
Comunicato Stampa 16 luglio 2026 – Intese preliminari sull’autonomia differenziata
Per il ritiro di ogni autonomia differenziata - Thursday, July 16, 2026Oggi il Senato ha approvato le Risoluzioni della maggioranza di destra che consente al Governo Meloni-Calderoli di proseguire l’iter della devoluzione delle competenze legislative alle Regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria della materie relative alla protezione civile, professioni, previdenza complementare integrativa e sanità, in spregio alla sentenza della Corte costituzionale 192/2024.
La Corte costituzionale aveva esplicitamente negato la possibilità di devolvere ‘materie’ e posto come condizione necessaria la determinazione di singole funzioni, motivate in virtù delle differenti esigenze territoriali.
Le Intese preliminari sono una fotocopia una dell’altra: possibile che le quattro Regioni, così diverse per popolazione, strutture produttive, conformazione territoriale abbiano istanze di devoluzione delle stesse materie? Dov’è la differenziazione che è richiesta addirittura dall’articolo 116 terzo comma, e richiamata dalla sentenza 192/2024 della Corte costituzionale?
Inoltre, la sentenza 192/2024 aveva evocato la questione del ruolo del Parlamento nella determinazione delle Intese sottolineando la necessità che esso avesse un ruolo centrale, dato che ad essere devolute sono le sue competenze legislative.
Infine, la Corte costituzionale aveva richiamato con forza la questione delle risorse finanziarie, infatti la devoluzione di materie comporta alterazioni delle ‘poste’ di bilancio causando squilibri tra le diverse Regioni.
Nessuna di queste disposizioni della sentenza 192/2024 della Corte costituzionale è stata rispettata. È necessario richiamare anche che l’Ufficio Parlamentare del Bilancio, la Banca d’Italia e perfino la Ragioneria Generale dello Stato, nel corso delle audizioni, hanno fortemente criticato le Intese preliminari; dunque non solo il mondo accademico o
esponenti della SVIMEZ o di GIMBE oppure Marco Esposito e Gianfranco Viesti hanno fatto rilevare la gravità della devoluzione di queste materie, perché foriera di nuovi squilibri e di aggravamento dei divari territoriali tra Nord e Sud.
La devoluzione di materie come le professioni, o la previdenza complementare accentueranno le differenze tra territori e addirittura tra lavoratori degli stessi settori produttivi, infatti ci saranno Regioni che potranno, avendo più risorse, ampliare l’offerta formativa o incentivare la previdenza integrativa, che già grave di per sé, ora vedrà differenze tra i lavoratori perché alcuni godranno di incentivi e altri no, pur avendo
lo stesso contratto di lavoro.
Gravissima è poi l’equiparazione tra Livelli di assistenza sanitaria (LEA) e Livelli essenziali di prestazione (LEP), che consente fin d’ora di devolvere le competenze legislative in
materia dei servizi sanitari, perché emerge dagli stessi Rapporti e Relazioni ufficiali – dalla Corte dei Conti ai documenti finanziari dello stesso Governo – che i LEA non hanno fin qui garantito la fruizione in maniera ugualitaria dei servizi sanitari sull’intero territorio nazionale. Basta richiamare la mobilità sanitaria, la spesa sanitaria privata o le liste d’attesa: i LEA non sono i LEP, non garantiscono il diritto alla salute di tutti/e, sono decisi da organismi burocratici, mentre né il Parlamento né le istituzioni territoriali né le associazioni
professionali o di ricerca come GIMBE hanno mai avuto la possibilità di far ascoltare la loro voce nella definizione dei livelli necessari dei servizi sanitari.
Il Parlamento, secondo le procedure della legge Calderoli, 86/2024, è ridotto al ruolo di ‘passacarte’ e per questo la legge è criticata dalla Corte costituzionale, che, implicitamente, aveva sollecitato una revisione delle procedure per renderlo centrale nell’iter delle Intese. Il voto odierno sulle Risoluzioni delle Intese preliminare dimostra l’assoluto disprezzo del Parlamento, basta infatti pensare che alle opposizioni sono state concesse solo poche ore per presentare le loro Risoluzioni e che in Aula la discussione e il voto si sono svolte in 24 ore, e si sta parlando di atti che modificheranno la forma dello Stato, passando da un
regionalismo cooperativo come prescritto dall’articolo 5 a un regionalismo competitivo, come vogliono le forze della destra in modo da giungere alla ‘secessione dei ricchi’. E la Camera è convocata lunedì 20 luglio per approvare a sua volta le Risoluzioni nel giro, anche in questa sede, di 24 ore: è evidente il disegno di impedire la mobilitazione dell’opinione pubblica e dei movimenti territoriali.
Le opposizioni parlamentari hanno svolto con determinazione la loro battaglia chiedendo il
ritiro delle Intese preliminari e hanno ben argomentato le loro critiche per denunciare che le Intese sull’Autonomia differenziata romperanno l’unità della Repubblica, che garantisce la fruizione dei diritti fondamentali, sociali e civili, ovunque si risieda, senza discriminazioni territoriali né differenziazioni tra nativi e non.
Lo scambio scellerato tra i partiti di destra, tra la presidente Meloni e il vicepresidente e segretario della Lega Salvini, tra Legge elettorale e Autonomia differenziata va avanti, nonostante la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze: il potere è un collante forte ed è quello che tiene insieme la maggioranza di governo di destra.
I Comitati contro ogni autonomia differenziata e il Tavolo no Ad denunciano questo assalto alla Repubblica e continueranno le loro mobilitazioni per contrastare questo scellerato disegno di rottura dell’unità della Repubblica e impedire la secessione di ricchi.
Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD