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𝐏𝐨𝐭𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚 𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞, 𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐢𝐧𝐯𝐨𝐥𝐠𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢
L’Appello: 𝐏𝐨𝐭𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚 𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞, 𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐢𝐧𝐯𝐨𝐥𝐠𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢𝐏𝐄𝐑 𝐒𝐎𝐓𝐓𝐎𝐒𝐂𝐑𝐈𝐕𝐄𝐑𝐄: scrivere a: info@carteinregola.it con 𝐎𝐆𝐆𝐄𝐓𝐓𝐎: 𝐀𝐏𝐏𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐃𝐈𝐁𝐀𝐓𝐓𝐈𝐓𝐎 𝐑𝐈𝐅𝐎𝐑𝐌𝐀 𝐑𝐎𝐌𝐀 𝐂𝐀𝐏𝐈𝐓𝐀𝐋𝐄 specificando l’eventuale qualifica da indicare insieme al nome del sottoscrittore/trice. Trenta associazioni e comitati e decine di esponenti del mondo civico, accademico, culturale, di Roma e non solo, chiedono … Leggi tutto 𝐏𝐨𝐭𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚 𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞, 𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐢𝐧𝐯𝐨𝐥𝐠𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢
COMUNICATO del 30 dicembre 2025 – raccolta firme Referendum Magistratura
I Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti prendono atto dell’intenzione del Governo – manifestata più volte dal ministro della Giustizia e fatta propria dalla Presidente del Consiglio – di procedere al referendum costituzionale restringendo i tempi previsti. I Comitati ribadiscono la ferma opposizione alla c.d. riforma, il cui scopo (neppure tanto implicito) ė quello di “ridimensionare “ la Magistratura. Tale opposizione si sostanzia su una serie di elementi, di cui indichiamo quelli particolarmente significativi: * duplicazione del CSM, relegandolo ad un ruolo meramente burocratico col conseguente depotenziamento del potere giurisdizionale rispetto agli altri poteri dello Stato; * separazione del PM dagli organi giudicanti andando ad incidere sulla formazione e sulla cultura della giurisdizione con rischi facilmente rappresentabili: il PM diventerà l’organo dell’accusa, perdendo l’imparzialità che caratterizza la giurisdizione nel suo complesso, con riflessi negativi anche sul giudizio. Conseguenza ineluttabile sarà la sottoposizione del PM all’esecutivo; * sorteggio secco per la determinazione della componente togata dei due CSM e dell’Alta Corte. Ciò significa che deciderà la sorte – e non il dibattito e l’elezione – la formazione di un organo costituzionale. Avanziamo una provocazione: perché non procedere nello stesso modo per la formazione delle Camere? Sorteggio tra cittadine/i iscritti nelle liste elettorali, INCENSURATI! Non sono che alcuni dei motivi per non confermare la c.d. riforma. I Comitati, pertanto, sostengono e sponsorizzano con forza la necessità di opporsi all’inaudita forzatura costituzionale, potenziando la raccolta-firme di recente promossa, diretta all’esercizio del diritto previsto dall’art. 138 Cost., che riconosce il popolo sovrano quale soggetto potenzialmente promotore di referendum (oppositivo per noi, nel caso concreto), al pari di una determinata percentuale di parlamentari e di cinque Consigli regionali. Rivendichiamo pertanto il tempo costituzionalmente garantito ed il rispetto delle nostre prerogative. Infine, una valutazione legata alla nostra lotta contro l’autonomia differenziata: quella della magistratura sarebbe la prima delle tre riforme cardine del patto di governo ad essere attuata. L’autonomia differenziata arranca dopo la sentenza 192/24 Corte Cost. parzialmente demolitoria; il premierato rischia, tanto che è possibile venga aggirato con una riforma pessima della legge elettorale. Impedire tale attuazione rappresenterebbe il primo passo per scardinare il patto scellerato su cui si fonda l’alleanza di governo tra le 3 forze di maggioranza, ciascuna sponsor di una delle 3 iniziative eversive della Costituzione repubblicana, fondata sull’antifascismo. I Comitati ribadiscono pertanto il proprio NO alla riforma contro la Magistratura ed invitano al massimo impegno per la raccolta delle firme. Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD Qui il link per firmare
COMUNICATO del 20 dicembre 2025 – 10 Presidi No Autonomia differenziata
I Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti, mentre tutto intorno tace, non cessano di esercitare la loro responsabilità: informare, denunciare, mobilitare per ostacolare e bloccare la folle corsa attraverso la quale il Governo e il ministro Calderoli – bruciando le tappe e sconfessando la sentenza 192/24 della Corte Costituzionale – stanno portando a compimento il progetto eversivo dell’ autonomia differenziata. Da Catania a Torino e Trieste in contemporanea, sotto le sedi dei Palazzi di 10 Regioni, si sono tenuti presidi, che si sono conclusi con la consegna di un documento che individua in maniera circostanziata le deviazioni e le vere e proprie inottemperanze che il Governo sta compiendo rispetto alla sentenza 192/24 della Consulta. In particolare:  le preintese, nel loro insieme, su materie non LEP, tra il Governo delle destre e il Veneto, la Lombardia, la Liguria e il Piemonte, perché la Corte costituzionale ha chiesto che si procedesse con la devoluzione di funzioni specificamente motivate territorio per territorio, mentre le preintese sono fatte con il ‘copia-incolla’;  la legge delega sui LEP, AS 1623, perché è per lo più una legge di ricognizione, e dunque fotografa la situazione attuale, legittimando così le estese e profonde disuguaglianze nell’erogazione dei servizi tra Regioni, che i LEP dovrebbero invece superare;  l’inserimento in legge di Bilancio di 6 articoli (123-128), che determinano i LEP su materie particolarmente importanti, dunque sovrapponendosi alla stessa legge delega. Infine, nei documenti presentati dai Comitati, si chiede che le Regioni si impegnino a ricorrere alla Corte Costituzionale rispetto alla determinazione dei LEP, che non saneranno ma sanciranno le differenze territoriali. In 4 capoluoghi di Regione, poi – a Roma, Milano, Torino, Napoli – sono state consegnate le firme raccolte nelle piazze e sui banchetti per chiedere ai presidenti delle Regioni di non procedere o di non intraprendere alcun passo verso l’autonomia regionale. A Roma i consiglieri di opposizione si sono impegnati per fare una seduta straordinaria sul tema. I Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti ringraziano tutti i soggetti del Tavolo NOAD che hanno contribuito alla riuscita delle iniziative e ricordano a tutte e tutti che il tempo di agire è ora. Il tempo di bloccare questo progetto scellerato, i cui effetti saranno devastanti per il Paese. L’azione di Comitati e Tavolo è quanto mai urgente: entro il 31 dicembre, verranno infatti ratificati definitivamente gli accordi di Veneto, Lombardia, Liguria e Piemonte per l’applicazione dell’Autonomia differenziata relativamente a Protezione Civile, Professioni (albi professionali, esami, compensi), Previdenza complementare e integrativa, Coordinamento della finanza pubblica in materia sanitaria. E inoltre, la scorciatoia del collegamento alla legge di Bilancio del ddl Calderoli renderà il percorso di quel provvedimento più agevole e semplificato; al termine di esso potranno essere firmate le intese con le Regioni interessate ad acquisire potestà legislativa esclusiva sulle materie desiderate. Per fermare la folle corsa del ministro Calderoli verso la disgregazione della Repubblica, ci appelliamo alla vigilanza che la Corte ha affermato che avrebbe esercitato; alle forze politiche di opposizione, e contiamo sulla mobilitazione di sindacati, associazioni, movimenti, cittadine e cittadini che abbiano a cuore l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti. Comitati contro ogni AD, associazioni, movimenti, forze sindacali e politiche riunite nel Tavolo NO AD CATANIA MILANO ROMA ROMA ROMA NAPOLI NAPOLI TRIESTE TORINO BOLOGNA BOLOGNA Intervento di Maria Longo Risposta di P. Calvano capogruppo PD in consiglio regionale Emilia Romagna GENOVA
COMUNICATO STAMPA del 17 dicembre 2025
Il 19 dicembre 2025 si terranno presìdi e iniziative in diverse Regioni: Piemonte, Liguria, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Marche, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia (il 16 dicembre già in Lombardia e successivamente all’insediamento del Consiglio regionale anche in Puglia). Le iniziative vengono promosse dai Comitati contro ogni AD e da associazioni, movimenti, forze sindacali e politiche riunite nel Tavolo NO AD   * per contestare l’illegittima accelerazione del Governo sull’Autonomia differenziata; * per chiedere alle Giunte regionali, in particolar modo a quelle di centrosinistra, che si impegnino a ricorrere alla Corte Costituzionale, qualora venissero approvati i LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) nella legge di Bilancio o nella  legge delega, per scongiurare gli effetti discriminatori che essi provocherebbero; * per consegnare le firme dei cittadini e delle cittadine che hanno sottoscritto petizioni, affinché le Regioni non intraprendano alcun percorso volto ad ottenere “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”, ai sensi dell’art. 116 c.3 Cost. Ai Presidenti dei Consigli Regionali verrà consegnato un documento – predisposto dagli organizzatori dei presidi e delle iniziative – che denuncia le violazioni alla sentenza 192/24 della Corte Costituzionale presenti nelle pre-intese su quattro materie, siglate dal ministro Calderoli il 18 e il 19 novembre scorso con Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria. È necessario denunciare e contrastare questo spregio delle Istituzioni della Repubblica e dei nostri diritti, che rivelail vero obiettivo dell’autonomia differenziata, la secessione dei ricchi. Comitati contro ogni AD, associazioni, movimenti, forze sindacali e politiche riunite nel Tavolo NO AD
Comunicato Stampa del 5 dicembre 2025
Il ministro Calderoli scalpita per l’Autonomia differenziata, e come sempre usa più vie per raggiungere la meta. Così il 18 e 19 novembre, ha sottoscritto con i Presidenti delle regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto 4 Accordi preliminari, le cosiddette pre-intese riguardanti 4 materie (Protezione civile, Professioni, Previdenza complementare e integrativa, Coordinamento della finanza pubblica nella materia Tutela della salute); accordi che, illegittimamente, non tengono in alcuna considerazione quanto stabilito dalla sentenza 192/24 della Consulta. Non pago ha presentato un disegno di legge delega al Senato per la determinazione dei LEP, A.S. 1623, e contemporaneamente, vuole che il Parlamento, con la legge di bilancio 2026 definisca, con gli articoli 123-128, i LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) relativi ad alcune funzioni concernenti Istruzione, Sanità, Assistenza nel settore sociale e per gli alunni con disabilità. Il ministro Calderoli, mentre chiede una delega al governo per definire i LEP, chiede che intanto, con il veicolo ultraveloce della legge di bilancio, vengano approvati LEP in materie molto importanti. Non ancora contento di queste vie plurime, il ministro Calderoli ha fatto dichiarare come collegati alla legge di bilancio la richiamata Delega al Governo per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (A.S. 1623) e i Disegni di legge di approvazione delle intese legge 26 giugno 2024, n. 86, così da precludere il ricorso al referendum abrogativo. I Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti apprezzano e sostengono le richieste di stralcio o di soppressione, presentate da AVS, FI-BP-PPE, M5S e Pd, degli artt. 123-128. Ben hanno fatto a dichiarare – il senatore Francesco Boccia: “Per quanto ci riguarda deve essere chiaro con i Lep dentro la manovra, la legge di bilancio non si approva. Quindi se sono disponibili a reggere un duro ostruzionismo del Pd siamo qui. Aspettiamo una risposta”; – il senatore Giuseppe De Cristofaro:“Calderoli e la destra vogliono approvare i LEP senza passare da una legge del Parlamento e senza nuovi stanziamenti”; – la senatrice Alessandra Maiorino:“il governo punta ad una approvazione fulminea, così da aggirare il dibattito che si sta avviando in commissione”. Noi sosterremo queste posizioni per impedire colpi di mano, per difendere i diritti sociali e l’unità della Repubblica. Esecutivo nazionale dei Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti
Comunicato 30 settembre Appello per Gaza
In una settimana, dopo la pubblicazione dell’Appello (apri) promosso da un gruppo di docenti di tutta Italia, rivolto  a tutti i sindacati, movimenti e associazioni, per uno sciopero generale per Gaza e per la rottura di tutte le relazioni con Israele, abbiamo avuto un vasto sostegno di cittadine e cittadini, militanti sindacali e di movimento. In Italia il grande movimento per la Palestina, che superi sigle e appartenenze, chiede che non si interrompa la mobilitazione. La risposta positiva non è solo nei numeri, ma anche nelle decine e decine di commenti che molti lasciano, nei quali si riflette l’aspirazione, dimostrata nella grande mobilitazione del 22 settembre, a percorrere una strada comune, che incida davvero sulla situazione, interrompendo l’orrore. Inoltre, si sono moltiplicate le dichiarazioni di sciopero qualora la Flotilla venisse attaccata. Ma se – come ovviamente ci auguriamo – la Flotilla dovesse rimanere incolume e portare a termine la sua missione – sarebbe meno urgente fermare il genocidio attraverso una mobilitazione straordinaria? Auspichiamo la proclamazione di uno sciopero generale nello stesso giorno da parte di tutti i sindacati in modo da permettere la partecipazione di ogni lavoratore e lavoratrice, studente e studentessa, insegnante, famiglia, associazione, movimento, così da poter avere la massima visibilità ed il massimo impatto per esprimere sia il nostro sostegno al popolo di Gaza e alla Flotilla, sia la nostra richiesta all’Esecutivo di isolare politicamente, militarmente ed economicamente il governo israeliano. Rilanciamo perciò l’Appello che sottoponiamo alla firma: è il momento di moltiplicarne la diffusione attraverso tutti i canali che possiamo percorrere.  La forza collettiva di tutte e tutti è ora impellente e necessaria. Il genocidio va fermato. Esecutivo nazionale dei Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti