Come girare la frittata sul cambiamento climatico

Pressenza - Sunday, August 23, 2026

Una formula chimica e poi una serie di numeri, diagrammi complessi, mappe, senza che venga citata la fonte o peggio utilizzando la fonte per dire l’esatto contrario di ciò che lo studio o l’analisi contiene.

Aggiungi qualcuno che si definisce metereologo, qualche docente universitario senza una pubblicazione sul clima, una petizione on line, un dibattito surreale e un giornalista “illuminato” che piace a chi si ritiene “critico e alternativo”, ed ecco che viene servita la ricetta dello scetticismo o la sua variante negazionista che confonde i dati e oscura la realtà dei fatti. Congetture errate e interpretazioni personali proposte come corrette, vengono fornite al cittadino ignaro o ingenuo, e a chi è già predisposto a credere che va bene così, che la CO2 non c’entra con il riscaldamento globale, che non c’è nessun cambiamento in corso o che se c’è non dipende dalle attività umane.

Uno dei metodi più utilizzati per indurre chi ascolta o chi legge in un errore di valutazione, è quello comparativo (si fa per dire). Ad esempio si prendono le medie delle minime o delle massime di alcune località europee e si paragonano con quelle di altre località del mondo. Un caso è quello utilizzato per dimostrare che oggi in Italia non ci sono le “notti tropicali” e che anzi le nostre temperature notturne sono tipicamente mediterranee. Ma si fa di più, si prendono le medie delle minime di alcune località italiane di 30 o di 60 anni fa o dei trentenni che formano il riferimento climatico, e si fa notare che le temperature vecchie e quelle nuove sono simili. Tutto torna dunque, non ci sono cambiamenti di rilievo: la sentenza dice che non abbiamo né abbiamo avuto notti tropicali. Peccato che questo metodo di comparazione non ha niente di scientifico e che non ha alcun significato oggettivo:

1) perché il confronto avviene su medie disomogenee dove le località prese in esame vivono stagioni climatiche completamente opposte. Paragonare località con clima mediterraneo (influenzato da stabilità estiva) con località di regioni soggette a clima tropicale, rappresenta una falsa simmetria climatica che pone a confronto sistemi climatici e meteorologici con dinamiche, umidità e circolazione atmosferica completamente diversi,

2) perché è sufficiente spostare l’attenzione su gran parte delle località italiane per vedere come in passato le medie delle minime estive erano al di sotto dei 20 gradi, ovvero sotto il limite che definisce le notti tropicali. E’ questo il sistema del cherry-picking, ovvero quello che seleziona solo alcune stazioni di riferimento ignorando la distribuzione geografica complessiva per nascondere il riscaldamento globale in atto,

3) perché non vi è nessuna analisi dei trend. La climatologia studia infatti le variazioni locali e globali confrontando le stesse stazioni meteo nel corso dei decenni, ed è in questo modo che si registra un chiaro aumento delle temperature minime estive in gran parte d’Europa e del Mediterraneo.

Ma così funziona questo sistema di comunicazione che ha come obiettivo quello di ridimensionare (o annullare) la consapevolezza sugli scenari attuali e su quelli che mettono a rischio il funzionamento degli ecosistemi planetari e la sicurezza delle nuove generazioni. Tanto incessante lavoro serve infatti a seminare il dubbio, a nutrire diffidenza, a screditare i risultati ufficiali acquisiti nel corso di decenni, ad allontanare le decisioni politiche che possono fare la differenza tra un futuro ancora vivibile o uno potenzialmente distruttivo.

Gli scettici lanciano l’accusa di catastrofismo e di terrorismo psicologico, i negazionisti quella mistificazione e di complotto, ma in concreto le differenze producono gli stessi risultati. Resta il fatto che le loro narrazioni non reggono ne logicamente, ne alla prova dei riscontri matematici, chimici e fisici, emersi e confermati da decenni. Chi gioca questa partita tutta centrata sulle inquietudini, sulle paure e sulla rabbia degli individui, sul senso di precarietà, sulle aspettative disattese, lo fa senza assumersi alcuna autentica responsabilità morale, storica o giuridica, poiché sa bene di non rischiare nulla in prima persona. Gli impatti sempre più severi del cambiamento in corso e di quello che verrà, invece mettono seriamente a rischio la salute e lo stato sociale, le categorie meno abbienti e i più fragili, i primi ma non i soli, a pagare le conseguenze dell’inazione e di chi si adopera per far apparire le cose diverse da come sono.

Max Strata