
Pace è disarmo: “Settimana Nazionale CNESA-2030 il 23/28 novembre 2026”
Pressenza - Thursday, October 15, 2026Settimana Nazionale CNESA-2030 · 23-28 novembre 2026 -una settimana che viene da lontano
Dal 2015 il Comitato Nazionale per l’Educazione alla Sostenibilità – Agenda 2030 (CNESA-2030) promuove, nell’ultima settimana di novembre, una mobilitazione diffusa in tutta Italia dedicata ogni anno a un tema dell’Agenda 2030. La Settimana raccoglie l’eredità del Decennio ONU dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile (DESS 2005-2014), affidato in Italia alla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO: metodo, reti territoriali e competenze di quel decennio sono diventati una pratica stabile. Un evento nazionale di apertura offre la cornice comune; scuole, università, enti, agenzie e associazioni animano i territori con iniziative autonome.
Educare alla pace è educare alla sostenibilità
«Pace è disarmo» è il tema dell’edizione 2026 della Settimana nazionale di educazione alla sostenibilità. Una scelta che riporta l’educazione ambientale alle sue radici UNESCO e invita scuole, enti, associazioni e comunità a leggere la convivenza tra i popoli come condizione della cura del pianeta.
“Poiché le guerre hanno origine nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che si devono costruire le difese della pace”. Così si apre l’Atto costitutivo dell’UNESCO, firmato nel 1945. Oltre ottant’anni dopo, quella frase suona meno come un’eredità da celebrare e più come un compito da riprendere in mano. È da qui che parte la Settimana Nazionale CNESA-2030, che dal 23 al 28 novembre 2026 sarà dedicata al tema «Pace e disarmo: educare alla convivenza in un mondo interdipendente».
Per chi si occupa di educazione ambientale la scelta potrebbe sembrare, a prima vista, uno scarto di lato. Non lo è. È piuttosto un ritorno al centro.
Una sostenibilità che non si ferma all’ambiente
Il riferimento esplicito è l’Obiettivo 16 dell’Agenda 2030, «Pace, giustizia e istituzioni solide», letto insieme al 4 (istruzione di qualità), al 10 (ridurre le disuguaglianze) e al 17 (partnership per gli obiettivi). Ma il punto non è aggiungere un capitolo al programma. È riaffermare che l’educazione alla sostenibilità è sistemica per natura: non può ridursi alla sola dimensione ambientale, perché tutela degli ecosistemi, equità sociale e sviluppo inclusivo dipendono dalla capacità delle società di prevenire e gestire i conflitti, garantire i diritti fondamentali, darsi istituzioni democratiche ed efficaci.
In questa prospettiva la pace non è un obiettivo accanto agli altri, ma la condizione che li rende possibili. E il disarmo non è materia per soli specialisti di geopolitica. Le guerre devastano territori, contaminano suoli e falde, distruggono infrastrutture idriche ed energetiche, assorbono risorse sottratte alla transizione ecologica. Le attività militari hanno un’impronta ambientale rilevante anche in tempo di pace, e spesso poco visibile. I luoghi segnati dai test nucleari del secolo scorso lo ricordano ancora oggi.
Per questo la proposta della Settimana suggerisce di intrecciare la pace con l’educazione ambientale (gli impatti ecologici dei conflitti), con la cittadinanza globale (interdipendenze e responsabilità condivise), con l’educazione alla salute (le conseguenze umanitarie, sanitarie e psicologiche delle armi), con i diritti umani e la legalità. Non una disciplina in più, ma una chiave di lettura trasversale.
Perché adesso
Il tema della Settimana viene scelto ogni anno in base alla sua attualità e rilevanza internazionale, per collegare ciò che accade nelle aule e nei territori al dibattito pubblico globale. Difficile immaginare un tema più pertinente. Le tensioni geopolitiche degli ultimi anni hanno riportato al centro la sicurezza e la minaccia nucleare; gli arsenali restano; il confronto sui trattati, dal Trattato di non proliferazione (TNP) al Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), è più aperto che mai.
Anche il quadro educativo internazionale si è mosso. Nel 2023 l’UNESCO ha approvato la nuova Raccomandazione sull’educazione alla pace e ai diritti umani, alla comprensione internazionale, alla cooperazione, alle libertà fondamentali, alla cittadinanza globale e allo sviluppo sostenibile: un testo che tiene insieme, già nel titolo, ciò che troppo spesso viene separato.
