Diplomazia, non armi
Prima delle ferie ho partecipato a Roma ad un incontro organizzato da un gruppo
di impegno sociale di orientamento cattolico su temi sociologici e antropologici
attualmente presenti e importanti nella società. Nella discussione ci si è
frequentemente fermati sull’argomento della guerra, sull’uso della forza come
strumento di composizione di conflitti e sulla mistificazione della realtà come
strumento di consolidamento del consenso che diffonde opinioni false.
Pochi giorni fa sono tornato da Sestola, un Comune nell’appennino modenese, dove
ho partecipato ad una settimana di incontri filosofici e antropologici –
organizzato da un gruppetto di filosofi-in-pratica (cfr.
www.vacanzefilosofiche.it) – con la presenza di donne e uomini di vario
orientamento ideologico, religioso ed etico.
In entrambi i gruppi si è fatto frequentemente riferimento alle parole di Papa
Leone che pone nella pace e solo nella pace la possibilità di uno sviluppo
ordinato e felice. Una pace che si raggiunge e si mantiene nel rispetto delle
altrui ragioni e nell’uso della diplomazia, evitando – per riprendere una vivace
espressione di papa Francesco – di “abbaiare alle porte di Mosca”.
E in Italia?
Se, secondo l’articolo 11 della Costituzione repubblicana, l’Italia ripudia la
guerra come strumento di offesa e come mezzo per risolvere i conflitti con gli
altri Stati, appare ovvia la necessita di privilegiare il confronto dialettico e
non la sfida armata. Quindi non è di poco conto che l’Italia abbia sospeso la
leva obbligatoria con legge 226/04 e con Dlgs 662/010, pur se – come ho appreso
a Sestola – i Comuni sono obbligati ad inviare al Ministero, a inizio di ogni
anno, i nominativi dei giovani che sono in procinto di compiere i 18 anni. Tali
nominativi confluiscono in elenchi contenenti tutti i cittadini maschi dai 18 ai
45 anni.
Ho appreso così, con sincera approvazione, che alcuni movimenti nonviolenti
hanno iniziato una campagna nazionale per indurre i Sindaci ad avvisare i
giovani che i loro nominativi stanno per essere inviati al Ministero (come ha
fatto per primo il sindaco di Capaci, PA, ndr); per proporre ai ragazzi che lo
desiderano di esprimere sin d’ora simbolicamente l’intenzione di non accettare
la leva militare; e informarli che, qualora la sospensione della leva
obbligatoria dovesse cessare, avrebbero 15 giorni di tempo dalla ricezione della
cartolina con l’avviso di coscrizione, per avvalersi della legge 230/1998 che ha
introdotto l’obiezione di coscienza.
In conclusione, nei due incontri a cui ho partecipato, è emersa l’opinione
concorde con Papa Leone che solo la pace può consentire di vivere serenamente;
solo la diplomazia e il dialogo possono appianare le divergenze; che la
legittima difesa non può giustificare una continuo aumento delle spese per
l’armamento, come sta avvenendo soprattutto negli Stati inseriti nell’alleanza
Nato.
Redazione Palermo