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Fiorella Mannoia sventola la bandiera No Ponte sul palco
Ieri sera, 23 Agosto nel corso del suo concerto a Capo Peloro dedicato a Fabrizio de André e Ivano Fossati Fiorella Mannoia ha ricevuto dalle mani di un gruppo di attivisti No Ponte la bandiera della campagna e l’ha sventolata sul palco. Tra gli attivisti c’era Renato Accorinti, ex sindaco di Messina e protagonista di tante battaglie per i diritti umani, per il Tibet, contro il ponte sullo stretto che proprio in quei luoghi fu protagonista di una clamorosa protesta nel giugno del 2002 restando per una giornata in cima a un traliccio dell’Enel per esprimere il suo dissenso, anche in quel caso, sul progetto del ponte. Redazione Sicilia
August 24, 2026
Pressenza
Voci dal corteo No Ponte
Oltre 10.000 persone in piazza a Messina contro il ponte e per la chiusura della Stretto di Messina s.p.a. Delegazioni da ogni parte d'Italia, ma soprattutto da Sicilia è Calabria, hanno manifestato per pretendere la chiusura della società che dal 1981 ha drenato oltre un miliardo di euro di fondi pubblici senza nemmeno posare una pietra. Grande pluralità all'interno del corteo, che storicamente non si è mai limitato a dire semplicemente "no" al ponte ma ha sempre restituito un ampio ecosistema di comitati che si battono contro il sistema estrattivo e di sfruttamento del territorio. Dissesto idrogeologico, mancanza di servizi, emergenza sanitaria e abitativa, carenza di infrastrutture sono solo alcuni dei temi portati all'attenzione dell'opinione pubblica come possibili alternative di impiego degli oltre 13 miliardi di fondi stanziati per il ponte. Intanto, sul piano tecnico, il Ponte sullo Stretto ha ottenuto il via libera del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Non è però la parola fine: si passa ora al progetto esecutivo, con verifiche aggiuntive richieste su altezza dell'opera, faglie sismiche e rischio terremoti. Il governo spinge, avendo dichiarato l'opera di "rilevante interesse pubblico" per accelerare le autorizzazioni. Ma i passaggi decisivi restano altri due: il Cipess e, soprattutto, la Corte dei Conti, che un anno fa aveva già bocciato il progetto. Restano diverse incognite legali: un esposto della Cgil sui fondi europei dirottati dalla Sicilia al Ponte, le proteste di alcuni Comuni coinvolti e due indagini penali aperte a Roma e Caltanissetta. Salvini vorrebbe posare la prima pietra entro le elezioni, l'ad della Stretto di Messina s.p.a. Ciucci vorrebbe terminare l'opera entro il 2033. Si preannuncia una stagione di mobilitazione, la radio seguirà da vicino le vicende dello Stretto e non solo.
August 8, 2026
Radio Onda Rossa
Chiudere la Stretto di Messina Spa. L’8 agosto il corteo No Ponte
Dibattiti, volantinaggi, un tour in diverse città italiane, incontri contro l’estrettivismo e la devastazione ambientale in tanti territori, assemblee settimanali a Messina, la campagna No Ponte negli ultimi mesi ha attraversato diversi contesti e città, partendo dalle due sponde dello Stretto di Messina, per rilanciare la mobilitazione. Dal 7 al 9 agosto si terrà un campeggio, nel pomeriggio di sabato 8 agosto il corteo, in serata, a partire dalle 8.30 in piazza del Popolo, si sarebbe dovuto tenere un concerto che è statao cancellato dopo il tragico crollo della palazzina a Messina. Pubblichiamo qui a seguire il comunicato del Movimento No Ponte in vista dell’importante mobilitazione estiva che come ogni anno ribadirà la contrarietà al devastante progetto del Ponte per rivendicare diritti, sanità, infrastrutture e difesa dell’ambiente e del territorio. A partire dalla rivendicazione della chiusura della Stretto di Messina SpA. Quella del ponte è una storia di sprechi, di risorse sottratte alla collettività per il tornaconto di pochi, di procedure speciali (leggasi con minori tutele) e buchi neri. Dalla legge istitutiva della Stretto di Messina SpA nel 1981 alla legge obiettivo del 2001, dalla rimozione del tetto massimo per gli stipendi dei dirigenti della Stretto di Messina SpA alle deroghe in materia di appalti del cosiddetto decreto commissari, l’elenco è infinito. In esso, si intrecciano norme specifiche per il ponte e la disciplina che, più in generale, favorisce la grande imprenditoria della devastazione. Ai