I Comuni contro le mafieLegalità, beni confiscati e intimidazioni agli amministratori: i numeri
dell’impegno dei Comuni contro le mafie
Sono oltre 1.100 i Comuni italiani destinatari di beni confiscati alla
criminalità organizzata, insieme a 7 Città metropolitane coinvolte nella
gestione e nel riutilizzo sociale degli immobili sottratti alle mafie. È uno dei
dati più significativi elaborati dall’Area Sicurezza e Legalità di Anci e
presentati nel corso della 28esima puntata di “Fuori dal Comune”, la
trasmissione di Radio Rai Gr Parlamento realizzata in collaborazione con l’Anci,
dedicata questo sabato al ruolo dei territori nella lotta alla mafia.
Secondo i dati aggiornati al 21 maggio 2026 della piattaforma unica dell’Agenzia
nazionale dei beni sequestrati e confiscati, il Comune con il maggior numero di
beni destinati è Palermo con 1.217 immobili e terreni confiscati. Seguono
Roccella Valdemone con 284 beni, Reggio Calabria con 252, Castelvetrano con 235,
Roma con 221 e Milano con 211.
I beni confiscati vengono utilizzati soprattutto per progetti con il Terzo
Settore, emergenza abitativa, agricoltura sociale, tutela ambientale, servizi
contro fragilità e disagio sociale e sostegno alle donne vittime di violenza.
Per l’Anci non si tratta soltanto di patrimoni immobiliari, ma di strumenti di
sviluppo locale, welfare e inclusione sociale.
Particolarmente delicata resta la situazione dei piccoli Comuni: circa 880 enti
destinatari di beni confiscati dispongono infatti di strutture amministrative
ridotte, mentre quasi 230 sono Comuni capofila dei Piani di Zona sociale. Tra le
criticità più segnalate emergono il cattivo stato di conservazione degli
immobili, la carenza di risorse per ristrutturazioni e recuperi, la complessità
burocratica e la difficoltà nell’individuare soggetti gestori.
Sul fronte della sicurezza degli amministratori locali, nei primi sei mesi del
2025 sono stati registrati 299 atti intimidatori contro sindaci e
amministratori, con una diminuzione dell’8,6% rispetto allo stesso periodo del
2024. Le regioni più colpite risultano Lombardia con 50 episodi, seguita da
Sicilia e Calabria. Secondo l’Anci il fenomeno interessa ormai tutto il
territorio nazionale e non è riconducibile esclusivamente alle mafie, ma anche a
tensioni sociali, conflitti locali e fragilità economiche.
Per rafforzare il sostegno agli enti locali, su proposta dell’Anci è stato
istituito un Fondo nazionale per la promozione della legalità e il supporto agli
amministratori vittime di intimidazioni, rifinanziato per il 2025 e il 2026 fino
a 6 milioni di euro annui. Nel solo 2025 il riparto ha riguardato 454 Comuni e 5
Province.
Tra le iniziative promosse dall’Anci figurano inoltre il gruppo di lavoro
nazionale costituito nel 2024 con grandi città impegnate sul tema dei beni
confiscati, la realizzazione di un vademecum operativo per i Comuni e le
campagne territoriali e social dedicate alla cultura della legalità, tra cui
#RinasciLegale.
Le testimonianze dei sindaci intervenuti durante la puntata
Ad aprire la puntata è stato il responsabile dell’Area Sicurezza e legalità
dell’Anci, Antonio Ragonesi, che ha fatto il punto sull’impegno dell’Anci nella
gestione dei beni confiscati e nel supporto ai Comuni impegnati nel contrasto
alle mafie. “I beni confiscati vanno restituiti alla collettività e trasformati
in strumenti di sviluppo sociale e opportunità per i territori”, ha spiegato
Ragonesi.
Da Pollica il sindaco Stefano Pisani ha ricordato l’eredità civile e
amministrativa lasciata da Angelo Vassallo. “La morte di Angelo è diventata uno
strumento di grande potenza per le scelte del territorio”, ha spiegato Pisani,
sottolineando che “la comunità ha reagito trasformando il dolore in
partecipazione civica. Abbiamo trasferito alle nuove generazioni l’idea che si
possa costruire sviluppo nella legalità e nell’amore per la propria terra”. Il
sindaco ha poi evidenziato che “il valore del presidio del territorio e
dell’economia sana sono strumenti di contrasto all’illegalità. Chi ha ucciso
Angelo pensava di abbattere un baluardo, invece ha rafforzato nei cittadini la
volontà di difendere il territorio”.
Da Caltagirone il sindaco Fabio Roccuzzo ha raccontato il lavoro portato avanti
sul fronte della memoria civile e dell’educazione alla legalità. “La cultura
antimafia si costruisce dal basso, spiegando ai ragazzi che cos’è davvero la
mafia e quanto sia subdola. Trasformare un un bene confiscato in un luogo
dedicato alla cultura dell’antimafia è il modo migliore per mantenere viva la
memoria di Falcone, Borsellino e delle vittime delle mafie. Possiamo sperare in
una società migliore, combattendo allo stesso tempo anche il disagio economico e
il lavoro precario nei territori più fragili”.
Da Avola la sindaca Rossana Cannata ha posto l’attenzione sul rapporto tra
legalità, libertà di stampa e formazione delle nuove generazioni, ricordando la
figura del giornalista Giuseppe Fava. “Fare memoria è un dovere delle
istituzioni – ha dichiarato Cannata – per questo abbiamo deciso di intitolare
una struttura sportiva a Pippo Fava. Lo sport può diventare un antidoto alla
mafia, per il valore educativo delle iniziative rivolte ai giovani. Vedo una
Sicilia che reagisce, che si riscatta e che vuole lasciarsi alle spalle gli anni
più bui”, ha concluso.
Nel corso della trasmissione è intervenuto anche il sindaco di Nettuno Nicola
Burrini, che ha richiamato il valore della trasparenza amministrativa e della
ricostruzione della fiducia pubblica dopo lo scioglimento del Comune per
infiltrazioni mafiose. “La legalità si ricostruisce ogni giorno attraverso la
presenza delle istituzioni e la partecipazione dei cittadini”, ha spiegato
Burrini, sottolineando “il grande lavoro che stiamo portando avanti sul fronte
della trasparenza amministrativa e del recupero del rapporto con la comunità
locale. Solo rafforzando il legame tra cittadini e istituzioni si può
contrastare davvero il radicamento della criminalità nei territori”, ha
aggiunto.
La sindaca di Settimo Torinese Elena Piastra ha invece evidenziato il ruolo
della prevenzione culturale e del coinvolgimento delle nuove generazioni. “Le
mafie si contrastano costruendo comunità consapevoli. Il lavoro svolto dal
Comune attraverso scuole, associazioni e percorsi di educazione civica è
fondamentale così come importantissimo è l’utilizzo sociale dei beni confiscati
e del welfare territoriale come strumenti di inclusione e presidio democratico.
La partecipazione civica – ha sottolineato – è il primo antidoto contro ogni
forma di infiltrazione criminale”.
Da Spino d’Adda il sindaco Enzo Galbiati ha raccontato l’esperienza del recupero
di immobili confiscati alla criminalità di un piccolo comune, organizzata e
restituiti alla collettività attraverso progetti sociali e di welfare
territoriale. “Restituire questi beni ai cittadini significa trasformare luoghi
simbolo dell’illegalità in opportunità concrete per il territorio. Anche i
piccoli comuni del Nord siano chiamati a confrontarsi con il fenomeno delle
infiltrazioni mafiose. Per questo la sfida è costruire comunità più forti e
consapevoli, capaci di difendere legalità e coesione sociale”, ha concluso.
Redazione Italia