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Le flottiglie per Gaza nel 2026: genesi, storia, sviluppi necessari.
PERCHÉ VANNO RIPENSATE E COME POSSONO SERVIRE PIENAMENTE LA CAUSA PALESTINESE. In questi ultimi giorni, abbiamo assistito alle violenze che gli attivisti e le attiviste della Global Sumud Flotilla hanno subito, dopo il loro arresto in acque internazionali da parte delle forze militari israeliane, mentre erano diretti a Gaza per una missione umanitaria. Si dibatte se si sia trattato di un atto di pirateria e di un rapimento: tanti esperti di diritto internazionale ritengono di sì, altri giuristi sostengono, invece, che, tecnicamente, tali azioni non si possano configurare quali reati di depredazione e violenza in mare da parte di Israele. Perché questa dicotomia di pensiero e perché è necessario oggi determinare definitivamente il quadro delle responsabilità dello Stato di Israele (e non solo del governo attuale)? L’imperativo non è, chiaramente, riferito soltanto a questo ultimo episodio, date le ultradecennali persecuzioni, gli abusi, gli omicidi compiuti dai sionisti in Palestina, in Libano, in Iran, in Yemen. E in considerazione del genocidio ancora in atto a Gaza. IL BLOCCO NAVALE A GAZA: LEGALE O ILLEGALE? Facciamo qualche passo indietro nella storia delle flottiglie. Quando Israele, nel 2007, impone il blocco navale davanti alla Striscia di Gaza, partono spedizioni civili via mare per rompere l’assedio, con a bordo attivisti di tanti paesi prevalentemente europei. La più nota rete è la Freedom Flotilla Coalition. Poi, nel 2025 è stata lanciata la campagna della Global Sumud Flotilla (GSF), diventando progressivamente una coalizione a ombrello per le altre formazioni (Thousand Madleen, Global Movement to Gaza, Maghreb Sumud Flotilla, Sumud Nusantara, Cinta Gaza Malaysia (CGM), componente asiatica della flottiglia). Anche Emergency ha aderito con la nave Life Support nel 2025. Usando come pratica politica il trasporto di aiuti umanitari, le missioni creano i presupposti di una pressione mediatica internazionale, attraverso forme di disobbedienza civile non armata, per arrivare alla condanna delle violazioni dei diritti umani in Cisgiordania e nella Striscia. Nel 2010, salpa dalla Turchia e da altri porti del Mediterraneo la prima grande missione (Gaza Freedom Flotilla), composta da più navi. Da subito, Israele dichiara che queste missioni sono una violazione della propria sovranità: il blocco navale è considerato legale. In particolare, gli organizzatori sono accusati di essere fiancheggiatori di Hamas, a fini politici o logistici. L’attenzione sulla Freedom si accende quando la nave Mavi Marmara viene abbordata in acque internazionali dalle forze sioniste e, nello scontro, muoiono 10 attivisti. Si apre così una crisi diplomatica internazionale che vede in prima linea Israele e la Turchia, ma non solo. Questa aggressione, e la tragedia che ne è conseguita, rappresenta uno spartiacque anche per il diritto internazionale. L’ONU viene interessata giocoforza dalla vicenda: il Segretario Generale delle Nazioni Unite istituisce un organismo speciale (il Panel d’inchiesta del Segretario Generale ONU sull’incidente della flottiglia del 31 maggio 2010) che produce il famoso Rapporto Palmer. L’inchiesta conclude che il blocco navale israeliano era “misura di sicurezza legittima ma la forza usata durante l’abbordaggio è stata eccessiva e irragionevole”. Il Consiglio per i diritti umani (UNHRC) aveva, però, già istituito una propria missione d’inchiesta, distinta dal Panel Palmer del Segretario Generale, i cui risultati furono molto chiari: il blocco era illegale, pertanto l’abbordaggio era illegale e vi furono gravi violazioni dei diritti umani. Tornando all’atto di pirateria, quindi: la mancanza di una posizione univoca su questa vicenda ha inevitabilmente influenzato le interpretazioni dei fatti occorsi successivamente. La definizione più usata, quella della Convenzione ONU sul diritto del mare (UNCLOS), viene tirata in ballo a fasi alterne: pirateria è un atto violento o di sequestro, compiuto da un equipaggio privato, per fini privati; contro un’altra nave in alto mare. Essendo, però, le operazioni israeliane compiute da forze armate statali, non avendo esse fini “privati” come rapina o profitto, avvenendo nell’ambito dichiarato di un’operazione militare, finalizzata alla sicurezza, la fattispecie sembra non applicabile alle flottiglie. Molti giuristi dicono: “Può essere illegale, ma tecnicamente non è pirateria.” Un altro orientamento che sembra raccogliere sempre più seguito afferma, invece, che se uno Stato sequestra una nave civile in acque internazionali senza base legale valida, l’atto assomiglia sostanzialmente alla pirateria, anche se formalmente non rientra nella definizione UNCLOS. Pertanto, va trattato come