Tag - estrattivismo

Colonizzazione America Latina: piano di Trump e Netanyahu
Si tratta di un vero e proprio piano strategico per riappropriarsi di territori, per imporre, anche militarmente, una sempre più feroce politica espansionistica e un modello economico neoliberista estrattivista, quello disegnato dall’amministrazione MAGA (Make America Great Again) e dal governo Netanyahu per America Latina, con il sostegno dell’argentino Javier Milei […] L'articolo Colonizzazione America Latina: piano di Trump e Netanyahu su Contropiano.
May 25, 2026
Contropiano
Tanti no all’imperialismo sanitario USA in Africa. Il piano di Trump vacilla
Dopo i tagli a USAID (strumento di soft Power di Washington) e l’addio all’OMS, la strategia sulla sanità internazionale della Casa Bianca è stata rimodulata nell’America First Global Health Strategy. Fondata su rapporti bilaterali, invece che su una cornice multilaterale, è un’altra forma di “predazione” a cui molti paesi africani […] L'articolo Tanti no all’imperialismo sanitario USA in Africa. Il piano di Trump vacilla su Contropiano.
May 23, 2026
Contropiano
Per un’immaginazione femminista anticoloniale: intrecciare le …
… le radici contro capitalismo e patriarcato Riprendiamo, per gentile concessione di autrice e direttore, un interessante “saggio” di Alice Salimbeni da Machina  C’è una rimozione che attraversa l’Europa – e l’Italia – come una ferita mal cicatrizzata: l’idea di essere «oltre» il colonialismo, di averlo relegato altrove, in un tempo e, soprattutto, in uno spazio che non ci riguarda
È fernuta ‘a zezzenella: chiacchiere resistenti per costruire dalle macerie. (Chile) (1/3: Redazionale Completo )
"É fernuta a zezzenella" nel gergo contadino campano significa che è finito il periodo di mungitura delle vacche, che non c'è più latte da prendere, che le mucche sono allo stremo. Nella parlata comune questa frase si traduce con "è finita la pacchia", é finito il divertimento. Ma per chi? Per il padre padrone, per il colonizzatore bianco, per il capitalista: che altro volete prendervi? Ci rimane solo la vita. É da quello slancio vitale che resiste tra le macerie di una catastrofe permanente che vogliamo ripartire, da quella forza potente e ancestrale che da millenni continua a far girare il mondo, nonostante l'impegno dei noti maschietti, ricchissimi e capricciosi, nel trasformare la realtà in distopia. Ne parliamo il mercoledì mattina dalle 10:30 ogni due settimane con le amiche di ecologia politica e Claudia T., facendo partire i nostri discorsi dalle testimonianze dell3 compagn3 che vivono e lottano nel Sud Globale, con le quali abbiamo avuto la fortuna di incrociare le strade É fernuta a zezzenella oi' Ci trovate sugli 87.9 fm Perchè sta musica adda cangià.  In questa puntata ci spostiamo in Chile, in particolare in Patagonia, per raccontare le due facce dell’estrattivismo contemporaneo: l’industria del salmone e la mineraria. Due modelli diversi, ma basati sulla stessa logica coloniale: sfruttamento intensivo dei territori, contaminazione di acque e terre, precarizzazione delle comunità locali e concentrazione dei profitti nelle mani di multinazionali e capitali globali. Attraverso voci dal territorio, analizziamo come allevamenti industriali e miniere trasformino la Patagonia in una zona di sacrificio, smascherando la retorica dello “sviluppo” e mettendo al centro le pratiche di resistenza, autodeterminazione e difesa dei territori.
