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Il dissalatore di Filicudi, fermato dal Tar: posidonia, autorizzazioni a “salami” e patrimonio UNESCO
 La valutazione ambientale non può ridursi a uno strumento di legittimazione delle opere: deve garantire la tutela degli ecosistemi e riconoscere i limiti ecologici dei territori.   UN ECOSISTEMA FRAGILE, UN PATRIMONIO DA TUTELARE Il caso del dissalatore di Filicudi riporta al centro una questione fondamentale: quale ruolo svolgono oggi le valutazioni ambientali? Sono strumenti effettivi di prevenzione e tutela oppure rischiano di trasformarsi in procedure che accompagnano la realizzazione delle opere, anche in contesti di elevato valore naturalistico? Con il decreto assessoriale del febbraio 2026, la Regione Siciliana ha autorizzato la costruzione di un impianto di dissalazione a Filicudi, nelle Isole Eolie. L’intervento interessa un contesto di particolare sensibilità ecologica, inserito nella Rete Natura 2000 e compreso nell’arcipelago riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio mondiale. In un territorio insulare così fragile, la valutazione degli impatti non può limitarsi alla verifica formale di singoli parametri. Deve considerare le relazioni tra gli ecosistemi, gli effetti cumulativi delle opere e la vulnerabilità degli habitat interessati.   LA PRATERIA DI POSIDONIA: UN RISCHIO RICONOSCIUTO, MA NON ADEGUATAMENTE VALUTATO Una delle criticità più rilevanti riguarda la presenza di praterie di Posidonia oceanica, habitat fondamentale per l’equilibrio ecologico del Mediterraneo. Queste praterie contribuiscono alla conservazione della biodiversità, alla stabilità dei fondali, alla protezione delle coste e allo stoccaggio del carbonio. Nel decreto viene riconosciuta la presenza della Posidonia, ma, secondo le criticità evidenziate nell’atto autorizzativo, non risulta adeguatamente approfondito l’impatto che lo scarico della salamoia, caratterizzata da un’elevata concentrazione salina, potrebbe produrre sull’habitat, né vengono chiarite sufficientemente le possibili conseguenze nel lungo periodo. La questione non è secondaria. La dispersione della salamoia e le sue interazioni con le caratteristiche idrodinamiche locali devono essere valutate attraverso analisi scientifiche specifiche, capaci di considerare la sensibilità dell’ecosistema e gli effetti potenzialmente cumulativi. In presenza di incertezze significative, il principio di precauzione impone di non sottovalutare i rischi e di acquisire gli elementi necessari prima di assumere decisioni irreversibili. Riconoscere formalmente un habitat protetto, senza approfondire adeguatamente le conseguenze dell’intervento, rischia di svuotare la tutela della sua efficacia sostanziale.   LE AUTORIZZAZIONI «A SALAMI»: IL PROGETTO NON PUÒ ESSERE VALUTATO A PEZZI Un’altra criticità riguarda la separazione della componente marina da quella terrestre del progetto, secondo una logica riconducibile al cosiddetto salami slicing: la frammentazione di un intervento unitario in segmenti distinti, sottoposti a valutazioni separate. Questa impostazione può ridurre la percezione dell’impatto complessivo, facendo apparire sostenibili singole componenti che, considerate nel loro insieme, potrebbero evidenziare criticità rilevanti. Un dissalatore è infatti un sistema integrato: captazione dell’acqua marina, trattamento, infrastrutture terrestri e scarico della salamoia sono elementi interdipendenti. La loro valutazione deve restituire una visione complessiva delle pressioni esercitate sull’ambiente costiero. La frammentazione procedurale non deve diventare un modo per eludere l’esame degli effetti cumulativi o ridurre la portata delle verifiche ambientali. La tutela degli ecosistemi richiede una valutazione unitaria, coerente con le relazioni ecologiche reali e con il principio di precauzione.   