cosimo Scarinzi ci siamo addentrati nelle dinamiche che hanno portato a
questo risultato e parlato delle prossimi mobilitazioni che si stanno
organizzando a riguardo.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Anna
Belligero (Cobas Scuola Torino) su come i fascisti di FdI stanno trasformando
quello che rimane della scuola pubblica.
Abbiamo affrontato con la nostra ospite il declino della scuola che non è solo
culturale e affronta, da quando è al governo FdI, una deriva che ci ricorda le
abitudini del ventennio: liste di professori di sinistra, schedature delle
scuole non allineate con interrogazioni parlamentari della maggioranza, etc.
Verso metà marzo il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli ha stilato una
lista di scuole che lo scorso 10 febbraio avrebbero ignorato il Giorno del
Ricordo, la commemorazione per le vittime delle Foibe. In un’interrogazione, il
parlamentare di FdI ha chiesto al ministro dell’Istruzione di effettuare delle
verifiche nei confronti degli istituti finiti sotto accusa.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Alberto Russo dell’
ANLM (Assemblea Nazionale Lavoratori Manutenzione) manutentore che lavora in RFI
(Rete Ferroviaria Italiana) sullo sciopero di 24h previsto per l’11/04/2026 e
sul comunicato che l’assemblea sta facendo circolare su “Se proprio vogliamo
giocare giochiamo”.
L’ANLM è nata come assemblea di lavoratori autorganizzati della manutenzione in
Ferrovia dello Stato ha avuto la capacità di organizzare scioperi contro le
condizioni di lavoro dei manutentori e la loro sicurezza.
IL COMUNICATO:
“Sono passa più di due anni dalla firma del 10 gennaio.Il degrado del settore è
sotto gli occhi di tutti, siamo completamente allo sbando, e se mai fosse
possibile, giorno dopo giorno dobbiamo fare i con con una azienda, che grazie al
peggior quadro sindacale che abbia mai calcato le “scene” nel trasporto
ferroviario, sta disarticolando in maniera molto “pericolosa” l’idea stessa di
una Manutenzione dell’Infrastruttura che veda i ferrovieri avere un ruolo.
La firma degli accordi territoriali, non solo non ha corretto in alcun modo
l’impatto dell’iniziativa aziendale, ma legittimandone l’operato ha incentivato,
quella che a tutti gli effetti ricorda la pratica tipica dei campi di
rieducazione, producendo conseguenze pesanti, che impattano fortemente sui
lavoratori.
Così mentre Cum e Specialisti si ergono troppo spesso a controllori di qualsiasi
aspetto della nostra vita, registriamo un aumento dell’uso dello strumento
sanzionatorio, spesso in materie che attengono alla sicurezza sul lavoro, perché
quel modello Brandizzo che trova in questa riorganizzazione la sua massima
espressione, godendo del sostegno di sigle sindacali che nemmeno su questi
aspetti dimostrano un minimo di ritegno, sta infettando ogni aspetto della
realtà che ci circonda.
Non possiamo permetterci di vivere nella paura, perché è quello su cui contano,
perché è quello di cui azienda e sindacalai si nutrono e soprattutto perché in
una situazione come questa è molto più pericoloso assecondarli. Ovviamente la
tentazione di rintanarsi nel proprio angolo nella speranza di non essere
investiti da quel che accade, magari continuando a rivolgersi a quei sindaca che
ci stanno fottendo la vita senza esclusione di colpi, non aiuta, ma sappiamo e
dovreste saperlo anche voi, che con noi non hanno finito, e non ci sono santi a
cui rivolgersi se non a noi stessi. La ricerca di una parvenza di normalità, ci
sta facendo perdere di vista il terreno di gioco. Le cose, anche le più feroci,
continuano ad accadere ed ad un certo punto dovremo svegliarci. Come se il
quadro non fosse già complesso, a rendere tutto ancora più difficile è la
Commissione di Garanzia che oramai si erge al ruolo di portavoce di RFI,
spulciando nei più assurdi meandri per ostacolare le iniziative di sciopero che
portiamo avanti dal 2024. Pertanto all’ennesimo e ingiustificato intervento,
abbiamo deciso di cambiare passo, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire
e non si poteva continuare inermi a cercare di schivare lanci sempre più mirati.
