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L’esperienza e la prossima iniziativa dei ‘Preti contro il genocidio’
Oltre 2˙500 sacerdoti, vescovi e cardinali di 67 nazioni si preparano a tornare in piazza. I coordinatori della rete formata dai preti cattolici aggregati in solidarietà con il popolo palestinese e mobilitati nella protesta contro il genocidio hanno presentato il programma della manifestazione e un bilancio delle proprie attività. Il 22 settembre prossimo a Roma, dopo l’incontro mattutino alla chiesa di Santo Spirito con i partecipanti al Pellegrinaggio di giustizia in Palestina organizzato da Pax Christi e Un ponte per…, nel pomeriggio imploreranno la pace, la fine di ogni genocidio e il disarmo marciando in preghiera per via della Conciliazione e davanti ai palazzi sedi delle istituzioni nazionali e si raduneranno insieme a monsignor Giovanni Ricchiuti, arcivescovo emerito di Altamura e presidente di Pax Christi. Alla conferenza stampa svolta online il 2 settembre scorso hanno anticipato i contenuti dell’appello Genocidio, non guerra che rivolgeranno ai governanti e ai ‘pastori’ della Chiesa. Il portavoce della rete ‘Preti contro il Genocidio’, Pietro Rossini, ha esordito spiegando: > Un anno fa, il 22 settembre 2025, poco più di duecento sacerdoti si sono > ritrovati a Roma perché non riuscivano più a stare zitti. Non avevamo una > struttura, non avevamo un ufficio stampa, non avevamo un programma. Avevamo > una convinzione sola: davanti a un genocidio non esiste la neutralità. > > Oggi siamo oltre 2˙500 fra sacerdoti, vescovi e cardinali, in 67 Paesi e in > cinque continenti. E in questo anniversario ci diamo un obiettivo preciso: > arrivare a 4˙000 adesioni. > > Quattromila non è un numero scelto a caso. È circa l’1 % di tutto il clero > cattolico del mondo. Un uno per cento che non pretende di rappresentare la > Chiesa intera, ma che chiede alla Chiesa intera di non voltarsi. Nel Vangelo > il lievito è sempre poca cosa rispetto alla pasta: eppure è quello che la fa > cambiare. > > Dobbiamo però dire con chiarezza in che condizioni arriviamo a questo > anniversario. > > In questi dodici mesi non c’è mai stato un cessate il fuoco. C’è stato > l’annuncio di un cessate il fuoco, ci sono stati i comunicati, le fotografie > degli incontri ufficiali. Ma le bombe non si sono fermate, la fame non si è > fermata, i bambini sono continuati ad essere vittime dell’odio e della > violenza. > > Una tregua che non ferma le uccisioni non è una tregua: è una parola usata per > far girare lo sguardo dell’opinione pubblica da un’altra parte. > > Per questo il 22 settembre, a Roma, non porteremo slogan. Porteremo in > processione un sudario con i nomi di trecento bambini uccisi da Israele > durante quello che avrebbe dovuto essere il tempo del silenzio delle armi. > Trecento nomi scritti a mano, uno per uno, dai sacerdoti della rete. Perché un > numero si dimentica, un nome no. Perché quei bambini avevano un nome prima di > diventare una statistica, e noi vogliamo restituirglielo. > > E qui sta il cuore di quello che vogliamo dire oggi: bisogna chiamare le cose > con il loro nome. > > Una guerra è un conflitto tra due eserciti. Quello che accade a Gaza non è una > guerra: è un genocidio. Lo dicono i giuristi, lo dicono gli storici, lo dicono > le corti internazionali, lo dice quello che vediamo ogni giorno. Chiamarlo > “guerra” non è un errore di vocabolario: è il primo atto di complicità, perché > rende accettabile ciò che è inaccettabile. > > Per questo ci rivolgiamo alle istituzioni civili e a quelle religiose. > > Ai governi: sospendete la vendita di armi, applicate il diritto > internazionale, smettete di trattare le risoluzioni ONU come pareri > facoltativi. > > Ai nostri pastori e alle nostre Conferenze episcopali: una parola più netta, > più profetica, più concreta. > > Il silenzio prudente non protegge nessuno, se non chi sta commettendo le > atrocità. > > Il 22 settembre la giornata si apre con una mattinata di riflessione tra i > sacerdoti aderenti. Per procedere con una marcia di preghiera verso Via della > Conciliazione ed altri luoghi significativi di Roma per chiedere la pace, la > fine di ogni genocidio e il disarmo. > > Chiediamo al Signore il coraggio per i nostri rappresentanti politici di non > cedere ai compromessi, la forza di difendere ogni vita umana, la sapienza di > costruire una pace fondata sulla giustizia e sulla verità. Il francescano Jacek Orzechowski, condirettore del Laudato Si’ Center for Integral Ecology della Siena University di Loudonville, una cittadina al centro dello stato di New York, ha riferito delle attività realizzate dalla rete Priests Against Genocide negli Stati Uniti. Il parroco londinese Pat Browne ha descritto le iniziative svolte nel Regno Unito e in Irlanda, tra cui la lettera inviata il 19 agosto scorso al primo ministro britannico.  Pietro Rossini e Jacek Orzechowski hanno testimoniato le esperienze di predicare il genocidio dall’altare. La rete dei ‘Preti contro il Genocidio’ ha aderito alla manifestazione del 9 settembre scorso contro il DDL che equipara l’antisionismo all’antisemitismo. Focalizzando l’attenzione sulla questione oggi cruciale in dibattiti e polemiche politiche e, di riflesso, nei confronti interreligiosi, Pietro Rossini ha osservato: > Il sionismo è un’ideologia diffusa tra ebrei ma anche tra cristiani, cattolici > ed evangelici, e atei, e mentre le posizioni su questo tema si sono > polarizzate i social media hanno amplificato l’eco dei discorsi d’odio, però > ‘bloccando’ il confronto d’opinioni e così togliendo la parola a chi critica > un’ingiustizia e mettendo a tacere le voci che denunciano il genocidio dei > palestinesi. Ovunque, soprattutto nelle nazioni più tradizionaliste e > conservatrici, i preti che ne parlano vengono tacciati di antisemitismo e > un’organizzazione ebraica non-sionista, Voce Ebraica per la Pace, in un report > ha documentato gli arresti di 2˙500 ebrei, anche ortodossi, che vi si > oppongono. Sono intervenuti i giornalisti: * Valerio Giacoia, che ha interpellato i referenti della rete Preti contro il Genocidio sulle difficoltà che hanno affrontato all’interno della Chiesa; *  Luca Kocci, collaboratore de il manifesto e di Adista che ha chiesto informazioni sul pellegrinaggio in Terra Santa e sulle relazioni e interazioni con papa Leone XIV; * Alberto Fazzolo, anche un analista geopolitico e un attivista che ha domandato quali governi ascoltano gli appelli; * Maria Ilaria de Bonis, redattrice di Popoli e Missione che ha chiesto approfondimenti sui rapporti con Vaticano, CEI e politici;  * Flavia Cecchini, redattrice di Città Nuova che ha interpellato i ‘Preti contro il Genocidio’ riguardo alle attività di BDS – boicottaggio, disinvestimento e sanzioni. Osservando che sacerdoti e redattori di quotidiani, riviste e agenzie stampa hanno in comune la facoltà di diffondere notizie e informazioni che formano le opinioni delle persone e contribuire a far conoscere e capire i motivi della disobbedienza civile, Rito Maresca – il parroco di Mortora che l’anno scorso ha celebrato la messa del Corpus Domini indossando una casula raffigurante la bandiera della Palestina – ha ricordato “ciascuno di noi nella propria sfera d’influenza può fare qualcosa, e fare la differenza” ed esortato i giornalisti a “mettere la penna al servizio della pace, della giustizia e dell’equità”. Maddalena Brunasti
September 5, 2026
Pressenza
La luce del risveglio