IL VALORE UNESCO NON PUÒ ESSERE IGNORATO Colpisce inoltre l’assenza, nel decreto, di un riferimento esplicito al riconoscimento UNESCO delle Isole Eolie. L’iscrizione nella Lista del Patrimonio mondiale identifica un valore universale eccezionale che deve essere considerato nelle decisioni capaci di incidere sull’integrità del sito. Il riconoscimento UNESCO non comporta un divieto automatico di qualsiasi trasformazione, ma richiede attenzione alla conservazione dei valori che hanno motivato l’iscrizione. Trascurare questa dimensione significa indebolire la visione complessiva del territorio e separare la decisione amministrativa dal contesto culturale e ambientale nel quale si inserisce. In luoghi di eccezionale valore naturalistico, la pianificazione delle infrastrutture deve misurarsi con la necessità di preservare il patrimonio comune, evitando che le esigenze contingenti prevalgano sulla responsabilità verso le generazioni future.   LA VALUTAZIONE AMBIENTALE DEVE POTER DIRE ANCHE NO Il caso di Filicudi solleva infine una questione più generale: la necessità di esaminare alternative progettuali e modalità diverse di soddisfare il fabbisogno idrico, compresa l’alternativa zero. Prima di autorizzare un’opera, occorre verificare non soltanto come realizzarla, ma anche se sia necessaria, quali alternative siano disponibili e quali conseguenze comportino. La sostenibilità non può essere ridotta a un insieme di prescrizioni, mitigazioni e compensazioni che accompagnano decisioni già assunte. Una valutazione ambientale efficace deve poter modificare un progetto, imporre approfondimenti e, quando i rischi non siano adeguatamente esclusi o risultino incompatibili con la tutela degli habitat, condurre anche a un diniego. La vicenda del dissalatore di Filicudi richiama dunque tre esigenze irrinunciabili: proteggere la prateria di Posidonia, impedire che la frammentazione amministrativa oscuri gli impatti complessivi e riconoscere pienamente il valore del Patrimonio UNESCO. La transizione ecologica non si misura dal numero di infrastrutture realizzate, ma dalla capacità di garantire servizi essenziali senza compromettere gli equilibri naturali. La valutazione ambientale deve tornare a essere uno strumento di scelta responsabile e di tutela effettiva, capace di riconoscere che non tutto ciò che è tecnicamente realizzabile è necessariamente compatibile con la salvaguardia del territorio. Aurelio Angelini
October 21, 2026
Pressenza
Pace è disarmo: “Settimana Nazionale CNESA-2030 il 23/28 novembre 2026”
 Una settimana che viene da lontano Dal 2015 il Comitato Nazionale per l’Educazione alla Sostenibilità – Agenda 2030 (CNESA-2030) promuove, nell’ultima settimana di novembre, una mobilitazione diffusa in tutta Italia dedicata ogni anno a un tema dell’Agenda 2030. La Settimana raccoglie l’eredità del Decennio ONU dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile (DESS 2005-2014), affidato in Italia alla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO: metodo, reti territoriali e competenze di quel decennio sono diventati una pratica stabile. Un evento nazionale di apertura offre la cornice comune; scuole, università, enti, agenzie e associazioni animano i territori con iniziative autonome. Educare alla pace è educare alla sostenibilità «Pace è disarmo» è il tema dell’edizione 2026 della Settimana nazionale di educazione alla sostenibilità. Una scelta che riporta l’educazione ambientale alle sue radici UNESCO e invita scuole, enti, associazioni e comunità a leggere la convivenza tra i popoli come condizione della cura del pianeta. “Poiché le guerre hanno origine nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che si devono costruire le difese della pace”. Così si apre l’Atto costitutivo dell’UNESCO, firmato nel 1945. Oltre ottant’anni dopo, quella frase suona meno come un’eredità da celebrare e più come un compito da riprendere in mano. È da qui che parte la Settimana Nazionale CNESA-2030, che dal 23 al 28 novembre 2026 sarà dedicata al tema «Pace e disarmo: educare alla convivenza in un mondo interdipendente». Per chi si occupa di educazione ambientale la scelta potrebbe sembrare, a prima vista, uno scarto di lato. Non lo è. È piuttosto un ritorno al centro. Una sostenibilità che non si ferma all’ambiente Il riferimento esplicito è l’Obiettivo 16 dell’Agenda 2030, «Pace, giustizia e istituzioni solide», letto insieme al 4 (istruzione di qualità), al 10 (ridurre le disuguaglianze) e al 17 (partnership per gli obiettivi). Ma il punto non è aggiungere un capitolo al programma. È riaffermare che l’educazione alla sostenibilità è sistemica per natura: non può ridursi alla sola dimensione ambientale, perché tutela degli ecosistemi, equità sociale e sviluppo inclusivo dipendono dalla capacità delle società di prevenire e gestire i conflitti, garantire i diritti fondamentali, darsi istituzioni democratiche ed efficaci. In questa prospettiva la pace non è un obiettivo accanto agli altri, ma la condizione che li rende possibili. E il disarmo non è materia per soli specialisti di geopolitica. Le guerre devastano territori, contaminano suoli e falde, distruggono infrastrutture idriche ed energetiche, assorbono risorse sottratte alla transizione ecologica. Le attività militari hanno un’impronta ambientale rilevante anche in tempo di pace, e spesso poco visibile. I luoghi segnati dai test nucleari del secolo scorso lo ricordano ancora oggi. Per questo la proposta della Settimana suggerisce di intrecciare la pace con l’educazione ambientale (gli impatti ecologici dei conflitti), con la cittadinanza globale (interdipendenze e responsabilità condivise), con l’educazione alla salute (le conseguenze umanitarie, sanitarie e psicologiche delle armi), con i diritti umani e la legalità. Non una disciplina in più, ma una chiave di lettura trasversale. Perché adesso Il tema della Settimana viene scelto ogni anno in base alla sua attualità e rilevanza internazionale, per collegare ciò che accade nelle aule e nei territori al dibattito pubblico globale. Difficile immaginare un tema più pertinente. Le tensioni geopolitiche degli ultimi anni hanno riportato al centro la sicurezza e la minaccia nucleare; gli arsenali restano; il confronto sui trattati, dal Trattato di non proliferazione (TNP) al Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), è più aperto che mai. Anche il quadro educativo internazionale si è mosso. Nel 2023 l’UNESCO ha approvato la nuova Raccomandazione sull’educazione alla pace e ai diritti umani, alla comprensione internazionale, alla cooperazione, alle libertà fondamentali, alla cittadinanza globale e allo sviluppo sostenibile: un testo che tiene insieme, già nel titolo, ciò che troppo spesso viene separato. E c’è un riferimento che ci riguarda da vicino, l’articolo 11 della Costituzione: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Un principio da riscoprire a scuola non come formula da imparare, ma come impegno da interrogare. Tra memoria e futuro Il tema si presta a un lavoro su una doppia temporalità. Da un lato la memoria: le due guerre mondiali, Hiroshima e Nagasaki, la Guerra fredda e la corsa agli armamenti, la storia dei movimenti pacifisti e disarmisti del secondo Novecento. Dall’altro il presente e il futuro: la proliferazione delle armi, il ruolo delle nuove generazioni nelle campagne per il disarmo, i rischi delle tecnologie emergenti, compreso l’impiego dell’intelligenza artificiale nei sistemi d’arma. Questa doppia prospettiva permette di modulare i percorsi per età. Nella scuola dell’infanzia e nella primaria possono prevalere la narrazione, gli albi illustrati, l’educazione socio-emotiva e la gestione non violenta dei conflitti tra pari: per esempio un «albero della pace» con le gru di carta ispirate a Sadako Sasaki, la bambina di Hiroshima che le piegava sperando di guarire. Nella secondaria si può lavorare su fonti e testimonianze, con unità di apprendimento che uniscano storia, geografia, scienze, diritto ed educazione civica su deterrenza e sicurezza collettiva, simulazioni sul modello Model United Nations di una conferenza di revisione del TNP. Tra le proposte figurano anche concorsi su “Immaginare un mondo senza armi nucleari”, aperti a testi, cortometraggi, opere grafiche e podcast. Università e ITS possono coinvolgere fisica, ingegneria, giurisprudenza e scienze politiche e ambientali in seminari e attività di terza missione sulle dimensioni civili e militari del nucleare. Un ecosistema che si mette in moto La forza della Settimana è sempre stata la combinazione tra una cornice nazionale comune e la libertà di ciascun soggetto di declinarla secondo le proprie competenze. Anche quest’anno l’invito si rivolge a un ecosistema ampio. Le agenzie ambientali possono mettere a frutto l’esperienza nel monitoraggio per raccontare l’impatto dei test nucleari e delle attività militari, la contaminazione radioattiva, la gestione delle scorie. Associazioni ambientaliste e comitati civici possono organizzare camminate per la pace, presìdi informativi in piazza, rassegne di cinema documentario. Biblioteche, musei e archivi possono allestire scaffali tematici, letture pubbliche, mostre itineranti, percorsi sugli archivi locali dei movimenti pacifisti. Realtà religiose e terzo settore possono promuovere momenti di riflessione interconfessionale e di dialogo con le comunità migranti, perché la pace si costruisce anche nell’accoglienza e nella coesione sociale. Gli enti locali hanno un ruolo particolare: sedute e ordini del giorno dei Consigli comunali, compresi quelli dei ragazzi e delle ragazze; l’adesione a reti come Mayors for Peace, che già conta numerosi Comuni italiani; gemellaggi e collegamenti con scuole e città di altri Paesi; l’illuminazione simbolica di monumenti ed edifici pubblici. Il dialogo con le reti internazionali, a partire da ICAN, la Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari premiata con il Nobel per la Pace nel 2017, può dare respiro globale alle iniziative locali. Una campagna social coordinata, con un hashtag dedicato, potrà raccogliere e rendere visibile la pluralità delle esperienze. Coordinati, non uniformi Si potrebbe pensare che la pace sia un tema «grande», lontano dal quotidiano delle scuole e dei territori. L’educazione ambientale insegna il contrario. Le competenze che servono a prendersi cura di un fiume o di un quartiere (ascoltare, cooperare, riconoscere l’interdipendenza, assumersi responsabilità) sono le stesse che servono a costruire la convivenza tra i popoli. Educare alla pace significa allenarle, insieme allo sguardo critico necessario per leggere un mondo in cui crisi ambientali, sociali e geopolitiche si alimentano a vicenda. L’invito della Settimana 2026 è mobilitare, in modo coordinato ma non uniforme, l’intero ecosistema educativo e civico italiano: dalla scuola dell’infanzia all’università, dagli enti territoriali alle istituzioni culturali, dalle agenzie ambientali all’associazionismo e al volontariato. Ciascuno con il proprio pubblico e i propri strumenti, dentro una cornice condivisa. Le difese della pace, ci ricorda l’UNESCO, si costruiscono nella mente delle persone. L’educazione è il luogo in cui questo lavoro comincia. Per aderire vai sulla pagina: https://www.cnesagenda2030.it  e compila il form e scarica i documenti Aurelio Angelini
October 15, 2026
Pressenza
Giappone, tra CPI e indigeni Ryūkyūan
articoli di Eleonora Zocca e di Jo Carter Ancora una volta ringraziamo Eleonora Zocca che con la sua Japanica diffonde preziose informazioni che riguardano una parte del mondo così lontana, ma con similitudini sorprendenti, a confermare la globalità della crisi del diritto a livello mondiale. Sempre con un occhio alla globalità, attraverso Global Voices, Jo Carter mette in luce un’altra
September 19, 2026
La Bottega del Barbieri