Per come è scritto l’accordo sui servizi minimi, però, e per come è strutturata
la nostra reperibilità, la scelta della Commissione di smantellare l’accordo per
come da sempre applicato, ci riporta all’interpretazione integrale di quanto
scritto e questo paradossalmente ci apre opportunità in termini di efficacia.
Vi invitiamo a leggere attentamente le norme tecniche, perché se è vero che ci
porteranno ad effettuare il residuo di prestazione che non rientra nella fascia
21/21, ci esclude dall’obbligo di essere considerati reperibili nella finestra
temporale che corrisponde alla prestazione su cui stiamo scioperando, inoltre
tutto quello che succede all’interno di quella fascia è interessato dallo
sciopero e chi farà il pomeriggio il 10, andrà via prima e chi farà la notte
l’11 e dovesse entrare alle 20, entrerà alle 21. Siamo consapevoli che andare al
lavoro per un pezzetto di prestazione, stiamo parlando di 36 minuti/1 ora, è una
rottura di scatole che non ha alcun senso logico. Del resto è quello su cui la
Commissione di Garanzia ed RFI contano, ma la modifica va vista nel suo insieme.
Ora, se ritenete il disagio insopportabile, non fate sciopero, ma se per caso
foste addirittura reperibili pensateci, perché non dovendo garantire la
reperibilità, il vostro sciopero è particolarmente incisivo. In fondo, come
abbiamo riportato anche sulle norme tecniche, dovrete timbrare, andare a
mettervi i DPI, poi ricambiarvi, timbrare l’uscita e andare a casa. Se proprio
vogliono giocare, giochiamo.
Per difendere la nostra dignità, la nostra sicurezza e fermare questo disastro,
per riaffermare quel diritto di sciopero che tentano di eliminare del tutto, l’11
aprile 2026: SCIOPERO”
Buon ascolto
Puntata del 07/04/2026@0
Il primo argomento di questa puntata è stato il CCNL Istruzione e ricerca
siglato pochi giorni fa, ne abbiamo parlato in compagnia telefonica di Cosimo
Scarinzi di CUB Piemonte. La triade dei sindacati confederali, con l’ ausilio
dei sindacati politicamente più vicini al governo in carica, hanno sottoscritto
il nuovo CCNL di comparto nella giornata del primo aprile. L’ennesimo contratto
che coinvolge milioni di lavoratori, che però non vengono interpellati
minimamente sui contenuti dello stesso e che non recupera l’inflazione reale.
Con Cosimo Scarinzi ci siamo addentrati nelle dinamiche che hanno portato a
questo risultato e parlato delle prossimi mobilitazioni che si stanno
organizzando a riguardo.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Anna
Belligero (Cobas Scuola Torino) su come i fascisti di FdI stanno trasformando
quello che rimane della scuola pubblica.
Abbiamo affrontato con la nostra ospite il declino della scuola che non è solo
culturale e affronta, da quando è al governo FdI, una deriva che ci ricorda le
abitudini del ventennio: liste di professori di sinistra, schedature delle
scuole non allineate con interrogazioni parlamentari della maggioranza, etc.
Verso metà marzo il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli ha stilato una
lista di scuole che lo scorso 10 febbraio avrebbero ignorato il Giorno del
Ricordo, la commemorazione per le vittime delle Foibe. In un’interrogazione, il
parlamentare di FdI ha chiesto al ministro dell’Istruzione di effettuare delle
verifiche nei confronti degli istituti finiti sotto accusa.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Alberto Russo dell’
ANLM (Assemblea Nazionale Lavoratori Manutenzione) manutentore che lavora in RFI
(Rete Ferroviaria Italiana) sullo sciopero di 24h previsto per l’11/04/2026 e
sul comunicato che l’assemblea sta facendo circolare su “Se proprio vogliamo
giocare giochiamo”.
L’ANLM è nata come assemblea di lavoratori autorganizzati della manutenzione in
Ferrovia dello Stato ha avuto la capacità di organizzare scioperi contro le
condizioni di lavoro dei manutentori e la loro sicurezza.
