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Comunicato Stampa 15 ottobre 26 – Approvati gli schemi d’Intesa – Contro l’Autonomia differenziata la mobilitazione continua
La presidente del consiglio, Giorgia Meloni, è disposta a tutto, pur di arrivare a goal su ciò che ha sostituito (necessità fa virtù…) il suo progetto sul premierato; ovvero, la legge elettorale, che di fatto è una sorta di premierato assoluto sotto mentite spoglie. Per ottenere questo risultato, Meloni sacrifica – non è una novità – il Sud e le classi meno agiate. Dando entrambi in pasto ai poteri forti e a coloro che beneficeranno della realizzazione del progetto eversivo dell’autonomia differenziata. Il Consiglio dei ministri, infatti, su proposta del Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie – Roberto Calderoli – ha approvato, in via definitiva, gli Schemi di intesa tra il Governo e le regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle materie “protezione civile”, “professioni” e “previdenza complementare e integrativa” e – udite udite! – nella materia “tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica”. Ora saranno presentati disegni di legge, con allegate le intese sottoscritte dai Presidenti relative a ciascuna regione. Un pacchetto per ogni Regione, nonostante – come abbiamo detto e ripetuto in audizione, insieme ad altri ed altre – i testi delle preintese siano sostanzialmente identici. Il che evidenzia in maniera plateale che questa autonomia differenziata e differenziante non fa leva su oggettive condizioni e bisogni peculiari delle regioni, ma semplicemente crea nuovi privilegi e nuove disuguaglianze, usando il nuovo potere legislativo dei sedicenti “governatori”. Dopo il parere della Conferenza unificata – dove però i Comuni, oltre alle Regioni governate dall’attuale opposizione parlamentare, si sono detti contrari -, dopo gli atti di indirizzo approvati dalle Camere e dopo l’approvazione delle Regioni interessate, il passaggio in Consiglio dei ministri rappresenta il penultimo atto, prima del definitivo approdo alle Camere, dove speriamo si dia battaglia fino in fondo, per arginare questo progetto eversivo. Che rischia di passare senza che la maggior parte dei cittadini e delle cittadine sappia cosa si sta concretizzando sulle loro teste e rigorosamente a spese loro. Un percorso paludato, purtroppo sottovalutato da tanti soggetti che, ogni giorno, si spendono per i diritti sociali e civili, ma che non hanno compreso gli effetti devastanti che l’autonomia differenziata determinerà in termini di diseguaglianze. Accogliamo con speranza le dichiarazioni dei presidenti di Puglia e Campania, Decaro e Fico; attendiamo con ansia i pronunciamenti dei presidenti delle altre regioni di centro sinistra; riponiamo fiducia negli amministratori locali, sindaci e sindache che non solo conoscono perfettamente i reali bisogni dei propri territori, ma si sono più volte schierati/e – in particolare al Sud – contro “la secessione dei ricchi”. Invitiamo tutte/i coloro che quotidianamente si spendono per contrastare iniquità a valutare il fatto che la differenziazione dei diritti sulla base del certificato di residenza andrà ad incidere in modo drammatico su chi già patisce ingiustizie e ha di meno; nonché sulle loro lotte: autonomia differenziata significa per sua stessa natura indebolimento del conflitto. Invitiamo il Campo Largo a inserire nel nascente programma di coalizione la cancellazione del comma 3 dell’art 116 e una rivisitazione del Titolo V della Costituzione. La mobilitazione contro l’autonomia differenziata, un processo giunto purtroppo quasi al traguardo, non può attendere. E’ una questione di responsabilità: preservare l’unità della Repubblica – attaccata violentemente dai provvedimenti del Governo, anche sacrificando tutti I Sud del Paese – equivale a garantire l’uguaglianza dei diritti. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD
Melonellum: non bastano i ricorsi
di Franco Astengo   Ascoltato l’annuncio della presentazione dei ricorsi avverso la nuova legge elettorale, mi permetto di ritornare sull’argomento ribadendo prima di tutto la necessità di una forte iniziativa politica che coinvolga la società italiana: la manifestazione indetta dalla CGIL per sabato prossimo dovrebbe avere nei contenuti anche questo segno facendo comprendere che la formula elettorale rimane l’architrave della
October 14, 2026
La Bottega del Barbieri
