Tag - gentrificazione

Alimonda Summer Festival: il cibo tra gentrificazione e identità
Mercoledì sera sono stata ai Giardini Alimonda per l’ultima serata del Festival Alimonda, organizzato dall’Associazione Arteria e già alla 5° edizione. Il tema della serata era Il cibo tra gentrificazione e identità, e a discuterne c’erano Paolo “Tex” Tessarin, blogger e ideatore del progetto Foodfication; Andrea Quarello, architetto e fondatore del collettivo Ultramondo; Luca, militante del sindacato CUB, e J.[1], lavoratore bengalese nel ristorante Meat To, da mesi in sciopero. A mediare Marco Berton, giornalista. La serata è stata animata dalle performance musicali de I 167 e di Romie Py. Ma che cos’è la “foodification”, e com’è legata alla gentrificazione? Tessarin ci racconta che il termine nasce nel 2010 a Brooklyn, da un articolo del Brooklyn Paper sui foodies (ita. “buongustai”, appassionati di enogastronomia) alla scoperta di quartieri fino a poco tempo prima considerati pericolosi e improvvisamente diventati cool grazie a nuovi locali di tendenza. A Torino il fenomeno è studiato dal 2017 ma ha origini ben più lontane. Negli anni ‘90 il Quadrilatero viene foodificato e riscopriamo l’aperitivo. Poi San Salvario, che passa da Paratissima alle cucine fusion. Poi ancora l’apertura di Eataly nel 2007 nell’ex stabilimento Fiat; e il Salone del Gusto, cibo presentato come “buono, pulito e giusto”[2] ma venduto a prezzi altissimi. Arriva il turno di Porta Palazzo, a mio avviso un esempio particolarmente da manuale: il mercato che da generazioni accoglie famiglie in migrazione (da ovunque) qualche anno fa fu vittima di una violenta gentrificazione culinaria, il cui apice è stato l’apertura del Mercato Centrale. Avvalendoci di un’espressione a tema, un altro quartiere che è stato dato in pasto ai cosiddetti city users[3]. Questa è la foodificazione come dinamica gentrificante su un quartiere. Le attività commerciali tradizionali vengono soppiantate da nuove attività fancy. Le etichette di marketing anglofone[4] influiscono sul prezzo del cibo venduto in questi nuovi locali fancy, generando processi di espulsione: i residenti iniziano a non potersi più permettere di mangiare sotto casa, sempre più attività commerciali locali di cui usufruivano vengono sostituite, e gli abitanti si ritrovano costretti a doversi trasferire in zone più periferiche. Il loro vecchio quartiere si trasforma quindi in una zona attrattiva, di cui giornali iniziano a parlare come il-posto-dove-bisogna-assolutamente-andare-a-vivere. Ai lettori torinesi staranno forse fischiando le orecchie pensando alla recente storia di Vanchiglia. Un ulteriore rovescio della medaglia è che dietro la narrazione patinata troviamo un’economia che si regge su lavoro povero. In media un lavoratore nell’ambito della ristorazione e ricettività guadagna 1500€ lordi al mese, e neanche tutti i mesi. Il caso Meat To e la vertenza CUB Luca e J. ci raccontano la loro lotta sindacale attualmente in corso contro il ristorante Meat To, in via Boucheron (Piazza Statuto), un all you can eat di carne venduto come di “eccellenza italiana”, con 130 coperti quasi mai pieni, e sempre aperto. Da Meat To lavorano undici bengalesi tra cucina, bar e sala. J. parla di contratti formalmente da 20 ore ma con una reale media di 55 ore lavorative a settimana. Diversi mesi fa