IL COMUNICATO:
“Sono passa più di due anni dalla firma del 10 gennaio.Il degrado del settore è
sotto gli occhi di tutti, siamo completamente allo sbando, e se mai fosse
possibile, giorno dopo giorno dobbiamo fare i con con una azienda, che grazie al
peggior quadro sindacale che abbia mai calcato le “scene” nel trasporto
ferroviario, sta disarticolando in maniera molto “pericolosa” l’idea stessa di
una Manutenzione dell’Infrastruttura che veda i ferrovieri avere un ruolo.
La firma degli accordi territoriali, non solo non ha corretto in alcun modo
l’impatto dell’iniziativa aziendale, ma legittimandone l’operato ha incentivato,
quella che a tutti gli effetti ricorda la pratica tipica dei campi di
rieducazione, producendo conseguenze pesanti, che impattano fortemente sui
lavoratori.
Così mentre Cum e Specialisti si ergono troppo spesso a controllori di qualsiasi
aspetto della nostra vita, registriamo un aumento dell’uso dello strumento
sanzionatorio, spesso in materie che attengono alla sicurezza sul lavoro, perché
quel modello Brandizzo che trova in questa riorganizzazione la sua massima
espressione, godendo del sostegno di sigle sindacali che nemmeno su questi
aspetti dimostrano un minimo di ritegno, sta infettando ogni aspetto della
realtà che ci circonda.
Non possiamo permetterci di vivere nella paura, perché è quello su cui contano,
perché è quello di cui azienda e sindacalai si nutrono e soprattutto perché in
una situazione come questa è molto più pericoloso assecondarli. Ovviamente la
tentazione di rintanarsi nel proprio angolo nella speranza di non essere
investiti da quel che accade, magari continuando a rivolgersi a quei sindaca che
ci stanno fottendo la vita senza esclusione di colpi, non aiuta, ma sappiamo e
dovreste saperlo anche voi, che con noi non hanno finito, e non ci sono santi a
cui rivolgersi se non a noi stessi. La ricerca di una parvenza di normalità, ci
sta facendo perdere di vista il terreno di gioco. Le cose, anche le più feroci,
continuano ad accadere ed ad un certo punto dovremo svegliarci. Come se il
quadro non fosse già complesso, a rendere tutto ancora più difficile è la
Commissione di Garanzia che oramai si erge al ruolo di portavoce di RFI,
spulciando nei più assurdi meandri per ostacolare le iniziative di sciopero che
portiamo avanti dal 2024. Pertanto all’ennesimo e ingiustificato intervento,
abbiamo deciso di cambiare passo, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire
e non si poteva continuare inermi a cercare di schivare lanci sempre più mirati.
Per come è scritto l’accordo sui servizi minimi, però, e per come è strutturata
la nostra reperibilità, la scelta della Commissione di smantellare l’accordo per
come da sempre applicato, ci riporta all’interpretazione integrale di quanto
scritto e questo paradossalmente ci apre opportunità in termini di efficacia.
Vi invitiamo a leggere attentamente le norme tecniche, perché se è vero che ci
porteranno ad effettuare il residuo di prestazione che non rientra nella fascia
21/21, ci esclude dall’obbligo di essere considerati reperibili nella finestra
temporale che corrisponde alla prestazione su cui stiamo scioperando, inoltre
tutto quello che succede all’interno di quella fascia è interessato dallo
sciopero e chi farà il pomeriggio il 10, andrà via prima e chi farà la notte
l’11 e dovesse entrare alle 20, entrerà alle 21. Siamo consapevoli che andare al
lavoro per un pezzetto di prestazione, stiamo parlando di 36 minuti/1 ora, è una
rottura di scatole che non ha alcun senso logico. Del resto è quello su cui la
Commissione di Garanzia ed RFI contano, ma la modifica va vista nel suo insieme.
Ora, se ritenete il disagio insopportabile, non fate sciopero, ma se per caso
foste addirittura reperibili pensateci, perché non dovendo garantire la
reperibilità, il vostro sciopero è particolarmente incisivo. In fondo, come
abbiamo riportato anche sulle norme tecniche, dovrete timbrare, andare a
mettervi i DPI, poi ricambiarvi, timbrare l’uscita e andare a casa. Se proprio
vogliono giocare, giochiamo.
Per difendere la nostra dignità, la nostra sicurezza e fermare questo disastro,
per riaffermare quel diritto di sciopero che tentano di eliminare del tutto, l’11
aprile 2026: SCIOPERO”
Buon ascolto
Puntata del 07/04/2026@0
Il primo argomento di questa puntata è stato il CCNL Istruzione e ricerca
siglato pochi giorni fa, ne abbiamo parlato in compagnia telefonica di Cosimo
Scarinzi di CUB Piemonte. La triade dei sindacati confederali, con l’ ausilio
dei sindacati politicamente più vicini al governo in carica, hanno sottoscritto
il nuovo CCNL di comparto nella giornata del primo aprile. L’ennesimo contratto
che coinvolge milioni di lavoratori, che però non vengono interpellati
minimamente sui contenuti dello stesso e che non recupera l’inflazione reale.
Con Cosimo Scarinzi ci siamo addentrati nelle dinamiche che hanno portato a
questo risultato e parlato delle prossimi mobilitazioni che si stanno
organizzando a riguardo.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Anna
Belligero (Cobas Scuola Torino) su come i fascisti di FdI stanno trasformando
quello che rimane della scuola pubblica.
Abbiamo affrontato con la nostra ospite il declino della scuola che non è solo
culturale e affronta, da quando è al governo FdI, una deriva che ci ricorda le
abitudini del ventennio: liste di professori di sinistra, schedature delle
scuole non allineate con interrogazioni parlamentari della maggioranza, etc.
Verso metà marzo il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli ha stilato una
lista di scuole che lo scorso 10 febbraio avrebbero ignorato il Giorno del
Ricordo, la commemorazione per le vittime delle Foibe. In un’interrogazione, il
parlamentare di FdI ha chiesto al ministro dell’Istruzione di effettuare delle
verifiche nei confronti degli istituti finiti sotto accusa.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Alberto Russo dell’
ANLM (Assemblea Nazionale Lavoratori Manutenzione) manutentore che lavora in RFI
(Rete Ferroviaria Italiana) sullo sciopero di 24h previsto per l’11/04/2026 e
sul comunicato che l’assemblea sta facendo circolare su “Se proprio vogliamo
giocare giochiamo”.
L’ANLM è nata come assemblea di lavoratori autorganizzati della manutenzione in
Ferrovia dello Stato ha avuto la capacità di organizzare scioperi contro le
condizioni di lavoro dei manutentori e la loro sicurezza.
IL COMUNICATO:
“Sono passa più di due anni dalla firma del 10 gennaio.Il degrado del settore è
sotto gli occhi di tutti, siamo completamente allo sbando, e se mai fosse
possibile, giorno dopo giorno dobbiamo fare i con con una azienda, che grazie al
peggior quadro sindacale che abbia mai calcato le “scene” nel trasporto
ferroviario, sta disarticolando in maniera molto “pericolosa” l’idea stessa di
una Manutenzione dell’Infrastruttura che veda i ferrovieri avere un ruolo.
La firma degli accordi territoriali, non solo non ha corretto in alcun modo
l’impatto dell’iniziativa aziendale, ma legittimandone l’operato ha incentivato,
quella che a tutti gli effetti ricorda la pratica tipica dei campi di
rieducazione, producendo conseguenze pesanti, che impattano fortemente sui
lavoratori.
Così mentre Cum e Specialisti si ergono troppo spesso a controllori di qualsiasi
aspetto della nostra vita, registriamo un aumento dell’uso dello strumento
sanzionatorio, spesso in materie che attengono alla sicurezza sul lavoro, perché
quel modello Brandizzo che trova in questa riorganizzazione la sua massima
espressione, godendo del sostegno di sigle sindacali che nemmeno su questi
aspetti dimostrano un minimo di ritegno, sta infettando ogni aspetto della
realtà che ci circonda.
