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Lettera aperta al Presidente della Conferenza Unificata, al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, al Presidente dell’ANCI, al Presidente f.f. dell’UP
L’attenzione nei confronti del rispetto dei fondamentali diritti costituzionali – su tutti, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti – deve essere massima anche e soprattutto in sede di Conferenza Unificata e di Conferenza Stato-Regioni. In nome di tutto ciò, chiediamo che, nell’imminente seduta, si esaminino nuovamente i profili di incongruenza e incostituzionalità che, a nostro avviso, caratterizzano il percorso intrapreso per addivenire alle richieste di trasferimento di ulteriori funzioni e condizioni di autonomia differenziata. Illustrissimi, abbiamo ragione di ritenere che giovedì 2 aprile – in sede di Conferenza Unificata – si porranno le basi per un ulteriore passaggio verso il trasferimento di funzioni, per ora alle 4 Regioni attualmente richiedenti (Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto), ex art. 116 3° c. Cost.  La materia è già stata esaminata criticamente in Conferenza Stato-Regioni del 5 febbraio scorso, ove sono state messe bene in luce le principali incongruenze, nonché le difformità rispetto alle prescrizioni della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale, contenute nel DDL delega 1623/24: – mancato rispetto di diversi principi costituzionali, tra cui quello di leale collaborazione tra “livelli” dello Stato; – i LEP, di competenza statale, vanno ad incidere su materie di competenza concorrente la cui attuazione grava sulle regioni; – nessuna previsione (meglio, esclusione) di specifico finanziamento in caso di trasferimento di funzioni. Per essere espliciti: la sentenza 192/2024 della Corte costituzionale metteva in risalto la necessità di attribuire un ruolo centrale al Parlamento nella definizione e approvazione delle Intese. La procedura che il Governo sta attualmente seguendo è, al contrario, quella di emarginare il Parlamento, lasciandolo escluso da ogni decisione, se non interlocutoria, fino al momento dell’approvazione delle Intese con legge c.d. rafforzata. L’attenzione nei confronti del rispetto dei fondamentali diritti costituzionali – su tutti, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti – deve essere massima anche e soprattutto in sede di Conferenza Unificata e di Conferenza Stato-Regioni. In nome di tutto ciò, chiediamo che, nell’imminente seduta, si esaminino nuovamente i profili di incongruenza e incostituzionalità che, a nostro avviso, caratterizzano il percorso intrapreso per addivenire alle richieste di trasferimento di ulteriori funzioni e condizioni di autonomia da parte delle Regioni su ricordate. Ci auguriamo che questa nostra richiesta possa essere inoltrata ai membri della Conferenza. Rimaniamo fiduciosi nella Vostra sensibilità istituzionale Marina Boscaino per Esecutivo dei Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
COMUNICATO 26 marzo 2026 – la Lega razzista rilancia e raddoppia
SUL CORRIERE DELLA SERA DI GIOVEDÌ 26 MARZO, IL LEGHISTA FONTANA HA SVELATO IL SUO RAZZISMO BASATO SUL ‘MODO DI PENSARE’: IL NORD “È L’AREA PIÙ MODERNA E FUNZIONALE CHE TRAINA IL RESTO DELL’ITALIA”. Il ‘modo di pensare’ sbagliato è quello dei cittadini e delle cittadine residenti nel Meridione che hanno la colpa di aver votato in massa a difesa della Costituzione e contro la manomissione di istituti di garanzia come il Consiglio Superiore della Magistratura. Dunque, il Meridione va punito con la secessione del Settentrione. “Bisogna trovare il modo di mettere il Nord, che è la parte sana e produttiva del Paese, in grado di competere con le Regioni europee più avanzate […] L’Autonomia è solo un primo passo, il nodo di fondo è che bisogna cambiare la forma dello Stato in senso federale.“ Insomma, il Meridione è una “palla al piede” e in più difende la Costituzione, allora non basta più l’autonomia differenziata; no, serve il federalismo secessionista, così le Regioni del Nord potranno unirsi alla Baviera per proteggere l’industria, “per esempio a cominciare dall’automotive”. Mai era stato così chiaro il disegno secessionista motivato dalla difesa dei padroni, degli imprenditori del Nord avanzato, quel Nord dove si sfruttano senza pietà i lavoratori e le lavoratrici delle industrie del lusso e della logistica, come dimostrano le inchieste sul Lavoro e gli Appalti del pubblico ministero milanese dott. Storari. Fontana vergogna! È evidente che la lezione del Referendum non è stata affatto compresa anzi, nel desiderio di schiacciare e delegittimare la grande vittoria del No, la Lega non solo rilancia con ancora più forza l’Autonomia differenziata, ma addirittura raddoppia, incitando ad ampliare ancor più il processo eversivo dell’Unità nazionale. Chiediamo a tutte le forze politiche, sindacali e associative che hanno tenacemente lottato per la difesa della Costituzione di reagire immediatamente con dichiarazioni, prese di posizione, interrogazioni parlamentari … in merito alle incredibili e razziste dichiarazioni del presidente della regione Lombardia Attilio Fontana e di chiederne le dimissioni. Tutti e tutte insieme dobbiamo impedire che l’Autonomia differenziata vada avanti e bloccare l’iter delle Intese. Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
