
Aida amava i libri e viveva a Sarajevo
Comune-info - Wednesday, September 2, 2026
Sarajevo. Foto di Defne Kucukmustafa su UnsplashAida Buturović era una studentessa modello. Frequentava il corso di letterature comparate, parlava cinque lingue e amava la cultura e i libri. I libri, appunto, come quelli custoditi nella biblioteca di Sarajevo. La biblioteca era come la città stessa: un misto di arte di ispirazione ottomana e slava, con testi in numerose lingue. Rappresentava un punto di unione per Sarajevo. Custodiva ben un milione e mezzo di volumi provenienti da tutte le componenti della società bosniaca. Era un vero simbolo di quello che era sempre stata la città. Lo sapevano bene anche i nazionalisti serbi che, nell’aprile del 1992, iniziarono ad assediare la città. Pochi mesi dopo, nell’agosto dello stesso anno, l’artiglieria prese di mira l’edificio della biblioteca, la Vijećnica.
Aida era lì. Perché ci lavorava, perché amava i libri. Perché non riteneva giusto che la violenza e l’odio colpissero la cultura. Bisognava fare qualcosa.
Tra il milione e mezzo di volumi di cui parlavamo prima circa 150.000 erano esemplari rari o preziosi. Quando iniziarono a cadere le bombe, Aida non ci pensò un attimo, e corse a recuperare alcuni tomi. Nel frattempo tutti fuggivano in preda al panico mentre gli incendi diventavano sempre più incontrollabili. Aida voleva salvare più libri possibili. E riuscì a fuggire, raggiungendo la strada di fronte l’edificio. Poi arrivò l’ennesima esplosione. Il boato, le fiamme e una scheggia che la raggiunse alla testa, uccidendola sul colpo.
L’edificio, nel frattempo, continuò a bruciare per tre giorni e tre notti.
Sarajevo, nel frattempo, bruciò per quasi quattro anni mentre la fame, i mortai e i cecchini uccidevano circa 12.000 dei suoi abitanti nell’assedio più lungo dalla fine della seconda guerra mondiale.
Oggi a ricordarla c’è una targa nella biblioteca che, nel frattempo, è stata ricostruita. Ma la figura di Aida rimane comunque molto sconosciuta nella cornice dell’assedio di Sarajevo. Eppure la ragazza morta per salvare i libri della biblioteca che racchiudeva gli scritti di tutte le lingue e le componenti della società bosniaca è un triste parallelo con la situazione del Paese balcanico in quegli anni. Un atto di resistenza estrema contro la guerra.
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