Non possiamo permetterci di vivere nella paura, perché è quello su cui contano,
perché è quello di cui azienda e sindacalai si nutrono e soprattutto perché in
una situazione come questa è molto più pericoloso assecondarli. Ovviamente la
tentazione di rintanarsi nel proprio angolo nella speranza di non essere
investiti da quel che accade, magari continuando a rivolgersi a quei sindaca che
ci stanno fottendo la vita senza esclusione di colpi, non aiuta, ma sappiamo e
dovreste saperlo anche voi, che con noi non hanno finito, e non ci sono santi a
cui rivolgersi se non a noi stessi. La ricerca di una parvenza di normalità, ci
sta facendo perdere di vista il terreno di gioco. Le cose, anche le più feroci,
continuano ad accadere ed ad un certo punto dovremo svegliarci. Come se il
quadro non fosse già complesso, a rendere tutto ancora più difficile è la
Commissione di Garanzia che oramai si erge al ruolo di portavoce di RFI,
spulciando nei più assurdi meandri per ostacolare le iniziative di sciopero che
portiamo avanti dal 2024. Pertanto all’ennesimo e ingiustificato intervento,
abbiamo deciso di cambiare passo, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire
e non si poteva continuare inermi a cercare di schivare lanci sempre più mirati.
Per come è scritto l’accordo sui servizi minimi, però, e per come è strutturata
la nostra reperibilità, la scelta della Commissione di smantellare l’accordo per
come da sempre applicato, ci riporta all’interpretazione integrale di quanto
scritto e questo paradossalmente ci apre opportunità in termini di efficacia.
Vi invitiamo a leggere attentamente le norme tecniche, perché se è vero che ci
porteranno ad effettuare il residuo di prestazione che non rientra nella fascia
21/21, ci esclude dall’obbligo di essere considerati reperibili nella finestra
temporale che corrisponde alla prestazione su cui stiamo scioperando, inoltre
tutto quello che succede all’interno di quella fascia è interessato dallo
sciopero e chi farà il pomeriggio il 10, andrà via prima e chi farà la notte
l’11 e dovesse entrare alle 20, entrerà alle 21. Siamo consapevoli che andare al
lavoro per un pezzetto di prestazione, stiamo parlando di 36 minuti/1 ora, è una
rottura di scatole che non ha alcun senso logico. Del resto è quello su cui la
Commissione di Garanzia ed RFI contano, ma la modifica va vista nel suo insieme.
Ora, se ritenete il disagio insopportabile, non fate sciopero, ma se per caso
foste addirittura reperibili pensateci, perché non dovendo garantire la
reperibilità, il vostro sciopero è particolarmente incisivo. In fondo, come
abbiamo riportato anche sulle norme tecniche, dovrete timbrare, andare a
mettervi i DPI, poi ricambiarvi, timbrare l’uscita e andare a casa. Se proprio
vogliono giocare, giochiamo.
Per difendere la nostra dignità, la nostra sicurezza e fermare questo disastro,
per riaffermare quel diritto di sciopero che tentano di eliminare del tutto, l’11
aprile 2026: SCIOPERO”
Buon ascolto
Puntata del 07/04/2026@1
Il primo argomento di questa puntata è stato il CCNL Istruzione e ricerca
siglato pochi giorni fa, ne abbiamo parlato in compagnia telefonica di Cosimo
Scarinzi di CUB Piemonte. La triade dei sindacati confederali, con l’ ausilio
dei sindacati politicamente più vicini al governo in carica, hanno sottoscritto
il nuovo CCNL di comparto nella giornata del primo aprile. L’ennesimo contratto
che coinvolge milioni di lavoratori, che però non vengono interpellati
minimamente sui contenuti dello stesso e che non recupera l’inflazione reale.
Con Cosimo Scarinzi ci siamo addentrati nelle dinamiche che hanno portato a
questo risultato e parlato delle prossimi mobilitazioni che si stanno
organizzando a riguardo.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Anna
Belligero (Cobas Scuola Torino) su come i fascisti di FdI stanno trasformando
quello che rimane della scuola pubblica.
