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GENOVA: A 25 ANNI DAL G8 “NESSUN RIMORSO”. 19 LUGLIO CORTEO NAZIONALE
Genova si prepara ad una grande manifestazione nazionale in memoria del G8 del 2001 e per il rilancio delle rivendicazioni di allora che “sono più vive che mai”. Appuntamento domenica 19 luglio alle ore 15.30 in piazza Alimonda, luogo simbolico dove i carabinieri assassinarono Carlo Giuliani. Erano tante le politiche già scritte nelle agende dei “grandi del pianeta” venticinque anni fa e che sono state implementate. I risultati sono oggi evidenti, scrivono gli organizzatori di Genova Antifascista e del CPA di Firenze: la guerra come strumento di “comando e controllo”, la finanza come strumento di “coercizione e destabilizzazione”, “la rapina delle risorse a danno dei popoli del Sud Globale”. La repressione ha poi contribuito ad agevolare “la massimizzazione delle rendite e dei profitti”, rappresentando lo strumento per eccellenza che ha portato negli anni all’inasprimento delle leggi sulla cosiddetta sicurezza e anche alla “chiusura di spazi politici e sindacali per eliminare le conquiste di lavoratori e lavoratrici”. Nonostante i traumi, le divisioni e “la distinzione tra buoni e cattivi attraverso cui spaccarono anche quel movimento”, Genova rilancia l’appuntamento il 19 luglio di quest’anno con lo slogan “in nessun caso nessun rimorso”. Infatti Genova 2001 è una storia che il movimento si propone di “raccogliere e porgere alle nuove generazioni”, per contrastare “l’ondata nera che lentamente sta invadendo le nostre città” e per lottare contro chi fomenta “paure, incertezze e spaccature” sociali. 19 luglio quindi non soltanto come una ricorrenza ma un “invito ad aderire ad un nuovo percorso di lotta che non ci veda più soltanto come antagonisti ad un sistema ingiusto e sbagliato ma come protagonisti della costruzione del futuro al quale ambiamo”. La presentazione del percorso che ha portato all’organizzazione del corteo del 19 luglio con Simona del CS Buridda e di Genova Antifascista. Ascolta o scarica
July 7, 2026
Radio Onda d`Urto
Dissidenza, repressione politica ed una esagerata idea di libertà. In ricordo ad Ambro, un contributo di amic3 e compagn3
Ambrogio era un ragazzo di 27 anni, arrivato a Torino per gli studi in Filosofia e Storia delle Religioni. Ambro è sempre stato un idealista, attento all3 ultim3, con un grande senso di empatia e gentilezza. Era un anarchico, un testone, un polemico. Ambro aveva anche i suoi demoni e i suoi irrisolti, ed una generosità e capacità di offrire all3 altr3 che spesso sconfinava nel sacrificio. Era anche un ragazzo arrabbiato con il mondo, per le sue ingiustizie e le sue storture. Ambro aveva ben chiaro il concetto e il senso di collettività, mettendolo in atto ogni giorno in ogni gesto e parola. Ha sempre creduto nella politica dal basso, cioè quella tangibile fatta da chi vive in questo sistema precario per sostenere le persone colpite dallo stesso, criticando con lungimiranza e lucidità lo Stato e le varie politiche susseguitesi negli anni, sia nel nostro paese che a livello globale. Ambro il 15 Marzo si è tolto la vita lanciandosi da un ponte in un piccolo paese dell’entroterra ligure, un luogo scelto probabilmente perché vicino alle sue care falesie.  Era stato privato della libertà in quanto sottoposto a misure cautelari.  Noi tutt3, amic3, familiari e conoscenti, ci siamo ritrovat3 a dover far senso di un dolore enorme, nessun3 riusciva a credere che quanto accaduto fosse reale. In questo gesto però rivediamo una delle parti più autentiche di Ambro, una parte scomoda, non facile da comprendere, ma non per questo da non raccontare. Ambro credeva che ovunque nel mondo le persone tutte avessero un valore, e che la libertà e la dignità andasse sempre difesa, e le violazioni denunciate a gran voce. Anche per questo ha partecipato alle manifestazioni dell’anno scorso a supporto del popolo palestinese volte a denunciarne gli abusi subiti. Non aveva bandiere o affiliazioni, non sarebbe stato da lui.  