DESENZANO (BS): IL 12 SETTEMBRE MOBILITAZIONE CONTRO L’INCUBATOIO AVICOLO VICINO AL SITO UNESCO DEL LAVAGNONE
Nel basso Garda crescono le voci contrarie al progetto di un incubatoio avicolo che dovrebbe sorgere nella zona del Lavagnone, comune di Desenzano del Garda. Un edificio da 6200 metri quadrati, su due piani, alto nove metri, che dovrebbe incubare 150 mila uova alla settimana e produrre in media 21 mila pulcini al giorno. L’edificazione dovrebbe avvenire a pochi metri dal sito palafitticolo preistorico del Lavagnone, patrimonio Unesco dal 2011. Una petizione online lanciata da Anna Campigotto, cittadina desenzanese e sostenuta da Tavolo Ambiente Garda, Collettivo Gardesano Autonomo, Comitato parco colline moreniche del Garda e Legambiente, si avvicina alle mille firme. È stata fissata una giornata di mobilitazione per sabato 12 settembre a Desenzano. Tra le ragioni dei promotori, oltre alla criticità rappresentata dalla vicinanza al sito Unesco, le preoccupazioni legate al fragile equilibrio idrogeologico della zona. Inoltre l’impatto dell’incubatoio includerebbe “l’aumento del traffico, l’ennesimo consumo di suolo, le possibili emissioni e odori, la gestione dei reflui e rischio di contaminazione del suolo, l’impatto paesaggistico, il consumo di acqua”. Ci racconta i dettagli del progetto e ci riporta le richieste mosse alle Istituzioni, Anna Campigotto. Ascolta o scarica
September 1, 2026
Radio Onda d`Urto
Afghanistan, il silenzio delle bambine diventa consenso
della redazione di Diogene (*) Foto USAID Afghanistan, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons Il nuovo decreto talebano sul divorzio non legalizza soltanto un abuso. Fa qualcosa di più spietato: prende il silenzio di una ragazza/bambina e lo trasforma in consenso. Ma quel silenzio non è libero. È il risultato di un sistema che ha chiuso le scuole alle adolescenti,
Il Perù abolisce la parità di genere
In controtendenza rispetto alle tendenze mondiali, il Ministero dell’Istruzione del Perù è passato dalla “parità di genere” alle “opportunità tra uomini e donne” tramite la risoluzione viceministeriale n. 085-2026-MINEDU che approva le “linee guida per l’educazione sessuale su base scientifica, biologica ed etica” per tutti gli istituti scolastici del Paese. La risoluzione ordina di eliminare ogni riferimento all’educazione sessuale integrale (ESI) istituita dal 2021. La risoluzione si basa sulla Legge n. 32535 promossa dalla deputata Milagros Jáuregui (del gruppo Renovación Popular) e approvata dal Congresso della Repubblica con 79 voti a favore nel 2025. All’epoca, la direttrice del Master in Studi di Genere della PUCP, Mag. Marisol Fernández, aveva sottolineato che adottare un approccio basato sulle pari opportunità, escludendo quello di genere, costituisce un “grave passo indietro” perché con il nuovo approccio “ci si ferma a un livello molto superficiale e formale, tralasciando l’esistenza di relazioni storiche di potere e subordinazione basate sul sesso, sul genere e sull’orientamento sessuale”. Oggi la norma è nuovamente criticata dalle organizzazioni per i diritti umani perché si ritiene che, inoltre, «privi di protezione le persone di diversità sessuale e rafforzi la discriminazione». «L’uguaglianza di genere è una priorità mondiale dell’UNESCO. In tutto il mondo, 133 milioni di bambine e 140 milioni di bambini non frequentano la scuola. Le donne continuano a rappresentare quasi i due terzi degli adulti che non sanno leggere», sottolinea questa istituzione sul suo sito web, evidenziando l’importanza dell’approccio di genere come strategia per l’uguaglianza di genere nell’istruzione e attraverso l’istruzione».   Redacción Perú
May 20, 2026
Pressenza
Addomesticare le frontiere