Abbiamo affrontato con la nostra ospite il declino della scuola che non è solo
culturale e affronta, da quando è al governo FdI, una deriva che ci ricorda le
abitudini del ventennio: liste di professori di sinistra, schedature delle
scuole non allineate con interrogazioni parlamentari della maggioranza, etc.
Verso metà marzo il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli ha stilato una
lista di scuole che lo scorso 10 febbraio avrebbero ignorato il Giorno del
Ricordo, la commemorazione per le vittime delle Foibe. In un’interrogazione, il
parlamentare di FdI ha chiesto al ministro dell’Istruzione di effettuare delle
verifiche nei confronti degli istituti finiti sotto accusa.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Alberto Russo dell’
ANLM (Assemblea Nazionale Lavoratori Manutenzione) manutentore che lavora in RFI
(Rete Ferroviaria Italiana) sullo sciopero di 24h previsto per l’11/04/2026 e
sul comunicato che l’assemblea sta facendo circolare su “Se proprio vogliamo
giocare giochiamo”.
L’ANLM è nata come assemblea di lavoratori autorganizzati della manutenzione in
Ferrovia dello Stato ha avuto la capacità di organizzare scioperi contro le
condizioni di lavoro dei manutentori e la loro sicurezza.
IL COMUNICATO:
“Sono passa più di due anni dalla firma del 10 gennaio.Il degrado del settore è
sotto gli occhi di tutti, siamo completamente allo sbando, e se mai fosse
possibile, giorno dopo giorno dobbiamo fare i con con una azienda, che grazie al
peggior quadro sindacale che abbia mai calcato le “scene” nel trasporto
ferroviario, sta disarticolando in maniera molto “pericolosa” l’idea stessa di
una Manutenzione dell’Infrastruttura che veda i ferrovieri avere un ruolo.
La firma degli accordi territoriali, non solo non ha corretto in alcun modo
l’impatto dell’iniziativa aziendale, ma legittimandone l’operato ha incentivato,
quella che a tutti gli effetti ricorda la pratica tipica dei campi di
rieducazione, producendo conseguenze pesanti, che impattano fortemente sui
lavoratori.
Così mentre Cum e Specialisti si ergono troppo spesso a controllori di qualsiasi
aspetto della nostra vita, registriamo un aumento dell’uso dello strumento
sanzionatorio, spesso in materie che attengono alla sicurezza sul lavoro, perché
quel modello Brandizzo che trova in questa riorganizzazione la sua massima
espressione, godendo del sostegno di sigle sindacali che nemmeno su questi
aspetti dimostrano un minimo di ritegno, sta infettando ogni aspetto della
realtà che ci circonda.
Non possiamo permetterci di vivere nella paura, perché è quello su cui contano,
perché è quello di cui azienda e sindacalai si nutrono e soprattutto perché in
una situazione come questa è molto più pericoloso assecondarli. Ovviamente la
tentazione di rintanarsi nel proprio angolo nella speranza di non essere
investiti da quel che accade, magari continuando a rivolgersi a quei sindaca che
ci stanno fottendo la vita senza esclusione di colpi, non aiuta, ma sappiamo e
dovreste saperlo anche voi, che con noi non hanno finito, e non ci sono santi a
cui rivolgersi se non a noi stessi. La ricerca di una parvenza di normalità, ci
sta facendo perdere di vista il terreno di gioco. Le cose, anche le più feroci,
continuano ad accadere ed ad un certo punto dovremo svegliarci. Come se il
quadro non fosse già complesso, a rendere tutto ancora più difficile è la
Commissione di Garanzia che oramai si erge al ruolo di portavoce di RFI,
spulciando nei più assurdi meandri per ostacolare le iniziative di sciopero che
portiamo avanti dal 2024. Pertanto all’ennesimo e ingiustificato intervento,
abbiamo deciso di cambiare passo, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire
e non si poteva continuare inermi a cercare di schivare lanci sempre più mirati.
Per come è scritto l’accordo sui servizi minimi, però, e per come è strutturata
la nostra reperibilità, la scelta della Commissione di smantellare l’accordo per
come da sempre applicato, ci riporta all’interpretazione integrale di quanto
scritto e questo paradossalmente ci apre opportunità in termini di efficacia.