Aveva ricevuto in Febbraio l’avviso di garanzia che lo informava del procedimento pendente e dei capi di indagine relativi proprio a quelle manifestazioni. Una lista gonfiata da un caso diventato politicamente sensibile. Si dovevano trovare colpevoli, e l3 si doveva punire duramente. Si sentiva dalle istituzioni la pretesa di muoversi subito e colpire duro. Poco dopo venne disposto dal GIP l’obbligo di firma giornaliera e il divieto di dimora a Torino. Il PM aveva chiesto la custodia cautelare. L’aveva chiesta per tutt3 le 11 indagat3. La maggior parte, poco più che maggiorenn3 incensura3. Studenti per lo più.  A seguito di richiesta di riesame, non solo erano state confermate le misure in essere, ma era anche stato condannato al pagamento delle spese. Poco dopo tenne alcuni colloqui telefonici con l’avvocato che lo seguiva. Si era detto talvolta preoccupato dalla mancanza di informazioni chiare ricevute. Parlava di alcune sviste. Era seguito con il gratuito patrocinio. In un primo momento era sconfortato, ma poi sembrava si stesse muovendo per cercare un lavoro a Torino, sperando in occasione del prossimo riesame di farsi rimuovere la misura dell’allontanamento. E invece la sua decisione del 15 Marzo racconta un’altra storia. Dopo la morte di Ambro ci siamo pres3 tempo di elaborare e abbiamo collettivizzato il dolore e condiviso la perdita, raccontando del suo impegno politico il 25 Aprile. Quel giorno, prima del corteo, abbiamo raccontato di lui e affisso una targa in ricordo della sua lotta accanto a quelle dei partigiani. Ambro infatti, per noi, rappresenta un partigiano dei giorni nostri e abbiamo considerato importante raccontarlo tra le vie di Torino, durante una manifestazione alla quale lui sicuramente avrebbe partecipato. Nelle ultime settimane il caso è stato reso pubblico dall’avvocato che lo seguiva nel procedimento. Grazie alla volontà dell’avvocato di portare alla luce una serie di considerazioni in merito al problematico utilizzo spropositato delle misure cautelari, il caso di Ambro è diventato un caso mediatico. Il giornale “la Repubblica” ha quindi deciso di scrivere in merito e var3 esponenti politic3 e attivist3 hanno ricondiviso gli articoli, riprendendo quello che di Ambro si leggeva nell’articolo dell’avvocato. Da qui nasce l’urgenza per noi di raccontare chi era Ambro, per quanto possibile rispettando il suo modo di sentire. Vogliamo anche condividere alcune riflessioni su come la vicenda sia stata gestita, a livello mediatico e non, perché ci sembra opportuno porre l’attenzione ad alcuni aspetti che ci hanno riguardato in prima persona. La strumentalizzazione della vicenda di Ambro definito in maniera piatta come Pro Pal dai giornali, speriamo possa essere un punto di partenza per comprendere la difficoltà di parlare del suicidio di una persona, che non può essere stigmatizzata o ridotta ad una definizione ideologica. La deriva è ben rappresentata dai commenti, molto violenti, che si leggono sotto i post sui social dove gli articoli vengono parzialmente riportati. La criminalizzazione delle persone che sono scese in piazza dopo il DL sicurezza è un tema che finalmente ha preso lo spazio che merita, anche se non siamo d’accordo con il modo con cui la vicenda è stata trattata.  