May 13, 2026
Radio Onda Rossa
Repubblica Dominicana, migliaia in marcia fermano la miniera della multinazionale canadese
Il governo della Repubblica Dominicana ha sospeso i lavori per la miniera d’oro affidati alla multinazionale canadese GoldQuest. Il presidente Luis Abinader ha dato seguito alla volontà popolare manifestatasi per le strade di San Juan. Qui, domenica scorsa, diverse migliaia di persone hanno sfilato per circa venti chilometri, verso la diga di Sabaneta, tra le principali fonti d’acqua del Paese. I manifestanti, dispersi poi dalla polizia a suon di idranti e lacrimogeni, denunciavano il rischio contaminazione dato dalla realizzazione del progetto minerario, al momento fermo alla fase esplorativa. La protesta nella Repubblica Dominicana contro il progetto Romero si inserisce in un filone più ampio, che dalla Bolivia all’Argentina vede protagonisti i popoli latinoamericani contro l’estrattivismo delle multinazionali. «Ai dominicani non interessa l’oro — dice uno dei manifestanti giunto alla diga di Sabaneta — ma l’acqua, l’ambiente, le risorse naturali». In migliaia hanno marciato domenica verso una delle principali fonti d’acqua del Paese, minacciata dal progetto minerario della GoldQuest. Dal 2005 sono state affidate alla multinazionale canadese delle concessioni esplorative, dunque di valutazione, nell’area circostante. Nelle ultime settimane GoldQuest aveva rilanciato la volontà di procedere con il progetto Romero, adducendo per la provincia di San Juan dei presunti impatti positivi sull’economia. A insorgere sono stati proprio i produttori locali, perlopiù contadini, che hanno invece denunciato i pericoli dell’inquinamento dati dalle attività estrattive. A seguito della manifestazione, il presidente Luis Abinader ha deciso di sospendere qualsiasi attività legata alla GoldQuest, a partire dai permessi necessari per procedere con l’inizio dei lavori e dunque dello sfruttamento minerario. La vittoria ottenuta dai cittadini dominicani si inserisce in un filone più ampio, che attraversa e unisce l’intera America Latina. In Bolivia, dove le comunità indigene hanno visto da vicino le conseguenze ambientali dell’estrazione dell’oro — a partire dall’uso del mercurio che inquina suolo e falde acquifere — si è messa in moto una campagna per sottrarre braccia e risorse al settore, puntando sull’agricoltura sostenibile. Due anni fa, a Panama, le proteste popolari costrinsero il governo a rivedere i suoi piani sulle concessioni minerarie. Vorrebbero ottenere lo stesso risultato anche gli argentini, che hanno lanciato una campagna per l’abrogazione dell’ultima riforma Milei, incentrata sull’autorizzazione delle attività minerarie e di estrazione degli idrocarburi anche nelle aree a ridosso dei ghiacciai. La riforma aumenterà i siti estrattivi, in uno Stato già alle prese con le conseguenze ambientali delle miniere di litio, contro le quali si concentra la lotta di diversi popoli indigeni, come i Kolla, che quotidianamente sfidano la repressione per provare a salvare quel che resta dei territori ancestrali.   L'Indipendente
May 8, 2026
Pressenza
Incendi nella Patagonia cilena e responsabilità delle aziende forestali
Tra gennaio e febbraio del 2026, la Patagonia è stata attraversata da una delle stagioni di incendi più devastanti degli ultimi decenni. Le fiamme hanno colpito duramente soprattutto il versante argentino, ma si sono estese anche al Cile, interessando ampie aree del centro-sud, dai territori intorno a Valparaíso fino alla zona di Temuco. Questi incendi non sono eventi isolati né casuali: affondano le loro radici in cause prevalentemente antropiche. Alla base troviamo una combinazione sempre più evidente di siccità prolungata e aumento delle temperature legato al cambiamento climatico, a cui si aggiunge l’espansione massiccia delle monoculture forestali, in particolare di pini ed eucalipti, che oggi occupano milioni di ettari. Un modello produttivo che, oltre a impoverire la biodiversità, aumenta la vulnerabilità del territorio al fuoco. A questo si sommano le responsabilità delle grandi aziende forestali: l’accaparramento delle terre, la pressione sulle risorse idriche delle comunità locali e l’assenza di interventi concreti quando gli incendi divampano. Un quadro che si inserisce in un contesto politico segnato dalle prime riforme del governo Kast, orientate a favorire l’estrattivismo – minerario e forestale – e a ridurre le tutele per riserve e parchi naturali, sempre più esposti agli interessi dei capitali internazionali. Ne abbiamo parlato con Max Reuca werken (portavoce) della comunità Mapuche Juan Ignacio Reuca di Puren, Araucania, Chile.
