Il villaggio delle rose non si sgombra

Pressenza - Saturday, June 27, 2026

Ci sarà un incontro e una festa popolare a Milano in Via Chiesa Rossa 351, Mercoledì 1 luglio, dalle ore 18, in difesa del Villaggio delle rose: ​Il Villaggio delle Rose apre le sue porte alla città

Il Villaggio delle Rose è una comunità viva, fatta di persone, famiglie, relazioni e storie che oggi rischiano di perdere la propria casa. Una comunità che ha risposto a questo pericolo non chiedendo assistenza, ma proponendo una cooperativa di abitanti: un modo innovativo, comunitario e sostenibile di abitare.

Programma della serata:
Testimonianze degli abitanti • storia del quartiere • proiezione del documentario su Tzigari, partigiano della Brigata Osoppo, da cui discende tutta la comunità • racconti • musica dal vivo • installazione artistica • murales a cura degli artisti aderenti • momenti di confronto e proposta • cena condivisa.

APPELLO DA FIRMARE:  Il Villaggio delle rose: appello per un progetto di abitare comunitario.
Milano, la città dei molti mondi, vive la crisi dell’abitare, tra speculazione, edilizia popolare inadeguata, aumento degli affitti e fuga di chi non ce la fa più. Tra questi mondi c è il Villaggio delle Rose di via Chiesa Rossa, una realtà urbana presente da oltre venticinque anni, una comunità rom che ha costruito nel tempo case, relazioni, reti di solidarietà e forme di convivenza stabile, investendo risorse proprie e trasformando un’area marginale in uno spazio vissuto, curato e abitato.

La comunità è composta da cittadini italiani. Molte di queste famiglie sono arrivate in Italia dopo essere state deportate dall’Istria durante la Seconda guerra mondiale e internate nei campi di concentramento fascisti. Oggi nel Villaggio vivono figli, nipoti e pronipoti di sopravvissuti alla persecuzione, alla deportazione e alla guerra.

Nel Villaggio delle Rose la stessa comunità ha costruito il primo monumento in Italia dedicato al Porrajmos, il genocidio di rom e sinti, luogo di memoria e commemorazione che ogni anno ricorda le vittime della persecuzione nazifascista e i rom e sinti che parteciparono alla lotta partigiana.

Nel Villaggio convivono memoria, lingua, legami familiari e partecipazione alla vita cittadina. Qui i bambini crescono parlando romanès e italiano, gli anziani trovano sostegno nella comunità, le famiglie condividono responsabilità quotidiane, cura reciproca e presenza sociale.
Oggi questa esperienza rischia di essere smantellata attraverso procedure amministrative che prevedono il “superamento” del campo e la dispersione delle famiglie in diverse parti della città.

Gli abitanti hanno avanzato una proposta concreta e innovativa partendo dal valore del loro vivere insieme in famiglia allargata che è un tratto socio-culturale (anche economico), un modo di essere e di ‘abitare’ che ha attraversato la storia della minoranza rom e sinta, costituendone l’ossatura e che ha consentito di mantenere viva, in secoli di persecuzione e segregazione, una identità culturale fondata su una visione del mondo, su valori identitari profondi come la lingua e la memoria.

Il progetto di cooperativa di abitanti a proprietà indivisa, elaborato con un eminente studio di architettura, assume direttamente la gestione e la riqualificazione del Villaggio, insieme al percorso di regolarizzazione e miglioramento degli spazi, un progetto che rappresenta una vera e grande innovazione anche dal punto di vista socio-urbanistico nell’affrontare il superamento dei campi rom. La proposta nasce come ricerca di un modello di abitare a basso costo e nello stesso tempo coerente con le esigenze di una comunità particolare, solitamente esclusa e marginale.

L’impiego della prefabbricazione interviene anche sul tema dei tempi e dell’adattamento progressivo dell’alloggio-base realizzato con l’obiettivo di garantire un modello abitativo di qualità, sostenibile dal punto di vista economico e ambientale, a basso impatto e senza consumo ulteriore di suolo, compatibile con l’ambiente naturale circostante, capace di essere sufficientemente flessibile per potersi adattare nel tempo senza compromettersi e snaturarsi.

Il progetto rappresenta un’esperienza importante di cittadinanza attiva, partecipazione e assunzione di responsabilità. Può diventare un laboratorio sociale e urbano capace di offrire un contributo prezioso alla città, in un tempo segnato dalla crisi abitativa, dall’isolamento sociale e dalla crescente espulsione delle persone dai centri urbani. Pone una domanda: è possibile riconoscere forme diverse dell’abitare urbano, della vita comunitaria e della solidarietà tra generazioni? È possibile immaginare una città che sappia accogliere esperienze collettive fondate sulla prossimità, sulla responsabilità condivisa e sulla continuità delle relazioni umane?

Milano ha oggi l’occasione di sostenere un’esperienza che parla di dignità, convivenza, memoria, autonomia e partecipazione civile. L’amministrazione non perda questa opportunità: sospenda ogni procedura di sgombero e porti fino in fondo la disponibilità, che pure ha dichiarato, di condividere il progetto con un confronto serio e concreto con gli abitanti del Villaggio delle Rose.

Primi firmatari: Tommaso Bertazzo, ricercatore università di Padova
Santa Borello, pensionata
Sara Bottino, giornalista
Marco Brando, giornalista, presidente Anei Milano
Paolo Cagna Ninchi, aps Upre Roma
Ida Castiglioni, Università Bicocca
Marco Cavina, ANPI Stadera Gratosoglio

Giuliana Costa, docente universitaria Politecnico
Maurizio De Caro, architetto, urbanista
Milton Fernandez, editore e scrittore
Sofia Ferrazzi, Architettura Senza Frontiere
Raffaele Fiengo, giornalista
Michela Fiore, presidente ANPI Stadera Gratosoglio,
Lia Foresta
Domenico Fumagalli, presidente ANPI Rogoredo,
Monica Gargatagli, cittadina milanese
Eliana Gintoli, associazione Akana
Gianni Giovanelli, avvocato
Hannah Heilborn, regista
Francesco Lattuada, presidente ANPI Scala
Giovanni La Varra, architetto
Paolo Limonta, maestro, ex-assessore
Omar Lonati, musicista della Scala
Isabella Maj, docente accademia di Brera, Neri Marcoré, attore
Primo Minelli, presidente ANPI provinciale Milano
Silvia Mornati, docente accademia di Brera
Jacopo Muzio, architetto
Moni Ovadia, attore, scrittore, regista
Dijana Pavlovic, Movimento Kethane
Alberta Pierobon, giornalista
Pino Polistena, filosofo
Gabriele Pugliese, giornalista Radio Polis, Chiara Pracchi, cittadina
Gabriele Rabaiotti, ex-assessore
Teresa Ristori
Vincenzo Romania, professore associato di sociologia, università di Padova
Paolo Rossi, attore
Giada Salerno, docente LAS di Brera
Franco Trimboli, ANPI Vigentina
Giovanni Tristano, docente
Norina Vitali, NAGA
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Redazione Milano