Si parla poco e male di salute mentale e di suicidio. Basterebbe dare solo uno sguardo ai numeri degli ultimi anni per apprendere che il suicidio è una scelta sempre più paurosamente ricorrente e le cause vanno ricercate proprio laddove il nostro sistema latita e anzi, tende ad affossare i singoli. Proprio in merito agli ultimi provvedimenti giudiziari, in vigore dopo il DL sicurezza, ci sono già molte persone che stanno subendo le conseguenze massacranti di scelte politiche volte ad annichilire le persone e ogni movimento di dissenso verso il potere. A tal proposito speriamo che questa nostra riflessione possa aiutare e far risuonare le voci di chi oggi si trova in questa situazione e che ha bisogno di aiuto. Speriamo che questo possa essere l’inizio di una riflessione più ampia riguardo alla gestione delle misure cautelari e alle considerazioni relative alla delicatezza con cui il sistema giudiziario dovrebbe agire in questi casi. L’empatia e il tener conto delle fragilità di chi subisce certe misure e degli affetti intorno a queste persone, deve essere un tema centrale nella riconsiderazione dell’applicazione delle misure cautelari, ma anche della gestione da parte dell3 operatric3 della giustizia di ogni aspetto che riguarda le vicende giudiziarie.  Crediamo che quanto sottolineato dall’avvocato nel suo articolo sia di estrema urgenza e che sia importante riflettere sulle pericolose conseguenze di misure cautelari così violente nei casi che riguardano la lotta politica. Allo stesso tempo, riteniamo urgente comunicare la difficoltà, da parte di chi vive in prima persona questo tipo di situazioni, a relazionarsi con una società che, nel suo insieme, non si fa carico del peso emotivo e politico della cura che dovrebbe essere riservata a chi vive un lutto. Pur rispettando il dovere di cronaca, riteniamo doveroso richiamare l’attenzione sulla necessità di riflettere sulle modalità attraverso cui si parla di suicidio. Sentiamo un vuoto perché non se ne parla abbastanza e se ne parla male. Parlare di chi non c’è più senza avere la cura di contattare con il giusto livello di umanità gli affetti, senza tenere in considerazione la delicatezza della situazione, è già di per sé molto violento. Vorremmo che in futuro questa cosa potesse cambiare: la vicenda di Ambro è stata raccontata fin dal primo giorno senza di lui, avendo pochissima cura delle persone che tengono a lui. Proprio in virtù di questo abbiamo deciso di scrivere questo articolo, ma chiediamo di essere rispettat3 nel nostro dolore e speriamo che tutto questo possa davvero far riflettere su temi che non spetta a noi sviluppare. Abbiamo bisogno che la società tutta si assuma la responsabilità e la fatica di affrontare gli aspetti qui richiamati che hanno necessità di essere approfonditi da chi effettivamente ha gli strumenti per farlo. Abbiamo bisogno della collaborazione di tutt3.  Amore che resiste Oltre tutte le manipolazioni e i discorsi distorti, alla fine rimani tu in ogni parte di noi. E questo ci salva, riempie quel vuoto profondo nato dalla tua assenza, che è però data solo dal tuo non essere più fisicamente qui, sempre in giro, mai tra i baretti, con la tua Galath che sa di ferro e storie da raccontare. Adesso non racconti più, passi la palla a noi. E noi ci siamo Ambro, narriamo con te e per te. Sicuramente storcerai il naso e con il tuo sorrisetto sguincio penserai: ‘’Mamma mia quest3 qui, proprio non hanno capito niente di me’’. Forse è così, forse per descriverti non bastano tutt3 quest3 amic3 riunit3 per ricordarti, ma è proprio questo che racconta tanto di te, ed è proprio così che abbiamo deciso di narrarti. Tu che non amavi parlare di te ma che chiedevi sempre dell3 altr3, una persona irriverente, che non scende a compromessi se questi comportano il girare le spalle ai propri valori, un cane sciolto, ma anche un buffone, uno spavaldo, un romantico, il migliore compagno di viaggio che tu possa mai incontrare per le strade della tua vita. Siamo qui per dirti che siamo così felici di sapere che ti abbiamo incrociato. Per sempre, L3 tu amic3.
Dissidenza, repressione politica ed una esagerata idea di libertà. In ricordo ad Ambro, un contributo di amic3 e compagn3
Ambrogio era un ragazzo di 27 anni, arrivato a Torino per gli studi in Filosofia e Storia delle Religioni. Ambro è sempre stato un idealista, attento all3 ultim3, con un grande senso di empatia e gentilezza. Era un anarchico, un testone, un polemico. Ambro aveva anche i suoi demoni e i suoi irrisolti, ed una generosità e capacità di offrire all3 altr3 che spesso sconfinava nel sacrificio. Era anche un ragazzo arrabbiato con il mondo, per le sue ingiustizie e le sue storture. Ambro aveva ben chiaro il concetto e il senso di collettività, mettendolo in atto ogni giorno in ogni gesto e parola. Ha sempre creduto nella politica dal basso, cioè quella tangibile fatta da chi vive in questo sistema precario per sostenere le persone colpite dallo stesso, criticando con lungimiranza e lucidità lo Stato e le varie politiche susseguitesi negli anni, sia nel nostro paese che a livello globale. Ambro il 15 Marzo si è tolto la vita lanciandosi da un ponte in un piccolo paese dell’entroterra ligure, un luogo scelto probabilmente perché vicino alle sue care falesie.  Era stato privato della libertà in quanto sottoposto a misure cautelari.  Noi tutt3, amic3, familiari e conoscenti, ci siamo ritrovat3 a dover far senso di un dolore enorme, nessun3 riusciva a credere che quanto accaduto fosse reale. In questo gesto però rivediamo una delle parti più autentiche di Ambro, una parte scomoda, non facile da comprendere, ma non per questo da non raccontare. Ambro credeva che ovunque nel mondo le persone tutte avessero un valore, e che la libertà e la dignità andasse sempre difesa, e le violazioni denunciate a gran voce. Anche per questo ha partecipato alle manifestazioni dell’anno scorso a supporto del popolo palestinese volte a denunciarne gli abusi subiti. Non aveva bandiere o affiliazioni, non sarebbe stato da lui.  Aveva ricevuto in Febbraio l’avviso di garanzia che lo informava del procedimento pendente e dei capi di indagine relativi proprio a quelle manifestazioni. Una lista gonfiata da un caso diventato politicamente sensibile. Si dovevano trovare colpevoli, e l3 si doveva punire duramente. Si sentiva dalle istituzioni la pretesa di muoversi subito e colpire duro. Poco dopo venne disposto dal GIP l’obbligo di firma giornaliera e il divieto di dimora a Torino. Il PM aveva chiesto la custodia cautelare. L’aveva chiesta per tutt3 le 11 indagat3. La maggior parte, poco più che maggiorenn3 incensura3. Studenti per lo più.  A seguito di richiesta di riesame, non solo erano state confermate le misure in essere, ma era anche stato condannato al pagamento delle spese. Poco dopo tenne alcuni colloqui telefonici con l’avvocato che lo seguiva. Si era detto talvolta preoccupato dalla mancanza di informazioni chiare ricevute. Parlava di alcune sviste. Era seguito con il gratuito patrocinio. In un primo momento era sconfortato, ma poi sembrava si stesse muovendo per cercare un lavoro a Torino, sperando in occasione del prossimo riesame di farsi rimuovere la misura dell’allontanamento. E invece la sua decisione del 15 Marzo racconta un’altra storia. Dopo la morte di Ambro ci siamo pres3 tempo di elaborare e abbiamo collettivizzato il dolore e condiviso la perdita, raccontando del suo impegno politico il 25 Aprile. Quel giorno, prima del corteo, abbiamo raccontato di lui e affisso una targa in ricordo della sua lotta accanto a quelle dei partigiani. Ambro infatti, per noi, rappresenta un partigiano dei giorni nostri e abbiamo considerato importante raccontarlo tra le vie di Torino, durante una manifestazione alla quale lui sicuramente avrebbe partecipato. Nelle ultime settimane il caso è stato reso pubblico dall’avvocato che lo seguiva nel procedimento. Grazie alla volontà dell’avvocato di portare alla luce una serie di considerazioni in merito al problematico utilizzo spropositato delle misure cautelari, il caso di Ambro è diventato un caso mediatico. Il giornale “la Repubblica” ha quindi deciso di scrivere in merito e var3 esponenti politic3 e attivist3 hanno ricondiviso gli articoli, riprendendo quello che di Ambro si leggeva nell’articolo dell’avvocato. Da qui nasce l’urgenza per noi di raccontare chi era Ambro, per quanto possibile rispettando il suo modo di sentire. Vogliamo anche condividere alcune riflessioni su come la vicenda sia stata gestita, a livello mediatico e non, perché ci sembra opportuno porre l’attenzione ad alcuni aspetti che ci hanno riguardato in prima persona. La strumentalizzazione della vicenda di Ambro definito in maniera piatta come Pro Pal dai giornali, speriamo possa essere un punto di partenza per comprendere la difficoltà di parlare del suicidio di una persona, che non può essere stigmatizzata o ridotta ad una definizione ideologica. La deriva è ben rappresentata dai commenti, molto violenti, che si leggono sotto i post sui social dove gli articoli vengono parzialmente riportati. La criminalizzazione delle persone che sono scese in piazza dopo il DL sicurezza è un tema che finalmente ha preso lo spazio che merita, anche se non siamo d’accordo con il modo con cui la vicenda è stata trattata.  Si parla poco e male di salute mentale e di suicidio. Basterebbe dare solo uno sguardo ai numeri degli ultimi anni per apprendere che il suicidio è una scelta sempre più paurosamente ricorrente e le cause vanno ricercate proprio laddove il nostro sistema latita e anzi, tende ad affossare i singoli. Proprio in merito agli ultimi provvedimenti giudiziari, in vigore dopo il DL sicurezza, ci sono già molte persone che stanno subendo le conseguenze massacranti di scelte politiche volte ad annichilire le persone e ogni movimento di dissenso verso il potere. A tal proposito speriamo che questa nostra riflessione possa aiutare e far risuonare le voci di chi oggi si trova in questa situazione e che ha bisogno di aiuto. Speriamo che questo possa essere l’inizio di una riflessione più ampia riguardo alla gestione delle misure cautelari e alle considerazioni relative alla delicatezza con cui il sistema giudiziario dovrebbe agire in questi casi. L’empatia e il tener conto delle fragilità di chi subisce certe misure e degli affetti intorno a queste persone, deve essere un tema centrale nella riconsiderazione dell’applicazione delle misure cautelari, ma anche della gestione da parte dell3 operatric3 della giustizia di ogni aspetto che riguarda le vicende giudiziarie.  Crediamo che quanto sottolineato dall’avvocato nel suo articolo sia di estrema urgenza e che sia importante riflettere sulle pericolose conseguenze di misure cautelari così violente nei casi che riguardano la lotta politica. Allo stesso tempo, riteniamo urgente comunicare la difficoltà, da parte di chi vive in prima persona questo tipo di situazioni, a relazionarsi con una società che, nel suo insieme, non si fa carico del peso emotivo e politico della cura che dovrebbe essere riservata a chi vive un lutto. Pur rispettando il dovere di cronaca, riteniamo doveroso richiamare l’attenzione sulla necessità di riflettere sulle modalità attraverso cui si parla di suicidio. Sentiamo un vuoto perché non se ne parla abbastanza e se ne parla male. Parlare di chi non c’è più senza avere la cura di contattare con il giusto livello di umanità gli affetti, senza tenere in considerazione la delicatezza della situazione, è già di per sé molto violento. Vorremmo che in futuro questa cosa potesse cambiare: la vicenda di Ambro è stata raccontata fin dal primo giorno senza di lui, avendo pochissima cura delle persone che tengono a lui. Proprio in virtù di questo abbiamo deciso di scrivere questo articolo, ma chiediamo di essere rispettat3 nel nostro dolore e speriamo che tutto questo possa davvero far riflettere su temi che non spetta a noi sviluppare. Abbiamo bisogno che la società tutta si assuma la responsabilità e la fatica di affrontare gli aspetti qui richiamati che hanno necessità di essere approfonditi da chi effettivamente ha gli strumenti per farlo. Abbiamo bisogno della collaborazione di tutt3.  Amore che resiste Oltre tutte le manipolazioni e i discorsi distorti, alla fine rimani tu in ogni parte di noi. E questo ci salva, riempie quel vuoto profondo nato dalla tua assenza, che è però data solo dal tuo non essere più fisicamente qui, sempre in giro, mai tra i baretti, con la tua Galath che sa di ferro e storie da raccontare. Adesso non racconti più, passi la palla a noi. E noi ci siamo Ambro, narriamo con te e per te. Sicuramente storcerai il naso e con il tuo sorrisetto sguincio penserai: ‘’Mamma mia quest3 qui, proprio non hanno capito niente di me’’. Forse è così, forse per descriverti non bastano tutt3 quest3 amic3 riunit3 per ricordarti, ma è proprio questo che racconta tanto di te, ed è proprio così che abbiamo deciso di narrarti. Tu che non amavi parlare di te ma che chiedevi sempre dell3 altr3, una persona irriverente, che non scende a compromessi se questi comportano il girare le spalle ai propri valori, un cane sciolto, ma anche un buffone, uno spavaldo, un romantico, il migliore compagno di viaggio che tu possa mai incontrare per le strade della tua vita. Siamo qui per dirti che siamo così felici di sapere che ti abbiamo incrociato. Per sempre, L3 tu amic3.