In Italia il diritto all’assistenza continua a dipendere dal luogo in cui si vive
La spesa dei Comuni per i servizi sociali e socio-educativi nel 2023 è stata di 9,4 miliardi di euro a cui si aggiungono 1,3 miliardi di euro del Servizio Sanitario Nazionale e 862 milioni dalla compartecipazione degli utenti per un totale di 11,6 miliardi di euro. Un volume di risorse, che conferma l’importanza degli enti locali nel difficile ruolo di provare a garantire protezione sociale a milioni di persone, ma l’impegno risulta spesso del tutto inadeguato rispetto ai bisogni crescenti della popolazione. Inoltre, dietro alla spesa complessiva si nasconde un Paese profondamente diseguale, dove il diritto all’assistenza continua a dipendere dal luogo in cui si vive. E’ quanto dimostra l’analisi elaborata dall’Area Stato Sociale e Diritti della CGIL sui dati ISTAT, dal titolo: “La spesa dei comuni per i servizi sociali”, che aggiorna al 2023 i dati già pubblicati con il Report dello scorso luglio (https://www.pressenza.com/it/2026/08/le-macroscopiche-disparita-territoriali-nella-spesa-dei-comuni-per-i-servizi-sociali/). Il rapporto mostra come la spesa sociale comunale media sia pari a 160 euro per abitante, ma varia dai 215 euro delle regioni del Nord-Est ai soli 89 euro del Mezzogiorno. Le differenze diventano ancora più evidenti guardando ai singoli territori: si passa dai 639 euro pro capite della Provincia autonoma di Bolzano ai 56 euro della Calabria, con ampie distanze anche tra province e tra comuni di diversa dimensione demografica. La quota più consistente delle risorse è destinata a famiglie e minori, con 3,5 miliardi di euro, seguiti da 2,7 miliardi per le persone con disabilità e 1,4 miliardi per gli anziani. Complessivamente i servizi e gli interventi sociali dei Comuni hanno raggiunto oltre 9,3 milioni di utenti. Negli ultimi dieci anni sono cresciuti in particolare gli interventi rivolti alla disabilità e al contrasto della povertà, mentre diminuisce l’utenza dei servizi per anziani, segnale di un welfare che fatica a rispondere adeguatamente all’invecchiamento della popolazione e alla crescente domanda di assistenza per la non autosufficienza. > “Divari rilevanti, si sottolinea nel Rapporto, si registrano anche tra i > singoli comuni che aumentano in relazione anche alla dimensione demografica > con una spesa media che da 196 euro nei comuni con oltre 50 mila abitanti, > scende fino a 116 euro nei comuni con meno di 2 mila abitanti. Divari si > registrano anche tra i comuni delle aree centrali e quelli delle aree interne. > L’intervento di regioni e province autonome determina una spesa aggiuntiva > media di 4 euro per abitante”. Il rapporto evidenzia inoltre come oltre la metà della spesa sociale sia sostenuta attraverso risorse proprie dei Comuni. Un modello che, in assenza di un adeguato riequilibrio nazionale, tende a rafforzare le disuguaglianze territoriali: i territori con maggiori disponibilità finanziarie riescono a garantire più servizi, mentre quelli con minori capacità fiscali restano indietro. Come già evidenziato nel report di luglio, per la CGIL la risposta passa dal pieno finanziamento dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS), indispensabili per rendere effettivi e uniformi i diritti sociali su tutto il territorio nazionale. La definizione dei livelli essenziali, sottolinea il sindacato, non può rimanere un mero esercizio normativo: servono risorse strutturali, il rafforzamento dei fondi nazionali per il sociale, la programmazione dei servizi e una forte azione di contrattazione territoriale per garantire a tutte le persone, indipendentemente dal luogo di residenza, un accesso equo ai servizi di welfare. Il report restituisce così la fotografia di un sistema che, pur registrando una crescita degli investimenti, continua a essere segnato da profonde disparità. Una sfida che riguarda non solo la qualità dei servizi sociali, ma la concreta attuazione del principio costituzionale di uguaglianza e l’esigibilità dei diritti fondamentali delle persone. > “Se l’articolo 3 della Costituzione, si legge nelle conclusioni del Rapporto, > assicura il principio di uguaglianza sostanziale, i bilanci dei comuni > italiani raccontano un’altra storia. I dati sulla spesa sociale dimostrano che > il sistema attuale, eccessivamente basato sulle risorse proprie degli enti > locali, sta allargando la forbice delle diseguaglianze nel