COMUNICATO 24 marzo 2026 – Ha vinto la Costituzione
Una straordinaria partecipazione messa in campo, in uno slancio di orgoglio repubblicano, ha azzoppato una delle tre gambe sulle quali il Governo ha fondato il suo progetto di devastazione della Carta costituzionale. Questo ci rende felici e ci fa ben sperare. Fandonie e ricostruzioni capziose, Fedez, Garlasco, la famiglia nel bosco, stupratori e pedofili in libertà, occupazione degli spazi di comunicazione, non sono stati sufficienti per accreditare la prima “riforma epocale” del Governo: la riforma della Magistratura. Nei 7 anni della nostra esistenza e della perseveranza della nostra lotta i Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia Differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti hanno sottolineato come autonomia differenziata, premierato e contro-riforma della Magistratura siano stati i cardini di un patto scellerato tra le forze per cancellare gli istituti fondamentali della Costituzione. E invece cittadine e cittadini hanno deciso diversamente: stop al tentativo di sovvertire il principio dell’equilibrio dei poteri e dell’autonomia della Magistratura. I cittadini e le cittadine hanno rifiutato l’imposizione al Parlamento di un testo raffazzonato e pieno di sbavature, che avrebbe avviato l’operazione di scardinamento, avrebbe segnato un primo passo pericoloso e grave verso la sottomissione della Magistratura al potere Esecutivo, ridimensionando il ruolo del Presidente della Repubblica, depotenziando il CSM. Dopo i fallimenti delle bicamerali, quando i cittadini e le cittadine sono stati chiamati/e ad esprimere il voto sulle riforme costituzionali, nel 2006 e nel 2016, hanno detto NO e anche oggi nel 2026 i cittadini e le cittadine hanno detto la Costituzione non si tocca. Si è rafforzato, così, il legame profondo che lega il popolo italiano alla sua Carta fondamentale. Ripartiamo da questa consapevolezza; godiamoci qualche ora per rallegrarci della vittoria, ringraziando tutti e tutte coloro che – donne e uomini dei Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia Differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti, impegnati nel Comitato per il NO della società civile e nel No sociale – hanno fatto la propria parte per difendere la Costituzione repubblicana dall’ennesimo attacco concepito dal Palazzo; e poi impegniamoci ancora di più per affermare le nostre ragioni, bloccando il percorso dell’Autonomia Differenziata, che il Governo vuol far procedere nonostante la sentenza 192/24 della Corte Costituzionale. Approfittiamo di questo importante momento – e delle inevitabili discussioni che scatenerà nella fragile coalizione che ha sostenuto il sì – per far ripartire le battaglie sui diritti universali, così come la Carta li esprime e li garantisce, e per pretendere l’effettivo ripudio della guerra, come previsto dall’art. 11. La vittoria del NO esprime una disponibilità e una volontà di mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici, delle giovani e dei giovani, contro la guerra, contro la rimozione dei diritti e delle conquiste, contro l’Autonomia differenziata. Una volontà che si era già espressa in autunno contro il genocidio a Gaza. I dirigenti delle grandi organizzazioni dei lavoratori e delle lavoratrici di questo Paese hanno la responsabilità di raccogliere subito questa forza, di mobilitarla per portare nelle piazze il NO che si è espresso nel voto, per lo Stop immediato all’AD, per il rifiuto di qualunque coinvolgimento dell’Italia nella guerra, per il ritiro del progetto di contro- riforma della sanità e della scuola. Noi ci siamo: crediamo nell’unità e nella possibilità di individuare spazi di lotta comune. La vittoria del NO ha rivendicato la nostra storia, la nostra identità repubblicana: un mandato che ci è stato assegnato da quanti/e ci hanno liberato, a prezzo della propria vita, dal nazifascismo, consegnandoci – attraverso la Costituzione del ’48 – l’impegno a garantire “diritti inviolabili e doveri inderogabili” di tutte le persone. Una responsabilità che – insieme a chi non arretra davanti ai principi della Carta; che, al contrario, vede nella loro realizzazione l’obiettivo imprescindibile – occorre esercitare senza tentennamenti e con intransigenza. Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
