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𝐈𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐚𝐫𝐭𝐞𝐝𝐢̀ 𝟐𝟐 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟔 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟕.𝟑𝟎
𝐅𝐞𝐝𝐞𝐫𝐚𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐟𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐞: 𝐥𝐞𝐯𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐞𝐠𝐮𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐧𝐳𝐞 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐬𝐪𝐮𝐢𝐥𝐢𝐛𝐫𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐢? ne parliamo con 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐄𝐬𝐩𝐨𝐬𝐢𝐭𝐨 – 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐞 𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐞 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐋𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢 – 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐨𝐫𝐞 𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐒𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐅𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐞 introduce 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐧𝐚 𝐁𝐨𝐬𝐜𝐚𝐢𝐧𝐨 – 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐯𝐨𝐜𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐓𝐚𝐯𝐨𝐥𝐨 𝐍𝐨 𝐀𝐃 conclude 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐨 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐨 – 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐍𝐨 𝐀𝐃 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐜𝐚𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐲𝐨𝐮𝐭𝐮𝐛𝐞 𝐥𝐢𝐯𝐞 https://www.youtube.com/@NoadogniAD/streams per informazioni: noaogniad@gmail.com
Settembre molto caldo per il Governo e le 4 Regioni che intendono confermare gli Schemi di intesa preliminare
Settembre molto caldo per il Governo e le 4 Regioni che intendono confermare gli Schemi di intesa preliminare. Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto chiedono l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nelle materie protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa, tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica. Il ministro Calderoli preme per arrivare all’approvazione, preferibilmente entro il 20 settembre (domenica 20 torna il grande raduno di Pontida). Il Calendario è già pronto: Lombardia e Veneto in prima linea, Liguria a ruota, il Piemonte in affanno. In Veneto: 1, 2, 3 settembre approvazione dopo l’adozione della legge regionale sul fine vita; in Liguria: primo settembre in Commissione, entro l’8 le audizioni, il 9 settembre discussione e voto in Consiglio Regionale; in Lombardia: il 26 agosto le Commissioni congiunte, mercoledì 2 settembre l’adozione della Risoluzione di maggioranza, il 10 l’esame in Consiglio Regionale e l’approvazione; in Piemonte: 3 settembre esame in Commissione degli Schemi e conclusione dell’iter entro fine mese. La Lombardia nega le audizioni e vuole passare subito all’approvazione, d’altra parte Pontida incalza. Il 2 settembre, alle 14.00, è in discussione anche la Petizione lombarda presentata il 16 dicembre 25. Quest’ultima collocata al secondo punto dell’o.d.g. e, quindi, indebolita ancora di più nel dibattito e nell’iter. Con le mobilitazioni, si parte il 3 settembre a Torino – con un Presidio/Conferenza stampa, alle 14.00 (Palazzo del Consiglio Regionale – Via Alfieri 15, Torino – Palazzo Lascaris). Inaccettabile, dicono i promotori , che si violi la sentenza della Corte Costituzionale del dicembre 2024. Con tutte le urgenze gravi per il Paese si fa un altro passo verso l’aumento delle diseguaglianze, le privatizzazioni, la distruzione dei contratti nazionali, i clientelismi. Il 10 settembre a Milano – Presidio (Grattacielo Pirelli – Piazza Duca d’Aosta 3, orario in aggiornamento), si invita chi due anni fa ha firmato contro l’Autonomia differenziata, e in Lombardia la campagna per il referendum contro l’autonomia differenziata (Legge Calderoli, n. 86/2024) si era conclusa registrando una partecipazione straordinaria che ha collocato la regione tra le prime tre a livello nazionale per numero di sottoscrizioni. Ci aspettiamo che si rompa il silenzio sulle trattative in corso, chiediamo alle opposizioni, agli Enti Locali, ai Sindaci e alle Sindache, ai media di fare la loro parte. I Comitati, i Coordinamenti e le Associazioni che si sono impegnati/e a partire dal 2019, continuano e continueranno ad opporsi alla disgregazione dell’unità della Repubblica, all’aumento delle diseguaglianze e alla progressiva affermazione della ‘secessione dei ricchi’. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità dellaRepubblica e Tavolo No AD