di Mauro Armanino (ripreso da versiinvolo.blogspot.com) Il Preambolo alla Costituzione dell’UNESCO ((United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) dichiara che ‘Poiché le guerre hanno origine nello spirito degli uomini è nello spirito degli uomini che si debbono innalzare le difese della pace’… e lo scopo dell’Organizzazione è di ‘contribuire alla pace e la sicurezza attraverso… l’educazione, la scienza e la
Addomesticare le frontiere
di Mauro Armanino Dalla pelle alle parole, dai volti alle porte, ogni confine nasce prima nelle coscienze che sulle mappe: solo ricostruendo legami, responsabilità e umanità condivisa sarà possibile disarmare …
Con la Fontana di Trevi a pagamento un altro pezzo di città pubblica diventa una merce  per i turisti
dall’opuscolo scaricabile dal sito di Roma Capitale Scriveva Tomaso Montanari nel 2017 a proposito dell’introduzione del pagamento del  biglietto per visitare il Pantheon: “Ha scritto Kant: «Tutto ha un prezzo o una dignità. Ciò che ha un prezzo può essere sostituito da qualcos’altro a titolo equivalente; al contrario, ciò che è superiore a quel prezzo e che non ammette equivalenti, è ciò che ha una dignità ». Il Pantheon deve avere un prezzo, o può continuare ad avere una dignità?” (1) Parole ancora più attuali ora che apprendiamo dal sito di Roma Capitale (2) che da febbraio si potrà accedere alla Fontana di Trevi pagando un biglietto di due euro (ma sarà gratis per residenti della città metropolitana).   L’iniziativa viene  giustificata con il sovraffollamento, i costi di manutenzione ecc (3)  dall’opuscolo scaricabile dal sito di Roma Capitale Così si introduce  un ulteriore tassello della mercificazione della città pubblica e della sua trasformazione a uso e consumo dell’iperturismo. Perché la Fontana di Trevi non è un museo chiuso, il cui accesso l’amministrazione può scegliere di rendere libero o a pagamento. E’ una piazza, uno spazio pubblico, un monumento che ci è stato lasciato in eredità da chi ci ha preceduto e che  è patrimonio dell’umanità, sito UNESCO come tutto il contorno del centro storico. E l’ esiguità  del biglietto – 2 euro – non riesce  a rendere meno odiosa l’operazione, perchè  è inaccettabile proprio  il concetto di fondo, che un bene collettivo e uno spazio pubblico possano essere trasformati in  una qualsiasi merce/servizio  con un  prezzo per accedervi. Oltretutto è anche un pericoloso precedente, che speriamo non venga esteso ad altri spazi pubblici monumentali da trasformare in spazi turistici a pagamento. Scelte che purtroppo trovano spesso consensi molto ampi ,per la mentalità sempre più diffusa che tutto quello che porta risorse alle casse pubbliche, in questo caso comunali, “sia cosa buona e giusta”, come se la tutela del patrimonio storico dovesse autofinanziarsi e non fosse uno dei più alti compiti a cui è chiamata la nazione, con l’articolo 9 della Costituzione: “la Repubblica tutela il patrimonio storico e artistico della Nazione”. PI Piazza di Spagna 27 9 2025 foto ambm Ancora è aperta la ferita del cassone di vetro e metallo piazzato sui gabinetti pubblici di  Piazza di Spagna – a nulla è servito l’appello di associazioni e cittadini (4)  –  che ha dimostrato come nella scala di valori  di questa Amministrazione  troppo spesso il ricavo economico venga  prima della condivisione gratuita della bellezza. E proprio due giorni fa è stato approvato dal consiglio del I Municipio  il  Piano del Commercio, dove sono inserite anche le cosiddette “PIF”,  Postazioni Isolate Fisse, cioè le bancarelle degli ambulanti. Un lavoro senz’altro imponente e complesso, ma ci duole constatare che alcune delle postazioni inserite nel Piano erano  in zone di pregio del centro storico, nonostante, da quanto riferito dalla consigliera Naim, avessero avuto parere negativo delle Soprintendenze . Alcuni emendamenti proposti in extremis dalla consigliera Naim e dal consigliere Paluello per stralciare delle postazioni sono poi stati  approvati dalla maggioranza municipale, altri invece sono stati bocciati, compreso quello che eliminava la postazione di un banco alimentare a  Piazza dei Crociferi altezza civico 47,  proprio a pochi metri dalla  Fontana di Trevi (5).  