“Occupied Territories” – Libano: una guerra che Israele non ha mai smesso
“È passato meno di un anno e mezzo dall’ultimo conflitto, seguito da una tregua mai rispettata, ed ora una nuova guerra in tre settimane ha già lasciato più di un milione di persone senza casa”, esordisce Fabio Bucciarelli, fotoreporter che per 10 anni ha documentato la realtà quotidiana in Cisgiordania, Striscia di Gaza e Libano con tanti ‘scatti’, 100 in esposizione a Vinovo fino al 3 maggio prossimo. Nella pagina oggi online su Il mondo in cui viviamo, Fabio Bucciarelli spiega: > Dopo più di un anno sono tornato in Libano. > > Era l’ottobre del 2024, quando, a seguito del genocidio di Gaza e > dell’uccisione di Hassan Nasrallah, Israele bombardava il paese, causando > migliaia di morti civili e oltre un milione di sfollati. > > Il primo giorno che sono arrivato, dopo aver preso l’accredito stampa, sono > stato in un cimitero temporaneo a Dahieh, quartiere sciita della città > considerato una roccaforte di Hezbollah. Il cimitero provvisorio, tra terra e > fango, dedicato ai martiri in attesa di una sepoltura migliore, quel giorno ha > accolto quattro vittime: Mohamed Serri, giornalista della televisione > Al-Manar, sua moglie, un combattente e un paramedico. > > A causa dei continui bombardamenti israeliani, delle incursioni terrestri e > degli ordini di evacuazione, molte persone hanno trovato rifugio in scuole > trasformate in centri di accoglienza, lungo il lungomare della città o nello > stadio adattato a shelter temporaneo. In questi giorni, le piogge torrenziali > peggiorano ulteriormente le condizioni dei profughi interni, costretti a > vivere nelle tende. > > Gli attacchi si sono intensificati, provocando numerose vittime e la > distruzione di infrastrutture civili, con oltre un milione di persone che, > secondo le stime, sono state sfollate. > > Oggi la guerra è tornata, con la stessa violenza ma con una nuova maschera. > Dopo l’attacco americano e israeliano all’Iran e la risposta di Hezbollah, che > ha lanciato razzi verso Israele in supporto alla Repubblica Islamica, il > Libano è di nuovo ostaggio di un conflitto che sembra ripetersi come un > copione già scritto. > > I bombardamenti israeliani colpiscono ovunque, dalla capitale al sud. Gli > ordini di evacuazione si moltiplicano e arrivano fino al fiume Litani, nella > parte meridionale del paese che molti in Israele auspicano come nuovo confine, > o almeno come zona cuscinetto. Il rischio è quello di un nuovo massacro in > stile Gaza: distruzione sistematica, bombe per abbattere edifici e > infrastrutture, preparare il terreno all’invasione di terra e nuovi territori > occupati. > > Nemmeno la resilienza delle persone è cambiata, né la resistenza dei > combattenti che, come fantasmi, cercano di fermare l’avanzata dell’IDF. Poco o > nulla si sa di Hezbollah: non ci sono fotografie recenti, non si conosce il > numero delle vittime, nè chiaramente i loro nascondigli o strategia. > > Dal 2 marzo, questa nuova offensiva israeliana ha già causato più di mille > vittime e costretto ancora una volta oltre un milione di persone a lasciare le > proprie case. Oggi, in Libano, circa una persona su cinque è sfollata, il 20% > della popolazione. > > Come in un film già visto, la guerra continua senza fine, alimentata solo > dalla necessità di combattere e di seminare il caos in un paese, dove lo > spettro della guerra civile non è mai scomparso. In occasione dell’esposizione della collezione Occupied Territories a Le Gallerie del Museo Storico del Trentino, il direttore dell’Atlante delle Guerre e dei conflitti nel mondo, Raffaele Crocco, ha commentato: «Questa mostra vuole essere un grido d’allarme. Vicino a noi, poche centinaia di chilometri al di là del mare, si sta consumando una tragedia che ha pochi precedenti, per ferocia e determinazione di chi vuole uccidere. Nel vicino Oriente, Israele ha deciso l’annientamento di un popolo e, contemporaneamente, ha avviato una politica di aggressione in nome di una ipotetica “pace duratura”, da realizzare con la sconfitta definitiva e totale dei nemici: l’Iran e Hezbollah. Quello che si deve fare è documentare il massacro, raccontare il crimine. Fabio Bucciarelli lo ha fatto. È sceso all’inferno per raccontarci cosa accade con le sue foto». Dopo la presentazione nel 2025 a Sarajevo e l’esposizione a Modena e a Trento, fino al 3 maggio 2026 la collezione è in mostra al Castello Della Rovere di Vinovo. “Le immagini prendono vita lungo un percorso fatto di cinquanta steli in ferro che sorreggono le foto, creando una