April 20, 2026
Radio Blackout
Incendi nella Patagonia cilena e responsabilità delle aziende forestali
Tra gennaio e febbraio del 2026, la Patagonia è stata attraversata da una delle stagioni di incendi più devastanti degli ultimi decenni. Le fiamme hanno colpito duramente soprattutto il versante argentino, ma si sono estese anche al Cile, interessando ampie aree del centro-sud, dai territori intorno a Valparaíso fino alla zona di Temuco. Questi incendi non sono eventi isolati né casuali: affondano le loro radici in cause prevalentemente antropiche. Alla base troviamo una combinazione sempre più evidente di siccità prolungata e aumento delle temperature legato al cambiamento climatico, a cui si aggiunge l’espansione massiccia delle monoculture forestali, in particolare di pini ed eucalipti, che oggi occupano milioni di ettari. Un modello produttivo che, oltre a impoverire la biodiversità, aumenta la vulnerabilità del territorio al fuoco. A questo si sommano le responsabilità delle grandi aziende forestali: l’accaparramento delle terre, la pressione sulle risorse idriche delle comunità locali e l’assenza di interventi concreti quando gli incendi divampano. Un quadro che si inserisce in un contesto politico segnato dalle prime riforme del governo Kast, orientate a favorire l’estrattivismo – minerario e forestale – e a ridurre le tutele per riserve e parchi naturali, sempre più esposti agli interessi dei capitali internazionali. Ne abbiamo parlato con Max Reuca werken (portavoce) della comunità Mapuche Juan Ignacio Reuca di Puren, Araucania, Chile.
April 20, 2026
Radio Blackout - Info
Il capitale sottostante: estrattivismo come chiave di lettura del presente
Il nuovo numero di Zapruder dal titolo “Il capitale sottostante. Realtà e immaginario della miniera” contribuisce a fornire delle chiavi di lettura della fase attuale a partire dalla storia delle miniere. La miniera come metafora a livello storico e riattualizzato di un modo di produzione. Dall’impero portoghese a caccia di petrolio angolano alle dinamiche imperialiste odierne nella ricerca di terre rare il capitale si fa stato: l’analisi dei modi di funzionamento di queste industrie di estrattivismo energetico individua nei flussi del capitale un rapporto di dominio e di indicazione di scelte politiche, anche oltre i confini territoriali e amministrativi degli imperi. La miniera è anche tecnologia: in questo numero un obiettivo è quello di smascherare la narrazione secondo la quale il soluzionismo tecnologico possa diminuire lo sfruttamento nel rapporto di produzione e lavoro. Questo porta anche a guardare alla miniera come dimensione di lotta che ha attraversato le epoche storiche. Ne parliamo con uno dei curatori, Mattia Frapporti
April 10, 2026
Radio Blackout - Info
Il capitale sottostante: estrattivismo come chiave di lettura del presente
Il nuovo numero di Zapruder dal titolo “Il capitale sottostante. Realtà e immaginario della miniera” contribuisce a fornire delle chiavi di lettura della fase attuale a partire dalla storia delle miniere. La miniera come metafora a livello storico e riattualizzato di un modo di produzione. Dall’impero portoghese a caccia di petrolio angolano alle dinamiche imperialiste odierne nella ricerca di terre rare il capitale si fa stato: l’analisi dei modi di funzionamento di queste industrie di estrattivismo energetico individua nei flussi del capitale un rapporto di dominio e di indicazione di scelte politiche, anche oltre i confini territoriali e amministrativi degli imperi. La miniera è anche tecnologia: in questo numero un obiettivo è quello di smascherare la narrazione secondo la quale il soluzionismo tecnologico possa diminuire lo sfruttamento nel rapporto di produzione e lavoro. Questo porta anche a guardare alla miniera come dimensione di lotta che ha attraversato le epoche storiche. Ne parliamo con uno dei curatori, Mattia Frapporti
April 10, 2026
Radio Blackout
Che spacco! «Zapruder» 68 in tour http://storieinmovimento.org/2026/04/09/che-spacco-zapruder-68-in-tour/?pk_campaign=feed&pk_kwd=che-spacco-zapruder-68-in-tour #presentazioniZapruder #comunitàminerarie #estrattivismo #Iniziative #Zapruder #miniera #risorse #lavoro