Dalle Marche se ne sono andati oltre 28.000 giovani in sei anni

Pressenza - Saturday, July 18, 2026

Dal 2020 al 2026 nelle Marche è scomparsa all’anagrafe una città grande quanto Fabriano. 

Ma a parte il centro studi della CISL Marche, non se n’è accorto nessuno. O peggio, chi dovrebbe accorgersene, la cosiddetta ‘classe dirigente’, preferisce costruirsi un’altra narrazione. 

Sono due Marche diverse, quelle fotografate da una parte dal rapporto CISL Marche 2025, presentato ad Ancona il 17 luglio, e quelle della kermesse organizzata dal Corriere Adriatico il giorno prima sulla Riviera del Conero. 

Qui, al SeeBay Hotel, si è avvicendata ai microfoni tutta l’attuale dirigenza istituzionale ed economica della regione, per parlare di “Destinazione crescita. Infrastrutture, credito, imprese e connessioni per il futuro delle Marche”. 

Prima del buffet a bordo piscina, l’idea della crescita della regione può essere ben sintetizzata dall’intervento del fabrianese Francesco Casoli, uno dei più importanti imprenditori delle Marche, con alle spalle un settennato senatoriale con Berlusconi. Chiamato ad intervenire nel panel “Cammini, turismo e percorsi nelle Marche”, rispetto all’idea della ricerca di un nuovo modello economico, basato anche sul turismo di nicchia, ha concluso, tra gli applausi scroscianti della platea, con “Non sottovalutiamo i fricchettoni, perché sono un asset”.  

Poi, lontane dal mainstream, ci sono le Marche più reali e sobrie del rapporto del sindacato regionale, fatto di numeri che analizzano tutti i settori della vita quotidiana dei marchigiani. 

Andando a guardare i dati della fascia anagrafica (0-34 anni) più lontana da quella platea prevalentemente maschile e gerontocratica convocata dal Corriere Adriatico, emerge un quadro di estremo allarme, che parla del presente; dal quale l’attuale classe dirigente marchigiana è lontana; se, per inazione, non risulta decisamente ostile.

Scorrendo il report, al 1° gennaio 2025 nelle Marche risultano residenti 460.415 cittadini di età compresa tra 0 e 34 anni, di cui 58.566 cittadini stranieri residenti (il 12,7% del totale dei giovani residenti). La presenza di quest’ultimi è più elevata nelle fasce adulte, soprattutto 30-34 anni (16,7%) e 25-34 anni (16,3%), mentre è più bassa tra i 6-16 anni (10,4%). 

Questo profilo suggerisce che la componente straniera svolge già oggi una funzione di compensazione demografica e occupazionale, soprattutto nelle età più direttamente legate al lavoro e alla formazione familiare. Inoltre, mentre gli stranieri più giovani calano, la fascia 15-29 straniera cresce del 2,6% tra il 2019 e il 2025: è un segnale importante, perché proprio nel segmento che nelle Marche tiene meglio sul totale giovanile, la componente straniera contribuisce alla tenuta. Non è quindi un fenomeno periferico, ma una leva strutturale. 

Per quanto riguarda la situazione occupazionale, gli occupati con età compresa tra 15 e 34 anni nelle Marche sono 139.473. Il 19,1% nella fascia d’età 15-24, l’80,9% in quella 25-34. Spicca la differenza tra il 2024 e il 2025, quando è evidente una sensibile riduzione del numero degli occupati, specie nella fascia d’età 15-24 anni. Altro dato interessante è che si registrano 33.876 giovani NEET (non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione) in età compresa tra 15-34 anni; il fenomeno è in crescita negli ultimi 2 anni. 

Il quadro generale che emerge dal Report è quello di un “peggioramento selettivo” legato alla divergenza tra giovani e popolazione generale. Il mercato del lavoro marchigiano non sembra in una situazione di crisi generale, ma è in atto una segmentazione generazionale crescente, dove i giovani sono appunto la componente più fragile.