tale e i governi dei paesi a cui appartengono i cittadini e le cittadine aggrediti possono intervenire, anche militarmente, per tutelare la loro incolumità. Di più: devono intentare un ricorso alla Corte internazionale di giustizia, aprire un contenzioso tra Stati. MA QUAL È IL CUORE DELLA QUESTIONE? Ora, qui non si tratta di portare avanti una disquisizione giuridica ma di rilevare una verità storica e cioè che Israele, pur fregiandosi di essere componente a tutto titolo degli organismi di diritto internazionale, lo viola sistematicamente da 78 anni. Lo fa dalla data della Nakba, cioè dalla cacciata di 750.000 palestinesi, avvenuta tra il 1947 e il 1948, e con la distruzione di oltre 400 villaggi con metodi squadristi, attuata per fare spazio al nascente Stato. Si tratta, cioè, di assumere, come incontestabile in via definitiva, il fatto che le violazioni dei diritti umani da parte di Israele sono sperimentate sul popolo palestinese, ripetute nel Libano del Sud e nelle aree circostanti dell’Asia occidentale ma non riguardano solo i palestinesi (e, comunque, già la misura sarebbe colma): interessano l’assetto geopolitico mondiale. Può una potenza militare che si rifà alle regole della civile convivenza democratica restare impunita se le infrange in modo sistematico e reiterato? No, di certo; e allora perché ciò accade? UNA DOMANDA PER LE FLOTTIGLIE L’impegno delle flottiglie deve ripartire da questa domanda, a cui le risposte sono state date già dagli scrittori palestinesi del Novecento come Ghassan Kanafani e continuano a essere ripetute da quelli del presente, come Adania Shibli. Una su tutte: il sionismo è un’operazione predatoria di vite e di terre che affonda le sue radici nella storia del colonialismo occidentale e del suo parente stretto, il liberismo. In parole povere: è comprensibile provare sdegno e rabbia collettiva per i maltrattamenti e gli abusi riservati agli attivisti della flottiglia; è necessario ricordare che questi comportamenti sono usati in modo scientifico e chirurgico nelle carceri israeliane con i palestinesi; è fondamentale mettere sempre insieme le due cose ricordando che la prima deve anteporsi alla seconda nella nostra visione e nei nostri racconti, altrimenti si rischia di dare struttura al privilegio piuttosto che giustizia agli abusi. Però, innanzitutto, è inderogabile provare a incrinare, nelle sue proprie fondamenta, il castelletto di complicità che permette tutto questo, aggredendo con lungimiranza, fermezza, strategia, gli snodi economici che lo sostengono. In un’ottica marxiana, si deve partire dalla convinzione che, quindi, il genocidio non si combatte solo in Palestina, né per la Palestina, ma con la Palestina e si combatte nei nostri territori a partire dalla sottrazione di aree di profitto alle attività affaristiche complici. Gli strumenti sono il boicottaggio, anche come azione individuale, ma soprattutto la messa a sistema di una piattaforma di lotta per la giustizia globale, che tragga spunto, energia, sollecitazioni da gruppi locali, in base ai loro bisogni. Una connessione forte con i nodi territoriali del BDS (movimento di boicottaggio, disinvestimento, sanzioni, a guida palestinese) sarebbe fondamentale. DAL LOCALE AL GLOBALE, ANDATA E RITORNO Le flottiglie, quindi, non devono diventare più ardimentose: già lo sono state, poiché gli equipaggi, come si è visto dagli ultimi episodi e anche dalla vicenda della Mavi Marmara, si mettono effettivamente a rischio di abusi e chissà cos’altro. E non vi è dubbio che contribuiscano a tenere alta l’attenzione mediatica sulla Palestina. Devono, però, ripensarsi nella fase storica attuale, nella quale i signori della guerra e i plurimiliardari governano le sorti delle persone comuni. In un’ottica internazionalista, i bisogni della gente che vive nella società consumistica sono simili, con gradazioni di intensità e varianti diverse a seconda del contesto; creando dei macro cluster, tutti e tutte desideriamo avere un lavoro dignitoso e rispettoso dei nostri tempi di vita, poter accedere alla cura e all’istruzione, tenere un tetto sicuro sulla testa. È allora possibile individuare alcuni elementi di intersezione tra le rivendicazioni collettive popolari a livello locale e le istanze di giustizia globale. Il sionismo deve essere combattuto per la sua essenza di sistema di oppressione simbolico, dove vigono il diritto del più forte e l’impunità del più potente e del più ricco. La barca Ghassan Kanafani della Freedom Flotilla Italia, protagonista della campagna “100 porti per 100 città”. Foto di Vincenzo Fullone Un esempio di come dare forma a questa auspicabile evoluzione è la missione “100 porti per 100 città”: con la barca Ghassan Kanafani, la Freedom Flotilla Italia sta portando Gaza in Italia anziché andare a Gaza. La spedizione, partita da Taranto a inizio maggio, sta risalendo le coste tirreniche, incontrando i lavoratori, gli studenti, i sindaci, i contadini, i portuali, e tutti gli animatori delle comunità locali che lottano contro l’ingiustizia sociale. Alla fine del mese, la barca si troverà insieme alle comunità di militanti e abitanti di Napoli e Bagnoli, dove attraccherà. Si parlerà di diritto alla salute e al mare e l’equipaggio, in cui sono presenti tante persone palestinesi, sarà coinvolto in vari dibattiti sulle grandi multinazionali complici che agiscono sul nostro territorio, come MSC e Leonardo, e sulla repressione del dissenso contro l’occupazione sionista. Altrimenti, pur essendo generose e preziose azioni umanitarie, le spedizioni di mare e di terra per Gaza rischiano di perdere la tensione politica necessaria a sfondare il blocco del potere colluso con il sionismo, che è prodromico alla rottura del blocco navale, obiettivo per cui sono nate e contro cui rischiano di infrangersi con grande perdita di energie collettive e pagando un altissimo costo in termini di corpi violati. Ci sono tutti gli elementi e le intelligenze per riprogrammarsi su questa traccia o altre che si potranno individuare grazie al confronto con le comunità palestinesi e i movimenti locali: è indispensabile farlo per servire pienamente la causa palestinese in questa fase storica. Fonti Freedom Flotilla Coalition Rapporto Palmer ONU Documento del Ministero degli Esteri turco Pressenza – Global Sumud Flotilla Lavinia Marchetti – Piratare la Flotilla per rapire la Post Instagram citato Nives Monda
May 24, 2026
Pressenza
Primo maggio: voci da Bagnoli@2
“1 maggio a Bagnoli: casa, salute, lavoro, spiaggia e mare. No a guerre, America’s Cup e grandi eventi”. Queste le parole d’ordine del corteo che il primo maggio ha visto riunite la lotta della popolazione di Bagnoli, dei Campi Flegrei e di tutta la città di Napoli. In questo ultimo anno, il quartiere partenopeo, e le questioni che lo attraversano, sono tornate al centro delle lotte locali. Le mobilitazioni contro l’America’s Cup hanno visto una partecipazione popolare importante, con migliaia di persone per le strade. Oltre all’opposizione ai cantieri, le piazze, i blocchi e i cortei sono l’occasione di un confronto allargato contro il governo Meloni, guerre e genocidio, bassi salari e necessità territoriali di casa, salute e servizi. Il corteo del primo, quindi, vede arrivare in piazzale Tecchio striscioni e bandiere di tante realtà politiche e sindacali. Non mancano bandiere palestinesi e i simboli di nuove campagne che mettono insieme lotta alla turistificazione, all’inquinamento e al transito di armi sul territorio, come Block the boat target MSC promossa da BDS Napoli. Anche il movimento studentesco richiama l’attenzione su tagli welfare e repressione, rilanciando i prossimi scioperi: “guerra contro Meloni l’unica guerra”. Si attraversano le strade del quartiere nominando l’ennesimo round di attacchi che sta subendo, vista la sottrazione di spazi e diritti alla cittadinanza. Nel mentre, dai marciapiedi, alcune persone commentano solidali, contro le politiche di Manfredi. Negli interventi non mancano i riferimenti a quello che insieme si può fare, e alle altre lotte contro speculazioni e grandi opere sul piano nazionale. A metà mattinata il corteo entra nell’area ex Italsider. Era da 10 anni che non succedeva. Si richiama al “sopralluogo popolare”, camminando inizialmente in un area che alterna i nuovi scavi ad alti pini, per poi cercare di proseguire in direzione dell’Altoforno. La polvere ed il caldo non fermano l’entusiasmo. Si Cobas Napoli ci offre alcuni ragionamenti su come questo sopralluogo si leghi alle lotte di lavoratori e lavoratrici. I settori più presenti sono quelli della logistica e dei porti, che stanno subendo un attacco gravissimo attuato dal governo attraverso la commissione di garanzia per lo sciopero. Paolo Nicchia, di Bagnoli Informazione, ci racconta questi ultimi mesi di mobilitazione e i dettagli della partita per il futuro del quartiere. Il blocco di potere a cui bisogna far fronte, ci racconta, è fortissimo, con grandi forze finanziarie e politiche alle spalle. La lotta deve continuare ad evolvere di conseguenza, con più fronti e strategie. Paolo spiega anche alcuni aspetti dei progetti costieri, in particolare il probabile porto per mega yacht. Senza bonifica. Il Laboratorio Politico Iskra è una delle realtà al centro della chiamata di questo primo maggio. A fine giornata è una compagna del laboratorio che, con una riflessione politica più ampia, ci propone una serie di collegamenti tra lotta contro la speculazione e la devastazione, lotta per la casa e contro l’economia di guerra. Ragiona su come si possano tenere insieme, in modo sempre più evidenti, queste lotte, a partire dalle specificità di questo territorio, e oltre.
Primo maggio: voci da Bagnoli@1
“1 maggio a Bagnoli: casa, salute, lavoro, spiaggia e mare. No a guerre, America’s Cup e grandi eventi”. Queste le parole d’ordine del corteo che il primo maggio ha visto riunite la lotta della popolazione di Bagnoli, dei Campi Flegrei e di tutta la città di Napoli. In questo ultimo anno, il quartiere partenopeo, e le questioni che lo attraversano, sono tornate al centro delle lotte locali. Le mobilitazioni contro l’America’s Cup hanno visto una partecipazione popolare importante, con migliaia di persone per le strade. Oltre all’opposizione ai cantieri, le piazze, i blocchi e i cortei sono l’occasione di un confronto allargato contro il governo Meloni, guerre e genocidio, bassi salari e necessità territoriali di casa, salute e servizi. Il corteo del primo, quindi, vede arrivare in piazzale Tecchio striscioni e bandiere di tante realtà politiche e sindacali. Non mancano bandiere palestinesi e i simboli di nuove campagne che mettono insieme lotta alla turistificazione, all’inquinamento e al transito di armi sul territorio, come Block the boat target MSC promossa da BDS Napoli. Anche il movimento studentesco richiama l’attenzione su tagli welfare e repressione, rilanciando i prossimi scioperi: “guerra contro Meloni l’unica guerra”. Si attraversano le strade del quartiere nominando l’ennesimo round di attacchi che sta subendo, vista la sottrazione di spazi e diritti alla cittadinanza. Nel mentre, dai marciapiedi, alcune persone commentano solidali, contro le politiche di Manfredi. Negli interventi non mancano i riferimenti a quello che insieme si può fare, e alle altre lotte contro speculazioni e grandi opere sul piano nazionale. A metà mattinata il corteo entra nell’area ex Italsider. Era da 10 anni che non succedeva. Si richiama al “sopralluogo popolare”, camminando inizialmente in un area che alterna i nuovi scavi ad alti pini, per poi cercare di proseguire in direzione dell’Altoforno. La polvere ed il caldo non fermano l’entusiasmo. Si Cobas Napoli ci offre alcuni ragionamenti su come questo sopralluogo si leghi alle lotte di lavoratori e lavoratrici. I settori più presenti sono quelli della logistica e dei porti, che stanno subendo un attacco gravissimo attuato dal governo attraverso la commissione di garanzia per lo sciopero. Paolo Nicchia, di Bagnoli Informazione, ci racconta questi ultimi mesi di mobilitazione e i dettagli della partita per il futuro del quartiere. Il blocco di potere a cui bisogna far fronte, ci racconta, è fortissimo, con grandi forze finanziarie e politiche alle spalle. La lotta deve continuare ad evolvere di conseguenza, con più fronti e strategie. Paolo spiega anche alcuni aspetti dei progetti costieri, in particolare il probabile porto per mega yacht. Senza bonifica. Il Laboratorio Politico Iskra è una delle realtà al centro della chiamata di questo primo maggio. A fine giornata è una compagna del laboratorio che, con una riflessione politica più ampia, ci propone una serie di collegamenti tra lotta contro la speculazione e la devastazione, lotta per la casa e contro l’economia di guerra. Ragiona su come si possano tenere insieme, in modo sempre più evidenti, queste lotte, a partire dalle specificità di questo territorio, e oltre.
Primo maggio: voci da Bagnoli@3
“1 maggio a Bagnoli: casa, salute, lavoro, spiaggia e mare. No a guerre, America’s Cup e grandi eventi”. Queste le parole d’ordine del corteo che il primo maggio ha visto riunite la lotta della popolazione di Bagnoli, dei Campi Flegrei e di tutta la città di Napoli. In questo ultimo anno, il quartiere partenopeo, e le questioni che lo attraversano, sono tornate al centro delle lotte locali. Le mobilitazioni contro l’America’s Cup hanno visto una partecipazione popolare importante, con migliaia di persone per le strade. Oltre all’opposizione ai cantieri, le piazze, i blocchi e i cortei sono l’occasione di un confronto allargato contro il governo Meloni, guerre e genocidio, bassi salari e necessità territoriali di casa, salute e servizi. Il corteo del primo, quindi, vede arrivare in piazzale Tecchio striscioni e bandiere di tante realtà politiche e sindacali. Non mancano bandiere palestinesi e i simboli di nuove campagne che mettono insieme lotta alla turistificazione, all’inquinamento e al transito di armi sul territorio, come Block the boat target MSC promossa da BDS Napoli. Anche il movimento studentesco richiama l’attenzione su tagli welfare e repressione, rilanciando i prossimi scioperi: “guerra contro Meloni l’unica guerra”. Si attraversano le strade del quartiere nominando l’ennesimo round di attacchi che sta subendo, vista la sottrazione di spazi e diritti alla cittadinanza. Nel mentre, dai marciapiedi, alcune persone commentano solidali, contro le politiche di Manfredi. Negli interventi non mancano i riferimenti a quello che insieme si può fare, e alle altre lotte contro speculazioni e grandi opere sul piano nazionale. A metà mattinata il corteo entra nell’area ex Italsider. Era da 10 anni che non succedeva. Si richiama al “sopralluogo popolare”, camminando inizialmente in un area che alterna i nuovi scavi ad alti pini, per poi cercare di proseguire in direzione dell’Altoforno. La polvere ed il caldo non fermano l’entusiasmo. Si Cobas Napoli ci offre alcuni ragionamenti su come questo sopralluogo si leghi alle lotte di lavoratori e lavoratrici. I settori più presenti sono quelli della logistica e dei porti, che stanno subendo un attacco gravissimo attuato dal governo attraverso la commissione di garanzia per lo sciopero. Paolo Nicchia, di Bagnoli Informazione, ci racconta questi ultimi mesi di mobilitazione e i dettagli della partita per il futuro del quartiere. Il blocco di potere a cui bisogna far fronte, ci racconta, è fortissimo, con grandi forze finanziarie e politiche alle spalle. La lotta deve continuare ad evolvere di conseguenza, con più fronti e strategie. Paolo spiega anche alcuni aspetti dei progetti costieri, in particolare il probabile porto per mega yacht. Senza bonifica. Il Laboratorio Politico Iskra è una delle realtà al centro della chiamata di questo primo maggio. A fine giornata è una compagna del laboratorio che, con una riflessione politica più ampia, ci propone una serie di collegamenti tra lotta contro la speculazione e la devastazione, lotta per la casa e contro l’economia di guerra. Ragiona su come si possano tenere insieme, in modo sempre più evidenti, queste lotte, a partire dalle specificità di questo territorio, e oltre.
Primo maggio: voci da Bagnoli@0
“1 maggio a Bagnoli: casa, salute, lavoro, spiaggia e mare. No a guerre, America’s Cup e grandi eventi”. Queste le parole d’ordine del corteo che il primo maggio ha visto riunite la lotta della popolazione di Bagnoli, dei Campi Flegrei e di tutta la città di Napoli. In questo ultimo anno, il quartiere partenopeo, e le questioni che lo attraversano, sono tornate al centro delle lotte locali. Le mobilitazioni contro l’America’s Cup hanno visto una partecipazione popolare importante, con migliaia di persone per le strade. Oltre all’opposizione ai cantieri, le piazze, i blocchi e i cortei sono l’occasione di un confronto allargato contro il governo Meloni, guerre e genocidio, bassi salari e necessità territoriali di casa, salute e servizi. Il corteo del primo, quindi, vede arrivare in piazzale Tecchio striscioni e bandiere di tante realtà politiche e sindacali. Non mancano bandiere palestinesi e i simboli di nuove campagne che mettono insieme lotta alla turistificazione, all’inquinamento e al transito di armi sul territorio, come Block the boat target MSC promossa da BDS Napoli. Anche il movimento studentesco richiama l’attenzione su tagli welfare e repressione, rilanciando i prossimi scioperi: “guerra contro Meloni l’unica guerra”. Si attraversano le strade del quartiere nominando l’ennesimo round di attacchi che sta subendo, vista la sottrazione di spazi e diritti alla cittadinanza. Nel mentre, dai marciapiedi, alcune persone commentano solidali, contro le politiche di Manfredi. Negli interventi non mancano i riferimenti a quello che insieme si può fare, e alle altre lotte contro speculazioni e grandi opere sul piano nazionale. A metà mattinata il corteo entra nell’area ex Italsider. Era da 10 anni che non succedeva. Si richiama al “sopralluogo popolare”, camminando inizialmente in un area che alterna i nuovi scavi ad alti pini, per poi cercare di proseguire in direzione dell’Altoforno. La polvere ed il caldo non fermano l’entusiasmo. Si Cobas Napoli ci offre alcuni ragionamenti su come questo sopralluogo si leghi alle lotte di lavoratori e lavoratrici. I settori più presenti sono quelli della logistica e dei porti, che stanno subendo un attacco gravissimo attuato dal governo attraverso la commissione di garanzia per lo sciopero. Paolo Nicchia, di Bagnoli Informazione, ci racconta questi ultimi mesi di mobilitazione e i dettagli della partita per il futuro del quartiere. Il blocco di potere a cui bisogna far fronte, ci racconta, è fortissimo, con grandi forze finanziarie e politiche alle spalle. La lotta deve continuare ad evolvere di conseguenza, con più fronti e strategie. Paolo spiega anche alcuni aspetti dei progetti costieri, in particolare il probabile porto per mega yacht. Senza bonifica. Il Laboratorio Politico Iskra è una delle realtà al centro della chiamata di questo primo maggio. A fine giornata è una compagna del laboratorio che, con una riflessione politica più ampia, ci propone una serie di collegamenti tra lotta contro la speculazione e la devastazione, lotta per la casa e contro l’economia di guerra. Ragiona su come si possano tenere insieme, in modo sempre più evidenti, queste lotte, a partire dalle specificità di questo territorio, e oltre.
