Dalle Marche se ne sono andati oltre 28.000 giovani in sei anni
Dal 2020 al 2026 nelle Marche è scomparsa all’anagrafe una città grande quanto
Fabriano.
Ma a parte il centro studi della CISL Marche, non se n’è accorto nessuno. O
peggio, chi dovrebbe accorgersene, la cosiddetta ‘classe dirigente’, preferisce
costruirsi un’altra narrazione.
Sono due Marche diverse, quelle fotografate da una parte dal rapporto CISL
Marche 2025, presentato ad Ancona il 17 luglio, e quelle della kermesse
organizzata dal Corriere Adriatico il giorno prima sulla Riviera del Conero.
Qui, al SeeBay Hotel, si è avvicendata ai microfoni tutta l’attuale dirigenza
istituzionale ed economica della regione, per parlare di “Destinazione crescita.
Infrastrutture, credito, imprese e connessioni per il futuro delle Marche”.
Prima del buffet a bordo piscina, l’idea della crescita della regione può essere
ben sintetizzata dall’intervento del fabrianese Francesco Casoli, uno dei più
importanti imprenditori delle Marche, con alle spalle un settennato senatoriale
con Berlusconi. Chiamato ad intervenire nel panel “Cammini, turismo e percorsi
nelle Marche”, rispetto all’idea della ricerca di un nuovo modello economico,
basato anche sul turismo di nicchia, ha concluso, tra gli applausi scroscianti
della platea, con “Non sottovalutiamo i fricchettoni, perché sono un asset”.
Poi, lontane dal mainstream, ci sono le Marche più reali e sobrie del rapporto
del sindacato regionale, fatto di numeri che analizzano tutti i settori della
vita quotidiana dei marchigiani.
Andando a guardare i dati della fascia anagrafica (0-34 anni) più lontana da
quella platea prevalentemente maschile e gerontocratica convocata dal Corriere
Adriatico, emerge un quadro di estremo allarme, che parla del presente; dal
quale l’attuale classe dirigente marchigiana è lontana; se, per inazione, non
risulta decisamente ostile.
Scorrendo il report, al 1° gennaio 2025 nelle Marche risultano residenti 460.415
cittadini di età compresa tra 0 e 34 anni, di cui 58.566 cittadini stranieri
residenti (il 12,7% del totale dei giovani residenti). La presenza di
quest’ultimi è più elevata nelle fasce adulte, soprattutto 30-34 anni (16,7%) e
25-34 anni (16,3%), mentre è più bassa tra i 6-16 anni (10,4%).
Questo profilo suggerisce che la componente straniera svolge già oggi una
funzione di compensazione demografica e occupazionale, soprattutto nelle età più
direttamente legate al lavoro e alla formazione familiare. Inoltre, mentre gli
stranieri più giovani calano, la fascia 15-29 straniera cresce del 2,6% tra il
2019 e il 2025: è un segnale importante, perché proprio nel segmento che nelle
Marche tiene meglio sul totale giovanile, la componente straniera contribuisce
alla tenuta. Non è quindi un fenomeno periferico, ma una leva strutturale.
Per quanto riguarda la situazione occupazionale, gli occupati con età compresa
tra 15 e 34 anni nelle Marche sono 139.473. Il 19,1% nella fascia d’età 15-24,
l’80,9% in quella 25-34. Spicca la differenza tra il 2024 e il 2025, quando è
evidente una sensibile riduzione del numero degli occupati, specie nella fascia
d’età 15-24 anni. Altro dato interessante è che si registrano 33.876 giovani
NEET (non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione) in età
compresa tra 15-34 anni; il fenomeno è in crescita negli ultimi 2 anni.
Il quadro generale che emerge dal Report è quello di un “peggioramento
selettivo” legato alla divergenza tra giovani e popolazione generale. Il mercato
del lavoro marchigiano non sembra in una situazione di crisi generale, ma è in
atto una segmentazione generazionale crescente, dove i giovani sono appunto la
componente più fragile.