Paese, lasciando > indietro chi ha più bisogno di protezione: non solo persone povere, > marginalizzate, disabili, anziane, non autosufficienti, migranti, minori e > famiglie fragili ma sempre più spesso anche chi ha bisogno di lavorare per > vivere e un lavoro lo ha. I livelli essenziali delle prestazioni sociali > rappresentano l’unico argine a questa deriva delle disuguaglianze, > specialmente di fronte alle incognite del regionalismo differenziato. > Tuttavia, determinare nominalmente i LEPS senza stanziare risorse adeguate è > un esercizio di ipocrisia istituzionale che questo sindacato respinge al > mittente”. Intanto, la cosiddetta Autonomia differenziata va avanti: in piena estate sono state approvate dal Senato e dalla Camera gli schemi di intese preliminari con le regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto che riguardano “forme e condizioni particolari di autonomia” per le materie: “Protezione civile”, “Professioni”, “Previdenza complementare e integrativa”, “Tutela della salute” relativamente a Coordinamento della finanza pubblica”. Alla conclusione dell’iter avviato potranno diventare materie di esclusiva potestà legislativa regionale delle 4 regioni del Nord. Si tratta di preintese che non rispettano la sentenza della Corte Costituzionale del 12 novembre 2024 e che fanno un altro pericoloso passo in avanti verso lo “Spacca Italia”. Anna Maria Bianchi su https://www.carteinregola.it/ fa il punto della situazione e propone un efficace videoclip: https://www.youtube.com/watch?v=hAdqaFsPbk4&t=26s. Qui il report dall’Area Stato Sociale e Diritti della CGIL: “La spesa dei comuni per i servizi sociali”: https://files.cgil.it/version/c:MDAzMWY4ZTktNzdhZS00:N2I5NjkyOGMtMDY1NC00/Report%20Spesa%20sociale%20Comuni%20-%202023.pdf, Giovanni Caprio
October 12, 2026
Pressenza
Comunicato stampa del Comitato di Puglia per l’unità della Repubblica
GOVERNO MELONI E REGIONI DEL NORD CORRONO SPEDITI VERSO LA FRANTUMAZIONE DELL’ITALIA DICIAMO NO! Il Governo Meloni va avanti nel percorso di “autonomia differenziata” attraverso l’iter delle “intese” con 4 regioni del Nord – Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria – che prevedono l’attribuzione di particolari forme di autonomia su materie importanti: protezione civile, professioni, previdenza complementare e alternativa, coordinamento della finanza pubblica in materia di tutela della salute. Non stiamo parlando di una semplice riorganizzazione amministrativa. Stiamo parlando del rischio di trasformare le differenze territoriali in disuguaglianze permanenti, di istituzionalizzare la divisione fra cittadini/e di serie A e di serie B e di compromettere l’unità sostanziale della Repubblica, mentre il Paese è già profondamente segnato da divari economici e sociali. Questa scelta politica rischia di colpire prima di tutto le fasce sociali più disagiate e nell’immediato le popolazioni del Sud, che vedranno ridursi ulteriormente risorse e diritti fondamentali, in aperto contrasto con il sentire popolare e con la sentenza n. 192/2024 della Corte Costituzionale. Il Mezzogiorno, afflitto dalle liste di attesa per l’accesso alle cure e agli esami clinici, dall’emigrazione sanitaria che arricchisce altri territori, dalla fuga dei giovani alla ricerca di migliori prospettive di vita, dall’abbandono delle aree interne, dal dissesto idrogeologico, viene lasciato solo e ulteriormente depauperato. Questo misfatto politico, sociale e istituzionale, che si sta compiendo in un clima di caos e di disinformazione, richiede il massimo della mobilitazione trasversale e l’assunzione di responsabilità a tutti i livelli e in ogni territorio. Per questo siamo decisamente solidali con le mobilitazioni dei Comitati nelle regioni interessate dalle intese e valutiamo con favore l’impegno assunto dai Presidenti delle Regioni Puglia e Campania a ricorrere alla Corte Costituzionale per far valere i principi di eguaglianza dei diritti, di unità e indissolubilità della Repubblica. Tuttavia, rimaniamo a dir poco sconcertati dalla posizione assunta dagli esponenti del PD delle regioni Lombardia e Veneto: in un passaggio assolutamente determinante essi non hanno partecipato al voto nei rispettivi organismi istituzionali regionali. Paradossali risultano le ragioni di tale decisione politica: troppo ridotti, rispetto alle aspettative , sarebbero gli ambiti e le risorse di autonomia previsti dalle preintese! Tale posizione, maturata all’interno dello stesso partito che a Roma e al Sud dichiara la propria contrarietà all’autonomia differenziata mentre al Nord la rivendica, è, a nostro parere, indice di un processo di degenerazione politica localistica, di un’ambiguità che nuoce alla limpidezza della lotta per l’uguaglianza dei diritti, di un deplorevole “regionalismo competitivo”. Di fronte a una prospettiva tanto grave, vanno rigettati tatticismi, silenzi o distinguo di convenienza elettoralistica. Per questo auspichiamo che si ritrovi, prima che sia troppo tardi, quell’unità che nell’estate del 2024 aveva portato un movimento vasto e plurale, da Nord a Sud, alla raccolta di 1.300.000 firme per l’abrogazione della legge Calderoli n. 86/2024. Chiediamo che anche le altre Regioni, a partire da quelle meridionali, si associno all’impegno assunto dai Presidenti Decaro e Fico per far valere davanti alla Corte Costituzionale l’interesse generale e i principi di solidarietà, unità e indissolubilità della Repubblica. Chiediamo ai sindaci e alle sindache di alzare la voce, informare le proprie comunità e assumere iniziative concrete contro qualsiasi processo di ulteriore divisione del Paese. Perché non è una questione che riguarda soltanto il Mezzogiorno: riguarda l’Italia intera. Al fianco di queste lotte e iniziative dichiariamo il nostro impegno nel nostro territorio e insieme ai Comitati e al Tavolo Nazionale “No Autonomia differenziata”, dei quali siamo da anni parte attiva. 8 settembre 2026 Per il Comitato di Puglia “Per l’unità della Repubblica” Tonia Guerra Eliseo Tambone
𝐈𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐚𝐫𝐭𝐞𝐝𝐢̀ 𝟐𝟐 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟔 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟕.𝟑𝟎
𝐅𝐞𝐝𝐞𝐫𝐚𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐟𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐞: 𝐥𝐞𝐯𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐞𝐠𝐮𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐧𝐳𝐞 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐬𝐪𝐮𝐢𝐥𝐢𝐛𝐫𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐢? ne parliamo con 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐄𝐬𝐩𝐨𝐬𝐢𝐭𝐨 – 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐞 𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐞 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐋𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢 – 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐨𝐫𝐞 𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐒𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐅𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐞 introduce 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐧𝐚 𝐁𝐨𝐬𝐜𝐚𝐢𝐧𝐨 – 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐯𝐨𝐜𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐓𝐚𝐯𝐨𝐥𝐨 𝐍𝐨 𝐀𝐃 conclude 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐨 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐨 – 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐍𝐨 𝐀𝐃 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐜𝐚𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐲𝐨𝐮𝐭𝐮𝐛𝐞 𝐥𝐢𝐯𝐞 https://www.youtube.com/@NoadogniAD/streams per informazioni: noaogniad@gmail.com
Settembre molto caldo per il Governo e le 4 Regioni che intendono confermare gli Schemi di intesa preliminare
Settembre molto caldo per il Governo e le 4 Regioni che intendono confermare gli Schemi di intesa preliminare. Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto chiedono l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nelle materie protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa, tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica. Il ministro Calderoli preme per arrivare all’approvazione, preferibilmente entro il 20 settembre (domenica 20 torna il grande raduno di Pontida). Il Calendario è già pronto: Lombardia e Veneto in prima linea, Liguria a ruota, il Piemonte in affanno. In Veneto: 1, 2, 3 settembre approvazione dopo l’adozione della legge regionale sul fine vita; in Liguria: primo settembre in Commissione, entro l’8 le audizioni, il 9 settembre discussione e voto in Consiglio Regionale; in Lombardia: il 26 agosto le Commissioni congiunte, mercoledì 2 settembre l’adozione della Risoluzione di maggioranza, il 10 l’esame in Consiglio Regionale e l’approvazione; in Piemonte: 3 settembre esame in Commissione degli Schemi e conclusione