J. e un suo collega, quest’ultimo escluso dal sistema di seconda accoglienza (SAI) e dunque ancora più ricattabile, si sono rivolti alla CUB Confederazione Unitaria di Base. Da qui è partita una vertenza fatta di diffide formali e poi di ritorsioni, come cambi di orari improvvisi, telefoni sequestrati, un giorno di riposo al costo di 100€ in meno in busta paga ed episodi di bossing per convincerli a mollare il sindacato. Non hanno ceduto. I presidi si stanno tenendo di venerdì e sabato sera per colpire la visibilità del locale nelle serate di punta, organizzati da CUB; dal Coordinamento Colpo (Coordinamento Lavoro Precario Organizzato), dal Comitato cittadino per le Voci Migranti, e dal Collettivo Ujamaa. L’obiettivo è ovviamente la regolarizzazione dei contratti a indeterminati e a tempo pieno, nonché al riconoscimento di tutte le ore extra lavorate sinora. Aurora e il cibo Andrea Quarello – architetto, fondatore del collettivo Ultramondo e soprattutto abitante del quartiere Aurora – ripercorre le innumerevoli iniziative proposte dall’alto per la promozione del quartiere e poi ciclicamente decadute. Tra queste figurava il tema del cibo, ma sempre come narrazione costruita sullo stereotipo italiano del “cibo che crea comunità”. Anche possibilmente vero, se non calato dall’alto da istituzioni che in questi quartieri non hanno mai messo piede. Inoltre, Aurora è il quartiere dove vivono i rider, i quali durante il Covid andavano a sfamare il centro città per poi rincasare proprio qui. Concludiamo con esempi positivi: ci sono esempi positivi di cibo dal basso nel quartiere, locali etnici di vario tipo su cui i proprietari hanno reinvestito nel tempo, conosciuti tra gli abitanti e sui quali i consigli si spargono davvero nel vicinato. Per il momento, Aurora rimane impermeabile alle catene, e le attività locali che stanno mettendo le radici permettono piano piano alle persone di uscire e andare a mangiare al ristorante sotto casa.   [1] Nome fittizio per proteggere il lavoratore, la cui battaglia sindacale è tuttora in corso. [2] I tre pilastri su cui si fonda il modello di filiera agroalimentare e di alimentazione promosso da Slow Food. [3] Voce Treccani: https://www.treccani.it/enciclopedia/city-users_%28Lessico-del-XXI-Secolo%29/ [4] Alcuni esempi: street food, artisanal, bio, craft, raw, comfort food, food porn, concept store, brunch, plant based, upcycled ecc… Chiara Alabiso
July 15, 2026
Pressenza
NO al resort in costa San Giorgio. Giovedì 16 luglio, cubo nero in tour
Cubo nero in tour. No al maxi resort a Costa San Giorgio. L’ennesimo intervento dell’iperlusso sulle nostre colline non deve essere realizzato. Giovedì 16 luglio, ore 18.30, ingresso Forte Belvedere, incontriamo la cittadinanza, il Comitato Canneto- le Coste e … Leggi tutto L'articolo NO al resort in costa San Giorgio. Giovedì 16 luglio, cubo nero in tour sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Il caso del Villaggio delle rose: appello per un progetto di abitare comunitario
Effimera condivide e sottoscrive l'appello contro lo sgombero del Villaggio delle Rose, realtà urbana presente da oltre 25 anni nel contesto metropolitano milanese. Mercoledì 1° luglio si terranno una serie di iniziative in sostegno. Siete tutte e tutti invitati/e in Via Chiesa Rossa 351, a Milano, a partire dalle ore 18.00.   *****   [...]
June 29, 2026
Effimera
Contro il Mondiale dello sfruttamento
Intervista integrale del collettivo Nodo Solidale alla giornalista indipendente Sofia Pontiroli e a un compagno attivista dell’Assemblea AntiMundialista sul “Mondiale dello Sfruttamento”, inaugurato ufficialmente giovedì 11 giugno a Città del Messico. Il contributo mette in luce le contraddizioni del mega-evento sportivo: dai processi di gentrificazione ed espulsione all’invisibilizzazione dei conflitti sociali e delle battaglie per la verità e la giustizia, come quella delle madres buscadoras, fino ai cantieri che destabilizzano la mobilità e la quotidianità di una delle metropoli più grandi del mondo. Riportiamo anche un estratto dell’articolo “Assaltare la fortezza mundialista”, sempre a cura del collettivo Nodo Solidale, in cui vengono raccontate le proteste e le mobilitazioni che hanno attraversato le strade della capitale messicana nei giorni della vigilia e dell’inaugurazione del Mondiale 2026: “La CNTE ha occupato una parte del centro storico in presidio permanente, con decine di migliaia di militant*, e la scorsa settimana ci sono state manifestazioni duramente represse, quando docenti e maestre hanno provato a sfondare le barriere metalliche che da settimane ormai delimitano l’area attorno allo Zocalo, a difesa del FIFA Fan Fest (un’area adibita per gioire delle gesta calcistiche dove si accede solo con identificazione, tutta in mano alla FIFA e consumando rigorosamente prodotti ufficiali, escludendo le migliaia di venditrici informali che ogni giorno animano il centro storico di Città del Messico). Teste spaccate, persone svenute per terra in chiazze di sangue e un maestro che ha perso la vista a causa di un proiettile di gomma, questo il bilancio parziale di quelle giornate. Senza trovare un accordo col governo, attraverso i tavoli di negoziazione che avvenivano praticamente ogni giorno, la CNTE ha portato avanti quotidianamente varie mobilitazioni, annunciando di bloccare l’aeroporto e la partita inaugurale del Mondiale. “Senza soluzione, il pallone non si muove”, questo lo slogan. In realtà poi, la grande marcia della CNTE nel giorno dell’inaugurazione che avrebbe dovuto bloccare tutto e gettare nel caos la città, che era un po’ il grande timore raccontato dai giornali, non c’è stata. Anzi, molte iniziative e racconti terroristici di proteste che avrebbero mandato in tilt la città e avrebbero distrutto la festa di milioni di messicani, sono stati creati ad hoc, anche con l’uso dell’AI per la creazione di locandine false, con lo zampino probabilmente di alcune organizzazioni e partiti di istanze destroidi. Sempre nei giorni precedenti, 17 pullman che accompagnavano familiari dei 43 normalisti di Ayotzinapa scomparsi nel 2014 assieme ad altr* student*, sono stati detenut* all’ingresso di Città del Messico per ore con l’accusa di trasportare esplosivi artigianali, bloccando il loro tentativo di unirsi e appoggiare la lotta della CNTE e ad altri collettivi in protesta. Da mesi, inoltre, collettivi, famiglie e madres buscadoras, in lotta per la ricerca delle loro persone care scomparse, in un dramma collettivo e politico che indica più di 134.000 persone scomparse in Messico, avevano annunciato grandi mobilitazioni nelle giornate a ridosso dell’inizio del mondiale. Come poter accettare passivamente che sotto gli stessi stadi dove si generano milioni di profitti e dove si festeggia il calcio, giacciono pezzi di corpi scomparsi nella complicità dello Stato e del crimine organizzato? “Mexico campeón de desaparición” è lo slogan portato avanti, con le magliette verdi di calcio con dietro stampato il numero +134mila. Questo è a grandi linee, il contesto con cui si arriva alla settimana del mondiale.“
Contro il Mondiale dello sfruttamento
Intervista integrale del collettivo Nodo Solidale alla giornalista indipendente Sofia Pontiroli e a un compagno attivista dell’Assemblea AntiMundialista sul “Mondiale dello Sfruttamento”, inaugurato ufficialmente giovedì 11 giugno a Città del Messico. Il contributo mette in luce le contraddizioni del mega-evento sportivo: dai processi di gentrificazione ed espulsione all’invisibilizzazione dei conflitti sociali e delle battaglie per la verità e la giustizia, come quella delle madres buscadoras, fino ai cantieri che destabilizzano la mobilità e la quotidianità di una delle metropoli più grandi del mondo. Riportiamo anche un estratto dell’articolo “Assaltare la fortezza mundialista”, sempre a cura del collettivo Nodo Solidale, in cui vengono raccontate le proteste e le mobilitazioni che hanno attraversato le strade della capitale messicana nei giorni della vigilia e dell’inaugurazione del Mondiale 2026: “La CNTE ha occupato una parte del centro storico in presidio permanente, con decine di migliaia di militant*, e la scorsa settimana ci sono state manifestazioni duramente represse, quando docenti e maestre hanno provato a sfondare le barriere metalliche che da settimane ormai delimitano l’area attorno allo Zocalo, a difesa del FIFA Fan Fest (un’area adibita per gioire delle gesta calcistiche dove si accede solo con identificazione, tutta in mano alla FIFA e consumando rigorosamente prodotti ufficiali, escludendo le migliaia di venditrici informali che ogni giorno animano il centro storico di Città del Messico). Teste spaccate, persone svenute per terra in chiazze di sangue e un maestro che ha perso la vista a causa di un proiettile di gomma, questo il bilancio parziale di quelle giornate. Senza trovare un accordo col governo, attraverso i tavoli di negoziazione che avvenivano praticamente ogni giorno, la CNTE ha portato avanti quotidianamente varie mobilitazioni, annunciando di bloccare l’aeroporto e la partita inaugurale del Mondiale. “Senza soluzione, il pallone non si muove”, questo lo slogan. In realtà poi, la grande marcia della CNTE nel giorno dell’inaugurazione che avrebbe dovuto bloccare tutto e gettare nel caos la città, che era un po’ il grande timore raccontato dai giornali, non c’è stata. Anzi, molte iniziative e racconti terroristici di proteste che avrebbero mandato in tilt la città e avrebbero distrutto la festa di milioni di messicani, sono stati creati ad hoc, anche con l’uso dell’AI per la creazione di locandine false, con lo zampino probabilmente di alcune organizzazioni e partiti di istanze destroidi. Sempre nei giorni precedenti, 17 pullman che accompagnavano familiari dei 43 normalisti di Ayotzinapa scomparsi nel 2014 assieme ad altr* student*, sono stati detenut* all’ingresso di Città del Messico per ore con l’accusa di trasportare esplosivi artigianali, bloccando il loro tentativo di unirsi e appoggiare la lotta della CNTE e ad altri collettivi in protesta. Da mesi, inoltre, collettivi, famiglie e madres buscadoras, in lotta per la ricerca delle loro persone care scomparse, in un dramma collettivo e politico che indica più di 134.000 persone scomparse in Messico, avevano annunciato grandi mobilitazioni nelle giornate a ridosso dell’inizio del mondiale. Come poter accettare passivamente che sotto gli stessi stadi dove si generano milioni di profitti e dove si festeggia il calcio, giacciono pezzi di corpi scomparsi nella complicità dello Stato e del crimine organizzato? “Mexico campeón de desaparición” è lo slogan portato avanti, con le magliette verdi di calcio con dietro stampato il numero +134mila. Questo è a grandi linee, il contesto con cui si arriva alla settimana del mondiale.“
June 17, 2026
Radio Blackout
A Milano “Giù le mani dalla città”