E c’è un riferimento che ci riguarda da vicino, l’articolo 11 della Costituzione: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Un principio da riscoprire a scuola non come formula da imparare, ma come impegno da interrogare.
Tra memoria e futuro
Il tema si presta a un lavoro su una doppia temporalità. Da un lato la memoria: le due guerre mondiali, Hiroshima e Nagasaki, la Guerra fredda e la corsa agli armamenti, la storia dei movimenti pacifisti e disarmisti del secondo Novecento. Dall’altro il presente e il futuro: la proliferazione delle armi, il ruolo delle nuove generazioni nelle campagne per il disarmo, i rischi delle tecnologie emergenti, compreso l’impiego dell’intelligenza artificiale nei sistemi d’arma.
Questa doppia prospettiva permette di modulare i percorsi per età. Nella scuola dell’infanzia e nella primaria possono prevalere la narrazione, gli albi illustrati, l’educazione socio-emotiva e la gestione non violenta dei conflitti tra pari: per esempio un «albero della pace» con le gru di carta ispirate a Sadako Sasaki, la bambina di Hiroshima che le piegava sperando di guarire.
Nella secondaria si può lavorare su fonti e testimonianze, con unità di apprendimento che uniscano storia, geografia, scienze, diritto ed educazione civica su deterrenza e sicurezza collettiva, simulazioni sul modello Model United Nations di una conferenza di revisione del TNP. Tra le proposte figurano anche concorsi su “Immaginare un mondo senza armi nucleari”, aperti a testi, cortometraggi, opere grafiche e podcast. Università e ITS possono coinvolgere fisica, ingegneria, giurisprudenza e scienze politiche e ambientali in seminari e attività di terza missione sulle dimensioni civili e militari del nucleare.
Un ecosistema che si mette in moto
La forza della Settimana è sempre stata la combinazione tra una cornice nazionale comune e la libertà di ciascun soggetto di declinarla secondo le proprie competenze. Anche quest’anno l’invito si rivolge a un ecosistema ampio.
Le agenzie ambientali possono mettere a frutto l’esperienza nel monitoraggio per raccontare l’impatto dei test nucleari e delle attività militari, la contaminazione radioattiva, la gestione delle scorie. Associazioni ambientaliste e comitati civici possono organizzare camminate per la pace, presìdi informativi in piazza, rassegne di cinema documentario. Biblioteche, musei e archivi possono allestire scaffali tematici, letture pubbliche, mostre itineranti, percorsi sugli archivi locali dei movimenti pacifisti. Realtà religiose e terzo settore possono promuovere momenti di riflessione interconfessionale e di dialogo con le comunità migranti, perché la pace si costruisce anche nell’accoglienza e nella coesione sociale.
Gli enti locali hanno un ruolo particolare: sedute e ordini del giorno dei Consigli comunali, compresi quelli dei ragazzi e delle ragazze; l’adesione a reti come Mayors for Peace, che già conta numerosi Comuni italiani; gemellaggi e collegamenti con scuole e città di altri Paesi; l’illuminazione simbolica di monumenti ed edifici pubblici. Il dialogo con le reti internazionali, a partire da ICAN, la Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari premiata con il Nobel per la Pace nel 2017, può dare respiro globale alle iniziative locali. Una campagna social coordinata, con un hashtag dedicato, potrà raccogliere e rendere visibile la pluralità delle esperienze.
Coordinati, non uniformi
Si potrebbe pensare che la pace sia un tema «grande», lontano dal quotidiano delle scuole e dei territori. L’educazione ambientale insegna il contrario. Le competenze che servono a prendersi cura di un fiume o di un quartiere (ascoltare, cooperare, riconoscere l’interdipendenza, assumersi responsabilità) sono le stesse che servono a costruire la convivenza tra i popoli. Educare alla pace significa allenarle, insieme allo sguardo critico necessario per leggere un mondo in cui crisi ambientali, sociali e geopolitiche si alimentano a vicenda.
L’invito della Settimana 2026 è mobilitare, in modo coordinato ma non uniforme, l’intero ecosistema educativo e civico italiano: dalla scuola dell’infanzia all’università, dagli enti territoriali alle istituzioni culturali, dalle agenzie ambientali all’associazionismo e al volontariato. Ciascuno con il proprio pubblico e i propri strumenti, dentro una cornice condivisa. Le difese della pace, ci ricorda l’UNESCO, si costruiscono nella mente delle persone. L’educazione è il luogo in cui questo lavoro comincia.
Per aderire vai sulla pagina: https://www.cnesagenda2030.it e compila il form e scarica i documenti