Primo maggio: voci da Bagnoli@4
“1 maggio a Bagnoli: casa, salute, lavoro, spiaggia e mare. No a guerre, America’s Cup e grandi eventi”. Queste le parole d’ordine del corteo che il primo maggio ha visto riunite la lotta della popolazione di Bagnoli, dei Campi Flegrei e di tutta la città di Napoli. In questo ultimo anno, il quartiere partenopeo, e le questioni che lo attraversano, sono tornate al centro delle lotte locali. Le mobilitazioni contro l’America’s Cup hanno visto una partecipazione popolare importante, con migliaia di persone per le strade. Oltre all’opposizione ai cantieri, le piazze, i blocchi e i cortei sono l’occasione di un confronto allargato contro il governo Meloni, guerre e genocidio, bassi salari e necessità territoriali di casa, salute e servizi. Il corteo del primo, quindi, vede arrivare in piazzale Tecchio striscioni e bandiere di tante realtà politiche e sindacali. Non mancano bandiere palestinesi e i simboli di nuove campagne che mettono insieme lotta alla turistificazione, all’inquinamento e al transito di armi sul territorio, come Block the boat target MSC promossa da BDS Napoli. Anche il movimento studentesco richiama l’attenzione su tagli welfare e repressione, rilanciando i prossimi scioperi: “guerra contro Meloni l’unica guerra”. Si attraversano le strade del quartiere nominando l’ennesimo round di attacchi che sta subendo, vista la sottrazione di spazi e diritti alla cittadinanza. Nel mentre, dai marciapiedi, alcune persone commentano solidali, contro le politiche di Manfredi. Negli interventi non mancano i riferimenti a quello che insieme si può fare, e alle altre lotte contro speculazioni e grandi opere sul piano nazionale. A metà mattinata il corteo entra nell’area ex Italsider. Era da 10 anni che non succedeva. Si richiama al “sopralluogo popolare”, camminando inizialmente in un area che alterna i nuovi scavi ad alti pini, per poi cercare di proseguire in direzione dell’Altoforno. La polvere ed il caldo non fermano l’entusiasmo. Si Cobas Napoli ci offre alcuni ragionamenti su come questo sopralluogo si leghi alle lotte di lavoratori e lavoratrici. I settori più presenti sono quelli della logistica e dei porti, che stanno subendo un attacco gravissimo attuato dal governo attraverso la commissione di garanzia per lo sciopero. Paolo Nicchia, di Bagnoli Informazione, ci racconta questi ultimi mesi di mobilitazione e i dettagli della partita per il futuro del quartiere. Il blocco di potere a cui bisogna far fronte, ci racconta, è fortissimo, con grandi forze finanziarie e politiche alle spalle. La lotta deve continuare ad evolvere di conseguenza, con più fronti e strategie. Paolo spiega anche alcuni aspetti dei progetti costieri, in particolare il probabile porto per mega yacht. Senza bonifica. Il Laboratorio Politico Iskra è una delle realtà al centro della chiamata di questo primo maggio. A fine giornata è una compagna del laboratorio che, con una riflessione politica più ampia, ci propone una serie di collegamenti tra lotta contro la speculazione e la devastazione, lotta per la casa e contro l’economia di guerra. Ragiona su come si possano tenere insieme, in modo sempre più evidenti, queste lotte, a partire dalle specificità di questo territorio, e oltre.
Primo maggio: voci da Bagnoli
“1 maggio a Bagnoli: casa, salute, lavoro, spiaggia e mare. No a guerre, America’s Cup e grandi eventi”. Queste le parole d’ordine del corteo che il primo maggio ha visto riunite la lotta della popolazione di Bagnoli, dei Campi Flegrei e di tutta la città di Napoli. In questo ultimo anno, il quartiere partenopeo, e le questioni che lo attraversano, sono tornate al centro delle lotte locali. Le mobilitazioni contro l’America’s Cup hanno visto una partecipazione popolare importante, con migliaia di persone per le strade. Oltre all’opposizione ai cantieri, le piazze, i blocchi e i cortei sono l’occasione di un confronto allargato contro il governo Meloni, guerre e genocidio, bassi salari e necessità territoriali di casa, salute e servizi. Il corteo del primo, quindi, vede arrivare in piazzale Tecchio striscioni e bandiere di tante realtà politiche e sindacali. Non mancano bandiere palestinesi e i simboli di nuove campagne che mettono insieme lotta alla turistificazione, all’inquinamento e al transito di armi sul territorio, come Block the boat target MSC promossa da BDS Napoli. Anche il movimento studentesco richiama l’attenzione su tagli welfare e repressione, rilanciando i prossimi scioperi: “guerra contro Meloni l’unica guerra”. Si attraversano le strade del quartiere nominando l’ennesimo round di attacchi che sta subendo, vista la sottrazione di spazi e diritti alla cittadinanza. Nel mentre, dai marciapiedi, alcune persone commentano solidali, contro le politiche di Manfredi. Negli interventi non mancano i riferimenti a quello che insieme si può fare, e alle altre lotte contro speculazioni e grandi opere sul piano nazionale. A metà mattinata il corteo entra nell’area ex Italsider. Era da 10 anni che non succedeva. Si richiama al “sopralluogo popolare”, camminando inizialmente in un area che alterna i nuovi scavi ad alti pini, per poi cercare di proseguire in direzione dell’Altoforno. La polvere ed il caldo non fermano l’entusiasmo. Si Cobas Napoli ci offre alcuni ragionamenti su come questo sopralluogo si leghi alle lotte di lavoratori e lavoratrici. I settori più presenti sono quelli della logistica e dei porti, che stanno subendo un attacco gravissimo attuato dal governo attraverso la commissione di garanzia per lo sciopero. Paolo Nicchia, di Bagnoli Informazione, ci racconta questi ultimi mesi di mobilitazione e i dettagli della partita per il futuro del quartiere. Il blocco di potere a cui bisogna far fronte, ci racconta, è fortissimo, con grandi forze finanziarie e politiche alle spalle. La lotta deve continuare ad evolvere di conseguenza, con più fronti e strategie. Paolo spiega anche alcuni aspetti dei progetti costieri, in particolare il probabile porto per mega yacht. Senza bonifica. Il Laboratorio Politico Iskra è una delle realtà al centro della chiamata di questo primo maggio. A fine giornata è una compagna del laboratorio che, con una riflessione politica più ampia, ci propone una serie di collegamenti tra lotta contro la speculazione e la devastazione, lotta per la casa e contro l’economia di guerra. Ragiona su come si possano tenere insieme, in modo sempre più evidenti, queste lotte, a partire dalle specificità di questo territorio, e oltre.
