Jesi: l’innovazione culturale abita al Campo Boario

Pressenza - Friday, July 10, 2026

Sbirro infame rivolta la mia stanza. Elicottero sorveglia la mia casa”. La memoria fresca della più imponente ed eclatante operazione di polizia che la città di Jesi abbia conosciuto da sempre, risuona triste e lugubre nelle immagini e nel testo di “TOSSICO”: il nuovo video trapper di IHEB, il giovane artista jesino, finito anche lui con altri ragazzi qualche mese fa nelle cronache giudiziarie locali. Dal 9 luglio questo prodotto musicale, girato a febbraio, è in rete sui vari canali social e Youtube. 

Si tratta della vita che si vive a Jesi più che altro al Boario – spiega IHEB – nessuno vede i nostri sforzi che proviamo a cantare per fare qualcosa di nuovo, invece che spacciare e continuare nella strada sbagliata. Voglio cambiare vita parlando di quello che ho vissuto in passato”. 

BOARIO#1 era stato il videoclip che a gennaio scorso aveva scatenato in città un clima da apertura di Apocalypse Now Redux. Il sorvolo dell’elicottero dei Carabinieri, fatto decollare appositamente da Pescara all’alba del 31 gennaio, che aveva tirato giù dal letto il quartiere San Giuseppe, la zona del Campo Boario e buona parte della città, le perquisizioni effettuate a casa dei ragazzi del Campo Boario, volanti, pattugliamenti, posti di blocco, con relative denunce, si sono risolti poi con tre ‘avvisi orali’ emessi dal Questore di Ancona.

‘TOSSICO’ è un prodotto musicale di buona qualità, che con il linguaggio trapper, forte e provocatorio, ci racconta una verità di fondo con la quale la nostra ipocrisia preferisce non fare i conti. Che se da una parte la cocaina c’è chi la vende, e spesso questi arrivano dalle periferie sociali delle città, dall’altra c’è qualcuno che la compra, spesso uscendo da case che stanno in centro e nei quartieri residenziali. “Il crack lo cerca solo il mostro. Tu sei solo un tossico. Tu vuoi solo un po’ di coca, un po’ di strisce per sentirti più forte, bro”, è un passaggio del testo della canzone.

E’ strana e complessa la vita di una città. In quel quartiere di Jesi in cui negli anni, l’evoluzione urbanistica e abitativa della città, oltre che la demografia, hanno modificato molto le dinamiche quotidiane, convivono oggi germi di interessanti proposte culturali,  desiderio di integrazione e riscatto sociale, assieme a fenomeni di microcriminalità. 

Una realtà in cui la luce in mezzo a  troppo buio è rappresentata da un Istituto Comprensivo, il “Federico II”; una scuola modello ed esemplare che da anni favorisce percorsi di integrazione, spesso anche surrogando altre istituzioni, laiche e religiose, che dovrebbero farlo al pari. 

Ma che anch’essa è diventata ormai, assieme al resto del quartiere, oggetto dello stigma e di un costruendo apartheid strisciante di buona parte del resto della città; è bastata semplicemente infatti il 27 marzo una pistola che schizza l’acqua  (quelle con cui tutti abbiamo giocato d’estate da bambini) e la ricerca del clickbait della stampa locale, per far buttare di nuovo palate di fango sulla dirigenza scolastica e sugli insegnanti. 

Jesi è da un po’ di tempo una realtà sballottata da una parte tra il soffio  delle parole degli haters del mainstream, del pensiero poliziesco e securitario di una certa politica, e dall’altra dall’incapacità di una parte politica di incarnare fino in fondo, con il rischio delle conseguenze, l’”I care’ di don Milani”; sempre solamente citato e spesso a sproposito. 

Questo Stato ha rovinato i nostri sogni”, è il duro giudizio che emerge dal testo della canzone. Falso, vero in parte, vero del tutto?

Certo è che nelle nostre città, ormai si preferiscono spendere ogni anno decine di migliaia di euro pubblici per incarichi a professionisti della comunicazione turistica e del city brand, anziché per dei mediatori culturali e operatori di strada che favoriscano processi di emersione e integrazione. Delegando una funzione propria delle municipalità a chi, per titolarità, non può che svolgerla con il criterio dell’ordine pubblico e il metodo della repressione. 

Questo porta in generale a ritrovarsi nel tempo città sempre più smembrate, conflittuali, in cui la marginalità abita sia nelle periferie che nelle ZTL. Città in cui è assente da tempo una progettualità culturale; ed in cui, paradossalmente, come nel caso di Jesi, il progetto culturale più innovativo dopo anni alla fine è un video trapper come quello del giovane jesino IHEB.

Leonardo Animali