procedimenti giudiziari, emersi negli scorsi mesi, lasciamo il compito di accertare responsabilità penali. Quelle politiche le conosciamo già, e le ascriviamo al blocco sociale che si nutre del ponte – non solo della sua eventuale realizzazione, ma anche dell’interminabile progettazione – e di cui fa parte l’intera governance tecno-politica: politici, imprenditori, progettisti, fino, naturalmente, alla società concessionaria. Non a caso, dal 2016 la Corte dei Conti ha più volte sollecitato governo e parlamento a un intervento normativo per accelerare la liquidazione della Stretto di Messina SpA, decisa nel 2013 dal governo Monti, onde evitare un ulteriore spreco di risorse pubbliche e porre fine al paradossale contenzioso avanzato dalla stessa società nei confronti di altre istituzioni statali. Sappiamo bene com’è finita: non c’è stato nessun intervento normativo e la società è stata tenuta in piedi da tutti i governi, di diverso colore, fino ad essere riattivata da Meloni-Salvini nel 2023. Ecco perché, oggi, la chiusura della Stretto di Messina SpA rappresenta l’unica strada per interrompere quella continuità che consente al progetto di sopravvivere da oltre quarant’anni. Ci consentirebbe di liberare quei 14 miliardi tenuti in ostaggio dal miraggio del ponte. Ci consentirebbe di sottrarci alla minaccia di quei cantieri che qualcuno vorrebbe aprire, magari per guadagnare visibilità nella lunga campagna verso le elezioni politiche. Per questo torniamo in piazza, non delegando una lotta che è delle persone che abitano i territori dello Stretto, dei Sud, e di chi ci accompagna in solidarietà. L’8 agosto la marea di Messina diventerà il nostro decreto popolare di chiusura della Stretto di Messina SpA. Comunicato del Movimento No Ponte del 5 agosto in vista dell’assemblea popolare del 7 agosto e del corteo dell’8 agosto. In questi giorni la nostra città è stata scossa dalla tragedia del crollo di una palazzina nel quartiere di Pistunina, nella quale hanno perso la vita quattro persone, mentre altre due, mentre scriviamo, risultano ancora disperse. Il territorio in cui viviamo è apparso costellato da un modo molto diverso e variegato di affrontare e processare questo drammatico evento – come è inevitabile che sia, in contesti sociali ampi e complessi – e abbiamo seguito anche noi, come tutte e tutti, l’alternarsi di chi chiedeva che le attività ludiche, culturali e di intrattenimento si fermassero e chi, invece, riteneva che dovessero andare avanti, senza nulla togliere al rispetto e al cordoglio per le vittime. Questo è il contesto in cui ci troviamo mentre ci avviciniamo alla tre giorni NO ponte del 7, 8 e 9 agosto, e ovviamente noi stesse abbiamo fatto varie riflessioni al riguardo. Il dato inoppugnabile, per noi, è che quella che ci attende è una tre giorni di lotta e mobilitazione e anche i momenti apparentemente più ludici e di festa inseriti al suo interno hanno un valore politico. Pensiamo, in particolare, al concerto NO ponte, previsto per la serata di sabato: un momento che per noi non rappresenta semplicemente musica, socialità e festa (che hanno comunque un significato politico, ancor più quando avvengono in spazi pubblici, aperti a tutte e tutti), ma anche un momento dall’alto valore politico, ricco di contenuti legati alle lotte dei nostri territori. Pur fermamente convinte di tutto questo, abbiamo deciso di assumere un atteggiamento di cautela e rispetto. Il nostro è un movimento territoriale, formato dalle migliaia di persone che vivono e amano il nostro territorio e che lo difendono da abusi e speculazioni. Ed è proprio alla comunità di cui siamo parte e che nutre il nostro movimento che stiamo guardando in queste ore, decidendo di assumere la decisione di annullare il concerto NO ponte. Una decisione sofferta ma che ci sembra giusta, per non urtare sensibilità alcuna, per non apparire irrispettose e irrispettosi. In altre parole, per prenderci cura della comunità di cui siamo parte. Siamo molto grate a tutte le artiste e gli artisti che avevano accettato di partecipare al concerto: siamo grate per la loro generosità a mettersi a disposizione e per la loro comprensione rispetto ai motivi dell’annullamento. Restano, naturalmente, confermate tutte le attività di taglio più marcatamente ed esclusivamente politico e di