sorta di costruzione fisica che guida i passi dei visitatori tra le sale del castello – spiega la recensione su GUIDA TORINO – Questa scelta di allestimento, curato da Lejla Hodzic, trasforma la visita in una camminata lenta dove ogni scatto – dal ritratto intimo alla scena di strada – aiuta a capire la frammentazione dello spazio e la perdita della libertà di movimento. Le fotografie, nate originariamente per un libro edito da Dario Cimorelli, si allontanano dalla fretta della cronaca per restituire un racconto umano e complesso. Si scoprono così le vite di persone che resistono alla cancellazione della propria identità in un mondo che sembra essersi fermato in un’attesa infinita”. Occupied Territories: Stories from The West Bank, Gaza, and Lebanon – antologia di 100 fotografie di Fabio Bucciarelli, edita con prefazione di Fabio Tonacci, inviato di la Repubblica, a cura di Elena Caldara, Dario Fanelli, Laura G. Maggioni, Daniela Meda e Joan Roig nel 2025 stampata in 1˙300 copie e pubblicata da Dario Cimorelli Editore.   OCCUPIED TERRITORIES STORIES FROM THE WEST BANK, GAZA, AND LEBANON Castello della Rovere – Vinovo (TO) sabato e domenica e festivi, fino al 3 maggio 2026 sabato 15-18.30; domenica 10.30-12.30 e 15-18.30 aperture straordinarie: 6 aprile, 25 aprile 1° maggio orario 10.30-12.30 e 15-18.30       Maddalena Brunasti
March 23, 2026
Pressenza
Comunicato 5 marzo 2026 Comitato Emilia Romagna
Dopo la Regione Puglia anche la Regione Emilia-Romagna impugna la legge finanziaria che istituisce i LEP, voluti dal ministro Roberto Calderoli, con la Delibera del 2 marzo che propone avanti alla Consulta questione di legittimità costituzionale degli art.1 commi 706-711 e 3 Legge di bilancio 2025, riferendosi alla spesa e in particolare alla “missione 14: diritti sociali, politiche sociali, pari opportunità e disagio”. La Giunta regionale ha colto l’artificio contenuto nell’ultima legge di bilancio, compiendo l’unico atto consentito dall’ordinamento per opporsi: ricorso diretto alla Corte costituzionale. * L’art.1 viene ritenuto illegittimo in quanto istituisce il Livello essenziale di prestazione (Lep) in materia di assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale per gli alunni e gli studenti con accertamento della condizione della disabilità in età evolutiva “senza una propedeutica istruttoria nonché senza intesa con le Regioni o, quantomeno, il parere delle stesse”; * l’ art.3 viene ritenuto illegittimo in quanto lo stanziamento per la “Missione 14” sia dimostrabilmente insufficiente e inadeguato. In sintesi, viene proposto ricorso al Giudice delle leggi a fronte di norme dal contenuto discriminatorio perché non supportate da norme di spesa che garantiscano uniformità dei diritti. Questa importantissima decisione coglie in pieno quanto da anni evidenziato dal Comitato E-R contro ogni autonomia differenziata e cioè il cortocircuito creato dalla legge Calderoli 86/2024 e dal ddl delega 1623/25 attualmente in discussione al Senato, riguardo ai Lep. Questi, per dettato costituzionale, vanno determinati e garantiti attraverso legge dello Stato; tuttavia con la legge di bilancio 2025, ne viene scaricato l’onere sostanzialmente sui bilanci regionali e comunali. Il Comitato ha più volte richiamato l’attenzione su questo snodo prodromico all’attuazione dell’autonomia differenziata (AD): senza previa determinazione dei LEP è incostituzionale qualunque trasferimento di funzioni dallo Stato alle Regioni, tantomeno di intere materie. Il Comitato E-R dà quindi atto che gli impegni formalmente presi dalla Regione con apposito emendamento alla legge di spesa approvato il 23/12/2025 comincino a trasformarsi in concreti passaggi istituzionali. Questa decisione della Regione, fa emergere con forza la contraddizione nella quale si muove il progetto governativo di addivenire al più presto alla concretizzazione dell’AD ex art. 116 c.3 Cost.: il progetto si scontra in modo irreparabile con la scarsità di risorse o, peggio, con la mancanza di volontà politica di colmare i divari tra territori e tra condizioni soggettive. La Regione respinge quindi la finzione che possa determinarsi trasferimento di competenze sulla base di “autodefiniti” LEP privi di copertura generale; respinge la scelta di riversare gli oneri su bilanci regionali e comunali, poiché tutto ciò va in contrasto con i principi costituzionali. Il Comitato auspica che anche altre Regioni mostrino altrettanta sensibilità istituzionale, proponendo analoghi ricorsi a garanzia dell’uniformità e dell’effettività dei diritti di tutti i cittadini e di tutte le cittadine. Bologna 05/03/2026 Comitato regionale Emilia-Romagna contro ogni autonomia differenziata, per l’Unità della Repubblica e l’Uguaglianza dei diritti.