Autonomia differenziata, dalla Calabria il fronte del No rilancia la mobilitazione del Sud
Dopo lo start parlamentare sul via libera  alle pre-intese, la partita sull’autonomia differenziata s’è riaccesa con grande furore. Le regioni a conduzione leghista  vogliono farsi già trovare pronte al fin di accelerare l’iter definitivo della riforma, senza tenere conto di quelle che sono state le criticità sollevate dalla Consulta. L’intento è fin troppo evidente, esse intendono riprendere il centro della scena politica e riportare la barra a dritta sulla rotta secessionista. Infatti la discesa in campo dei “governatori” ha un doppio obiettivo: da un lato, riaffermare l’egemonia nei territori contro la linea dell’ex-capitano; dall’altro, marcare la differenza identitaria “del popolo padano” rispetto alla coalizione governativa, in vista dell’imminente tornata elettorale che si annuncia piuttosto scintillante. Tra l’altro questa prova di forza per accelerare l’inter parlamentare, ha come obiettivo quello di portare nel prossimo 20 settembre, in occasione del raduno annuale sul pratone di Pontida, il trofeo da esibire per la celebrazione della supposta “superiorità padana” e distanziarsi finalmente quanto più possibile dalla “zavorra penzolante dello stivale” quella compresa nel calzante che va da “Roma ladrona” alla “terronia parassitaria”. Insomma, non è un caso che, in piena canicola agostana, le quattro regioni nordiste – Piemonte, Veneto, Lombardia e Liguria – hanno iniziato la corsa contro il tempo, al fin di varare a tambur battente le famigerate pre-intese, per l’attribuzioni delle competenze esclusive delle materie soggette al nuovo regime differenziato (protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa), in uno con la parte del comparto-sanità che sarà regolato dal coordinamento finanziario. C’è da dire, comunque, che alla fine della corsa le pre-intese dovranno essere trasformate dal Governo in specifici disegni di legge (tanti quanti sono le regione in questione), i quali dovranno essere approvati da entrambi i rami del Parlamento a maggioranza assoluta  dei componenti. Ovviamente, nel caso di emendamenti modificativi approvati dal potere legislativo, occorrerà raggiungere una nuova intesa con le regione interessate. In altri termini, l’obiettivo dichiarato dal malcelato “sovraregionalismo nordista” è quello di riuscire a far passare il quadro normativo con l’approvazione regionale entro la metà del prossimo mese. D’altro canto le commissioni parlamentari competenti sembra siano già state convocate allo scopo di dare senza indugio il loro via libera, prima del dovuto passaggio nei Consigli regionali e, successivamente, dell’approvazione definitiva del Parlamento. Di questo tour de force non manca di farsi vanto il leghista lombardo Mauro Piazza, sottosegretario con delega all’Autonomia, il quale – lanciando frecciatine avvelenate agli oppositori del sovraregionalismo nordico – dice: il metodo leghista è «la risposta concreta alle “cassandre” che ancora oggi remano contro l’approvazione di questa Riforma»1.  In sostanza col modello sovraregionalistico si vuole tracciare in modo irreversibile la strada del non-ritorno, superando ogni sterile freno centralista e sbarrando la via ad ogni principio solidaristico costituzionalmente tutelato volto a stabilire – concretamente – l’uguaglianza dei diritti di cittadinanza. Di tutt’altro segno sono le voci che si sollevano dal Sud, come – per esempio – quella di Daniela Palaia, consigliera comunale di Catanzaro e Referente per la Calabria del Comitato Nazionale “NOAD” (No all’Autonomia Differenziata), la quale non ha esitato affatto a non far mancare il suo sostegno alla petizione popolare2 promossa dal Comitato “Difendiamo la Costituzione” di Lamezia Terme, unitamente al Tavolo regionale NOAD che si è mosso in sinergia con altre associazioni, forze sociali, sindacali e politiche. La suddetta consigliera non solo ha annunciato la piena adesione alla petizione del Comitato, ma