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Per una primavera mediterranea
-------------------------------------------------------------------------------- Una scala per l’inferno. Istubalz, 2022 -------------------------------------------------------------------------------- Dovremmo avere imparato da tempo a ragionare con due cervelli: il cervello dell’inevitabile e quello dell’imprevedibile. Da questa doppia prospettiva oggi si potrebbe ragionare sulla primavera del 2027, quando i paesi dell’Europa mediterranea, Italia, Spagna, Francia e Grecia andranno alle elezioni. Non possiamo essere sicuri di nulla, se pensiamo alle prossime evoluzioni della precipitazione in corso, neppure del fatto che nella primavera del ’27 ci saremo ancora, né che le condizioni di civiltà minime per svolgere elezioni politiche esisteranno ancora, a quel punto. Il nazionalismo russo e quello ucraino, il nazismo sionista, la mafia guerrafondaia trumpista stringono in una morsa i destini del continente, mentre dall’interno monta un’onda nera e i razzisti si preparano a dare il colpo di grazia in Germania e nel Regno Unito. Supponiamo invece che fra un anno siamo ancora qui: in quel caso nell’area mediterranea dobbiamo attenderci la possibile affermazione di una tenebrosa idiozia, a meno di un’imprevista invenzione politica di cui la sinistra esistente è con ogni evidenza incapace. Visto come il gioco si sta svolgendo, visti i contendenti che si confrontano nel gioco, direi che la più cupa delle prospettive appare inevitabile: riarmo accelerato, guerra, recessione, dilagare delle aggressioni razziste, deportazioni, sprofondamento delle condizioni sociali. Ma se è vero che questo appare inevitabile, occorre che qualcuno si occupi dell’imprevedibile. Come si fa? Lo psicoanalista Paul Watzklawicz e l’antropologo Gregory Bateson parlano di terapia paradossale per quelle situazioni in cui sembra impossibile guarire una patologia resistente a ogni cura: una modalità terapeutica che consiste nel ridefinire il campo e modificarne il perimetro, nel non rispettare le regole del gioco, e nel confondere le identità: pragmatica paradossale. Watzklawicz parła in proposito di “ristrutturazione del campo”: la ristrutturazione consiste nel cambiamento delle premesse e del significato che attribuiamo alle parole, nella delineazione di una cornice imprevista per l’azione, che permetta di uscire dalla trappola costituita dalle regole stabilite. La ristrutturazione non modifica i fatti concreti ma i significati attribuiti alla situazione, e in tal modo instaura un “nuovo gioco”. Proviamo a trasferire questa metodologia del paradosso alla prospettiva specifica della primavera elettorale in cui una destra razzista e guerrafondaia si prepara a prendersi tutto il continente e a liquidare definitivamente ogni speranza di una vita tollerabile. Per il bene della democrazia e della società tutta intera la sinistra esistente dovrebbe avere il coraggio di dichiarare la sua estinzione per dar vita a una forma inedita di fronte elettorale d’emergenza che denunci senza più giri di parole la guerra il razzismo la schiavitù. Della vita e della morte La sinistra, particolarmente in Italia, ha contribuito alla catastrofe in corso: ha favorito la privatizzazione dei servizi sociali, ha consegnato i migranti ai campi di concentramento libici, ha autorizzato la clandestinità del lavoro migrante, ha appoggiato politiche di guerra. Perché si dovrebbe votare per gente come Marco Minniti, un aguzzino democratico che fa le stesse politiche di Matteo Salvini? La sinistra ha perso ogni credibilità e non è riformabile; ma ora si apre una questione radicale che richiede forme politiche diverse da quelle che la sinistra può concepire. Il problema infatti non è congiunturale, ma strutturale: la sinistra poteva vincere quando esistevano le condizioni per l’unità dei lavoratori. La globalizzazione liberista ha distrutto per sempre questa possibilità: la liberalizzazione del mercato del lavoro ha introdotto una competizione continua tra lavoratori, e l’immigrazione ha provocato una frammentazione del lavoro che toglie ogni forza contrattuale. Le migrazioni sono un fenomeno inarrestabile, eticamente giusto perché i poveri del sud sono poveri per effetto della colonizzazione europea, ed economicamente necessario per compensare l’invecchiamento e la contrazione della popolazione del nord. Ciononostante occorre riconoscere che l’immissione di lavoro migrante ha provocato una decomposizione del fronte del lavoro che non si può ricomporre in nome di un’astratta solidarietà. Il lavoro migrante ha provocato un abbassamento del salario, e la stratificazione etnica, linguistica, culturale della forza lavoro ha provocato una frammentazione e anche una diffidenza interna al mondo del lavoro. Nessuno sforzo politico può contrastare questo sgretolamento profondo. Dunque la sinistra non può vincere, e d’altra parte non ha alcun progetto alternativo al capitalismo. La questione sociale non è affatto scomparsa, ma non è più il luogo in cui sia possibile mobilitare energie solidali. Emerge però un’altra questione, quella della vita o della morte. Su questo crinale si tratta di disegnare nuove linee discriminanti, di elaborare programmi ben più radicali di quelli della sinistra esistente. Mitologie felici contro le mitologie sadiche La destra sta vincendo tutto perché propone una mitologia fondata sull’identità, la proprietà, la competizione, la nazione. I miti non si smontano con la ragione critica, ma solo con miti alternativi, diversi: miti rilassanti contro quelli aggressivi, miti sensuali contro quelli rancorosi. Miti paradossali contro la banalità del male. Quel che occorre è un programma inverosimile: un limite all’orario di lavoro settimanale di trentasei ore con penalità per le aziende che non lo rispettano, aumenti salariali uguali per tutti, azzeramento della spesa militare, penalizzazione economica per chi produce e diffonde plastica, regolarizzazione di cinquecentomila migranti. La Spagna lo ha fatto, e l’economia spagnola è l’unica in Europa che possa vantare una crescita economica del tre per cento. Eppure secondo i sondaggi anche in Spagna la destra ha buone probabilità di vincere le elezioni della primavera del ’27. Come spiegare una simile debolezza della sinistra? Perché la ragionevolezza non basta di fronte alla follia. Dunque è sul terreno della follia che occorre misurarsi. Quando il neoliberismo ha lasciato (prevedibilmente) il posto all’aggressività razzista e all’autoritarismo la sinistra ha tentato di resistere all’onda nera adottando un tono moderato, ragionevole, ben educato, dopo avere appoggiato per trent’anni le devastanti politiche neoliberali. Rifuggendo dai toni estremi (rifiutando il catastrofismo come se fosse una mancanza di stile) la sinistra ha evitato di mettersi sullo stesso piano della destra, e in questo ha sbagliato completamente, perché i toni catastrofici della destra corrispondono al sentimento profondo della maggioranza, e guidano verso scelte che aggravano la situazione e avvicinano l’apocalisse, col risultato di poter accentuare ulteriormente i toni e di rilanciare misure sempre più devastanti. Le profezie catastrofiste si autorealizzano e autorizzano politiche sempre più squilibranti. La sinistra ha invece il sapore di una minestrina da ospedale: il suo messaggio insipido, raziocinante non può far presa sull’inconscio collettivo sovreccitato. L’inconscio non riconosce i mezzi toni. La sinistra non osa dire la verità sul collasso climatico, si limita a suggerire misure che poi vengono sempre rinviate perché ci sono cose più urgenti. Più urgente di ogni altra cosa è la guerra. E la sinistra si guarda bene dal denunciare l’incombente pericolo di una precipitazione apocalittica della guerra in Europa, per non spaventare le folle. Ma le folle sono spaventate perché ci pensa la destra a esasperare i toni, e perché in ogni caso chiunque non sia stupido capisce che il pericolo di una catastrofe militare ambientale e sociale si sta accentuando ogni giorno di più. Pedro Sanchez è l’unico leader europeo che sia riuscito fino a questo momento a contenere il dilagare dell’aggressività fascistoide. Ha saputo farlo con decisioni coraggiose sull’economia, sull’immigrazione, e soprattutto contro la guerra e il sionismo. Sia pure nell’isolamento ha saputo mantenere la posizione perché, la Spagna è il paese culturalmente più aperto, più ricco e anche meno depresso d’Europa. Ma ora c’è il rischio che a causa del suo isolamento perfino la sinistra spagnola perda il governo. Deve emergere una cultura apocalittica di sinistra. È l’ultima speranza, l’ultima possibilità di sfuggire all’apocalisse. Occorre il coraggio di presentare agli elettori una descrizione realistica di quello che aspetta gli europei nei prossimi anni, schiacciati come sono tra l’aggressività nazionalista russa e l’aggressività imperialista statunitense che, dopo avere usato l’Ucraina per i suoi scopi durante la presidenza Biden, abbandona l’Ucraina e l’Europa, senza disinnescare la miccia che può fare esplodere una polveriera nucleare su scala continentale. Occorre avere il coraggio di descrivere le conseguenze sociali che sta provocando la guerra scriteriata voluta dalla coalizione Epstein sionista-americana: miseria crescente, smantellamento di interi settori dell’industria europea, collasso economico di Germania e Italia. Un programma inverosimile, come la realtà Soprattutto occorre il coraggio di lanciare un programma inverosimile. Poiché la realtà contemporanea è inverosimile, solo l’inverosimiglianza potrà catturare l’inconscio che oscilla tra panico e depressione. È un programma folle? Certo che lo è. Ma sono dieci anni che assistiamo alla vittoria di programmi folli, al trionfo di squilibrati che conquistano gli elettori mostrando una motosega e dichiarando che la useranno contro di loro. Sono dieci anni che assistiamo all’ascesa di forze belliciste che esasperano la paura e l’odio. Solo chi avrà il coraggio di opporre alla paura e all’odio un discorso di radicalismo pacifista, solo chi opporrà la cospirazione del bene al delirio sadico, solo chi prometterà una riconquista dei livelli di vita e di salario che gli operai ottennero cinquant’anni fa e che il tradimento della sinistra ha liquidato, solo chi avrà il coraggio di alzare la voce in nome della ragionevolezza e della vita avrà qualche possibilità di fermare la corsa verso il baratro. Rivendichiamo le mitologie del Mediterraneo contro le cupe mitologie nordiche cui il Nazismo si è ispirato nel passato e si ispira oggi di nuovo. Rivendichiamo il piacere di vivere, la sensualità. Rivendichiamo l’eredità delle culture sincretiche del passato antico e medievale. La Firenze del rinascimento non sarebbe esistita senza il contributo del greco Gemisto Pletone, e l’Università di Bologna non sarebbe nata senza il contributo dei migranti arabi e germanici che si riunirono all’ombra delle due torri da poco costruite (che oggi rischiano di crollare). Cordoba e Granada non avrebbero potuto diventare il centro di una civiltà pacifica e ricca senza la commistione di elementi giudaici cristiani e islamici. Sono banalità? Certo, lo sono. Alle banalità cattive dei razzisti opponiamo le banalità buone di chi preferisce la pace alla guerra e la vita alla morte. Dixi et salvavi animam meam. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Per una primavera mediterranea proviene da Comune-info.
May 26, 2026
Comune-info
Israele Stato terrorista
Attivisti della Global Sumud Flotilla sequestrati, legati e umiliati ad Ashdod: il governo israeliano mostra il volto feroce dell’impunità. L’Italia deve rompere ogni complicità Israele ha mostrato ancora una volta …
L’ESERCITO ISRAELIANO HA ASSALTATO LA GLOBAL SUMUD FLOTILLA II IN ACQUE INTERNAZIONALI
Stamattina l’esercito israeliano ha assaltato le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla II diretta verso Gaza per rompere l’assedio. Nell’ennesimo atto di pirateria contro la Flotilla solidale con la popolazione palestinese della Striscia di Gaza, i militari di Tel Aviv hanno abbordato 17 (forse 19) delle 54 imbarcazioni in acque internazionali, al largo di Cipro. Decine di barche continuano, invece, la navigazione verso la Palestina. Le navi intercettate sono state danneggiate e lasciate alla deriva. I militari israeliani hanno trasferito attiviste e attivisti delle imbarcazioni intercettate su una nave cargo, utilizzata come prigione. Si tratta di “un’altra aggressione illegale in alto mare, quattro giorni dopo che le imbarcazioni civili sono salpate da Marmaris, in Turchia, per stabilire un corridoio umanitario e rompere l’assedio illegale israeliano di Gaza”, denuncia Global Sumud Flotilla. “Questo scontro navale attivo – aggiungono attiviste e attivisti – è la diretta continuazione dell’assalto militare israeliano lanciato solo due settimane fa al largo della costa di Creta”. “Intercettando oggi la Flotilla a un perimetro di 250 miglia nautiche e nella zona di occupazione speciale di Cipro – si legge poi nel comunicato diffuso a caldo da Gsf – il regime israeliano continua a dimostrare un sistematico disprezzo per il diritto marittimo internazionale, la libertà di navigazione in alto mare e la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos)”. Su Radio Onda d’Urto è intervenuto Tony La Piccirella, attivista della Global Sumud Flotilla. Ascolta o scarica.