COMUNICATO 2 marzo 2026 – Roma Capitale
Il governo Meloni, un governo di destra, ha deciso, con l’appoggio del PD, la presentazione alle Camere di un ddl di revisione dell’art. 114 della Costituzione per dare poteri legislativi al Comune di Roma, elevata tra gli enti costitutivi della Repubblica. Sarà attribuita all’Assemblea capitolina potestà legislativa concorrente sulle seguenti materie: ‘trasporto pubblico locale, polizia amministrativa locale; governo del territorio; commercio; valorizzazione dei beni culturali e ambientali; promozione e organizzazione di attività culturali; turismo; artigianato; servizi e politiche sociali; edilizia residenziale pubblica; organizzazione amministrativa’.  Da tempo – grazie anche alla vigilanza che l’associazione Carte in Regola ha esercitato su questo ennesimo affronto alla Carta – sottolineiamo come Roma capitale sarà il primo ente istituzionale a fruire dell’autonomia differenziata. Il ddl di revisione dell’art. 114 Cost. ha, dunque, a nostro avviso, anche una finalità tutta politica: aprire il varco all’autonomia differenziata su scala nazionale. Alla fine di luglio, il via libera del Consiglio dei Ministri al ddl, suggerì al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, di parlare di una “riforma storica” e di appellarsi ad un “atteggiamento bipartisan”. Detto fatto; come le ciliegie, una tira l’altra. E quindi – mentre il centro destra ratifica le preintese con Veneto, Liguria, Piemonte e Lombardia su 4 materie “non Lep”; mentre il testo del cosiddetto ddl Calderoli sulla determinazione dei Lep AS1623 continua il suo iter al Senato – il fuoco presunto “amico” sferra un ulteriore attacco. Dopo una serie di incontri tra Giorgia Meloni, Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio e Roberto Gualtieri è stato raggiunto l’accordo per emendare il testo su “Roma capitale”. Nella serata del 27 febbraio è stata definitivamente approvata la formulazione al ddl di riforma costituzionale (l’ennesima!) dell’art. 114, inserendo il seguente emendamento: “la legge dello Stato può attribuire ai Comuni capoluogo delle Città metropolitane specifiche e ulteriori funzioni amministrative sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza”. Per ricapitolare, il centro destra – anche in violazione, come abbiamo più volte ripetuto, della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale – porta avanti l’autonomia differenziata; non basta: il centro destra, con il consenso del PD, differenzia a sua volta Roma città metropolitana; non basta ancora: le grandi città metropolitane (i capoluoghi di quelle regioni che hanno maggiormente spinto per l’autonomia differenziata e che ambiscono a rimanere attaccate alla “locomotiva europea”, ma non solo), pretendono di rimanere al passo con la Capitale (che un po’ ladrona pur sempre è…) e quindi non rinunciano (sempre con l’assenso del PD) a esigere a loro volta poteri amministrativi differenziati rispetto al resto del territorio, contrattando con lo Stato poteri amministrativi di competenza statale. Un mosaico indecente, una frammentazione addirittura a tre livelli differenti (ma chi sa ancora dove saranno in grado di arrivare), che sottolinea un unico esplicito punto di convergenza e di interesse, comune, ahimè, ai partiti della maggioranza ma, a quanto pare, non solo a loro: gestire potere. Zaia sogna Venezia Città-Stato, Sala vuole che Milano sia sempre più città globale e tutte le città metropolitane mirano a divenire metropoli inserite nei circuiti economici mondiali, dove si concentreranno ricchezza e potere, esasperando ancor più squilibri territoriali e disuguaglianze sociali. Questa frenesia appropriativa viaggia a marce forzate e rapidissime, secondo il progetto della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: concludere l’ennesima procedura di revisione costituzionale entro la fine del mandato governativo, confidando nell’approvazione per via parlamentare. La decentralizzazione del potere va incontro alle esigenze dei cacicchi locali, i sedicenti “governatori” (sia regionali, che comunali) che – in ossequio a tali esigenze, stanno letteralmente distruggendo le istituzioni della Repubblica – e, con esse, l’uguaglianza dei diritti sociali, politici e civili. Chiediamo quindi alla segretaria del maggior partito dell’opposizione: dobbiamo fidarci delle parole o dobbiamo guardare ai fatti? Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
Il LIBRO Riforma della magistratura: Risposte competenti a slogan ingannevoli – 30 interventi per il NO
IL LIBRO E’ SCARICABILE GRATUITAMENTE CLICCANDO QUI In calce il sommario e la presentazione Progetto editoriale del gruppo di lavoro dell’Associazione  Carteinregola  a cura di Anna Maria Bianchi, Isabella Pierantoni, Daniela Rizzo – Interviste di Anna Maria Bianchi, Daniela Rizzo, Pietro Spirito e Giancarlo Storto. SOMMARIO Premessa * Riforma della magistratura, siamo quelli del NO – sintesi dei motivi per votare NO alla riforma costituzionale * Perché questo libro e perché Carteinregola è per  il NO  – Anna Maria Bianchi, Presidente Carteinregola * La scheda – come funziona la magistratura  oggi * La giustizia e la magistratura italiana in numeri   Le interviste * Come la Costituzione garantisce la separazione dei poteri,  l’autonomia della magistratura e i diritti dei cittadini –  Francesco Pallante, costituzionalista * La crisi della democrazia e gli effetti sull’autonomia del potere giudiziario – Gaetano Azzariti, costituzionalista * La Riforma costituzionale affronta i problemi della giustizia? Emilio Ricci, avvocato penalista, vicepresidente ANPI nazionale   * Una riforma della giustizia? Anastasia Ascenzi, tecnica di amministrazione del Tribunale di Roma * Con la riforma i giudici dipenderanno dalla politica? Enrico Grosso, Presidente del Comitato Giusto dire No * Con la separazione delle carriere finalmente difensore e PM saranno uguali davanti al Giudice? Giovanni Salvi, già Procuratore generale della Repubblica * Il sorteggio dei membri del CSM metterà fine alle correnti della magistratura? Silvia Albano, magistrata, Presidente di Magistratura Democratica * Una nuova Alta Corte Disciplinare che sostituisce le funzioni disciplinari dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura, garantirà più rigore e trasparenza? Alfredo M. Bonagura, Consigliere Corte d’Appello di Roma   * Perché i magistrati europei di MEDEL esprimono preoccupazione per la riforma? Mariarosaria Guglielmi, magistrata e presidente di MEDEL (Magistrats Européens pour la democratie e les libertés) * Quale libertà di espressione per i magistrati? – Rocco Maruotti, PM e Segretario generale dell’Associazione Nazionale Magistrati * Errore giudiziario e  responsabilità dei magistrati – Giuseppe Cascini Procuratore aggiunto presso la Procura di Roma * Il CSM  fra politica e magistratura – Marco Patarnello, sostituto procuratore generale della Cassazione * Riforma della magistratura, ricordiamoci della storia  Benedetta Tobagi, storica e  scrittrice * Riflessioni di un ex togato  – Giancarlo De Cataldo  ex magistrato, scrittore e sceneggiatore * La controriforma della Corte dei conti, un ulteriore tassello del progressivo e sistematico indebolimento delle istituzioni di garanzia e di controllo Maria Teresa Pòlito, Presidente aggiunto onorario della Corte dei conti * Riforma della magistratura, quali rischi per la lotta alla criminalità organizzata? Franco Roberti, già procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo * Perché la maggioranza decide di cominciare il percorso delle riforme dalla giustizia – Marco Esposito,  giornalista e saggista  * «Riforma» della giustizia, quale «par condicio»? –  Vincenzo Vita,giornalista e saggista * Psicologia della manipolazione nel referendum sulla giustizia: come la campagna del Sì costruisce consenso – Viviana Guarini Digital strategist, psicologa, content writer e formatrice * Un cuore leale e una lingua cortese hanno portato il No in vantaggio  – Giovanni Bachelet Presidente del Comitato Società civile per il NO nel referendum costituzionale – con Anna Maria Bianchi   * Un’iniziativa che ha fatto la differenza: i 15 per il  NO Nunzia D’Elia eAntonella Di Florio, vicepresidenti Comitato 15 per il NO * L’avvocatura e la magistratura stanno dalla stessa parte – Franco Moretti Comitato Avvocati per il NO * Dall’autonomia differenziata alla riforma della magistratura, la politica sta scardinando la Costituzione – Marina Boscaino, portavoce Comitati NO  AD   * Riforma della magistratura, quali rischi per la tutela  dei lavoratori? Christian Ferrari, Cgil nazionale * Riforma della magistratura, quali rischi per la tutela dell’ambiente? Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente * Riforma della magistratura, quali rischi per la lotta alle mafie e alla corruzione? Gianpiero Cioffredi – Presidenza nazionale e referente di Libera contro le mafie del Lazio * Riforma costituzionale della giustizia, un processo democratico? Elena Granaglia, Forum Disuguaglianze Diversità * il NO di ANPI alla riforma della magistratura – Marina Pierlorenzi Presidente del Comitato Provinciale ANPI Roma * il NO di ACLI alla riforma della magistratura – Italo Sandrini , ACLI Nazionale * Il NO di ARCI alla riforma della magistratura per la lotta alle disuguaglianze –  Carlo Testini, ARCI Nazionale Appendice * Il quesito referendario e gli articoli della Costituzione modificati dalla Riforma costituzionaleNorme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare * Cronologia e materiali della riforma sul sito di Carteinregola * I  Comitati del NO – le informazioni della campagna * Istruzioni pratiche per votare * Quelli del SI’ Ringraziamo tutti i coloro che sono intervenuti a “Risposte competenti a slogan ingannevoli”e che ora sono in questo libro, Giuseppe Cascini che ha partecipato al nostro webinar “Rispondiamo alle domande sulla riforma della magistratura” e di cui inseriremo a breve il contributo nel libro, Rosanna Oliva, Andrea Padalino Morichini, e tutti coloro che si stanno impegnando per fare informazione alle cittadine e ai cittadini, per difendere l’autonomia della magistratura e la nostra Costituzione. PERCHÉ QUESTO LIBRO E PERCHÉ CARTEINREGOLA È PER  IL NO Anna Maria Bianchi, Presidente dell’Associazione  Carteinregola Come già per altre riforme tese a scardinare la nostra Costituzione, come Carteinregola sentiamo il dovere di schierarci in difesa dei capisaldi della Carta, della separazione dei poteri, dell’autonomia della magistratura, della legge uguale per tutti. Purtroppo come già per la nostra battaglia contro l’Autonomia Regionale differenziata, dobbiamo fare i conti con una  materia che molti sentono  lontana dai propri problemi quotidiani, e con  una complessità che rende  difficile spiegare le ragioni del  NO, mentre, nel campo avverso, è  molto  facile utilizzare  slogan che fanno leva su falsità e luoghi comuni.  Si vuol fare  credere che si tratti di una riforma per migliorare la giustizia, ma si sta apparecchiando un sistema per ridimensionare la libertà dei magistrati che, non dimentichiamolo, è anche presupposto dei diritti dei cittadini sanciti dalla Costituzione. Carteinregola ha aderito al Comitato Società Civile per il No nel Referendum Costituzionale e da settimane è impegnata  in una campagna di  sensibilizzazione  affinchè la consultazione referendaria del 22 e 23 marzo veda un’ampia partecipazione popolare e una scelta consapevole. Per questo, dopo la serie di videointerviste a tanti  protagonisti di questa battaglia civile e democratica. diffuse attraverso il sito e i social di Carteinregola, abbiamo raccolto i materiali in questo libro, per offrire  strumenti di approfondimento sulle conseguenze della riforma, ma anche per dare  un quadro sintetico di facile consultazione e istruzioni pratiche per il voto. Il mondo in cui siamo immersi è sempre più desolante e preoccupante, ma questo deve spingerci a comunicare con ancora maggiore determinazione le nostre idee e  i nostri sentimenti, e a mettere  le nostre forze al servizio della difesa della nostra democrazia, che senza risposte compatte e adeguate, rischia di non essere più quella che conosciamo, nata dalla  Resistenza e dalle madri e padri costituenti. IL 22 E IL 23 MARZO SULLA SCHEDA SCEGLIAMO  NO SCARICA IL LIBRO IN PDF (3 marzo 2026) 25 febbraio 2026 (ultima modifica 3 marzo 2026) Per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com
Lettera aperta Conferenza Unificata
Il ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli, riferendosi allo schema di intesa preliminare tra governo e regioni (Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto), approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 19 febbraio, ha parlato di “passo storico e decisivo”. Si fa concreta e incombente, dunque, l’attuazione di quella che è stata efficacemente definita “secessione dei ricchi”, che mina il principio dell’universalità e uguaglianza dei diritti sociali. Le quattro intese approvate concernono, come è noto, le cosiddette “materie non-LEP” (previdenza complementare, protezione civile, professioni e, per la sanità, il sistema tariffario di rimborso, remunerazione, compartecipazione degli assistiti, con poteri di riallocazione delle risorse). Ma attenta all’unità del Paese anche il disegno di legge delega AS 1623, presentato per la determinazione dei LEP in altre 12 materie. La disinvolta procedura seguita dal ministro elude o ignora la Sentenza 192/2024 della Consulta, emanata a seguito dei ricorsi avanzati avverso la Legge 86/2024, dopo la straordinaria mobilitazione popolare (1.300.000 firme raccolte per il referendum abrogativo), di cui i Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata sono stati protagonisti. La Corte Costituzionale, infatti, ha