
Ciascuno cresce solo se sognato
Comune-info - Wednesday, August 5, 2026Dopo il principio d’incendio del 30 luglio, oltre 400 abitanti sono rimasti fuori dal Palazzo di via Santa Croce in Gerusalemme. Ma lo sgombero che avrebbe dovuto disperdere una comunità ha prodotto una nuova rete di resistenza, mutualismo e solidarietà

È cosa nota che, nella notte tra il 29 e il 30 luglio, in un locale tecnico posto al primo piano di Spin Time, ci sia stato un principio di incendio. È cosa nota anche che, da quel momento, gli oltre 150 abitanti del Palazzo siano stati buttati per strada.
In via di Santa Croce in Gerusalemme, in questi giorni, va in scena, con grande maestria, l’arte dello sgombero. Sulla carta si chiama «proteggere le persone da possibili rischi»; nei fatti, è una complessa operazione di ingegneria burocratica.
Quando la forza pubblica deve liberare un’area occupata da centinaia di persone, la violenza delle divise o l’impatto visivo degli idranti non sono sempre opzioni spendibili. Entra così in gioco la politica dello «sgombero dolce»: una tattica silenziosa, pensata per affievolire la fiamma delle resistenze collettive senza fare rumore, un tentativo di portare le persone allo sfinimento.

Un subdolo atto violento e securitario, giustificato come azione umanitaria, compiuta per il bene delle persone a cui si sta togliendo la casa: un letto, un comodino con sopra una lampada, il libro lasciato a metà, il gatto con la lettiera sporca, i piatti ancora da lavare, i panni da stendere su un filo al quale ora è appesa la propria vita. Tutto questo senza fornire alcuna alternativa reale o di lungo termine.
Spegnere la resistenza significa spegnere una comunità. Spegnere una comunità significa spegnere il popolo.
In questo gioco delle parti non era stato preso in considerazione un elemento che contraddistingue l’utopia concreta di Spin Time, racchiuso in una frase che potrebbe essere eletta a manifesto inconsapevole della politica del Palazzo: «Ciascuno cresce solo se sognato».
Spin Time è la riprova che, per far crescere le persone, per permettere loro di riappropriarsi della propria dignità e per dare corpo alle comunità, serve una visione capace di riconoscere la vita e la bellezza dove altri vedono soltanto degrado.
Il verso è la parte finale di una poesia di Danilo Dolci. Chi vive a Spin Time cresce perché la comunità gli riconosce la dignità di esistere; chi popola Spin Time sogna perché abita un laboratorio di convivenza interculturale e di cultura integrata che le istituzioni non riescono, o hanno paura, di produrre.

«Sognare», per Dolci ieri e per gli abitanti di Spin oggi, non è un atto passivo o un’illusione, ma un’azione politica, pedagogica e generativa: significa vedere nell’altro un valore che ancora non si esprime, offrirgli uno spazio di dignità prima ancora che se lo sia «meritato» secondo le logiche di mercato.
«Mi servono i libri delle vacanze, devo fare i compiti, le maestre poi mi mettono la nota». È questo il problema di un bimbetto fuori dal cancello rosso. La Polizia non fa entrare né lui né il papà.
«I libri non sono beni di prima necessità». Punto.
Questa è la risposta severa e ingiusta di uno dei poliziotti che presidia l’ingresso del Palazzo. Studiare non serve. Meglio non capire.È pieno di bimbi e bimbe lungo la via infuocata. Pistole ad acqua per giocare e armi vere per incutere timore. Stride il contrasto tra il dentro e il fuori.
«L’emergenza non è nel Palazzo, l’emergenza è qui fuori. Dentro c’è la soluzione».
Ha ragione questa donna che taglia l’anguria da distribuire a chi popola il presidio permanente. E ha ragione anche chi dice che «la condizione di disumanità in cui ci stanno costringendo a vivere è una vergogna di Stato, è la pavidità delle istituzioni che non fanno un passo avanti senza prima farne dieci indietro».
Nel pomeriggio del 4 agosto, la Flai Cgil, che fin dal primo giorno sostiene gli abitanti di Spin Time con atti di solidarietà concreta, è tornata portando con sé la sua Tenda Rossa. Uno spazio per stare, un luogo per fare.

Così la Tenda Rossa diventa un avamposto in una città che rifiuta di arrendersi.
Perché, se i libri di testo non sono considerati «beni di prima necessità» da chi gestisce l’ordine pubblico, significa che, per questo Stato, la necessità si riduce a un alito di respiro, spogliato di ogni pensiero e cultura.
Bisogna invece studiare, a partire dalla «grammatica del controllo» che vuole ridurre l’essere umano a un corpo da spostare, dividere e gestire. Ma qui, in via di Santa Croce in Gerusalemme, la gente non si fa gestire: si autogestisce.
Lo fa a partire dal presidio medico, dall’area dedicata al gioco, dallo spazio di distribuzione di prodotti alimentari e per l’igiene intima, dalle sale del Polo Civico dell’Esquilino e del CSV, che ospitano bimbi e bimbe con le loro mamme, dall’organizzazione di un’arena serale, dall’attivazione di una rete di solidarietà concreta che nasce spontaneamente e cresce.
Se le istituzioni pensavano di isolare una comunità svuotando un palazzo, hanno fatto male i loro calcoli. Spin Time non è un bene immobile. Spin Time è un cantiere dove si costruiscono relazioni e dove si imparano e si insegnano la giustizia sociale. Spin Time è un’idea di città.
E alle idee non si mettono sigilli. «C’è pure chi educa, senza nascondere l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni sviluppo ma cercando d’essere franco all’altro come a sé, sognando gli altri come ora non sono: ciascuno cresce solo se sognato».
Ecco Danilo Dolci. Ecco Spin Time.
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