Vi invitiamo a leggere attentamente le norme tecniche, perché se è vero che ci
porteranno ad effettuare il residuo di prestazione che non rientra nella fascia
21/21, ci esclude dall’obbligo di essere considerati reperibili nella finestra
temporale che corrisponde alla prestazione su cui stiamo scioperando, inoltre
tutto quello che succede all’interno di quella fascia è interessato dallo
sciopero e chi farà il pomeriggio il 10, andrà via prima e chi farà la notte
l’11 e dovesse entrare alle 20, entrerà alle 21. Siamo consapevoli che andare al
lavoro per un pezzetto di prestazione, stiamo parlando di 36 minuti/1 ora, è una
rottura di scatole che non ha alcun senso logico. Del resto è quello su cui la
Commissione di Garanzia ed RFI contano, ma la modifica va vista nel suo insieme.
Ora, se ritenete il disagio insopportabile, non fate sciopero, ma se per caso
foste addirittura reperibili pensateci, perché non dovendo garantire la
reperibilità, il vostro sciopero è particolarmente incisivo. In fondo, come
abbiamo riportato anche sulle norme tecniche, dovrete timbrare, andare a
mettervi i DPI, poi ricambiarvi, timbrare l’uscita e andare a casa. Se proprio
vogliono giocare, giochiamo.
Per difendere la nostra dignità, la nostra sicurezza e fermare questo disastro,
per riaffermare quel diritto di sciopero che tentano di eliminare del tutto, l’11
aprile 2026: SCIOPERO”
Buon ascolto
Puntata del 07/04/2026@2
Il primo argomento di questa puntata è stato il CCNL Istruzione e ricerca
siglato pochi giorni fa, ne abbiamo parlato in compagnia telefonica di Cosimo
Scarinzi di CUB Piemonte. La triade dei sindacati confederali, con l’ ausilio
dei sindacati politicamente più vicini al governo in carica, hanno sottoscritto
il nuovo CCNL di comparto nella giornata del primo aprile. L’ennesimo contratto
che coinvolge milioni di lavoratori, che però non vengono interpellati
minimamente sui contenuti dello stesso e che non recupera l’inflazione reale.
Con Cosimo Scarinzi ci siamo addentrati nelle dinamiche che hanno portato a
questo risultato e parlato delle prossimi mobilitazioni che si stanno
organizzando a riguardo.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Anna
Belligero (Cobas Scuola Torino) su come i fascisti di FdI stanno trasformando
quello che rimane della scuola pubblica.
Abbiamo affrontato con la nostra ospite il declino della scuola che non è solo
culturale e affronta, da quando è al governo FdI, una deriva che ci ricorda le
abitudini del ventennio: liste di professori di sinistra, schedature delle
scuole non allineate con interrogazioni parlamentari della maggioranza, etc.
Verso metà marzo il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli ha stilato una
lista di scuole che lo scorso 10 febbraio avrebbero ignorato il Giorno del
Ricordo, la commemorazione per le vittime delle Foibe. In un’interrogazione, il
parlamentare di FdI ha chiesto al ministro dell’Istruzione di effettuare delle
verifiche nei confronti degli istituti finiti sotto accusa.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Alberto Russo dell’
ANLM (Assemblea Nazionale Lavoratori Manutenzione) manutentore che lavora in RFI
(Rete Ferroviaria Italiana) sullo sciopero di 24h previsto per l’11/04/2026 e
sul comunicato che l’assemblea sta facendo circolare su “Se proprio vogliamo
giocare giochiamo”.
L’ANLM è nata come assemblea di lavoratori autorganizzati della manutenzione in
Ferrovia dello Stato ha avuto la capacità di organizzare scioperi contro le
condizioni di lavoro dei manutentori e la loro sicurezza.
IL COMUNICATO:
“Sono passa più di due anni dalla firma del 10 gennaio.Il degrado del settore è
sotto gli occhi di tutti, siamo completamente allo sbando, e se mai fosse
possibile, giorno dopo giorno dobbiamo fare i con con una azienda, che grazie al
peggior quadro sindacale che abbia mai calcato le “scene” nel trasporto
ferroviario, sta disarticolando in maniera molto “pericolosa” l’idea stessa di
una Manutenzione dell’Infrastruttura che veda i ferrovieri avere un ruolo.