perimetrato in modo cogente la richiesta di ulteriori e particolari forme di autonomia, stabilendo che non esistono materie per le quali non si individui l’esigenza di determinare i LEP; che la richiesta di autonomia debba essere dettagliatamente motivata, in ragione di specificità territoriali da illustrare tramite una rigorosa istruttoria; che solo il Parlamento ha titolo a definire i Lep. Noi riteniamo che la determinazione dei Lep richieda un’ampia partecipazione dei/delle cittadini/e – in Francia si parla, non a caso, di débat publique – che potrebbe essere promossa dalle Regioni, in collaborazione con i Comuni, e la conseguente elaborazione di materiali che potrebbero essere la base della deliberazione del Parlamento, in modo che i Lep siano effettivamente espressione dell’uguaglianza dei diritti su scala nazionale. Poiché pensiamo che la Conferenza Unificata – essendo rappresentativa di tutte le regioni italiane – dovrebbe essere il luogo in cui si possa svolgere un primo ma fondamentale esame degli effetti che le preintese potrebbero avere su tutte le regioni, auspichiamo che la discussione in Conferenza Unificata sia molto approfondita e che – se le preintese ledessero gli interessi anche solo di una regione – si pervenga ad un parere negativo. Poiché le preintese, così come sono formulate, minano i livelli di prestazione a garanzia dei diritti sociali – come si può vedere per quel che riguarda la sanità, o anche la previdenza complementare – ci auguriamo che i Presidenti di Regione in Conferenza Unificata esprimano parere negativo. I Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata e il Tavolo nazionale “No AD” hanno da sempre richiesto che i Consigli regionali – come è successo in Emilia-Romagna – si oppongano ad intraprendere l’iter della Autonomia differenziata. In particolare, in occasione della Conferenza Unificata, CHIEDONO che i Consigli regionali diano mandato al Presidente della Regione di respingere le quattro intese approvate in via preliminare, denunciandone le forti criticità e la non conformità ai rilievi mossi dalla Consulta, con particolare riguardo alla mancanza di indicatori capaci di fornire una comprovata giustificazione della maggiore autonomia richiesta. Distinti saluti Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
Lettera aperta al presidente della Conferenza delle Regioni
Illustrissimo Presidente, abbiamo ragione di ritenere che domani – in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni – si porranno le basi per un ulteriore passaggio verso il trasferimento di funzioni, per ora alle 4 Regioni attualmente richiedenti (Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto), ex art. 116 3° c. Cost. La materia è già stata esaminata criticamente in Conferenza Stato-Regioni del 5 febbraio scorso, ove sono state messe bene in luce le principali incongruenze, nonché le difformità rispetto al dictat della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale, contenute nel DDL delega 1623/24: – mancato rispetto di diversi principi costituzionali, tra cui quello di leale collaborazione tra “livelli” dello Stato; – i LEP, di competenza statale, vanno ad incidere su materie di competenza concorrente la cui attuazione grava sulle regioni; – nessuna previsione (meglio, esclusione) di specifico finanziamento in caso di trasferimento di funzioni. Per essere espliciti: la sentenza 192/2024 della Corte costituzionale metteva in risalto la necessità di attribuire un ruolo centrale al Parlamento nella definizione e approvazione delle Intese. La procedura che il Governo sta attualmente seguendo è, al contrario, quella di emarginare il Parlamento, lasciandolo escluso da ogni decisione, se non interlocutoria, fino al momento dell’approvazione delle Intese con legge c.d. rafforzata. L’attenzione nei confronti del rispetto dei fondamentali diritti costituzionali – su tutti, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti – deve essere massima anche e soprattutto in sede di Conferenza Unificata e di Conferenza Stato-Regioni. In nome di tutto ciò, chiediamo che, nell’imminente seduta, si esaminino nuovamente i profili di incongruenza e incostituzionalità che, a nostro avviso, caratterizzano il percorso intrapreso per addivenire alle richieste di trasferimento di ulteriori funzioni e condizioni di autonomia da parte delle Regioni su ricordate. Ci auguriamo che questa nostra richiesta possa essere inoltrata ai membri della Conferenza. Rimaniamo fiduciosi nella Sua sensibilità istituzionale Marina Boscaino per Esecutivo dei Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e