Il popolo palestinese rifiuta la parola “impossibile”

Pressenza - Saturday, July 25, 2026

Settima puntata della rubrica Questo popolo ha sette anime 

Il settore sportivo giovanile nella Striscia di Gaza sta lottando per sopravvivere e far fronte alle ripercussioni della guerra in corso. A Deir al-Balah (nella parte centrale della Striscia di Gaza), tende di plastica temporanee sono state trasformate in palestre improvvisate per bambini, offrendo corsi di karate e autodifesa. Questa iniziativa mira a fornire supporto psicologico e ad aiutare i bambini ad affrontare il trauma accumulato a causa dei bombardamenti e dei continui spostamenti forzati.

L’iniziativa è stata autofinanziata e realizzata in modo indipendente dal Capitano Hassan, allenatore dell’Al-Zaytoun Karate Club, la cui sede è stata completamente distrutta dalle forze di occupazione israeliane.

Hassan ha spiegato che l’accademia contava un gran numero di allievi prima della guerra e aveva formato campioni di fama, che avevano vinto titoli locali e internazionali rappresentando la Palestina.

L’allenatore di karate ha aggiunto nella telefonata intercorsa che il club era la sua unica fonte di reddito, prima della sua distruzione. Dopo essere stato costretto a trasferirsi a Deir al-Balah, ha deciso di ricominciare da capo con risorse minime. Lui e i suoi assistenti sono riusciti miracolosamente a recuperare il pavimento tatami della palestra da sotto le macerie e a montare questa tenda per garantire la prosecuzione degli allenamenti.

Le sessioni di allenamento stanno registrando una partecipazione notevole e inaspettata da parte di famiglie e sfollati, data l’urgente necessità dei bambini di sfogare l’energia repressa e di affrontare il trauma psicologico in un ambiente sicuro e sano.

Da parte sua, uno dei supervisori del campo profughi ha affermato che il popolo palestinese rifiuta la parola “impossibile” e si impegna costantemente per garantire ai propri figli una vita dignitosa. Ha aggiunto che i bambini hanno il diritto di praticare sport e giocare liberamente come tutti gli altri bambini del mondo, indipendentemente dal fatto che l’allenamento si svolga in una tenda o in un campo aperto.

Una giovane partecipante di nome Hala, con indosso la sua uniforme bianca e la cintura accuratamente annodata, ha espresso il suo entusiasmo per l’iniziativa, dicendo: “Sono venuta qui per allenarmi nel karate, sfogare le mie energie e imparare a difendermi”.

ANBAMED