Diplomazia, non armi

Pressenza - Saturday, August 29, 2026

Prima delle ferie ho partecipato a Roma ad un incontro organizzato da un gruppo di impegno sociale di orientamento cattolico su temi sociologici e antropologici attualmente presenti e importanti nella società. Nella discussione ci si è frequentemente fermati sull’argomento della guerra, sull’uso della forza come strumento di composizione di conflitti e sulla mistificazione della realtà come strumento di consolidamento del consenso che diffonde opinioni false.

Pochi giorni fa sono tornato da Sestola, un Comune nell’appennino modenese, dove ho partecipato ad una settimana di incontri filosofici e antropologici – organizzato da un gruppetto di filosofi-in-pratica (cfr. www.vacanzefilosofiche.it) –  con la presenza di donne e uomini di vario orientamento ideologico, religioso ed etico.

In entrambi i gruppi si è fatto frequentemente riferimento alle parole di Papa Leone che pone nella pace e solo nella pace la possibilità di uno sviluppo ordinato e felice. Una pace che si raggiunge e si mantiene nel rispetto delle altrui ragioni e nell’uso della diplomazia, evitando – per riprendere una vivace espressione di papa Francesco – di “abbaiare alle porte di Mosca”.

E in Italia?

Se, secondo l’articolo 11 della Costituzione repubblicana,  l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo per risolvere i conflitti  con gli altri Stati, appare ovvia la necessita di privilegiare il confronto dialettico e non la sfida armata. Quindi non è di poco conto che l’Italia abbia sospeso la leva obbligatoria con legge 226/04 e con Dlgs 662/010, pur se – come ho appreso a Sestola –  i Comuni sono obbligati ad inviare al Ministero, a inizio di ogni anno,  i nominativi dei giovani che sono in procinto di compiere i 18 anni. Tali nominativi confluiscono in elenchi contenenti tutti i cittadini maschi dai 18 ai 45 anni.

Ho appreso così, con sincera approvazione, che alcuni movimenti nonviolenti hanno iniziato una campagna nazionale per indurre i Sindaci ad avvisare i giovani che i loro nominativi stanno per essere inviati al Ministero (come ha fatto per primo il sindaco di Capaci, PA, ndr); per proporre ai ragazzi che lo desiderano di esprimere sin d’ora simbolicamente l’intenzione di non accettare la leva militare; e informarli che, qualora la sospensione della leva obbligatoria dovesse cessare, avrebbero 15 giorni di tempo dalla ricezione della cartolina con l’avviso di coscrizione, per avvalersi della legge 230/1998 che ha introdotto l’obiezione di coscienza.

In conclusione, nei due incontri a cui ho partecipato, è emersa l’opinione concorde con Papa Leone che solo la pace può consentire di vivere serenamente; solo la diplomazia e il dialogo possono appianare le divergenze; che la legittima difesa non può  giustificare una continuo aumento delle spese per l’armamento, come sta avvenendo soprattutto negli  Stati inseriti nell’alleanza Nato. 

 

 

Redazione Palermo