nella sua dichiarazione ad una testata locale online, ha lanciato l’invito all’appello per una grande mobilitazione sociale: «L’autonomia differenziata – dice Daniela Palaia – torna a minacciare l’unità del Paese e i diritti fondamentali dei cittadini. Di fronte alle nuove pre-intese in corso tra il Governo nazionale e le Regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria, non possiamo rimanere a guardare: è il momento di mobilitarsi per difendere la Calabria e i principi cardine della nostra Costituzione3. Già lo scorso luglio s’era già pronunciato criticamente Luca Bianchi (direttore generale di Svimez) in una intervista rilasciata ad Avvenire4, dimostrando come il “modello sovraregionalista” sull’autonomia differenziata della Lega (con un unico testo fotocopiato per ciascuna delle quattro regioni) abbia fondamentalmente una valenza politica: «Non si può parlare di autonomia “differenziata” quando Regioni con caratteristiche economiche, demografiche e amministrative così diverse chiedono esattamente le stesse competenze con identiche argomentazioni. Una “differenziazione omogenea”, un ossimoro che nasconde l’obiettivo di un “sovraregionalismo” del Nord, nel quale i margini di autonomia vengono chiesti non per rispondere a peculiari esigenze territoriali, ma in ragione dell’appartenenza allo stesso blocco politico e geografico». Dallo stesso sito Svimez v’è un esplicito invito a “Regioni ed enti locali del Sud a mobilitarsi per evitare un ulteriore incremento delle diseguaglianze”5. Ma l’economista dell’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno – in modo propositivo – senza alcun partigianeria va anche oltre: «Un sistema politico serio dovrebbe chiedere che il percorso dell’autonomia venga ricondotto dentro il federalismo previsto dalla Costituzione: prima la perequazione, prima la garanzia effettiva dei diritti e solo dopo ulteriori forme di autonomia. Non si tratta di opporsi per principio all’autonomia, ma di evitare un ulteriore incremento delle disuguaglianze. Ridurre il confronto a una contrapposizione tra Nord e Sud oscura la vera posta in gioco: l’indebolimento delle politiche pubbliche. L’autonomia differenziata deve diventare un tema centrale del confronto politico nazionale. I partiti devono assumersi la responsabilità di spiegare con chiarezza quale modello di regionalismo e quale idea di Repubblica intendano costruire». Quasi a voler dare una chiara risposta all’invito fatto dalla SVIMEZ agli amministratori locali che non vogliono stare a guardare passivamente nell’interesse delle comunità locali che governano, segnaliamo la presa di posizione del Primo Cittadino di Cosenza, Franz Caruso: “Negli ultimi anni – scrive il Sindaco dal portale del Comune6 – insieme a tanti sindaci, amministratori, associazioni, organizzazioni sindacali, forze politiche e cittadini, abbiamo condotto una battaglia convinta contro un impianto di riforma che abbiamo sempre ritenuto critico per il Mezzogiorno e per la Calabria. È stata una mobilitazione ampia, fondata non su contrapposizioni ideologiche, ma sulla difesa dei principi di solidarietà, coesione nazionale e uguaglianza sostanziale sanciti dalla Costituzione. Quella battaglia – prosegue – non è stata inutile. Ha contribuito a mantenere alta l’attenzione del Paese su una riforma destinata ad incidere profondamente sull’organizzazione dello Stato e ha posto al centro del confronto temi che oggi nessuno può più ignorare: il finanziamento dei Livelli essenziali delle prestazioni, il superamento della spesa storica e la necessità di garantire pari diritti ai cittadini, indipendentemente dal territorio in cui vivono”. Molto critico è anche l’intervento di Pietro De Sarlo su Basilicata24, dimostrando  – a partire dall’analisi dei CPT-Conti Pubblici Territoriali – l’assoluta  falsificazione propagandistica (“IL NORD PRODUTTIVO MANTIENE IL SUD PARASSITARIO”) a supporto dell’autonomia differenziata basata  su un supposto credito fiscale vantato (e mai restituito) dalle regioni del nord, grazie al quale sarebbero state finanziate le politiche  economiche clientelari meridionaliste dei governi centralisti: «Nel 2023 la spesa pubblica corrente pro capite  del Settore Pubblico Allargato – fa osservare De Sarlo – è stata di 21.609 euro nel Nord-Ovest, 20.220 euro nel Nord-Est, 22.298 euro nel Centro, 14.927 euro nel Sud e 16.875 euro nelle Isole. C’è altro da aggiungere?»7 Sostanzialmente l’operazione verità introdotta dai CPT – ci dice De Sarlo –  ha avuto un merito fondamentale, quello di passare dalla propaganda ai conti. Infatti, «non basta sommare i fondi formalmente destinati al Mezzogiorno. Bisogna vedere dove finiscono complessivamente spesa corrente, investimenti, infrastrutture e attività delle imprese pubbliche. Perché esiste un fenomeno che nella discussione italiana viene sempre dimenticato: la ricchezza tende a concentrarsi dove la ricchezza è già concentrata». Il tema politico decisivo della critica sull’autonomia differenziata non è una questione che ruota attorno alla Lega. Gli appetiti “nordisti” riguardano trasversalmente quel “partito del nord”8 che ha accumunato sia le forze del centrodestra sia quelle  del centrosinistra: «L’autonomia differenziata è entrata nella Costituzione con la riforma del Titolo V approvata dal centrosinistra nel 2001. Nel 2018 il governo Gentiloni sottoscrisse gli accordi preliminari con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Il percorso continuò con il governo Draghi e con Mariastella Gelmini ministra per gli Affari regionali(…) . Persino il presidente Mattarella ha in più occasioni trattato l’autonomia differenziata come un percorso costituzionale possibile. Un atteggiamento che ha contribuito alla sensazione che il problema riguardasse soprattutto il come, più che il perché». Abbiamo voluto dare molto più spazio al contributo che precede, giacché nell’approfondire il tema del rapporto nord-sud coglie alla radice le distanze siderali che separano il ceto politico formatosi dalla “seconda repubblica” ad oggi, rispetto alla pur legittimamente criticata classe politica raccoltasi attorno il cosiddetto “arco costituzionale”, emerso nella ricostruzione postbellica e che aveva attraversato in buona parte anche la lotta di resistenza partigiana, dando vita alla legge fondamentale dell’ordinamento repubblicano. Quella che si sta tracciando con l’autonomia differenziata è una strada irreversibile, un colpo di mano malcelato del “partito unico del nord” volto a modificare  sostanzialmente – e in modo subdolo – i principi della Carta costituzionale. In questo senso siamo d’accordo  con  chi, a ragione, solleva con nettezza il dubbio se sia corretto accettare il terreno di discussione sul come trasformare i fondamentali del patto sociale, oppure interrogarsi sul perché di una tale necessità. Autonomia differenziata… cui prodest?   _______ 1)    HTTPS://WWW.GIORNALELAVOCE.IT/NEWS/ATTUALITA/729038/AUTONOMIA-PIEMONTE-ACCELERA-PRIMA-DI-PONTIDA-LE-PRE-INTESE-ARRIVANO-IN-COMMISSIONE-IL-3-SETTEMBRE.HTML 2)    AUTONOMIA DIFFERENZIATA, IL FRONTE DEL NO RILANCIA LA MOBILITAZIONE IN CALABRIA. COMITATO, SINDACATI, ASSOCIAZIONI E OPPOSIZIONI CHIEDONO DI FERMARE LE PRE-INTESE E DIFENDERE IL DIRITTO ALLA SALUTE – COMUNICATO STAMPA  –  IL COMITATO “DIFENDIAMO LA COSTITUZIONE” E IL TAVOLO REGIONALE NO AD, INSIEME AI SINDACATI (CGIL E GILDA), ALLE ASSOCIAZIONI E AI PARTITI DI OPPOSIZIONE DEMOCRATICA, CONTINUANO LA RACCOLTA DELLE SOTTOSCRIZIONI ALLA PETIZIONE POPOLARE DIRETTA AL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE E DEL CONSIGLIO PERCHÉ SCELGANO DI CONTRASTARE LE PRE-INTESE SULLA AUTONOMIA DIFFERENZIATA TRA GOVERNO E LE REGIONI LOMBARDIA, PIEMONTE, LIGURIA E VENETO E PER DIFENDERE IL DIRITTO ALLA SALUTE DI TUTTI I CITTADINI CALABRESI. NEI PRIMI CINQUE GIORNI DALL’AVVIO DELLE SOTTOSCRIZIONI, SONO STATE RACCOLTE MILLE E CENTO FIRME ON-LINE. OGGI, NEL MENTRE CONTINUERÀ LA RACCOLTA DIGITALE, SONO PARTITE LE SOTTOSCRIZIONI IN PRESENZA SUI MODULI PRESTAMPATO, NEI GAZEBO ORGANIZZATI NELLE PIAZZE DEI CENTRI URBANI, DURANTE CONVEGNI E INIZIATIVE PUBBLICHE E ANCHE DURANTE LE FESTE DEI PARTITI ADERENTI. CON QUESTA PETIZIONE POPOLARE SU TUTTO IL TERRITORIO REGIONALE, SI VUOLE SENSIBILIZZARE I CITTADINI CALABRESI SULLA NECESSITÀ DI PRENDERE CONSAPEVOLEZZA CHE LE SCELTE SCELLERATE DEL GOVERNO E DELLE REGIONI DEL NORD PORTERANNO ANCORA PIÙ INDIETRO LE GIÀ PRECARIE CONDIZIONI DEL SERVIZIO SANITARIO NEL MEZZOGIORNO E, IN MODO PARTICOLARE, NELLA NOSTRA REGIONE. LA SANITÀ IN CALABRIA VIVE UNA PROFONDA E STORICA CRISI STRUTTURALE, AGGRAVATA DA MOLTE SCELTE SBAGLIATE DEL GOVERNO REGIONALE E NAZIONALE CHE NON SONO STATI CAPACI DI AVVIARE A SOLUZIONE