Ci illuminano una realtà e un rischio inaccettabili. Oggi in Italia il potere legislativo, quello giudiziario e i fascio-sionisti (Ben Gvir, Smotrich, …) sono di fatto alleati per accerchiarci e ridurci al silenzio. È da molto tempo in atto un ribaltamento della realtà e della storia che sfrutta l’ orribile sterminio razzista degli ebrei – compiuto al tempo dei nostri nonni e poi scaricato dall’ europa sul mondo arabo – per invaderlo, controllarlo e depredarlo tramite il genocidio dei suoi abitanti. Ora questa operazione di dominio coloniale viene allargata verso oriente a suon di bombe, ma per farlo devono azzittire in tutti i modi l’ opposizione interna all’ occidente: noi. Il loro principale strumento sta per diventare legge, con il cosiddetto “DDL antisemitismo”, già approvato in Senato ed ora in esame alla Camera, con larga maggioranza a favore: dopo, cioè molto presto, criticare Israele sarà reato e chi parla, chi boicotta, chi porta kefie o bandiere verrà condannato, o sanzionato con megamulte. Usano un vecchio trucco israeliano: far passare chi si oppone al sionismo, il centenario progetto di eliminazione dei palestinesi, per antisemita, cioè “odiatore di tutti gli ebrei, in quanto ebrei”. Per accusarci falsamente di questa colpa pretendono di usare una definizione di antisemitismo (si chiama def. IHRA -Alleanza internazionale per la memoria dell’ olocausto-) di cui lo stesso ideatore, il sionista Kenneth Stern, contesta l’ uso improprio. Già sono incriminati come terroristi quegli italiani che sono solidali coi prigionieri palestinesi (operazione Domino, e diversi altri procedimenti giudiziari). Già rischiano condanne e sanzioni quelli che manifestano contro il fascismo di oggi, che pretende in mille maniere di infiltrare e snaturare la nostra società, antifascista per Costituzione, fino a osare far sfilare bandiere israeliane e foto di Netanyahu nel corteo nazionale del 25 aprile, durante i tre anni di genocidio. Per provare a sventare subito, fin che siamo in tempo, questa catastrofe democratica che parte dall’ azzeramento della nostra voce occorre agire con coraggio, esponendoci di persona. Ora, già in ritardo rispetto alla corsa degli eventi, PROPONIAMO DI AUTODENUNCIARCI (simbolicamente e politicamente; non in sede giudiziaria!) dei tre “reati” che cercano di appiopparci: – reato di antisionismo (prossima legge!) – reato di solidarietà coi palestinesi, spacciato per terrorismo (!) – reato di antifascismo, a difesa del carattere antifascista dell’ Italia, nella sua manifestazione nazionale (25 aprile!) A breve noi promotori diffonderemo l’ appello e il link per mandare la tua adesione a queste tre autodenunce, combinate per rinforzarsi a vicenda, come questo terribile momento ci chiama a fare immediatamente. Solo se ad avere questo coraggio saremo in moltissimi possiamo sperare di bloccare questa operazione a tenaglia, e di continuare a dire la nostra e contare qualcosa. La Palestina ci ha risvegliato: libera Palestina, liberi tutti NOTA: di fronte alla minaccia incombente e ineludibile di questa grave deriva antidemocratica, con questo appello noi proponenti vogliamo contribuire a stimolare “dal basso” un dibattito che sia preliminare ad un’ azione di protesta collettiva (in fase di preparazione). Filippo Bianchetti Ugo Giannangeli Giuseppe Natale Nada Urso Per chiarimenti o contatti mandare esclusivamente un messaggio WhatsApp al 3397354336 Redazione Italia
September 5, 2026
Pressenza
9 settembre in piazza: criticare Israele non è antisemitismo
Mercoledì 9 settembre, alle ore 13:00, in Piazza Capranica, a Montecitorio, numerose realtà promotrici daranno vita a una mobilitazione nazionale contro l’approvazione del cosiddetto “DDL Antisemitismo”. La mobilitazione nasce dalla necessità di contrastare un provvedimento che, attraverso l’adozione della definizione IHRA, rischia di produrre un grave restringimento degli spazi di libertà politica, culturale e accademica, colpendo la possibilità di esprimere posizioni critiche nei confronti di Israele e delle sue politiche e delle sue responsabilità nei confronti del popolo palestinese. Riteniamo inaccettabile che la denuncia dell’occupazione dei territori palestinesi, dell’apartheid, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio in corso a Gaza possa essere ricondotta automaticamente all’antisemitismo. La critica politica a uno Stato, alle sue istituzioni, alle sue politiche e alla sua condotta militare deve rimanere pienamente legittima all’interno di una società democratica. La lotta contro l’antisemitismo è una responsabilità imprescindibile e non può essere indebolita da un uso strumentale della sua definizione. Ribadire questa distinzione significa difendere contemporaneamente la lotta contro ogni forma di razzismo e discriminazione e il diritto di contestare politicamente l’ideologia sionista, le politiche dello Stato di Israele e il sistema di occupazione e discriminazione imposto al popolo palestinese. Il rischio concreto è quello di introdurre un meccanismo di censura e autocensura capace di colpire non soltanto le piazze e i movimenti, ma anche università, ricerca, informazione, associazionismo e dibattito pubblico. In questo scenario, la solidarietà con il popolo palestinese rischia di essere sottoposta a una progressiva criminalizzazione e il dissenso politico a una forma di intimidazione istituzionale. E’ una deriva che riguarda la democrazia nel suo complesso. Il diritto di denunciare un’occupazione, contestare un sistema di apartheid, chiedere la fine delle violenze e delle operazioni militari e prendere posizione contro quelle che riteniamo gravi violazioni del diritto internazionale non può essere subordinato a una definizione che restringa arbitrariamente il campo della critica legittima. Per questo saremo in piazza: contro il bavaglio, contro la criminalizzazione della solidarietà, contro ogni limitazione della libertà di espressione e del diritto al dissenso. La nostra mobilitazione vuole riaffermare un principio semplice e non negoziabile: la solidarietà non è un crimine, il dissenso non è antisemitismo e la critica a Israele e allo Stato di Israele non può essere messa a tacere. Invitiamo associazioni, organizzazioni, lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, ricercatrici e ricercatori, giornaliste e giornalisti e tutte le persone che hanno a cuore la libertà di espressione e i diritti fondamentali a unirsi alla mobilitazione.  Lunedì 9 settembre, alle ore 13:00, in Piazza Capranica, a Montecitorio. Per la libertà di espressione. Per il diritto al dissenso. Per la libertà accademica e di stampa. Per la solidarietà al popolo palestinese. Contro l’occupazione, l’apartheid e il genocidio. NoDdl1004 #Montecitorio #Roma #9Settembre #NoBavaglio #LibertàDiEspressione #DirittiUmani #AntisionismoNonèAntisemitismo #Palestina #FineOccupazione #NoApartheid #Gaza TUTTI I PROMOTORI   Ne parliamo con Chiara Habte, giornalista della Rete #NOBAVAGLIO. Le realtà che vogliono aderire e diventare promotrici dell'iniziativa possono inviare una mail a nobavaglioprenotazioni@gmail.com. Per tutte le informazioni https://pressingweb.altervista.org/
September 2, 2026
Radio Onda Rossa
Alcune delle tante manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese
Le notizie della protesta al cantiere del nuovo data center di Google in Austria e di altre iniziative a Berlino, inoltre in Gran Bretagna, Francia e Turchia. Il prossimo 9 settembre a Roma davanti a Montecitorio si svolgerà il presidio “La solidarietà non si processa e il dissenso non si silenzia”. A Kronsdorf, in Austria, alcuni attivisti hanno occupato il tetto e il cantiere del nuovo data center di Google, soprannominato “Google Campus”. La loro protesta è nata dalla fornitura da parte di Google di infrastrutture cloud e servizi di intelligenza artificiale al governo e all’esercito israeliano attraverso il progetto “cloud Nimbus”, una joint venture con Amazon. Durante le Giornate della Pace a Berlino i manifestanti hanno chiesto la chiusura della base aerea di Ramstein e della fabbrica di munizioni Berlin-Wedding e l’interruzione delle vendite di armi a Israele, inoltre la revoca delle sanzioni contro l’Iran, la rimozione delle basi statunitensi in Asia occidentale e la richiesta di responsabilità per i guerrafondai a Washington e Tel Aviv. In Gran Bretagna il Movimento di Solidarietà Palestinese di Tameside continua a svolgere veglie quotidiane di condanna dei crimini di occupazione nella Striscia di Gaza e gli studenti della London School of Oriental and African Studies hanno protestato per chiedere la liberazione del dottor Hussam Abu Safieh, il direttore dell’ospedale Kamal Adwan tenuto prigioniero da oltre 611 giorni ed i cui avvocati hanno avvertito che il peggioramento delle sue condizioni di salute è tale da far temere il rischio di morte imminente. In Francia un gruppo di attivisti ha organizzato un evento in cui sono stati fatti volare degli aquiloni a sostegno dei bambini di Gaza e in segno di protesta contro la decisione di Netanyahu di vietare questo gioco nella Striscia di Gaza. In Turchia continua la manifestazione quotidiana, oggi al 329° giorno consecutivo, contro l’apertura di un punto vendita McCafé a Üsküdar perché durante le prime settimane dell’assedio alla Striscia di Gaza McDonald’s ha fornito gratuitamente all’esercito israeliano circa 100˙000 pasti, un dono del valore di 1,3 milioni di dollari. E gli attivisti che, all’interno del centro commerciale Rashmir di Istanbul, hanno protestato contro la vendita di prodotti Home Bargains, accusando la catena di essere complice del genocidio, nell’occasione hanno anche divulgato informazioni sulla recente stima della Banca d’Israele sul costo dell’assedio della Striscia di Gaza, aggiornato a un importo pari a oltre 112 miliardi di dollari. Mercoledì 9 settembre a Roma numerose realtà promotrici daranno vita a una mobilitazione nazionale contro l’approvazione del cosiddetto “DDL Antisemitismo”. L’iniziativa nasce dalla necessità di contrastare un provvedimento che, attraverso l’adozione della definizione IHRA, rischia di produrre un grave restringimento degli spazi di libertà politica, culturale e accademica, colpendo la possibilità di esprimere posizioni critiche nei confronti di Israele e delle sue politiche e delle sue responsabilità nei confronti del popolo palestinese. “Riteniamo inaccettabile che la denuncia dell’occupazione dei territori palestinesi, dell’apartheid, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio in corso a Gaza possa essere ricondotta automaticamente all’antisemitismo – dichiarano gli organizzatori – La critica politica a uno Stato, alle sue istituzioni, alle sue politiche e alla sua condotta militare deve rimanere pienamente legittima all’interno di una società democratica. La lotta contro l’antisemitismo è una responsabilità imprescindibile e non può essere indebolita da un uso strumentale della sua definizione”. Da Amnesty International a BDS Italia ed Arci, dai sindacati alla FNSI alle associazioni di giornalisti, alla Rete #NOBAVAGLIO, dai movimenti per la Palestina alle comunità ebraiche e cattoliche fino al mondo della cultura e dell’arte, alle sigle di scuola e università e contro il riarmo, la mobilitazione è promossa da oltre 100 organizzazioni in difesa dei diritti umani e della libertà d’espressione e informazione. https://pressingweb.altervista.org/2026/08/9-settembre-presidio-maratona-davanti-a-montecitorio-contro-il-ddl-antisemitismo-la-solidarieta-e-il-dissenso-non-si-processano/ ANBAMED
September 1, 2026
Pressenza
Stop al Ddl sull’antisemitismo. Il 9 settembre maratona sotto Montecitorio
Decine di associazioni, reti sociali e di giornalisti, di giuristi chiamano ad una maratona oratoria di protesta sotto Montecitorio per mercoledi 9 settembre per fermare il liberticida Disegno di Legge sull’antisemitismo che intende imbavagliare e criminalizzare ogni critica allo stato di Israele e al sionismo. Qui di seguito il testo […] L'articolo Stop al Ddl sull’antisemitismo. Il 9 settembre maratona sotto Montecitorio su Contropiano.
August 31, 2026
Contropiano
Carteinregola aderisce all’appello contro il DDL antisemitismo basato sulla definizione IHRA
Il 9 settembre andrà in discussione in Commissione Affari Costituzionali alla Camera il Disegno di legge n. 1004 “Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo” che vuole introdurre nella legge italiana la definizione IHRA (International Holocaust Remebrance Alliance) (1), la quale, in ben 7 degli 11 esempi esplicativi citati di presunti atti di antisemitismo, tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita. Il ddl o si propone il paradossale obiettivo di trasformare in legge una definizione come quella dell’IHRA che invece nasce come giuridicamente non vincolante. Si tratterebbe dunque di una nuova, anomala, norma che amplierebbe, forzatamente, il concetto di antisemitismo, snaturandolo e trasformandolo in uno strumento per la repressione del dissenso politico e della documentazione dei crimini commessi dal governo israeliano e per colpire il diritto di critica, incentivando forme di autocensura letali per la nostra democrazia. Carteinregola aderisce all’appello e alla manifestazione promossi dalla Rete #NoBavaglio e sottoscritto da decine di realtà, tra le quali Amnesty International Italia, Arci, Articolo 21, ANPI Roma, Assopace Palestina,  CGIL Roma e Lazio, FLC-CGIL e molti altri. Vai alla pagina del Senato con l’iter e i materiali del Disegno di legge n. 1004 scarica: * Testo DDL 1004 ( PDF) * Relazione 1004, 1575, 1627, 1722, 1757, 1762 e 1765-A ( PDF) * Testo approvato 1004 (Bozza provvisoria) ( PDF) * Fascicolo emendamenti n. 1 ( PDF) APPELLO CONTRO IL DDL ANTISEMITISMO BASATO SULLA DEFINIZIONE IHRA : IL 9/09 RIPRENDE LA DISCUSSIONE ALLA CAMERA IN COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI (note di Carteinregola) PRESIDIO-MARATONA DAVANTI A MONTECITORIO PER CHIEDERE LO STOP DELLA NORMA LIBERTICIDA Il ddl Antisemitismo, in discussione il 9 settembre in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, vuole introdurre nella legge italiana la definizione IHRA (International Holocaust Remebrance Alliance) (1), la quale, in ben 7 degli 11 esempi esplicativi citati di presunti atti di antisemitismo, tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita. Questo significherebbe tacciare di odio razziale la denuncia delle politiche coloniali, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio del popolo palestinese – denunciato anche dall’Onu circa un anno fa – della pulizia etnica e dell’apartheid. Opporsi al DDL significa prendere sul serio l’antisemitismo e il suo riemergere nel presente in varie forme, anche violente, e credere che sia necessario contrastarlo con strumenti di lotta e solidarietà efficaci, proteggendo al contempo lo spazio per la legittima e necessaria critica a Israele e alle sue politiche. Il ddl Antisemitismo si propone il paradossale obiettivo di trasformare in legge una definizione come quella dell’IHRA che invece nasce come giuridicamente non vincolante. Si tratterebbe dunque di una nuova, anomala, norma che amplierebbe, forzatamente, il concetto di antisemitismo, snaturandolo e trasformandolo in uno strumento per la repressione del dissenso politico e della documentazione dei crimini commessi dal governo israeliano e per colpire il diritto di critica, incentivando forme di autocensura letali per la nostra democrazia. L’Italia sarebbe quindi il primo Paese in Europa, assieme alla Romania, ad assumere interamente la definizione IHRA con un’apposita legge dello Stato. A questi si aggiungono, tra i primi ad averla adottata in Europa ma con provvedimenti non vincolanti, Austria (tramite delibera del Consiglio dei Ministri) e Regno Unito (dichiarazione politica del Primo Ministro e dichiarazione scritta ministeriale). Si costruisce