lotta, quali il corteo dell’8 agosto, il campeggio e le assemblee. Attività che si rivelano ancora più urgenti e necessarie alla luce dell’ennesima forzatura istituzionale di queste ore: il blitz con cui Matteo Salvini ha disposto il rinnovo anticipato del Consiglio superiore dei lavori pubblici, inserendovi all’interno, come messo in evidenza da autorevoli osservatori, figure apertamente riconducibili al blocco sociale favorevole alla realizzazione del ponte. Il corteo, il campeggio e le assemblee verranno presentate alla città in conferenza stampa venerdì 7 agosto alle ore 10,30 presso la Sala Ovale “Antonino Caponnetto” del Comune di Messina, Palazzo Zanca. Assemblea No Ponte, Messina Immagine di copertina e prima immagine nell’articolo di Giordano Pennisi – Scattomancino. Messina, 12 agosto 2023. Immagine di chiusura dell’articolo a cura del collettivo Flashmood, che ringraziamo per la collaborazione. Il comunicato No Ponte è stato pubblicato sulla pagina facebook No Ponte. L'articolo Chiudere la Stretto di Messina Spa. L’8 agosto il corteo No Ponte proviene da DINAMOpress.
July 29, 2026
DINAMOpress
MESSINA- PROIEZIONE DI 181 GIORNI CONTRO IL 41-BIS. IN SOLIDARIETÀ CON LE PERSONE INQUISITE NELLE ULTIME OPERAZIONI REPRESSIVE.
Questo incontro è una risposta alla chiamata di solidarietà nelle giornate dal 10 al 12 luglio, in vista del riesame per le persone arrestate nell’operazione del16 giugno. Inquisite per i sabotaggi alle linee ferroviarie nel periodo delle olimpiadi invernali di Milano-Cortina ed accusate di “associazione terroristica con finalità di eversione dell’ordine democratico” (art. 270-bis c.p.); […]
July 7, 2026
Stretto libertariA
Ponte sullo stretto passa il decreto ma i tempi si allungano
l cosiddetto “decreto Ponte” è diventato legge dello Stato. La Camera dei Deputati ha infatti approvato il testo senza modifiche rispetto al Senato, definendo le regole e i costi per l’infrastruttura sullo Stretto di Messina. Dal testo emerge che l’opera varrà complessivamente 14,442 miliardi di euro, il 248% in più rispetto alle stime iniziali. Nonostante il via libera parlamentare, il provvedimento non scioglie i nodi principali : tempi, sostenibilità economica, compatibilità ambientale e in particolare slittano le tempistiche perchè serviranno nuovi atti preparatori, seguendo quanto rilevato dai giudici contabili, e una nuova delibera del Cipess. A cui seguirà un nuovo controllo da parte della Corte dei Conti. I rilievi che aveva fatto la Corte dei conti alla delibera del Cipess con cui si autorizzava la partenza dei lavori per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina erano tutt’altro che banali, in particolare mancava la valutazione di impatto ambientale e si sollevavano riserve sulla legittimità dell’affidamento di alcune gare d’appalto a Webuild a causa di potenziali violazioni delle norme europee sugli appalti pubblici, in particolare riguardo alla mancanza di una gara d’appalto pubblica e concorrenziale. Il ponte rimane in realtà un‘opera di estrattivismo infrastrutturale: un’infrastruttura che non crea, non unisce, non arricchisce le popolazioni dei territori su cui insiste, ma toglie, depreda e saccheggia.Un dispositivo politico finanziario che a prescindere dalla sua realizzazione ,distribuisce prebende ,gestisce un sistema di corruzione ,devasta territori ,foraggia una cricca imprenditoriale affaristica . Le problematiche connesse alla costruzione del ponte continuano ad essere l’insostenibilità ambientale e paesaggistica, così come quella economico-finanziaria, i nodi infrastrutturali e l’aspetto delle infiltrazioni criminali, il grande tema delle altre priorità dei territori, a fronte di una spesa stimata di oltre tredici miliardi di euro, nonché l’approccio antimilitarista, più che mai attuale, non solo a causa dei tempi in cui viviamo, ma anche dell’inserimento del ponte nel sistema di corridoi europei Ten-T. Questi ultimi sono parte, infatti, del Piano di azione per la mobilità militare 2.0, messo a punto dalla Commissione europea per rafforzare i sistemi di mobilità a uso militare, sfruttando la rete infrastrutturale per uso civile. Ne parliamo con Elena Grimaldi attivista no ponte che presenta anche la tre giorni d’iniziative proposte dal movimento no ponte a Messina dal 14 al 16 maggio.