ALCUNI GRANDI PROBLEMI QUALI: LA GRANDE CARENZA DI MEDICI E PERSONALE, IL FORTE DEBITO FINANZIARIO E LA MASSICCIA MIGRAZIONE SANITARIA VERSO ALTRE REGIONI CON I DISAGI PERSONALI E FINANZIARI CONSEGUENTI. L’AVVIO DELLE PRE-INTESE SULL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA CON LE REGIONI DEL NORD, IN MATERIA DI PROTEZIONE CIVILE E DI SANITÀ, SE DIVENTERANNO LEGGE, COLPIRANNO IL DIRITTO ALLA SALUTE DEI CALABRESI E RENDERANNO INCOLMABILE IL DIVARIO TRA NORD E SUD DEL PAESE. SARANNO DESTINATE AD INCIDERE PROFONDAMENTE SULL’ORDINE DELLE COMPETENZE TRA STATO CENTRALE E REGIONI, CON GRAVI RIPERCUSSIONI SULLE POLITICHE DI SVILUPPO REGIONALE, SULLA COESIONE SOCIALE E SULLA GESTIONE PARITARIA DEI SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI IN ITALIA, ACCENTUANDO LA DISPARITÀ NELLA QUALITÀ E NELL’ACCESSIBILITÀ DELLE CURE MEDICHE TRA NORD E SUD, AGGRAVANDONE IL DIVARIO STORICO. NEL 2024 LA CORTE COSTITUZIONALE, CON LA SENTENZA N. 192/2024, HA DICHIARATO ILLEGITTIME MOLTE PARTI DELLA LEGGE DI ATTUAZIONE DELL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA PROPRIO IN RIFERIMENTO AI VALORI COSTITUZIONALI DELL’UGUAGLIANZA DEI CITTADINI, DELL’UNITÀ DEL PAESE, DELLA SUSSIDIARIETÀ E SOLIDARIETÀ DEI TERRITORI E HA RIBADITO CHE IL DIRITTO ALLA SALUTE È, E DEVE RESTARE, UGUALE PER TUTTI I CITTADINI OVUNQUE RISIEDONO, IN LOMBARDIA COME IN CALABRIA. CON QUESTA PETIZIONE POPOLARE SI CHIEDE AL GOVERNO MELONI-TAJANI-SALVINI DI SOSPENDERE IL PERCORSO DELLE PRE-INTESE E DI ADEGUARSI IN TUTTO E PER TUTTO ALLE INDICAZIONI DELLA SENTENZA N. 292/2024; AL PRESIDENTE DELLA CALABRIA, ROBERTO OCCHIUTO CHE, PURTROPPO, HA GIÀ ESPRESSO PARERE FAVOREVOLE ALLE PRE-INTESE, DI COINVOLGERE IL CONSIGLIO REGIONALE PER UNA SCELTA CHIARA DI TUTTO IL CONSIGLIO PER LA SOSPENSIONE DEL PROCEDIMENTO DELLE PRE INTESE SULL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA, FINCHÉ NON SARANNO DETERMINATI PER LEGGE I LIVELLI ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI PER TUTTE LE REGIONI D’ITALIA. INOLTRE E IN MANCANZA, NEL CASO DOVESSERO DIVENTARE LEGGE DELLO STATO, DI IMPUGNARLA DAVANTI ALLA CORTE COSTITUZIONALE, SEGUENDO L’ESEMPIO DEI COLLEGHI PRESIDENTI DI ALTRE REGIONI. [HTTPS://WWW.LAMEZIATERME.IT/AUTONOMIA-DIFFERENZIATA-FRONTE-DEL-NO-RILANCIA-MOBILITAZIONE-IN-CALABRIA/] 3)     HTTPS://WWW.CATANZAROINFORMA.IT/POLITICA/2026/08/12/AUTONOMIA-DIFFERENZIATA-PALAIA-AL-VIA-LA-PETIZIONE-POPOLARE-IN-CALABRIA-CONTRO-LE-PRE-INTESE-DIFENDIAMO-LA-COSTITUZIONE-LA-SANITA-E-I-DIRITTI-DEL-SUD/423463/ 4)    HTTPS://WWW.AVVENIRE.IT/POLITICA/AUTONOMIA-PRIMI-SI-IN-CHIAVE-ELETTORALE-BIANCHI-SVIMEZ-RISCHIO-DI-BALCANIZZAZIONE_111362 5)    HTTPS://WWW.SVIMEZ.IT/AUTONOMIA-DIFFERENZIATA-PRE-INTESE-CONSULTA-BIANCHI/ 6)    HTTPS://WWW.COMUNE.COSENZA.IT/IT/NOVITA/PAGE/AUTONOMIA-DIFFERENZIATA-FRANZ-CARUSO-LA-BATTAGLIA-NON-SI-ESAURISCE-ORA-BISOGNA-IMPEDIRE-CHE-LA-CALABRIA-VENGA-PENALIZZATA#DESCRIZIONE 7)    HTTPS://WWW.BASILICATA24.IT/2026/08/LAUTONOMIA-DIFFERENZIATA-E-CONTRO-OGNI-LOGICA-ECCO-PERCHE-161758/ 8)    SI VED IL NOSTRO ARTICOLO SU PRESSENZA.COM LA TRAMA SECESSIONISTA DELL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA CALDEGGIATA DAL PARTITO UNICO DEL NORD  Toni Casano
August 28, 2026
Pressenza
Sostegno alla petizione del comitato calabrese per bloccare le pre-intese sulla autonomia differenziata
I Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e il Tavolo NOAD plaudono all’iniziativa del comitato calabrese NOAD che, insieme al comitato Difendiamo la Costituzione di Lamezia Terme, ha promosso una petizione online (che preghiamo caldamente di sottoscrivere) per bloccare il processo di ratifica definitiva delle Intese preliminari tra il governo nazionale e le Regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria su alcune materie pretestuosamente (alla luce della sentenza 192/2024 della Corte Costituzionale) definite “non Lep”: previdenza complementare e integrativa, professioni, protezione civile, sanità. La petizione si rivolge poi al presidente Occhiuto e al Consiglio regionale calabrese, affinché ricorrano alla Corte Costituzionale contro le Intese preliminari stesse; ciò che, come già annunciato, faranno le Regioni Puglia e Campania; con l’auspicio che ad esse, oltre la Calabria, si associno le altre Regioni guidate dall’attuale opposizione parlamentare. La petizione – che si inserisce in continuità con le analoghe petizioni presentate lo scorso inverno in Lombardia, Lazio, Piemonte e Campania – appare particolarmente significativa, non solo perché coinvolge una Regione a guida centro-destra; ma anche perché il presidente Occhiuto, nel corso del lungo e tortuoso cammino per la realizzazione del progetto eversivo di rottura dell’unità della Repubblica attraverso l’autonomia differenziata, è parso caratterizzarsi per un profilo differente rispetto ai propri colleghi presidenti di Regione dello stesso schieramento politico. Ricordiamo, ad esempio, il suo plauso in occasione della sentenza 192/2024 della Consulta, che – tra le altre cose, come lo stesso Occhiuto aveva in precedenza ribadito in varie occasioni precedenti – vincolava l’autonomia differenziata alla definizione e garanzia dei Lep; che – come sappiamo – sono provvedimenti ben lungi dal verificarsi. Le evidenze espresse in corso di audizione da organismi quali l’Ufficio Parlamentare di Bilancio – nonché la semplice osservazione della realtà e delle condizioni di vita – ribadiscono quello che da sempre i Comitati affermano: esiste un divario presumibilmente incolmabile – al netto di investimenti letteralmente straordinari, difficili da preventivare – tra garanzia dei diritti sociali in Calabria e nel Meridione rispetto alle Regioni del Nord, e nelle stesse Regioni del Nord tra territori urbanizzati e zone interne, tra periferie urbane e le zone gentrificate delle metropoli. Le disuguaglianze sociali in tutto il Paese si aggraveranno a causa dell’autonomia differenziata, che mira a rafforzare economicamente e socialmente le cosiddette ‘locomotive italiane’, cioè gli imprenditori delle Regioni del Nord, a scapito dei lavoratori e dei ceti meno abbienti. L’autonomia differenziata mira alla secessione dei ricchi, concentrati nel Nord del Paese. Per questo la petizione ha un respiro nazionale: perché chiama cittadini/e a dire no alle disuguaglianze sociali e ai divari territoriali; dicendo no all’autonomia differenziata, che renderà più ricchi i ricchi e darà più potere ai potenti. E’ necessario, come la petizione fa, far sentire la propria voce, mobilitare l’opinione pubblica per difendere l’unità della Repubblica, che è garanzia affinché chiunque – ovunque risieda e dovunque sia nato – goda degli stessi diritti civili, politici e sociali. Due anni fa di questi tempi eravamo concentrati sulla raccolta di firme per il referendum per abrogare la legge 86/24 (la cosiddetta Calderoli). In quell’occasione, come in tante altre (non ultimo il referendum sulla magistratura) il Sud ha fatto sentire la propria voce, apportando un contributo fondamentale a quella raccolta (per un referendum che purtroppo non è stato celebrato) e per la vittoria del No su quella sulla magistratura. I Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia Differenziata e il Tavolo NOAD sono convinti che un eventuale consenso da parte delle regioni del Sud sull’Autonomia Differenziata non rappresenterebbe un plauso popolare, ma sarebbe il frutto di decisioni prese altrove. La petizione ha il merito indiscusso di chiedere al popolo calabrese innanzitutto un’esplicitazione chiara del proprio dissenso. E come tale va sostenuta e condivisa. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD
Comunicato stampa 3 agosto 2026: un colpo di mano in pieno luglio
Il fatto che il Governo in pieno luglio abbia – con un vero e proprio colpo di mano, prima al Senato e poi alla Camera – approvato le Risoluzioni per consegnare la potestà legislativa a Veneto, Liguria, Lombardia e Piemonte su professioni, previdenza complementare, protezione civile e sanità, non ha generato alcuna reazione particolare da parte dei sindaci dei capoluoghi di quelle regioni; per lo più comuni grandi o molto grandi, in 3 casi su 4 governati da partiti dell’opposizione parlamentare. Un silenzio misterioso, considerate le circostanze; tacciono coloro che dall’autonomia differenziata non possono che vedere modificate le proprie prerogative e i propri poteri. In peggio. Evidentemente i sindaci di Milano, Genova e Torino o stanno sottovalutando o ignorano i danni che il raggiungimento dell’autonomia differenziata da parte delle regioni di cui sono capoluogo provocherebbe loro. Avremo modo di parlarne, si tratterebbe di danni non da poco. Di tutt’altro