così un quadro che legittima misure sempre più repressive che minaccia direttamente le organizzazioni e ong impegnate nella denuncia della violazione dei diritti umani, le associazioni, i movimenti che lottano per l’autodeterminazione del popolo palestinese e in generale tutte/i le/gli attiviste/i, militanti, cittadine/i, studentesse e studenti e tutti i movimenti per la Palestina e le campagne di boicottaggio come BDS, che in questi mesi a milioni sono scese/i in piazza e si sono mobilitate/i e si mobilitano sempre più in difesa dei diritti umani, civili e politici in Palestina e della libertà di espressione, diritto di critica e la libera informazione. Il ddl Antisemitismo mette a rischio insegnanti, docenti universitari, ricercatori, giornalisti, operatori culturali e artisti, associazioni sportive e atleti, che potrebbero essere accusati di antisemitismo semplicemente per analizzare, raccontare o denunciare le politiche israeliane e il genocidio in corso o per azioni non violente di boicottaggio di Israele. La definizione IHRA inclusa nelle “Linee guida sul contrasto all’antisemitismo nella scuola” sta già esercitando forti pressioni contro insegnanti e docenti universitari che hanno subito provvedimenti e accuse di antisemitismo. Colpisce anche quei gruppi ebraici e internazionali che, proprio partendo dalla memoria dell’antisemitismo e dell’Olocausto, si oppongono apertamente al genocidio del popolo palestinese, alle politiche di apartheid (definite tali dalla Corte internazionale di giustizia) e alle politiche del governo Netanyahu. In netto contrasto con questa deriva, come già approvato dall’Ordine dei Giornalisti, si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e adottare la Dichiarazione di Gerusalemme (2), che non vuole essere definizione vincolante dal punto di vista giuridico, ma uno strumento per identificare, monitorare e combattere l’antisemitismo attraverso una serie di linee guida, legando  la lotta all’antisemitismo alla protezione dei diritti umani e alla libertà di critica. Serve una mobilitazione nazionale per fermare una norma che confonde deliberatamente critica politica e discriminazione, e per far rispettare le leggi già esistenti in modo  che combattano davvero ogni forma di razzismo senza diventare un bavaglio contro chi denuncia il genocidio e le politiche disumane del governo israeliano. CHIAMIAMO IL MONDO DELLA CULTURA, SCUOLA, UNIVERSITÀ, RICERCA, INFORMAZIONE, ARTE, SPORT, TUTTE LE REALTÀ SOCIALI, CULTURALI, SINDACALI, POLITICHE DAVVERO DEMOCRATICHE A FARE FRONTE COMUNE Per una normativa che: difenda la memoria della Shoah senza trasformarla in arma politica; protegga davvero le persone ebree da ogni forma di odio; impedisca che l’antisemitismo venga manipolato per giustificare l’oppressione di un altro popolo e mettere in campo forme di repressione e derive autoritarie; garantisca che la lotta al razzismo sia una lotta unica, indivisibile, senza gerarchie né eccezioni. A tal fine è bene ricordare che gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini d’odio di diversa estrazione già ci sono, quali ad esempio la Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205): sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza il bisogno di evocare, strumentalmente, ulteriori norme, per di più liberticide come appunto quelle previste dal Ddl Antisemitismo. SERVE UNA PRESA DI POSIZIONE PUBBLICA Una maratona di interventi davanti a Montecitorio il 9 settembre 2026, giorno in cui è prevista la votazione del ddl in Commissione Affari Costituzionali della Camera. Una pressione sul Parlamento per fermare una legge che minaccia la democrazia e la libertà di parola. 29 agosto 2026 Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com IN CALCE l’lelenco delle ORGANIZZAZIONI PROMOTRICI (In aggiornamento) NOTE (1) La definizione IHRA (International Holocaust Remebrance Alliance) vedi Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/International_Holocaust_Remembrance_Alliance (2) La Dichiarazione di Gerusalemme sull’Antisemitismo (da assopacepalestina 1 Aprile 2021) ORGANIZZAZIONI PROMOTRICI (in aggiornamento) ADIF(Associazione Diritti e Frontiere) Agorà  Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese Alkemia aps Artists for Gaza ANPI Roma ANPI sezione Don Pappagallo Rioni Esquilino, Monti, Celio (Roma) ANPI Milano Stadera Gratosoglio Amnesty International Italia Arci Arci Roma Articolo 21 Artisti #NoBavaglio  Associazione Inclusiv3 APS ETS Associazione I.t.a.c.a. Associazione culturale Liguria-Palestina Associazione Memorie & Progetti di Pieve Ligure Assopace Palestina  Associazione Stampa Romana Attac Italia AVS – Alleanza Verdi e Sinistra BDS Italia  Campagna “Ponti e non muri” Pax Christi Italia Carovane Migranti  CarteinRegola Catanesi solidali col popolo palestinese Catania NoFrontex  CdR La Repubblica  Centro Studi Sereno Regis (Torino) CNADU – Camera Nazionale Avvocati dei Diritti Umani Cobas Roma Cobas Scuola Terni Comitato di solidarietà con la Palestina in terzo Comitato Monteverde per la Pace Comitato un Aiuto per la Palestina  Comitato Pace Alto Canavese Comitato per la Palestina di Pordenone Confederazione Cobas Firenze Confederazione Cobas Umbria ControCorrente Lazio Coordinamento Scuole per la Palestina – Pistoia Coordinamento per l’Unità dei Comunisti  Coordinamento CNR contro la guerra CRED (Centro di Ricerca ed Elaborazione e per la Democrazia) CRS (Centro per la Riforma dello Stato) CGIL Roma e Lazio FLC-CGIL Cambiare Rotta Disability Pride Network  Disarma EPR4Palestine (Enti Pubblici di Ricerca per la Palestina) FNSI – Federazione Stampa Italiana  Fondazione Pangea Forum Pace e disarmo Sinistra italiana Lazio Gaza Last Day – Ultimo giorno di Gaza Giovani Democratici Roma Giuristi Democratici Global Sumud Flotilla Global Sumud Flotilla – Lazio Gruppo Pensionati Vanchiglietta APS (Torino) IOCISTO-illustrAZIONI Kairos Kritica La carovana dei pacifici La Scuola per la Palestina L3A (Laboratorio Ebraico Antirazzista) Libere Cittadine per la Palestina Mai indifferenti – voci ebraiche per la pace Mamme Narranti MoveOn Movimento Giustizia e Pace in Medio Oriente Movimento Omosessuale Sardo ODV Movimento Studenti Palestinesi Newrg (New Weapons Research Group) Genova Network Giovani M5S Operatori dell’Informazione per Gaza OSA Osservatorio contro la Militarizzazione nelle scuole Parliamo di Socialismo PCI – Partito Comunista Italiano Partito della Rifondazione Comunista Per non dimenticare – OdV Potere al Popolo Pressenza – Agenzia stampa per la Pace e la Nonviolenza Presidio Palestina Montecitorio  Procida per una Palestina libera Radio Bullets Rete della Conoscenza Roma Rete #digiunogaza Rete del Dissenso Rete Giornalisti per la Costituzione  Rete Italiana Pace e Disarmo  Rete Italia-Palestina gemellaggi scuole  Rete #NoBavaglio Rete NoWar Rete dei Numeri Pari Rete Pistoia Palestiina Rete Radiè Resch Rete dei Preti contro il genocidio Rete RUP – Ricerca e Università per la Palestina Roma sa da che parte stare Roma Tre Etica Rossosispera Associazione Culturale Sanitari per Gaza Roma Saptejah (Associazione Culturale)  Scuola per la Pace Torino e Piemonte Sinistra Anticapitalista  Sinistra Anticapitalista Roma Sinistra Italiana Roma e Provincia Stop Rearm Italia Tetes de Bois Tikkun – Diaspora Ebraica Decoloniale Transform Italia Uds Roma UISP Un’altra idea di mondo Un Ponte Per Unione degli universitari  Unione Sindacale di Base Valsesia per la Palestina Venice4Palestine Voci per la Palestina 100 porti 100 città Torino – GL in supporto alla Freedom Flotilla Italia
August 29, 2026
carteinregola
Associazioni: “Criticare Israele non è antisemitismo. No alla norma-bavaglio”
Presidio-maratona il 9/09 dalle ore 13 a Montecitorio in occasione della discussione del Ddl Antisemitismo alla Camera A promuovere la mobilitazione oltre 100 organizzazioni in difesa dei diritti umani e della libertà d’espressione e informazione “Criticare Israele non è antisemitismo ma è un diritto costituzionale che va salvaguardato per il bene della nostra democrazia e dei diritti umani. Per questo la nuova ‘norma-bavaglio’, contenuta nel ddl Antisemitismo e basata sulla definizione IHRA (International Holocaust Remebrance Alliance), va fermata. Il prossimo 9 settembre, saremo dalle ore 13, in piazza Montecitorio, per un grande presidio e una maratona di interventi, in occasione dell’avvio della discussione del provvedimento in Commissione Affari Costituzionali alla Camera. Invitiamo tutte le organizzazioni sociali e politiche a unirsi alla mobilitazione”. Questo, in sintesi, l’appello firmato ad oggi da oltre 100 sigle, tra organizzazioni sociali e politiche, in difesa dei diritti umani e della libertà d’espressione e informazione. A promuovere la mobilitazione contro il ddl antisemitismo un’ampia pluralità di realtà: dal mondo dell’informazione ai sindacati, dai movimenti per la Palestina alle comunità ebraiche e cattoliche, dalle campagne e reti per la pace e contro il riarmo fino alle sigle di rappresentanza di scuola e università. E ancora: dalle associazioni per i diritti dei migranti e per la giustizia sociale fino ai collettivi di artisti e comitati cittadini da tutta Italia. “Con il ddl antisemitismo, già approvato al Senato anche con i voti di alcuni senatori dell’opposizione, si vuole introdurre nella legislazione italiana la definizione IHRA, la quale, in ben 7 degli 11 esempi esplicativi di presunti atti di antisemitismo, recepiti nel provvedimento, tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita – spiegano – Questo equivarrebbe a tacciare di odio razziale, e a perseguire legalmente, tutti coloro che denunciano pubblicamente le politiche coloniali, le violazioni dei diritti umani, il genocidio (riconosciuto anche dall’Onu un anno fa), la pulizia etnica e l’apartheid praticati dallo Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese”. “Il ddl Antisemitismo si propone il paradossale obiettivo di trasformare in legge una definizione come quella dell’IHRA che invece nasce come giuridicamente non vincolante. Si tratterebbe dunque di una nuova, anomala, norma che amplierebbe, forzatamente, il concetto di antisemitismo, snaturandolo e trasformandolo in uno strumento per la repressione del dissenso politico e della documentazione dei crimini commessi dal governo israeliano e per colpire il diritto di critica, incentivando forme di autocensura letali per la nostra democrazia. L’Italia sarebbe il primo Paese in Europa, assieme alla Romania, ad assumere interamente la definizione IHRA con un’apposita legge dello Stato”. “È bene ricordare che gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini d’odio di diversa estrazione già ci sono, quali ad esempio la Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205): sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza il bisogno di evocare, strumentalmente, ulteriori norme, per di più liberticide come appunto quelle previste dal Ddl antisemitismo. In netto contrasto con questa deriva, come già approvato dall’Ordine dei Giornalisti, si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e adottare la Dichiarazione di Gerusalemme, che non vuole essere definizione vincolante dal punto di vista giuridico, ma uno strumento per identificare, monitorare e combattere l’antisemitismo attraverso una serie di linee guida, legando la lotta all’antisemitismo alla protezione dei diritti umani e alla libertà di critica”. “Ci appelliamo al mondo della cultura, scuola, università, ricerca, informazione, arte, sport e tutte le realtà sociali, culturali, sindacali, politiche, davvero democratiche, a fare fronte comune. Per far rispettare una normativa che: difenda la memoria della Shoah senza trasformarla in arma politica; protegga davvero le persone ebree da ogni forma d’odio; impedisca che l’antisemitismo venga manipolato per giustificare l’oppressione di un altro popolo e mettere in campo forme di repressione e derive autoritarie; garantisca che la lotta al razzismo sia una lotta unica, indivisibile, senza gerarchie né eccezioni”, concludono. Roma, 28 agosto 2026 LINK AL TESTO INTEGRALE DELL’APPELLO: https://docs.google.com/document/d/1J75d6Xu9bvP2otr3PggZfXsERX6TSkYOZJ7tvmXrQIw/edit?tab=t.0 Per aderire: Nobavaglioprenotazioni@gmail.com ORGANIZZAZIONI PROMOTRICI (Elenco in aggiornamento) ADIF(Associazione Diritti e Frontiere) Agorà Aifo Latina ODV Alleanza Verdi  Sinistra Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese Alkemia aps Artists for Gaza ANPI Latina, sezione Severino Spaccatrosi ANPI Roma ANPI sezione Don Pappagallo Rioni Esquilino, Monti, Celio (Roma) ANPI Milano Stadera Gratosoglio Amnesty International Italia Arci Arci Roma Articolo 21 Artisti #NoBavaglio Associazione Inclusiv3 APS ETS Associazione I.t.a.c.a. Associazione culturale Liguria-Palestina Associazione Memorie & Progetti di Pieve Ligure Assopace Palestina Associazione Stampa Romana Attac Italia BDS Italia Campagna “Ponti e non muri” Pax Christi Italia Carovane Migranti Catanesi solidali col popolo palestinese Catania NoFrontex Centro donna Lilith aps Latina Centro Studi Sereno Regis (Torino) Cobas Scuola Terni Comitato di solidarietà con la Palestina in terzo Comitato Monteverde per la Pace Comitato un Aiuto per la Palestina Comitato Pace Alto Canavese Comitato per la Palestina di Pordenone Confederazione Cobas Firenze Confederazione Cobas Umbria ControCorrente Lazio Coordinamento per l’Unità dei Comunisti Coordinamento CNR contro la guerra Coordinamento Scuole per la Palestina – Pistoia Coordinamento Ultimo giorno di Gaza Latina CRED (Centro di Ricerca ed Elaborazione e per la Democrazia) CRS (Centro per la Riforma dello Stato) CGIL Roma e Lazio FLC-CGIL Cambiare Rotta Digiuno per Gaza Disability Pride Network Disarma EPR4Palestine (Enti Pubblici di Ricerca per la Palestina) FNSI – Federazione Stampa Italiana Fondazione Pangea Forum Pace e disarmo Sinistra italiana Lazio Giovani Democratici Roma Giuristi Democratici Global Sumud Flotilla Global Sumud Flotilla – Lazio Gruppo Pensionati Vanchiglietta APS (Torino) IOCISTO-illustrAZIONI Kairos Kritica La carovana dei pacifici La Scuola per la Palestina L3A (Laboratorio Ebraico Antirazzista) Libere Cittadine per la Palestina Mai indifferenti – voci ebraiche per la pace Mamme Narranti MoveOn Movimento Giustizia e Pace in Medio Oriente Movimento Omosessuale Sardo ODV Movimento Studenti Palestinesi NWRG (New Weapons Research Group) Genova Network Giovani M5S Operatori dell’Informazione per Gaza OSA Osservatorio contro la Militarizzazione nelle scuole Parliamo di Socialismo PCI – Partito Comunista Italiano Partito della Rifondazione Comunista Per non dimenticare – OdV Possibile Potere al Popolo Pressenza – Agenzia stampa per la Pace e la Nonviolenza Presidio Palestina Montecitorio Rete dei Numeri Pari Rete del Dissenso Rete Giornalisti per la Costituzione Rete Italiana Pace e Disarmo Rete Italia-Palestina gemellaggi scuole Rete #NoBavaglio Rete NoWar Rete Italiana Pace e Disarmo Rete Radiè Resch Rete dei Preti contro il genocidio Rete RUP – Ricerca e Università per la Palestina Roma sa da che parte stare Roma Tre Etica Rossosispera Associazione Culturale Sanitari per Gaza Roma Saptejah (Associazione Culturale) Scuola per la Pace Torino e Piemonte Sinistra Anticapitalista Sinistra Anticapitalista Roma Sinistra Italiana Latina Sinistra Italiana Roma e Provincia Stop Rearm Italia Tetes de Bois Tikkun – Diaspora Ebraica Decoloniale Transform Italia UISP Un’altra idea di mondo Un Ponte Per Unione degli universitari Unione Sindacale di Base Valsesia per la Palestina Venice4Palestine Voci per la Palestina Redazione Italia
August 28, 2026
Pressenza
DDL antisemitismo, oltre 200 partecipanti all’assemblea con giuristi, parlamentari, attivisti e associazioni. Mobilitazione nazionale a settembre
Costruire una vasta rete tra società civile, mondo dell’informazione, università, scuola e associazioni per contrastare il DDL antisemitismo, promuovere una campagna nazionale di sensibilizzazione e preparare iniziative pubbliche già a partire da settembre. Sono queste le principali indicazioni emerse dall’assemblea online dello scorso 30 luglio, che ha riunito oltre 200 partecipanti tra parlamentari, giuristi, giornalisti, con rappresentanti di Rete #NOBAVAGLIO, BDS, GIURISTI DEMOCRATICI, AMNESTY INTERNATIONAL Italia, Un ponte per, Anbamed, Rete dei Presidii per Gaza, Transform Italia e numerose realtà impegnate nella solidarietà con la Palestina e nella difesa delle libertà civili. A moderare l’incontro è stato Olivier Turquet, coordinatore dell’edizione italiana dell’agenzia stampa internazionale Pressenza, che ha coordinato il confronto tra i relatori e sottolineato la necessità di costruire una risposta ampia e unitaria a quello che molti partecipanti hanno definito un possibile restringimento degli spazi di dissenso e di libera espressione. L’assemblea è stata aperta da Marino Bisso, che ha ringraziato le organizzazioni promotrici e i numerosi partecipanti collegati da tutta Italia. A delineare il quadro politico e culturale dell’iniziativa è stato poi Luciano Cerasa, che ha ricordato le origini della Rete No Bavaglio, nata nel 2015 su impulso di Stefano Rodotà e ha richiamato l’articolo 3 della Costituzione come riferimento centrale del dibattito. Secondo Cerasa, il contrasto all’antisemitismo deve procedere insieme alla tutela delle libertà democratiche e non può trasformarsi in una limitazione del diritto di critica o della libertà di informazione. L’analisi condivisa da gran parte dei relatori è che il disegno di legge rappresenti un passaggio significativo nel rapporto tra libertà di espressione e contrasto alle discriminazioni. Al centro delle preoccupazioni vi è l’inserimento della definizione di antisemitismo elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), che secondo molti degli intervenuti rischierebbe di sovrapporre la lotta all’antisemitismo alla critica politica delle scelte del governo israeliano. Il deputato del Movimento 5 Stelle Alfonso Colucci ha illustrato lo stato dell’iter parlamentare e gli emendamenti presentati dalle opposizioni, ricordando la proposta di sostituire la definizione IHRA con la Dichiarazione di Gerusalemme sull’antisemitismo, ritenuta maggiormente in grado di distinguere tra antisemitismo e critica politica legittima. Sulla stessa linea è intervenuta Laura Boldrini, che ha espresso forte contrarietà all’inserimento della definizione IHRA in una legge dello Stato e ha invitato la società civile a esercitare una costante pressione sul Parlamento affinché il provvedimento venga modificato o respinto. Tra gli interventi più approfonditi sul piano giuridico, quello dell’avvocato Ugo Giannangeli, che ha definito il nuovo impianto normativo un passaggio “dalla repressione alla propaganda”. Secondo Giannangeli, l’eliminazione delle disposizioni più apertamente restrittive presenti nelle precedenti versioni del testo non avrebbe cancellato le criticità di fondo. Il giurista ha inoltre espresso preoccupazione per l’istituzione di organismi di monitoraggio all’interno di università e pubbliche amministrazioni e ha richiamato le circolari del ministro Valditara, considerate da lui parte di un più ampio processo di contenimento del dissenso. Analoga preoccupazione è stata espressa da Giordana De Vito Devendictis, che ha salutato positivamente la cancellazione delle norme più controverse ma ha sostenuto che il mantenimento della definizione IHRA rischierebbe di produrre una dilatazione artificiale del concetto di antisemitismo fino a comprendere la critica allo Stato di Israele. Il costituzionalista Antonello Ciervo ha evidenziato il rischio di un “chilling effect”, cioè di un effetto intimidatorio capace di scoraggiare giornalisti, attivisti, ricercatori e intellettuali dall’esprimere posizioni pubbliche per timore di conseguenze giudiziarie o amministrative. Ciervo ha inoltre criticato la previsione di meccanismi di monitoraggio nelle università e nelle scuole e ha avanzato la proposta di una campagna di disobbedienza civile non violenta. Sul fronte dei diritti umani, Ilaria Masinara di Amnesty International Italia ha richiamato esperienze registrate in altri Paesi europei, sostenendo che l’utilizzo della definizione IHRA abbia prodotto limitazioni alle campagne di solidarietà con la Palestina e difficoltà per organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch. Per Masinara la risposta deve essere una convergenza ampia tra mondo accademico, informazione e società civile. Molto critico anche l’intervento di Livia Colvin di BDS Italia, che ha definito contraddittorio trasformare in norma una definizione nata come strumento non vincolante. Colvin ha ricordato le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo che tutelano il boicottaggio come forma di libertà di espressione e ha espresso preoccupazione per possibili limitazioni ai boicottaggi accademici, sportivi e culturali. Particolare attenzione è stata dedicata alla scuola. Roberta Parravano ha denunciato il rischio di autocensura tra insegnanti e studenti, mentre Terry Silvestrini, intervenendo a nome della rete “La scuola per la pace” e dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università, ha analizzato la struttura del provvedimento, criticando il ruolo attribuito alla task force nazionale prevista dal testo e i possibili effetti sul pluralismo educativo. Nel corso del dibattito sono intervenuti anche Stefano Galieni, che ha proposto di rafforzare i rapporti con le reti della sinistra europea; Ada Montellanico, che ha sottolineato il ruolo della cultura e degli artisti nella mobilitazione; Luca Gabrielli, che ha invitato a coinvolgere anche organizzazioni ebraiche critiche verso il sionismo; Farid Adly, che ha esortato a non arretrare sul terreno dell’informazione e della solidarietà con la Palestina; Khader Tamimi, che ha richiamato l’attenzione sulle condizioni dei palestinesi evacuati in Italia; Lorenzo Rocca, che ha sollevato dubbi di costituzionalità sul testo; Patrizio e Marco, che hanno raccontato le proprie esperienze giudiziarie durante manifestazioni pro Palestina; Maria Luisa, che ha illustrato iniziative analoghe sviluppate in Francia e Belgio e Raffaella Polverino, che ha lanciato un appello all’unità delle diverse realtà impegnate sul tema. Dall’assemblea è emersa la volontà di costruire una mobilitazione articolata che comprende campagne di sensibilizzazione, iniziative territoriali, interlocuzioni con il Parlamento europeo, il coinvolgimento della diaspora palestinese e il rafforzamento delle reti tra associazioni, scuole, università e mezzi di informazione. Tra le proposte discusse anche possibili forme di disobbedienza civile non violenta e una mobilitazione nazionale da organizzare nelle prossime settimane. In chiusura Olivier Turquet ha raccolto proposte emerse durante oltre tre ore di confronto, ribadendo la necessità di trasformare il dibattito in un percorso permanente di coordinamento. Per i partecipanti, la difesa della libertà di espressione, del diritto all’informazione e del dissenso democratico rappresenta oggi una questione che riguarda l’intera società civile e non soltanto i movimenti impegnati sulla questione palestinese. Rete #NOBAVAGLIO
August 27, 2026
Pressenza
Israelizzazione politico culturale e repressione. Il disegno di legge per il contrasto all’antisemitismo.
Lo studio che pubblichiamo è frutto di una ricerca che vuole essere utile al dibattito che si sta svolgendo nei movimenti per la Palestina, e non solo, sul disegno di legge per il contrasto all’antisemitismo. Approvato il 4 marzo 2026 dal Senato, con il titolo Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo, tale disegno di legge sarà probabilmente licenziato a settembre dalla Camera dei deputati. Maria Teresa Silvestrini, attivista della Scuola per la pace Torino e Piemonte e dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, esplora il percorso che ha portato alla approvazione del testo definitivo. Ne emerge che la adozione per legge della definizione IHRA di antisemitismo rappresenta una forma di israelizzzazione politico culturale in quanto adotta normative derivanti dalla legislazione e dalla hasbara israeliana. Inoltre la repressione dell’“antisemitismo” viene affidata, su proposta del partito di Fratelli d’Italia, alla Strategia nazionale di contrasto all’antisemitismo e al gruppo tecnico di lavoro coordinato dal generale Pasquale Angelosanto, cioè a una sorta di task force che opera in modo discrezionale, senza alcun controllo democratico da parte del Parlamento, e che criminalizza i dissidenti e il mondo islamico come nemico interno. Nelle conclusioni, si evidenzia come lo scopo del disegno di legge sia anzitutto intimidatorio, in quanto le migliaia di voci a sostegno di libertà e giustizia per il popolo palestinese non possono essere silenziate, anche se l’accusa di antisemitismo potrà essere rivolta contro specifiche organizzazioni o soggetti aggravandone la posizione di fronte alla legge. Saranno perciò la mobilitazione, la coesione e la forza della società civile, delle/i docenti, dei collettivi, dei giuristi democratici, dei sindacati, a disinnescare le minacce e i veleni dell’hasbara sionista e della repressione, come già accaduto nei modelli vincenti di resistenza che hanno coinvolto i prof. Massimo Sabbatini del liceo Vivona e Salvatore Bullara con altri docenti del liceo Righi di Roma, nonché l’imam di Torino Mohamed Shahin. La resistenza della Palestina è anche la nostra. Il testo completo dello studio è disponibile qui. L’articolo originale può essere letto qui   La Scuola per la pace Torino e Piemonte
August 25, 2026
Pressenza
Sulla definizione operativa di antisemitismo formulata dall’IHRA e adottata dal DDL Romeo, Pirovano, Bergesio
Pressenza sta portando avanti la campagna contro il DDL Antisemitismo già approvato al Senato e in discussione alla Camera il prossimo 9 settembre. Nell’occasione insieme alla Rete No Bavaglio e a numerose organizzazioni stiamo organizzando un sitin di protesta. Nell’ottica di questa campagna iniziamo la pubblicazione di articoli di approfondimento su questo DDL e sull’equiparazione della critica a Israele e al suo governo come antisemitismo. Il primo articolo è questa interessante analisi di Ugo Giannangeli, tra i promotori dell’iniziativa. Il 4 marzo 2026 è stato approvato dal Senato il DDL c.d. “di contrasto all’antisemitismo”. L’art.1 stabilisce che è adottata la definizione operativa di antisemitismo formulata dall’Assemblea plenaria dell’Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto (IHRA) il 26 maggio 2016 ivi inclusi i relativi “indicatori”. Gli ultimi mesi hanno visto molti dibattiti ed articoli sul DDL ma raramente ci si è soffermati sulla definizione e sugli indicatori. Questa la definizione dell’IHRA : “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti. Le manifestazioni retoriche e fisiche di antisemitismo sono dirette verso le persone ebree o non ebree e/o la loro proprietà, le istituzioni delle comunità ebraiche e i loro luoghi di culto”. Anche ai non addetti ai lavori appare chiaro che quanto affermato è una tautologia: essere antisemiti vuol dire odiare gli ebrei. Gli esempi dovrebbero al più chiarire il concetto ma non dovrebbero ampliare la portata della definizione. Passiamoli in rassegna. Il primo: “ incitare e contribuire all’uccisione di ebrei o a danni a loro scapito, o a giustificarli, nel nome di un’ideologia o di una visione estremista della religione”. Questo esempio descrive una condotta evidentemente antisemita non certamente riferibile al movimento di solidarietà col popolo palestinese o al BDS, da sempre sostenitori di pratiche pacifiche. II secondo: “avanzare accuse false, disumanizzanti, perverse o stereotipate sugli ebrei in quanto tali, o sul potere degli ebrei come collettività, ad esempio, ma non esclusivamente, il mito di una cospirazione mondiale ebraica o degli ebrei che controllano i media, l’economia, il governo o altre istituzioni sociali ”. Vale quanto detto per il primo esempio: le condotte descritte non sono certo riferibili al movimento di solidarietà che non critica gli ebrei in quanto tali ma solo alcune organizzazioni ebraiche, le cosiddette lobby ebraiche, che portano avanti determinate politiche di sostegno al sionismo. Si pensi all’AIPAC. Il terzo: “accusare gli ebrei di essere responsabili di comportamenti scorretti, effettivi o immaginari, commessi da una sola persona o da un gruppo ebraico, o addirittura di atti commessi da non ebrei”. Condotta chiaramente antisemita ma non certo attribuibile al movimento di solidarietà con i palestinesi. Il quarto: “negare il fatto, l’ambito, i meccanismi (ad esempio le camere di gas) o l’intenzionalità del genocidio degli ebrei perpetrato dalla Germania nazionalsocialista e dai suoi sostenitori e complici durante la seconda guerra mondiale ( l’Olocausto)”. È descritto il cosiddetto negazionismo, anch’esso estraneo alla sinistra; alcuni autori non di destra si sono avventurati nella ricostruzione storica della Shoah, criticando e contestando i dati ufficiali (cosiddetto riduzionismo). Anche questa condotta nulla ha a che vedere con i palestinesi e col movimento di solidarietà. Il quinto: “accusare gli ebrei come popolo o Israele come Stato di aver inventato o esagerato le dimensioni dell’Olocausto”. Si introduce con questo esempio il primo riferimento allo Stato di Israele. Anche questa condotta non appartiene alla sinistra, anche se la strumentalizzazione della Shoah è parte integrante della politica e dell’azione sionista: si pensi all’affermazione di Golda Meir secondo cui dopo la Shoah tutto sarebbe stato permesso ad Israele oppure al libro di denuncia di Norman Finkelstein “L’industria dell’Olocausto”. Il sesto:” accusare i cittadini ebrei di essere più fedeli a Israele o alle presunte priorità degli ebrei in tutto il mondo che agli interessi dei propri paesi”. È questa un’antica accusa e un’antica polemica che non interessa i palestinesi e il movimento di solidarietà. Il settimo: “ negare al popolo ebreo il diritto all’autodeterminazione, ad esempio sostenendo che l’esistenza di uno Stato di Israele è un atteggiamento razzista”: con la legge sullo Stato nazione il diritto all’autodeterminazione è stato riconosciuto solo agli ebrei con una evidente discriminazione rispetto agli altri cittadini di diversa fede religiosa; l’uguaglianza è un valore storico della sinistra che quindi legittimamente critica la politica discriminatoria di Israele e rivendica il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. Al contrario, la ministra della giustizia Shaked ha affermato che l’uguaglianza è un pericolo per lo Stato ebraico. È stato da più parti sostenuto che poiché Israele si definisce Stato ebraico sono discriminati tutti i non ebrei, legittimando così la definizione di Israele come stato razzista e praticante l’apartheid. La critica colpisce lo Stato e una sua legge, non certo gli ebrei tutti, né quelli di Israele né quelli del mondo. Peraltro forte è stato il dissenso rispetto alla legge, sia nella Knesset sia nella società israeliana; questo dissenso vanifica la pretesa di Israele di essere lo Stato di tutti gli ebrei. E’ intervenuta anche l’autorevole condanna di B’Tselem. L’ottavo esempio fa riferimento all’applicazione di una doppia misura, “imponendo a Israele un comportamento non previsto o non richiesto a qualsiasi altro paese democratico”. La sinistra si attende il rispetto della legalità internazionale da parte di tutti gli Stati; una particolare attenzione nei confronti di Israele non discende da un eccesso di critica e da un accanimento nei suoi confronti ma da un eccesso di violazioni da parte di Israele documentate in molteplici rapporti. Il nono esempio: “ usare simboli e immagini associati con l’antisemitismo classico (ad esempio gli ebrei uccisori di Gesù o praticanti rituali cruenti) per caratterizzare Israele o gli israeliani”   non riguarda la sinistra. Il decimo: “paragonare la politica odierna di Israele a quella dei nazisti”. Zeev Sternhell, storico ebreo israeliano, ha affermato che “In Israele cresce non solo un fascismo locale ma anche un razzismo vicino al nazismo ai suoi esordi”. L’affermazione di Sternhell denuncia una situazione paradossale e pericolosa ma riguarda una componente della società israeliana, per quanto ampia, non certo tutta la società e men che meno gli ebrei nel mondo. Il movimento di solidarietà coi palestinesi ha sempre denunciato il progetto di espulsione dei palestinesi che è cosa diversa da un progetto genocidiario. Ilan Pappe ha usato il termine di “genocidio incrementale” che si riferisce al progetto sionista e allo Stato che lo promuove ed incrementa ma non certo agli ebrei nel mondo e neppure a parte della società israeliana. Da quasi tre anni, però, un genocidio è ritenuto dalla Corte di Giustizia internazionale “plausibilmente in corso”. Infine l’ultimo: “ ritenere gli ebrei collettivamente responsabili delle azioni dello Stato di Israele”. Il movimento di solidarietà coi palestinesi collabora regolarmente da sempre con le realtà ebraiche antisioniste. Nei confronti della definizione di antisemitismo dell’IHRA, ad esempio, si sono levate molte voci critiche in ambito ebraico, oltre 40 gruppi hanno denunciato l’uso strumentale della definizione tra cui Jewish for Justice for Palestinians, Free speech on Israel, Jewish for labour, Jewish for peace ed altre che si sono affiancate a Palestine Solidarity Campaign.  Gli esempi che fanno esplicito riferimento ad Israele sembrano effettivamente confortare la diffusa opinione secondo cui la legge, in realtà, non mira a reprimere il fenomeno dell’antisemitismo ma a criminalizzare la critica alle politiche di Israele. Significativamente in sede di dibattito sono stati respinti sia l’emendamento che chiedeva di escludere gli indicatori sia quello che chiedeva l’adozione della Dichiarazione di Gerusalemme, intervenuta a breve distanza da quella dell’IHRA. La Dichiarazione di Gerusalemme critica quella di IHRA perché questa “ha creato confusione e controversie” e propone la seguente definizione:” L’antisemitismo è la discriminazione, il pregiudizio, l’ostilità o la violenza contro gli ebrei in quanto ebrei”. Mi sembra che ci muoviamo ancora nell’ambito della tautologia. Vi è però una novità importante: questa Dichiarazione contiene cinque esempi di comportamenti non antisemiti. Vi rientrano le critiche al sionismo e allo Stato di Israele; si difende la libertà di espressione. Particolarmente significativo il punto 14 laddove si afferma che il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni sono forme legittime di protesta politica. Del resto il primo critico nei confronti dell’uso della definizione di IHRA è stato proprio il suo inventore, l’avvocato statunitense Kenneth Stern, che sin dal 2017, in una testimonianza scritta al Congresso USA, ha denunciato l’uso strumentale della sua definizione per limitare la libertà di parola e in particolare le critiche a Israele. Stern, ritenuto non di sinistra e autodefinitosi sionista, ha ribadito più volte che la sua è una definizione provvisoria, è meramente uno strumento di lavoro e, soprattutto, non è legalmente vincolante. Testualmente: “ no legally binding working definition”. Particolarmente drastico il giudizio negativo di Jewish voice for peace che già il 25 marzo 2021 ebbe a dire che la dichiarazione di Gerusalemme è una importante alternativa alla definizione IHRA definita “screditata e pericolosa”. Afferma anche che “definire l’antisemitismo non è il lavoro più urgente da fare per smantellarlo” e che “rischia di distrarre dal discorso politico sulla Palestina e dalle altre reali necessità come combattere il suprematismo bianco e il razzismo.” Sorge legittimo il sospetto, a distanza di 5 anni, che il reale scopo della legge sia proprio questo. A screditare definitivamente la definizione IHRA interviene un rapporto dell’aprile 2021 pubblicato da Free speech on Israel di Jamie Stern- Weiner dell’Università di Oxford. Nella prefazione al rapporto Avi Shlaim, professore emerito di Relazioni internazionali presso l’Università di Oxford, afferma: “ Quella che viene pubblicizzata come definizione operativa dell’antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto non è una definizione, ha poco a che fare con l’antisemitismo e non è stata né scritta né approvata dall’IHRA. Questi sono i risultati  di questo rapporto, meticolosamente studiato politicamente esplosivo. Studiosi ed esperti legali hanno sostenuto in modo convincente che la definizione dell’IHRA è incoerente, vaga, vulnerabile ad abusi politici e non adatta allo scopo.   Non riesce nemmeno a soddisfare il requisito più elementare di una definizione che è definire. È stato anche stabilito il ruolo decisivo dei gruppi a sostegno di Israele nella stesura e promozione della definizione… Il rapporto mostra che l’organo decisionale dell’IHRA, la plenaria, aveva di fatto deciso di escludere tutti questi esempi dalla sua definizione. La definizione IHRA non include esempi… Gli esempi sono stati usati per delegittimare e censurare le legittime critiche ad Israele e più in generale per limitare la libertà di parola su Israele. Ciò protegge Israele dalla responsabilità per i suoi gravi abusi dei diritti umani, che di conseguenza continuano incontrollati…. Il rapporto di Stern -Wheiner dimostra con dettagli inconfutabili come una definizione intesa a proteggere gli ebrei dall’antisemitismo sia stata distorta per proteggere lo Stato di Israele da critiche valide che non hanno nulla a che fare con il razzismo antiebraico”.  Esplosiva la dichiarazione di Shlaim secondo cui la definizione IHRA non include esempi, quegli esempi che ora stanno per essere introdotti in una legge dello Stato. Facciamo nostra la conclusione e la richiesta di Avi Shlaim: il rapporto dovrebbe indurre qualsiasi governo, parlamento o organizzazione che stia valutando l’adozione della definizione IHRA a ricredersi e coloro che l’hanno già sottoscritta a revocare la propria decisione. Ugo Giannangeli
August 24, 2026
Pressenza