La firma degli accordi territoriali, non solo non ha corretto in alcun modo
l’impatto dell’iniziativa aziendale, ma legittimandone l’operato ha incentivato,
quella che a tutti gli effetti ricorda la pratica tipica dei campi di
rieducazione, producendo conseguenze pesanti, che impattano fortemente sui
lavoratori.
Così mentre Cum e Specialisti si ergono troppo spesso a controllori di qualsiasi
aspetto della nostra vita, registriamo un aumento dell’uso dello strumento
sanzionatorio, spesso in materie che attengono alla sicurezza sul lavoro, perché
quel modello Brandizzo che trova in questa riorganizzazione la sua massima
espressione, godendo del sostegno di sigle sindacali che nemmeno su questi
aspetti dimostrano un minimo di ritegno, sta infettando ogni aspetto della
realtà che ci circonda.
Non possiamo permetterci di vivere nella paura, perché è quello su cui contano,
perché è quello di cui azienda e sindacalai si nutrono e soprattutto perché in
una situazione come questa è molto più pericoloso assecondarli. Ovviamente la
tentazione di rintanarsi nel proprio angolo nella speranza di non essere
investiti da quel che accade, magari continuando a rivolgersi a quei sindaca che
ci stanno fottendo la vita senza esclusione di colpi, non aiuta, ma sappiamo e
dovreste saperlo anche voi, che con noi non hanno finito, e non ci sono santi a
cui rivolgersi se non a noi stessi. La ricerca di una parvenza di normalità, ci
sta facendo perdere di vista il terreno di gioco. Le cose, anche le più feroci,
continuano ad accadere ed ad un certo punto dovremo svegliarci. Come se il
quadro non fosse già complesso, a rendere tutto ancora più difficile è la
Commissione di Garanzia che oramai si erge al ruolo di portavoce di RFI,
spulciando nei più assurdi meandri per ostacolare le iniziative di sciopero che
portiamo avanti dal 2024. Pertanto all’ennesimo e ingiustificato intervento,
abbiamo deciso di cambiare passo, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire
e non si poteva continuare inermi a cercare di schivare lanci sempre più mirati.
Per come è scritto l’accordo sui servizi minimi, però, e per come è strutturata
la nostra reperibilità, la scelta della Commissione di smantellare l’accordo per
come da sempre applicato, ci riporta all’interpretazione integrale di quanto
scritto e questo paradossalmente ci apre opportunità in termini di efficacia.
Vi invitiamo a leggere attentamente le norme tecniche, perché se è vero che ci
porteranno ad effettuare il residuo di prestazione che non rientra nella fascia
21/21, ci esclude dall’obbligo di essere considerati reperibili nella finestra
temporale che corrisponde alla prestazione su cui stiamo scioperando, inoltre
tutto quello che succede all’interno di quella fascia è interessato dallo
sciopero e chi farà il pomeriggio il 10, andrà via prima e chi farà la notte
l’11 e dovesse entrare alle 20, entrerà alle 21. Siamo consapevoli che andare al
lavoro per un pezzetto di prestazione, stiamo parlando di 36 minuti/1 ora, è una
rottura di scatole che non ha alcun senso logico. Del resto è quello su cui la
Commissione di Garanzia ed RFI contano, ma la modifica va vista nel suo insieme.
Ora, se ritenete il disagio insopportabile, non fate sciopero, ma se per caso
foste addirittura reperibili pensateci, perché non dovendo garantire la
reperibilità, il vostro sciopero è particolarmente incisivo. In fondo, come
abbiamo riportato anche sulle norme tecniche, dovrete timbrare, andare a
mettervi i DPI, poi ricambiarvi, timbrare l’uscita e andare a casa. Se proprio
vogliono giocare, giochiamo.
Per difendere la nostra dignità, la nostra sicurezza e fermare questo disastro,
per riaffermare quel diritto di sciopero che tentano di eliminare del tutto, l’11
aprile 2026: SCIOPERO”
Buon ascolto