May 9, 2026
Radio Blackout
Contestazione a Napoli contro MSC tra genocidio e inquinamento
Movimenti e reti territoriali protestano contro l’impatto ambientale delle grandi navi, il traffico di armamenti e i progetti previsti a Bagnoli in vista dell’America’s Cup 2026. Il 7 maggio a Napoli, a bordo della nave da crociera MSC Divina, attraccata nel porto di Napoli, si teneva il convegno dal titolo “Prevenzione, performance e salute – promuovere una cultura della prevenzione concreta”, promosso dalla Fondazione Fioravante Polito. Durante l’iniziativa, un gruppo di abitanti della città ha avviato una contestazione contro MSC (Mediterranean Shipping Company S.A.) esponendo cartelli e facendo speakeraggio; dal comunicato stampa diffuso dopo l’intervento, diramato dalla rete di cui fanno parte Mare Libero, No America’s Cup, Giardino Liberato, Ecologie Politiche, Laboratorio Iskra, Centro Handala Ali, BDS Napoli e Salerno e altre realtà, si legge: “Una giornata di lotta contro MSC: se si vuole parlare di salute e prevenzione, non si può prescindere dal parlare dell’inquinamento prodotto dalle navi da crociera e dei suoi effetti sulla salute, a partire proprio dalle gigantesche navi della compagnia di navigazione MSC. Studi internazionali, ormai da anni, denunciano l’impatto drammatico di queste navi sulla qualità dell’aria, e oltre a questo, abbiamo voluto aggiungere anche l’impatto della MSC su altre persone, sull’altra sponda del Mar Mediterraneo: la popolazione palestinese. MSC, infatti, trasporta regolarmente materiale militare verso Israele, è dunque complice della macchina bellica sionista responsabile di un genocidio ancora in corso, della distruzione quasi totale della Striscia di Gaza, del suo sistema sanitario, del suo ambiente. Questo il nostro contributo alla giornata di oggi e alla solidarietà con tutte le persone sterminate, sfruttate e inquinate.” Di MSC si è già parlato su questa testata, ma, purtroppo, non basta mai: la compagnia di shipping ha molti piani su cui essere contestata, come evidenziato dal comunicato: dalle implicazioni con il genocidio in Palestina e con l’industria bellica mondiale alla sua condotta scellerata in materia di impatto ambientale. Per il primo aspetto, MSC è, infatti, al centro dell’attenzione del movimento BDS che da vent’anni denuncia le complicità delle organizzazioni e delle attività economiche con l’occupazione israeliana della Palestina e del sistema di apartheid che Israele ha ormai radicato in tutta la Cisgiordania. MSC agisce su vasta scala, operando su 520 porti di scalo in 155 Paesi, ma, nonostante sia oggi la prima compagnia di gestione di linee cargo a livello mondiale, è una società privata controllata dalla famiglia Aponte, originaria di Napoli. La proprietà comprende anche la MSC Cruises. Il suo coinvolgimento nel trasporto di armi impiegate dalle forze militari israeliane nella Striscia di Gaza e in Asia occidentale è diretto: come riportato dalla giornalista d’inchiesta Linda Maggiori in varie sue indagini sul tema, riguarda ormai non solo le navi ma anche i terminal. Nell’articolo apparso su Altreconomia il 20 marzo scorso, Maggiori scrive: “Gli otto container arrivati a Gioia Tauro fanno parte di una partita più grande di 23 carichi di acciaio balistico partiti dall’India tra dicembre e gennaio su quattro diverse navi cargo della compagnia Mediterranean Shipping Company (MSC). I porti di transhipment sono appunto Gioia Tauro e il Pireo di Atene, da dove i container dovrebbero essere trasbordati su altre navi e dirigersi poi nell’Hadaron Terminal del porto di Ashdod, in Israele. Il ruolo di MSC in questa storia è preponderante visto che non solo le navi sono tutte sue ma anche i terminal: sia l’Hadaron sia il Medcenter Container Terminal di Gioia Tauro sono entrambi nelle mani del gruppo di Gianluigi Aponte.” Altre fonti autorevoli inchiodano la compagnia marittima. Sempre a marzo 2026, il network Embargo for Palestine ha presentato alla Camera il dossier “Made in Italy per l’industria del genocidio”. Nel rapporto si legge che “dall’inizio del genocidio in corso a Gaza nell’ottobre 2023, l’Italia ha mantenuto un flusso strategico e continuativo di equipaggiamenti militari e risorse energetiche verso Israele, favorendo direttamente l’infrastruttura tecnica dell’aggressione (…). Una fitta rete di aziende italiane, enti collegati allo Stato e infrastrutture logistiche ha consegnato a Israele almeno 416 spedizioni di carattere militare e oltre 224 chilotonnellate di carburante provenienti dall’Italia – quantitativi confermati attraverso registri di spedizione che rappresentano probabilmente solo una frazione della reale portata dei trasferimenti.” MSC è stata coinvolta in questo traffico con molti dei suoi natanti, tra cui la MSC MELANI III, la MSC EAGLE III e la MSC ALBANY, che, dopo un trasbordo presso il Vizhinjam International Seaport, ha condotto il suo carico al Medcenter Container Terminal di Gioia Tauro il 14 dicembre 2025 e da lì è ripartito il 19 dicembre a bordo della MSC DORADO VIII, sempre