dell’iter entro fine mese. La Lombardia nega le audizioni e vuole passare subito all’approvazione, d’altra parte Pontida incalza. Il 2 settembre, alle 14.00, è in discussione anche la Petizione lombarda presentata il 16 dicembre 25. Quest’ultima collocata al secondo punto dell’o.d.g. e, quindi, indebolita ancora di più nel dibattito e nell’iter. Con le mobilitazioni, si parte il 3 settembre a Torino – con un Presidio/Conferenza stampa, alle 14.00 (Palazzo del Consiglio Regionale – Via Alfieri 15, Torino – Palazzo Lascaris). Inaccettabile, dicono i promotori , che si violi la sentenza della Corte Costituzionale del dicembre 2024. Con tutte le urgenze gravi per il Paese si fa un altro passo verso l’aumento delle diseguaglianze, le privatizzazioni, la distruzione dei contratti nazionali, i clientelismi. Il 10 settembre a Milano – Presidio (Grattacielo Pirelli – Piazza Duca d’Aosta 3, orario in aggiornamento), si invita chi due anni fa ha firmato contro l’Autonomia differenziata, e in Lombardia la campagna per il referendum contro l’autonomia differenziata (Legge Calderoli, n. 86/2024) si era conclusa registrando una partecipazione straordinaria che ha collocato la regione tra le prime tre a livello nazionale per numero di sottoscrizioni. Ci aspettiamo che si rompa il silenzio sulle trattative in corso, chiediamo alle opposizioni, agli Enti Locali, ai Sindaci e alle Sindache, ai media di fare la loro parte. I Comitati, i Coordinamenti e le Associazioni che si sono impegnati/e a partire dal 2019, continuano e continueranno ad opporsi alla disgregazione dell’unità della Repubblica, all’aumento delle diseguaglianze e alla progressiva affermazione della ‘secessione dei ricchi’. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità dellaRepubblica e Tavolo No AD
Autonomia differenziata, dalla Calabria il fronte del No rilancia la mobilitazione del Sud
Dopo lo start parlamentare sul via libera  alle pre-intese, la partita sull’autonomia differenziata s’è riaccesa con grande furore. Le regioni a conduzione leghista  vogliono farsi già trovare pronte al fin di accelerare l’iter definitivo della riforma, senza tenere conto di quelle che sono state le criticità sollevate dalla Consulta. L’intento è fin troppo evidente, esse intendono riprendere il centro della scena politica e riportare la barra a dritta sulla rotta secessionista. Infatti la discesa in campo dei “governatori” ha un doppio obiettivo: da un lato, riaffermare l’egemonia nei territori contro la linea dell’ex-capitano; dall’altro, marcare la differenza identitaria “del popolo padano” rispetto alla coalizione governativa, in vista dell’imminente tornata elettorale che si annuncia piuttosto scintillante. Tra l’altro questa prova di forza per accelerare l’inter parlamentare, ha come obiettivo quello di portare nel prossimo 20 settembre, in occasione del raduno annuale sul pratone di Pontida, il trofeo da esibire per la celebrazione della supposta “superiorità padana” e distanziarsi finalmente quanto più possibile dalla “zavorra penzolante dello stivale” quella compresa nel calzante che va da “Roma ladrona” alla “terronia parassitaria”. Insomma, non è un caso che, in piena canicola agostana, le quattro regioni nordiste – Piemonte, Veneto, Lombardia e Liguria – hanno iniziato la corsa contro il tempo, al fin di varare a tambur battente le famigerate pre-intese, per l’attribuzioni delle competenze esclusive delle materie soggette al nuovo regime differenziato (protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa), in uno con la parte del comparto-sanità che sarà regolato dal coordinamento finanziario. C’è da dire, comunque, che alla fine della corsa le pre-intese dovranno essere trasformate dal Governo in specifici disegni di legge (tanti quanti sono le regione in questione), i quali dovranno essere approvati da entrambi i rami del Parlamento a maggioranza assoluta  dei componenti. Ovviamente, nel caso di emendamenti modificativi approvati dal potere legislativo, occorrerà raggiungere una nuova intesa con le regione interessate. In altri termini, l’obiettivo dichiarato dal malcelato “sovraregionalismo nordista” è quello di riuscire a far passare il quadro normativo con l’approvazione regionale entro la metà del prossimo mese. D’altro canto le commissioni parlamentari competenti sembra siano già state convocate allo scopo di dare senza indugio il loro via libera, prima del dovuto passaggio nei Consigli regionali e, successivamente, dell’approvazione definitiva del Parlamento. Di questo tour de force non manca di farsi vanto il leghista lombardo Mauro Piazza, sottosegretario con delega all’Autonomia, il quale – lanciando frecciatine avvelenate agli oppositori del sovraregionalismo nordico – dice: il metodo leghista è «la risposta concreta alle “cassandre” che ancora oggi remano contro l’approvazione di questa Riforma»1.  