June 26, 2026
Radio Blackout
Per Gianni Mattioli, un ricordo personale
Mi addolora profondamente la scomparsa di Gianni Mattioli, e sebbene io sappia che oggi lo ricorderanno persone di grande prestigio e notorieta’, vorrei aggiungere anche il mio modesto ricordo di vecchio militante politico di base, e attestargli una volta ancora il mio affetto e la mia gratitudine. Ho conosciuto Gianni Mattioli nelle lotte del movimento antinucleare a Montalto di Castro, un’esperienza che e’ stata decisiva nella mia vita come in quella di tante altre persone. Come accadeva allora, dopo un po’ si era non solo compagni di lotta ma anche amici. Anni dopo accadde che in una importante manifestazione a Roma una forze politica che era tra le numerose organizzazioni promotrici pose il veto al fatto che potesse prendere la parola anche il rappresentante del popolo palestinese in Italia, che se la memoria non mi inganna era allora Nemer Hammad; gli altri promotori subirono il diktat, e al rappresentante del popolo palestinese fu impedito di parlare. Si parva licet componere magnis, espressi la mia indignazione sul settimanale che all’epoca era a Viterbo la voce dei senza voce. E quel partito mi querelo’, a firma del segretario provinciale (che, paradossalmente, era anche un vecchio amico) e del segretario nazionale. A quei tempi il nostro settimanale conduceva una strenua lotta contro la penetrazione mafiosa nell’Alto Lazio e contro il regime della corruzione che la favoriva. Ricevevamo raffiche di querele per diffamazione da prominenti personaggi del sistema di potere politico ed economico (tra cui uno dei \”quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa\” di cui aveva scritto indimenticabilmente Pippo Fava). A costoro si aggiunse in quella circostanza anche quel partito, che pure si vantava libertario, con nostra grande amarezza. In vista del processo pensai di andare a chiedere ad alcune persone amiche che erano state presenti alla vicenda di venire a testimoniare in mio favore in tribunale. La prima persona cui mi rivolsi fu Gianni Mattioli: ci incontrammo mi pare nel suo ufficio parlamentare, gli dissi di che si trattava e che speravo che lui potesse essere disponibile a venire a testimoniare: lui mi disse che avrebbe fatto di piu’, e subito dinanzi ai miei occhi alzo’ il telefono e chiamo’ credo direttamente l’allora segretario nazionale di quel partito e gli disse con tono che non ammetteva repliche che quella querela era uno scandalo e doveva essere ritirata. A quei tempi Gianni Mattioli era un’autorita’ morale per tutti: quel partito ritiro’ la querela. Era cosi’ Gianni Mattioli: un uomo coraggioso e generoso, una persona mite e accudente, un compagno di lotte nonviolente indimenticabile, uno scienziato con una profonda coscienza morale, un maestro di verita’ e di virtu’. Pochi anni fa ci aveva gia’ lasciato Massimo Scalia, che era quasi una sola persona con lui. Ora ci ha lasciato anche Gianni. I vecchi compagni muoiono, il mondo si offusca, la lotta nonviolenta per il bene comune dell’umanita’ e per la salvaguardia di quest’unico mondo vivente continua, oggi piu’ necessaria che mai. Peppe Sini Viterbo, primo giugno 2026   Peppe Sini
June 1, 2026
Pressenza
[Ora di buco] Interrogare Valditara (1/2: trasmissione intera)
Parliamo dell'interrogazione (parlamentare) a Valditara del fratelloditalia Rampelli che segnala oltre 40 scuole (per lo più romane) che a suo dire non hanno celebrato la giornata del ricordo. Qui l'interrogazione. Le riflessioni di un compagno del CUB da Radio Grad sulla vicenda. L'intervento telepaticamente tempestivo dell'USR Lazio che ha scritto una lettera in cui si chiede alle Dirigenti e ai Dirigenti di chiarire la propria posizione. L'obbligo, ovviamente, non esiste. La collega di Rampelli Francesca Tubetti ha invece presentato un emendamento al "Decreto sicurezza" che chiede la destituzione per alcuni docenti, indovinate chi. La telefonata di un ascoltatore che segnala le censure contro un attivista della Sumud Flotilla in alcune scuole di Roma e provincia. Riportiamo e commentiamo le parole di Valditara sui nuovi programmi per le scuole superiori, in arrivo. Alcune riflessioni su due episodi sconvolgenti: un alunno 13enne che ha accoltellato una docente in una scuola media in provincia di Bergamo e l'arresto di un 17enne che, da notizie fornite dalle forze dell'ordine, studiava un attentato nella sua scuola di Pescara, e che pare legato a un gruppo on line di suprematisti, razzisti. La violenza nella società, che filtra nella scuola; la risposta altrettanto militarizzata delle istituzioni. Corrispondenza con l'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio nazionale amianto, che presenta la rilevazione sulla presenza di amianto nelle scuole di Roma, iniziata nel 2008: segnala i 36 interventi di bonifica dall'amianto in comune e i 18 nella città metropolitana, l'assenza di fondi e di una mappatura completa; dai dati emersi (segnalazione di genitori, alunni, ditte lavori, sopralluoghi) si stimano 140 scuole nella provincia di Roma ancora da bonificare. Le sentenze vinte contro il Ministero dell'istruzione, i 200 casi di mesotelioma tra il personale docente e Ata.          
March 31, 2026
Radio Onda Rossa
Il Fatto Quotidiano: Giorno del Ricordo, Rampelli firma interrogazione parlamentare su 41 istituti: questa pressione sulla scuola va respinta
DI MARINA BOSCAINO SUIL FATTO QUOTIDIANO DEL 26 MARZO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Marina Boscaino, pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 26 marzo 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in relazione al ritorno della leva obbligatoria in Italia e in Europa. «Perché gli attacchi unilaterali alla sovranità di altri paesi, con il loro carico raccapricciante di morti civili, non vengono posti sotto osservazione? Perché, inoltre, reprimere l’attività dell’Osservatorio contro la militarizzazione, o ignorare i Comitati contro l’Autonomia Differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti, che proprio sulla dignità della persona fondano la propria attività? Perché, infine, non si riserva altrettanta attenzione da parte del Governo alle donne e agli uomini che sono morti affinché altri donne e uomini redigessero la Carta nella quale campeggia questo principio? La memoria non è double face: costruzione versus disciplinamento collettivi.…continua a leggere su www.ilfattoquotidiano.it -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Susan George, il movimento altermondialista e lo stato del mondo nella crisi globale del sistema capitalistico – di Giorgio Riolo
Susan George, scomparsa di recente, è stata un politologa, una sociologa e un'attivista. Nata negli Stati Uniti, ha studiato anche alla Sorbona e successivamente si è trasferita in Francia, ottenendo la cittadinanza francese. Ha trasformato l'analisi economica in uno strumento di resistenza, criticando duramente il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e le politiche [...]
March 9, 2026
Effimera
Diecifebbraio.info: Un ricordo senza contraddittorio. Scuola, Giorno del ricordo il doppio standard della memoria
DI ROSANNA RIZZI SU DIECIFEBBRAIO.INFO DELL’8 FEBBRAIO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Rosanna Rizzi, pubblicato sul sito della Diecifebbraio.info l’8 febbraio 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in occasione del Giorno del ricordo. «Qui interessa soprattutto un elemento: la parola “contraddittorio” usata come grimaldello per impedire la parola a uno storico antifascista. Un uso tanto più significativo se confrontato con ciò che accade nel resto del Paese, dove – spesso nelle stesse scuole –iniziative chiaramente sbilanciate sul Giorno del Ricordo si svolgono senza che nessuno sehttps://osservatorionomilscuola.com/2026/02/06/proposito-censura-eric-gobetti-parlare-iis-rapisardi-paterno/nta il bisogno di pretendere una voce diversa...continua a leggere su www.diecifebbraio.info. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Adriana Dadà, in memoria http://storieinmovimento.org/2026/01/30/adriana-dada-in-memoria/?pk_campaign=feed&pk_kwd=adriana-dada-in-memoria #AdrianaDadà #Ricordo #Blog