May 18, 2026
Radio Onda d`Urto
SOS MEDITERRANEE: ancora morti nel Mediterraneo
Questa mattina la nave Ocean Viking di SOS MEDITERRANEE ha salvato 56 persone da una imbarcazione in difficoltà in vetroresina bianca nella zona di ricerca e soccorso libica. Quando il nostro team di soccorritori si è avvicinato, uno dei naufraghi non respirava. Il naufrago è stato immediatamente portato a bordo e ha ricevute le prime cure immediate. Purtroppo, non c’è stato nulla da fare e poco dopo è stato dichiarato il decesso. Gli altri sopravvissuti sono attualmente a bordo insieme ai naufraghi salvati il giorno prima (12 maggio) su segnalazione di Alarmphone, la linea telefonica di emergenza autogestita, attiva 24h dal 2014, creata da attivisti per supportare i migranti in difficoltà nel Mar Mediterraneo: 75 persone che erano state in mare per 4 giorni. Attualmente quindi a bordo della Ocean Viking ci sono 131 persone. I sopravvissuti del secondo salvataggio sono ora a bordo e stanno ricevendo le prime cure. Diversi di loro hanno sofferto di ipotermia. Secondo le testimonianze raccolte dal nostro team a bordo, il naufrago che è deceduto avrebbe subito violenze fisiche in Libia prima della partenza e è rimasto incosciente per ore prima del salvataggio. Un’altra morte nel 2026: l’inizio d’anno più letale mai registrato nel Mediterraneo in un contesto di cooperazione tra gli Stati dell’Europa e la Guardia costiera libica . Anche considerando che i dati dell’OIM rappresentano, per stessa ammissione dell’organizzazione, una sottostima, il 2026 ha registrato l’inizio d’anno più mortale dal 2017. Tra il 1° gennaio e il 22 aprile 2026, almeno 782 persone risultano morte o disperse lungo la sola rotta del Mediterraneo centrale – un aumento di oltre il 150% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Oltre ai dati pubblicati e verificati attraverso fonti ufficiali, ONG e media, l’OIM mantiene un database parallelo di incidenti segnalati ma non verificati, esclusi dalle cifre ufficiali. Questo database parallelo contiene attualmente circa 400 casi aggiuntivi per il 2026, la maggior parte dei quali legati al ciclone Harry. Con il cambiamento climatico che intensifica le tempeste nel Mediterraneo, inclusi i cosiddetti “medicanes” (uragani mediterranei), condizioni meteorologiche estreme come quelle osservate all’inizio di quest’anno sono destinate a diventare più frequenti, rendendo attraversamenti già pericolosi su imbarcazioni inadatte alla navigazione ancora più rischiosi. Queste morti non sono tragici incidenti, ma il risultato prevedibile di scelte politiche deliberate. Il ritiro delle operazioni statali di ricerca e soccorso, l’esternalizzazione delle responsabilità a Libia e Tunisia e l’ostruzione delle attività delle ONG hanno mantenuto il Mediterraneo centrale tra le rotte migratorie più letali al mondo dal 2014. “Il modo in cui vengono presentati i dati su morti e dispersi è una scelta politica: il numero delle vittime viene citato come prova che le traversate sono pericolose e devono essere fermate con una colpevolizzazione delle persone migranti; mentre le prove che collegano le decisioni politiche all’aumento della mortalità, come il mancato soccorso o la criminalizzazione delle operazioni di salvataggio, vengono sistematicamente minimizzate dal nostro Governo” – afferma Valeria Taurino Direttrice di SOS MEDITERRANEE Italia. “ Questa selettività si estende alla produzione stessa dei dati: nessuno Stato registra sistematicamente le morti in mare e la trasparenza è in diminuzione. L’Italia ha smesso di pubblicare dati dettagliati sulle operazioni SAR nel 2020. La mancanza di dati limita la possibilità di verificare gli eventi e comprendere cosa accade in mare. Le ONG sono l’ultimo testimone attivo nel Mediterraneo e la criminalizzazione continua oltre all’escalation di violenza da parte della Guardia Costiera libica.” Redazione Italia
May 13, 2026
Pressenza