In sostanza col modello sovraregionalistico si vuole tracciare in modo irreversibile la strada del non-ritorno, superando ogni sterile freno centralista e sbarrando la via ad ogni principio solidaristico costituzionalmente tutelato volto a stabilire – concretamente – l’uguaglianza dei diritti di cittadinanza. Di tutt’altro segno sono le voci che si sollevano dal Sud, come – per esempio – quella di Daniela Palaia, consigliera comunale di Catanzaro e Referente per la Calabria del Comitato Nazionale “NOAD” (No all’Autonomia Differenziata), la quale non ha esitato affatto a non far mancare il suo sostegno alla petizione popolare2 promossa dal Comitato “Difendiamo la Costituzione” di Lamezia Terme, unitamente al Tavolo regionale NOAD che si è mosso in sinergia con altre associazioni, forze sociali, sindacali e politiche. La suddetta consigliera non solo ha annunciato la piena adesione alla petizione del Comitato, ma nella sua dichiarazione ad una testata locale online, ha lanciato l’invito all’appello per una grande mobilitazione sociale: «L’autonomia differenziata – dice Daniela Palaia – torna a minacciare l’unità del Paese e i diritti fondamentali dei cittadini. Di fronte alle nuove pre-intese in corso tra il Governo nazionale e le Regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria, non possiamo rimanere a guardare: è il momento di mobilitarsi per difendere la Calabria e i principi cardine della nostra Costituzione3. Già lo scorso luglio s’era già pronunciato criticamente Luca Bianchi (direttore generale di Svimez) in una intervista rilasciata ad Avvenire4, dimostrando come il “modello sovraregionalista” sull’autonomia differenziata della Lega (con un unico testo fotocopiato per ciascuna delle quattro regioni) abbia fondamentalmente una valenza politica: «Non si può parlare di autonomia “differenziata” quando Regioni con caratteristiche economiche, demografiche e amministrative così diverse chiedono esattamente le stesse competenze con identiche argomentazioni. Una “differenziazione omogenea”, un ossimoro che nasconde l’obiettivo di un “sovraregionalismo” del Nord, nel quale i margini di autonomia vengono chiesti non per rispondere a peculiari esigenze territoriali, ma in ragione dell’appartenenza allo stesso blocco politico e geografico». Dallo stesso sito Svimez v’è un esplicito invito a “Regioni ed enti locali del Sud a mobilitarsi per evitare un ulteriore incremento delle diseguaglianze”5. Ma l’economista dell’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno – in modo propositivo – senza alcun partigianeria va anche oltre: «Un sistema politico serio dovrebbe chiedere che il percorso dell’autonomia venga ricondotto dentro il federalismo previsto dalla Costituzione: prima la perequazione, prima la garanzia effettiva dei diritti e solo dopo ulteriori forme di autonomia. Non si tratta di opporsi per principio all’autonomia, ma di evitare un ulteriore incremento delle disuguaglianze. Ridurre il confronto a una contrapposizione tra Nord e Sud oscura la vera posta in gioco: l’indebolimento delle politiche pubbliche. L’autonomia differenziata deve diventare un tema centrale del confronto politico nazionale. I partiti devono assumersi la responsabilità di spiegare con chiarezza quale modello di regionalismo e quale idea di Repubblica intendano costruire». Quasi a voler dare una chiara risposta all’invito fatto dalla SVIMEZ agli amministratori locali che non vogliono stare a guardare passivamente nell’interesse delle comunità locali che governano, segnaliamo la presa di posizione del Primo Cittadino di Cosenza, Franz Caruso: “Negli ultimi anni – scrive il Sindaco dal portale del Comune6 – insieme a tanti sindaci, amministratori, associazioni, organizzazioni sindacali, forze politiche e cittadini, abbiamo condotto una battaglia convinta contro un impianto di riforma che abbiamo sempre ritenuto critico per il Mezzogiorno e per la Calabria. È stata una mobilitazione ampia, fondata non su contrapposizioni ideologiche, ma