Ponte sullo stretto passa il decreto ma i tempi si allungano
l cosiddetto “decreto Ponte” è diventato legge dello Stato. La Camera dei Deputati ha infatti approvato il testo senza modifiche rispetto al Senato, definendo le regole e i costi per l’infrastruttura sullo Stretto di Messina. Dal testo emerge che l’opera varrà complessivamente 14,442 miliardi di euro, il 248% in più rispetto alle stime iniziali. Nonostante il via libera parlamentare, il provvedimento non scioglie i nodi principali : tempi, sostenibilità economica, compatibilità ambientale e in particolare slittano le tempistiche perchè serviranno nuovi atti preparatori, seguendo quanto rilevato dai giudici contabili, e una nuova delibera del Cipess. A cui seguirà un nuovo controllo da parte della Corte dei Conti. I rilievi che aveva fatto la Corte dei conti alla delibera del Cipess con cui si autorizzava la partenza dei lavori per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina erano tutt’altro che banali, in particolare mancava la valutazione di impatto ambientale e si sollevavano riserve sulla legittimità dell’affidamento di alcune gare d’appalto a Webuild a causa di potenziali violazioni delle norme europee sugli appalti pubblici, in particolare riguardo alla mancanza di una gara d’appalto pubblica e concorrenziale. Il ponte rimane in realtà un‘opera di estrattivismo infrastrutturale: un’infrastruttura che non crea, non unisce, non arricchisce le popolazioni dei territori su cui insiste, ma toglie, depreda e saccheggia.Un dispositivo politico finanziario che a prescindere dalla sua realizzazione ,distribuisce prebende ,gestisce un sistema di corruzione ,devasta territori ,foraggia una cricca imprenditoriale affaristica . Le problematiche connesse alla costruzione del ponte continuano ad essere l’insostenibilità ambientale e paesaggistica, così come quella economico-finanziaria, i nodi infrastrutturali e l’aspetto delle infiltrazioni criminali, il grande tema delle altre priorità dei territori, a fronte di una spesa stimata di oltre tredici miliardi di euro, nonché l’approccio antimilitarista, più che mai attuale, non solo a causa dei tempi in cui viviamo, ma anche dell’inserimento del ponte nel sistema di corridoi europei Ten-T. Questi ultimi sono parte, infatti, del Piano di azione per la mobilità militare 2.0, messo a punto dalla Commissione europea per rafforzare i sistemi di mobilità a uso militare, sfruttando la rete infrastrutturale per uso civile. Ne parliamo con Elena Grimaldi attivista no ponte che presenta anche la tre giorni d’iniziative proposte dal movimento no ponte a Messina dal 14 al 16 maggio.
