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Liberato Alberto Trentini
Riprendiamo questa buona notizia dalla pagina Facebook di Alessandra Ballerini, avvocata delle famiglie Trentini, Regeni e Paciolla. Alberto finalmente è libero!!! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità,… Redazione Italia
Istanbul, 1° gennaio: mezzo milione di persone manifesta per la Palestina
500.000 persone – uomini, donne, giovani e anziani – si sono radunate la mattina del 1° gennaio sul ponte di Galata, a Istanbul, in un’enorme manifestazione pacifica per esprimere solidarietà al popolo palestinese e chiedere la fine del genocidio perpetrato da Israele nella Striscia di Gaza. Più di 400 organizzazioni della società civile turca si sono unite sotto un’unica bandiera, quella palestinese, per lanciare un chiaro messaggio: “Non resteremo in silenzio, non dimenticheremo la Palestina.”   Redazione Italia
Librino (Catania): dalla competizione alla cooperazione
Controfuturi, Commonspoly, parole enigmatiche e incomprensibili, ma cariche di significato per chi ce le propone oggi intrecciate tra loro. Commonspoly è un gioco cooperativo, in cui si vince non contro gli altri ma insieme a loro, come ormai avviene per altri giochi da tavolo. E’ nato in Spagna nel 2015 per ribaltare la logica del Monopoli e dimostrare che si può vincere cooperando per il bene comune, invece che accumulando beni a scapito degli altri giocatori. Fatto proprio da Banca Etica, questo gioco ha affascinato l’attore e regista Turi Zinna, che vi ha letto la possibilità di giocarlo non a tavolino ma sulle strade e nelle piazze della città, per dare corpo alla sua idea di Controfuturi. Vale a dire la scommessa che luoghi, strutture, esperienze, oggi connotati in modo negativo, possano avere un futuro diverso da quello a cui sembrano inevitabilmente destinati. Non a caso Zinna sta lavorando, a Catania, sulle “periferie”, comprese quelle del centro storico come San Berillo, dove ha avuto luogo il monologo di Mamadou, Il controfuturo può darsi, infatti, solo là dove sembrano dominare il brutto, la trascuratezza, il malaffare, che possono essere trasformati in bellezza, socialità condivisa, accoglienza, se c’è chi decide di farsene carico. Ed è lavorando in questi quartieri di periferia che Zinna afferma di aver incontrato esperienze “straordinarie”, gruppi di persone che hanno già cominciato a trasformare la realtà in cui operano. A Librino giocare a Commonspoly significa costruire un “tabellone” in cui vengono riportati i nomi dei luoghi che, nella città satellite, hanno una storia problematica, di abbandono ma anche di rinascita. Ci sono le Spine Verdi, il Campo San Teodoro, l’ospedale San Marco, spazi e strutture per i quali i cittadini hanno lottato, come nel caso del San Teodoro, sottratto al degrado ad opera dei Briganti o nel caso dell’ospedale, con i residenti scesi in piazza per l’attivazione, soprattutto del Pronto Soccorso. C’è anche la Biblioteca dell’Istituto Onnicomprensivo Pestalozzi, distrutta in un rogo di natura dolosa, un atto vandalico che ha privato la comunità di un pezzo del suo patrimonio, ma che sta già rinascendo con l’impegno sinergico di cittadini e associazioni. E un contributo del Comune. In esperienze come questa si profila anche il coinvolgimento degli enti pubblici, di quelle istituzioni che spesso hanno dato – fino ad ora – prevalenti segnali di indifferenza quando non di chiusura. Qualcosa può cambiare. Al secondo piano della torre di via Biagio Pecorino 5, l’Istituto Autonomo Case Popolari ha concesso in comodato d’uso, ad un gruppo di associazioni, da tempo alla ricerca di una sede, un appartamento del secondo piano. Tra queste il Comitato Librino Attivo, di cui Argo segue da anni il percorso, Retablo, il progetto di teatro come laboratorio di cittadinanza che fa capo a Turi Zinna, ed anche l’ASP di Catania che già vi tiene incontri su prevenzione, promozione di stili di vita sani e ascolto dei bisogni dei residenti, all’interno del progetto “Quartieri InSalute”. Una collaborazione tra Asp e Iacp, che – al di là della pubblicizzata presentazione dello scorso maggio – va avanti sulle gambe di chi l’ha presa sul serio. All’interno di questo appartamento, arredato grazie ad Ikea e denominato “Spazio integrato”, Retablo e il Comitato Librino Attivo hanno presentato, lunedì mattina, ad alcuni residenti, il progetto Controfuturi e l’attività che intendono svolgere sul territorio. Il primo appuntamento è stato ieri sera alle ore 19, con uno spettacolo sulla Natività, ispirato ad una lauda umbra e arricchito da canti della tradizione contadina siciliana, “Era di notti”. Redazione Sicilia
Un nuovo albo per bambini: Strega!
Anbamed è impegnata con il progetto “Ore Felici per i Bambini/e di Gaza”, un programma di adozioni a distanza. Molti e molte non hanno la disponibilità economica per coprire una spesa di 50 euro al mese. Abbiamo pensato ad un’alternativa, che è allo stesso tempo un regalo per figli e nipotini: una fiaba, positiva, nonviolenta, piena di speranze ed altamente educativa. L’abbiamo mandata in .pdf ai bambini di Al-Najdah, l’associazione delle donne progressiste che si battono per la parità di genere. L’impresa editoriale è stata un successo.  Per approfondire:  https://www.raiplaysound.it/audio/2025/12/GR-3-ore-0845-del-27122025-dbb76192-cbf5-4200-8dc9-bd50a6b3e8ca.html https://www.instagram.com/reel/DSxNkNyCAyQ/?utm_source=ig_web_copy_link&igsh=NTc4MTIwNjQ2YQ%3D%3D Strega! è una fiaba scritta da Mia Lecomte per i bambini di Gaza. Il libro è il risultato di un lavoro collettivo con gli illustratori Manuel Baglieri, Lenina Barducci, Federica Pagnucco e Andrea Rivola. Il progetto, volontario e gratuito, è stato curato da Emanuela Bussolati, Giulia Orecchia e Elena Spagnoli Fritze. Grazie alla traduzione araba di Farid Adly, la pubblicazione è bilingue. È edita dalla casa editrice Mesogea (Me). Il libro, oltre alla distribuzione italiana, servirà ad allietare le giornate dei bambini e bambine di Gaza che frequentano i corsi di istruzione e svago nei campi degli sfollati. Quando l’edizione digitale è arrivata nelle loro mani, le maestre di Gaza hanno esclamato: «Adesso possiamo coniugare istruzione a intrattenimento». Il volume è stato pubblicato per sostenere il progetto “Ore Felici per i bambini di Gaza”, un programma di adozioni a distanza di orfani presi in custodia dall’associazione delle donne palestinesi Al-Najdah (Soccorso Sociale), che si batte per la parità di genere. Il progetto è curato dal circolo culturale siciliano dell’ARCI “ACM-Casa delle Culture” e da Anbamed, aps per la Multiculturalità. Tutto il ricavato sarà devoluto all’associazione Al-Najdah per finanziare la ricostruzione di uno dei Giardini d’infanzia (orfanotrofio) distrutti dai bombardamenti. Hanno collaborato: Mia Lecomte, poetessa e scrittrice italo-francese. La sua produzione letteraria, tradotta in diverse lingue, è stata pubblicata in Italia e all’estero in raccolte personali e in numerose riviste e antologie. Traduttrice, è nota come critica e studiosa nel campo della letteratura transnazionale, in particolare della poesia. Fa parte del comitato di redazione di riviste e periodici italiani e internazionali ed è fondatrice e membro attivo del gruppo poetico-teatrale Compagnia delle poete. Coordina Linguafranca-sabir, blog collettivo di traduzione poetica per Il Fatto Quotidiano. www.mialecomte-ph.com Emanuela Bussolati progetta libri per la prima infanzia, li illustra e li scrive da 50 anni. Ha ricevuto il premio Andersen come autore completo e il premio alla carriera della associazione autori di immagini. Giulia Orecchia illustra e progetta libri per l’infanzia, giochi e laboratori. Tra gli altri, Premio Andersen come illustratrice, ospite d’onore a Sarmede, premio alla carriera Eleonora Nespolon. Elena Spagnoli Fritze, comasca, milanese, romana e tedesca, si è occupata di marketing e pubblicità prima di dedicarsi alla traduzione, alla scrittura e alla consulenza editoriale. È socia di uno studio di design e costellatrice. Il resto del tempo scorrazza su e giù per la montagna dove abita. Lenina Barducci, detta Nina, ha lavorato come restauratrice per anni, ma dopo aver frequentato la scuola di scrittura Bottega Finzioni e la scuola d’illustrazione Ars in Fabula, ha cominciato a scrivere racconti che dal 2020 hanno preso la forma di diversi albi illustrati. Nel 2025 ha ottenuto la menzione speciale opera prima BRAW 2025 alla Bologna Children’s book fair. Federica Pagnucco, illustratrice, vive in Friuli. Ama la carta e i pennelli. Le piacciono i viaggi, le lingue e la natura. Quando lava l’insalata dell’orto recupera l’acqua per bagnare i fiori. Odia le armi. Ha pubblicato diversi albi illustrati, è stata selezionata alla fiera di Bologna. Adora incontrare grandi e piccini, imbastire illustrazioni con chi non l’ha mai fatto e stupirsi delle idee. Manuel Baglieri, designer e arteterapeuta, disegna da solo quando illustra libri, in compagnia quando aiuta grandi e piccini a coltivare il proprio talento artistico. Collabora con enti pubblici e privati come libero professionista nell’ambito della grafica e dell’esperienza dell’Arte come strumento pedagogico e terapeutico. Andrea Rivola, laureato al Dams Arte di Bologna, vive a Riolo Terme (RA), immerso nei paesaggi campestri della Valle del Senio in compagnia di inseparabili e variegati personaggi creati dalle sue matite immaginifiche. Appassionato illustratore, ha pubblicato più di cinquanta libri in Italia e all’estero e collabora con il Corriere della Sera. Da vignaiolo tenace, impegna mani e creatività nella piccola cantina di famiglia, producendo vini che decantano la cultura leggendaria del territorio. Farid Adly, giornalista libico, di Bengasi, direttore editoriale della testata giornalistica online, Anbamed. Collabora con il Corriere della Sera. Vive e lavora ad Acquedolci (Me).   ANBAMED
Dal caffè sospeso al giocattolo sospeso: Napoli e l’Italia unite da un gesto di solidarietà
A Napoli la solidarietà non è mai stata un concetto astratto. È un modo di vivere, una forma di cura reciproca che nasce dal basso e attraversa i secoli. La tradizione del caffè sospeso racconta proprio questo: chi poteva permetterselo lasciava pagato un caffè in più, destinato a chi non avrebbe potuto ordinarlo. Un gesto anonimo ma profondissimo, capace di ricordare che la comunità viene prima delle difficoltà individuali. È da questa cultura che, nel 2016, il Comune di Napoli trae ispirazione per una nuova forma di solidarietà: il Giocattolo Sospeso. Se un caffè può regalare un momento di calore a un adulto, un giocattolo può regalare un sorriso a un bambino che vive una condizione di fragilità economica. Nasce così un’iniziativa che, anno dopo anno, diventa un appuntamento atteso da molte famiglie e un simbolo della città durante il periodo natalizio. Anche per il 2025 il Comune rinnova il progetto, attivo dal 6 dicembre al 6 gennaio. Chi desidera partecipare può recarsi in uno dei negozi aderenti e acquistare un gioco da lasciare in sospeso. Sarà poi la rete del volontariato cittadino a distribuire i doni alle bambine e ai bambini che vivono situazioni di difficoltà. Per molte famiglie questo Natale sarà complesso. L’aumento del costo della vita, i redditi insufficienti e le nuove forme di povertà emerse negli ultimi anni fanno sì che un semplice giocattolo possa rappresentare molto più di un regalo. Secondo gli ultimi dati Istat, più di un milione e trecentomila minori vivono oggi in Italia in condizioni di povertà assoluta. Nel Mezzogiorno la situazione è ancora più grave e coinvolge una percentuale crescente di famiglie con figli. La povertà minorile non riguarda solo il reddito, ma limita l’accesso a opportunità educative, culturali e ricreative. Durante il periodo natalizio questa mancanza si traduce spesso nell’assenza di un dono, di un momento di gioia da condividere. Il Giocattolo Sospeso non risolve le cause strutturali delle disuguaglianze, ma rappresenta una risposta immediata, concreta e umana. È la forma più semplice e più autentica con cui una città decide di non lasciare indietro i più piccoli. Negli ultimi anni l’intuizione napoletana ha ispirato progetti analoghi in molte altre regioni italiane. Grazie al lavoro di Assogiocattoli e della campagna Gioco per Sempre, il Giocattolo Sospeso è oggi una pratica nazionale, con centinaia di punti vendita coinvolti e una rete di associazioni che si occupa della distribuzione dei doni. Da Napoli a Palermo, da Torino a Bari, il gesto di lasciare un regalo in sospeso è diventato parte di un movimento culturale che unisce le persone attorno all’idea che il gioco sia un diritto e non un privilegio. A incoraggiare la cittadinanza a contribuire è l’Assessora ai Giovani e al Lavoro, Chiara Marciani, che sottolinea il valore dell’iniziativa con queste parole: «Giocattolo Sospeso è l’iniziativa del Comune di Napoli che vuole aiutare, grazie a una raccolta di giocattoli, i bambini e le bambine che vivono un momento di difficoltà. Insieme alle associazioni, alle parrocchie e ai volontari, a breve inizieremo a distribuire i giocattoli, ma per farlo abbiamo bisogno di raccoglierli. Grazie alle cartolibrerie, ai negozi e ai giocattolai che hanno aderito alla nostra iniziativa, possiamo contribuire a questa raccolta e chiediamo il vostro aiuto. Grazie per quello che farete, per gli acquisti che farete e buon Natale a tutti». Le sue parole ricordano che ogni gesto, anche minimo, può diventare fondamentale per costruire una città più giusta e più attenta ai bisogni dei bambini. Negozi aderenti al Giocattolo Sospeso 2025 – Napoli Cartolibreria Gianfranco Lieto, Viale Augusto 43/51 Fanta Universe, Via San Biagio dei Librai 65 Junior Giocattoli, Via Maurizio Piscicelli 25 La Girandola Srl, Via Toledo 400 La Girandola Giocattoli, Via Edoardo Nicolardi 158/162 Leonetti Giocattoli, Via Toledo 350/351 Libreria Mancini, Via Nuova Poggioreale 11 Natullo Toys (tre sedi): Via A. Ranieri 51, Corso Garibaldi 301, Via Nazionale 52 Toys Fate e Folletti Srls, Via Pasquale del Torto 45 IoCiSto – Libreria, Via Domenico Cimarosa 20 Il Fuori Orario, Via Girolamo Giusso 11 G. Guerretta Srl, Corso Ponticelli 23H Raffaello Srl, Via Michelangelo 80 Lucia Montanaro
La vicenda di Maha, architetta di Gaza: una vittoria della stampa e del diritto umanitario
Abbiamo parlato diverse volte di studentesse e studenti a Gaza sotto le bombe e oggi sotto tende che spesso galleggiano per le bombe d’acqua che in questa stagione imperversano anche da quelle parti. Questa volta dobbiamo registrare un granello di positività in tanta distruzione scellerata che è riuscito ad inceppare il cinismo della macchina burocratica che gestisce gli ingressi nella “Fortezza-Europa”: parliamo della vicenda di Maha, architetta a Gaza che grazie alla mobilitazione di giornalisti, avvocati e solidali ha avuto la conclusione che tutti speravano. Maha ora è in Italia per usufruire legittimamente della borsa di studio IUPALS presso Università degli Studi Roma TRE, in compagnia del figlio che in un primo momento, per le pastoie burocratiche che non hanno né occhi né cuore, sarebbe dovuto rimanere in Palestina col padre. La Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI) il 7 maggio 2025 dà notizia sul suo sito del progetto di borse di studio IUPALS destinate espressamente a studenti e studentesse palestinesi, elencando tutte le paradossali peripezie da seguire per ottenerle e il 27 ottobre, vista la situazione di 10 su 150  che esprimevano la volontà di non lasciare all’inferno i loro familiari, decide di ricorrere al burocratese per riaffermare che il cinismo non conosce eccezioni: (…) si ricorda che il Progetto IUPALS, per cui è attivata l’evacuazione da Gaza con l’assistenza del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, prevede esclusivamente borse di studio deliberate e gestite dagli atenei aderenti e non si occupa di ricongiungimenti familiari. Come segnalato dalle autorità competenti, gli interessati potranno attivare le richieste di ricongiungimento familiare una volta regolarizzata la propria posizione in Italia con permesso di soggiorno e presentando domanda presso le Prefetture del luogo di residenza (…). Per un governo che appoggia da sempre il governo sionista di Tel Aviv sia politicamente – anche attraverso “minacce di legge” come il DDL Gasparri che di fatto equipara l’antisionismo e la critica ad Israele all’antisemitismo o l’assenza assoluta di sanzioni – che sul piano commerciale, il via libera al visto congiunto madre-figlio appare il minimo sindacale. Trascriviamo qui l’ultima lettera da cui traspare, al tempo stesso, la gioia infinita di stare col proprio figlio al sicuro e l’angoscia per il marito che rimane in quella prigione a cielo aperto e ora rasa al suolo che è Gaza: Si può dire che dopo più di un mese dalla prima telefonata dell’ambasciata, in cui mi è stato comunicato che mi sarebbe stato permesso di viaggiare da sola, senza mio figlio, mi sono rifiutata di accettare questa situazione. Sapevo di avere pieno diritto alla borsa di studio che mi ero guadagnato con grande impegno, frutto di molti anni di studio, lavoro e risultati continui. Così ho contattato l’ambasciata, diversi avvocati e numerosi giornalisti che lavorano per diversi media. È stato solo un mese, ma mi è sembrato un anno: ogni giorno era una battaglia, una vera e propria guerra all’interno di Gaza e una seconda guerra con il mondo esterno per sostenermi. Diversi avvocati e giornalisti, e anche l’università, hanno gentilmente creduto nel mio caso e mi hanno sostenuta. Senza la loro fiducia, non sarei arrivata a questo punto. Mi hanno fornito consulenza legale, supporto tecnico e mi hanno aiutata a diffondere i miei articoli al più ampio pubblico possibile. Tutti questi sforzi hanno portato l’ambasciata italiana ad accettare la mia richiesta di viaggiare con mio figlio. Sono stata informata dell’approvazione solo pochi giorni prima del viaggio e il volo è stato confermato solo 36 ore prima. Gli ultimi giorni mi sono sembrati un sogno. Sono molto felice di questo risultato, ma la mia felicità è mista a preoccupazione, perché gran parte della mia famiglia è ancora a Gaza, in particolare il mio amato marito, che mi ha sostenuto in ogni momento. Ora sono qui e spero che anche lui arrivi presto, così potremo essere di nuovo insieme come una famiglia completa, senza paura né ansia.       Stefano Bertoldi