sulla difesa dei principi di solidarietà, coesione nazionale e uguaglianza sostanziale sanciti dalla Costituzione. Quella battaglia – prosegue – non è stata inutile. Ha contribuito a mantenere alta l’attenzione del Paese su una riforma destinata ad incidere profondamente sull’organizzazione dello Stato e ha posto al centro del confronto temi che oggi nessuno può più ignorare: il finanziamento dei Livelli essenziali delle prestazioni, il superamento della spesa storica e la necessità di garantire pari diritti ai cittadini, indipendentemente dal territorio in cui vivono”. Molto critico è anche l’intervento di Pietro De Sarlo su Basilicata24, dimostrando  – a partire dall’analisi dei CPT-Conti Pubblici Territoriali – l’assoluta  falsificazione propagandistica (“IL NORD PRODUTTIVO MANTIENE IL SUD PARASSITARIO”) a supporto dell’autonomia differenziata basata  su un supposto credito fiscale vantato (e mai restituito) dalle regioni del nord, grazie al quale sarebbero state finanziate le politiche  economiche clientelari meridionaliste dei governi centralisti: «Nel 2023 la spesa pubblica corrente pro capite  del Settore Pubblico Allargato – fa osservare De Sarlo – è stata di 21.609 euro nel Nord-Ovest, 20.220 euro nel Nord-Est, 22.298 euro nel Centro, 14.927 euro nel Sud e 16.875 euro nelle Isole. C’è altro da aggiungere?»7 Sostanzialmente l’operazione verità introdotta dai CPT – ci dice De Sarlo –  ha avuto un merito fondamentale, quello di passare dalla propaganda ai conti. Infatti, «non basta sommare i fondi formalmente destinati al Mezzogiorno. Bisogna vedere dove finiscono complessivamente spesa corrente, investimenti, infrastrutture e attività delle imprese pubbliche. Perché esiste un fenomeno che nella discussione italiana viene sempre dimenticato: la ricchezza tende a concentrarsi dove la ricchezza è già concentrata». Il tema politico decisivo della critica sull’autonomia differenziata non è una questione che ruota attorno alla Lega. Gli appetiti “nordisti” riguardano trasversalmente quel “partito del nord”8 che ha accumunato sia le forze del centrodestra sia quelle  del centrosinistra: «L’autonomia differenziata è entrata nella Costituzione con la riforma del Titolo V approvata dal centrosinistra nel 2001. Nel 2018 il governo Gentiloni sottoscrisse gli accordi preliminari con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Il percorso continuò con il governo Draghi e con Mariastella Gelmini ministra per gli Affari regionali(…) . Persino il presidente Mattarella ha in più occasioni trattato l’autonomia differenziata come un percorso costituzionale possibile. Un atteggiamento che ha contribuito alla sensazione che il problema riguardasse soprattutto il come, più che il perché». Abbiamo voluto dare molto più spazio al contributo che precede, giacché nell’approfondire il tema del rapporto nord-sud coglie alla radice le distanze siderali che separano il ceto politico formatosi dalla “seconda repubblica” ad oggi, rispetto alla pur legittimamente criticata classe politica raccoltasi attorno il cosiddetto “arco costituzionale”, emerso nella ricostruzione postbellica e che aveva attraversato in buona parte anche la lotta di resistenza partigiana, dando vita alla legge fondamentale dell’ordinamento repubblicano. Quella che si sta tracciando con l’autonomia differenziata è una strada irreversibile, un colpo di mano malcelato del “partito unico del nord” volto a modificare  sostanzialmente – e in modo subdolo – i principi della Carta costituzionale. In questo senso siamo d’accordo  con  chi, a ragione, solleva con nettezza il dubbio se sia corretto accettare il terreno di discussione sul come trasformare i fondamentali del patto sociale, oppure interrogarsi sul perché di una tale necessità. Autonomia differenziata… cui prodest?   _______ 1)    HTTPS://WWW.GIORNALELAVOCE.IT/NEWS/ATTUALITA/729038/AUTONOMIA-PIEMONTE-ACCELERA-PRIMA-DI-PONTIDA-LE-PRE-INTESE-ARRIVANO-IN-COMMISSIONE-IL-3-SETTEMBRE.HTML 2)    AUTONOMIA DIFFERENZIATA, IL FRONTE DEL NO RILANCIA LA MOBILITAZIONE IN CALABRIA. COMITATO, SINDACATI, ASSOCIAZIONI E OPPOSIZIONI CHIEDONO DI FERMARE LE PRE-INTESE E DIFENDERE IL DIRITTO ALLA SALUTE – COMUNICATO STAMPA  –  IL COMITATO “DIFENDIAMO LA COSTITUZIONE” E IL TAVOLO REGIONALE NO AD, INSIEME AI SINDACATI (CGIL E GILDA), ALLE ASSOCIAZIONI E AI PARTITI DI OPPOSIZIONE DEMOCRATICA, CONTINUANO LA RACCOLTA DELLE SOTTOSCRIZIONI ALLA PETIZIONE POPOLARE DIRETTA AL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE E DEL CONSIGLIO PERCHÉ SCELGANO DI CONTRASTARE LE PRE-INTESE SULLA AUTONOMIA DIFFERENZIATA TRA GOVERNO E LE REGIONI LOMBARDIA, PIEMONTE, LIGURIA E VENETO E PER DIFENDERE IL DIRITTO ALLA SALUTE DI TUTTI I CITTADINI CALABRESI. NEI PRIMI CINQUE GIORNI DALL’AVVIO DELLE SOTTOSCRIZIONI, SONO STATE RACCOLTE MILLE E CENTO FIRME ON-LINE. OGGI, NEL MENTRE CONTINUERÀ LA RACCOLTA DIGITALE, SONO PARTITE LE SOTTOSCRIZIONI IN PRESENZA SUI MODULI PRESTAMPATO, NEI GAZEBO ORGANIZZATI NELLE PIAZZE DEI CENTRI URBANI, DURANTE CONVEGNI E INIZIATIVE PUBBLICHE E ANCHE DURANTE LE FESTE DEI PARTITI ADERENTI. CON QUESTA PETIZIONE POPOLARE SU TUTTO IL TERRITORIO REGIONALE, SI VUOLE SENSIBILIZZARE I CITTADINI CALABRESI SULLA NECESSITÀ DI PRENDERE CONSAPEVOLEZZA CHE LE SCELTE SCELLERATE DEL GOVERNO E DELLE REGIONI DEL NORD PORTERANNO ANCORA PIÙ INDIETRO LE GIÀ PRECARIE CONDIZIONI DEL SERVIZIO SANITARIO NEL MEZZOGIORNO E, IN MODO PARTICOLARE, NELLA NOSTRA REGIONE. LA SANITÀ IN CALABRIA VIVE UNA PROFONDA E STORICA CRISI STRUTTURALE, AGGRAVATA DA MOLTE SCELTE SBAGLIATE DEL GOVERNO REGIONALE E NAZIONALE CHE NON SONO STATI CAPACI DI AVVIARE A SOLUZIONE ALCUNI GRANDI PROBLEMI QUALI: LA GRANDE CARENZA DI MEDICI E PERSONALE, IL FORTE DEBITO FINANZIARIO E LA MASSICCIA MIGRAZIONE SANITARIA VERSO ALTRE REGIONI CON I DISAGI PERSONALI E FINANZIARI CONSEGUENTI. L’AVVIO DELLE PRE-INTESE SULL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA CON LE REGIONI DEL NORD, IN MATERIA DI PROTEZIONE CIVILE E DI SANITÀ, SE DIVENTERANNO LEGGE, COLPIRANNO IL DIRITTO ALLA SALUTE DEI CALABRESI E RENDERANNO INCOLMABILE IL DIVARIO TRA NORD E SUD DEL PAESE. SARANNO DESTINATE AD INCIDERE PROFONDAMENTE SULL’ORDINE DELLE COMPETENZE TRA STATO CENTRALE E REGIONI, CON GRAVI RIPERCUSSIONI SULLE POLITICHE DI SVILUPPO REGIONALE, SULLA COESIONE SOCIALE E SULLA GESTIONE PARITARIA DEI SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI IN ITALIA, ACCENTUANDO LA DISPARITÀ NELLA QUALITÀ E NELL’ACCESSIBILITÀ DELLE CURE MEDICHE TRA NORD E SUD, AGGRAVANDONE IL DIVARIO STORICO. NEL 2024 LA CORTE COSTITUZIONALE, CON LA SENTENZA N. 192/2024, HA DICHIARATO ILLEGITTIME MOLTE PARTI DELLA LEGGE DI ATTUAZIONE DELL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA PROPRIO IN RIFERIMENTO AI VALORI COSTITUZIONALI DELL’UGUAGLIANZA DEI CITTADINI, DELL’UNITÀ DEL PAESE, DELLA SUSSIDIARIETÀ E SOLIDARIETÀ DEI TERRITORI E HA RIBADITO CHE IL DIRITTO ALLA SALUTE È, E DEVE RESTARE, UGUALE PER TUTTI I CITTADINI OVUNQUE RISIEDONO, IN LOMBARDIA COME IN CALABRIA. CON QUESTA PETIZIONE POPOLARE SI CHIEDE AL GOVERNO MELONI-TAJANI-SALVINI DI SOSPENDERE IL PERCORSO DELLE PRE-INTESE E DI ADEGUARSI IN TUTTO E PER TUTTO ALLE INDICAZIONI DELLA SENTENZA N. 292/2024; AL PRESIDENTE DELLA CALABRIA, ROBERTO OCCHIUTO CHE, PURTROPPO, HA GIÀ ESPRESSO PARERE FAVOREVOLE ALLE PRE-INTESE, DI COINVOLGERE IL CONSIGLIO REGIONALE PER UNA SCELTA CHIARA DI TUTTO IL CONSIGLIO PER LA SOSPENSIONE DEL PROCEDIMENTO DELLE PRE INTESE SULL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA, FINCHÉ NON SARANNO DETERMINATI PER LEGGE I LIVELLI ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI PER TUTTE LE REGIONI D’ITALIA. INOLTRE E IN MANCANZA, NEL CASO DOVESSERO DIVENTARE LEGGE DELLO STATO, DI IMPUGNARLA DAVANTI ALLA CORTE COSTITUZIONALE, SEGUENDO L’ESEMPIO DEI COLLEGHI PRESIDENTI DI ALTRE REGIONI. [HTTPS://WWW.LAMEZIATERME.IT/AUTONOMIA-DIFFERENZIATA-FRONTE-DEL-NO-RILANCIA-MOBILITAZIONE-IN-CALABRIA/] 3)     HTTPS://WWW.CATANZAROINFORMA.IT/POLITICA/2026/08/12/AUTONOMIA-DIFFERENZIATA-PALAIA-AL-VIA-LA-PETIZIONE-POPOLARE-IN-CALABRIA-CONTRO-LE-PRE-INTESE-DIFENDIAMO-LA-COSTITUZIONE-LA-SANITA-E-I-DIRITTI-DEL-SUD/423463/ 4)    HTTPS://WWW.AVVENIRE.IT/POLITICA/AUTONOMIA-PRIMI-SI-IN-CHIAVE-ELETTORALE-BIANCHI-SVIMEZ-RISCHIO-DI-BALCANIZZAZIONE_111362 5)    HTTPS://WWW.SVIMEZ.IT/AUTONOMIA-DIFFERENZIATA-PRE-INTESE-CONSULTA-BIANCHI/ 6)    HTTPS://WWW.COMUNE.COSENZA.IT/IT/NOVITA/PAGE/AUTONOMIA-DIFFERENZIATA-FRANZ-CARUSO-LA-BATTAGLIA-NON-SI-ESAURISCE-ORA-BISOGNA-IMPEDIRE-CHE-LA-CALABRIA-VENGA-PENALIZZATA#DESCRIZIONE 7)    HTTPS://WWW.BASILICATA24.IT/2026/08/LAUTONOMIA-DIFFERENZIATA-E-CONTRO-OGNI-LOGICA-ECCO-PERCHE-161758/ 8)    SI VED IL NOSTRO ARTICOLO SU PRESSENZA.COM LA TRAMA SECESSIONISTA DELL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA CALDEGGIATA DAL PARTITO UNICO DEL NORD  Toni Casano
August 28, 2026
Pressenza