Il progetto “Giù le mani dalla città” è nato a Milano un anno fa con l’intento di mappare i processi di speculazione edilizia e le trasformazioni urbane che espellono le persone dai loro quartieri. Promossi dallo spazio sociale il Cantiere e da Cura Lab, il laboratorio di ricerca territoriale guidato da Francesca Cognetti del Politecnico di Milano, si sono svolti alcuni itinerari per attraversare e capire la complessità del territorio, le trasformazioni in atto e le ricadute sulla vita dei quartieri. Dopo i tour di mappatura nella zona di Villa Pizzone, Bindellina e Portello e quello tra il Parco delle Cave e Piazza d’Armi  dei mesi scorsi, sabato 6 giugno si è svolta la terza tappa. Appuntamento alle 11 davanti lo stadio di San Siro, sotto un cielo reso limpido dal temporale notturno mentre si diffonde la musica delle prove di Tiziano Ferro per il concerto serale. Il numeroso gruppo dei “mappatori” si mette in marcia. Si parte con la ricostruzione della storia dell’iconico stadio Sandro Meazza destinato adesso alla demolizione. Costruito nel 1926 dal Milan, diviene di proprietà del comune di Milano nel 1935 e tale è rimasto  fino al 5 novembre 2025, quando è stato firmato il rogito che cede la proprietà dell’impianto e di tutte le aree circostanti alle due società sportive Inter e Milan, ovvero ai fondi gestiti da Oaktree e RedBird, per la misera cifra di 197 milioni di euro. Sulla legittimità della vendita sta indagando la magistratura. Ma non si parla solo dello stadio, guardandosi intorno si capisce che l’operazione che riguarda questo   quadrante milanese è molto più grande. C’è l’area dello Stadio del Trotto con i suoi manufatti che Italia Nostra ha tentato dagli anni ‘90 di proteggere chiedendo l’apposizione di un vincolo ambientale, ma con una mossa a sorpresa l’amministrazione nel 2014 con una semplice determinazione dirigenziale, senza sottoporre la decisione al voto del Consiglio comunale, ha deciso di procedere con il cambio di destinazione d’uso dei terreni. Ora è possibile costruire residenze. Non ha perso tempo la società Hines che ha immediatamente presentato un progetto per la costruzione di 1300 appartamenti, di cui  700 destinati all’affitto. Intanto lì attorno ci sono cantieri quasi ultimati e appartamenti in vendita a prezzi non accessibili alla gran parte della popolazione. Anche questo viene presentato come un “esempio di avanguardia di rigenerazione urbana” che «diventerà una vibrante destinazione urbana collettiva ricca di verde, sport, esperienze da vivere e capace di offrire momenti da condividere. Il verde fa da ricucitura al contesto residenziale, connettendo nuovi residenti e il quartiere esistente in una comunità connessa e contemporanea. Un’ innovativa chiave di lettura degli spazi pubblici si sviluppa in sintonia con l’identità unica del contesto storico per creare un’esperienza di quartiere senza precedenti che accoglie un mix intergenerazionale ad alto valore sociale». Si pensa a un intervento analogo a quanto è già stato realizzato nell’adiacente area di via dei Rospigliosi dove accanto a un edificio in linea di 8 piani svetta una torre di 22 piani. Sull’intervento è in corso un’indagine per presunta lottizzazione abusiva e abusi edilizi. Ancora in cammino si lambisce il quartiere di edilizia pubblica San Siro realizzato alla fine degli anni ’30 conosciuto come “il quadrilatero”. È uno dei più grandi complessi di edilizia residenziale pubblica di Milano (con oltre 6.000 alloggi) gestito principalmente da ALER Milano. Il quartiere quando è nato  era ai margini della città, oggi non è più così. È racchiuso come un’isola e circondato dalla trasformazione in atto di questa parte di città. Nel quartiere lavora da più di dieci anni un gruppo di studio dell’università, che ha creato un vero e proprio distaccamento nel territorio che dà la possibilità di sperimentare liberamente progettualità e cooperazione. Anche il quadrilatero è minacciato dalla “rigenerazione”. Si parla di demolizione, di risanamento, di recupero. Ovunque si privatizza ogni proprietà pubblica, come è avvenuto al Lido di Milano. La sosta  di fronte al centro balneare progettato negli anni ’30 serve a ricostruire la storia di questo imponente impianto pubblico inaugurato nel 1931 e acquistato dal Comune di Milano nel 1936. Il Lido è stato per anni uno dei luoghi più frequentati dai milanesi, divenendo, assieme all’Idroscalo,  il posto dove