PIF Piazza dei crociferi da Google maps Il combinato disposto di queste e altre iniziative, come il progetto di portare le navi da crociera a Fiumicino e milioni di turisti nella Capitale (con decine di pullman giornalieri) inserito dal Sindaco nel DPCM Giubileo (6),  il quadruplicamento della superficie massima di vendita (e di somministrazione) – da  250 mq a 1000 mq – nella città storica, compresi i tessuti medievali e rinascimentali, introdotto dalle modifiche alle Norme tecniche del Piano regolatore adottate  un anno fa dall’Assemblea Capitolina che spalanca le porte ai mega negozi (7), il nuovo regolamento per l’occupazione di suolo pubblico approvato sempre dall’Assemblea,  con  un consistente aumento della superficie occupata da tavolini e dehors (8),  i Fori Imperiali e un ampio perimetro circostante chiusi al pubblico per  sfilate di moda esclusive (9), dipingono un quadro assai fosco del destino della Capitale, e umiliano la dignità della sua storia. Anna Maria Bianchi Missaglia per osservazioni e precisazioni scrivere a laboraatoriocarteinregola@gmail.com 22 dicembre 2025 NOTE (1) vedi Tomaso Montanari su Pantheon a pagamento 14 gennaio 2017 (2) vedi comunicato in calce dal sito di Roma Capitale 19 12 2025 Nuovo sistema tariffario per i musei e i monumenti (3) vedi FONTANA DI TREVI il progetto di gestione 2026. (4) vedi L’appello: Nessuna nuova costruzione in Piazza di Spagna – Chi ama Roma non la ferisce 12 maggio 2025 vedi Per Gualtieri la bellezza di Piazza di Spagna non conta nulla 11 settembre 2025 (5) Vedi registrazione Consilgio Municipale del 18 dicembre 2025 (intervento consigliera Naim inizio penultimo video e successivamente in illustrazione emendamenti) (6) vedi Il porto crocieristico di Fiumicino, implicazioni per il sistema di mobilità di Roma di Pietro Spirito 5 dicembre 2025 vai a Progetto Porto turistico crocieristico di Fiumicino cronologia materiali (7) Vedi Modifiche NTA del PRG: una vittoria e una sconfitta (entrambe amare) 11 dicembre 2024 (8) vedi Regolamento tavolini: una delle pagine peggiori dall’insediamento di Gualtieri 6 marzo 2025 (9) vedi Sfilate di moda nei luoghi iconici della Capitale: Roma sempre più città dei ricchi e degli affari 17 luglio 2025 DAL SITO DI ROMA CAPITALE 19 12 2025 NUOVO SISTEMA TARIFFARIO PER I MUSEI E I MONUMENTI Roma introduce un nuovo sistema tariffario con l’obiettivo di favorire la tutela, sostenere la valorizzazione e promuovere l’accessibilità ai propri Musei Civici e ad alcuni dei suoi luoghi monumentali più iconici.  Questo nuovo sistema renderà gratuito l’accesso ai musei civici e ai monumenti di competenza di Roma Capitale per tutti i residenti della Città Metropolitana introducendo al contempo un ingresso a pagamento a due euro per turisti e non residenti alla Fontana di Trevi, con l’obiettivo di governarne i flussi, tutelare il monumento e migliorare la qualità della fruizione. La misura, che entrerà in vigore dal 1° febbraio 2026, introduce un modello più equo, sostenibile e accessibile, rafforzando la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale capitolino, sempre più al centro dell’attenzione internazionale.  Oltre alla gratuità per la cittadinanza romana, il nuovo sistema tariffario ha l’obiettivo di rafforzare la sostenibilità economica del sistema museale destinando le risorse aggiuntive alla manutenzione delle sedi e alla conservazione delle collezioni: il contributo richiesto ai visitatori diventa così anche uno strumento di corresponsabilità e di miglioramento complessivo dell’esperienza di fruizione Oltre alla Fontana di Trevi, diventeranno a pagamento altri cinque siti museali e monumentali fino ad oggi gratuiti. IL NUOVO SISTEMA TARIFFARIO  Ecco le novità del nuovo regime di tariffe, presentato oggi nella Sala Esedra del Marco Aurelio alla presenza