Per quanto attiene ai livelli di istruzione nel 2024 tra la fascia di età 25-34 anni, il 15,6% aveva un titolo di primaria e secondaria inferiore, il 51,1 %di secondaria superiore, il 33,3% di laurea e post laurea. Rispetto alla media italiana e alle regioni del Centro Italia, spicca il dato che vede le Marche in testa nella percentuale di persone con diploma di tecnico superiore ITS o di titolo di studio terziario di primo livello. Ottima anche la performance relativa alla percentuale di persone che hanno conseguito il titolo di studio Universitario o il Dottorato di ricerca. Significativo il dato degli occupati sovraistruiti laureati, con età tra 25 e 64 anni, che nel 2025 per le Marche è il più elevato della media nazionale, del centro Italia e delle regioni di riferimento. 

Nei cicli scolastici, il sistema appare efficiente: bassa incidenza di ripetenze (inferiore alla media nazionale) e buoni livelli di competenze di base (secondo posto dopo l’Umbria). Anche la dispersione precoce nelle scuole medie è contenuta. Tuttavia, emergono segnali contrastanti: nelle scuole superiori il tasso di ripetenza resta significativo (5%); l’uscita precoce dal sistema educativo (9,1%) è superiore alla media del Centro Italia, avvicinandosi al dato nazionale. Questo indica una fragilità nella fascia adolescenziale, dove parte della popolazione studentesca fatica a completare il percorso.

Ma il dato clamoroso, quello da ‘allerta rossa’ se usassimo un termine da Protezione Civile, è quello che riguarda i cambi di residenza e il saldo migratorio. Negli ultimi sei anni le Marche hanno perso oltre 28.000 residenti tra 0 e 34 anni (per l’appunto una città delle dimensioni di Fabriano). E secondo le proiezioni demografiche, potrebbero perderne oltre 100.000 entro il 2050, con conseguenti rilevanti sul mercato del lavoro, sulla sostenibilità del welfare e sulla competitività del sistema economico regionale. 

Sono numeri che suggeriscono che le Marche non crescono per attrattività interna, ma per dinamiche migratorie internazionali, sulle quali incide una componente di popolazione, appunto quella straniera, che esprime titoli di studio di livello mediamente più basso.

Il vero problema marchigiano è la perdita di italiani (soprattutto verso l’estero); il punto critico è ovviamente la “fuga” dei laureati. Il tasso di mobilità dei laureati marchigiani denota una perdita di capitale superiore alla media nazionale e del centro Italia, nonché di Toscana ed Emilia Romagna. La minor presenza di opportunità qualificate di lavoro genera il fenomeno della fuga, che impoverisce il tessuto produttivo generando a sua volta minori future occasioni per i giovani. Il problema centrale riguarda la competitività. Le Marche non trattengono talenti e non competono con mercati esteri. Il rischio strutturale è che nel lungo periodo si verifichi un impoverimento del capitale umano e un rallentamento della crescita economica. 

C’è però un’opportunità nascosta: la presenza di stranieri può diventare un asset se integrata e valorizzata. Ma le Marche in questo, dati alla mano e fenomeni di cronaca recenti, così come il resto d’Italia, è una regione in cui le persone straniere, ma anche i nativi di seconda generazione, sono quotidianamente razzializzati.

Finora l’intervento della Regione Marche a guida Fratelli d’Italia dal 2020, e quindi responsabile anche dei dati registrati dal rapporto CISL Marche, si è limitato al recente bando con una dotazione iniziale di 500.000 € “per inserimento stabile di competenze qualificate nelle imprese rivolto ai giovani”; il solito ‘aiutino’ alle imprese. Ma non direttamente ai giovani. Per loro le politiche del lavoro sono state delegate ad Amazon, niente politiche per la casa, per la mobilità pubblica, per il diritto allo studio, la salute, l’integrazione; anzi, per quest’ultimo aspetto, la risposta politica ed istituzionale è semplicemente securitaria e poliziesca, con la recente delibera di giunta regionale “Marche sicure”. 

Se queste sono le risposte politiche ed istituzionali per invertire il fenomeno del trasferimento in sei anni di oltre 28.000 marchigiani over 34 in altre regioni e all’estero, nelle Marche, nei prossimi anni, non ci verranno, nonostante la proposta dell’imprenditore fabrianese Francesco Casoli, neanche i ‘fricchettoni’; sarebbero esposti sicuramente ad un fermo identificativo di polizia. 

 

Leonardo Animali