praticare sport o fuggire dall’afa estiva. A prezzi popolari in questi centri balneari comunali si poteva trascorrere l’estate in città. «Una nuova vita per il Lido di piazzale Lotto», dichiara la Giunta che ha approvato «fattibile e rispondente  all’interesse pubblico la proposta di progetto per l’affidamento in concessione per la realizzazione di un nuovo centro sportivo nell’area nonché la successiva gestione per un periodo di 42 anni presentata da parte della società iberica Ingesport health and SPA consulting S.A., leader dei centri Go fit». Il canone annuale della concessione è stato quantificato in 80mila euro. Si parla anche in questo caso di rigenerazione, ma si sottrae alla città  servizi essenziali e spazio pubblico. La lunga camminata si conclude in piazza Stuparic 18 nello Spazio di Mutuo Soccorso, questo si rigenerato! Un complesso edilizio dal quale 30 anni fa sono state sfrattate tutte le famiglie con l’intenzione di demolire e ricostruire. Un vincolo ha impedito la demolizione e tutto è caduto in abbandono. Fino a quando  nel 2013 dopo anni di lotte e di progetti che si sono sviluppati a partire dal Centro Sociale Cantiere e dal Comitato abitanti di San Siro la struttura è stata occupata, per dare casa a chi non l’aveva e per dare vita alle molte attività sociali e solidali che oggi fanno vivere lo spazio. Nel grande cortile con un pranzo sociale si è chiusa la mappatura  in attesa dell’appuntamento per le prossime tappe. Intanto il 12,13 e 14 giugno si festeggiano  i 25 anni di vita del Centro Sociale Cantiere a via Monterosa 84. La copertina proviene dal sito www.cantiere.org. Le foto all’interno dell’articolo sono dell’autrice Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo A Milano “Giù le mani dalla città” proviene da DINAMOpress.
June 12, 2026
DINAMOpress
[2026-06-11] Prosfygica. Un quartiere da difendere. Autogestione e internazionalismo contro la gentrificazione ad Atene @ CSOA Forte Prenestino
PROSFYGICA. UN QUARTIERE DA DIFENDERE. AUTOGESTIONE E INTERNAZIONALISMO CONTRO LA GENTRIFICAZIONE AD ATENE CSOA Forte Prenestino - via Federico delpino, Roma, Italy (giovedì, 11 giugno 18:00) Giovedì 11 giugno 2026 CSOA FORTE PRENESTINO Laboratorio di Lotte alla Gentrificazione presenta: PROSFYGICA Un quartiere da difendere Autogestione e internazionalismo contro la gentrificazione ad Atene Ore 18.00 Serigrafia live. Stampa e sostieni! Ore 20.45 Introduzione e a seguire proiezione di: - "The Refuge" di Natasha Blatsiou e Nikos Pilos (doc. lingua greca sub Eng, 15’) - documentario su Prosfygika di Arsinoi Pilos (doc. lingua greca sub Eng, 10’) A seguire tavola rotonda con: • ⁠I/le compagnx della campagna di solidarietà internazionalista per Prosfygika su Roma e in Europa • Anna Giulia (antropologa che si occupa di gentrificazione in Grecia) . . . /// Prosfygika non si sgombera Lo Stato greco e la Regione dell’ Attica hanno approvato un piano di riqualificazione del quartiere di Atene da 15 milioni di euro finanziato con fondi europei. Dalle macerie della crisi economica e della conseguente crisi abitativa nasce nel 2010 a Prosfygika, dove sopravvivono le otto palazzine che compongono la comunità politica e lo spazio occupato autogestito, l’Assemblea di Prosfygika Occupata (Sy.Ka.Pro). L’Assemblea ha dato vita a una comunità politica coesa, con diverse strutture, gruppi di lavoro e iniziative. Oggi, i residenti di Prosfygika parlano lingue diverse e provengono da contesti geografici lontani tra loro, ma si ritrovano a lottare per la sopravvivenza di una comunità, il cui valore va ben oltre gli spazi che abita. Come in molte altre città europee e non solo, la minaccia di riqualificazione è quella che sta colpendo Prosfygika oggi. Dall’inizio del 2026, Prosfygika Occupato è in mobilitazione permanente e una grande solidarietà internazionale si è attivata per sostenere la sua esistenza. Possono i nostri immaginari ed esperimenti sociali vincere davvero? ///
June 10, 2026
Gancio de Roma