May 11, 2026
Radio Blackout
Mettere la società al centro e i partiti ai lati
In un suo post Gianfranco Moraci, pone in maniera molto precisa, come spesso fa, la questione della rappresentanza politica del movimento No Ponte. Si domanda, infatti, come sia possibile che quella grande partecipazione (così duratura nel tempo, possiamo aggiungere) non abbia una traduzione politica. Oggi possiamo dire che questa stessa domanda possa essere posta, in generale, alla sequenza di eventi di mobilitazione definibile in: movimento per la Palestina, vittoria del no al referendum sulla giustizia, difesa di Askatasuna e movimento No Kings. Non ho, naturalmente, la risposta a queste domande, ma penso che una questione possa essere detta in maniera chiara. L’ha espressa con parole semplici Manuel Agnelli alcuni giorni fa in una intervista di Piazzapulita. Questi movimenti parlano a nulla. Non c’è, cioè, nessuno che possa essere in grado di raccoglierli. Le liturgie dei partiti della sinistra, cioé, sono tali per cui è impossibile che possano diventare strumento delle istanze di questi movimenti sociali. Per restare a Messina, ad esempio, pensiamo davvero che l’evanescenza dei partiti del centrosinistra e le loro patetiche pratiche di mediazione potrebbero mai rappresentare un movimento che si esprime da 25 anni e che nella volta in cui va in piazza nella maniera più disorganizzata “porta” il doppio delle persone che c’erano nella piazza Sì ponte? La domanda non è, dunque, del perché intorno ad Antonella Russo non vi sia questa componente, ma perché questa esperienza non sia essa al centro di una proposta cui le soggettività politiche si disponessero a sostegno. Sarebbe stata questa l’unica possibilità per una prospettiva competitiva. Con Renato Accorinti abbiamo vinto così, diciamocelo. Mettendo la società al centro e i partiti ai lati. Oggi il centrosinistra può solo agitarlo il No Ponte e prenderà anche un po’ di voti per questo, ma sarà un utilizzo a uso e consumo delle elezioni. Tra l’altro, anche in mancanza d’altro, vista l’assenza di un percorso politico complessivo maturato nel tempo. Tutto questo lo dico senza alcun compiacimento, ma, anzi, registrando i limiti stessi delle esperienze di movimento che fanno ancora fatica a dare uno sbocco politico alla enorme mole di lavoro che producono quotidianamente. È, quindi, più un’autocritica che una critica a qualcuno. ARTICOLI CORRELATI: UN REFERENDUM PIENO DI NO E UNA PIAZZA PIENA DI SÌ L’ONDA LUNGA DELLE MOLTITUDINI D’AUTUNNO Redazione Sicilia
April 5, 2026
Pressenza
L’uragano Harry@0
Parliamo dell’uragano Harry che si è formato nel Mediterraneo e si è abbattuto su Sicilia, Calabria e Sardegna, ma parliamo anche delle specificità e delle lotte di questi territori, al di là dell’emergenze, contro la militarizzazione, il consumo di suolo, la turistificazione. Iniziamo da Niscemi, in provincia di Caltanissetta, dove il centro storico sta crollando e 1500 persone hanno dovuto lasciare le loro abitazioni a causa di una frana. Il terreno franoso aveva giò, in passato, causato altre frane, ma a Niscemi l’unica manutenzione in proposito viene fatta per il Muos, infrastruttura militare statunitense che comprende tre grandi antenne paraboliche, e si trova a pochi chilometri dal centro abitato di Niscemi, cosa che solleva non poche preoccupazioni per i rischi sanitari e ambientali legati alle emissioni. Lx abitanti di Niscemi si oppongono da più di 10 anni al Muos, che sorge su un’area protetta che dovrebbe tutelare gli ultimi ettari di quella che un tempo era la più grande sughereta mista a lecceta della Sicilia centrale. Ci spostiamo poi sulla costa, a Catania, per parlare della furia con cui Harry si è riversato sul litorale. Così come nel caso di Niscemi, chi abita sotto l’Etna lamenta una mancanza di accesso a servizi quali la salute e la mobilità, la mancanza di prevenzione e cura del territorio, e lo sfruttamento del territorio a fini turistici o per grandi opere pericolose e costose, come il Ponte sullo stretto. Con l’intervento di Valentino, dalla Calabria, andiamo a vedere le richieste di chi conosce e cura la terra in cui abita. Serve un cambio di paradigma, non le misure emergenziali della protezione civile: fermare il consumo di suolo, lo sfruttamento dei territori a scopi turistici o militari, frenare la corsa veloce verso l’autodistruzione.
February 7, 2026
Radio Blackout - Info