segno la reazione dei primi e delle prime cittadini/e pugliesi che, con un appello ben calibrato, promosso dal sindaco di Bari, Vito Leccese, sottolinea da una parte il fatto che le mosse del Governo contraddicano clamorosamente la sentenza 192/24 della Corte Costituzionale; dall’altra come l’approvazione delle Risoluzioni rappresenti un passo verso la disgregazione dell’unità della Repubblica e dunque dell’esigibilità di diritti uguali per tutti e tutte, ovunque risiedano. “Ci preoccupa il modo in cui questa maggioranza di Governo vuole attuare l’autonomia differenziata. Infatti, procedere senza prima determinare e finanziare i LEP e senza istituire il fondo perequativo previsto dall’articolo 119, terzo comma, della Costituzione significa esporre il Paese a un rischio concreto: nuove disuguaglianze territoriali, in contrasto con gli articoli 2 e 3 della Costituzione. A pagarne il prezzo più alto sarebbero i territori con minore capacità fiscale per abitante, dalle aree interne e montane a molte realtà del Mezzogiorno e con essi i Comuni che vi operano. Il luogo di nascita o di residenza non può decidere l’accesso alla salute, all’istruzione, ai servizi sociali, alla protezione civile, alle infrastrutture, al lavoro. L’autonomia differenziata non deve diventare l’occasione per mettere i territori gli uni contro gli altri”. Proprio per questi motivi i sindaci e le sindache pugliesi – l’appello ha già raccolto oltre 260 firme, allargandosi anche ad amministratori di altre regioni del Sud come Basilicata e Campania – plaudono all’iniziativa del presidente della Regione Puglia, che ha annunciato il ricorso presso la Consulta contro le preintese delle 4 regioni del Nord, seguito dal presidente della Campania, Roberto Fico. A loro volta, i Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia Differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti sostengono l’iniziativa dei sindaci e delle sindache del Sud, così come quella dei due presidenti di Regione, cui auspicano si aggiungano presto le altre regioni governate da forze di opposizione nazionale, in primis l’Emilia-Romagna. La presa di posizione dei primi cittadini e delle prime cittadine e di amministratori e amministratrici di comuni pugliesi si inserisce a pieno titolo nel ripudio della “secessione dei ricchi”, ma anche nella chiara consapevolezza che il Sud possa giocare un ruolo molto significativo nella spregiudicata partita che il Governo sta portando avanti, incurante non solo della sentenza 192/24, ma anche e soprattutto della sorte di territori che certamente – nonostante le rassicurazioni del ministro Calderoli – registrerebbero uno svantaggio incolmabile, se il processo andasse avanti. Siamo convinte e convinti che tanti amministratori e amministratrici (e non solo quelli aderenti ai partiti dell’attuale opposizione parlamentare) del nostro Meridione siano perfettamente consapevoli che il processo eversivo dell’autonomia differenziata andrà a penalizzare territori le cui disuguaglianze sociali e squilibri territoriali subiranno un ulteriore aggravamento. I sottoscrittori e le sottoscrittrici chiedono “l’immediata sospensione del procedimento relativo agli schemi di intesa preliminare” fino al completamento di una complessiva rivalutazione costituzionale, finanziaria e amministrativa; richiesta che da tempo i Comitati e il Tavolo NOAD stanno esprimendo. Un appello che il governo non dovrebbe sottovalutare, anche considerando l’avvicinarsi delle elezioni politiche. Sarà interessante capire se sul piatto della bilancia peserà più lo scambio scellerato tra legge elettorale e autonomia differenziata; o la paura di perdere consenso in un Sud che – già nel referendum di marzo sulla riforma della magistratura – ha riservato alle destre al governo una brutta e imprevista sorpresa. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD
Noi votiamo NO! Mandiamo a casa Occhiuto!
Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha indetto il referendum popolare sulla riforma dello Statuto regionale. La consultazione si terrà domenica 29 novembre 2026. La consultazione riguarda la legge regionale 3 marzo 2026, numero 9, che modifica lo Statuto e interviene sull’assetto istituzionale della Regione, prevedendo tra l’altro l’introduzione […] L'articolo Noi votiamo NO! Mandiamo a casa Occhiuto! su Contropiano.
August 17, 2026
Contropiano
22 luglio 2026 – Ci siamo stati, nonostante tutto, e ci saremo
Ci siamo stati, nonostante tutto. Ci siamo stati, nonostante le mille furbizie ed i colpi di mano che un governo, incurante della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale e – ancor di più – della vita dei e delle cittadini/e di questo Paese, ha inferto alla Repubblica. Un tempo c’era il “prima gli italiani”; ora la parola d’ordine della destra è prima i veneti, i liguri, i piemontesi e i lombardi (ricchi). Dopo – come sempre – i fanalini di coda del (loro) interesse, nonostante i proclami: i meridionali e le classi popolari. Con una visione proprietaria del Paese e delle istituzioni e pur di mantenere parallelamente in piedi il percorso della legge elettorale e dell’approvazione delle Intese preliminari stipulate tra Veneto, Liguria, Lombardia e Piemonte e Governo, in tempi contingentatissimi e bloccando – con un uso spregiudicato dei regolamenti parlamentari – qualsiasi reazione dell’opposizione, sono state approvate anche alla Camera le Risoluzioni per consegnare alla potestà legislativa di quelle Regioni professioni, previdenza complementare, protezione civile e sanità. Ci siamo stati a Roma e a Milano (dove si è manifestato sotto il Palazzo della Regione), nonostante le temperature infernali; ci siamo stati, nonostante la data – il 21 luglio – equivalga a vacanze. Il presidio che si è tenuto a Roma tra piazza Capranica e piazza Montecitorio ha avuto il significato di questa resistenza, che dura da 8 anni: un no alla prevaricazione, alla violenza istituzionale, all’indifferenza nei confronti non solo della sentenza della Corte Costituzionale, ma – al tempo stesso – degli innumerevoli pronunciamenti – tra cui Ufficio Parlamentare di Bilancio, Banca di Italia, CGIL, Gimbe, Svimez e molti altri qualificatissimi esperti, costituzionalisti ed economisti, oltre, naturalmente, a noi dei Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia Differenziata – che hanno dimostrato – dati, calcoli, ragionamenti, leggi alla mano – che l’approvazione delle Intese preliminari porterà ad un peggioramento delle condizioni dei più, alla perdita dell’uguaglianza dei diritti e alla distruzione dell’unità della Repubblica: la “secessione dei ricchi”, come l’ha chiamata nel 2018, all’inizio di questa storia – triste e scandalosa – Gianfranco Viesti. Loro, le destre al governo, non hanno necessità di dimostrare niente, usano il potere per randellare la Costituzione come fa il ministro Calderoli che in Aula, il 20 luglio si è spinto a giustificare il suo secessionismo puro, sciorinando tutto il repertorio, dalla questione settentrionale al residuo fiscale, dal Titolo V voluto dalle ‘sinistre’ ai paragoni sprezzanti tra il Veneto e la Campania. Per chi si candida a governare il Paese nella prossima legislatura, il nostro auspicio e la nostra nell’opposizione. Il presidio di Roma è stato attraversato dagli interventi di parlamentari del M5S, PD e AVS: davanti ad una situazione così drammatica, è necessario dialogare tra piazza e istituzioni. Proprio per questo, i Comitati plaudono alle dichiarazioni dei presidenti delle Regioni Puglia e Campania, che hanno annunciato il ricorso alla Consulta; invitano – fiduciosi nel presidente De Pascale, con cui già da tempo dialogano fruttuosamente – il presidente stesso e la Regione Emilia-Romagna ad unirsi ad esse, così come le altre Regioni governate da Pd e M5S. Alla prepotenza, all’aggressività, all’arbitrio si può rispondere con un’unica voce, convergente nei principi della Carta Costituzionale. Dei quali la maggioranza, in questa come in altre occasioni, sta facendo carta straccia. Ma noi ci siamo stati e ci saremo. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD Milano chiama Roma: interviste dai presidi – 21 luglio 2026
POLITICA: PROSEGUE ITER PARLAMENTARE AUTONOMIA DIFFERENZIATA. PRESIDIO A MONTECITORIO
Prosegue l’iter parlamentare della cosiddetta Autonomia differenziata voluta dal governo Meloni, Lega di Calderoli e Salvini in testa. Oggi pomeriggio la Camera approverà le risoluzioni della destra che impegnano il governo a concludere le intese per devolvere a Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria la competenza esclusiva su protezione civile, professioni, previdenza complementare e coordinamento della finanza pubblica sulla sanità. Dopo il via libera del Senato giovedì scorso, si chiude ora il primo passaggio parlamentare che trasformerà la Repubblica Italiana in una confederazione, i cui profili non sono ancora chiari. Il presidente della regione Puglia, Antonio Decaro, ha preannunciato un ricorso davanti alla Corte costituzionale perché la devoluzione della sanità danneggia il Mezzogiorno. Il commento di Vincenzo Miliucci, della Confederazione Cobas, che insieme ad altre realtà saranno fuori da Montecitorio, in presidio, durante il voto. Ascolta o scarica
July 21, 2026
Radio Onda d`Urto