Per quanto attiene ai livelli di istruzione nel 2024 tra la fascia di età 25-34
anni, il 15,6% aveva un titolo di primaria e secondaria inferiore, il 51,1 %di
secondaria superiore, il 33,3% di laurea e post laurea. Rispetto alla media
italiana e alle regioni del Centro Italia, spicca il dato che vede le Marche in
testa nella percentuale di persone con diploma di tecnico superiore ITS o di
titolo di studio terziario di primo livello. Ottima anche la performance
relativa alla percentuale di persone che hanno conseguito il titolo di studio
Universitario o il Dottorato di ricerca. Significativo il dato degli occupati
sovraistruiti laureati, con età tra 25 e 64 anni, che nel 2025 per le Marche è
il più elevato della media nazionale, del centro Italia e delle regioni di
riferimento.
Nei cicli scolastici, il sistema appare efficiente: bassa incidenza di ripetenze
(inferiore alla media nazionale) e buoni livelli di competenze di base (secondo
posto dopo l’Umbria). Anche la dispersione precoce nelle scuole medie è
contenuta. Tuttavia, emergono segnali contrastanti: nelle scuole superiori il
tasso di ripetenza resta significativo (5%); l’uscita precoce dal sistema
educativo (9,1%) è superiore alla media del Centro Italia, avvicinandosi al dato
nazionale. Questo indica una fragilità nella fascia adolescenziale, dove parte
della popolazione studentesca fatica a completare il percorso.
Ma il dato clamoroso, quello da ‘allerta rossa’ se usassimo un termine da
Protezione Civile, è quello che riguarda i cambi di residenza e il saldo
migratorio. Negli ultimi sei anni le Marche hanno perso oltre 28.000 residenti
tra 0 e 34 anni (per l’appunto una città delle dimensioni di Fabriano). E
secondo le proiezioni demografiche, potrebbero perderne oltre 100.000 entro il
2050, con conseguenti rilevanti sul mercato del lavoro, sulla sostenibilità del
welfare e sulla competitività del sistema economico regionale.
Sono numeri che suggeriscono che le Marche non crescono per attrattività
interna, ma per dinamiche migratorie internazionali, sulle quali incide una
componente di popolazione, appunto quella straniera, che esprime titoli di
studio di livello mediamente più basso.
Il vero problema marchigiano è la perdita di italiani (soprattutto verso
l’estero); il punto critico è ovviamente la “fuga” dei laureati. Il tasso di
mobilità dei laureati marchigiani denota una perdita di capitale superiore alla
media nazionale e del centro Italia, nonché di Toscana ed Emilia Romagna. La
minor presenza di opportunità qualificate di lavoro genera il fenomeno della
fuga, che impoverisce il tessuto produttivo generando a sua volta minori future
occasioni per i giovani. Il problema centrale riguarda la competitività. Le
Marche non trattengono talenti e non competono con mercati esteri. Il rischio
strutturale è che nel lungo periodo si verifichi un impoverimento del capitale
umano e un rallentamento della crescita economica.
C’è però un’opportunità nascosta: la presenza di stranieri può diventare un
asset se integrata e valorizzata. Ma le Marche in questo, dati alla mano e
fenomeni di cronaca recenti, così come il resto d’Italia, è una regione in cui
le persone straniere, ma anche i nativi di seconda generazione, sono
quotidianamente razzializzati.
Finora l’intervento della Regione Marche a guida Fratelli d’Italia dal 2020, e
quindi responsabile anche dei dati registrati dal rapporto CISL Marche, si è
limitato al recente bando con una dotazione iniziale di 500.000 € “per
inserimento stabile di competenze qualificate nelle imprese rivolto ai giovani”;
il solito ‘aiutino’ alle imprese. Ma non direttamente ai giovani. Per loro le
politiche del lavoro sono state delegate ad Amazon, niente politiche per la
casa, per la mobilità pubblica, per il diritto allo studio, la salute,
l’integrazione; anzi, per quest’ultimo aspetto, la risposta politica ed
istituzionale è semplicemente securitaria e poliziesca, con la recente delibera
di giunta regionale “Marche sicure”.
Se queste sono le risposte politiche ed istituzionali per invertire il fenomeno
del trasferimento in sei anni di oltre 28.000 marchigiani over 34 in altre
regioni e all’estero, nelle Marche, nei prossimi anni, non ci verranno,
nonostante la proposta dell’imprenditore fabrianese Francesco Casoli, neanche i
‘fricchettoni’; sarebbero esposti sicuramente ad un fermo identificativo di
polizia.
Leonardo Animali