con destinazione IMI Systems. Un altro aspetto da considerare: l’azienda è anche sponsor dell’America’s Cup 2026, progetto che prevede un intervento a Bagnoli giudicato negativamente da tanti studiosi poiché estremamente impattante sulla congestione di un’area già fragile sotto il profilo geologico e sociale, provata da anni di speculazioni immobiliari che non hanno tenuto in conto i diritti alla salute, alla casa, al lavoro delle popolazioni locali. Questi elementi descrivono solo parzialmente il quadro delle gravi complicità della MSC con l’industria della morte e con le attività responsabili dell’inquinamento e dello sfruttamento delle nostre coste (interessato anche il litorale di Napoli Est, al centro di un piano di espansione della darsena di cui MSC è inclusa), che chiariscono, quindi, le solide motivazioni della contestazione. Nel pomeriggio del 7, i manifestanti si sono poi spostati a piazza Municipio, invitando la cittadinanza a una pubblica assemblea, per discutere di come avviare azioni ulteriori in cui possa essere rappresentata la voce delle persone che i territori li vivono. L’accento è stato messo in modo incisivo sulla necessità di connettere la lotta per il diritto all’abitare dei Napoletani con le ingiustizie che i grandi capitali finanziano nel mondo, ad esempio, attraverso la produzione di armi. MSC incarna pienamente la forma e la sostanza con cui agisce il neoliberismo in questa fase storica: da un lato racconta di assunzioni e grandi investimenti; dall’altro contribuisce a distruggere vite, diritti, ambiente. Gli attivisti lo hanno sottolineato fortemente e lanciato un calendario di mobilitazioni in collegamento con le iniziative dei comitati di quartiere di Bagnoli. FONTI Altreconomia – Il porto di Gioia Tauro e il traffico d’armi verso Israele Dossier “Made in Italy per l’industria del genocidio” Instagram – Reel sulla contestazione BDS Italia – Il coinvolgimento di MSC nella logistica di guerra BDS Italia – Block the Boat Ottopagine – Napoli, protesta sulla MSC Divina Nives Monda
May 8, 2026
Pressenza
Mare libero contro MSC e i container per Israele
Per approfondire:  https://www.marelibero.eu   Invitiamo tuttx all'assemblea pubblica a piazza Municipio alle 17 per costruire una campagna contro questo colosso della morte che ha le mani sul mare e la città. CONTESTATO IL CONVEGNO SULLA SALUTE A BORDO DI MSC DIVINA. Oggi, 7 maggio, si è tenuto un convegno su prevenzione e salute a bordo della Divina, l'ultimo gioiello della multinazionale MSC. La nave, in sosta alla stazione marittima di Napoli con i motori accesi e i fumi visibili da ogni angolo della città, ha ospitato un convegno indetto un ente no-profit noto per promuovere la cultura della prevenzione sanitaria nel mondo dello sport e una federazione dei medici chirurghi e degli odontoiatri. Un gruppo di abitanti ha preso parola e con striscioni e volantini ha denunciato che l'impatto ambientale provocato dalla multinazionale sull'intera città genera un grande paradosso se, proprio a bordo di un colosso con i motori accesi, si prova a parlare di salute. MSC controlla il 90% dei flussi commerciali e turistici del porto di Napoli contribuendo allo sfruttamento incontrollato di risorse umane e naturali ed eludendo qualsiasi tipo di controllo e sanzioni. Compagnia leader dello shipping globale, la compagnia contribuisce alla devastazione dei territori e all'economia di guerra: sui container della compagnia viaggiano armi e materiale bellico usato da Israele per continuare l'occupazione dei territori palestinesi e lo sterminio a Gaza. Mentre le crociere di lusso inquinano l'aria e il mare e riversano flussi di turisti che modificano le città a misura di chi le consuma, le stive delle sue navi cargo alimentano l'industria della morte. Come si può parlare di prevenzione e salute su queste navi che producono inquinamento e morte? No MSC, No Morte Su Container. Movimenti Sulla Costa!!
May 7, 2026
Radio Onda Rossa
Napoli: campagna contro MSC
Msc (Mediterranean Shipping Company) è una compagnia leader del trasporto marittimo globale e per il territorio di Napoli e dintorni è significativa su diversi livelli: per le implicazioni rispetto alla turistificazione di massa, per l’ampliamento della darsena a Napoli Est e dunque per gli stravolgimenti territoriali a causa dell’aumento del traffico di container, per il suo ruolo nella logistica di guerra. Diverse realtà del territorio hanno quindi lanciato un’assemblea pubblica che si terrà oggi giovedì 26 marzo per intessere legami tra quello che accade sul territorio e i flussi bellici su scala globale. La direzione di creare hub logistici ed energetici per la guerra a partire dai porti della penisola italiana è piuttosto esplicita, quindi occorre organizzarsi dal basso per contrapporvisi. Ne abbiamo parlato con una compagna che fa parte del percorso Qui l’opuscolo CHI TENE ‘O MARE – L’IMPERO MSC E GLI IMPATTI SU NAPOLI Qui la MAPPATURA DELL’AREA COSTIERA DI NAPOLI FATTA DA MARE LIBERO, PULITO E GRATUITO
March 26, 2026
Radio Blackout