del Sindaco Roberto Gualtieri, dell’assessore al Turismo Alessandro Onorato, dell’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio e del sovrintendente capitolino ai Beni Culturali Claudio Parisi Presicce. * Musei attualmente gratuiti che diventano a pagamento per i non residenti *  Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco * Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese * Museo Pietro Canonica  Villa Borghese * Museo Napoleonico * Villa di Massenzio * Musei attualmente a pagamento che diventano gratuiti per i residenti di Roma e della Città Metropolitana * Musei Capitolini * Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali * Museo dell’Ara Pacis * Centrale Montemartini * Museo della Forma Urbis (Parco Archeologico del Celio) * Area Sacra di Largo Argentina * Area archeologica del Circo Massimo * Museo di Roma a Palazzo Braschi * Museo di Roma in Trastevere * Galleria d’Arte Moderna * Musei di Villa Torlonia * Museo Civico di Zoologia * Musei che restano gratuiti per tutti * Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina * Museo di Casal de’ Pazzi * Museo delle Mura * Casa Museo Alberto Moravia ESCLUSIONI DALLA GRATUITÀ Restano esclusi dalla gratuità: eventi speciali e mostre temporanee in specifici spazi (Ara Pacis, Villa Caffarelli ai Musei Capitolini, sale del primo piano del Museo di Roma a Palazzo Braschi); spettacoli del Planetario; visite al bunker di Villa Torlonia; Circo Maximo Experience. FONTANA DI TREVI Qui il progetto di gestione 2026. L’introduzione della tariffa di accesso all’invaso della Fontana di Trevi deriva dalla sperimentazione avviata durante i lavori di manutenzione conclusi nel dicembre 2024, che ha consentito di raccogliere dati fondamentali sugli afflussi e di testare nuove modalità di fruizione per contrastare il sovraffollamento e tutelare il monumento.  La modalità sperimentata diventa ora permanente con l’introduzione di una tariffa di 2 euro per l’accesso al perimetro interno della fontana. Il sito registra una media di 30.000 accessi al giorno, con punte di 70.000, per un totale di oltre 9 milioni di visitatori l’anno. Gratuità e agevolazioni  L’accesso resterà gratuito per: residenti a Roma e nella Città Metropolitana (con documento di riconoscimento valido); possessori di MIC Card; persone con disabilità e accompagnatore; minori fino a 5 anni. L’orario di pagamento del ticket sarà dalle 9 alle 22. La tariffazione resterà in vigore anche la prima domenica del mese. Per migliorare la gestione dei flussi e la tutela del monumento saranno realizzati interventi migliorativi sulla recinzione, condivisi tra Sovrintendenza Capitolina e Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma. I lavori inizieranno il 2 gennaio e si svolgeranno esclusivamente in orario notturno. Biglietti I biglietti saranno acquistabili: presso 10 postazioni SmartPOS all’ingresso; online su fontanaditrevi.roma.it; nelle biglietterie del Sistema Musei, nei Tourist Infopoint e nei punti vendita convenzionati. Il biglietto è open, senza maggiorazioni di prevendita. Gli introiti saranno reinvestiti nella conservazione e valorizzazione del patrimonio monumentale, anche in sinergia con gli interventi del programma Caput Mundi (Pnrr). MIC CARD Resta in vigore la Mic Card che verrà potenziata e diventerà sempre di più uno strumento per promuovere la fruizione del patrimonio museale e monumentale della città. * Residenti non possessori di MIC Card * Accesso gratuito ai Musei Civici con documento di riconoscimento (senza saltafila). * Accesso gratuito e saltafila alla Fontana di Trevi con documento valido. *   Tariffa ordinaria per mostre temporanee ed eventi speciali. * Possessori di MIC Card * Accesso illimitato e gratuito ai Musei Civici. * Saltafila e preacquisto tramite app. * Tariffa ridotta per mostre temporanee ed eventi speciali.
December 22, 2025
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